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Nicola Spedalieri e i Diritti dell’Uomo
Presentazione e Introduzione Esprimo il mio alto apprezzamento per tutti coloro che hanno
mostrato interesse nel pensiero del grande Filosofo Brontese
Nicola Spedalieri, su i Diritti Umani. Questo interesse mi ha
indotto a fare un esposto completo dell’opera massima di Nicola
Spedalieri. Compito a cui mi sono dedicato di cuore.
È risaputo che Nicola Spedalieri è stato spesso malinteso e
frainteso. Per facilitare la comprensione del suo pensiero
inizierò col presentare:
- Il contesto storico in cui il Filosofo è vissuto.
- La vita e il carattere dello Spedalieri.
- Passerò poi ad esaminare, le sezioni più rilevanti del
libro De’ Diritti dell’uomo.
- Per trarne infine le dovute conclusioni.
Quando lessi per la prima volta “I Diritti dell’Uomo” dello
Spedalieri, stentavo di credere che fosse stato frainteso e poi
messo al bando. Il suo esporre è così chiaro e lineare, è così
preciso e dettagliato. Il Quinto Libro poi è un vero catechismo cosí vivo e parlante che lo proporrei come “Catechismo della
Chiesa Cattolica”. Esso infatti espone la Dottrina della Chiesa
Cattolica in modo lampante, corretto e convincente.
Il contesto storico Il 1700 è chiamato il Secolo degli Illuministi. L’Europa
sgusciava, penosa e affranta, fuori dal Medio Evo. Un’epoca in
cui il senso di Autorità era stato elevato ad un assolutismo
opprimente. L’oppressione era aggravata dall’incremento
demogra-fico, dalle epidemie e dalle carestie. L’analfabetismo
agli inizi del 1700 rasentava il 65 per cento della popolazione.
Fin dall’inizio della nuova era, con la diminuzione
dell’analfabetismo, nuovi modi di pensare presero a maturare. Si
questionava la Condizione Sociale, e si prendeva a contestare l’Autorità
Assoluta del Re, il clero e Dio stesso.
In Francia MONTESQUIEU (1689-1755) un barone ricco di denaro e
di tempo, scrisse molto ed i suoi scritti influenzarono il
pensiero dei cittadini colti dell'epoca e saranno coloro che
scolpiranno la Costituzione della Francia Rivoluzionaria.
Montesquieu criticava l'autorità ma sosteneva la monarchia, non
sopportando l'idea di una democrazia, Le sue idee erano
nettamente contro un'autorità derivante da Dio e contro i
Princìpi della Chiesa Cattolica.
Anche Montesquieu in Francia, come Gibbon (1737-1794) in
Inghilterra, si diede a scrivere sul sorgere e sul declino
dell'Impero Romano. Un segmento storico che secondo loro andava
riletto e reinterpretato per escludere Dio nella costruzione
della Storia Umana. A Dio forse si poteva attribuire la
creazione dell'universo, ma l'uomo razionale era certamente
capace da sé di farsi la sua storia e costruirsi il suo destino.
In un'epoca in cui il popolo scopriva l'importanza
dell'educazione le idee nuove del Montesquieu trovavano terreno
fertile. All'inizio del 1700 in Europa dicevamo, l'analfabetismo
rasentava il 65 per cento. Alla fine dello stesso secolo era
sceso al 20 per cento.
Fino allora l’autorità aveva accentrato su di sé tutto il potere
e si circondava di una pletora di servi e servitori. Il popolo
era al servizio del re. Il clero basandosi sugli insegnamenti di
tolleranza evangelica e sulle raccomandazioni di San Paolo,
predicava la pazienza e la rassegnazione promettendo una
felicità eterna. Va bene notato che il messaggio di Cristo:
“Liberazione dalla sofferenza, e Felicità eterna”, era tradotto
dal clero in questi termini: “Cristo promette la felicità eterna
a chi soffre.” In altre parole: “La sofferenza è garanzia di
felicità eterna”.
Questa predicazione faceva comodo agli
aristocratici e al re poiché così dicendo teneva a bada i
malumori. Senza dubbio il clero riceveva in compenso delle
gratificazioni e dei privilegi.
Quando però, in Francia soprattutto, la pazienza venne meno, il
popolo in massa si rivoltò violentemente e contro il re e contro
gli aristocratici e contro il clero che vedeva associato a
quelli e come quelli causa delle loro afflizioni.
Gli intellettuali liberali soffiarono sul fuoco fino
all’instaurazione di un regime di terrore.
ROUSSEAU (1712-1778). È un gettone della classe povera, perdette
la madre alla nascita ed il padre lo abbandonò all’età di 10
anni. Ebbe una vita movimentata, cresciuto calvinista a Ginevra,
si è convertito al cattolicesimo per poi tornare a praticare il
calvinismo. Morì pazzo, ma i suoi scritti influenzarono
grandemente il mondo sociale ed il mondo educativo dell’epoca.
Rousseau, a torto o a ragione, fu certo il più grande
ispiratore dei rivoluzionari.
L’uomo, sosteneva Gian Giacomo Rousseau, nasce buono, è la
civiltá che lo ha fatto diventare cattivo. La creazione della
Proprietà Privata è stata la causa principale della degradazione
dell’uomo; con essa si è creata l’ineguaglianza, e le leggi sono
fatte per proteggere il potere degli oppressori. Il filosofo
agognava una società Democratica e Comunale. Non si può tornare
indietro, ammetteva tuttavia Rousseau, il rimedio sta nel
Contratto Sociale ed in questo si appoggia al britannico
Giovanni Locke (1632-1704).
La sovranità, diceva il filosofo
ginevrino, risiede nel popolo, e questi, in un contratto
sociale, la delega per il bene comune. Le leggi devono essere
fatte col consenso della collettività, non per l’interesse di
pochi.
La rivoluzione francese
Il concetto che la sovranità risiede nel popolo divenne il grido
di rivolta il 14 Luglio 1789. Una rivolta non prevista da
Rousseau e la cui violenza lui non avrebbe sanzionato. I
politici francesi, gli Stati Generali, avevano notato il
malcontento generale del popolo, afflitto da epidemie e da
carestie, e proponevano, al voto dei rappresentanti, delle
riforme. L’aristocrazia ed il Clero, che rappresentavano solo
una minima percentuale della popolazione, meno del 10 per cento,
avevano diritto ad un voto ciascuno, mentre la maggioranza, i
rappresentanti del Terzo Stato, avevano diritto essi pure ad un
solo voto. Il Terzo Stato si ribellò alla proposta e si costituì
in Assemblea Nazionale che fu in grado di proporre delle
riforme. Il re in un primo tempo vi si oppose. Il 14 Luglio il
popolo assalì la Bastiglia, una fortezza che fungeva da deposito
d’armi e da prigione. Il 27 Agosto l’Assemblea Nazionale
promulgò la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino.
Dichiarazione che era stata discussa coll’Ambasciatore Americano
Tommaso Jefferson, che diventerà poi il terzo Presidente degli
Stati Uniti d’America. E chiudiamo la nostra introduzione con delle considerazioni.
1) Posizione della Chiesa
2) Il perché della persecuzione contro la Chiesa
3) Risposta della Chiesa Cattolica.
1 – Posizione della chiesa Cattolica
Dal punto di vista pratico, il clero era generalmente
formato dalla classe aristocratica. Dal punto di vista
teologico, la Chiesa non ha mai dato una definizione
dell’Autorità Civile e della sua Costituzione. Ma era
comunemente sostenuto che l’Autorità venisse da Dio con
un’investitura diretta che passasse per le mani del Papa.
L’obbedienza all’autorità è un comandamento. Un concetto
strettamente concepito per un mondo di Cristiani.
2 – Perché i rivoltosi francesi inveirono contro la Chiesa, i
suoi rappresentanti e i suoi beni
Come abbiamo detto, il clero era in maggioranza appartenente
alle famiglie aristocratiche. Nel Medio Evo la Chiesa era andata
arricchendosi di proprietà temporali che amministrava secondo
principi feudali. Il clero e i religiosi e le religiose
apparivano come parte della aristocrazia. La predicazione sulla
pazienza e sulla rassegnazione poi non risolveva il problema
immediato: La fame, ed irritava maggiormente gli animi
amareggiati.
3 – Risposta della Chiesa Cattolica.
Ebbene Pio VI si affidò al giudizio del filosofo Nicola
Spedalieri. Il Papa conosceva personalmente il Filosofo, aveva
avuto modo di apprezzare la sua mente dotta, chiara e logica;
aveva letto delle opere apologetiche dello Spedalieri e si era
convinto che fosse l’uomo adatto per esporre il pensiero della
Chiesa Universale sui temi dell’Autorità e dei Diritti e dei
Doveri Umani.
Dichiarazione dei Diritti dell’uomo
Dichiarazione d’Indipendenza di 13 Colonie Nord Americane, fatta il 4 Luglio 1776
Consideriamo come verità evidente che tutti gli uomini siano
stati creati uguali - e che siano stati dotati dal loro Creatore
di diritti inalienabili, tra i quali la Vita, la Libertà e la
ricerca della Felicità.
Ed è per assicurare questi diritti che i governi sono istituiti
tra gli uomini - e che derivano i loro poteri dal consenso dei
governati.
Segue una dichiarazione nei riguardi di governi che diventano
distruttivi degli interessi umani ed una asserzione del diritto
del popolo di abolire un governo ingiusto. Viene raccomandato
tuttavia di usare prudenza in tale evento.
Il documento passa poi ad una esplicita Dichiarazione di
Indipendenza dalla Corona inglese, e conclude:
A sostegno di questa Dichiarazione, ponendo piena fiducia nella
Divina Provvidenza, noi consacriamo mutualmente la nostra vita,
le nostre fortune ed il nostro sacro onore.
Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del Cittadino fatta dall’Assemblea Nazionale di Francia il 28 Agosto 1789
I rappresentanti del popolo… hanno deciso di stabilire in una
Solenne Dichiarazione i naturali, inalienabili e sacri diritti
dell’uomo, a monito perenne di tutti i membri dei partiti
politici, affinché ricordi loro incessantemente quali siano i
loro diritti e i loro doveri… E che ogni loro azione sia diretta
al mantenimento della Costituzione e della felicità di tutti.
Conseguentemente l’Assemblea nazionale, alla presenza e sotto
gli auspici dell'Essere Supremo riconosce e dichiara i seguenti
Diritti dell’ Uomo e del Cittadino. 1) Tutti gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei
diritti,
2) Lo scopo di ogni associazione politica è di proteggere i
naturali e imprescrittibili diritti dell’uomo. Questi diritti
sono: Libertà, Proprietà, Sicurezza, e Resistenza
all’oppressione
3) La fonte della sovranità riposa essenzialmente nella Nazione…
4) La libertà consiste nel poter fare cosa si voglia che non
leda gli altri…
5) La legge ha potere di proibire solo ciò che fa torto alla
Società.
6) La legge è l’espressione del volere generale e deve essere
uguale per tutti…
7) Nessun uomo dev’essere accusato, arrestato o detenuto eccetto
che nei casi stabiliti dalla legge…
8) La legge può imporre solo punizioni adeguate.
9) Ogni uomo deve essere considerato innocente finché non sarà
dichiarato colpevole…
10) Nessun uomo deve essere molestato per le sue opinioni, anche
religiose, purché la manifestazione di esse opinioni non
interferiscano con la legge e l’ordine stabiliti.
11) La libera espressione di idee ed opinioni è uno dei diritti
più preziosi dell’uomo. L’uomo dunque è libero di parlare e
scrivere quel che vuole purché stia nei limiti fissati dalla legge. Il documento continua con altri 6 articoli per determinare
l’elezione di una forza pubblica, il diritto del governo di
imporre le tasse, il diritto del cittadino alla trasparenza nei
conti pubblici, ed il diritto di protezione della proprietà
privata. Leggendo con attenzione questi due documenti, possiamo notare
come il primo sia più maturo del secondo. Il primo era stato
pensato e ripensato il secondo è scaturito in un momento di alto
eccitamento. Ambedue tuttavia testimoniano il movente che spinse
i dirigenti a tracciare quei documenti. I Nord Americani
dell’epoca guardavano all’Indipendenza e quindi focalizzarono il
documento sull’Autorità in quanto tale e sul diritto dei popoli
all’indipendenza. I Francesi focalizzavano il documento
essenzialmente sulla giustizia. Su 17 Articoli, 7 parlano della
legge e sei dell’organizzazione pubblica.
Evoluzione del Concetto di Autorità È bene notare anzitutto che presso i popoli primitivi
troviamo ovunque un capo, un’autorità. Ciò indica che il
concetto di autorità è insito nella natura umana.
Nel Vecchio Testamento già notiamo delle mutazioni di pratica.
Vediamo
Dio che governa il suo popolo direttamente,
Dio che lo governa tramite i Profeti, e
Dio che lo fa governare tramite i Re.
Nel Nuovo Testamento troviamo l’esempio di Gesù: Re sì, ma non
un re temporale. Anzi è lui che lava i piedi degli Apostoli:
“Voi guida, dovete essere come dei servitori.” C’è
l’insegnamento degli Apostoli: “Rispettare chi è in autorità”.
Nella Storia della Chiesa c’è pure un’evoluzione ed una
confusione anche. Con il riconoscimento ufficiale del
Cristianesimo da parte di Costantino, troviamo che si è andata
formando una certa pratica, una certa filosofia. La Chiesa era
divenuta protettrice dell’autorità imperiale, e l’Imperatore era
divenuto il difensore della Chiesa. Col tempo si era pure
formata una catena autocratica di comando piuttosto strana: Il
Papa era il Capo Supremo della cristianità e, come tale,
investiva i Re (cristiani) a nome di Dio, della loro autorità.
Conseguentemente i Re cristiani gli dovevano obbedienza. In
ritorno il Clero operava a che i sudditi obbedissero al Re. La
Chiesa aveva pure un potere giudiziario che esercitava tramite
l’Inquisizione.
Napoleone Bonaparte sconvolse questo statuto. Lui si arrogò l’autorità
come datagli direttamente da Dio e separò i due campi: il
Temporale e lo Spirituale, e sottoponendo il potere spirituale a
quello temporale del Re. E per provare la sua autorità andò fino
ad imprigionare il Papa e a pretendere la sottomissione del
Clero alle leggi dello Stato. E lo Stato diveniva ora
l’Amministratore assoluto della Giustizia. Si era operato quindi
un vero capovolgimento di situazione, e questo contribuì ancor
più a confondere il concetto di Autorità, invece che chiarirlo.
Nicola Spedalieri mette in chiaro che sì, l’Autorità viene da
Dio. Per il fatto che il concetto di autorità è insito nella
natura umana. Creato socievole l’uomo ha necessariamente bisogno
di un’autorità. Ma questa autorità non va intesa come una
diretta investitura divina. Che il Potere Temporale ed il Potere
Spirituale siano separati va bene, ma i due non possono essere
contrapposti come nella natura umana lo spirito non è
contrapposto al corpo, ma i due fanno un armonico tutt’uno. Le
due Autorità si completano ed armoniosamente devono operare per
il bene umano: temporale e spirituale.
Ed il Filosofo va fino a dimostrare come in realtà i Princípi
Cristiani non sono nemici della felicità umana e dei Diritti
Umani, ma che anzi ne sono i promotori e i difensori. Il
Filosofo dà al Re, ma non più di quel che gli tocca, e gli
mostra pure i suoi limiti; ma dà pure ai sudditi quel che tocca
loro, specificando tuttavia quelli che sono i loro doveri.
Nella Storia l’uomo ha sempre accettato che
l’Autorità venga da un Potere Superiore; è la
filosofia del concetto e il modo pratico di
investitura che sono stati soggetti a mutazione.
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