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Stato di Pura Natura
o Società Civile? L’uomo ha la Ragione ed ha le Passioni. Sono parte
della sua natura. Le passioni ci sono state date dalla natura
per metterci in azione, ma esse sono cieche e violente; è
necessario quindi che la ragione le governi. Ma la ragione da
sola, nello Stato di Pura Natura non saprà farsi obbedire. Il
solo Mezzo Opprimente che la natura ci dà è la Forza Fisica
Personale. Tanto dire che il debole sarà sempre sopraffatto dal
più forte. L’uomo vivrebbe in uno stato di continuo pericolo e
di paura, di diffidenza. Dov’é dunque la sicurezza di ciascuno
che dovrebbe assicurare la felicità.
Da qui si vede come la Società Civile sia necessaria per
governare ciascuno e tutti gli uomini.
È la Società Civile il risultato di un patto fatto tra gli
uomini? “Do ut des?”
É impossibile concepirlo. La complessità della Società Civile è
tale che l’uomo nello stato di pura natura non sarebbe in grado
di formarla. La Società Civile è nata con l’Uomo, è parte della
sua natura. È pure essa, come l’Uomo, Creatura di Dio.
La Società Civile tuttavia comporta di fatto implicitamente un
Contratto.
Ciascun uomo deve necessariamente privarsi di qualcosa. Non
posso avere tutto poiché alcune cose appartengono ad altri. Non
posso fare tutto quel che mi piace poiché alcuni miei atti
possono nuocere ad altri. Devo quindi rinunciare a qualcosa per
ottenere in compenso sicurezza. In realtà però l’uomo non si
priva di nulla, è meglio dire che mette i suoi diritti in comune
nella Società Civile. La Società Civile è un contratto che
l’uomo fa con sé stesso. Sono io che ubbidisco ed io che comando
sono io il suddito e sono io il Principe. Io giudico, io decreto
ed io eseguisco.
(Libro Primo, Capitoli VI-XIII).
La Sovranità La Società Civile culmina necessariamente nella
Sovranità, poiché il depositare e fare esercitare a nome di
tutti la triplice facoltà di giudicare, di decretare e di
eseguire, e l’obbligarsi a sottomettervisi è, di fatto, Creare
la Sovranità. E questa Sovranità va rispettata. È un componente
essenziale della Società Civile e con questa è un componente
essenziale, della Natura Umana. Dio creando la Natura umana ha
creato nello stesso tempo la Società Civile comportante un
Sovrano.
Va specificato tuttavia che la Sovranità è al servizio della
Società Civile, non viceversa. Il Sovrano quindi ha pure lui dei
Doveri e dei Diritti.
- Il Principe deve assicurare il bene di tutti.
- Il Principe deve essere imparziale nei suoi giudizi.
- Nelle sue determinazioni il Principe deve mirare al bene dei
sudditi; non deve lasciarsi guidare dall’amor proprio e dalle
proprie passioni.
- Nell’uso della forza il Principe assicurerà che la punizione
sia sempre proporzionata al delitto. Nell’uso del denaro
pubblico deve mirare al bene pubblico non al proprio o a quello
dei suoi favoriti.
- Deve decidere sulle liti e pronunziarsi sui delitti
- Deve usare i mezzi opportuni per chiarire la verità, per
raccogliere gli indizi, costringere i testimoni a dare le loro
deposizioni, di stabilire una struttura giudiziaria Civile e
Criminale. Riguardo ai Diritti, il Principe:
- Ha diritto, per il bene comune, di costringere i sudditi a
dichiarare i loro redditi.
- Ha diritto d’essere informato delle massime politiche e dei
complotti che si vanno facendo con lo scopo di turbare l’ordine
e la tranquillità dello Stato.
- Il Principe ha diritto di farsi aiutare, delegando la sua
autorità a persone sagge e competenti.
- Ha il diritto di comandare. Il comando inducente obbligo nei
sudditi si chiama Legge. In altre parole: Al Principe compete il
diritto di far leggi. Le leggi tuttavia son fatte solo per il
bene pubblico, non possono essere lesive dei diritti dell’uomo,
né possono dispensare alcuno dagli obblighi dell’uomo, né
prescrivere cose contrarie ai dettami della ragione.
- Il Principe ha ancora il diritto di fare la Guerra e la pace.
Fare trattati di Commercio, spedire Ambasciatori e tenere dei
Ministri.
- Il Principe ha il diritto di formare un esercito e di imporre
tributi per il suo mantenimento.
- Il Principe ha pure diritto di imporre la pena di morte per
il bene generale. Un diritto quindi non sulla vita delle essere
umano, la quale appartiene solo a Dio, ma diritto di difesa
della collettività, come spiega Vincenzo Schiliró.
- Per potersi dedicare al suo ruolo il Principe ha il diritto
di essere mantenuto e mantenere la sua famiglia a spese dei
sudditi.
- Infine, essendo il Principe la colonna portante delle
macchina Sociale, e poiché egli rappresenta la mente, la volontà
e la forza di tutti, la sua persona deve essere sacra,
inviolabile ed altamente onorata.
(Libro Primo, Capitolo XIV)
Governo e Governanti Il Governo non è altro che l’Esercizio della
Sovranità.
Questo Governo può essere conferito ad un uomo solo e si chiama
Monarchia. Può essere conferito ad un collegio di
persone, e si chiama Repubblica. La Repubblica si
distingue in Aristocrazia, se il collegio è formato dai
nobili, e Democrazia, se il collegio è scelto fra le
classi popolari. L’esercizio della sovranità può essere
suddiviso a seconda delle varie funzioni e si chiamano
Ministeri. Il popolo può conferire tutta l’autorità al
sovrano o può anche ritenerne una porzione: il diritto per
esempio di mutare le leggi fondamentali, il diritto di scelta di
certi magistrati, il diritto d’imporre nuovi tributi. È cosa
saggia tenere divise le tre principali facoltà: la
legislativa, la giudiziaria, e la esecutiva.
Questi sono i modi in cui si porta ad effetto il Contratto
Sociale e che sono espressi nella Costituzione Nazionale.
Il Despotismo o Tirannia si ha quando il
Governo si accentra su una sola persona e questa lo esercita non
a norma del Contratto Sociale, ma a suo libero arbitrio.
L’Oligarchia si ha quando il Governo è esercitato da più
di un autocrate.
Si ha l’Anarchia quando si sospende ogni esercizio di
autorità e ciascuno fa quel che vuole.
Per sua natura l’uomo è obbligato a costituirsi sotto
un’Autorità, ma è libero di scegliere la forma di Governo
che vuole. Il modo di scegliere pure varia. Il popolo tuttavia
non può scegliere l’Anarchia, cioè la mancanza di
governo. L’uomo per sua natura deve vivere in Società Civile, e
questa non può esistere Principato.
Il Despotismo e l’Oligarchia sono forme di governo
illegittime, contrarie alla natura e quindi invalide.
È bene far notare come lo Spedalieri consideri l’Oligarchia una
illegittima e quindi invalida forma di Governo. L’Oligarchia non
è una forma di Governo relegata alla Storia Antica. Al giorno
d’oggi assistiamo al sorgere e all’affermarsi dei Poteri
Finanziari, delle Corporazioni Sovranazionali che tendono a
distruggere la Democrazia e che mirano unicamente al Profitto e
al vantaggio della Corporazione a scapito del cittadino. È un
pericolo reale, non immaginario. È il Despotismo dei
Finanzialisti e va combattuto in nome dei Diritti Umani.
(Libro Primo, Capo XV)
Il Principe A chi spetta eleggere il Principe?
Ebbene se il Popolo, come abbiamo spiegato, ha il diritto di
scegliere la Forma di Governo, egli ha pure il diritto di
scegliere la Persona o il Collegio che deve
esercitare il Principato. Questa elezione tuttavia non fa parte
del Contratto Sociale (Do ut Des), ma è un Contratto
Ordinario (Damus ut Facias). Il compito del principe è di
mettere in esecuzione quanto è stipulato nel Contratto Sociale.
Il Principato può essere conferito ad una Stirpe, un
Casato Reale ad esempio e non ci sarà bisogno che il contratto
si rinnovi ad ogni successione; o si può scegliere un Governo
Elettivo, ed il Contratto è rinnovato ad ogni elezione. Il
Popolo ha sempre il diritto di inserire nel contratto dei Patti
e delle Condizioni. Chiediamoci ora:
1 - Può il Popolo disfarsi del Principato? No, poiché si
cadrebbe nell’Anarchia (mancanza di Governo), e questa è contro
la natura umana.
2 - Può il Popolo deporre il Principe? Sì, purché ce siano
ragioni valide e sufficienti. Il Principato di per sé è una
Delega, non una Proprietà. Una delega legata da condizioni. Se
le condizioni vengono a mancare il contratto non c’è più. Va
notato tuttavia che nel caso di Monarchia Ereditaria il
Principato diventa Proprietà.
3 - Il Popolo ha diritto di cambiare la Forma di Governo? Certo
che può. Ma quando si ha a che fare con una Monarchia, il
Monarca deve essere consultato e deve assentire, dato che in
questo caso ci si trova davanti ad un Diritto di Proprietà; e
nel caso di proprietà si deve stare ai patti.
La
decisione che verte sui punti 2 e 3, tuttavia, spetta non al
privato o ad alcuni, e neppure alla moltitudine (alla folla, ai
dimostranti), ma unicamente a Tutto il Corpo. Questi
diritti infatti sono incomunicabili. Un Principe inetto può essere deposto, un Principe Tiranno può
essere deposto anche usando la forza se necessario.
(Libro Primo, Capo XVI)
L’Autorità viene dal Popolo o da Dio? Il filosofo inglese Tommaso Hobbes sosteneva che la
Società è nata dall’istinto di conservazione degli uomini, i
quali accettano di riconoscere sopra di sè l’assoluta autorità
dello Stato per ottenere la sicurezza personale. Hobbes
sosteneva pure che il Principe essendo stato eletto da tutti non
può essere rimosso che col consenso di tutti.
Sulla seconda asserzione di Hobbes, lo Spedalieri distingue il
Tutto Fisico dal Tutto Morale per stabilire che la
volontà della maggioranza basta a decidere della rimozione di un
Principe indegno. Lo Spedalieri tuttavia sottolinea l’asserzione
che nei Tumulti il consenso della maggior parte non deve
considerarsi come consenso di tutti. E ne spiega la ragione:
Nei tumulti non viene seguito il dettame della retta ragione, ma
il popolo si lascia trascinare dalla cieca passione; ed in
questo stato d’animo l’errore è facile.
Sull’origine dell’Autorità lo Spedalieri confronta i Dottori
della Chiesa che, basandosi sulle scritture, sostengono
che l’Autorità viene direttamente da Dio: “Per me (Sapienza
Increata) reges regnant”, “Ogni potere viene da Dio”,
“Obbedire ai superiori anche discoli”. Questi spiegano
che siccome gli uomini sono creati in uno stato di perfetta
uguaglianza di diritti e di doveri, non ci può essere fra loro
una superiorità, ossia una facoltà di comandare. E
siccome questa facoltà è necessaria alla Società Civile, voluta
da Dio, Dio deve conferire l’Autorità sua a chi è scelto dal
popolo, affinchè la eserciti in nome di Dio.
Il Diritto di dare la morte, che compete al Principe, è la prova
che l’autorità viene direttamente da Dio perchè l’uomo non ha
diritto di dare la morte neanche a se stesso. Conseguentemente
l’uomo non ha il diritto di sottrarre l’Autorità al Principe.
Nicola Spedalieri arguisce che non si può ricorrere alla volontà
immediata del Creatore se non nel caso che, ciò che
abbisogna, non possa essere ricavato dalle facoltà medesime
delle creature. L’Autore ha già dimostrato come la Sovranità non
sia altro che i diritti degli individui amministrati in
comune; e questo non ripugna alla ragione. Per natura
l’uomo nasce in Società Civile e per natura sua elegge
un’Autorità sulla base di un Contratto Sociale.
Ma Dio c’entra qualcosa nell’Autorità? Certo! Dio è l’Autore
dell’Autorità, come è Autore dell’essere Umano. Dio vuole
l’Autorità, ma la vuole con quella volontà generale, che
deriva spontaneamente dalla natura degli esseri stessi. Dio che
crea in cerchio non può non volere che il cerchio sia rotondo.
L’uomo per sua natura tende alla felicita; per poterla
perseguire deve mettersi in Società Civile e depositare in
commune i suoi diritti, cioè creare la Sovranità.
E Dio vuole questa sequela della Natura Umana; e questo è un
volere generale, di approvazione e di conferma.
Conseguentemente il popolo ha il diritto di destituire il
Principe che non assicura o, peggio, che opera contro la
sicurezza e la felicità dei sudditi. Anche un Papa che diventa
eretico è, ipso facto, decaduto (Vedi Azorio e i
Canonisti Ecclesiastici). E qui parliamo di Sovranità
Spirituale. A maggior ragione il Sovrano Temporale che viene a
mancare ai patti è decaduto.
(Libro Primo, Capo XVII) Lo Spedalieri conclude il Primo Libro paragonando il suo
esposto con la Dottrina di San Tommaso d’Aquino e ne mostra le
convergenze. Sottolinea in particolare le parole del Dottore
Angelico:
“Ogni dominio viene da Dio in quantum dominium est ens (come
Principio di ogni realtà)”. Dio è la causa di tutte le cose,
ed ogni cosa segue la sua natura. Dio rispetta la natura delle
cose. Si dice che Dio è causa di un terremoto, non nel senso che
si compiaccia a scuotere la terra, ma nel senso che ha creato la
terra con tutti i suoi movimenti evolutivi. Alcuni di questi
movimenti possono essere disastrosi per l’uomo. Immediatamente
Dio non è responsabile di un terremoto, ma lo è in quanto
Creatore e Fine di tutte le cose e Gesù lo sottolinea quando ci
insegna a pregare: “Non c’indurre in tentazione (non ci
sottoporre alla prova), ma liberaci dal male”. Poichè Dio
come Fine di tutte le cose può, mira-colosamente, fare eccezione
nelle leggi della natura. Si consideri l’azione di Gesù, quando
quieta la tempesta sul Lago di Tiberiade. (Mt 8, 23-28)
Poi il nostro filosofo, passa ad analizzare la pericolosità
a cui si può andare incontro nel voler mutare governo. Abbiamo
un esempio lampante in Iraq in questi primi anni del 2000. La
rimozione di un tiranno ha causato enormi sofferenze. È
importante quindi ponderare a dovere ogni azione ed ogni
conseguenza prima di agire. Parla pure dell’Organizzazione della
Società Civile e delle relazioni dei cittadini fra loro e delle
relazioni dei cittadini col Principe, parla delle industrie, del
commercio e della difesa. Infine l’Autore conclude col presentare il vero nemico dei
Diritti dell’Uomo: l’Amor Proprio. L’Amor Proprio
appartiene alla natura umana; è il movente di tutte le nostre
azioni. In sè è una cosa buona; l’Amor Proprio, infatti è anche
la nostra difesa. È l’Amor Proprio che ci spinge a metterci in
Società e che ci fa scegliere i mezzi più sicuri.
L’Amor Proprio però tende ad agire a capriccio, a trascurare i
dettami della ragione. Diventa quindi pericoloso per la vastità
del suo campo d’azione; abbraccia tutte le tendenze umane: è
superbia, ambizione, cupidigia, odio e amore, speranza e timore,
è ira, invidia, gelosia e compassione. – L’Amor proprio è
inoltre insaziabile ed assolutamente egocentrista ed usa tanti
artifici per camuffarsi.
Cosa si può fare per domare, per frenare, per canalizzare questa
forza impetuosa affinchè operi in conformità con la ragione e
che rispetti i diritti di ciascuno?
Per rispondere a queste domande l’Autore passa ai libri
seguenti.
(Libro Primo, Capi XVIII-XX) Ecco, fin qui abbiamo esposto quel pensiero di Nicola Spedalieri
che è stato preso di mira dai critici e che da taluni è stato
severamente condannato. A voi di giudicarne il motivo. Una cosa
è certa: non c’è nulla di eretico nell’esposto di Nicola
Spedalieri, e mai la Chiesa ha condannato una sola sentenza
dello Spedalieri come eretica e non consona con la Teologia
Cattolica.
Società affidata a Puri Mezzi Naturali Una società anche puramente naturale,
cioè che non pratica la religione, ha delle leggi morali in
grado di arginare l’amor proprio. C’è il senso di Prudenza
naturale che opera a trovare il giusto mezzo tra il bene
pubblico e il bene privato. Gli aiuti naturali in
favore della Società Civile sono, oltre la ragione degli
individui, le leggi civili, l’uso delle pene, l’attrazione del
premio, il potere dell’opinione pubblica e l’educazione.
Lo Spedalieri tuttavia trova che questi mezzi hanno dei limiti e
sono troppo deboli per controllare l’impeto delle passioni. Nei
luoghi comuni si dice: “Fatta la legge, trovato l’inganno”,
e, volgarmente, si asserisce pure: “Chi può approfittarne e
non lo fa è un fesso”. È facile notare come più si vada
avanti e più abbiamo bisogno di leggi nuove, perchè l’Amor
Proprio trova tutti gli espedienti e le scappatoie per il
proprio tornaconto. Malgrado le sue limitazioni, una Società affidata a Puri
Mezzi Naturali, afferma il Filosofo Brontese, è da
preferirsi ad una Società in balìa all’anarchia e ad una
Società totalmente Atea. Una Società Naturale sebbene non
sia Religiosa, non esclude di per sè la Religione. Una Società Atea, invece, esclude la Religione e:
- porta al Materialismo che esclude l’esistenza
dell’anima umana, e l’esistenza di ogni essere spirituale,
escludendo così una Morale Trascendentale. Si è notato come la
corruzione si sia aggravata col progresso del materialismo e
questo non dà sicurezza alla Società.
- porta al Fatalismo il quale sostiene che tutto avviene
per necessità di cose, non c’è libertà e possibilità di scelta.
La moralità quindi non ha ragione di esistere.
- porta allo Scetticismo. Gli Scettici sono sempre nel
dubbio, camminano su sabbie mobili. Contestano tutto sebbene non
siano certi di nulla e così facendo seminano discordia e
disordine. Contestano l’autorità dei padroni verso i loro
dipendenti, contestano l’autorità dei genitori verso i loro
figli e così via.
L’irreligione di fatto distrugge pure i mezzi naturali necessari
alla sussistenza della Società. Essa va decisamente messa al
bando. Questi sono gli argomenti esposti da Nicola Spedalieri nei
diciassette Capitoli del Libro Secondo, e negli undici Capitoli
del Libro Terzo. |