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Il Cristianesimo
Protegge e rettifica il Commercio Il Cristianesimo loda e raccomanda lo spirito di povertà poichè
esso protegge la virtù. Ma ciò non vuol dire che proibisce il
possedere e che rigetti i ricchi, e certamente non impone a questi di
rinunziare ai loro beni. Fin dagli inizi la Chiesa ha accolto i poveri
e i ricchi, i nobili e la gente comune, i deboli e i potenti. È vero
che Cristo ha detto che è difficile al ricco di salvarsi. Lo ha detto
nel senso che le ricchezze espongono la virtù di chi le possiede a
tanti pericoli. (LV, C19, 1).
Il Cristianesimo non vuole che il ricco si faccia povero, così
facendo diventerebbe un peso per la società. Vuole che ciascuno lavori
per guadagnarsi il pane quotidiano, come appunto Dio ha prescritto nel
Libro Sacro: “Col sudore della tua fronte ti guadagnerai il pane.”
(Gen 4,19). Le Sacre Scritture addirittura ci indicano la formica
come esempio: “Va, o pigro, dalla formica, considera la sua via e
impara...” (Prov 6,6). Quell’insetto lavora senza sosta per il
presente e per il futuro. In un altro passaggio biblico leggiamo:
“Non preoccuparti del domani.” (Mt 6,34). Le due sentenze sembrano
contraddirsi. Ebbene Dio vuole che noi lavoriamo per il domani, non
vuole che ce ne stiamo oziosi aspettando l’aiuto di Dio. Ma quando
abbiamo fatto del nostro meglio, dobbiamo confidare nella Divina
Provvidenza, anche se il futuro si presenta problematico. (LV, C19,
2-3).
Dobbiamo pagare le tasse? Certo Gesù ce lo ha comandato e lui
stesso le pagava. (Mt 22: 21). Dobbiamo assistere i poveri? Sì
e Cristo ce lo comanda: “Quod superest date elemosinam” (Lc 3: 11).
Il che vuol dire che dobbiamo dare in elemosina ciò che è
superfluo alle nostra vera necessità. Non vuol dire che dobbiamo dare
ai poveri quello che è destinato ad essere gettato via perchè non
sappiamo cosa farcene. (LV, C19, 4-5).
Nell’Ordine Sociale i poveri sono più numerosi che i ricchi. È
virtuoso quindi per chi può guadagnare di guadagnare il più che possa
per poi poter così aiutare i poveri. Questa è la Carità Cristiana. ed
in questo il Cristiano si pone al di sopra di tutti. L’uomo può
operare meraviglie con il suo ingegno: conquistare le montagne,
trasformare le paludi in campi fertili, attraversare gli oceani,
aprire strade, costruire fattorie. (LV, C19, 6-7).
Purtroppo l’uomo dominato dall’amor proprio non fa nulla per il
puro beneficio degli altri, provvede solo a se stesso, mira ad
aumentare il proprio benestare.
L’uomo guidato dalla Carità Cristiana si sforza di servire gli altri,
dà da mangiare agli affamati, veste gli ignudi, assiste gli ammalati,
dà rifugio ai senza tetto, si cura degli orfani e dei vecchi. È ancora
la carità Cristiana che ha trasformato i deserti e le paludi in terre
fertili per il beneficio dei poveri. (LV, C19, 8-10).
I Missionari non portano solo la religione nei continenti lontani,
ma vi portano pure la scienza e il progresso, aiutano gli indigeni a
costituirsi in società funzionali ed aprono il commercio tra quelle
terre lontane e le nazioni più avanzate.
Con la divulgazione del Cristianesimo popoli diversi e lontani sono
diventati vicini ed amici. L’identità della fede e l’uniformità del
culto hanno prodotto un’unità universale, e questa universalità si
estende dal lato spirituale a quello temporale ed incoraggia il
commercio. (LV, C19, 11-12).
È scorretto dire che il Cristianesimo sia nemico del commercio e
della felicità umana. In realtà il Cristianesimo protegge il commercio
e lo tiene sulla retta via con la purezza della sua etica. Il
Cristianesimo proibisce ciò che è di detrimento ad altri popoli,
proibisce tutto ciò che è contrario alla legge di giustizia e ai
princìpi della carità; e strenuamente condanna l’usura. Le Sacre
scritture insegnano che nessun ladro può essere assolto del suo
peccato se non restituisce ciò che ha rubato. La paura della condanna
eterna e l’obbligo della restituzione proteggono efficacemente la
proprietà di ciascuno contro la prepotenza degli avidi. L’industria
degli individui viene esercitata con maggiore libertà quando è
protetta dalla speculazione degli avidi e questo aiuta ad aumentare il
beneficio del commercio. (LV, C19, 13-19).
Il Cristianesimo
promuove l’Arte e le Scienze L’arte fa parte del commercio e come tale è incoraggiata dal Cristianesimo;
anzi la Chiesa Cristiana ha dato e dà sostentamento a gente che l’ordine sociale
non è in grado di impiegare. È da dire pure che l’arte all’epoca di Nicola era
tenuta in bassa considerazione dalla Società. Offrendo lavoro ai poveri e
disoccupati, la Chiesa combatte l’ozio e le sue conseguenze deleterie e
contribuisce ad aumentare il prodotto nazionale e ad incrementare il commercio a
beneficio di tutti. È cosa encomiabile promuovere le arti, conservarle e
collezionarle. I musei sono una vera fonte economica: attraggono visitatori ed
aiutano a sostenere gli artisti. (LV, C20, 1-6).
Nessun benestante, per diritto naturale, può essere costretto a dare ai
poveri, conseguentemente il povero deve umiliarsi per ottenere in grazia
quello che gli è dovuto per giustizia. Questa pratica però degrada la
dignità della natura umana. Ma se il povero ha la possibilità di metter al
servizio dei benestanti il suo ingegno e il suo lavoro, si eleva al livello del
suo datore di lavoro e può esigere per diritto il suo salario. Il ricco
in questo caso non può vantare superiorità sul suo impiegato. (LV, C20, 7-8).
Il Cristianesimo promuove l’arte pure per la gloria di Dio. Sappiamo che questo
è cosa gradita al Creatore. Le Scritture ci dicono infatti che Dio ha voluto un
grande tempio in Gerusalemme. Considerando poi che Dio è l’Ente Supremo è
normale che gli si dedichi l’opera più maestosa e bella. Ecco dunque che la
Chiesa coltiva e preserva lungo i secoli l’architettura, la scultura, la pittura
e la musica. (LV, C20, 9-12).
Dato poi che la Chiesa deve guidare i credenti per via di Autorità, è
necessario che i suoi ministri siano coltivati nelle Scienze Sacre, sulla Morale
Cristiana, nell’Eloquenza e nella Filosofia Logica, strumento necessario per
distinguere il vero dal falso, la certezza dal dubbio; essa dà precisione alle
nostre idee e chiarezza alle nostre definizioni. Il Cristianesimo promuove pure
lo studio della Legge Civile. Incoraggia le Ricerche Mediche, che apportano
sollievo agli ammalati, e gli studi di Fisica poichè il progresso è benefico
alla Società. (LV, C20, 13-19).
Durante le invasioni barbariche la Chiesa si è data cura di custodire gli
strumenti del sapere. Lungo i secoli ha contribuito pure alla creazione delle
Università. Tutto questo prova come e quanto la Chiesa valuti le Scienze; e
piazzandole nel contesto della Parola Divina ha evitato che svolazzassero nel
firmamento dello scetticismo. (LV, C20, 20-22)
Socialità e Intolleranza Cristiana La Socialità è un’inclinazione che porta gli uomini a vivere insieme
e in pace. Più una persona è socievole e più ama gli altri; è incline ad aiutare
gli altri e a non offendere nessuno. Sopporta pazientemente i difetti degli
altri ed è rassegnato alla Volontà di Dio negli eventi aversi. Il Cristiano poi
con la pratica della carità, della povertà e della mortificazione rimuove la
cagione delle discordie, delle rivalità e dei conflitti. Fra i credenti, là dove
la differenza di opinioni irrita lo spirito, il Cristianesimo propone la
conformità di pensiero tramite la Fede. La Fede è caratteristica della
Religione Rivelata. La Filosofia è incapace di promuovere l’unità. L’Unità
inoltre è meglio mantenuta dove c’è un’Autorità unica, ed ancora meglio
quando l’Autorità è Divina. L’Autorità Divina non è influenzata
dagli umori umani e l’Uomo è più incline ad obbedire a Dio che agli altri
uomini. Ebbene la Sede di Pietro è il centro dell’unità Cattolica. È una sola
Autorità, poichè la Chiesa di Cristo è una, e si estende su tutti i regni della
Terra. È divina poichè istituita da Dio. (LV, C21, 1-8).
È vero che i Cristiani, nella loro storia millenaria hanno a volte causato
disturbi alla Società Civile e versato sangue. Per suo carattere, però, la
Religione Cristiana non incoraggia di fare il male, e non lo permette. Se un
Cristiano ruba, è colpa della Religione? Diciamo invece che certi Cristiani
hanno idee sbagliate sulla loro Religione. Questo errore può essere causato da
ignoranza o, peggio, da cattive coscienze come era successo già all’epoca
apostolica dove falsi cristiani presero a divulgare pratiche contrarie alla
purezza della morale e della fede cristiane. (1Gv 2,19). Questi ultimi erano i
veri intolleranti. (LV, C21, 9-13).
Se ora il vero Cristiano combatte coloro che creano subbuglio e disordini,
gli aggressori cioè, per mantenere pura la fede necessaria alla sua salvezza
eterna e al suo bene temporale, può egli essere tacciato di “Intolleranza”?
I filosofi laicisti accusano i Cristiani di essere discriminatori e intolleranti
verso gli eretici e gli infedeli e pertanto nemici della fratellanza universale.
Falso! Il Cristianesimo insegna ad amare tutti. Il Cristiano esclude chi attenta
all’unità e alla buona intesa. L’Intolleranza è di fatto la compagna e la
custode della Socialità.
Quando c’è un’epidemia di peste, gli ammalati
vengono isolati per proteggere i sani. Quando dei facinorosi insorgono contro il
Governo, vengono isolati per preservare la pace. Va da sè quindi che, a volte,
l’escludere, il separare e l’isolare sono il solo mezzo per rafforzare,
consolidare e proteggere l’unità. Non è intolleranza il “non permettere”. Le
stesse Leggi Civili sono argini di intolleranza. Le prigioni, i manicomi
non sono che strumenti di intolleranza. Perchè dunque si protesta contro
l’intolleranza quando si parla di religione? Ed il nostro Autore va fino a
menzionare i Mussulmani e gli Idolatri. L’Intolleranza dunque è il pilastro
portante della Socialità. (LV, C21, 14-28).
Se giustamente si punisce chi semina massime sediziose tendenti a turbare la
tranquillità dello Stato, per lo stesso principio è punibile chi tenta di
corrompere la religione. La stessa Dichiarazione Francese sui Diritti dell’Uomo,
all’articolo X, ordina: “Nessuno deve essere importunato per le sue opinioni,
anche religiose, purchè però la loro manifestazione non turbi l’ordine pubblico
stabilito dalla legge.”
(LV, C21, 29).
E qui possiamo soffermarci a considerare quel che sta succedendo nel mondo
di oggi. Nel 2004 ad Ofena in Abruzzo, il padre mussulmano di un bambino
protesta contro l’affissione del Crocifisso nell’aula scolastica.
Lasciamo da
parte la decisione del giudice, che è sfrontatamente anticostituzionale, ma il
male è che si accusano i Cristiani di essere causa di disordine opponendosi alla
rimozione del crocifisso... Dove sta la logica? E perchè i Cristiani dovrebbero
tollerare la soppressione degli oggetti religiosi che fanno parte della loro
fede, della loro cultura e del loro diritto, per accomodare una persona di
credenza diversa, ed alla quale hanno caritatevolmente dato accomodo?
Questo solo fatto da sè basta a diradare ogni dubbio sulla giustezza delle
vedute del Filosofo brontese. Lo Spedalieri termina questo argomento dicendo che
la sferza dell’Intolleranza in mano alla Carità non può mai causare del male, me
se lasciata in mano dell’Amor Proprio, dell’Egoismo e delle Passioni non può mai
produrre buoni frutti. (LV, C21, 14-23). |
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Il Cristianesimo
è nemico del Dispotismo
I princìpi del Cristianesimo sono incompatibili con quelli del
dispotismo. La religione cristiana proibisce ogni abuso di potere e
offre al Principe forti motivi per indurlo ad esercitare correttamente
il suo compito. Cos’è il Dispotismo? È una autorità che non ha altra
legge per governare che la volontà del tiranno. Nel Dispotismo, il
volere del Principe è la regola di ogni morale. Il Dispotismo non
ammette la Proprietà Privata. Tutto è proprietà del Despota e questi è
padrone assoluto dei suoi sudditi e della loro vita. Il Dispotismo è
uno stato di violenza e governa incutendo paura. (LV, C22, 1-7).
Ebbene tutto questo è contro natura. Dio è Padrone del Creato e
Padrone della vita umana. Ogni abuso di autorità è Dispotismo e la
Chiesa di Cristo è nemica dichiarata di tutto ciò che è contro natura.
La Legge Divina proibisce la superbia, la caparbietà e l’ostinazione e
le Scritture Sacre ci insegnano che Dio non ha mai lasciato a nessuna
autorità umana il potere di interpretare le Sue Leggi. I Principi come
tutti gli uomini sono soggetti alle stesse Leggi Divine e come tutti
riceveranno ricompensa o punizione nell’atra vita in misura del bene o
del male fatto, indipendentemente dalla carica che coprono. (LV,
C22, 8-18).
Le Sacre Scritture ci mostrano casi in cui Dio manda i suoi
Profeti a rimproverare i Re delle loro malefatte: Samuele a Re Saul,
Nathan a Re Davide, Giovanni Battista a re Erode. Nel Nuovo Testamento
il Potere Profetico è associato al Corpo Sacerdotale, e questi ha il
dovere di ammonire il Principe qualora contravvenga ai suoi doveri:
“Not licet tibi!” (LV, C22, 19-26).
Il Cristianesimo
è amico del Principe retto Il Principato giusto è quello che nell’esercizio delle sue
funzioni persegue il fine dell’istituzione conformandosi alle regole
stabilite per essa. Questo Principato affonda le sue radici nella
Natura. Il Cristianesimo non solo adotta e conferma ciò che è conforme
alla Natura, ma eleva e sostiene il Principato. (LV, C23, 1-2).
Le Sacre Scritture ci insegnano che l’Essere Umano, creato
perfetto, è stato corrotto dal Peccato Originale. Da questa corruzione
sono emersi la Concupiscenza e l’Amor Proprio che hanno preso ad
opprimere l’umanità con ogni sorta di inganni e cattive azioni. Per la
sicurezza di tutti fu quindi creata la Società Civile con il suo
composto di Subordinazione e Principato. Secondo la dottrina
Cristiana, dunque, il Principato è stato creato da Dio come rimedio
contro le conseguenze del peccato. Non cancella certo il peccato, ma
ne controlla i suoi effetti tenendo in ordine le passioni e gli uomini
sulla retta via. E questa è una nobile missione. (LV, C23, 3-8).
Non è contrario alla Dottrina Cristiana sostenere, come esposto
nel Libro I, che il Principato è creato dal popolo in virtù del
Contratto Sociale. Dio ritiene solo il ruolo di approvarlo. Le
Scritture sacre tuttavia ci esortano a guardare ai Principi come a
Ministri di Dio, poichè “Ogni potere viene da Dio.”
Questa veduta
eleva il Principe a più grande dignità e gli imprime un carattere
sacro. Questa elevazione fortifica e sostiene il Principato. Le Sacre
Scritture inoltre spronano i credenti ad essere sottomessi al Principe
e ad obbedirgli. (Rom 13, 5) (1Pt 2,18). Le Scritture Sacre esortano
pure alla pazienza davanti a Principi indegni, ma ammettono eccezioni
nei casi in cui gli ordini del Principe contravvengono alla legge di
Dio.
In questo caso addirittura il Filosofo sostiene con San Tommaso
d’Aquino che il Principe perde la sua autorità ed il Cittadino non è
più legato al dovere di obbedienza. (LV, C23, 9-26).
La Religione Cristiana
è la Custode più sicura dei Diritti Umani Ebbene, conclude l’Autore, questo è quello che mi sono proposto di
provare con questa opera e credo di avere compiuto il mio dovere.
Ho iniziato con l’elencare quelli che sono I Diritti Naturali
dell’Uomo e col parlare della formazione della Società Civile. Poi ho
dimostrato come i Diritti Umani non possano essere protetti con mezzi
puramente naturali. Ho dimostrato pure come l’Ateismo, il Materialismo
e il Fatalismo siano deleteri e pericolosi alla Società.
Ho detto pure che il Deismo promette molto, ma è incapace di ottenere
quel che promette, non ne ha i mezzi morali.
Infine ho reso evidente come la Religione Cristiana abbia i mezzi per
assicurare i benefici alla Società Civile. Il Cristianesimo infatti
con l’aiuto dei Sacramenti è in grado di controllare le nostre
passioni e l’amor proprio; di rafforzare l’Unità Sociale, scoraggia il
Despotismo e dà slancio al giusto Principato.
Tutto questo dimostra quanto mi sono prefisso di fare, e cioè: che la
religione Cristiana sia la più sicura Custode dei Diritti Umani nella
Società Civile. (LV,C24). |