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Il frutto migliore si coltiva alle pendici dell’Etna, dove raccolta e
lavorazione seguono ancora oggi gesti antichi
Siamo nella zona di Bronte: sullo
sfondo dell'Etna, che qui offre il suo scenario più spettacolare, il
pistacchieto sotto il sole del mattino brilla di verdi e di rosa, bello come un
giardino. È tempo di raccolta in Contrada Piana. Gli uomini sono già al lavoro
da ore. Staccano i frutti dai rami e li gettano sui teli sistemati sul terreno.
Il padrone che ci accompagna sottolinea l'eccezionale ricchezza d'acqua di
questo suo loco, dove gli alberi crescono particolarmente rigogliosi. Eppure
quello che più colpisce non è la forza, ma l'eleganza, la grazia dei rami e del
portamento. Una pianta impiega 20 anni per arrivare alla maturità e può vivere
fino a 200 mantenendo intatto l'andamento vigoroso e insieme morbido. Tra le
foglie larghe, i pistacchi riuniti a grappoli sono di un colore che varia dal beige-rosato al rosso carminio: bellezza pura, che si offre alla mano e, tolto
il guscio bianco semi-aperto, all'assaggio. Così fresco, il doppio seme è di un
verde vivo screziato di scarlatto, morbido, elastico, squisito.
Si capisce
perché il pistacchio sia nominato, assieme alle mandorle, al miele, al balsamo,
tra i "prodotti più scelti del paese" che nella Bibbia Giacobbe ordina di
mandare in dono al vicerè d'Egitto.
Il dialetto del luogo è stretto, ma alcune parole bisogna impararle. Il
pistacchio è frastuca, la pianta frastucara, dall'arabo fustuq. E questo
dice che la coltivazione risale al periodo della civiltà araba in Sicilia. I
terreni aridi e sciarosi, cioè solcati dai rivoli di lava dell'Etna, hanno
accolto da mille anni la pianta rustica del fustuq che si è adattata
benissimo, ma fondamentale è stato il portinnesto: è il terebinto ("u
sconnabeccu", Pistacia terebinthus) che qui cresce spontaneo, e il cui
apparato radicale bonifica il suolo vulcanico.
Con la nostra guida, distinguiamo, dalla foglia più allungata, il pistacchio
(Pistacia vera) maschio che con il vento di primavera si incarica di
impollinare almeno una decina di pistacchi femmine tutt'attorno. Risuonano i
colpi di bastone, il vergante, sui rami maestri che cuturano le piante, cioè le
scuotono per far cadere i frutti alti.
La manodopera, ci spiegano, è tutta
locale e non si improvvisa. Il pistacchieto ha bisogno di cure e manualità tutto
l'anno. Ogni due stagioni viene lasciato fermo e in primavera si "accecano" le
gemme eliminandole, per ottenere una produzione più abbondante e una qualità
migliore l'anno successivo.
Qui siamo in un loco privilegiato, ma la maggior parte della coltivazione, che
si stende su una fascia tra i 400 e i 900 metri, è posta su terreni con rocce
affioranti o direttamente sulla pietra lavica: lavorare tra le sciare dirupate è
difficile e si rischia di perdere gran parte del raccolto. Qualche numero: la
superficie a pistacchio, nel territorio di Bronte, è di circa 3.500 ettari di
cui 415 ricadono nel Parco dell'Etna. Gli appezzamenti appartengono perlopiù a
piccole e medie proprietà; su 700 famiglie residenti a Bronte, la metà coltiva
pistacchi. Economicamente, dunque, questo frutto è importante e ha segnato in
profondità la cultura di questa città e della sua campagna, che ogni anno gli
dedica una fiera e una festa di popolo in cui la tradizione è ancora dominante.
Superiamo, al limitare del loco, siepi di enormi fichi d'India come scultoree
sentinelle: si portano i sacchi del raccolto alla smallatura, che avviene
attraverso una macchina a cilindri, molto elementare. Si ottengono le tignoselle,
i cioè i frutti con il guscio, che vengono messi ad asciugare al sole per 3-4
giorni. Vediamo un esemplare del recipiente cilindrico in legno, ormai piuttosto
raro, "u dumundella", che una volta era anche unità di misura dei pistacchi: un
mondello corrisponde a circa 4 chili.
A questo punto, il produttore affiderà il suo prezioso raccolto ai commercianti,
che provvederanno alla fase successiva, l'estrazione dei semi dal guscio, e alla
pelatura. I semi vengono liberati dalla pellicina violacea che li ricopre e, nel
loro verde smeraldo, sono pronti per affrontare la parte più cospicua del
mercato, quella dei settori dolciario e alimentare.
Il pistacchio, oltre che nella pasticceria, entra
nell'industria degli insaccati (che cosa sarebbe la mortadella senza i punti di
verde fra il rosa dell'impasto?) e in quella dei cosmetici.
Si hanno così tre tipi di pistacchi. La tignosella, cioè il frutto con il guscio
duro semiaperto, perfetto come stuzzichino con l'aperitivo, quello sgusciato,
con i semi nudi, che si usa per i dolci o si mangia fresco, e lo spellato, per
usi artigianali e industriali, che in gran parte viene dirottato all'estero.
Bronte produce l'un per cento dei pistacchi che si consumano nel mondo, ma sono
i migliori e naturalmente i più costosi: i suoi produttori ottengono all'incirca
da 5,5 a 10 euro al chilo.
Più verde e quindi più attraente e decorativo di quello mediorientale, più
aromatico e squisito di quello americano, il pistacchio di Bronte, assieme alle
mandorle di Noto e ai capperi di Pantelleria - per dire solo due prodotti tipici
-, è una di quelle meraviglie della terra siciliana che traggono dal terreno e
dal clima grande vigore e caratteristiche organolettiche uniche. La DOP non è
stata ancora ottenuta, ma nessun altro prodotto la merita di più.
Proteico, ricco di un olio composto di acido oleico, linoleico e palmitico, di
zuccheri, sali minerali e vitamine, il seme del pistacchio è da sempre
protagonista di dolci, creme, gelati superbi, ma non solo. Non potevano restare
insensibili a tanta provocante delizia blasonati chef, che hanno ripreso antiche
ricette e ne hanno create di nuove, utilizzando i verdi frutticini aromatici
anche con il pesce, con l'agnello e nei primi piatti.
Ciccio Sultano del
Ristorante Duomo di Ragusa propone il "Pesce spada con pistacchio tritato" e il
"Semifreddo di pere etnee candite con crema di pistacchio e miele di gelsomino"
(un dessert degno proprio di un sultano). L'artista del dolce Corrado Assenza,
del Caffè Sicilia di Noto, oltre alla sublime crema di pistacchi e al morbido
torrone, crea praline con arance e pistacchi ricoperte di cioccolato fondente
impossibili da dimenticare.
Nella dolceria brontese, commoventi i cori, cuori di
pasta di mandorla coperti di confettini che si offrono nei matrimoni, e le
fillette, che di recente si producono anche al pistacchio. Memoria storica di
come si facevano i dolci una volta, senza forni elettrici e con pazienza e
abilità manuale che oggi appaiono straordinari, è la signora Rosa Spitaleri:
grande passione, gesti e attrezzi antichi, un saper fare fuori dal tempo, da
miracolo. |
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Dai
gelati alle fillette è la festa del gusto
Pasticcerie e fabbriche di dolci prosperano a Bronte e il pistacchio
è il loro re, entrato ormai anche in preparazioni che una volta non lo
accoglievano.
Alla Pasticceria Crystal (via Bottego, ang. viale
della Regione, tel. 095 692553), tra mille fantasie, squisiti i "Baci
del ciclope" e le tipiche fillette, tortine a cupola di farina e
pistacchi.
Alla sfavillante Caffetteria Luca (via Messina 273,
tel. 095 7724188) c'è da perdere la testa: sontuose torte con le creme o
impastate al pistacchio, divini dolcetti di pasta di mandorle e
pistacchio, olivette, paste, biscotti di ogni forma. Fino al delizioso
gelato, di una chiarissima sfumatura di verde perché senza coloranti.
Per il gelato, altro indirizzo raccomandato è il Bar Conti (in
via Umberto), dove il latte di mandorle è sublime, e a pochi metri il
Bar Sport (piazza Spedalieri 1, tel. 095 6911308) che offre speciali
dolci di pasta di mandorle e pistacchio.
A Il tartufo (via
Vittorio Veneto, sulla circonvallazione) da non perdere la granita al
pistacchio.
Una fabbrica importante, che esporta anche nel continente, è
la Pistì (viale Kennedy, Zona industriale, Capannone N. 8, tel.
095691148) che propone un vasto catalogo di specialità artigianali, come
la "Tortina di cioccolato con pistacchi"; ottimo il suo pesto di
pistacchio, pronto per condire la pasta. E così si arriva agli utilizzi
del pistacchio nei salumi, soprattutto salsiccia, e nei formaggi, dove
occhieggia con grazia: da Galati (via Cardinale De Luca, tel. 095
692664) ottimi prodotti e pistacchi freschi, spellati, in vaschetta, con
guscio e grattugiati. C'è anche una densa crema al pistacchio in
vasetto, per guarnire dolci e gelati, perfetto souvenir brontese.
Molto pittoresca è la Sagra del pistacchio, che si tiene ogni
settembre, anche quando non si effettua la raccolta: in mostra tutti i
prodotti legati al frutto siciliano, compresi quelli a uso artigianale e
industriale, come la farina di pistacchi, oltre alle attrezzature che si
utilizzano per raccogliere e lavorare la frastuca. Tutto è in piazza,
assieme a sfilate di carretti siciliani e molte altre interessanti
iniziative. |
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