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Ricco sempre di vegetazione è caratterizzato dalla maestosa mole dell’Etna che incombe alle spalle del paese, da colline verdi e feconde e alti monti,
i primi contrafforti dei Nebrodi
che degradano dolcemente verso le grandi vallate percorse da fiumi e torrenti (Simeto, Troina, Saraceno, Martello, Cutò).
Questo territorio rappresenta un vero campionario di bellezze naturali contraddistinte da un singolare succedersi di vegetazione e colture tanto eterogenee quanto
rigogliose.
Suggestivi paesaggi lavici fanno da contorno alle coltivazioni agricole, con pregiati frutteti, oliveti, pistacchieti, e a boschi
secolari contornati da torrenti e piccoli laghi.
Bisogna andare a Bronte per godere la più maestosa vista dell’Etna.
Solo a Bronte si mostra in tutto l’accordo, in tutta la purezza, in tutta l’armonia delle sue linee più perfette e più solenni.
Il territorio brontese si estende dalla cima del Cratere Centrale (3.350
m.) fino a quella di Monte Soro (1847 m.) sui Nebrodi e ricade all’interno
dei due splendidi e più significativi parchi siciliani, (il Parco dell’Etna, a cui
Bronte dà circa 10.000
ettari e
quello dei Nebrodi, 3.871 ettari di cui 1.495 nella zona A di riserva integrale),
e della riserva naturale dell’Ingrottato lavico del Simeto.
I boschi di Bronte (posti, nella parte non ricoperta di lava, ai piedi
dell’Etna e, soprattutto, sui Nebrodi) rappresentano il tipico variegato
paesaggio boschivo mediterraneo ed una delle ultime zone che ancora riesce
a darci almeno un’idea di quello che un tempo era il volto della Sicilia.
E’ un vero mosaico di formazioni vegetali, un campionario d’alberi, di cespugli e di fiori,
alcuni unici del paesaggio etneo.
Si susseguono pini, betulle e querce secolari, il leccio, il cerro e il
sughero, il faggio, il frassino, l’acero, l’olmo, castagni, noci, e
ciliegi e anche il pero selvatico, il pruno, l’agrifoglio e il
pungitopo, la rosa canina, il biancospino, la ginestra (importante colonizzatrice di
lave recenti).
L’eterogeneità delle formazioni vegetali e la presenza di un
gran numero di nicchie ecologiche permettono
l’esistenza di una vera e propria "arca di Noè" ad alta
diversità faunistica con comunità d’animali ricche e
complesse.
Pur dovendosi constatare la scomparsa dei mitici grandi mammiferi (cervi, daini, orsi, caprioli, cinghiali, lupi, grifoni, etc.),
la fauna presente nei boschi brontesi ha ancora una notevole varietà e quantità d’animali e di molte specie d’uccelli che
nidificano (solo sui Nebrodi sono stati classificate circa
150 specie d’uccelli).
Non è raro imbattersi in qualcuno degli animali che vivono ancora questi luoghi:
la volpe, la donnola, la martora, il
gatto selvatico (il "Felis silvestris silvestris", a
rischio di estinzione),
il ghiro, l’istrice, il riccio, il topo quercino, il ramarro,
la testuggine terrestre e d’acqua. |
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La pineta Saletti sull'Etna (a sinistra) ed un bosco dei
Nebrodi. |
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La rosa canina e due specie endemiche
del territorio etneo: la ginestra dell'Etna e la betulla.
La ginestra è una delle prime piante a crescere nelle lave
recenti. |
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