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Pensieri, commenti, critiche, curiosità, riflessioni, … 
su tutto e di più di una brontese doc

Ogni tanto uno sguardo al femminile al mondo che ci circonda

Faccia a faccia

Il pubblico ministero

I fatti che riguardano “l’imputato” hanno diviso il paese fra calvinisti e cattolici. E non saremmo qui a discutere, se fossero stati di altra entità, come andare con persone dello stesso sesso o con i trans, ma andare a donne è gravissimo. E cosa possiamo rispondere agli stranieri che chiedono come mai il nostro uomo di spicco e riccone, ci rappresenti in mutande?
E che dire alla sua destra, impegnata a fare altro, più che a risolvere i problemi dei precari? E come la mettiamo con le femministe che dicono basta perché non vogliono essere “oggetto” di sporadiche attenzioni? E le prostitute? Manifestano in piazza a rivendicare l’adeguamento salariale, già insostenibile per i tanti disoccupati?
Una domanda rivolgiamo all’imputato: pensa che fare sesso piaccia solo a lei? Anche a noi, modestamente!
Ma stacchiamo il telefono e a luci spente, per non vedere chi ci vive accanto, ci impegniamo per farcela una volta, per tutte!
Noi chiediamo il massimo della pena: faccia un passo indietro!

L’avvocato difensore
Il mio assistito, informato sull’azione difensiva, è stato redarguito: amico caro, ci troviamo di fronte un reato nuovo, sul quale non c’è giurisprudenza; ma a ttia cu ti pòtta ‘n terra chi mpica?
Egli è milanese e il verbo ’mpicari lo sconosce e gliel’ho spiegato: la donna è come la colla per topi che, sinuosa si stende, attira lo sprovveduto che resta ’mpicatu, cioè, incollato.
La differenza tra lui e noi è nel reddito: io medesimo, come i presenti in aula, il pubblico ministero e Vostro Onore, ci aggiorniamo sulle ragazze guardandole sul dvd comprato dal marocchino.

BRAVA LAURA!
Abituata come sono alle cose “serie” e “barbose” mi sono vera­mente divertita e non mi sono af­fatto meravigliata di tanta legge­rezza “pensosa”.
So da sempre che questa legge­rez­za è parte integrante di Laura, della sua visione disin­cantata e ironica della vita, del suo sguardo spietato sulle ipocrisie palesi e sulle debo­lezze taciute di uomini e donne, sugli inconfessabili vizi pri­vati e sulle sbandierate pubbliche virtù.
Brava Laura! Continua così, abbia­mo proprio bisogno di pensare sor­ridendo
Un bacio
Maria Barbanti
5 Marzo 2011

Ma un riccone, le ragazze se le fa “venire” a casa e, come sostiene l’innocente confesso: “guardarle di presenza è tutt’altra cosa!”
Ma sempre di “guardare” parliamo!
E a sostegno di ciò abbiamo portato prove a confronto: il dvd del marocchino e le ragazze in carne … e ossa.
Vostro Onore! Io e il mio assistito ci rimettiamo alla Vostra clemenza, da uomini d’età, ad uomo d’età: questi comunisti
vogliono far passare per reato l’unica cosa che ci resta: stare a guardare!
Si dormiva con le porte aperte!?
Ai nostalgici d’annata
“Io non sono fascista, ma quando c’era Mussolini si dormiva con le porte aperte!”
Questa frase ancora oggi circola e chi “ai tempi” non era ancora nato si chiede: ma veramente si dormiva con le porte aperte? In estate si, ma in inverno perché? I termosifoni non c’erano e 'a conca sutta u ciccu, a stento, riscaldava il letto umido fumante di chi, rannicchiato, vi entrava.
La pesantezza ra cuttunìna, differente dal soffice piumone, manteneva costante l’umidità anche se impediva l’ingresso d’aria fredda ‘nde carni e ‘nd l’ossa.
La maglia interna di lana grezza provocava il prurito e “il morto di freddo” dopo una convulsa grattata, riattivava la circolazione del sangue. Un aiutino provvidenziale proveniva dalla cena consumata, a base di fave, col rilascio di gas caldi dei quali, uno per tutti e tutti per uno, godeva la famiglia che, allora, esisteva!
E le porte aperte? Facevano corrente distribuendo il “calore”.
Ma mi facciano il piacere! Ma chi teneva le porte aperte? Non i ricchi, possessori di massicce porte di legno e robuste ringhiere, ma i poveri! E di quali beni avrebbero potuto essere derubati? La fame era a portata di tutte le tasche bucate e si tagghiava cu cutellu. L’arredamento era minimalista: a tavàcca, l’ammùarru, a càscia, a buffètta, i seggi, a maìlla, u stipu e u cori ri Gesù.
I figli erano a iosa in tutte le famiglie. Non si desiderava neppure la minorenne, già fuiùta e con figlio a carico. La fede nuziale, semmai fosse stata d’oro, se l’era presa la patria e il capo famiglia, se per sventura aveva rubato na dumundèlla ri favi, non perché facesse il ladro di professione ma per sfamare e “scaldare” la sua famiglia, dormiva fuori casa: nelle patrie galere. E ci mancava anche che dormissero con le porte sprangate!
Che i nostalgici se la cantino fra di loro! Se incontro un altro rimbambito che parla di porte aperte gli dirò che se vuole cambiare la “sua aria” esistono oggi, in democrazia, i climatizzatori a riciclo d’aria che funzionano anche a porte chiuse!
Febbraio 2011
Le tre soddisfazioni...
che un marito può dare!
Nella vita di coppia vi sono due modi diversi d’interagire quando la moglie fa solo la casalinga perchè diversi sono i protagonisti: un marito che non perde occasione di evidenziare che lavora solo lui e la mantiene; e un altro, sostenitore della parità fra coniugi e disinteressato al denaro lascia la moglie libera di agire e, contento, l’approva.
Sul giudizio che se ne deduce del primo stendiamo una “coperta impietosa”, mentre del secondo resta favorevole anche quando si sente la mamma di lui che, senza remore, dice: “me figghiu si fici méntiri i cugghiùni ‘nda cascia!”
E qui scatta la curiosità di voler cercare qualcosa su cui riflettere, anche se tutto sembra chiaro.
Andiamo a stuzzicare la moglie, oggetto di rispetto che, in confidenza, ammette di essere fortunata ma che in fondo in fondo invidia una sua amica sposata, a suo dire, ad uno stronzo. Ecco la sua opinione: “perché prendere i soldi liberamente dal cassetto e spenderli come si vuole se, a rubarli al marito mentre dorme, c’è più soddisfazione?
E mettere in atto ogni stratagemma per farsi regalare un gioiellino, solo a titolo gratuito, per avergli lavato le mutande e averlo fatto divertire al bisogno, non è di maggiore soddisfazione? Il marito perfetto fa passari ‘u piacìri, mentre lo stronzo fa salire l’adrenalina!”
Non si è mai contenti del marito che si ha!
E perché quest’invidia se non ne ha motivo? Forse a causa di quel quid genetico contro l’uomo che è ancora presente in alcune donne ed esce ogni tanto fuori, magari chissà, per riscattare la mamma che è stata succube? O più semplicemente per provare la terza soddisfazione: fare fesso il marito.
Ma se non ricalcitra, come il toro davanti al torero, perché infilzarlo? Per rompere la monotonia della parità col rilascio prolungato di quell’indefinito senso di scontentezza? Credo che a questo punto, senza che il Prof. Lupo lo definisca un aforisma, si possa dire che nessun uomo si debba sentire al sicuro, sia che i suoi “gioielli” li lasci in giro per casa, sia che li abbia savvàti ‘nda cascia!
Piazzata la “… fine polverina” accendiamo la miccia!
Sabbia, fine polverina!

Nelle mie pagine ho trattato argomenti che avranno suscitato reazioni diverse in chi li ha letti e qualcuno avrà detto: “non è così per tutti …”, “ è vero …”, “non ci avevo fatto caso …”. Per esempio quando scrivo sulla donna, sia in coppia che da sola, guardo ad un solo aspetto del suo comportamento e mi ci soffermo brevemente quasi a farne un bonsai.
Mi rivolgo ora a quella donna che, conscia dei propri limiti, se l’assale il desiderio di mettersi le ali le spunta se vogliono volare troppo in alto; ora a questa che ha il convincimento di non poter cambiare la propria vita; ora a l’altra che pensa di poter volgere ogni cosa a proprio vantaggio quando inizia ad odiare un uomo con la stessa passione con cui lo ha amato e poi, senza un apparente motivo, lo lascia.
Quasi sempre la prima vittima delle sue reazioni è lei stessa, sia che se ne assuma la responsabilità sia che la imputi ad altri.
Nell’universo femminile la linea di demarcazione è discontinua: dritta e a tratti tortuosa, illuminata e buia nello stesso percorso. E l’opinione che si ha di lei presenta diverse sfaccettature, non certo perchè “la donna è mobile qual piuma al vento”.

“Uno sguardo al fem­minile”
E’ il titolo collettivo sotto il quale Laura Castiglione, con cadenza pres­sappoco mensi­le, disegna e ana­liz­za su “bronteinsieme” brevi squarci di vita quotidiana, mirando a colpire com­portamenti più o meno beceri, ma ... ...continua
N. Russo

E’ un parafulmine, sta nel suo femmineo, attira su di sè diverse scariche emotive che interagiscono e non sempre concorrono a produrre un effetto condivisibile.
Tentare d’interpretare ed evidenziare alcuni aspetti, penso, che non voglia dire essere contro la donna: la complicità non si coniuga solo col consenso ma anche col dissenso e, seppure con toni a volte forti, intendo perseguire col “pungiglione” l’obbiettivo della ragionevolezza là dove sia possibile: impresa impegnativa anche per me che dovrei conoscerla bene!
Tuttavia sono convinta che quando una donna viene a mancare, non necessariamente con la sua dipartita, nel contesto in cui si trova ad agire, anche quella in apparenza scialba, rompe un equilibrio, e non è detto che la sua assenza ne crei un altro migliore. Mi piace pensare che la sua composizione sia simile ad una roccia che col tempo si sfalda, e anche quando diventa sabbia, fine polverina, non si dissolva al primo colpo di vento. Iniziamo il 2011 intraprendendo la stessa strada percorsa fino a qui?
Diventare cretini a Natale?
Potrebbe servire!

A molti sarà capitato di non rispondere alle provocazioni e di lasciare perdere, consapevoli di avere di fronte chi normalmente definiamo un cretino, di assecondarlo nelle sue idee politiche, calcistiche e d’opinione.
Se è poi un vicino di casa che crede di essere un signore, anche se il concetto di “signore” non ce l’ha ben chiaro in mente, è difficile fargli capire il vero significato “d’invadenza” che non consiste nel fare domande ovvie e normali, per esempio “come sta tua moglie o tuo marito” ma nel voler sapere se ci “sa fare a letto!”.
Il cretino ha sempre l’intenzione di non cedere e, convinto che il suo interlocutore sia ignorante, sposta con abilità i pallini del pallottoliere dal suo lato attribuendosi una convincente dialettica. Spesso, ma è consequenziale, è di modesto calibro intellettuale e
la scolarizzazione gli ha nuociuto, è commu l’ovu, “cchiù sturìa” cchiù duru diventa.
Non ama il confronto, non ascolta i se e i ma d‘interruzione di chi tenta invano d’inserirsi nel discorso; anzi, alza il tono di voce per meglio imporsi. E non si sa perché, costui prediliga le feste natalizie, s’insinua tra parenti e amici mettendo sotto l’albero i suoi “argomenti”.

A nome di tutti i cretini di rivalsa
ringrazio Laura Casti­glione della sua esila­rante rifles­sione e ricam­bio gli auguri per un migliore Natale e un non peg­giore 2011 per tutti!
Nicola Lupo

Certamente chi è credente sa che Gesù Bambino scende dalle stelle il 25 dicembre e, anche se provocato, non commette il peccato mortale di farLo scendere in un altro giorno; digrigna i denti per non aver potuto o voluto rispondere per le rime e se ne rammarica, dopo: “l’esprit de l’escalier”.
Ma alla fine anche il cretino fa riflettere: essere come lui non è proprio un limite se contribuisce a darsi una certa importanza!
E nella speranza che funzioni si potrebbe adottare la soluzione d’imitarlo: sparare a raffica cazzate e lasciarlo finalmente senza parole!
Sono piccole rivalse che non cambiano la vita, ma sentirsi un “importante cretino” la migliora!
Ma che non diventi un’abitudine! Solo quando un “certo gonfiore” impedisce il passo leggero e spedito!
Auguri di buone feste a tutti, ma sì, anche al cretino!
Natale 2010
U dummisciùtu!
Svegliamo il mandrillo che dorme!
Oggi si sta facendo spazio un certo giovanotto che, preso dal panico, molla la sua ragazza sull’altare non sentendosi pronto al grande passo.
Perché se la dà a gambe? Per il calo della passione o c’è qualcos’altro?
Escludiamo dalla riflessione chi enumera prestazioni sessuali a iosa durante i festeggiamenti delle sue nozze d’oro!
Ascoltiamo invece chi afferma che l’innamoramento ha i suoi tempi e non può durare tutto il tempo.
La sua considerazione non è arrivata certo dopo una “nottata di fuoco”, al contrario, il sonno gli ha portato consiglio e, magari, se avrà tenuto un diario, dove aveva segnato in rosso i giorni si e in nero i giorni no della sua performance, lo ha fatto riflettere che non tutto era filato liscio. Anzi, in alcuni casi, i no prevalevano per l’inesperienza di lei ma anche di lui che annaspava nel dove mettere le mani, pur esistendo allora come oggi, donne fredde, tiepide, calde e a scottadito!
Ma con in mente un “progetto di vita insieme”, passati gli ardenti bollori, per un’evoluzione naturale della passione, ha intrapreso una strada di risalita diversa, con sentimenti più profondi verso il compagno/a che prendono il nome di solidarietà, fiducia, amore.
E come si suole dire: chi si accontenta gode!
Oggi l’inesperienza della donna è superata, all’uomo viene indicato anche dove mettere le mani e “chissu …u dummisciùtu …” se ne sta con le mani in mano, anzi scappa, perchè non si sente pronto al grande passo? E la sua mammina? Invece di rincorrerlo con l’ovetto sbattuto perché non gli spiega come vanno le cose?
Noi facciamo la nostra parte e rivolgiamo al giovanotto qualche domanda:
- U Signoruzzu, runa biscotti a cu n’avi renti?
- E’ la paura di un progetto di vita insieme?
- L’impulso sessuale può essere la sola guida?
- Il bottone della camicia lo sa attaccare solo la mammina?
Porca miseria, quante domande! Lo stiamo mettendo in “confusione”?
- Giovanotto … senta! Non risponde … il mandrillo si è addormentato nel bosco!
Proviamo a farlo baciare dal principe azzurro?
Dicembre 2010
A “quel figlio” di mamma!
Andiamo ad un matrimonio e osserviamo le espressioni e l’abbigliamento di due distinte signore: mamma della sposa con vestito fru frù, tacchi cm. dieci, gioielli a chi più ne ha, trucco coordinato, capigliatura “sciantosa” in competizione con la sposa, “bella la madre, bella la figlia”; mamma dello sposo con vestito sobrio, scarpa chanel, gioiello quanto basta, trucco leggero, capigliatura composta, versa lacrime di commozione e non certo per rovinare la festa: è delusa dal figlio che ha scelto “chilla” e se lo sente “rubatu”, lui va a vivere lontano e lei pensa a come potrebbero andare le cose.
I primi tempi il figlio le telefona: “maaamma” sulle note struggenti della vecchia canzone “Mamma, mormora la bambina”.
Le vacanze lui le passa al paesello ma sono brevi e riparte. Il lavoro, la stanchezza, la crisi c’è sempre, le telefonate si diradano.
La sua mamma gli telefona sempre ma non sa cogliere il momento giusto: lui ora sta mangiando … è tornato stanco dal lavoro … ha il telefono staccato … la notte non ha dormito. Gli anni passano e lei invecchiando perde, per sua fortuna, la memoria.
Ma ad un tratto si ricorda che deve morire: e muore!
Quel figlio di mamma prende il primo aereo che passa e piange, inconsolabile: com’era brava la sua mamma, sapeva fare delle polpette speciali, chissà cosa vi metteva dentro! Forse, se avesse trovato il tempo per chiederglielo!
Mah! … Ormai ... è inutile piangere sulle “polpette versate!” Ora lui è con lei, l’accarezza mentre le sistema il vestito, le parla a lungo sottovoce e non si capisce cosa si stiano dicendo, lei sobbalza e muove le palpebre perchè si avvia al “rigor mortis”.
Non sarà, invece, che voglia tornare in vita? Certo che no! Almeno da morta, quel figlio di mamma le ha parlato e le parlerà ancora!
“Partire è un po’ morire”… e morire è un po’ parlare!
E meno male che Novembre sta finendo!
Una comoda casetta per ...il dopo?

Vi sono alcuni che decidono con ampio anticipo di mettere su casa al cimitero, convinti che pensandoci all’ultimo momento avrebbero di che pentirsi.
Acquistano il terreno ‘n facci o suri, per usufruire di notte del lento rilascio del calore e incaricano un tecnico di fare il progetto. Un localino per ogni familiare, un disimpegno per sgranchirsi le ossa e mansardina per un ospite improvviso in attesa che gli consegnino il suo monolocale. Iniziano gli scavi per le fondamenta e vengono alla luce i reperti ossei del vicino che non sa stare al proprio posto e, omertosi, li ricoprono col massetto del solaio per non sospendere i lavori.
Completata la struttura muraria è il momento di decidere quale colore fare alle pareti: un azzurrino? Un grigiolino? Un verdino, speranza, di trovarsi bene? Si stanno allungando i tempi, si deve scegliere in fretta: besgiolino, è un classico e sta bene su tutto!
Assegnazione dei posti: piani alti a chi soffre d’asma, piani bassi agli altri. Sistemazione aiuole con fiori stagionali, illuminazione a giorno per chi è solito rincasare tardi la sera!
Manca il collaudo e l’inaugurazione ma, almeno a questi, danno tempo al tempo!
Ognuno, naturalmente, “a casa propria” faccia ciò che vuole, ma una saggia riflessione non è tombale: tutti sanno che la morte è rappresentata da una vecchia signora mantellata, con in mano la falce e senza il martello che miete “all’urbisca,” ma non è sorda, sente a meraviglia chi, invidioso, impreca: “a motti buttana …ri ccà, e buttana ra miseria …ri llà, na bella casza e nullu sa gori? E un puvirellu? Sutta a terra! Vi pari giustu?”
E così la vecchia signora “inca …ppucciata nera” per le ingiuriose proteste, cantando “andiamo a mietere il grano” si reca dai proprietari della casetta disabitata e anticipa la mietitura!
Non toccate lo “sferico ferro”, non basta! Sospendete i lavori! Scatenare l’invidia è piriculùszu!
2 novembre 2010

A margine di “una comoda ca­setta… per il dopo?”
di Laura Castiglione, la quale con bonaria ironia critica la mania di prepararsi una tomba con relativo autoelogio dei futuri fruitori, e senza offen­dere i costruttori che esercitano la loro attività, si potrebbe proporre la cremazione, che aumenterebbe il lavoro dei vasai e darebbe la possibilità ai parenti di avere il caro estinto accanto al profumato e utile basi­lico, mentre creerebbe qualche dif­ficoltà alle coorti celesti nel fatidico giorno di rintracciare tutti i giudi­candi.
Si potrebbe, nel contempo, modi­ficare la iconografia di sorella mor­te in questi termini:
“Vieni, bella Signora, avvolgimi nel tuo rosso mantello e immergimi in un vasto mare di asfodeli!".
(n.l.)

“Cu non mori vecchiu si fa”
E poi? …basta un piatto di pasta a forno!
L’anziano dà un bel da fare. C’è chi lo piazza in una casa di riposo, chi l’affida alla badante e chi lo ospita in casa propria.
L’ultima soluzione dovrebbe andargli bene, invece, parrebbe proprio di no.

La sua giornata inizia dopo l’insonne “riposo dell’anziano” e preso sonno, ndè matinati, lo lascia andare per il trambusto di chi deve uscire:
– “…non dimenticare la pillola della pressione, …rincoglionisci davanti alla tv, ...tieni le gambe alzate… per la circolazione.”
Finalmente l’anziano resta solo e, con in spalla le sue gambe circola per casa, si attacca al telefono, parla “cu l’amici di lu so partitu e si llagga 'u cori”.
E’ uso comune dire che l’anziano torna bambino e fa i capricci. Le sue dimenticanze normali, sono l’inizio di una puntina di Alzheimer. L’alimentazione è dietetica: carote e mele astringenti, poca pasta, pesce azzurro, niente fritture, niente vino, niente fumo e niente sesso: non scherziamo! Potrebbe restarci!
Sono attenzioni, d’accordo! Ma quando si esagera si chiama “terrore” che al congiunto possa “venire qualcosa” per cui saranno costretti a “servirlo!”

Laura Castiglione al solito scri­ve dei pezzi che sono autentiche pennellate di neove­rismo, concluse con ironiche considerazioni che possono sem­brare dei veri e propri aforismi.
Brava!
Nicola Lupo
26 Ottobre 2010

L’anziano non fa capricci: non gli sono mai piaciuti “i mascurini”. Non ha l’Alzheimer: è pigro anche nel ricordare.
La dentiera balla? Non vuole l’Algasil, se ne frega, se la toglie, la posa dove tutti la possono vedere e quando la cerca gli dicono dov’è.
Ci ha messo molti anni per diventare anziano e vuole fare e dire ciò che non ha mai fatto e detto, o continuare nelle abitudini di sempre.
Se un figlio è troppo apprensivo potrà darsi una regolata o fare al proprio anziano “separato in casa” un piacere: lo mandi a vivere da solo!
Mangerà a scumma ccu l’ogghiu o si abbufferà di pasta a forno e… toglierà il disturbo!
Ottobre 2010
Zitella o single?
La compagnia... al bisogno
La zitella di oggi si chiama single, meno dispregiativo e di ampio respiro.
La single sostiene che vivere da sola sia una scelta, dopo le delusioni che solo l’uomo sa dare: immaturo e inaffidabile. E con la puzza sotto il naso, lo racconta a chi è disposto a crederle.
Forse è un criterio nuovo di seduzione, lei stimola il narciso che, pavoneggiandosi, le dimostrerà che lui non la deluderà. Sarà così? La single non è avvezza alle confidenze e ci viene in aiuto un uomo per la sua naturale inclinazione a parlare di donne: “la single – sostiene – non ha una strategia di seduzione, vive da sola, che è “na cummurità”, e vuole compagnia al bisogno.
E’ un punto di vista sintetizzato e l’uomo, si sa, va per le spicce, ma aggiungiamo a questo giudizio una domanda: la single, fa un gioco d’azzardo o è un bluff? Cerchiamone la risposta: l’uomo crede che oggi la donna sia disponibile e lui debba “provarci” sempre e non ha difficoltà nella scelta. E in conseguenza di ciò, s’illude di condurre lui il gioco, dimenticando il detto: “a potta si rapi ri intra”.
Ma alla fine, sia che l’uomo svolga la professione del croupier o quella di “uomo oggetto” è sicuro che non si pone problemi, non sarebbe da lui: fotte e se ne fotte!
Il problema “oggetto” se lo pone la donna, non riesce a scrollarsene e sotto le “mentite spoglie” di single si convince che finalmente è l’uomo “l’oggetto” ed è lei ad avere in mano due carte vincenti: usa e getta.
Questa single crede così di aver raggiunto la parità con l’uomo ma, purtroppo per lei, in un campo dove lui non eccelle: considerare l’altro oggetto. Ma a chi scrive e a chi leggerà queste 335 parole, chi glielo leva dalla testa che alla single piace fare “na botta e via?”
– Una sola? –
– Una va e una viene! –
Ottobre 2010
A “criata” di ieri dava meno problemi!
Era una volta buona abitudine del signorotto di campagna e di città utilizzare per i propri bisogni ciò che aveva sotto mano: “a criata” sulla quale si conosce il libero arbitrio dalla letteratura romanza. Lui scendeva per le scale verso la cucina, schioccava le dita ed era “subito sera”.
E si sa anche come reagiva la moglie: se le interessava il marito, defenestrava “a criata” che, per la fame che c’era, veniva rimpiazzata all’istante; e lo sportivo signorotto continuava su e giù per le scale, a sgranchirsi le gambe, per la nuova criata. Se la signora invece mal sopportava “chillu chi ci cchianava n’collu”, per par condicio, chiedeva al suo stalliere di salire lui le scale.
Oggi, cosa è cambiato a parte l’istallazione dell’ascensore? Tante signore intraprendono, anche loro, la carriera del buttafuori: rispettabile soluzione!
Ma siamo sicuri che non ci sia l’alternativa?
In ogni strategia che si rispetti è bene conoscere l’avversaria o la rivale. La ragazza è terra terra o sa usare i congiuntivi?
L’uso del verbo “venire” lo inverte con “andare?” Prima di licenziarla, ha le carte in regola come collaboratrice domestica, visto che tanto domestica non è? E sostituendola, al marito passerà la sbornia senza il pericolo di ricaduta? Guai a dare da bere a chi non regge l’alcol!
E se “l’amato” dimenticherà i doveri di manutenzione, l’uso della lingerie rosso fiamma riaccenderà la memoria?
E parliamoci chiaro: rimpiazzare una collaboratrice, “sveltina”, è cosa facile?
Mah! Non so se sia una buona idea e la butto qua: che fatica si deve fare per quattro entrate e quattro uscite.
Ci sono due famosi detti: “… Diu pidduna a tutti!” e anche “maritu tintu, maritu tintu, tintu è cu n’avi nè bonu e né tintu!”.
Siate disinteressate: tenetevi la collaboratrice, altrimenti, nell’inutile e ridicola tenuta osé dovreste tornare a lavare i piatti!
Settembre 2010
Origliare non è educato...
Ma può esser illuminante
Andare al mare è starsene al sole, nuotare e spettegolare. E c’è anche chi distesa sulla sdraio, tiene gli occhi chiusi e le orecchie tese ai discorsi del vicino.
Arrivano in spiaggia quattro signore: due giovani, con due bambini a testa, e le rispettive suocere.
Il bagnino indica loro quattro sdraio in seconda fila, ma le giovani ne prendono due in prima fila per seguire meglio i figli sulla riva.
I bambini giocano e le loro mamme conversano. Le suocere, sedute dietro sbirciano mentre parlano sotto voce, ma non tanto da non essere ascoltate da chi origlia. Una delle due
- Hai visto? Gli abbiamo offerto l’ingresso al lido, l’ombrellone, la colazione e ci hanno lasciate “ in castigo “ tutto il tempo!
L’altra
- Ma tu vuoi comprare tua nuora con un ombrellone e una brioche? -
- Figurati! Era solo per dire che ci considerano due sconosciute. -
- Perché, tu pensi che ci conoscano? -
- Se non altro conoscono il nostro nome e potrebbero ogni tanto chiamarci! -
- E per dirci cosa? -
- Magari, renderci partecipi e interessarsi a come la pensiamo! -
- Non vogliono sapere come la pensiamo e, francamente, a cosa gli servirebbe! -
- Questo è vero! Loro sanno tutto e non hanno bisogno di confrontarsi! -
- I bambini si stanno facendo la doccia. Guarda, sono nudi!
- Non vedo nulla …. di strano! -
- Ma inforca gli occhiali! Non guardare l’insieme, vai nel particolare: hanno il pisello!
- E allora? Se sono maschi… hanno il pisello! -
- Ma non è un pisello qualunque! Appartiene ai figli delle nostre nuore che, un giorno, verranno messe in “castigo” anche loro! ... Ah! Che soddisfazione! -
- Purtroppo noi non ci arriveremo a vederlo e avere … questa soddisfazione! -
- “Carusi! … simmu cunzumati … chista non ci viri e non ci senti!”
L’estate sta finendo …
Prima che sia troppo tardi!
Programmino per signore ...sprovvedute
Una volta i genitori dei fidanzati, “a tavolino”, sorseggiando un bicchierino di rosolio, s’interrogavano: cosa date a vostra figlia? E voi, a vostro figlio? Il corredo è a dodici o a ventiquattro? E la casa? E i mobili? Patti chiari e matrimonio lungo!
Oggi si sono perdute queste tradizioni e i nostalgici se ne rammaricano quando sentono:
- “Mah! Speriamo! Se non va bene, divorziamo.”  -
Ma se non ci si sforza perché vada bene il matrimonio, affidandosi alla speranza, almeno ci si impegni perché riesca il divorzio!
E prima del taglio, mano sulla mano, della torta nuziale, è necessario pianificare.
La casa la “portava” la donna? Oggi non conviene, ci sarà quella dell’ex marito. Il corredo? Solo a tre: un lenzuolo in uso, uno al lavaggio e l’altro se dovesse piovere. Separazione dei conti bancari: uno in comune e quello di lei con i risparmi. Scegliere la carriera meno remunerativa, per non essere costrette a mantenere l’ex. Nell’acquisto della macchina personale pretendere ogni optional, lui, col motorino circola meglio.
Si consiglia di lasciare il marito quando i figli sono minori, altrimenti: desistere!
Se si ha il compagnetto di giochi uscirlo “o chianu”, mostrarlo, dopo il divorzio, l’ex potrebbe alzare le mani!
Non si ama il cane? Non adottarlo mai, altrimenti, per non traumatizzare i figli sarà l’unico a non uscire di casa, neppure con i carabinieri.
Tenere sotto controllo gioielli e argenteria, serviranno a pagare l’avvocatessa d’assalto, anche se il bazuka non è adatto per sparare ai “piccioni”!
Non presentarsi alle udienze senza trucco, dimagrite e con le occhiaie, per intenderci a “gatta rumazzata”; il giudice, se divorziato, e ce ne sono tanti, non si fa impietosire: sfodera l’arma della solidarietà e lascia all’ex qualche soldo in tasca per ricominciare con una ragazza in carne e di sana e robusta costituzione.
Questo programmino non è niente male e vale solo per alcune signore: le sprovvedute.
E meno male che c’è Laura, ce ne vorrebbe una in ogni casa!
Giugno-luglio-settembre, mesi degli sposi!
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