Da Lettere a

13 Luglio 2005
«Contro il terzo Polo»
Da qualche anno, grazie alle eruzioni vulcaniche del 2001 e del
2002, si è attivato un vivace dibattito sulla opportunità, o meno di
istituire un terzo polo turistico anche nel versante nord-occidentale
dell'Etna, comprensorio dei comuni di Bronte, Randazzo, Maletto e
Maniace. Come sempre accade, si sono formati due gruppi contrapposti:
quello dei fautori di un nuovo polo turistico e l'altro dei contrari a
tale "insensata" proposta. Io sono contrario a questo progetto per
molteplici ragioni: prima ragione rischio di compromettere gravemente
un territorio unico nel nostro continente per i suoi valori
naturalistici e paesaggistici. L’attuazione di tale polo turistico
implica, infatti, la costruzione di corpose strutture turistiche e
sportive nell'area che dall'abitato di Bronte si estende fino a Punta
Lucia (2934 m. s.l.m.), attualmente in grande parte ricadente in
un'area di riserva integrale. Una seconda ragione riguarda la
scarsità, imprevedibilità e breve durata della neve, la presenza di
costanti attività effusive ed esplosive che, quando non distruggono le
strutture, rendono molto spesso la neve non sciabile vanificherebbero
gli obiettivi della proposta. Gli sciatori locali hanno già due
possibilità, a Nicolosi e Linguaglossa; gli sciatori di altre regioni
non verranno mai a fare le settimane bianche, assolutamente non
programmabili per il rischio di non trovare neve, sull'Etna. Una terza
ragione riguarda il rischio rappresentato dall'attività vulcanica. Non
è vero che il versante nord-occidentale è esente da attività eruttive:
al contrario, negli ultimi anni numerose colate di lava si sono
riservate in quell'area, minacciando anche l'abitato di Randazzo e
Bronte. L'eccessiva vicinanza di una stazione turistica ai crateri
sommitali costituisce, inoltre, un rischio per le vite umane, anche a
causa di veloci colate di fango che si possono determinare per il
rapido e improvviso scioglimento delle nevi durante le fasi eruttive.
Va compreso, infine, che l'esistenza di luoghi dove sia possibile
camminare per alcune ore senza sentire rumore di motori, respirare gas
di scarico e incontrare strade asfaltate è un'esigenza di primaria
importanza per la mente e lo spirito dell'uomo. I territori ancora
incontaminati sono sempre più rari e più ricercati nel nostro
continente e assumono dunque un valore anche economico. I Comuni che
si affacciano su questo versante dell'Etna hanno però il diritto a
ricevere sostegno economico per sviluppare una proposta turistica
alternativa a quella esistente negli altri versanti, promuovendo
progetti e iniziative che valorizzano il turismo nel pieno rispetto
del territorio, facendo sentire le popolazioni etnee non più solo
destinatarie di un penalizzante sistema di vincoli e divieti ma al
contrario partecipi di un bene di inestimabile valore e protagoniste
di un progetto collettivo che potrà dare i suoi frutti migliori solo
se questo bene sarà accuratamente tutelato. [Gaetano Bonaventura]
11 Luglio 2005
«Etna, col Terzo Polo non ci sarà scempio»
Leggo della diatriba sul terzo polo turistico del Nord-Ovest e
sulle numeroso note di chi è favorevole o contro. A questo proposito
ho una cartina con uno schema proposta, a suo tempo inviata ai sindaci
dei quattro Comuni interessati (Bronte, Maletto, Maniace e Randazzo ).
E' chiaro ed evidente: è tutta in zona C e B del Parco, solo una
piccola parte in alto (quota 2.228 m) per consentire l'arrivo della
funivia e seggiovia nello stesso edificio. Non saranno costruite nuove
strade, si utilizzeranno quelli esistenti, tutti gli insediamenti
sportivi saranno al di sotto di quota 1.400 m circa. Gli insediamenti
logistici (in stile alpino al massimo due elevazioni F. T. ) saranno a
ridosso della SS 284. Per ultimo si previsto anche l'utilizzo della
ferrovia CE (treni della neve in inverno e verdi d'estate) per un
turismo che dovrebbe durare tutto l'anno! Con questa proposta non ci
sarà scempio ecologico, ma si doterà il comprensorio di una struttura
di alto sviluppo socio-economico. [Nino Montalto]
10 Luglio 2005
Terzo polo, presupposto di sviluppo sul
vulcano
In relazione alla lettera, a firma di Marco
Tomasello pubblicata
il 4 luglio, dal titolo "no al terzo polo", desidero esprimere quanto
segue. Sono un neo maestro di sci e nel ritenermi grande appassionato
della montagna desidero anche estendere la mia opinione da maturando
futuro professionista del settore. Come più volte ribadito da numerosi
costruttivi interventi nella rubrica che mi ospita, si è chiarito che
il realizzo del terzo polo non significa scempio del territorio,
assalto selvaggio di fazzoletti incontaminati come qualcuno in maniera
fuorviante ha voluto far credere. Il progetto di tale intervento credo
che non darebbe vantaggi a una minoranza di pochi sciatori, ma semmai
costituirebbe un progresso economico del versante connesso ad
effettivi sviluppi del prezioso patrimonio che ci regala la nostra
montagna con un richiamo di turisti di tutto il mondo considerati gli
aspetti peculiari che caratterizzano il versante Nord dell'Etna in
termini climatici, ambientali - paesaggistici. Rammento che per come
previsto dall'innovativo realizzo del progetto, gli impianti sarebbero
costruiti senza distruggere un albero e senza alcuna alterazione dei
luoghi. Se così non fosse, penso proprio che migliaia di persone non
avrebbero dato il consenso con relative firme autenticate depositate
presso il comitato promotore sviluppo aetna, con la collaborazione di
altri movimenti, al decollo della creazione di questo assetto
turistico-sportivo culturale. Se invece siamo ancorati all'ottica che
in Sicilia non è possibile realizzare qualcosa di positivo, quale
espressione di energia e stimolo per tante iniziative e possibilità
per i giovani del nostro territorio, già tanto a rischio per
molteplici motivi, allora soffochiamo ogni speranza di cambiamento e
miglioramento. I Trentini, i valdostani, i lombardi, i piemontesi, gli
abruzzesi, i francesi, gli svizzeri, i quali sfruttano le proprie
montagne (anche all'interno dei parchi nazionali; Vedi Stelvio,
Tonale, Monte Bianco, Gran-Sasso etc. etc...) sono forse considerati
distruttori del territorio? Il terzo polo offrendo un ottimale
innevamento apporterebbe un impulso ad altre valide alternative, quale
la pratica dell'MtB, trekking, sentieri natura, etc...) nel contesto
inserito in un pacchetto organizzativo con un attività senza
interruzione nel corso di tutto l'anno e, ovviamente nei mesi
invernali, la concreta e unica possibilità di sciare su un vulcano e a
due passi dal mare. Agli oppositori del polo chiediamo di non
contribuire, in aggiunta a tutti i vari ostacoli, a fare perdere
questa occasione di luce e di speranza alla Sicilia ed ai Siciliani.
[Dario Teri]
7
Luglio 2005
Etna, ma cos'è il terzo polo?
Sempre e a proposito del terzo polo. Non c'è giorno senza che
qualcuno, compreso il sottoscritto, non faccia sentire la sua sul
costituendo terzo polo. Ormai le due fazioni sono sempre le stesse:
contrari e favorevoli. Non poteva essere diversamente quando si
discute di problemi che riguardano l'ambiente, un ambiente protetto
per di più, investono interessi vari ed impegnano risorse economiche
che sono di tutti. Proporrei di fare tutti noi un passo indietro.
Perché mi pare di capire che nessuno sappia in che cosa realmente
consista questo famoso terzo polo. Una via d'uscita a questa
tormentata diatriba ci sarebbe. Gli onorevoli Fleres e Leanza,
firmatari dei due disegni di legge in materia, spieghino all'opinione
pubblica, per sommi capi, se ne abbiano voglia, il progetto che
intendono portare avanti. E' un loro diritto crederci e un nostro
diritto conoscerlo. Chiediamo troppo se in qualità di loro probabili
elettori desideriamo conoscere meglio il loro pensiero? La conoscenza
è l'unica strada che conduce alla verità e... al voto.
[Saro Pafumi]
4
Luglio 2005
«No al terzo Polo»
Penso che la maggior parte delle persone favorevoli al terzo
polo non abbiano mai fatto un escursione a piedi, in bici o con gli
sci sul versante ovest dell'Etna, anzi penso che la maggior parte di
queste persone non abbia mai messo neanche la punta di uno sci fuori
da una pista battuta, non abbia mai goduto del paesaggio incantato che
offre l'Etna lontano dagli impianti di risalita. La stazione a monte
dello skilift dove non ti sei mai avventurato non è la vera cima della
montagna, oltre le piste, la neve battuta, fresata, lavorata come
materia inerte c'è un luogo dove ciascuno di noi ha la possibilità di
esprimere e conoscere se stesso in piena libertà ed armonia con
l'ambiente, secondo le regole della natura. Bisogna capire e
soprattutto far capire a coloro che si sentono "i signori della
montagna", i padroni dell'Etna che ciò che conta in montagna è la
capacita di sentirsi ospite piuttosto che padrone! Se noi intaccassimo
il versante ovest dell'Etna con le orribili costruzioni che il terzo
polo prevede rischieremo di far scomparire qualcosa di irripetibile.
Parlo da professionista della montagna, che in montagna, sulla nostra
Etna, ci lavora d'inverno come maestro di sci e d'estate come guida
vulcanologica, ma parlo soprattutto da "malato di montagna", malattia
che mi ha trasmesso mio padre molti anni fa quando mi ha fatto
scoprire la sensazione di armonia con la natura e con noi stessi che
percepiamo sciando su una montagna incontaminata, non è sport, non è
tecnica, non è arte ma è un dono prezioso: rispettiamolo! [Marco
Tomasello] |
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16 Gennaio 2004
Wwf: «Dannoso
per lo sviluppo»
Da parte di Maurizio Musmeci, a nome del Wwf Catania, riceviamo:
«In questi giorni si è riacceso il dibattito sullo sviluppo
turistico del parco dell'Etna e su come rilanciarlo. Come fosse
una soluzione ai diversi problemi spesso riemerge la proposta di
creare un terzo polo turistico. Il Wwf ritiene che la
realizzazione di un terzo polo turistico sia non solo dannosa
dal punto di vista naturalistico ma anche controproducente in
termini di sviluppo economico di lungo periodo.
Innanzitutto va ricordato che il Parco è stato istituito per
difendere una delle aree naturali più importanti europee se non
addirittura mondiali e non possono essere realizzati interventi
incompatibili con la tutela degli ambienti naturali.
Il terzo
polo non è previsto dall'attuale legge regionale che difende il
patrimonio naturale siciliano, cercare di aggirare tale
importante legge causerebbe una perdita d'immagine a livello
nazionale ed internazionale che la Sicilia non può certamente
permettersi. Un secondo motivo è che la stessa idea di «polo»
si dovrebbe considerare superata, infatti lo sviluppo turistico
deve puntare ad avvantaggiare il più possibile le popolazioni
residenti e gli operatori commerciali che operano nei Comuni del
Parco, piuttosto che un polo isolato dalla vita economica e
sociale dei Comuni etnei».
10 Gennaio 2004
Lipu:
Sull'Etna, no a un turismo solo
«invernale»
«Se ci è consentito
vorremmo esporre la nostra opinione in merito allo «sviluppo»
del versante nord-ovest del Parco dell'Etna. Solo da qualche
tempo l'Ente Parco dell'Etna, l'Apt e la stessa Provincia stanno
avviando una politica più concreta sia con l'adozione del piano
territoriale del Paco che con l'avvio di un modo più nuovo e
intelligente di fare ospitalità (paesi albergo, bed and
breakfast. agri turismo, ecc.).
Anche nei paesi che sono
tradizionalmente considerati più «turistici», come Nicolosi e
Linguaglossa, il turismo legato agli sport invernali
paradossalmente dà poco. Ad eccezione di qualche caffè
fugacemente consumato in qualche bar, nei singoli paesi non
resta nulla del turismo invernale. Occorre un nuovo modello di
sviluppo più coerente con la vocazione ambientale del nostro
territorio e con le sue potenzialità. Si deve fare in modo che
la gente si fermi nei paesi, che dorma, che consumi i pasti, che
acquisti. Ciò si può fare avviando una forte politica di
recupero del patrimonio edilizio esistente e di sostegno per la
ristrutturazione delle case da destinare all'ospitalità,
creando servizi adeguati per il turismo. Così i centri storici
potranno rivivere, grazie alla presenza del Parco che fa da
attrazione. Bisogna avere la forza di resistere a spinte di tipo
speculativo che non hanno un ritorno economico nel medio-lungo
periodo.
Pensare poi a nuovi impianti sciistici nel versante nord-ovest
quando vi sono altri due poli a pochissima distanza lo riteniamo
uno spreco di risorse, che andrebbero meglio indirizzate per
creare una filiera di turismo che possa realmente portare
benessere al singolo paese. Per non parlare del danno
paesaggistico e ambientale che strade, teleferiche, cremagliere,
impianti, funivie, seggiovie, edifici, presìdi, parcheggi
farebbero in quello che è l'area a più alta naturalità dell’Etna,
il vero parco naturale, l’elemento di eccellenza del
territorio.
Se poi si considera il cambiamento climatico in atto con un
evidente aumento di temperatura e riduzione del periodo di
utilizzazione della neve, puntare su un turismo invernale ci
sembra perdente. Non è da sottovalutare, inoltre, il rischio
vulcanico: a Nicolosi negli ultimi 20 anni si sono avute ben 5
eruzioni che hanno danneggiato gli impianti e Piano Provenzana
è ancora oggi sommerso dalla lava.
Si propone pertanto che i
Comuni si adoperino, anche mediante degli accordi con le
Province, con le Aziende provinciali per il turismo, con i
Parchi, affinché vengano trovate le risorse economiche e
vangano snelliti gli iter amministrativi perché all'interno dei
centri abitati, nei centri storici, si possa ottenere una
congrua ospitalità, un congruo numero di posti letto tramite
accoglienza nelle famiglie (come avviene nelle piccole isole circum-siciliane) o mediante piccole strutture alberghiere.
Questa opportunità consentirà alla popolazione di trarre un
beneficio diretto dal turismo senza passaggi intermedi. Tra i
residenti nei comuni interessati potranno nascere tanti piccoli
imprenditori turistici, mentre con un diverso modello di
sviluppo avremo solo lavoratori dipendenti, magari con contratto
a termine, di società multinazionali, gestori di grandi
strutture le quali, poi, hanno sempre la tendenza a intrattenere
relazioni economiche significative (fornitori, imprese di
servizi, etc.) sulle lunghe distanze anziché nell'ambito
locale. Invece con il modello di sviluppo che si propone il
turista pagherà l'alloggio direttamente al proprietario della
casa, con innegabili vantaggi economici sia per il turista che
paga tariffe più basse, sia per la popolazione». (Giuseppe Rannisi, delegato Lipu sez. di Catania) |
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8 Gennaio 2004
Cai Sicilia:
«Pronti a
sposare un progetto alternativo»
«Il Club alpino italiano-Sicilia aderisce e sottoscrive l'appello
lanciato dai docenti dell'Università di Catania a difesa
dell'integrità del versante nord-occidentale dell'Etna. Si
dichiara inoltre disponibile a fornire la collaborazione dei
propri soci e delle proprie strutture nei confronti dei Comuni
di Bronte, Maniace, Maletto e Randazzo per la messa a punto di
un progetto alternativo a quello proposto, che dia ai territori
interessati l'opportunità di sviluppo di un'attività turistica
mediante strutture a basso impatto ambientale, imperneata sulla
fruizione delle emergenze naturali dell'Etna.
Il progetto
consisterebbe nell'individuazione di itinerari per trekking con
pernottamento in bivacco, di escursioni giornaliere a piedi o
con racchette da neve, di percorsi di sci alpinismo, di sci
escursionismo, di visita alle grotte vulcaniche; la creazione di
scuole per l'addestramento alle predette attività
tecnico-sportive e l'addestramento degli accompagnatori».
(Mario Vaccarella,
presidente Cai-Sicilia) |
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7 Gennaio 2004
Touring Club Italiano: «Il
Touring aderisce al documento contro il 3° polo»
«Nella qualità
di rappresentante del Touring Club Italiano per Catania e
Provincia, letto il documento redatto dai Docenti
dell'Università di Catania "A difesa dell'integrità del
versante nord-occidentale dell'Etna", contenente la ferma
opposizione al progetto diretto a creare un terzo polo turistico
invernale sul versante nord-occidentale dell'Etna, dovendosi
così modificare la legge istitutiva del Parco dell'Etna;
poiché l'Etna è fornita ad oggi di due stazioni sciistiche con
relativi impianti vari e numerose strade asfaltate nei versanti
meridionale e nord-orientale, rispettivamente ricadenti nei
Comuni di Nicolosi e Linguaglossa; si ritiene che il terzo polo
turistico del nuovo versante debba esplicarsi proprio garantendo
l'esistenza di un territorio ancora incontaminato che, con
un'accorta politica turistico amministrativa, potrebbe fornire
una rilevante resa economica alle locali popolazioni, con
l'offerta di attività come lo sci alpinismo e di fondo, il
trekking, le escursioni con racchette da neve e, d'estate,
quelle a piedi lungo sentieri attraversanti un ambiente naturale
bellissimo e molto interessante dal punto di vista morfologico e
ambientale. Pertanto, in aderenza a quanto già espresso dalla
Sede Centrale del Touring nel 1997 attraverso un elaborato del
proprio Centro Studi si aderisce al citato documento, auspicando
che l’Ente Parco possa svolgere iniziative concrete in
proposito, per un migliore e maggiore sfruttamento
dell'incomparabile patrimonio che - se gestito razionalmente con
la valorizzazione della natura esistente - non potrà non
apportare un corposo ritorno verso i Comuni interessati». (Avv. Felice Saporita) |
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6 Gennaio 2004
EtnaSci: Le ragioni di un terzo polo sciistico sull'Etna
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«Perché il terzo
polo sull'Etna? Semplice perché è il versante etneo con le
migliori caratteristiche per la pratica dello sci alpino. Ovvero
innevamento quasi garantito per i mesi invernali e primaverili e
pendii favorevoli. Etna Sci è chiaramente favorevole alla
realizzazione del terzo polo, ma non, lo ribadiamo, alla
distruzione indiscriminata della montagna.
E' vero
che il versante oggetto della diatriba è stato anch'esso
vittima di eruzioni, come è altrettanto vero che il versante
ovest del vulcano offrirebbe delle insenature naturali che
fungerebbero da piste da sci alpino senza dover distruggere
nessun luogo esistente. Ciò si tradurrebbe in un minor impatto
ambientale e minori investimenti economici. In tutto il mondo le
montagne vengono "sfruttate" turisticamente, (per chi
non lo sapesse si scia anche in Israele !!!), onestamente non si
comprende perché l'Etna dovrebbe fare eccezione. Il vulcano non è mai stato
veramente lanciato dal punto di vista turistico, se non con
qualche modesta e sporadica iniziativa privatistica. |

22 Novembre 2003, la prima neve: Bronte e l'Etna già innevato |
Fino a
dieci anni fa lo sciatore meridionale doveva recarsi al nord per
sciare, oggi l'Abruzzo ha creato piste ed infrastrutture degne
di stazioni alpine e l'Etna, con investimenti adeguati e creando
una sinergia tra i paesi del parco, potrebbe risultare una
validissima alternativa per lo sci alpino, il fondo e
l'escursionismo.
Un carosello di piste tra quelle già esistenti collegate a
quelle del terzo polo potrebbe rappresentare una realtà nel
settore invernale. Inoltre nonostante "l'Humus'' del nostro
sito sia proprio lo sci alpino pubblichiamo ugualmente articoli
sullo scialpinismo-escursionismo, proprio perché la convinzione
è che la montagna vada vissuta a 360°. Proprio chi pratica lo
sci alpinismo sull'Etna sa perfettamente che le sensazioni che
si provano scendendo dai pendii del vulcano - fronte mare -
sono, non diciamo più belle, ma assolutamente diverse da quelle
che potrebbe offrire qualsiasi pista alpina (e credetemi, ne ho
visitate parecchie).
Se non ci sono alberghi è ovvio che non ci può essere un vero
e proprio turismo, il discorso cambierebbe creando strutture e
impianti adeguati, ricettività inclusa. In tal caso
probabilmente i vari turisti europei e d'oltreoceano che già a
flotte visitano il nostro vulcano, non si lascerebbero scappare
l'occasione di sciare al mattino e di un bel bagno nel
pomeriggio con il già caldo sole primaverile. Infine è vero
che il versante è fruibile con altri mezzi; ma resta il fatto
che lo sci alpino e lo sci alpinismo sono due discipline
differenti. Lo sci alpino è praticabile da tutti e a qualsiasi
età su piste battute. Lo sci alpinismo è sinonimo di
fuoripista, che sull'Etna si traduce spesso in condizioni di
terreno molto difficili per via del ghiaccio, della sabbia e del
terreno smosso, spesso frastagliato. Insomma per praticare lo
sci alpinismo bisogna già essere dei buoni sciatori. Immaginate
un bambino percorrere decine di Km con gli sci e poi affrontare
impegnativi fuoripista? Io no... Relegare il versante ovest al
solo sci alpinismo o al trekking non è, a mio avviso, una
soluzione; cercare una via di sviluppo turistica-economica, nei
limiti consentiti dal parco e soprattutto del buon senso,
probabilmente potrebbe esserlo».
(EtnaSci)
5 Gennaio 2004
Nunzio Saitta:
Etna: sentire gli
interessati
"Il
rischio di uno sviluppo indiscriminato di un turismo che non ci
appartiene è dietro l'angolo"
«Sicuramente il fatto che si sia aperto un dibattito sull'ipotesi del c.d. "terzo polo
turistico" sull’Etna non può che essere costruttivo.
Innanzitutto, credo che sarebbe opportuno interpellare e organizzare
incontri con i "portatori di interesse" del territorio per
evitare gli errori fatti nel passato.
Il documento firmato da docenti universitari, anche se forse non
corretto nella forma, pone l'attenzione su una questione, che vi
assicuro, anche noi abitanti ci poniamo. In un momento in cui si
parla di "sviluppo sostenibile" basato sul coinvolgimento
delle comunità locali al fine di perseguire una crescita economica
e sociale attuata dal basso, capace di esaltare le specificità
locali, l'immaginare impianti sciistici, strade asfaltate, traffico
indiscriminato anche sul nostro versante (come si diceva nei
precedenti interventi: tra i pochi luoghi rimasti di "natura
incontaminata") fa un pò paura. Il rischio di uno sviluppo
indiscriminato di un turismo che non ci appartiene è dietro
l'angolo. Ciò che mi piacerebbe vedere è l'utilizzo del Parco, con
le sue specificità che lo rendono unico, come una risorsa
necessaria per il nostro sviluppo. Indubbiamente nel passato siamo
stati pochi considerati dalle istituzioni: poco o niente, ad
esempio, viene realizzato dalla Provincia regionale nel nostro
versante, né opere né eventi di richiamo nazionale in grado d i
"sponsorizzare" i nostri luoghi, usi, costumi e prodotti.
L'Apt più vicina è quella di Nicolosi: pochi chilometri ma
"interessi" non convergenti.
Fino a quando tutti gli attori coinvolti (istituzioni, imprese,
docenti universitari, cittadini) non useremo come parola d'ordine
concertazione, programmazione negoziata, cooperazione e non saremo
in grado di "sfruttare" tutto il vulcano come un marchio
unico che identifichi sia i prodotti che il territorio come una
destinazione di qualità, rischiamo di rimanere nello stato della
solita "guerra tra poveri”. Peraltro, questo è il percorso
obbligato per arrivare a instaurare quei "sistemi turistici
locali" che sono previsti anche dalla nuova legge quadro
nazionale sul turismo (Legge 135/01) e che ancora la nostra regione
non ha recepito. Nel ringraziare la redazione de "La
Sicilia" per l'ospitalità auguro a tutti buon 2004 e che sia
l'anno della Sicilia!» (Nunzio Saitta)

Ferma
opposizione al progetto del Terzo Polo e difesa della legge istitutiva
del Parco naturale regionale dell'Etna. Questo in sintesi il documento
dei docenti dell'Università di Catania.28 Dicembre 2003
150 fra docenti e ricercatori: Il Terzo Polo
comprometterebbe un territorio unico nel nostro continente
I promotori, docenti
dell'Università di Catania, invitano i Siciliani a difendere la legge
istitutiva del Parco naturale regionale dell'Etna sottoscrivendo
questo documento:
«Di fronte alle crescenti pressioni dirette a creare un terzo polo
turistico invernale sul versante Nord- occidentale dell'Etna,
modificando a tale scopo la legge istitutiva del Parco dell'Etna,
sentiamo il dovere di esprimere la nostra ferma opposizione a questo
progetto che rischia di compromettere gravemente un territorio unico
nel nostro continente per i suoi valori naturalistici e paesaggistici;
l'attuazione di tale polo turistico implica infatti la costruzione di
corpose strutture turistiche e sportive nell'area che dall'abitato di
Bronte si estende fino a Punta Lucia (2934 m s.l.m.), attualmente in
gran parte ricadente in un'area di riserva integrale.
Le ragioni alla base della nostra opposizione sono molteplici, ma
ciascuna di per sé sufficiente a motivarla.
L'Etna, che ha una fascia alto-montana incomparabilmente più ridotta
rispetto a quella di qualunque rilievo alpino, è già in gran parte
urbanizzata: sette strade asfaltate si inerpicano oltre i
millecinquecento metri di quota; due strade sterrate ne raggiungono la
sommità; due stazioni sciistiche, con una funivia, numerose sciovie e
due seggiovie in costruzione, esistono da prima della costituzione del
Parco nei versanti meridionale e nord-orientale. Un impatto di tale
portata non si registra in alcuna montagna delle Alpi. Il territorio
di Punta Lucia e tutto il versante nord-occidentale rappresentano
l'unico lembo residuo ancora incontaminato che conserva integri i
valori naturalistici e paesaggistici che danno un senso all'esistenza
stessa del Parco dell'Etna; consideriamo perciò grave e inammissibile
anche la sola ipotesi di creare strutture in quell'area.
Una seconda ragione riguarda la validità stessa della proposta: la
scarsità, imprevedibilità e breve durata della neve, la presenza di
costanti attività effusive ed esplosive che, quando non distruggono
le strutture, rendono molto spesso la neve non sciabile
vanificherebbero gli obbiettivi della proposta. Gli sciatori locali
hanno già due possibilità, a Nicolosi e Linguaglossa; gli sciatori
di altre regioni non verranno mai a fare le settimane bianche,
assolutamente non programmabili per il rischio di non trovare neve,
sull'Etna, peraltro priva di un'adeguata varietà di piste;
preferiranno perciò rivolgersi alle più valide Alpi, rendendo
l'investimento fallimentare.
Una terza ragione riguarda il rischio rappresentato dall'attività
vulcanica. Non è vero che il versante nord-occidentale è esente da
attività eruttive: al contrario, negli ultimi 50 anni (fino al 1999)
numerose colate di lava si sono riversate in quell'area, circondando e
in parte ricoprendo anche Punta Lucia e minacciando anche l'abitato di
Randazzo. L'eccessiva vicinanza di una stazione turistica ai crateri
sommitali costituisce inoltre un rischio per le vite umane, anche a
causa di veloci colate di fango che si possono determinare per il
rapido ed improvviso scioglimento delle nevi durante le fasi eruttive.
Va compreso infine che l'esistenza di luoghi dove sia possibile
camminare per alcune ore senza sentire rumore di motori, respirare gas
di scarico e incontrare strade asfaltate è un'esigenza di primaria
importanza per la mente e per lo spirito dell'uomo. I territori ancora
incontaminati sono sempre più rari e più ricercati nel nostro
continente e assumono dunque un valore anche economico. Le legittime
aspirazioni di miglioramento economico espresse dalle popolazioni
etnee vanno dunque sostenute dirigendole verso uno sviluppo che non
distrugga un bene già in loro possesso e che può essere fonte di
ricchezza duratura solo se non alterato. In tutti i comprensori
turistici montani si tende, ormai da diversi anni, a presentare
proposte articolate di offerta turistica: insieme alle aree destinate
agli impianti di risalita si lasciano intere montagne o versanti di
esse allo stato naturale così da permettere lo svolgimento di
attività diverse dallo sci di discesa, come lo sci alpinismo, lo sci
da fondo, il trekking, le escursioni con racchette da neve, il free
ride con gli sci e con lo snow board, ecc. L'Etna non può
parcellizzarsi negli innumerevoli spicchi delle competenze dei singoli
comuni ma va considerato nella sua indivisibile globalità. Sul
territorio dell'Etna esistono già due stazioni di sci dedicate a
coloro che vogliono usufruire dei mezzi meccanici di risalita;
lasciamo il versante nord -ovest a tutti coloro, e sono sempre di
più, che cercano un turismo diverso. I comuni che si affacciano su
quel versante dell'Etna avrebbero però diritto a ricevere sostegno
economico per sviluppare una proposta turistica alternativa a quella
esistente negli altri versanti, rivolgendola ai numerosi appassionati
che già oggi vengono dal nord Italia e perfino dal nord Europa per
fare lo sci alpinismo d'inverno o il trekking d'estate: a questa
utenza, che in un prossimo futuro potrà rappresentare un mercato
fiorente, vanno rivolte innanzi tutto le attenzioni dei comuni
interessati, con proposte diversificate che invoglino i turisti a
soggiornare nel loro territorio e a interagire con la loro economia,
anche agricola ed artigianale. La presenza turistica in questo caso
non sarebbe legata ai soli mesi invernali ma coprirebbe tutto l'anno.
In quest'ottica sollecitiamo l'Ente gestore del Parco dell'Etna a
promuovere progetti e iniziative che valorizzino il turismo sull'Etna
nel pieno rispetto del territorio, facendo sentire le popolazioni
etnee non più solo destinatarie di un penalizzante sistema di vincoli
e divieti ma al contrario partecipi di un bene di inestimabile valore
e protagoniste di un progetto collettivo che potrà dare i suoi frutti
migliori solo se questo bene sarà accuratamente tutelato».
(seguono oltre 150 firme con una
nota finale che invita ad inoltrare le adesioni «ai promotori della
propria Facoltà o al Dipartimento di Biologia animale “Marcello La
Greca”, via Androne 81, Catania.
E-mail vincimar@unict.it»)

25 Gennaio 2004
«Etna: anche noi del Nord Ovest reclamiamo i nostri diritti»
Ho letto in questi giorni, vari interventi sul vostro giornale, da
parte di tutti, sul nostro versante dell’Etna, il versante
nord-ovest, in cui alcuni vorrebbero il “terzo polo”, altri no. Mi
ha molto colpito l’intervento di esimi professori universitari, che
vorrebbero lasciare integro il nostro versante, per tutti i turisti
che vorrebbero praticare trekking, sci di fondo ed escursionismo.
Questo versante è percorso giornalmente da centinaia di “turisti”
che attraversano a piedi tutti i boschi; peccato che questi turisti
siano solo pecore, mucche e maiali, che portano via dal bosco e non
portano niente agli abitanti. Difatti ogni giorno, decine di alberelli
vengono abbattuti da questi animali, che per “fame”, piegano gli
alberelli per mangiare le foglie, e caricandosi col loro peso li
rompono impedendogli di crescere, così pure i polloni lasciati dal
taglio ceduo che si fa, che vengono mangiati da questi animali, ciò
significa che tra non molto resteremo senza ricambi di alberi, con un
bosco che va invecchiando e scomparendo. Poi leggo nel giornale che il
Parco si sta attivando per la vigilanza, ma quando mai qualcuno ha
vigilato? Quando mai si è visto qualcuno del Parco nei nostri
territori? Certo l’altro giorno è venuto a Maletto il presidente
Bellia, una persona che spero possa far sviluppare il Parco, ha detto
molte belle parole sul nostro territorio, e l’indomani esce sul
giornale un articolo sulle visite nel Parco. Casualmente non c’è un
percorso che venga effettuato sul nostro versante, e meno male che
abbiamo tutte le bellezze ambientali. Infine una considerazione, in
tutti i Parchi d’Italia si apre tutto per far affluire più turisti
possibili, qua è il contrario, difatti per salire sui crateri con la
Star si paga una bella somma, per avere l’ausilio di una guida,
bisogna pagare, e se uno volesse fare la guida? Nessun problema, basta
pagare 5000 euro, e tutto è fatto, è proprio così, io stesso ho
fatto domanda per il corso, e mi hanno chiesto circa due anni fa, solo
9.600.000 delle vecchie lire. Infine la vigilanza, leggo in altro
articolo che il Parco si sta attivando per questo, ma questo non
significa che chi rovina il bosco con animali gettati dove capita
pagherà, pagherà invece chi per caso si perde o ha dei problemi in
montagna. Intanto chi ha avuto danni dai conigli aspetta il rimborso
dovuto per legge.
Quelli del versante Nord-Ovest devono stare come sono sempre
stati, senza turisti, senza guide, senza piste da sci, e
…senza lavoro. A Bronte, Maletto, Maniace, Randazzo, tanti
giovani stanno emigrando a cercare lavoro, e poi sento dire
che la Sicilia deve puntare sul turismo, ma solo se questo è
fatto nei posti indicati da alcuni politici, e purtroppo per
noi, il nostro versante non è tra questi posti. Anche se non
ancora per molto perché noi abbiamo rispettato i nostri doveri
(divieti e vincoli) ora vogliamo i nostri diritti (piste da
sci e tutto il resto). In tutto il mondo i parchi si fanno per
essere visitati e non solo per i divieti o per favorire alcuni
comuni a danno di altri. (L. S. - Maletto) |
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Lettere a

14 Febbraio 2005
Etna Nord, quali strategie?
Errare humanum est, perseverare diabolicum. Il motto dei latini,
non ci ha insegnato nulla, se dopo cinquant'anni, il versante nord
dell'Etna presenta le stesse deficienze. Se non c'è neve e non si può
sciare, la colpa non è di nessuno. Ma se c'è neve e non si può
ugualmente sciare, le cause vanno ricercate. Non suggerisco soluzioni,
perché non ho la presunzione di averne, ed anche se qualcuna mi frulla
per la testa, lascio «ai sapienti» il compito di trovarla nelle sedi
istituzionali. Grido però con forza che è ora di affrontare il
problema con strategie realistiche e radicali, perché è impensabile
che una tale ricchezza turistica sia gestita in forma dilettantistica
o polverizzata tra mille competenze. Non mancano certamente le
intelligenze nell'affrontare i problemi, mancano piuttosto le volontà
politiche e/o giusti appoggi. Parlare di «terzo polo» quando quelli
esistenti sono gestiti come sono, significa ritardare il decollo di
quelli esistenti ad aggravare la disistima verso il settore
turistico-invernale dell'Etna nel suo insieme. Se vogliamo continuare
a farci male da soli, la strada che stiamo percorrendo è la migliore.
[Saro Pafumi]
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11 Aprile 2003
Terzo polo sciistico, perché sì...
In riferimento all'articolo pubblicato su La Sicilia del 4
aprile, quale appassionato della montagna e in particolare dello sci
alpino, non posso non aderire alla pressante richiesta fatta dal
Comitato "Sviluppo Aetna nord-ovest" per l'istituzione di un terzo
polo turistico nel versante Nord dell'Etna, relativo al territorio dei
Comuni di Randazzo, Maletto, Bronte e Maniace, con la modifica del
decreto istitutivo del Parco dell'Etna e la destinazione a zona C
altomontana di parte del suddetto territorio in atto classificato come
zona A.
Se non vogliamo definitivamente rinunciare allo sviluppo turistico
dell'Etna, si impone la necessità di modificare detto decreto
istitutivo del Parco, onde consentire la realizzazione di tale terzo
polo, con l'esecuzione delle strutture ricettive e dei necessari
impianti di risalita, da collegare con gli impianti di Nicolosi Nord e
di Linguaglossa-Piano Provenzana, per la creazione così di un unico e
valido comprensorio sciistico.
Se in tutte le montagne d'Italia (interessate per la maggior parte da
Parchi naturali), è stato possibile creare degli efficienti e validi
comprensori sciistici di diverse decine o centinaia di chilometri,
ogni anno rinnovati ed incrementati per raggiungere le dimensioni
minime necessarie per uno sviluppo turistico adeguato delle varie zone
(dal Trentino alla Calabria), non si capisce perché la Sicilia e
l'Etna debbano essere ulteriormente penalizzate non ponendo
urgentemente in essere la richiesta di modifica della legge sul Parco.
(ing. Gioacchino Cardillo)
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11 Aprile 2003
...e
invece perché no
Da qualche tempo leggo sulle pagine de "La Sicilia", con
insistente (ed inquietante) frequenza, articoli sul "terzo polo" e
sullo sfruttamento turistico del versante Nord-Ovest del vulcano. Sia
chiaro, non sono assolutamente contrario allo sviluppo turistico e al
rilancio economico dei paesi e delle popolazioni che ricadono in
queste zone, anzi! Piuttosto mi lasciano perplesso le soluzioni che
vengono prospettate.
Perché puntare tanto sullo sci alpino con relativi impianti di
risalita, utilizzabili peraltro, alle nostre latitudini, per brevi
periodi (senza contare il rischio delle eruzioni), pagando il caro
prezzo di violare delle zone che finora, grazie dapprima all'opera
della Forestale e poi del Parco dell'Etna, si sono mantenute integre e
di "quasi" incontaminata bellezza? Si può sviluppare turisticamente la
zona puntando su attività diverse, come lo sci di fondo, lo
sci-alpinismo, l'escursionismo, utilizzando ed eventualmente
migliorando, con l’accordo del Parco e della Forestale i rifugi già
esistenti lungo la pista altomontana, istituendo dei collegamenti
navetta, sia estivi che invernali, in grado di portare i turisti ad
alta quota.
Sarebbe quindi inutile, anzi estremamente pericoloso, modificare la
legge istitutiva del Parco e consentire la costruzione di strade
asfaltate di penetrazione in zone ancora intatte, con la conseguenza
di favorire un turismo di massa, ma di danneggiare irrimediabilmente
un turismo di qualità che è l'unico, a lungo andare, che può dare dei
risultati duraturi. Sarebbe utile che su questo argomento le varie
organizzazioni ambientaliste o i semplici appassionati della natura e
della montagna facessero sentire la propria voce. (Giovanni Mazzoleni) |
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GLI APPASSIONATI DI SCI CHIEDONO L'AIUTO DEL NOSTRO SINDACO
25 gennaio 2003
Per fare sci la nostra speranza rimane il versante
di Bronte
Egregio Sig. Sindaco dott. Leanza,
ricorrendo i 20 anni di attività del Ns Sci Club, il direttivo ha
voluto invitarLa alla manifestazione, come da foglio separato,
perché, nell'attuale situazione di abbandono in cui vive lo Sci
nel versante Etna, non solo per le recenti effusioni vulcaniche,
ci siamo ricordati delle Sue «Tre Giorni Internazionali» di sci
da fondo da Lei organizzate per tre anni di seguito, allorchè era
vice presidente della Regione, tra la fine degli anni Ottanta e i
primi anni Novanta. Ricordo che Lei ci portò anche a sciare nella
sua Bronte organizzando una gara di fondo nella riserva forestale
riuscendo a farsi aprire i cancelli dal Corpo Forestale dello
Stato essendo la zona recintata e inviolabile.
Constatammo tra betulle, querce e pini la possibilità, senza
abbattere un albero, di tracciare piste per lo sci nordico e a
quota più alta, la predisposizione per una seggiovia e per la
realizzazione di una pista per lo sci alpino.
Lei stesso ebbe ad anticiparci che lo sci si poteva e doveva
praticare anche sul versante in territorio di Bronte e che si
sarebbe interessato per realizzare ciò, rilevando che lì a
tramontana la neve rimane più a lungo.
A seguito dell'emergenza Etna lo sci alpino è finito risultando
pregiudicate le strutture dei mezzi di risalita anche nel versante
di Linguaglossa mentre piano Provenzana è isolato e stravolto
dalle recenti colate laviche; non esiste più la pista di fondo:
così a monte Baracca. Ad Etna Sud solo per il fondo resta ancora
la pista di Monte Vetore dove, però, l'innevamento è scadente.
Rimane la pista delle Madonie a Piano Battaglia. Nella riunione
del Comitato Siculo Fisi e dei presidenti Sci Clubs, svoltasi al
Comune di Linguaglossa nel novembre scorso, l'assessore allo
Sport, già ex sindaco, ebbe a dire che non vi era il tempo per
ricostruire la strada nei tratti distrutti dalla lava e tanto meno
attivare i mezzi di risalita con i piloni sconquassati dalle
scosse telluriche.
Nelle riunioni dei politici, ministri, rappresentanti di Enti
locali per l'emergenza vulcano, di tutto si è parlato tranne
della situazione dello Sci sull'Etna. Il Parco dell'Etna ci ha
tolto il Grande Albergo Etna, che non utilizza; a Serra la Nave
tutto è bloccato. La nostra speranza e il versante di Bronte per
fare sci; non possiamo andare sulle Madonie.
Signor Sindaco, presenti un progetto per la realizzazione di una
seggiovia e piste per lo sci nordico e alpino; lei sa come
aggirare gli ostacoli e se necessario indossi la fascia tricolore
per aprire i cancelli della Forestale.
Sci club Monte Fusaro
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