
Lettere a ,
7 Dicembre 2005
«Etna, versante Nord: 40 centimetri di neve a
quota 2000»
Voglio fare solo una constatazione e non aprire una polemica. Oggi 5
dicembre la situazione innevamento sull'Etna è la seguente (dati
rilevati oggettivamente dal sottoscritto):
Etna Sud (Nicolosi), neve a
quota 2000 zero centimetri, impianti chiusi;
Etna Nord (Linguaglossa)
neve a quota 2000 zero centimetri!
Versante Nord-Ovest («ipotetico»
terzo polo etneo) neve a quota 2000 circa 40 cm!
Questo significa che oggi quest'ultimo versante avrebbero potuto aprire
i battenti le piste da sci, come avvenuto in molte stazioni italiane.
Ciò che ho scritto non è un’eccezione, ma ogni anno potrebbe essere così
e anche meglio, considerando che quest’anno le precipitazioni nevose
ancora sono state avare. Chissà se vedremo mai realizzato questo
progetto, certo è che nonostante i promotori stiano cercando in tutti i
modi di fornire soluzioni concrete per realizzare gli impianti con il
minor impatto possibile , a seguito delle polemiche suscitate dagli
ambientalisti, di fatto è evidente che non si raggiungerà mai un dialogo
costruttivo tra le parti.
La verità è che l’Etna non verrà mai sfruttata turisticamente. E i
numerosi sciatori siciliani andranno sempre a fare settimane bianche
fuori o per mancanza di neve o perché non soddisfatte dal servizio
offerto dalle due stazioni di sci esistenti. Dopodomani lo Sci Club Sud
Est, con 30 persone al seguito, partirà per un allenamento a Roccaraso.
Sono molte le persone che hanno già prenotato settimane bianche per
dicembre al nord. Insomma alimentiamo il turismo di altre regioni,
portiamo denaro nelle tasche di altre persone e lo allontaniamo dalla
Sicilia. L’amara considerazione: se ci fosse il terzo polo si potrebbe
già sciare e con dei servizi di qualità , potremmo davvero essere
invidiati da molte località. Sciare su un vulcano attivo a due passi dal
mare: dove altro si può in Italia e nel mondo? [Dario Teri, Sci alpino –
Etna Sci]
6 Dicembre 2005
«Sì al terzo Polo, ma con modi differenti»
Mi riallaccio ad una lettera del sig. Saro Pafumi, ma ovviamente non
intendo rispondere soltanto a lui, bensì diffondere un preciso
messaggio. Il sig. Pafumi, che non ho il piacere di conoscere, deve
essere un signore di non giovane età, di ottimo livello culturale e con
un ricco curriculum vitae, ma probabilmente, essendo argomento fuori dai
suoi interessi personali, non ha visitato nessuna delle tante aree
naturali, ad alta vocazione turistica, che sono state create in Europa
nel corso degli ultimi decenni.
Egli pertanto non conosce il fenomeno del turismo naturalistico, cioè di
quel notevolissimo movimento di turisti (che si traduce in "flusso di
denaro") che sognano per tutto l'anno di trascorrere una o più settimane
di ferie a contatto con la natura, e realizzano poi il sogno, recandosi
in determinati siti, ampiamente pubblicizzati, con la speranza di
trovare questa natura veramente integra. Perché lo fanno? Perché
evidentemente per combattere lo "stress da vita moderna" tanti trovano
grande giovamento nell'allontanarsi dagli schemi di vita quotidiani, dai
tempi e dai luoghi che lo generano.
Poiché l'oggetto del contendere è il nostro amato Etna, trovo logico
portare ad esempio un solo parco tra le centinaia che esistono al mondo,
che portano beneficio alle popolazioni che vivono al loro interno e
attorno, perché esso ha un ben preciso nesso con il nostro. E' il parco
naturale "degli antichi vulcani dell'Alvernia", posto nel cuore della
Francia. Esso ha una superficie di 3.950 kmq, 5 volte più di quella del
Parco dell'Etna, ma le sue montagne non superano i 2000 metri. Colà i
vulcani sono tutti spenti da millenni. Non è possibile, come da noi,
raccontare, mentre si cammina, che questa colata lavica, ancora tiepida,
è di tre anni fa, quest'altra, già colorata dai licheni è di venti anni
fa e quest'ancora, dove sono cresciuti già i primi pini, è di cento anni
fa. Non è possibile additare il fumo nero e i vapori bianchi che escono
dai crateri sommitali o quel cono vulcanico cresciuto in poche
settimane, mentre la cenere da lui lanciata, pioveva sull'aeroporto e lo
costringeva alla chiusura. In mancanza di tutto ciò, in Alvernia è stato
creato un "business" facendo intuire ai visitatori come "erano" e come
"funzionavano" i vulcani, e qui il computer la fa da padrone. Filmati
animati, simulazioni, ricostruzioni, attirano grandi e piccini nei
numerosi Centri Visita realizzati e il parco è raggiunto e percorso ogni
anno da centinaia di migliaia di persone.
Superfluo evidenziare il raffronto con le nostre potenzialità, che
derivano dal potere offrire la visita di un vulcano veramente attivo
che, nel contempo, è anche una montagna di rilevante altezza.
Consultiamo adesso il suo sito Internet (www.parc-volcans-auvergne.com).
Constateremo che sono accuratamente evitate le immagini di strade, di
funivie o seggiovie, ammesso che ve ne siano, mentre si evidenzia la
naturalità dei luoghi, perché è questo ciò che richiede il viaggiatore
turista che appartiene a questo "target".
In conclusione la diatriba sul terzo polo turistico non vede gli
ambientalisti e i tour operator che ad essi si sono affiancati, dire uno
sterile no agli interventi che migliorino la fruizione dell'Etna. Essi
affermano semplicemente che, come ribadito durante l'incontro del 30
novembre presso la sede del Parco, sono solo i metodi cui vorrebbe
ricorrere il famigerato disegno di legge che sono sbagliati e non certo
l'obbiettivo di migliorare le condizioni economiche di alcuni paesi
posti attorno all'Etna, sviluppandone l'attività turistica. In sostanza
ciò che deve essere capito è che proprio l'integrità di poche decine di
chilometri quadrati, in un contesto quale quello etneo, costituisce il
tesoro da utilizzare sapientemente. E attenzione a non farsi trarre in
inganno dalle dimensioni: noi non possiamo offrire, come in Canada o
negli USA giornate intere di cammino all'interno di territori vergini,
privi di infrastrutture edili o elettromeccaniche, ma solo un certo
numero di ore: quattro, sei o otto nella migliore delle ipotesi.
Nell'incontro già citato, le associazioni e i tour operator costituiti
nel Coordinamento S.O.S. Parchi siciliani hanno elencato numerosi
suggerimenti affinché l'auspicio dello sviluppo economico si tramuti in
realtà, in termini temporali accettabili, utilizzando questo filone di
attività turistica, che, se posto in essere, potrebbe anche fregiarsi,
in Sicilia, dei pregevoli titoli dell'unicità e della distinzione dai
filoni turistici più consueti. [Giambattista Condorelli]
3 Dicembre 2005
«Terzo Polo, ambiente e cristianesimo»
Ho letto con viva ammirazione la riflessione del sig. Saro Pafumi
pubblicata su questo quotidiano il 2 dicembre a proposito della "guerra
sul terzo polo turistico sull'Etna". Il sig. Pafumi parla della
necessità di rendere fruibile l'Etna ed invita i "contendenti" alla
ragione. L'intransigenza degli ambientalisti non porta a nulla, anzi dà
più forza a coloro che si battono per la realizzazione del terzo polo
turistico. Però è altrettanto vero che strumentalizzare politicamente i
disagi degli uomini che vivono in quei territori è altrettanto dannoso,
ancora di più se viene fatta solo per apparire in TV o sui giornali o
peggio ancora per presentare pubblicamente progetti già pronti che
aspettano soltanto di essere realizzati. E' necessario tornare ai
problemi quotidiani di chi vive e lavora nei territori vincolati dal
Parco del- l'Etna.
In questa nota vorrei sottolineare alcuni punti
evidenziati nella "Carta dei Cristiani per l'Ambiente" finalizzata per
la salvaguardia del creato secondo i principi dell'umanesimo cristiano e
della difesa del bene comune. Quello a cui assistiamo oggi fa parte di
quella "babele dei diritti" in cui per moda o peggio per ideologia si
propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e
del mondo inanimato viene contrapposta alla vita umana. Assistiamo ad un
ritorno dell'utopismo romantico, dove prevalgono pessimismo,
catastrofismo, irrazionalità, trasgressione, pensiero magico.
Per un
Cristiano l'uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Per una certa
cultura ambientalista l'uomo è "cancro del pianeta". Per un Cristiano la
crescita demografica è una benedizione del Signore, per gli
ambientalisti è una disgrazia, la causa di tutti i mali. Per questi
motivi la dottrina sociale della Chiesa si auspica la nascita di una più
avanzata cultura ambientale che attraverso le strade della fede e della
ragione giunga alla scoperta della verità. Ci vuole una cultura
ambientale che guardi all'uomo con più ottimismo. Un uomo che è
ricchezza e non impoverimento per il mondo. Un ambiente inteso come casa
e come risorsa, come hanno fatto da sempre chi abita nel versante
Nord-Ovest dell'Etna. Ci vuole, altresì, altrettanta coscienza della
verità e responsabilità nelle persone che occupano posizioni di
amministrazione o governo, affinché assumano decisioni mirate al bene
collettivo (e non ai propri interessi propagandistici!) ed alla
salvaguardia e valorizzazione della risorsa ambiente, progettando e
favorendo una più equa fruizione e distribuzione dei flussi turistici
che visitano l'Etna. Non è difficile. Bisogna tralasciare
l'intransigenza ambientalista e le lotte personalistiche senza
coinvolgimento "delle masse". [Nicola Azzarello – Maletto]
2 Dicembre 2005
«La guerra del terzo polo»
Sulla "guerra" in atto attorno al terzo polo turistico, vorrei segnalare
alcune mie considerazioni, "da lettore". Innanzi tutto è ora di decidere
se l'Etna dobbiamo rassegnarci a considerarlo solo un vulcano attivo
capace unicamente di vomitare fuoco e distruzione, e non anche un bene
che madrenatura ha collocato su questa nostra Isola, perché l'uomo ne
potesse trarre anche benefici. Se è vero questo secondo auspicio, la
fruibilità dell'Etna diventa necessaria, a patto che si coniugano due
distinte esigenze: impiego del territorio e rispetto dell'ambiente. Le
due esigenze non sono inconciliabili, a condizione che l'uomo usi la
ragione. E non mi pare che dai dibattiti fin qui seguiti e dalle
proposte formulate, ci sia stato un "impiego ragionato" delle
argomentazioni esposte dai due schieramenti in campo. Vedi quanto
pubblicato su La Sicilia a pagina 40 del 29 novembre. Mi spiego.
a) Che senso ha parlare della realizzazione di "una seggiovia" che
colleghi Feudo Soprano (Maletto) a Montenero delle Concazze
(Linguaglossa)? Strutture di questa portata, in quanto a lunghezza e
condizioni climatiche, vanno realizzate in forma di cabinovia.
b) come si può parlare della realizzazione di un trenino (non inganni il
termine diminutivo) a cremagliera senza fare scempio della natura
circostante?
c) come si può, d'altra parte, impedire la costruzione di una serie di
piloni per la realizzazione di cabinovie, col pretesto che deturpano
l'ambiente? Se fondata, questa tesi, andrebbero eliminati tutti i pali
elettrici e telefonici e non solo dal Parco, ma da qualsiasi ambiente
urbano o rurale che sia, perché estranei al territorio. Sono queste (da
ambo gli schieramenti) posizioni oltranziste, per nulla realistiche.
d) Una via aerea che colleghi i versanti turistici oggi esistenti,
aggiungendone anche qualcuno, idoneo per vocazione, non sarebbe mille
volte meglio della costruzione di strade, (spesso impraticabili per
neve) che incoraggiano l'uso malvezzo d'auto con le facili conseguenze
che la presenza dell'uomo motorizzato può comportare all'interno di un
Parco?
e) E' forse meglio continuare nella politica degli insediamenti edilizi,
magari con la costruzione di megaparcheggi, alberghi e varie, a quote
alto montane, sotto e dentro il vulcano, come avviene oggi, senza che
gli ambientalisti facciano sentire (questa volta, a ragione) la loro
voce?
Il dilemma sta tutto nella premessa: che fare dell'Etna. Ammirane la
bellezza o trarne dei vantaggi. Le due esigenze sono compatibili, a
condizione che prevalga la ragione in ambo gli schieramenti. La torre
Eiffel, secondo i punti di vista, può essere considerata un "ammasso
ferroso" che deturpa, o "un simbolo" che da frutti. Sta lì e attrae
milioni di turisti. E l'Etna? [Saro Pafumi]
1 Novembre 2005
«L'abbandono del Rifugio Citelli, metafora dell'Etna»
Nei giorni scorsi è andata in onda su Rai Tre, in diretta dal Rifugio
Citelli, la trasmissione Ambiente Italia che ha affrontato, tra l' altro, la
vicenda del terzo polo sull'Etna. La trasmissione, schierata a difesa degli
ambienti naturali, ha previsto gli interventi dei sostenitori
dell'iniziativa legislativa della Regione Siciliana che ritengono che il
deficit di sviluppo turistico nelle aree marginali dell'Etna può essere
colmato con la previsione di nuovi impianti sciistici, quelli delle
associazioni ambientalistiche che contrastano, con motivazioni convincenti,
stante l'unicità ed il valore straordinario dei siti naturalistici, le
ipotesi di nuova cementificazione nei parchi siciliani ed i rappresentanti
del Parco dell'Etna che hanno sostenuto l'assurdità della iniziativa
legislativa in corso, che vanificherebbe il piano territoriale del Parco di
imminente attuazione.
Ma la vera ragione del mancato sviluppo delle attività ecocompatibili
(escursionismo, vulcanesimo, sci di fondo, sci alpinismo, trekking;
mountbike, equitazione, torrentismo, ecc. ecc.), malgrado l'esistenza del
Parco dell'Etna da oltre 20 anni, sta nell'assenza, nell'inutilizzo, nel
degrado e nell’abbandono dei luoghi preposti alla fruizione turistica, che
sono i cosiddetti punti base per l'escursionismo, Cioè le aree attrezzate in
grado di offrire i servizi alle persone che intendono visitare e conoscere
il Vulcano. Da questo punto di vista, proprio il Rifugio Citelli punto base
n. 15 del parco dell'Etna, che aspetta da oltre 10 anni i lavori di
miglioramento, rappresenta la metafora del Parco dell'Etna, ed il fallimento
di una ipotesi di sviluppo ecocompatibile e di un turismo sostenibile da
contrapporre a quello, veramente selvaggio e distruttivo delle domeniche,
che ingorga di traffico e di inquinamento le aree sommitali del vulcano,
facendo soltanto la gioia di qualche parcheggiatore abusivo. [Leonardo patti
– Sant’Alfio]
Pro e contro
- Gli interventi
Pro &
contro - Sommario
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25 Ottobre 2005
NICOLOSI, TAVOLA ROTONDA SUL FUTURO DELL'ETNA
«No alla "politica di versante" ma si punti su nuove strategie»
E' possibile, in tema di sviluppo del turismo sull'Etna, superare
l'ottica miope della politica di versante e creare invece sinergie,
aggregazioni, sistemi unitari che coinvolgano amministrazioni pubbliche ed
operatori privati, e che garantiscano crescita economica, sociale e
culturale per tutte le popolazioni del territorio, nel rispetto
dell'orientamento che imprime la nuova legislazione regionale sul turismo?
Con questa complessa problematica, che tocca i temi caldi posti dalla
proposta di legge «Fleres-Leanza», sui nuovi poli turistici all'interno dei
Parchi dell'Etna, dei Nebrodi e delle Madonie, e insieme dalle nuove «Norme
per lo sviluppo turistico della Sicilia», entrate in vigore il 30 settembre
scorso, che prevedono la soppressione di Aast e Apt e propongono come
modello di sviluppo quello dei «Sistemi Turistici Locali», si sono
confrontati esperti, sindaci, amministratori ed esponenti del mondo politico
e culturale, nel corso della tavola rotonda, organizzata dall'associazione
culturale «L'Unione per Nicolosi» che si è svolta, domenica mattina, nella
sala conferenze del Centro Giovani di via A. Musco. Ad aprire gli interventi
la relazione del prof. Benedetto Puglisi, che ha sottolineato come per
rafforzare, sul mercato turistico, la proposta dell'area etnea, occorre
cercare sinergie con Taormina e la Riviera dei Ciclopi. Il tema della
creazione di un «Sistema turistico locale» che guardi al vulcano ed alle
risorse dell'entroterra ma anche alla riviera jonica è stato affrontato
dall'ex sindaco di Taormina, Mauro Bolognari.
Critiche nei confronti della proposta «Fleres-Leanza», che va invece nella
direzione opposta di una frammentazione dell'offerta turistica etnea, sono
venute dall'on. Giovanni Villari, deputato regionale, e dai consiglieri
provinciali Antonio Rizzo e Pippo Bellomo.
La disponibilità a discutere proposte sinergiche di sviluppo sono venute dai
sindaci di Belpasso, Alfio Papale, di Pedara, Anthony Barbagallo (che ha
introdotto anche il tema della pianificazione territoriale) e di Nicolosi,
Salvatore Moschetto. [Marisa Mazzaglia]
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18 Ottobre 2005
SICILIA E TURISMO - all’Ars in discussione il Ddl
sull'istituzione di nuovi insediamenti turistici. Agli
ambientalisti contrari
rispondono il sindaco di Bronte e il primo firmatario del disegno di legge
«Etna, solo pregiudizi il no al 3° polo»
Firrarello: «Strutture ricettive essenziali dove è consentito». Leanza:
«Pronti a trattare col Parco, ma presto»
Maletto. E’ qui, a Maletto, a 1104 metri circa, che gli amministratori dei
comuni che aderiscono al progetto del cosiddetto terzo polo turistico dell'Etna
sognano di poter realizzare presto quelle strutture ricettive che cambierebbero
aspetto, opportunità, ed offerta del vulcano. Qui perché, ci spiega il sindaco
di Bronte e senatore di Forza Italia Pino Firrarello, il piano regolatore
prevede già un indice di costruzione che consentirebbe di mettere su una
struttura alberghiera. Mastodontica? Invasiva? Devastante? Proviamo a chiederlo
al senatore.
«Mastodontica, invasiva o devastante non servirebbe a nessuno. Nemmeno al
turismo, diciamolo chiaro. Noi pensiamo che qui potrebbe nascere una struttura
per circa 200 persone. Non più di tante. Ma sarebbe importante perché qui
immaginiamo che si possa realizzare il campo da golf a 18 buche. Un'attrattiva
internazionale, con la specificità che le caratteristiche meteo ne fanno un
luogo ideale».
La domanda d'obbligo è quanto verde sarebbe destinato a saltare in nome di
queste strutture e della funivia o, più verosimilmente, della seggiovia, che il
progetto prevede che parta da una quota più alta per arrivare sino ai quasi 2800
metri di Punta Lucia. Firrarello spiega che si tratterebbe di un sacrificio
estremamente relativo: «Il tragitto che i tecnici hanno immaginato di tracciare,
attraversando i territori di Bronte, Maletto e Randazzo, dalle sciare di Sant'Antonio
sino a Case Guardabasso, non ha tanta vegetazione da proteggere. E, comunque,
per quanto riguarda ogni macchia di verde, ogni area importante in cui ricadano
campi, la funivia o la seggiovia, siamo pronti a discutere con il Comitato
tecnico scientifico del Parco. L'importante è decidere, però».
Ecco, i tempi del Parco sono quelli che preoccupano, per esempio, l'on. Lino
Leanza, primo firmatario del Ddl in esame all'Ars.
«Abbiamo proposto al Parco - spiega Leanza - di incontrarci e
discutere. E arrivare ad una conclusione. Ma non in tre anni, che è il tempo che
tradizionalmente chiedono i responsabili del Parco. Possibilmente in tre
settimane, magari».
Un altro punto preso in considerazione dal progetto perla funivia è la partenza
da Monte Spagnolo, 1547 metri, mentre s'immagina anche di realizzare un trenino
a cremagliera sulle piste della strada della Forestale. Ce n'è proprio bisogno
per mettere in moto il turismo?
«Mi domanda - parla Firrarello - perché da noi questo deve essere considerato un
abuso, una violenza alla natura, mentre sulle Alpi o negli Appennini la
valorizzazione turistica della montagna è stata basata proprio su strutture
ricettive; funivie, sciovie. Ci vogliono sì queste opere, perché sono le
popolazioni di quest'area a chiedere che vengano realizzate, rispettando il
patrimonio naturale, ma rendendolo fruibile davvero dai turisti».
«Lo hanno chiesto diecimila cittadini - incalza Leanza - con una petizione in
cui sottolineano lo stato di estremo disagio per l'economia di paesi da dove la
gente ha ripreso ad emigrare. Perché con i vincoli che ci sono in questo momento
la montagna è un bene di cui possono godere in pochi. C’è un'affluenza
ridottissima ai quattro rifugi che si trovano tra Maletto e Nicolosi. Un
delitto, davvero, non lavorare con equilibrio per fare in modo che la montagna
produca anche ricchezza per queste popolazioni».
Quel che Firrarello, Leanza e gli altri sostenitori del Ddl contestano è la
legge siciliana, anomala, spiegano, rispetto a quel che si fa nel resto del
paese. Una legge che oggi contrasta, aggiungono, con i desideri di tutte le
amministrazioni che ricadono in quest'area.
«Abbiamo decine e decine di adesioni - dice il senatore Firrarello - i
cittadini sperano che si trovi una soluzione al più presto, anche perché proprio
questo versante è quello che garantisce più neve nel periodo degli sport
invernali. E, contemporaneamente, può proporre percorsi enogastronomici di
straordinario interesse. Allora ribadisco il mio appello: creiamo un comitato
misto per discutere delle varie posizioni e delle varie opportunità. Vorrei
ricordare che la Sicilia è la regione che ha il maggior numero di parchi in
Italia. Di ciò andiamo fieri, siamo felici. Purché questo primato non significhi
che viene preclusa ogni possibilità di far vivere la montagna ai suoi stessi
abitanti e che venga penalizzata l'offerta ai potenziali turisti».
«Sa qual’è il problema vero? - domanda Leanza - E' che molta della stessa gente
che è arroccata su posizioni intransigenti e si rifiuta anche di discutere con
noi, ama davvero la montagna. Tanto che va a fare la settimana bianca in Sila, a Roccaraso, a Saint Moritz. Poi torna sull'Etna a guardare il panorama e vuol
trovare tutto come lo aveva lasciato».
Però c'è o no il rischio di sismi ed eruzioni? Perché su questo i tecnici alzano
i toni dell'allarme.
«Nella zona di Punta Lucia, nel versante che ci interessa - dice
Firrarello - da due secoli non c'è una colata. E, naturalmente, vorrei
tranquillizzare, chi interviene con questi argomenti: noi non siamo ignoranti
sul tema e non abbiamo nemmeno verità assolute, noi. Discutiamo, insieme, senza
pregiudizi. Ma senza nasconderci o blindarci dietro posizioni integraliste,
intransigenti che non servono a nessuno». [Andrea Lodato]
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18 Ottobre 2005
Incontro Granata - Comitato
Una delegazione di docenti universitari, composta dai prof. Pietro Alicata e
Carmelo Ferlito, ha incontrato l'Assessore al Turismo Fabio Granata per
illustrare la posizione del Comitato per la difesa dell'Etna. Hanno partecipato
alla riunione anche l'on. Speziale capo gruppo dei DS, l'on. Sammartino (An) ed
il presidente regionale del Cai, Mento.
È stata riscontrata una concordanza di
idee sulla necessità di bloccare tale disegno di legge che rischia di
compromettere irreversibilmente le aree più belle ed integre del patrimonio
naturale dell'isola. «Esso, inoltre, spiegano i partecipanti all'incontro,
costituirebbe un precedente nei criteri di gestione del patrimonio culturale e
paesaggistico: l'attacco ai parchi siciliani, guidato da miopi spinte locali che
inseguono fallaci ed antieconomici disegni per lo sviluppo di un turismo
effimero e devastante, potrebbe, domani, riguardare qualsiasi altra realtà
culturale siciliana o italiana».
La delegazione ha anche esposto le linee
principali di una proposta di sviluppo turistico del territorio etneo centrato
sulla fruizione dei beni ambientali e culturali unici che l'Etna offre al mondo,
che ha nella loro integrità l'attrattiva principale.
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