Una delle più antiche chiese di Bronte
Maria Ss. del Soccorso La Chiesa di Maria SS. del Soccorso, di probabile origine medievale, si trova al centro della parte più antica di Bronte a poche decine di metri dalla principale chiesa di Bronte: la chiesa della SS. Trinità o Chiesa Madre o Matrice.
Fra i popolari quartieri del Soccorso (già elencato fra i Riveli del 1584) e quello della Matrice esisteva il quartiere delle Baracche, così detto perché lì issarono le loro casupole o gli abitanti delle varie contrade subito dopo la Riunione dei Casali imposta per legge da Carlo V nel 1535 o per il riparo a causa dei terremoti. La chiesa è riportata nel "Liber Visitationis" scritto il 29 settembre 1574 in occasione della visita pastorale a Bronte di Mons. Ludovico Torres, vescovo di Monreale dal quale dipendeva Bronte, dove si dice che vi aveva sede anche una Confraternita ("...visitavit ecclesiam Confraternitatis S. Mariae del Soccorso, ...reperiit altare maius decenter ornatum..." e un altro dedicato a S. M. del Soccorso) e, scrive il Radice, "come appare dai registri di morte dell'ottobre 1620 e dai riveli del 1593, fu fondata da un ricco della nobile famiglia Lombardo". La campana più grande porta scolpita la data del 1699 con la seguente scritta: "Sancta Maria Succurrens ora pro nobis, Sac. D. Placidus Pittalà Commissarius Sancti Ufficii. Thesaurarius D. Placidus Arena, Magro Antonino Procuratore". E’ tramandata nella memoria popolare come la prima chiesa parrocchiale (primato però giustamente contestato dai molti cultori di storia patria che lo aggiudicano alla Matrice). Una antica tradizione, riportata anche dal Radice, narra che nella sommossa del 6 aprile 1636 contro gli ufficiali di Randazzo, per cui Bronte fu multato e dichiarato reo di lesa maestà, furono nascoste nella sepoltura dell’attuale sacrestia antiche scritture del casale, che, a cose finite, furono trovate fradice. doppia denominazione
La chiesa è oggi dedicata alla Madonna del Soccorso (foto della statua a destra) ma nel corso dei secoli è stata messa sotto la protezione di altri Santi, Santa Lucia o San Placido (foto della statua a destra in basso) del quale nella chiesa si conservano alcune reliquie.
Dai registri di morte dell’ottobre 1620 e dai riveli del 1593 risulta che la chiesa era a Lui dedicata e lo stesso quartiere del Soccorso era all'epoca denominato anche quartiere di S. Placido (come indicato - a detta del Radice - "nei riveli del 1714 presentati allo spettabile Ottavio Buglio, commissario generale della Sargenzia di Taormina"). Ancor oggi, nella tradizione dei fedeli, la chiesa viene comunemente indicata oltre che come Chiesa del Soccorso anche di Santa Lucia. I motivi storici di questa doppia denominazione sono svelati da un Libro dei conti della Chiesa dove in un "Avvertimento" (conservato nell’Archivio del Collegio Capizzi) si sostiene che fu in origine costruita a ridosso di un’antica cappella dedicata al culto di Santa Lucia, che successivi ampliamenti hanno poi nel corso dei secoli inglobato nella struttura originaria. La chiesa, infatti, in origine era molto più piccola e semplice; l'attuale stato architettonico è il risultato dei numerosi restauri e rifacimenti subiti nel corso dei secoli. Un primo intervento, risalente al XV secolo, prima della riunione dei 24 Casali, ha allungato il corpo della chiesa ed inglobato l’attigua Cappella di Santa Lucia accanto alla quale la prima chiesa era stata costruita. A questo periodo si deve pure il rifacimento (o l'apertura) dell'attuale porta principale (sull'architrave della porta della chiesa è incisa la data del 1569 (I.5.LX.V.IIII). Le colonne in pietra arenaria dell’antica porta ogivale di stile preromanico furono usate per la costruzione di un arco all’ingresso dell’inglobata cappella dedicata a Santa Lucia.
Il campanile fu iniziato verso l’anno 1580 (la campana più grande porta la data del 1699) e probabilmente in quel periodo si ha un nuovo allungamento della Chiesa nella parte che oggi costituisce l’abside. Ancora due anni dopo, nella sua visita a Bronte del settembre 1582, l'arcivescovo di Monreale (dalla cui giurisdizione all'epoca dipendeva Bronte) mons. Torres raccomandava che "si imbianchi et quanto prima si finisca il campanaro". Quest'ultimi nuovi lavori di ampliamento e la costruzione del campanile fecero restare della struttura primitiva ben poche cose: la porta ogivale laterale, le monofore all’altezza del tetto e le nicchie degli altari curvate verso l’esterno. Resero anche necessaria il rifacimento e la risistemazione dell’interno che, nello stesso periodo, fu adornato di quegli affreschi venuti fuori durante un restauro del 1984. Quel che ne rimane, pur nella gaiezza dei colori e dei disegni, evidenzia con semplicità ed immediatezza un carattere paleocristiano con racconti di vite esemplari e di martiri. Ancora una ristrutturazione, tra il 1780 ed il 1788, ridisegnò completamente l’architettura esterna della Chiesa dando nuove forma all’edificio, più pulita e regolare. L’architettura di stile ottocentesco, dalle forme pulite e lineari, nascondeva, ed in parte ancora nasconde, vistosi rifacimenti che ne hanno cancellato la primitiva antica struttura. Un ultimo intervento, con la sistemazione della facciata sul fianco destro, è stato eseguito dalla Sovrintendenza per i beni culturali ed ambientali nel 1970-1980. |