Chirurgo di fama internazionale
Giuseppe Grassi Giuseppe Grassi (a sinistra e a destra in un bassorilievo di di Eugenio Driutti) nato a Bronte nel gennaio del 1913 è morto a Roma nel 1980. Persona di alta integrità morale è stato un eccellente chirurgo gastrointestinale di fama mondiale, appassionato ricercatore, redattore di articoli e organizzatore instancabile di seminari in Italia e all'estero.
Ha iniziato gli studi nel Real Collegio Capizzi completandoli a Roma con la Laurea conseguita con ottimi voti nel 1936. Nella stessa città, padiglione Morgagni dell’Ospedale San Camillo, dal 1940 al 1946 inizia la sua storia chirurgica e la carriera culminata come riconosciuto maestro e chirurgo di fama internazionale. A Roma fu assistente volontario per un anno del prof. Giovanni Perez.
Nel 1948 diede prova delle sue capacità tecniche frutto di un solido bagaglio culturale superando tutti gli altri candidati nel concorso per il posto di primario di chirurgia degli Ospedali di Trieste. Poco dopo, nel 1949, ottenne in una sola sessione l'abilitazione all'insegnamento universitario presso il Dipartimento di Clinica Chirurgica, che all'epoca rappresentava un risultato eccezionale per un chirurgo ospedaliero di comunità. Dopo questi anni di primariato a Trieste, nel 1961 vinse il concorso nazionale per titoli ed esami per il posto di primario chirurgo degli Ospedali Riuniti di Roma, dove si dedicò da subito allo studio, alla ricerca e all'insegnamento. Qui riveste nel 1962 il ruolo di Primario nell’Ospedale San Giovanni, «ove - scrive il prof. Roul Borioni (La chirurgia a Roma nei 150 anni dell’Unità d’Italia, Bollettino della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca, Febbraio 2014) riorganizza i reparti chirurgici in senso moderno, alleva un’equipe di abili chirurghi ed esegue importanti ricerche sulla fisiopatologia dell’ulcera gastroduodenale, che lo porteranno a mettere a punto la tecnica della vagotomia, in contrapposizione alla tradizionale gastroresezione.» «L’innato spirito universitario - continua Borioni - lo induce a prediligere lo studio e la ricerca, accanto alle abituali attività di sala operatoria, il che lo porta ad allacciare importanti relazioni scientifiche con colleghi europei. Molti chirurghi, italiani e stranieri, frequenteranno la sua sala operatoria, e lo stesso Pietro Valdoni, alla fine della carriera, assisterà alla sua tecnica di vagotomia, rammaricandosi di non poter applicare quella nuova metodica per motivi di età.» Nel 1969, col fine di consentire il libero scambio di nuove conoscenze, il confronto di esperienze, stimolare studi clinici e ricercare migliori diagnosi e misure terapeutiche fu fondatore insieme a G. Benedetti Valentini e Louis F. Hollender di Strasburgo dell’associazione internazionale "Collegium Internationale Chirurgiae Digestivae" (oggi Società Internazionale di Chirurgia Digestiva), fondazione alla quale aderirono 51 nazioni e della quale fu segretario generale fin dalla sua costituzione.
In quel periodo ha anche fondato e diretto la rivista scientifica avente titolo "Chirurgia Gastroenterologica" e era eletto vicepresidente della Società Italiana di Chirurgia (triennio 1973/76) e un anno dopo, nel 1977, presidente della Scuola Medica Ospedaliera di Roma. Magistrale cultore dell’arte chirurgica ospedaliera fu instancabile anche nella sua attività divulgativa: fece parte dei consigli di amministrazione di numerose riviste scientifiche in Italia e all'estero, fu membro attivo e onorario di numerose accademie e associazioni scientifiche, nazionali e internazionali e, inoltre, relatore ufficiale in diversi congressi e convegni nazionali ed internazionali, trattando tematiche di chirurgia generale e in particolare di chirurgia del tratto gastrointestinale. Spirito libero, che seppe mantenere nonostante questa sua vita di instancabile attività, svolse il suo lavoro con la semplicità e il calore che gli erano propri dedicandosi anche all'insegnamento; nessun altro chirurgo ha contribuito così tanto all’introduzione dell’insegnamento negli ospedali non accademici. «Il suo atteggiamento nei riguardi della Gastroenterologia in genere - scrisse un suo allievo, il prof. Marino Luminari - era sostanzialmente frutto di un grande interesse per la patologia digestiva, un campo che lo teneva impegnato in una assidua ricerca di approfondimento e di perfezionamento di alcune tecniche operatorie, in particolare di quelle per la terapia dell’ulcera peptica, da lui preconizzata in termini di trattamento conservativo, quello stesso che troverà in seguito la sua definitiva convalida con i farmaci antisecretori ed antimicrobici.»
Un altro suo collega - il prof. Prof. Antonio Dauri che lo sostituì dopo la morte nella presidenza della Scuola medica ospedaliera - rievocando la figura del suo predecessore lo definì «uomo buono, generoso, onesto ma soprattutto giovane “incontaminato”, incantato ottimista che affrontava la problematica della didattica con la violenza, l’intemperanza, la gioia della passione mai spenta che per lui era diventata una missione». Giuseppe Grassi è morto a Roma a 67 anni nel 1980. Il figlio, Giovanni Battista, ha seguito le orme del padre: è un chirurgo coraggioso e autorevole, maestro della chirurgia oncologica, con pubblicazioni scientifiche sulle maggiori riviste internazionali e numeroso Premi e Riconoscimenti tra i quali quelli di Cavaliere della Repubblica e di Commendatore. Nel Luglio del 1982 il Comune di Bronte ha conferito a Giuseppe Grassi il Premio alla memoria XXIV Casali per la chirurgia. Una via di Bronte è stata lui intitolata.
(nL, Agosto 2020) |
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Iscrizione commemorativa dedicata a Giuseppe Grassi «chirurgo di chiara fama, fondatore del Collegio Internazionale di Chirurgia Digestiva, il Collegio Capizzi che lo ebbe alunno brillante e gli amici di sempre».
La lapide in marmo è posta in un corridoio del Real Collegio Capizzi. La placca in bronzo apposta sulla lapide (vedi foto accanto al titolo) è opera di Eugenio Driutti, incisore medaglista e scultore nato a Udine il 14 gennaio 1949. |
| In Memoriam (Il tributo che segue, scritto da Louis Hollender, professore di chirurgia alla Faculté de Médecine dell’Università Louis Pasteur di Strasburgo,
è stato pubblicato il 1 Settembre 1980) Nella notte del 28 gennaio 1980, il Professor Giuseppe Grassi morì improvvisamente per un infarto miocardico mentre si trovava al capezzale di uno dei suoi pazienti. Come lui stesso avrebbe desiderato, la sua morte avvenne mentre era pienamente impegnato nell’esercizio della sua professione.
Giuseppe Grassi nacque il 3 agosto 1913 a Bronte (Catania), Sicilia. Dopo gli studi preparatori nella sua provincia natale e i primi anni di medicina all’Università di Catania, si trasferì alla Facoltà di Medicina dell’Università di Roma, dove si laureò summa cum laude nel 1936. Dal 1936 al 1947 ricevette formazione in chirurgia generale e chirurgia patologica a Roma sotto la guida dei celebri maestri italiani Valdoni e Stefanini. Seguendo la tradizione italiana, nel 1948 lasciò Roma per iniziare la carriera accademica come Primario Chirurgo a Trieste. Cinque anni dopo, nel 1953, fu invitato a tornare a Roma come Primario del Secondo Dipartimento Chirurgico dell’Ospedale San Giovanni, incarico che mantenne per quasi vent’anni. Giuseppe Grassi fu un chirurgo e insegnante brillante, che dedicò la sua attenzione alla chirurgia dell’apparato digerente. Fu autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche. La sua grande passione era il trattamento dell’ulcera peptica, e introdusse in Italia l’operazione di vagotomia altamente selettiva. Per il suo lavoro ricevette onorificenze da numerose società chirurgiche nazionali e internazionali. Nel 1969, insieme a tre colleghi, il Professor Grassi fondò il Collegium Internationale Chirurgiae Digestivae (C.I.C.D.). Servì come Segretario Generale del C.I.C.D. fino alla morte ed è stato, senza dubbio, la forza trainante di questa organizzazione internazionale, che raggiunse oltre 3000 membri in un solo decennio. Poco prima della sua morte era stato nominato nel Board of Consultants del World Journal of Surgery come rappresentante del C.I.C.D. Giuseppe Grassi irradiava gioia di vivere. Era a suo agio in ogni luogo e circostanza, con il suo sorriso accattivante, il modo gioviale e l’entusiasmo contagioso. Era profondamente devoto alla sua famiglia e spesso la portava con sé ai congressi chirurgici, così che i chirurghi di tutto il mondo impararono a conoscere la sua splendida moglie Victoria, il figlio chirurgo Giovanni Battista e la graziosa figlia Catarina. Se è vero, come disse il poeta, che i morti continuano a vivere finché sono amati, allora Giuseppe Grassi vivrà per sempre. Sarà ricordato come un grande chirurgo, dotato di enorme energia e di un cuore immenso, che ha rappresentato con nobiltà la chirurgia italiana. (1980, In memoriam — Giuseppe Grassi (1913–1980). World J. Surg., 4: 641-641. https://doi.org/10.1007/BF02401659) |
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