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Pioniere nel campo della Psicologia Cognitiva-Comportamentale

Antonino Minio

Fondatore e direttore di uno dei più importanti centri italiani di psicologia applicata

Antonino Minio, figlio di Signorino e di Giuseppa Spitaleri, è nato a Bronte l’8 Luglio 1944.

Libero professionista psicologo psicoterapeuta, didatta e supervisore in psicologia cognitiva-comportamentale ad orientamento integrazionale, dal 1985 ad oggi è autore di centinaia di pubblicazioni e di articoli su argomenti di psicologia, pedagogia, sessuologia, scienze della formazione.

È stato un coraggioso pioniere nella scelta del modello “integrazionista” nel panorama italiano della storia delle psicoterapie, presidente della Montessori Education di Perugia e fondatore del CePASA (Centro Psicologia Applicata e Studi sull'Apprendimento di Spoleto).

Dal 1971 vive in Umbria, nella provincia di Perugia.

Dopo aver frequentato dal 1955 al 1961 le scuole medie e il ginnasio a Pedara nello storico collegio gestito dai religiosi di Don Bosco, conseguito il diploma di maturità classica (Liceo classico “Don Bosco” - Catania) e il diploma di abilitazione magistrale (Istituto magistrale statale - Acireale) si è laureato in Filosofia (iscrizione all’Università di Catania e conseguimento all’Università di Perugia - indirizzo psicologico - con tesi di laurea su “I limiti dei test e dei sistemi standardizzati di valutazione”), specializzandosi in Psicoterapia Cognitivo-comportamentale e si è qualificato professionalmente con quattrocento ore di analisi didattica.

Ha iniziato giovanissimo ad insegnare nelle scuole dei padri salesiani nel pomeriggio vendendo porta a porta enciclopedie a rate e, dal 1965 sino al 1970, esercitando l’attività di psicodiagnosi, consulenza e psicoterapia presso il Consultorio di Psicologia Clinica e Applicata dell’Ispasa di Catania (Via Androne 38) fondato e diretto dallo zio prof. Luigi Minio.

Trasferitosi in Umbria, nel 1975 ha fondato a Spoleto l’associazione nazionale scientifico-culturale CePASA (Centro di Psicologia Applicata e Studi sull'Apprendimento). Dal 1975 al 1994 è stato direttore didattico della scuola di specializzazione in Terapia del comportamento a Terni.

Nel 1986 ha ricevuto a Malta per meriti culturali il titolo di cavaliere commendatore dell’Ordine di San Giovanni in Gerusalemme.

Nel 1990 ha creato e diretto il mensile “Interprofessionalità: il coraggio come educazione”, uno storico periodico concepito come rivista di collegamento per dirigenti, docenti, medici, psicologi, operatori sociali e amministratori coinvolti nell'attività educativa in tutti i suoi risvolti: professionalità, affettività, management, educazione sessuale, psicologia, disagio, integrazione ed emarginazione. Alcuni articoli (1993) trattano anche del linguaggio dei sordi, la depressione, i disturbi alimentari (anoressia - bulimia) e la sessualità.

Ha diretto anche un ciclo di studi che univa l'integrazione di diverse discipline e competenze professionali tra educatori, insegnanti, psicologi e personale medico a una visione etica dell'educazione intesa come atto di responsabilità e coraggio relazionale.

Due anni dopo, nel 1992, gli viene riconosciuto il titolo di pioniere nella scelta del modello ad orientamento “integrazionale” nel panorama internazionale del movimento della pratica psicologica.

Notevole e instancabile l’attività svolta nel campo accademico su affettività, educazione sessuale, psicologia, disagio, integrazione, emarginazione e “Tutela donne violate”.

Degni di nota anche i riconoscimenti ricevuti. Fra i molti altri citiamo:

 - nel 2001 riceve la laurea honoris causa in Psicologia dalla Miami International University;

 - nel 2002, all’interno delle manifestazioni della Biennale di Venezia, presso la sede dell’Unesco ha intervistato sui miti fondativi il primo premio Nobel africano per la letteratura, prof. Wole Soyinka;

 - nel 2007 è stato docente al corso di formazione psicologica degli arbitri di serie A e B;

 - nel 2011 è stato consulente al Senato della Repubblica nell’audizione della II Commissione del Ministero di Giustizia sul disegno di legge n.2568 del 16/02/2011 in merito alle disposizioni di tutela del rapporto tra madri detenute e figli da 0-3 e 3-6 anni;

 - un anno dopo riceve a Pedara il premio “Ara di Giove” riservato a siciliani famosi nel campo della cultura, arte e spettacolo.

Nel 2014 ha festeggiato 50 anni di attività professionale di psicoterapeuta.

A fine Novembre 2017, a Xiamen, in Cina, al quarto congresso mondiale sull’educazione dell’infanzia, importantissimo evento globale che ha radunato circa 10.000 partecipanti tra pedagogisti, psicologi ed educatori prove­nienti da tutto il mondo, è stato uno dei relatori.

In questo palcoscenico fondamentale per il confronto sui metodi educativi innovativi, si è focalizzato in particolare sull'unione dei saperi e sul superamento della frammenta­zione nell'apprendimento dei bambini.

Molteplice e ininterrotta in questi decenni la sua attività culturale e scientifica: docente, direttore scientifico di master e corsi, chairman in numerosi congressi, consulente di Tribunali e enti vari, co-fondatore e coordinatore di numerose associazioni e riviste, organizzatore di decine di convegni e congressi nazionali e internazionali (sull’educazione sessuale a scuola, sull’anoressia e bulimia, sull’aggressività umana e su altre problematiche psicologiche e pedagogiche).

Ha collaborato come esperto di psicologia con la RAI (Radio anch’io, Frontiere TG1). Ha fatto parte della redazione di due prestigiose riviste: "HD" (Handicap e Disabilità, Learning press, Roma) e “Rassegna di ipnosi e psicoterapie” (Minerva medica, Torino). È stato membro del Comitato Nazionale della Federazione Italiana delle Scuole di Psicoterapia (FISSPIR - Torino) e consigliere dell’Ordine degli Psicologi dell’Umbria.

Ha festeggiato nel 2014 cinquant’anni di attività professionale di psicoterapeuta. Attualmente, la sua principale attività è quella di fare il pensionato e occupa il tempo libero facendo lo psicoterapeuta e il direttore didattico nella formazione delle risorse umane nell’ambito della scuola, della sanità e nel mondo del lavoro.

Il 25 gennaio 2025 è stato premiato all’Hotel Park di Perugia con una targa d'oro per i 30 anni di anzianità di iscrizione come psicoterapeuta all’Ordine degli psicologi dell’Umbria.

(nL)
Agosto
2026

Momenti di vita di Antonino Minio: a Bronte (foto a sini­stra) e nell'Umbria, sua seconda patria. Molte volte nei libri parla del suo periodo infantile e del paese natale, descrive ricordi, fatti ed esperienze della sua infanzia; riferimenti utili per sviluppare principi, pensie­ri, teorie e consigli terapeutici e pedagogici:

«Il tempo - scrive - è gover­nato dalla memoria. Come la tradizione è la matrice della personalità collettiva di un popolo, allo stesso modo la memoria fa da base stratifi­cata alla nostra personalità indivi­duale: nessuno ce la può portare via».
«... Alla mia età - continua -, conservo con gratitudine una lista di cose belle incontrate e di inevitabili insuccessi con cui ho dovuto imparare a convivere. Avanzo negli anni e sempre più ripenso indietro al periodo trascorso al mio paese. I vagoni del treno della mia biografia riaffiorano nella memoria.»

«Scrivo per offrire emozioni guardando il cielo. Indico medi­cinali psicologici che ognuno liberamente può prescri­versi. Invito ad uscire dalle crisi di identità dal momento in cui ci si sveglia, con i capelli in disordine, sino alla tristezza provocata dalle difficoltà sul lavoro.»

«Scrivo per esaltare la vita e per riempirla di pensieri positivi. Svuotare la mente dal pessimismo è il mio grande obiettivo».

«Scrivo per esaltare la mia e l’altrui vita e soprattutto per suggerire di mettere un po’ di gioia nell’accettare il cambiamento perchè la categoria dell’intelletto non è il caos dell’inconscio: nella vita tutto diviene, tutto si trasforma lentamente.»

(Antonino Minio, Controcanto, Cepasa, 2004 Spoleto)


 

2 Agosto 2013

«Mentre ero a Pesaro per il funerale di …, a San Ginesio è venuto a cercarmi, insieme all’amico Piero Tordelli, Antonino Minio, parente di Vincenzo, il nostro professore di latino e greco al liceo. Poiché non c’ero, mi ha lasciato da Tordelli 15 sue pubblicazioni in un corposo ed elegante astuccio, e un libro intitolato “Emozione e sentimento”.
Ancora non ho fatto in tempo a leggere questi lavori, ma lo farò presto con piacere, e gli scriverò per ringraziarlo. Spero pure d’incontrarlo. Infatti, è stato con me così gentile, ancora senza conoscermi personalmente, solo perché ha saputo che sono di Bronte: la nostalgia della patria lontana che ci prende alla gola! Io, fatta eccezione per Graziella Rizzo, con la quale mi sento regolarmente, i Brontesi ormai non li conosco più, ma le notizie sul paese le leggo su “Bronte Insieme”.

Ecco quello che so di Antonino Minio.

E’ nato a Bronte nel 1944 e vive in Umbria (Spoleto). Si è laureato a Catania in Filosofia e poi si è specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale. Ha fondato centri di psicologia applicata e comportamentale. Ha ricevuto a Malta il titolo di “Cavaliere commendatore dell’ordine di S. Giovanni” per meriti culturali. Ha ricevuto la laurea honoris causa in psicologia presso la “Miami International University”.

E’ stato docente al corso di formazione psicologica degli arbitri di serie A e B. Ha creato e dirige una rivista mensile, di cui non ricordo il nome. Ha collaborato come esperto alla stesura del disegno di legge n° 2568 in merito alla disposizione di tutela del rapporto tra madri detenute e figli minori di 6 anni. Ha scritto e pubblicato molto altro. Ha insegnato nelle scuole superiori.

Caro fratello, è questo quello che mi è stato detto. Conoscendo la serietà di Tordelli, sono indotta a credervi completamente: un qualche giudizio personale potrò darlo solo dopo che avrò letto almeno una parte della sua produzione. Mi meraviglia che a Bronte non si sappia niente di lui: o – probabilmente – sono io che ignoro quello che si dice? Però tra i personaggi di “Bronte Insieme” non c’è.»

(lettera di Anna Russo al fratello Nino del 2 Agosto 2013. Vivendo nelle Marche, Anna, aveva avuto notizie di un nostro compaesano che le sembrava molto meritevole segnalandolo, tramite il fratello Nino Russo, alla nostra Associazione).

Alcuni libri di Antonino Minio

L’anima sul viso
Quello che ho detto ai miei pazienti in cinquant'anni di attività professionale di psicoterapeuta  (Edizioni Thyrus, Collana di scienze psicologiche, 2014, pp. 1671)

«In questa opera raccolgo “gli antichi pensieri” per liberare la psicologia dalla sua limitatezza e integrarla negli ampi spazi delle religioni e delle scienze umane e antropologiche. Però non faccio un miscuglio confuso di approcci diversi, collego costanti nelle variabilità dell’esistere, sforzandomi di raccontare “il come e il perché” per stimolare il “tu che ne pensi”.
I libri sulla vita non forniscono certezze, ma possono alimentare l’autopulizia.
In ognuno di noi, c’è una debole voce capace di far riprendere la gioia di vivere interrotta. Dietro ogni nostra fragilità si nasconde l’energia per riprendere il coraggio. Il materiale psicologico discusso non ha alcuna pretesa di assoluto né di dimostrabilità. I concetti psicologici espressi non aspirano a diventare statuti di verità, ma sono tracce di conoscenza, chiavi di lettura che servono a rendere pensabile la condotta umana.»

Controcanto, percorso di formazione per educatori di minori, genitori, docenti … (Ce.P.A.S.A., Spoleto, Luglio 2004, 610 pp.)

Molti sono i riferimenti che l’Autore in questo suo libro fa al suo periodo infantile ed al suo paese natale, utili come basi per sviluppare pensieri, teorie e consigli pedagogici.

 Il “percorso”, strutturato in tre volumi, è facilmente scaricabile da Yumpu.
 
Sapere la vita (Editrice Thyrus, 1987, pp. 465)
Questo libro del prof. Antonino Minio – psicologo clinico – e del dott. Piero Tordelli – psicoterapeuta -, vuole essere una “continuazione dei colloqui fatti con i clienti”, quindi ha una finalità eminentemente operativa. Chiunque provi ad imparare qualcosa, ci può riuscire sempre, a meno che non si faccia bloccare dall’apatia, dallo scoraggiamento o dalla disperazione. Il libro cerca di raccontare come riuscirci. Si presentano tuttavia solo scorciatoie e regole pratiche che permettono di vivere meglio… anche se insufficienti per costruire una “teoria significativa”. Il successo terapeutico infatti dipende non dalle teorie in cui si crede, ma dal rapporto che si riesce a stabilire tra psicologo e utente.

Il coraggio (cofanetto con tre volumi), Thyrus 1994, pp. 754. Il cofanetto contiene tre libri di Antonino Minio editi un anno prima: Il coraggio come vita, il coraggio come educazione e Il coraggio come amore.

Maria Montessori
- Analisi psicologica, la vita e l’eredità lasciataci da Maria Montessori, raccontata da uno psicologo italiano. Il libro è scaricabile dal sito web del Cepasa cliccando qui.

Apprendere il rilassamento, Editore Thyrus, 1986, Collana I quaderni del Cepasa, pp. 244, Genere psicologia.

L’eruzione, la sofferenza, l'ascolto

«Riconosco di non aver saputo ascoltare, molte volte. Per non essere stato attento nell’ascoltare, una mattina del 1999 ho dovuto ingoiare un grosso boccone amaro. Una mia paziente, sofferente di disturbi dissociativi, una sera venne nel mio studio senza aver preso appuntamento. Spiegai che non potevo ascoltare i suoi fatti dolorosi e l’invitai a tornare la settimana seguente. La donna se ne andò sbattendo la porta e mugugnando strani improperi contro la mia persona.

A tarda notte, armatasi di un sasso, saccheggiò violentemente la mia nuovissima Audi A4. Un vicino di casa, che per caso si era affacciato sul terrazzo, la sgridò con il suo vocione forte e impedì che completasse la vendetta.

L’insolito rumore svegliò anche me e, mettendo la testa fuori dalla finestra della camera, vidi uno spettacolo che mi serrò il cuore, proprio come quando, durante la mia infanzia, sentii gridare di notte per le strade di Bronte: “Scassàu ’a muntagna!”

L’Etna vomitava Fuoco. Un fungo nero saliva nel cielo, quasi a voler oscurare la luna piena. La cenere vulcanica cadeva come neve sottilissima coprendo strade e tetti. Fontane di lava scendevano lungo le pendici del vulcano. Era un rogo che non si riusciva a spegnere. È amaro constatarlo: le cose brutte si ricordano sempre perché ci graffiano, mentre le cose belle si dimenticano con leggerezza.

Di fronte alla mia auto distrutta, provai la stessa sensazione di spavento di allora con l’aggiunta di un po’ di rabbia, anzi molta rabbia. I danni furono enormi, ma non ho potuto richiedere il risarcimento perché mi sono sentito coinvolto per distrazione professionale e per disattenzione alla sofferenza. Non c’è un tempo per ascoltare né un tempo per parlare né un tempo per fare ciò che piace. La sofferenza, quando è forte, si comporta come l’eruzione. Va accolta in quel momento. L’ascolto della persona che soffre va messo al di sopra di qualsiasi impegno.» (Antonino Minio, L'Anima sul viso, Edizioni Thyrus, 2014, Terni).










Lo scultore Nicola Dell’Erba è l’ultimo esponente dei maestri comacini, artisti e scalpellini

Nicola Dell'Erba

L’anima della pietra

L’origine di questa famiglia di “artisti-intagliatori” si perde nella notte dei tempi, addirittura all’epoca dei Maestri Comacini, “i costruttori, i muratori, gli stuccatori e gli artisti raggruppati in una corporazione di imprese edili itineranti”, che fin dal Settimo Secolo dopo Cristo operavano in Lombardia, soprattutto tra il Comasco e il Canton Ticino, “donde il cognome Dell’Erba, cioè famiglia originaria di Erba, in provincia di Como”.

Di questa dinastia, Nicola Dell’Erba, 44 anni, “etneo doc” da almeno cinque generazioni, è degno rappresentante: diversi altari, capitelli, intarsi e sculture presenti in Italia e all’estero, recano la sua firma, così come recano la firma dei suoi avi molti “ricami” sparsi in Sicilia e scolpiti nella pietra bianca di Siracusa e di Palazzolo Acreide, e nella pietra nera dell’Etna.

Troviamo Nicola nella sua azienda ubicata nella zona industriale di Bronte, mentre, come ogni giorno, da trentotto anni, è intento a dare “un’anima” alla pietra. Sì perché del trinomio pietra-anima-uomo, Nicola filosofeggia per ore.

“Un blocco di pietra non lavorato resterà per sempre un blocco di pietra”, dice.

“Ma un blocco di pietra plasmato, prende la forma di un’idea e acquisisce un’anima, la tua anima. Da quel momento la scultura vivrà in eterno. L’uomo invece muore, e però anch’egli diventa immortale grazie a quell’ opera che vivrà per sempre”.

Nicola Dell’Erba esprime questi concetti mentre assesta dei colpi potenti con lo scalpello, batte e ribatte il ferro sulla roccia forgiandola e facendo scoccare qualche scintilla, e mentre la polvere si disperde nell’ aria, è come se la pietra gemesse, come se da un momento all’altro dovesse emettere il vagito della vita.

“Sono discorsi che sento da quando, a sei anni, andai a lavorare con mio padre nella bottega di scalpellino di mio nonno Nicola. L’artista di famiglia era lui. Le sue teorie mi lasciavano stupefatto, erano concetti che aveva appreso da suo padre, il quale, a sua volta, le aveva apprese da suo padre. Ogni pensiero originato dalla filosofia dei Maestri Comacini e trasmesso attraverso le generazioni che, qualche secolo prima, si erano trasferiti dal Nord Italia alle falde del Vulcano”.

Almeno cinque, secondo Nicola, le generazioni vissute in Sicilia: il nonno Nicola, il bisnonno Giuseppe, il trisavolo e via via a ritroso nel tempo. Circa tre secoli che hanno segnato la vita di Chiese e piazze, di strade e fontane di questo fazzoletto di Sicilia. A Bronte ci sono esempi dell’opera dei Dell’Erba: dalla Fontana dell’Immacolatella alle Chiese di Santa Lucia e della Madonna delle Grazie; dal pavimento del castello di Nelson all’Ippogrifo situato all’ingresso della città.

Ma da alcuni anni le sculture e i lavori di Nicola Dell’Erba sono presenti sia al Nord Italia che all’estero, soprattutto in Irlanda, in Germania e in Inghilterra. Sunday, una scultura di Nicola Dell'ErbaE adesso c’è il progetto di inserirle nel Parco della Scultura che sarà approntato nel Parco subur­bano della vicina Maletto, dove Nicola metterà a disposizione degli scultori giovanissimi il suo sapere e dei blocchi di pietra che verranno lavorati da loro.

“C’è nei miei lavori - seguita Nicola - l’insegnamento appreso dalla tradizione familiare, ma anche un’elabo­razione espressa attraverso la mia creatività”. Come dire, una fusione tra antico e moderno sintetizzato dalle foto dei suoi avi (mostrate con orgoglio in fotografia) e i sofisticati macchinari moderni - compreso un robot computerizzato - dislocati in azienda.

“Nell’arte ci vuole un pizzico di follia e di ribellione - dice -. Bisogna avere il coraggio di mettere tutto in discussione. Mio nonno lo fece. Durante il ventennio gli fu negato un cospicuo premio in danaro, vinto ad un concorso, perché si era rifiutato di prendere la tessera del partito fascista. Sì, è proprio vero, l’arte non conosce regole, né padroni”. (Luciano Mirone, L’Informazione, Maggio-Giugno 2014)

Nella foto a destra: Sunday, una scultura di Dell'Erba posta nel 2003 a Bronte nel viale Catania nelle vici­nanze del­l'ex Parcheggio Multipiano in occasione della "Domenica ecologica" organiz­zata da Legam­biente.

Su Nicola Dell'Erba, titolare della ditta “Petra”, leggi pure "Arriva da Bronte la pietra che sostituisce la plastica"



Maggio 2024

Un viaggio tra filosofia, scultura e riflessione ambientale a partire dal 15 maggio

"Le Pietre di San Giorgio" di Nicola Dell'Erba

Dieci sculture in pietra lavica esposte lungo il Corso Umberto e dodici all’interno della Pinacoteca Sciavarrello. Un evento che vuole essere portatore di nuova aria nel panorama culturale Brontese

Nicola Dell'ErbaDopo il successo della mostra itinerante “Morfi”, lo scultore brontese Nicola Dell’Erba torna nella sua città natale con “Le Pietre di San Giorgio“, la sua esposizione più ambiziosa e profonda. Un percorso artistico che non si limita a celebrare la bellezza, ma che attraverso la filosofia a cui si ispira l’artista, affronta temi cruciali come lo scarto, l’inclusione e la sostenibilità.

Un dialogo tra arte e pensiero
Le nove sculture di Dell’Erba, dislocate lungo il Corso Umberto, e le dodici all’interno della Pinacoteca Sciavarrello, non sono solo opere da ammirare, ma vere e proprie manifestazioni di un profondo dialogo tra forma, materia e pensiero filosofico. Ogni creazione riflette il dualismo di Eraclito, esplorando il concetto di cambiamento e permanenza, mentre l’ispirazione divina di Platone viene reinterpretata come forma di creatività superiore. L’artista trasforma elementi scartati dalla società, come pietre rifiutate dai costruttori, in opere d’arte che evocano profonde riflessioni sul riutilizzo e sul valore intrinseco dei materiali nel contesto sociale.

Un ponte tra antico e contemporaneo
“Le Pietre di San Giorgio” invita il pubblico a riflettere sull’interconnessione tra arte, filosofia, società e ambiente. Dell’Erba stimola un dialogo su come l’arte possa fungere da ponte tra il pensiero antico e le questioni contemporanee e, promuovendo una comprensione più profonda del nostro rapporto con il mondo che ci circonda. La bellezza diventa così uno strumento per sensibilizzare su temi come l’inclusione e la sostenibilità, invitandoci a riconsiderare il nostro approccio al consumo e allo scarto.

Un’esperienza da non perdere
L’esposizione, aperta al pubblico dal 15 maggio 2024, si preannuncia come un punto di riferimento culturale per Bronte e un’esperienza imperdibile per tutti gli amanti dell’arte e della riflessione. Un’occasione per immergersi in un mondo di sculture evocative, lasciarsi ispirare dalla filosofia e riscoprire il valore dell’arte come strumento di cambiamento.

La mostra si ricollega a quella “itinerante” dello stesso Artista, iniziata il 23 di aprile u.s., festa di San Giorgio appunto, con l’installazione di opere scultoree lungo il Corso principale di Bronte e nelle piazze più suggestive del paese.

Oltre all’esposizione, sono previsti interessanti attività collaterali: dei workshop su “Come si scolpisce”, un’occasione unica per avvicinarsi al mondo della scultura guidati dal maestro Nicola Dell’Erba in persona. Una sessione di scultura per principianti durante i quali sarà possibile, dietro la guida dell’artista stesso, avvicinarsi all’arte scultorea con un laboratorio allestito in una delle Piazze più significative del paese, Piazza Rosario.

Sono previsti anche un concorso fotografico per immortalare la bellezza delle sculture e la suggestione dell’atmosfera con i partecipanti che potranno scattare le loro foto e la migliore verrà premiata, e la proiezione di un documentario, girato da un noto regista e documentarista, sulla Mostra, sulle opere che ne fanno parte e sulla loro ispirazione, il tutto da realizzare tra i mesi di settembre e ottobre.

L’intento delle Mostra, dei laboratori e delle installazioni temporanee è di far nascere il desiderio, nei giovani soprattutto, di avvicinarsi all’arte e alla cultura suscitando il loro interesse e magari poter scoprire talenti e abilità che, se non stimolati, resterebbero inespressi.

Per maggiori dettagli, inclusi orari di visita, eventi speciali e informazioni sulle attività collaterali o sull'artista, consultare il sito web www.nicola-dellerba.com. (Fonte: Politicamente corretto.com, Maggio 2024)

 

“Le Pietre di San Giorgio”

Dell’Erba in mostra a Bronte

Di Luciano Mirone

Nicola Dell'Erba, Infinito (dedicata a Nicola Spedalieri)“Lo scarto” della pietra come metafora dell’umanità che attraverso l’arte si eleva a spirito ed arriva fino alle divinità, a prescin­dere dalle differenze umane, religiose e culturali. È il tema di una grande mostra dal titolo “Le pietre di San Giorgio”, che lo scultore Nicola Dell’Erba realizza per la prima volta (almeno in questa forma) nella sua città, Bronte (Catania), dopo aver percorso la Magna Grecia, dalla Calabria alla Sicilia, con tappe anche a Taormina, Siracusa, Milazzo e Messina.

L’esposizione ha due sedi: una all’aperto lungo il corso Umberto, che ospita le opere più imponenti dell’artista (durerà fino al prossimo 4 novembre), l’altra (con sculture più piccole) all’interno della Pinacoteca “Nunzio Sciavarrello” (rimarrà aperta fino al prossimo 30 giugno).

Una mostra non basata sul sentimento, ma sulla spiritualità e sulla filosofia: le metafore che vi sono contenute rappresentano il leit motive di questa personale che per il “pensiero forte” del suo autore è un pugno nello stomaco per tutti.

Prima metafora. “La mostra è legata a mio figlio Giorgio – afferma lo scultore –, rappresenta un’arte che scaturisce da pensieri interiori difficilmente spiegabili. Giorgio, il suo autismo, è come uno specchio che mi fa vedere ciò che la ragione non riesce a comprendere. La mia grande musa è lui, che mi sprona, mi mette in connessione con quella parte spirituale dell’essere che è difficile da raggiungere: tramite lui ci riesco”.

Seconda metafora. “L’arte insegna a non scartare – prosegue Nicola – , lo dice anche Papa Francesco nel libro La mia idea di arte. Prendo un blocco di marmo difettoso, lo svuoto della parte interna (il cuore, che mi servirà per realizzare degli elementi architettonici in un edificio) e lascio la parte esterna, quella imperfetta che comunemente si butta. La plasmo, la guardo, l’accarezzo e a volte perfino le parlo.
Tutti i blocchi che utilizzo sono difettosi: invece di frantumarli e buttarli, li lavoro. È il difetto originario a renderle uniche e speciali: se valorizzate nella maniera giusta, possono diventare opere d’arte. L’arte che consente allo scarto di vivere è un miracolo. Attraverso queste opere voglio dare un messaggio ad una società che tende sempre a scartare, soprattutto chi ha delle difficoltà e delle disabilità”.

Terza metafora. “La mostra è dedicata a San Giorgio anche per un altro fatto – spiega l’autore della mostra – . È un santo che mi ha sempre affascinato. Sta sul cavallo, la tradizione lo vuole armato a lottare contro il drago (l’eterna lotta fra bene e male), è presente sia nella religione cristiana che in quella musulmana. E questo lo pone in modo diverso rispetto agli altri santi, ecco perché San Giorgio mi piace”.

Dell'Erba Nicola, "Equilibrio sapiente"Quarta metafora. “L’arte oggi non viene finanziata – afferma l’artista – , non ci sono enti preposti a distribuirla sul territorio. C’è un’assenza enorme. In Sicilia si fanno entrare molti scultori stranieri, grandi anche, che però non hanno alcun legame con la nostra tradizione. La nostra cultura è un tessuto ricco di storie, di simboli e di riti che ci definiscono come comunità.
In un’era digitale dove l’informazione è effimera e spesso superficiale, è fondamentale ricordare l’importanza dei monumenti e delle celebrazioni fisiche nella conservazione della nostra storia collettiva. I nostri artisti non sempre vengono valorizzati. E invece io credo che la nostra cultura vada esposta. Purtroppo chi vuole esporre deve farlo con le proprie forze, soprattutto chi, per scelta, non vende la propria arte.
La mia è puramente di diffusione di un pensiero culturale, non è in vendita, se la leghi ai soldi le hai tolto l’elemento essenziale che sta alla base di un artista: la libertà. Se viene privata di questo, l’opera perde la sua potenza espressiva. Ecco perché andrebbe valorizzata dallo Stato. Il guadagno che realizzo col mio lavoro (Nicola Dell’Erba è titolare dell’azienda omonima di lavorazione della pietra nella zona industriale di Bronte, ndr.) lo investo nelle mie opere”.

Quinta metafora. “Finora ho fatto mostre in diversi punti d’Italia, non a Bronte (perlomeno non così), ritengo che bisogna partire dal proprio paese per diffondere bellezza e per nutrire il nostro futuro. Bronte è un territorio arido dal punto di vista artistico. Bisogna cercare di ararlo per gettare i semi della cultura. Mio figlio vivrà in questa comunità ed io voglio dare il mio contributo per migliorarla, non solo per lui, ma per tutti i giovani che la vivono e che la amano”.

(Luciano Mirone, L’Informazione, Giovedì 16 Maggio 2024).


Nelle due foto : in alto, "Infinito" («Ho creato una scultura che simboleggia l'infinito, inteso come metafora della vastità e della perpetuità del pensiero di Nicola Spedalieri. Questa opera vuole essere un promemoria tangibile che il pensiero e l'insegnamento di grandi figure storiche come Spedalieri non dovrebbero essere confinati nei libri o nelle aule scolastiche.  Al contrario, dovrebbero essere incarnati in monumenti e pratiche culturali che tutti possono esperire e da cui tutti possono imparare»).
In basso  "Equilibrio sapiente" («La presenza della mia scultura davanti a questo palazzo non è solo un incontro visivo tra nuovo e antico, ma anche un dialogo continuo tra le generazioni, una testimonianza di come il passato modelli il presente e lo spinga verso nuove forme espressive. "Equilibrio Sapiente" non è soltanto un'opera d'arte: è un omaggio alla vita, all'amore e alla perseveranza degli uomini che hanno costruito le basi su cui oggi posso esprimere la mia creatività»).



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