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Efficacia dei Poteri Miracolosi
Abbiamo detto che lo Spirito Santo risiede permanentemente nella
Chiesa per ispirarla e guidarla. Lo Spirito Santo produce i Santi perchè
siano di esempio ed ispirino altri ad imitarli. Lo Spirito Santo esercita pure
altri poteri soprannaturali nella Chiesa: i Miracoli.
I Miracoli hanno lo scopo di attrarre l’attenzione degli uomini verso Dio e
di indicare in modo visibile quale sia la vera Chiesa di Cristo. Middleton
obbiettava che la Chiesa non è in grado di usare questi poteri quando vuole.
Ebbene, la Chiesa non lo ha mai preteso. I fedeli credono che Dio opera queste
meraviglie tramite il ministero della Chiesa quando Lui vuole, non per decisione
della Chiesa. Quale consolazione non prova il credente nel vedere autenticate da
Dio le proprie virtù tramite il miracolo o la realizzazione di una profezia. Non
può certo rimanere insensibile chi riceve un miracolo o chi sia testimone di un
miracolo; non può ignorare l’Autore di tanto favore. (LV, C 11, 1-10).
Non c’è da meravigliarsi che i Protestanti non credono ai miracoli.
Accettare il miracolo sarebbe per essi ammettere che la Chiesa Cattolica sia la
vera Chiesa di Cristo, quella Chiesa che essi hanno abbandonato. Stranamente
tuttavia i Protestanti credono ai miracoli operati da Gesù e dagli Apostoli.
Non tutti possono essere testimoni diretti di un miracolo; ma la Chiesa prende
cura di esaminare sotto tutti gli aspetti scientifici un miracolo. Basta quindi
credere alla testimonianza della Chiesa per accettare il miracolo. Chi non
accetta questa via rigetta automaticamente ogni sorta di autorità che sia di
fede, di storia o di scienza.
I Razionalisti moderni considerano Dio come il Creatore dell’Ordine Naturale, ma
per essi i miracoli sono eventi stabiliti da decreto eterno di Dio. Cioè per
essi questi eventi straordinari non hanno nessuna relazione col comportamento
umano e non sono segno di approvazione o disapprovazione divina,
conseguentemente non c’è ragione di placare o di ringraziare Dio. (LV, C 11,
11-15).
La Rivelazione ci insegna che Dio utilizza mezzi naturali per premiare o per
punire. Nulla impediva a Dio quando stabiliva l’ordine naturale di pianificare
fenomeni straordinari o soprannaturali che accadessero in tempi e posti
determinati con lo scopo di premiare o punire una data comunità umana. Questo
non è cosa inconcepibile se pensiamo che Dio non può rimanere indifferente al
bene o al male morale.
Ebbene i miracoli fanno parte di questo piano provvidenziale. La Legge Naturale
e le sue eccezioni, i Miracoli, sono stati creati dallo stesso decreto divino.
Per Dio l’Ordine Naturale e l’Ordine Soprannaturale sono un’unica cosa. Tutto
serve all’Ordine Morale. I Deisti non fanno nulla di buono alla Società Civile
rigettando i miracoli e negando la relazione che c’è tra la moralità e gli
eventi soprannaturali. (LV, C 11, 16-20).
Beneficio dei Sacramenti La Religione Cristiana è depositaria di sette Sacramenti, i quali hanno una
relazione essenziale con la Società Civile.
Il Battesimo (Mt 28: 18-20, Mc 16: 15-16).
È come la porta per cui si accede nell’Ovile di Cristo. È stato istituito
per sradicare il peccato originale, per infondere la grazia soprannaturale della
fede, della speranza e della carità e ristabilire nell’uomo il diritto alla vita
eterna. (LV, C12, b1).
Prima di amministrarlo ad un adulto la Chiesa si preoccupa di preparare il
recipiente e di assicurarsi che questi si impegni a vivere una vita corretta e
degna di un discepolo di Cristo. (LV, C12, b2-4)
Questa istituzione per se stessa, senza considerare il suo valore
soprannaturale, è sufficiente a coltivare la virtù. Essa inculca una fede solida
in Dio e negli attributi divini, la coscienza della debolezza umana e della
forza della grazia e la certezza del premio o del castigo dopo questa vita. Essa
implica pure una promessa solenne fatta davanti al Vescovo e della congregazione
cristiana. (LV, C12, b5).
Nella pratica odierna, la Chiesa si preoccupa di liberare l’essere umano
dalla schiavitù del peccato fin dalla nascita e metterlo in condizione di
guadagnare fin dalla sua tenera età meriti soprannaturali. Rimane ai genitori e
ai padrini il compito di educare i bambini nella fede e nella pratica cristiana.
Non è forse lo scopo delle istituzioni sociali quello di promuovere integrità e
onestà tra i cittadini? È quello che il Battesimo fa. (LV, C12, b8-9).
La Cresima (At 1: 4-8, 2: 1-4).
È una riconferma del Sacramento del Battesimo, infonde nuove grazie per
aiutare il ricevente a mantenere le promesse battesimali. È conferito agli
adulti subito dopo il Battesimo, o ai bambini battezzati quando hanno raggiunto
l’età in cui cominciano a mostrare le loro inclinazioni. I pastori indicano la
corretta via e ricordano ai genitori e ai padrini i loro doveri cristiani. Anche
questo è un Sacramento benefico alla Società.
(LV, C12, c).
La Penitenza (Mt 16:18-19, Jn 20: 21-23).
Il battezzato può tuttavia ancora peccare e perdere la Grazia di Dio. Cristo
ha provveduto la via alla riconciliazione con Dio. Per autorità di Cristo, il
prete può liberare il peccatore dai suoi peccati e restituirlo alla grazia.
Tre condizioni sono tuttavia necessarie per ottenere il perdono: 1/ un sincero
pentimento per il male commesso con la promessa di fare il possibile per
evitare nuove cadute, 2/ la confessione dei peccati fatta al prete, 3/ la
soddisfazione per l’offesa recata a Dio. (LV, C12, p1-3).
Il comportamento della Chiesa verso i peccatori, specialmente i peccatori
pubblici, era più severo nel passato che oggi, ma la regola è rimasta immutata.
Nei riguardi della soddisfazione, la Chiesa può usare indulgenza, ma non
esentare il peccatore dal soddisfare per il male commesso. (LV, C12, p4-15).
Il dovere della confessione deriva dal fatto che il Sacramento di Penitenza
è stato istituito in forma di giudizio. Affinchè quindi il prete possa stabilire
la giusta soddisfazione da imporre deve conoscere il tipo di offesa commessa. Il
peccatore quindi deve accusarsi; ma è appunto in questa umiliante autoaccusa che
sta il rimedio. Essa, con l'aiuto della grazia, agisce contro l’amor proprio e
sprona a mantenere la promessa di non più peccare. (LV, C12, p16-18).
Il confessore, durante l’amministrazione di questo sacramento apporta un
benefico contributo alla Società, con i suoi consigli e con il mezzo della
persuasione, allenta prudentemente eventuali tensioni domestiche, e toglie le
cause abituali di peccato, osservando con cura il segreto confessionale. È dal
confessionale che spesso originano anonime donazioni caritative, riconciliazioni
familiari, incoraggiamento e supporto verso persone in bisogno finanziario e
morale. Tanti crimini e degradazioni morale sono evitati grazie a questo santo
sacramento. Quale beneficio non ne ricava tutta la Società Civile! (LV, C12,
p21-23).
L’Eucaristia (Mt 26: 26-29, Mc 14: 22-25, Lc 22:14-20).
L’essenza e la grandezza di questo Sacramento è la Presenza Reale di Gesù
Cristo nascosto sotto le specie del pane e del vino consacrati dal Sacerdote.
Questa presenza sussiste fino a che le specie non sono distrutte. Il Sacramento
Eucaristico è l’anima della Liturgia Cristiana. Il Corpo ed il Sangue di Cristo
sono offerti in Sacrificio al Padre Onnipotente. È lo stesso Sacrificio di Gesù
sulla Croce che viene rinnovato perennemente, fiduciosi di presentare al Padre
la sola Vittima che gli è gradita e che basta a placare la Divina Giustizia ed
ottenere ai fedeli dei benefici eterni.
Noi possiamo pure ricevere la Comunione con le Sante Specie. Per riceverla
degnamente dobbiamo essere devotamente preparati e purificati, poichè la
Comunione stabilisce un’intima connessione tra noi e Dio, diventa sorgente di
ispirazione e di gioia spirituale, ci dà forza e perseveranza per obbedire alla
legge divina.
Se abbiamo una fede viva, la Presenza Divina ci darà grande aiuto per
controllare le nostre passioni. La presenza della Santa Ostia è bastata spesso a
placare i riottosi. I non credenti ci accusano di superstizione, ma non possono
negare che questa fede è efficace a trattenere l’uomo dal commettere crimini ed
ogni sorta di male morale e ad incoraggiare la pratica della virtù. (LV, C12,
e1-7).
L’Ordine (Mc 3: 14-15, At 6: 1-6, 13: 1-3).
Questo Sacramento è stato istituito da Gesù per creare e perpetuare i santi
Ministri con il compito di attendere ai bisogni spirituali del popolo. La nuova
Alleanza tra Dio e l’uomo, l’Alleanza Cristiana, per volontà divina deve
estendersi a tutte le generazioni, ecco dunque che il Sacerdozio Cristiano deve
essere perpetuo, e può esserlo solo per via di successione.
La Sapienza Incarnata ha voluto che questa perpetuazione non si facesse per via
di fisica generazione, come succedeva nel vecchio Testamento, dove il Sacerdozio
si trasmetteva da padre in figlio. Nella Nuova Alleanza il Sacerdozio è
assicurato per via di chiamata, di elezione.
Questo Sacramento conferisce al Chiamato il potere di trasmutare il pane e il
vino nel Corpo e Sangue di Cristo, ed il potere di perdonare i peccati. Questo
secondo potere tuttavia è soggetto a giurisdizione, una giurisdizione che solo
il Vescovo può concedere al Prete come quella del Vescovo stesso è concessa dal
Papa. In questo modo tutto il Corpo Sacerdotale è ordinato in modo gerarchico
tale da preservare l’unità e determinare i poteri di ciascun ministro. (LV,
C12, o1-5).
I Ministri Sacri devono essere dotti nelle Scienze Sacre ed integri in modo
da essere di esempio ai fedeli. Devono avere zelo ed inclinati all’apostolato
attivo. Il compito di predicare ed insegnare è proprio del Vescovo, i Preti sono
solo i suoi assistenti.
È chiaro che i Santi Ministri della Chiesa se esemplari sono di grande servizio
alla Società. Il linguaggio della Legge Civile è il comando, ed il
criminale può sfuggire alla punizione se il crimine non è provato. La Religione
invece, parla al cuore per via di persuasione, e si estende su tutto
l’operato umano, il suo scopo non è quello di punire, ma quello di correggere. I
Ministri della Chiesa hanno un vero e divino diritto di promuovere le idee
religiose in ogni circostanza e a tutti i popoli, si tratta di una educazione
perpetua ed universale. (LV, C12, o6-9).
Il Matrimonio (Mt 19: 3-8, Mc 10: 11, Lc 16: 18).
Il Matrimonio è un contratto che è naturale, civile e sacro.
Conseguentemente è di competenza della Jus Naturalis, della Legge
Civile e della Religione Rivelata. Gesù Cristo ha elevato questo
contratto alla dignità di Sacramento. Vediamo i benefici che la Società Civile
riceve da questa sacra istituzione.
Il Matrimonio è il seminario della Società Civile. Prima della Società Civile
viene la Società Domestica e sono queste Società Domestiche che formano
la Società Civile. Se il Matrimonio è ben regolato e funzionale tutta la Società
Civile ne trae beneficio.
Gesù ha stabilito che il matrimonio sia indissolubile e perpetuo,
ed ha escluso la poligamia proclamando che fin dall’inizio il matrimonio era
stato costituito da Dio in questo modo. (LV, C12, m1-3).
Se gli sposi fossero liberi di separarsi quand’essi volessero, quante
inconvenienze non ne deriverebbe la Società. Anche l’amore più grande col tempo
si intiepidisce lasciando luogo alla noia e al fastidio; l’insaziabile
concupiscenza cerca sempre nuovi oggetti e nuove esperienze minando l’armonia
familiare. Il prospetto poi di una possibile separazione non aiuta alla
costruzione di un’unione duratura.
Se l’amore di un coniuge non è ricambiato dall’altro coniuge, il primo si
sentirebbe inschiavito ed insicuro temendo l’abbandono. I figli soffrirebbero e,
testimoni di tensioni familiari, crescerebbero insubordinati e indipendenti.
L’unità familiare verrebbe quindi ad essere compromessa. (LV, C12, m4-10).
Si argomenta dicendo che se il divorzio fosse legalizzato, certo creerebbe
inconvenienze, ma la Società Civile apporrà delle restrizioni. Purtroppo è
facile manipolare la Legge Civile, basta guardare alla Roma Antica: quando la
corruzione contaminò i capi, le leggi controllanti il divorzio furono rilassate.
E quanti artifatti non erano usati per assicurarsi un posto accanto
all’imperatore, provocando ripudi se non uccisioni.
L’indissolubilità matrimoniale sradica questi mali dalla radice. No possiamo
certo asserire che un’unione matrimoniale sia sempre ideale. La Chiesa non
accetta imposizioni nell’unione, ha il potere di annullare un matrimonio che
risulti non conforme ai dettami della libera e matura scelta, e in certi casi
accetta la separazione per il bene spirituale dei coinvolti.
La poligamia si è rivelata detrimentale per la società e per l’armonia
familiare, e Cristo l’ha autoritativamente rigettata per i suoi seguaci. (LV,
C12, m11-13).
La Moralità Cristiana, rigetta che l’unione matrimoniale sia usata per puro
piacere sessuale. Lo scopo del matrimonio è quello di aumentare la gloria di Dio
con la procreazione, affinchè altri esseri umani imparino a conoscere ed amare
Dio. La lussuria è proibita dalla legge divina. Questa restrizione, voluta da
Dio, aiuta la fecondità, ed incoraggia gli umani a tenere presenti i valori
spirituali e rimanere forti per il servizio del paese. (LV, C12, m15).
La Chiesa, guidata dallo Spirito di Dio, ha introdotto delle leggi positive
per regolare i matrimoni. Se la Chiesa non si opponesse al matrimonio tra certi
gradi di parentela, tra fratelli e sorelle per esempio, quali disordini non ne
deriverebbero. E se la Chiesa non si opponesse ai matrimoni contratti per il
puro piacere sessuale, cosa impedirebbe il matrimonio tra omosessuali (sic),
cosa non solo probabile, ma reale.
Già nel 1778 fu avanzata in Amsterdam una
proposta di legge a riguardo. Il proponente sosteneva che l’incesto è soggetto
alla legge della decenza, ma che la natura di per sè non lo rigetta. Sosteneva
ancora che la sodomia è solo questione di gusto e che di per sè non sia un
crimine. Sarebbe da meravigliare se un giorno la Società trasformi l’empietà sodomitica in un matrimonio legale?
Nel luglio del 2005 in Italia, a seguito della recente decisione presa dal
governo Spagnolo, fu avanzata la proposta di legge sul matrimonio fra
omosessuali. Tanti furono gli oppositori e fra questi il Presidente del Senato
Della Repubblica Italiana Onorevole Marcello Pera. Questi il 4 luglio di quello
stesso anno a Madrid, nel suo Discorso pronunciato alla Fundaciòn para el anàlisis y los estudios sociales, disse testualmente a riguardo: “... è falso che si tratti di "conquiste
civili" o di misure "contro le discriminazioni" o di "estensione
dell'uguaglianza"; si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende
di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani
fondamentali.”
Dobbiamo ammettere che il Codice Morale lasciato nelle mani degli uomini,
sarebbe esposto alle peggiori eccentricità delle passioni umane. Solo la
Religione con l’assistenza di Dio è capace di tenere sotto controllo l’amore e
proteggere così la Società Civile da tanti mali. (LV, C12, m16-22).
L’Estrema Unzione (Mc 6: 13, Gcm 5:14-15).
Così questo Sacramento era chiamato a quel tempo e Nicola Spedalieri
coerente con gli insegnamenti dell’epoca lo chiama il Sacramento dei Morenti.
Oggi è chiamato l’Unzione dei Malati. Il Sacramento è stato istituito per
aiutare i malati, anche quelli in fin di vita, ad accettare la sofferenza e la
morte e a distaccarsi dai beni e dalle affezioni terrestre e a chiedere perdono
del male commesso in vita. Non avendo stretta relazione con la vita sociale, il
Filosofo non si dilunga nella presentazione di esso.
Concludendo questo capitolo l’autore sottolinea come il Cristianesimo con i suoi
Sacramenti aiuti ammirevolmente a purificare la Società Civile dai suoi vizi e
ad arricchirla di virtu. (LV, C12, u1-2).
La Correzione Fraterna La Società Civile non contempla la correzione prima di avere proceduto
alla punizione. Di fatto la Legge Civile non ha diritto di interferire
con il diritto naturale della libertà umana, fino a che questa libertà non
diventa detrimentale per la Società. La sola cosa che la legge può imporre è
l’accettazione della punizione, qualora una persona è riconosciuta colpevole.
È impossibile d’altronde convincere legalmente una persona che merita
correzione, se non ci sono prove concrete. Lo scopo della legge è di assicurare
che non venga commesso nessuno dei crimini indicati dalla legge stessa. La legge
civile poi può procedere solo per via di comando, non per via di
persuasione. Il cittadino da parte sua acconsente di sottomettersi alle
direttive di un tribunale a patto che questo operi entro precisi e prestabiliti
limiti. Un tribunale che volesse controllare, per via di commando, tutte le
azioni umane sarebbe despotico. (LV, C13, 1).
La correzione invece trova posto nel sistema religioso, poichè la
Religione procede per via di persuasione non per via di comando.
Perchè la Religione parla con l’autorità di Dio e inquadra tutte le azioni umane
nel prospetto dell’eterna salvezza. La persona che è oggetto di questa
correzione non trova difficile di accettarla sapendo che non si tratta di una
sentenza e di una punizione. Non è considerata delinguente ma inferma e in
bisogno di cura. Non ha bisogno di evidenza legale, lei stessa, la persona
interessata, confessa e riconosce le sue debolezze, chiede ed accetta l’aiuto
necessario per correggersi. (LV, C13, 2).
La correzione fraterna è di fatto un precetto imposto dal Legislatore Divino e
deve essere condotta con grande carità e con umiltà. Il Vescovo ha la
giurisdizione e il compito sacro di vegliare sulla Disciplina dei fedeli.
Nei casi di peccati pubblici, il Vescovo ha il diritto e il dovere di
intervenire, di ammonire, di imporre pubblica penitenza e di punire se è
necessario: rifiutando l’assoluzione e la comunione ed il funerale cristiano.
(LV, C13, 4-16).
Questo sistema di censura episcopale, esercitato nello spirito del Vangelo, è
efficace a mantenere pura la condotta morale ed opera per il bene della comunità
intera. Anche solo con questo sistema, senza l’intervento di leggi civili, di
magistrati e di polizia la Società Civile e, aggiungiamo, Cristiana, potrebbe
sopravvivere e fiorire. (LV, C13, 18).
La Carità Cristiana Abbiamo già parlato della Grazia, dice Spedalieri. Nel 14º Capitolo
del 5º Libro, specifica che la Grazia non è altro che Carità. Di fatto è
l’Amore Divino emanato dallo Spirito Santo e che si diffonde nei cuori umani. La
Carità perfeziona la legge naturale, induce l’uomo ad agire in modo puro e santo
e così provvede la Società Civile di innumerevoli e benefici vantaggi. (LV,
C14, 1-2).
La legge naturale si basa sull’Amor Proprio; infatti la ricerca della
nostra felicità non è altro che Amor Proprio. L’amor proprio non è cattivo in se
stesso, ma è limitato in quanto non guarda ai valori delle cose o degli atti in
modo oggettivo, ma solo in relazione al proprio io, ai propri interessi. Nella
legge naturale, pure l’amore degli altri e l’amore di Dio sono orientati al
proprio interesse. Gli altri sono presi in considerazione solo per il beneficio
che noi otteniamo da loro. La grandezza di Dio e la sua perfezione può suscitare
nell’essere umano naturale ammirazione, non amore. (LV, C14, 3-4).
Nella religione soprannaturale, la carità sostituisce l’amor proprio,
raffina ed eleva la morale naturale. Il Cristiano ama il suo Creatore non solo
per il bene che gli fa, ma lo ama per Se stesso, per la Sua assoluta Bontà,
anche se non ne trae beneficio. Il Cristiano ama ancora il suo prossimo non
perchè ne ricava un bene, lo ama in quanto creatura di Dio. Se dunque l’Amor
Proprio mi dice di amare coloro che mi fanno del bene, la Carità mi
insegna ad amare tutti, anche quelli che mi sono indifferenti, e persino coloro
che mi fanno del male. La Carità è disinteressata. (LV, C14, 5-8).
I Filosofi parlano di Amore Universale. Essi ignorano di fatto che il
solo principio morale della Filosofia è l’amor proprio. Il loro concetto di
Amore Universale conseguentemente è vuoto di significato. Solo la Carità
Cristiana è capace di realizzare l’Amore Universale. (LV, C14, 9-11).
Come è possibile che un uomo superando l’amor proprio possa praticare la
carità. Ebbene l’amor proprio scaturisce dalla nostra stessa natura. L’uomo
conseguentemente non può elevarsi ad una pura e disinteressata carità in quanto
l’amore puro è al disopra della nostra natura. Ma Dio può bene elevare l’uomo a
quel grado di carità. La vera Carità emana dallo Spirito Santo, è la
partecipazione dell’Amore Divino. Quindi questa Carità vene dal di fuori della
nostra natura, viene da Dio. L’amore naturale è relativo, quello soprannaturale
è assoluto, e Dio onnipotente, con un atto soprannaturale, può dare al volere
umano la forza di desiderare un bene assoluto. (LV, C14, 12-16).
Consideriamo dunque: Non è forse l’Amor Proprio il vero nemico dei Diritti
Umani? Non è forse l’amor proprio il padre di tutti i crimini? L’autore di tanti
disastri? L’istigatore di rivolte? L’incendiario? Il sanguinario? Il genocida?
Il distruttore della Razza Umana? Ebbene la Carità gli impedisce di manipolare
le azioni umane, lo imprigiona, lo paralizza, lo distrugge. La Carità porta
ordine, armonia, pace e sicurezza. La Carità incita l’uomo ad amare gli altri in
modo disinteressato e con entusiasmo. Lo aiuta a trovare piacere nel fare del
bene. L’Amor Proprio di per sè non è un principio cattivo, ma a motivo della
corruzione originale l’uomo ha perso la capacità di elevarsi verso Dio e di
osservare tutte le leggi naturali. Togliamo la Carità e vedremo l’umanità
precipitare nel disordine. (LV, C14, 18-21).
Andando più a fondo diremo che il Cristiano deve, per obbligo, praticare la
Carità. L’egoista non è Cristiano. Chiunque ami il suo prossimo solo per proprio
interesse, non è Cristiano. L’amore per gli altri è l’anima
dell’istituzione Cristiana. (LV, C15, 1-2).
Le opere di misericordia e di carità non sono legate alla giustizia,
conseguentemente nell’ordine naturale non possono essere imposte con la forza.
Nel Cristianesimo queste opere sono comandate. Il Catechismo Cattolico specifica
che 4 cose sono necessarie alla nostra salvezza: Fede, Speranza, Carità ed
Opere Buone. Queste Opere Buone sono catalogate in 7 Opere di
Misericordia Corporale e 7 Opere di Misericordia Spirituale. (LV,
C15, 3-4).
A cosa servirebbe il Comandamento di Amare il Prossimo, se non fossimo
obbligati a fare del bene al prossimo? Solo negli Apostoli troviamo queste calde
parole: “Cari, onorate le vedove, prendetevi cura dei bambini, confortate gli
sfiduciati, aiutate gli ammalati”. (LV, C15, 5).
È pur vero che il Cristianesimo non impone la carità con la forza. Ma il
Precetto della Carità porta il sigillo divino e la certezza del premio per chi
lo pratica o del castigo per chi lo contravviene, nella vita avvenire. La
dottrina Cristiana considera il dare elemosina un dovere di giustizia. Il
“Quod superest date elemosinam” va inteso come un obbligo. Per legge
naturale tutti hanno diritto alla propria sussistenza. Questa sussistenza viene
dal prodotto della terra che è stata creata da Dio per tutti. Non si contesta il
fatto che il prodotto della terra è pure frutto della partecipazione
dell’industria umana, ma il diritto di sussistenza di coloro che non posseggono
o che non sono in grado di produrre, rimane reale e sempre valido; e
conseguentemente i benestanti hanno l’obbligo di dare ai bisognosi quello che ad
essi risulta non strettamente necessario. (LV, C15, 6-8).
Il bisognoso non può tuttavia usare la forza per costringere il benestante
ad aiutalo, e la legge civile non ha forza in campo. È qui che si nota il
vantaggio della religione Cristiana ed il suo benefico effetto sulla Società. La
Religione Cristiana fa un obbligo ai fedeli di sovvenire ai bisognosi e dice
loro pure che dovranno renderne conto a Dio. (LV, C15, 8-10).
Lungo i secoli la Chiesa è sempre stata attenta ai bisognosi, non solo
Cristiani, ma anche Gentili. Si è sempre preoccupata delle vedove e degli
orfani. Tanti Ospedali, case di riposo, orfanotrofi sono stati fondati da membri
della Chiesa Cattolica. Cosa hanno fatto gli idolatri e i gentili per i poveri e
gli storpi? E cosa hanno fatto i Filosofi Deisti per alleviare la miseria, loro
che parlano sempre di amore universale? Sono solo stati capaci di espropriare la
Chiesa dei beni dati per i poveri e svuotare le mani consacrate a Cristo per
aiutare i bisognosi. (LV, C15, 16-22). |