La fame di terra, di queste sciare aride e nere che con indicibile pazienza e travaglio l'uomo sa mutare in giardini, qui ha generato sanguinose rivolte contadine: come quella che nell'agosto del 1860 ciecamente fu repressa da Nino Bixio a Biancavilla, Randazzo, Cesarò, Maletto, Bronte; e a Bronte con particolare rigore, poiché della fame dei contadini era oggetto anche il feudo che il re Borbone aveva donato nel 1799 all'ammiraglio Nelson, la famosa ducea di Bronte che solo ora è stata, come si dice con termine legale, “scorporata” dall'antica usurpazione (prima che dal re Borbone era stata usurpata nel 1491, dal Papa; e per secoli i cittadini di Bronte hanno lottato per i diritti del Comune sul feudo, giudiziariamente e con tragiche rivolte).
A Bronte la parola “comunisti” suona da secoli ad indicare il partito, la fazione popolare, che invocava e perseguiva il ritorno al Comune delle terre usurpate e la divisione di esse; in contrapposizione al partito “ducale”, in cui la classe degli abbienti, sostenendo la grande usurpazione, rappresentata dalla ducea, faceva schermo alle piccole usurpazioni proprie. E' una storia municipale quanto mai interessante: e per i fatti dell'agosto 1860 attinge a caso di coscienza dello Stato italiano, della nazione; dice quel che il Risorgimento non è stato, idea non realizzata; speranza dolorosamente delusa; e ancora ne portiamo pena e remora. Le sciare “scorporate” dalla ducea (restano al duro erede di Nelson ancora qualche centinaio di ettari) ora sono abbandonate come dovunque in Sicilia sono abbandonate le terre. Allo stesso contadino di Bronte che in paese torna dal nord d'Italia, dalla Germania, dal Belgio per trascorrervi le ferie, sembrerà inverosimile e assurdo che gente della sua condizione, se non addirittura del suo sangue, abbia ucciso e si sia fatta uccidere per un pezzo di sciara. ”Vogliamo le sciarelle”, il grido dall'affocata rivolta, è lontano e irreale, quasi ridicolo, il feudo è come un deserto paesaggio lunare, ma è sorprendente trovarsi d'improvviso, nel cuore di esso, di fronte al castello di Maniace circondato da alberi alti, circonfuso da un suono d'acqua. E gli alberi e l'acqua sembrano evocare nebbia: e si ha l'illusione di stare dentro un pezzo di campagna inglese. |
| «Sui fatti di Bronte dell'estate 1860, sulla verità dei fatti, gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che s'avvolgeva nel mito di Garibaldi, dei Mille, del popolo siciliano liberato: finché uno studioso di Bronte, il professor Benedetto Radice, non pubblicò nell'Archivio Storico per la Sicilia Orientale (anno VII, fascicolo I, 1910) una monografia intitolata Nino Bixio a Bronte; e già, a dar ragione delle cause remote della rivolta, aveva pubblicato (1906, Archivio Storico Siciliano) il saggio Bronte nella rivoluzione del 1820. E non è che non si sapesse della ingiustizia e della ferocia che contrassegnarono la repressione: ma era come una specie di «scheletro nell'armadio»; tutti sapevano che c'era, solo che non bisognava parlarne: per prudenza, per delicatezza, perché i panni sporchi, non che lavarsi in famiglia, non si lavano addirittura.» (Leonardo Sciascia, Nino Bixio a Bronte, 1963) Di L. Sciascia leggi pure I fatti di Bronte, Verga e la Libertà Bronte perché? Il film di F. Vancini
Vi offriamo Nino Bixio a Bronte la monografia di B. Radice (tratta dal 2° volume delle Memorie storiche di Bronte) (scarica il file, Pdf, 100 pagg., 803 Kb)
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- 1860, Gli atti processuali Leggi gli atti del processo istruito a Bronte nell'Agosto 1860 dalla Commissione Mista Eccezionale di Guerra. - 1985, Bronte processa Bixio Gli atti del convegno, il dibattimento e la sentenza della Corte sono stati da noi pubblicati in una edizione digitale liberamente scaricabile Nella foto sotto a destra: un piccolo murales nella via Madonna di Loreto ricorda e racconta ancor oggi ai passanti la fucilazione dei 5 brontesi davanti al Convento di S. Vito. |
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Ché dovunque l'uomo porta l'immagine della propria patria: e gli amministratori inglesi della ducea, forse anche senza averne coscienza, qui hanno ricreato gli elementi della loro terra lontana.
E ad entrare nel castello, che è poi l'antica abbazia di Santa Maria di Maniace, la suggestione si fa più profonda: nel cortile è una croce di pietra lavica, ma di forma da noi inconsueta, borchiata, in memoria di Nelson; nella chiesa sono sepolti gli amministratori inglesi del feudo e i loro familiari; e chi sappia qualcosa dei fatti del 1860 è colpito dal nome Thovez, ché Guglielmo e Franco Thovez erano allora gli amministratori. E si può dire che come essi, e i loro predecessori e successori nell'amministrazione del feudo, sono riusciti a ricreare un paesaggio inglese intorno al castello, la realtà siciliana è riuscita a fare di loro dei siciliani della peggiore estrazione: gretti, furbi, tortuosi, abilissimi nel gioco delle parti. Qui, dove il greco Giorgio Maniace sconfisse nel 1040 i saraceni, nel feudo chiamato appunto della Saracina, la gloria di Orazio Nelson e di Nino Bixio scende nel sangue e nell'ingiustizia: Nelson ha accettato questa terra come compenso di un tradimento e di un massacro, Bixio si è fatto apostolo del terrore invece che della giustizia. (Tratto da Opere 1971-1983, a cura di Claude Ambrosie, Classici Bompiani)
I DIBATTITI E LE RICOSTRUZIONI DEI FATTI DI BRONTE Giovanni Verga "Libertà" Oltre a Giuseppe Cesare Abba e Guerzoni, anche un grande narratore della statura di Giovanni Verga, che all’epoca dei fatti aveva 20 anni, ha dedicato alla drammatica rivolta contadina di Bronte una sua novella, "Libertà". Libertà pagata a carissimo prezzo, tragico epilogo del secolare vassallaggio nutrito e cresciuto all’ombra dei Nelson, nella ricca Ducea dal 1799 allogata nel castello.
"Libertà" e l'esempio più significativo di novella che il Verga scrisse ispirandosi allo scontro fra ceti contrapposti ed alla violenza perenne del loro rapporto. Nelle varie parti della novella fa corrispondere un momento storico ed un punto di vista diversi. La parte iniziale ha sabato, 4 Agosto, come collocazione temporale in cui la rivolta contro i "galantuomini" esplode in tutta la sua violenza e ferocia. Viene qui evidenziato il punto di vista dei popolani che si afferma in un crescendo di entusiasmo e di violenza. Tutto appare giusto e possibile sia l'anelito di uguaglianza economica e sociale che la sete di vendetta nei confronti della classe dominante accentratrice di ricchezza e potere. Nella parte centrale la novella descrive i fatti di domenica 5 agosto; si rafforza la visione della libertà come equa distribuzione delle terre e da essa traspare una visione maggiormente utilitaristica ed individualistica dei fatti. La terza parte si articola in un periodo di tre anni, dall'arrivo dei garibaldini all'emissione della sentenza della Corte di appello nei confronti dei rivoltosi. Qui Verga fa prevalere il punto di vista borghese: "libertà" vuol dire solo violenza e turbamento di un ordine costituito. Gli avvenimenti scorrono lentamente, in un crescendo di disinteresse, mentre gli imputati sono presi dal fatalismo di chi non riesce a spiegarsi i motivi della propria sconfitta. Della sanguinosa rivolta rimane così solo la sofferenza degli accusati, mentre la vita torna a scorrere come prima. Tutto resta uguale, tutto è stato inutile, "all'aria ci vanno i cenci".
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Ti consigliamo:
Libertà (la novella di Verga),
Verga e la libertà (il commento di L. Sciascia),
Quel bagno di sangue per un pezzo di sciara
di L. Sciascia,
Verga e Rebreanu, “voci” della memoria collettiva delle sommosse contadine (di Gabriela E. Dima, University ”Alexandru Ioan Cuza” di Iasi),
Verga, il risorgimento e il clero di Bronte,
L’abbaglio di Sciascia su Verga Tutti gli atti giudiziari, i documenti e le varie carte contenuti nei 15 faldoni che costituiscono il fondo "Processo di Bronte" (1860/1867) conservati nell’Archivio di Stato di Catania (7.609 pagine) sono stati dematerializzati, digitalizzati a cura dell'Associazione Bronte Insieme. L'archivio digitale, consegnato nel Febbraio 2024 ai funzionari dell’Archivio di Stato di Catania è ora a disposizione di tutti (in questo file alcune pagine, 40 su 7.609, digitalizzate del I° Volume). |
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I DIBATTITI E LE RICOSTRUZIONI DEI FATTI DI BRONTE | |
Antonino Radice Risorgimento perduto Un'analisi dei Fatti scritta con l’occhio disincantato dello storico Un’attenta analisi dei fatti di Bronte ed altri documenti importanti ed inediti (lettere e proclami di Bixio e Garibaldi, decreti, corrispondenze politiche e militari, atti del processo, ecc.) sono riportati dal brontese prof. Antonino Radice nel libro "Risorgimento perduto" (De Martinis & C., Catania 1995).
Attraverso l’analisi degli atti processuali e di fitti epistolari, lo storico tenta un’interpretazione non convenzionale della spedizione garibaldina in Sicilia, ricostruendo le figure di Vittorio Emanuele II, di Bixio, il profondo dissenso fra Cavour e Garibaldi, la loro discutibile consistenza e la loro scarsa conoscenza dei problemi dell’Isola. Gran parte di "Risorgimento perduto", quasi un libro nel libro, è dedicata ai Fatti di Bronte del 1860 con l’aggiunta di documenti storici inediti. Interessanti, nella Appendice, le lettere, le corrispondenze e le proteste che John Goodwin, il Console inglese che coordinava e dirigeva tutta la rappresentanza diplomatica inglese in Sicilia, rivolse a Garibaldi ed a Crispi, Ministro dell’Interno, con pressanti inviti volti a tutelare gli interessi agricolo-patrimoniali dei Nelson. In una delle lettere a Crispi, Goodwin indica espressamente l’Avv. Nicola Lombardo quale istigatore dei delitti e chiede di "…arrestare l’autore di tale assassinio onde essere giudicato dall’autorità competente e condannato...". E' Bixio si dimostro fedele esecutore dell'indicazione ricevuta. Alcuni capitoli di Risorgimento perduto che l’Autore dedica specificatamente ai Fatti di Bronte, sua città natale sono da noi presentati in versione digitale liberamente scaricabile (70 pag. in formato Pdf, 775 Kb)
Risorgimento perduto, il "commento" di Gino Saitta
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| Chi dici Nicò Testo e Musica del cantautore siracusano Carlo Muratori che l’ha «dedicata a Nicola Lombardo fucilato ingiustamente a Bronte su ordine di Nino Bixio nell'agosto 1860». [ascolta la canzone ] | Sunannu la campana E satunu i cappeddi Ccu i petri di la chiana. Di petri li palori Di ‘ntagghiu e di timpuna "Vulemu libbirtà Nun semu di cartuna. Nuatri semu cristiani E no fumeri e fancu. La terra è di li genti Di cu ci jetta sancu". Chi aspetti Nicò S’un pugnu di surdati Nun sentunu raggiuni Nun hannu pietati. E ccu vincii t’ammazza E scava la tò fossa Ci chianta ‘na bannera Ca è virdi janca e russa. Russa comu a cammisa D’un jurici surdatu Dicia: “Viva l’Italia” Doppu ca n’ammazzatu. Chi vidi Nicò ‘Na cruci pinitenti | ‘Ssa cruci è comu specchiu Distinu di ‘nnuccenti. E’ austu Nicò É austu e pari ‘mmernu Ppi ‘na morti gluriusa E’ propriu ‘nu gran jornu. Ci cridi Nicò ‘Nto chianu di san Vitu A Nunziu lu pigghiaru Comu ‘nu gran banditu. Nunziu è n’angiuleddu Nun c’è chiù riligiuni Cascau di lu celu Ccu l’ali di cartuni. E la Sicilia è ‘n festa C’havi chiù di tri misi "Semu tutti taliani Ma a Brunti semu ‘ngrisi”. A Brunti nun c’è liggi Ppi santi e tradituri S’ambrogghiunu li carti: Cu persi è vincituri. | Una canzone dedicata all'avv. Nicolò Lombardo, il vecchio patriota di educazione liberale conosciuto in tutta la Sicilia, sostenitore e capo del partito dei «comunisti» (fautori degli interessi del Comune, in contrapposizione con il partito dei «ducali», sostenitori degli interessi della Ducea) fatto fucilare da Nino Bixio «per i sobillamenti dei suoi nemici, e per soddisfazione della nazione britannica». Bronte che ha dedicato una via a Bixio (nel 2010 ridenominata via Libertà) si è sempre dimenticato di questo liberale che ha difeso sino alla morte gli interessi del Comune e dei brontesi. |
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I DIBATTITI E LE RICOSTRUZIONI DEI FATTI DI BRONTE I Gasparazzo I Ciraldo intesi Gasparazzo, famiglie di artigiani del carbone e della cenere, furono fra i principali protagonisti della rivoluzione brontese dell’agosto 1860.
Imputati con altre centinaia di brontesi di guerra civile, devastazioni, saccheggi, incendi, omicidi e di detenzione di armi vietate, reati avvenuti in Bronte dal l° al 5 agosto 1860, furono rinviati a giudizio, alcuni latitanti altri trasferiti in carcere a Catania e quasi tutti (i Gasparazzo) condannati dalla Corte di Assise di Catania ai lavori forzati. Il più noto di essi è "Calogero Ciraldo Gasparazzo fu Nicolò di anni 70, villico, impossidente, illetterato e latitante" ma gli atti dei 15 volumi del Fondo Processo di Bronte dell’Archivio di Stato di Catania ci ricordano anche che nei Fatti furono coinvolti suoi fratelli, figli e nipoti: suo figlio Sebastiano di anni 23; i suoi nipoti, figli del fratello Giuseppe, Gaetano (di anni 23), Pasquale (di anni 24), Nunzio e Nicolò (di anni 27), tutti Ciraldo Gasparazzo e tutti carbonai e, in carcere o latitanti, tutti condannati nei vari gradi di giudizio dei tribunali dell'epoca (v. Vol. 7, foglio 77 del Processo di Bronte).
A Gaetano Ciraldo Gasparazzo di Giuseppe,
latitante, di anni 23, pure lui dedito a fare carbone e commerciare cenere, è dedicato anche tutto il X volume del Fondo dell'Archivio di Stato.
Coinvolto nei Fatti di Bronte dell’agosto 1860 il cui iter giudiziario era ancora pendente, fu nuovamente arrestato nel gennaio del 1862 e processato anche come
"imputato di ferita pericolosa di vita in persona di Rubino Vito", che aveva testimoniato
a suo sfavore nel processo in corso in Corte di Assise. Un altro volume (l’undicesimo
del Fondo) contiene gli atti riguardanti Calogero, il più noto dei Gasparazzo ("uno dei più faziosi", lo definisce il Radice;
lo vediamo nella foto a sinistra in una scena del film di Vancini
interpretato dall'attore jugoslavo Stojan Aranjelovic): latitante, imputato
perché coinvolto nei Fatti di Bronte del 1860, fu accusato
in contumacia un anno dopo anche di ribellione, percosse, e violenze contro un agente della forza pubblica (tale Longhitano Nunzio) che, insieme ad altri tre, il 29 dicembre 1861
dopo averlo rintracciato nelle sciare dell'Etna lo voleva arrestare. Con la sua scure di carbonaio ebbe la meglio e riuscì ancora una volta a fuggire nei suoi boschi. «Sono innocente dell’imputazione che a me si fa - dichiarerà Ciraldo Calogero Gasparazzo - imperocchè nei fatti del 1860 nessuna parte io presi; e gli è vero che molte persone mi eccitavano a commettere eccessi di violenza, ma io mi limitai a farla da semplice spettatore. Mi resi latitante nei primi anni quando i cittadini di Bronte erano presi carcerati così in massa e senza discernersi i rei dagli innocenti, ma dopo i primi anni io mi restituii in paese ed ivi come in campagna sono stato a faticare.» |
Gasparazzo Calogero Rivoluzione! Brontolava Bronte «C’è un disco che da fine febbraio naviga nei mari sempre difficili della musica indipendente. Un bel disco di suoni reggae e rock con nuvole di folk. Titolo, Forastico. A dopo la traduzione. Il brano numero uno si intitola Gasparazzo 3D (nei credits finali del video è citata anche la nostra Associazione), e recita così
«Sistemàti il cielo e la terra / L’ottavo giorno l’Etna eruttò / Ne venne fuori la famiglia Gasparazzo / che masticava la miseria più amara / Rivoluzione! Brontolava Bronte / Come brucian bene / Le case dei signori / L’Unità alle porte / Ma il popolano disperato resta / Gasparazzo si diede alla macchia / Gasparazzo carbonaro…» (Gasparazzo forza lavoro della natura ) «Gasparazzo 3D racchiude tre storie, tre tempi distinti, lontani ma al tempo stesso uniti da un unico fervore, una inquietudine, quella mattità che batte in petto quando si vogliono cambiare le cose dal basso. In questa canzone Gasparazzo indossa diversi abiti, mastica più accenti, attraversa più posti, emigra più volte e maneggia diversi strumenti di lavoro. Un trittico di storie maledettamente tutte italiane. Nasce popolano nella Sicilia preunitaria “sfruttato e mal pagato” come uno di quei disgraziati personaggi che affollano le novelle di Giovanni Verga (tra l’altro è storia vera, quella di Calogero Ciraldo inteso Gasparazzo); qui per non essere fucilato è costretto a darsi alla macchia.» Gasparazzo eroe dell’estrema sinistra
Grazie alla mano felice del disegnatore satirico Roberto Zamarin (Milano 1940 - 1972), autore della striscia-fumetto Gasparazzo (vedi) pubblicata dal 10 giugno 1972 nella rivista Lotta Continua, il nostro carbonaio
dell'Etna riappare in fabbrica in pieno boom economico nelle vesti di un insofferente rivoluzionario operaio alla catena di montaggio, attivo e protagonista delle lotte operaie, sociali e di movimento.
Il carbonaio brontese, divenuto uno dei capi dell’insurrezione repressa dai garibaldini, datosi latitante e scampato alla fucilazione, un secolo dopo non è più a Bronte ma, vestito con salopette e taschettu,
è emigrato a Torino a rappresentare le migliaia di emigrati dal Meridione in cerca di un futuro meno nero. E Zamarin, dalla cui matita nacquero le sue avventure, lo ritrae alle linee di montaggio della Fiat insieme a tanti altri uguali a lui, perseguitato dalla moglie Concettina, dal capo squadra, dal sindacalista.
«E’ diventato - scrive Zamarin - l’operaio massa senza mestiere e senza patria. Ha imparato le nuove armi della lotta di classe, ma il ricordo della giustizia proletaria di Bronte è sempre rimasto vivo nella sua testa. La politica la scopre giorno per giorno buttando la sua ribellione istintiva dentro al meccanismo disciplinato della grande fabbrica moderna. Per il resto vive come tanti altri uguali a lui, segue lo sport, guarda la televisione…». Gasparazzo, l’emblema dell’operaio massa
emigrato dal Meridione per approdare alle fabbriche del Nord, dopo le lotte sociali in Sicilia, diventò il simbolo della riscossa operaia, della conflittualità tra capitale e lavoro, delle lotte dal basso negli stabilimenti Fiat. Antesignano del celebre Cipputi di Altan, in breve tempo diventa uno dei più popolari testimonial delle lotte operaie in Italia. Unisce la memoria storica della giustizia popolare del Sud Italia alle lotte operaie degli anni '70 nelle fabbriche del Nord. Nelle sue strisce si intravedono lotte sindacali e antifascismo militante, morti bianche e nocività del lavoro, pregiudizi razziali contro gli emigranti e questione meridionale. Attraverso le sue vicende Gasparazzo affronta temi come la lotta di classe, lo sfruttamento, l'immigrazione interna e la politica militante, riflettendo il clima sociale e politico dell'Italia di quel periodo. Riappare anche il Olanda ad Eindhoven. Le avventure del personaggio Gasparazzo sono state infatti tradotte e adattate alla situazione olandese da Rogier Noyon e Lieuwe de Vries (editore Nieuwezijds).
Questa volta il carbonaio Calogero Ciraldo Gasparazzo è un emigrato italiano che vive e lotta a Eindhoven (in Pergolesistraat 8) e lavora nelle fabbriche Daf
e Philips (nell'edizione italiana lavora alla Fiat).
Noyon ha tradotto e adattato i testi anche culturalmente, inserendo
riferimenti alle lotte sindacali e alle condizioni abitative degli immigrati
nei Paesi Bassi degli anni '70. Gasparazzo vivrà pochi mesi: comparso per la prima volta a Giugno 1972 morirà con
Zamarin nella notte fra il 19 e il 20 Dicembre dello stesso anno, ma la sua
popolarità si spingerà ben oltre la vita del l'autore.
Rieccolo, infatti, anche ai giorni nostri in un video (Gasparazzo 3D) con la Bandabastarda nelle vesti di suonatore che canta storie di umili eroi, “facce storte” e verità scomode. «Avrà vita lunga questo personaggio, perché “nella storia dei tempi un ribelle ci sarà sempre”.
E’ un video amatoriale, fatto con lo scotch, oserei dire a “centimetri zero”, senza artifici e abbellimenti di sorta, lavoro umile che nella sua semplicità arriva al cuore della canzone. Il video può strappare un mezzo sorriso ma contemporaneamente nelle immagini trapela anche una sottile vena di amarezza nel guardare a ritroso come sono andate le cose … » (Zichietto) (Potresti
leggere
"Antonio Antonuzzo, l'emigrato". Se vuoi, sfoglia pure le pagine di "Gasparazzo eroe dell'estrema sinistra" di A. Petronaci
o "Gasparazzo e Lotta Continua" di Roberto Zamarin) |
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