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Idrocarburi a Bronte Il territorio di Bronte vanta una lunga storia nel settore degli idrocarburi, concentrata prevalentemente sull’estrazione di gas naturale e gasolina (condensati), piuttosto che sul petrolio greggio pesante tipico di altre zone siciliane. Sulla spinta delle intuizioni e degli studi del Prof. Mario Lupo che nel già 1929 spediva per analisi alla Stazione Sperimentale per i Combustibili di Milano campioni prelevati nel territorio brontese, nei primi decenni del ‘900 furono fatti i primi rilievi geologici e sondaggi esplorativi che a soli 70 metri di profondità evidenziarono la presenza di gas e anche manifestazioni di “olio paraffinico”. La ricerca sistematica d'idrocarburi da parte dell'Agip Mineraria iniziò, però, tra il 1939 e il 1943.
«Si ottenne - scrive l’ing. Ramiro Fabiani (1879-1954), eminente geologo italiano pioniere delle ricerche di giacimenti di petrolio e di gas naturali, per conto dell’Agip dal 1934 (Studi e ricerche a scopo petrolifero in Sicilia nel primo cinquantennio del secolo, 1953) -, la produzione di qualche migliaio di metri cubi di gas al giorno, la cui eccedenza sulle necessità del cantiere veniva da ultimo portata, con un gasdotto di 6 Km, a una piccola centrale sulla provinciale Troina-Paternò e ivi in parte utilizzata per un molino». Seguirono fino al 1943, con profondità ed esiti variabili, altri sette sondaggi nella stessa contrada Gioitto e tre pozzi in altre zone del territorio che per la vicinanza alla città furono denominati Bronte 1, Bronte 2 e Bronte 3. L’ing. Fabiani scrive che il sondaggio Bronte 1, iniziato il 2 settembre 1940 con una torre di perforazione rotativa ("Calyx Drill"), fu spinto a 275 metri appena di profondità, tuttavia «toccò vari orizzonti con gas e con olio (il primo a m. 70)». «L’olio era paraffinoso, leggero; la produzione minima (litri 20 il giorno), ma costante per anni».
L’Agip (oggi Eni) riprese l’attività di perforazione dopo circa vent’anni, negli anni ‘60 e ‘70, con altri numerosi pozzi di sviluppo sempre denominati col nome Bronte + un numero progressivo (4, 5, 6 …), con profondità comprese tra 1.500 e 2.500 metri e con risultati produttivi di gas e olio. Sebbene i primi giacimenti scoperti risalgano a quegli anni, la produzione industriale vera e propria si è consolidata però decenni dopo. Ad esempio, il pozzo di sviluppo “Bronte-S. Nicola 1”, gestito dall’Agip, è stato completato nel 1987 a una profondità di circa 1.388 metri, risultando anch’esso produttivo. Ancora nel 2004, l’Eni ha perforato un altro pozzo a pochi passi dalle Forre laviche raggiungendo i 3.250 metri e confermando la presenza di gas e gasolina nel sottosuolo. Oggi il territorio brontese è coperto dalla concessione di coltivazione denominata “Bronte-San Nicola”, gestita dall’EniMed, regolata dall’Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia, che si estende su una superficie di circa 14,23 kmq. L’area ospita la Centrale Gas di contrada Càntera, costruita ai piedi di Bronte sulla riva sinistra del Simeto. Attiva da circa 40 anni con infrastrutture e metanodotti raccoglie gli idrocarburi provenienti dai vari pozzi del comprensorio. Il più importante è il pozzo "San Nicola 5", perforato nel 1971 (1.602 metri di profondità) che garantisce la continuità estrattiva. Presso la centrale, il gas naturale (composto prevalentemente da metano) subisce processi di disidratazione per rimuovere l'umidità e impurità e una volta trattato e verificata la conformità agli standard di qualità (potere calorifico e indice di Wobbe), è immesso direttamente nella rete di distribuzione nazionale Snam. Da oltre 40 anni anche gli idrocarburi estratti nel sottosuolo del territorio brontese contribuiscono al fabbisogno nazionale: inizialmente con un milione di metri cubi giornalieri di gas e dopo con i suoi circa 500.000 metri cubi di produzione al giorno.
Nelle tre foto del riquadro: 1) "Gioitto 1", il primo pozzo esplorativo ufficiale innalzato a Gioitto, nelle vicinanze di Case Serravalle (foto R. Fabiani); 2) Il pozzo "Bronte 1" del 1940, il primo che ha trovato petrolio in Sicilia (foto R. Fabiani); 3) L'ultima perforazione Eni a Bronte del giugno 2004: in basso a sinistra della foto, la Centrale Gas e, a destra, la trivella di perforazione che raggiunse i 3.250 m. a poche decine di metri dalla riserva naturale integrale delle Forre laviche del Simeto. Il pozzo fu denominato "Pozzo Monte dell'Aquila" perché fu scavato con la tecnica della perforazione direzionale (directional drilling) che deviando la traiettoria non più verticale raggiunse il giacimento non sotto la piattaforma di perforazione ma alla base, a 3.250 metri, del prospiciente Monte dell'Aquila ('a Praca). Sotto una mappa (tratta dal Piano di emergenza comunale del 2022) della Centrale del Gas dell'Eni di Contrada Cantera, di alcuni pozzi afferenti (in verde) della Concessione di coltivazione San Nicola e delle relative condotte; sulla parte sinistra della mappa scorre il Simeto e, tratteggiato con linee blu, il Sito Sic Ita070026 delle Forre laviche. | ||||||
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