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Tradizioni - Pennellate di memoria di Nicola Lupo Oggi la trebbiatura è tutta meccanizzata, specialmente nei terreni pianeggianti ed estesi. Ma una volta, in modo particolare nei campi di montagna, tutta l’operazione, dalla mietitura alla trebbiatura vera e propria, in particolare nel territorio di Bronte, era effettuata tutta manualmente e con l’aiuto degli animali da soma: asini, muli, cavalli e anche buoi.
Arrivato il giorno della trebbiatura: i covoni venivano trasportati, a volte anche con 'a sragura(1), sull'aia dove venivano sciolti e quindi trebbiati facendoli calpestare ripetutamente da un cavallo, preso anche in prestito da un agricoltore vicino, che veniva fatto girare sulle spighe al canto propiziatorio del contadino che lo guidava e incitava.(2) La sera tutti gli uomini consumavano la cena sulla stessa aia o, se c’era, nel casolare adiacente, ed era adeguata alla situazione logistica o all’entità del lavoro svolto: quindi se vicino c’era la masseria i padroni disponevano che qualcuno cucinasse un pasto caldo e nutriente da distribuire a tutti i lavoratori assieme ad una generosa razione di vino; diversamente si mangiava quello che il piccolo agricoltore aveva fatto preparare a casa sua e veniva offerto ai dipendenti giornalieri. Finita la cena durante la quale si parlava del più e del meno, ma sempre riferito al lavoro e all’ambiente in cui si svolgeva, con qualche immancabile pettegolezzo e barzelletta, tutti a dormire sul grano trebbiato, per custodirlo e in attesa che il primo venticello dell'alba favorisse il lavoro di spagliatura, cioè della separazione del grano dalla paglia e dalla pula.(3)
Si era coperti da una grande coltre tessuta a mano nei telai antichi che si trovavano in molte case contadine, con lane e cotoni di risulta e di diversi colori, che intrecciati e filati insieme, fanno pensare che Missoni, per i suoi originali tessuti, tanto costosi, si sia ispirato ad essi. All'alba, al soffiare della prima brezza utile a quel lavoro, fui svegliato e invitato ad andare a casa e continuare a dormire a letto; ma io volli restare ancora un poco per seguire quella fase di quell'interessante lavoro e vedere accumularsi da un lato il grano e dall'altro la paglia e poi anche la pula; dopo, soddisfatto, rientrai infreddolito, ma contento di quella nuova esperienza. Nicola Lupo | |||||||
NOTE (1) 'A sràgura, mezzo di trasporto a slitta. (2) Purtroppo non ricordo nessuno dei canti usati per incitare l’animale che trebbiava, ma erano parole propiziatorie o di incitamento oppure anche augurali. (3) La pula è l’involucro dei chicchi di grano, e può chiamarsi anche lolla o loppa. (4) Per l’origine di questa parola vedi in questo stesso sito: Nicola Lupo, florilegio da Le Memorie storiche di Bronte: il Mero e misto impero, capitolo 6, nota 3. | |||||||
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