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Ben presto, però, si accorse
che tra gli interessi della rivista si affacciavano problemi di
urgenza più immediata; allora cambiò rotta e cominciò a dedicarsi
alla filosofia morale, da lui particolarmente preferita, iniziando
ad approfondire ed assimilare "I fondamenti del diritto
naturale" del Taparelli (da lui definito il "martello
delle concezioni liberali"), alcuni trattati del Suarez e
altri classici affini alla materia. Da uomo colto, intelligente e
preparato, affrontò, di volta in volta, argomenti riguardanti le
discipline morali e sociali per inoltrarsi successivamente sui temi
a lui più congeniali del diritto internazionale.
Attraverso le pagine della rivista, in pochi anni divenne una
voce autorevole in questioni di diritto naturale e internazionale,
seguita con attenzione. Centinaia di articoli e di saggi apparsi
sull’influente periodico dei gesuiti riportarono il suo pensiero
scientifico, la sua filosofia politica e sociale, sempre in linea
con il suo profondo spirito cattolico ma, a volte, anche in aperto
contrasto con le idee predominanti.
Nel 1936, in un frangente
delicato come quello della conquista italiana dell’Etiopia e del
conseguente scontro fra l’Italia e la Società delle Nazioni,
padre Antonio Messineo contrasta la liceità delle annessioni
coloniali e denuncia tutti i totalitarismi che insanguinarono il ‘900.
Nel 1938 firma numerosi
articoli, revisionati ed approvati direttamente da Pio XI, che
combattono apertamente la legislazione razziale emanata da
Mussolini.
In merito ecco cosa ha scritto il gesuita Giovanni Sale
sul Corriere della Sera del 28 febbraio 2002:
“… dal nostro archivio risulta che l’autore degli articoli,
il p. Antonio Messineo, fu contattato da un membro del Gran
Consiglio del fascismo, il quale gli chiese di scrivere contro le
teorie razziste, che il Duce era in procinto di applicare anche in
Italia, con la speranza che gli articoli riuscissero a bloccare il
progetto, che aveva oppositori anche all’interno del fascismo. Gli
disse, inoltre, che soltanto La Civiltà Cattolica poteva fare
questo servizio di civiltà alla nazione italiana, poiché tutte le
altre riviste e giornali erano «imbavagliati» dal regime.
Pio
XI,
al quale l’articolo fu portato in revisione, diede il proprio
assenso. Dopo che il primo articolo uscì, il 4 agosto 1938,
sfuggendo alle maglie della censura politica, la questura di Roma
intimò, a nome del Ministero degli Interni, alla tipografia che
stampava allora la nostra rivista, di non pubblicare più scritti
contrari alle teorie razziste, pena la chiusura dell’azienda.
(….) L’articolo condannava la teoria che riduceva la
nazione alla razza, «difesa - scriveva il p. Messineo - con una
ostinatezza e un fanatismo ideologico degno di migliore causa e con
una povertà di argomenti pseudo-storici e pseudo-scientifici, che
fanno poco onore alla scienza, da tutti gli scrittori che traggono
ispirazione dal mito razzista della nuova Germania».
Nella campagna elettorale del 1948
padre Antonio Messineo richiama il mondo cattolico alla
necessità di organizzarsi per combattere le sinistre; è contrario
all’"asse" di destra sorto fra Uomo Qualunque, MSI e
parte della DC ed appoggia, anche se in modo critico, una linea,
risultata poi vincente, conforme alle strategie di Alcide De Gasperi.
La sua preparazione si arricchiva, di giorno in giorno, ancora di
più grazie anche alle molte letture di opere che gli giungevano sul
tavolo per essere recensite. E padre Messineo attribuiva una grande
importanza a quest'aspetto del suo lavoro; ne fanno fede le migliaia
di recensioni che ha pubblicato sulla Civiltà Cattolica.
L’autorità e la competenza acquisite lo fecero più volte
chiamare a scrivere anche su altri periodici ed a pubblicare
numerosi libri.
Negli ultimi tempi divenne anche collaboratore assiduo della rivista
Idea, fondata da mons. Pietro Barbieri. I volumi da lui
pubblicati in quel periodo furono: Il diritto internazionale
nella dottrina cattolica (1944), La Nazione (1944), Monismo
sociale e persona umana (1945), Il problema delle minoranze
nazionali (1945), Il potere costituente (1946).
Su questi e su altri argomenti affini fu invitato a tenere numerose
conferenze in vari luoghi, come era nella tradizione dei padri della
Civiltà Cattolica, dimostrando di possedere qualità di energico
oratore oltre che di abile scrittore.
Partecipò a diversi incontri
di studio e, nel 1968, fu
inviato da papa Paolo VI alla Conferenza internazionale di Vienna
sul diritto dei trattati.
La Conferenza si svolse in due periodi distinti: dal 25 marzo al 24
maggio del 1968 e dal 9 aprile al 20 maggio del 1969. Furono
giornate faticosissime e oltremodo impegnative per la molteplicità
dei problemi gettati sul tavolo delle discussioni, per la diversità
dei punti di vista dottrinali e per gli ostinati dibattiti che ne
seguivano.
Antonio Messineo, in qualità di rappresentante della
Santa Sede, dette un notevole contributo alle discussioni e seppe
subito conquistare la fiducia anche delle altre delegazioni.
Parentesi
veramente cospicua di lavoro e di rendimento furono le lezioni da
lui tenute all'Istituto Luigi Sturzo per la divulgazione delle
discipline morali e sociali.
Nel 1959,
subito dopo la morte del grande politico di Caltagirone, l'on.
Aldisio lo propose come membro del Consiglio di amministrazione
dell'Istituto e del Comitato scientifico.
Il consenso su tale scelta fu unanime, e poiché il
prof. Messineo conosceva assai bene il pensiero sturziano, fu
incaricato anche di tenere dei corsi ai borsisti desiderosi di
specializzarsi nelle scienze morali e sociali, secondo il pensiero
della Chiesa e la linea tracciata nelle opere di Luigi Sturzo.
Fu specialmente da quel centro che padre Messineo cominciò ad
acquistare grande notorietà tra gli uomini politici e ad
entrare in contatto con molti di loro, specialmente con coloro che
in seno alla DC presero ad occupare posti di responsabilità e di
comando.
Per la sua disponibilità e capacità di studioso,
particolarmente specializzato nella «filosofia politica e
sociale», molti politici e personalità istituzionali si
rivolgevano a lui per consultarlo su questioni assai dibattute, ed
egli, spinto da un temperamento che non si ritraeva davanti a nessun
rischio, si espose talvolta a qualche infortunio che valse a
fornirgli una conoscenza ancora più approfondita degli uomini e
delle cose.
Padre Antonio Messineo, medaglia d'oro della cultura, morì a Roma all’età di ottantuno anni
compiuti, il 9 Maggio 1978.
Fino all’ultimo continuò a scrivere sulla rivista da lui stesso diretta
con lo stesso stile giovanile e l’acume che aveva sempre contraddistinto
i suoi articoli e le sue recensioni.
Già da alcuni anni però il suo fisico aveva perduto la robustezza che lo
aveva a lungo sorretto. Cinque o sei anni prima della morte aveva,
infatti, subito alcuni interventi chirurgici che lo avevano lasciato
piuttosto stremato.
Negli ultimi anni poi si era aggiunto anche un
indebolimento della vista, ed egli si lamentava di questo più di ogni
altro disagio, perché non poteva più applicarsi a studiare e scrivere
con la tenacia di un tempo.
Ma, pur con quel pò di luce che gli rimaneva, si accaniva sul suo lavoro
perché, come diceva, non sapeva rassegnarsi a stare senza far nulla. In questo
aveva una sua caparbietà invincibile. Lavoro, eseguito per anni e anni con
assoluto disinteresse al servizio della Chiesa, da cui traeva l'unico motivo di
legittima fierezza.
È morto, si può dire, con la penna in mano.
Quando, qualche
settimana prima di spegnersi, dovette tornare in clinica, lasciò in
tronco la recensione di un libro appena letto, e nel foglio rimasto
sulla sua scrivania si leggevano solo le prime tre righe.
Il suo ultimo articolo, nel numero di aprile del 1978;
lo aveva dedicato, con pagine lucide e ferme, al volume Luigi Sturzo di
Gabriele De Rosa.
Profondamente religioso, fino all'ultimo giorno, nella clinica dove
trovatasi ricoverato, leggeva il suo breviario e soleva celebrare la
messa. Accortosi che mancavano le ostie per il giorno seguente, si
premurò di telefonare per averle e un confratello corse subito a
portargliele.
Qualche ora più tardi si era appena addormentato e nel
sonno si spense. Si era addormentato col pensiero della messa che avrebbe
voluto celebrare.
La gratitudine della Santa Sede per l'attività svolta da padre Messineo a
servizio della Chiesa fu espressa in un commosso telegramma inviato dal
Papa in occasione dei funerali. La Segreteria di Stato volle essere
presente, incaricando mons. Saverio Zupi di presiedere le esequie alle
quali parteciparono, nella cappella di Villa Malta, tutti i padri della Civiltà
Cattolica e un folto gruppo di amici. Padre Bartolomeo Sorge, nel
commemorarne la figura, prese spunto dalla pericope evangelica del servo
che veglia in attesa del padrone, sulla quale il padre Messineo ha
modellato la sua vita intensa e operosa, in spirito di fedeltà e di
responsabilità.
Fra i molti meriti di padre Messineo giova ricordare la sua singolare
umanità e la profonda dedizione all’apostolato sacerdotale.
A vederlo, poteva fare l'impressione di un soggetto poco avvicinabile.
Aveva un viso piuttosto duro. Ma appena si illuminava del suo
inconfondibile sorriso, avveniva un totale cambiamento.
Quante cortesie e
favori non ha fatto con la sua generosità, sempre arrendevole!
Si
sapeva che aveva conoscenze ed amicizie molto influenti e, al bisogno,
tutti cercavamo di sfruttarle con la sua mediazione.
Non
si negava mai e, quando proprio non poteva, sembrava che il
primo a soffrirne fosse lui.
Ma le conoscenze che aveva gli servivano soprattutto per il suo
apostolato, dove maneggiava le cose dello spirito con un suo tratto
particolare.
Non si possono contare i casi delicati da lui trattati con sensibilità di
sacerdote, le situazioni scabrose risolte con avvedutezza di religioso
retto e prudente. Non faceva mai pubblicità a questo lavoro umile e
nascosto. Solo per caso, certe volte, le persone a lui vicine venivamo a
conoscenza, pur nel rispetto dell'anonimato, dei casi da lui risolti:
matrimoni salvati, di lontani da Dio portati alla fede e di sacramenti
amministrati in extremis.
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Foto del
busto di padre Antonio Messineo eseguito dallo scultore
bulgaro Assen Peikov
(Sofia 1908 - Roma 1973), gran
ritrattista, autore, tra l'altro, della statua di Leonardo
da Vinci posta a Roma all'ingresso dell'aeroporto di
Fiumicino e della grande Minerva all’università di Bari.
Del busto esistono quattro esemplari posti nella biblioteca
di Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti, nel Museo di Peikov a
Sofia (Bulgaria), all'ingresso della clinica Nunziatella di
Roma e nella residenza di Roma del nipote Nunzio che ne ha
curato la fusione in bronzo.
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I
libri di A. Messineo S.J.
Alcune
sue opere:
Giustizia ed espansione coloniale, (Roma, 1937)
Spazio vitale e grande
spazio, (Roma, 1942)
La Nazione, (Roma, 1944)
Il diritto internazionale nella dottrina cattolica (Roma
1944)
Monismo sociale e persona umana, (Roma 1945)
Il problema delle minoranze
nazionali, (Roma, 1945)
Il potere costituente (1946)
Il regime tutelare delle
colonie, (1948)
Gli aiuti ai popoli in via di
sviluppo, (1963)
Alcuni
saggi ed articoli:
Taparelli D'Azeglio Luigi e Gian Domenico Romagnosi 1928
Annessione territoriale nella tradizione cattolica, 1936, I
Gian Domenico Romagnosi e il P. Luigi Taparelli
D'Azeglio, in Civ. Cattolica, 1936, V.I
«Gli elementi costitutivi della nazione e della razza»,
ibid., 1938 III 216
Sintesi di diritto naturale con introduzione e appendice bibliografica, 1940, III
Il P. L. T. d'Azeglio e il Risorgimento italiano, 1948,
vol. 3°, q. 2356 e q. 2357
Il Padre Taparelli D'Azeglio e la Civiltà Cattolica, 1962
Messaggio per il centenario del P. t. d'Azeglio, 1963, V
La comunità mondiale, 1963, V. III
Studi in onore del P. T. d'Azeglio della compagnia di Gesù, 1964, V. II
Il P. T. d'Azeglio e la Civiltà Cattolica, 1963, V. III
Il P. Luigi Taparelli d’Azeglio e il Risorgimento
italiano, anno 99, vol.
3°, quaderno 2356, 21/8/1948, pp. 373-386; e quaderno 2357,
4-9-1948, pp. 492-502. (Messineo, con una felice intuizione, definì padre Taparelli D'azeglio
- redattore per la sezione filosofica
e sociale della civiltà Cattolica - il "martello delle
concezioni liberali".
Evoluzione storica e progresso della verità e
Evoluzione storica e messaggio cristiano,
a. 102, n. 2429 e 2433, 1951
L’umanesimo integrale, ibid., anno 107, n.
2549, 1956
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"La Nazione"
La Società delle Nazioni, "istituzione almeno
idealmente universale", avrebbe dovuto accelerare
l'affratellamento dei popoli ed estinguere lentamente le loro
gelosie in una supersocietà tanto estesa quanto l'umanità
intera.
"Ma il processo del pensiero contemporaneo, dominato
quasi sempre dalla politica, si è svolto in senso del tutto
inverso a quello sperato. I nazionalismi, non solo non si sono
temperati con una visione più universale, ma sono rinati più
accesi di prima, più combattivi, più intransigenti nel campo
teorico e pratico più irrequieti."
In questo libro padre Messineo "tenta di andare
all'origine stessa di tutte le concezioni nazionalistiche ...
la natura dell'aggregato nazionale, per determinare quali
siano i suoi veri diritti e i doveri". |
"Il
diritto internazionale nella dottrina cattolica"
L'"unica garanzia
di una ricostruzione stabile dell'ordinamento internazionale
sui fumanti detriti della guerra, l'unica via per ricondurre
le nazioni ad una convivenza sorretta dalle norme del diritto
lealmente osservate e dalla rinata reciproca fiducia" è
il "trionfo dei principi annunziati" da Pio XII. Le
400 pagine del libro espongono "queste leggi eterne e
indistruttibili della giustizia" con lo scopo di
"cooperare alla diffusione del principii della dottrina
cattolica" e di fornire "alle menti, che ricercano
la verità, dei punti di riferimento".
I due volumi sono stati pubblicati
dalla Edizioni "La Civiltà Cattolica" nella collana
"Questioni di attualità", Roma 1944 |
Abbiamo
tratto alcune
notizie sul Prof. Messineo dalla
"Civiltà Cattolica" 1978 II 468-473 - Quaderno
3071, dove il gesuita Domenico Mondrone gli ha dedicato un
lungo articolo (“Ricordo del padre Antonio Messineo”)
così presentato nella rivista:
”La morte del padre Messineo, avvenuta la sera del 9
maggio scorso, ha privato la Civiltà Cattolica di
una presenza che, dopo aver svolto un ruolo determinante
sulle pagine della rivista nei decenni precedenti, era
rimasta energica e giovanile fino agli ultimi tempi,
nonostante gli ottantuno anni di età. L'Autore, che ha
trascorso con il padre Messineo quarantasette anni pieni
nella nostra comunità, ne traccia un succinto profilo,
soffermandosi, oltre che sulla sua attività di esperto in
questioni di diritto naturale e internazionale, sulle
qualità meno conosciute della sua personalità di religioso
e di sacerdote.”
La collaborazione di padre Messineo a La Civiltà
Cattolica è durata 47 anni, con più di 300 articoli e
migliaia di recensioni. Prestò la sua valida opera anche
nella direzione della rivista "Idea" ed alla
redazione di "Redenzione Umana", organo del Centro
internazionale di redenzione umana di cui era
vicepresidente. |
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