I Sindaci di Bronte

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I personaggi illustri di Bronte, insieme

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1903

LIMONGELLI ALFONSO

L'avvocato Alfonso Limongelli della prefettura di Bologna, ricoprì la carica di regio commissario al Comune da fine Gennaio 1903 al 16 Maggio (a sinistra in una caricatura, a destra la sua firma). Fu nominato in seguito allo scioglimento del Consi­glio comunale disposto per decreto regio controfirmato da Giolitti dopo un'ispezione amministrativa condotta nel 1902 dal commis­sario prefettizio Poidomani.

Limongelli, encomiabile per l'attività svolta in difesa del Comune nel conflitto territoriale che Bronte ebbe con Cesarò, provvide anche alla riorganiz­zazione degli uffici del Comune e del corpo delle guardie municipali dal quale allontanò alcuni elementi poco idonei.

Ma, nominato per guidare il paese alle elezioni, fu apertamente accusato di partigianeria e di voler favorire il "partito dei ducali" e la disciolta precedente amministrazione del sindaco Placido De Luca contro il partito dell'on. Francesco Cimbali che guidava "i comunisti".
Questi due partiti, i «comunisti» (così chiamati perchè, fautori dei diritti dei brontesi, dicevano di fare gli interessi del Comune) e i «ducali» (impiegati, clienti, beneficati dalla potente amministrazione feudale della Ducea, sostenitori degli interessi dei discendenti di Nelson), si contendevano con alterne fortune il potere a Bronte da oltre un secolo. Già nel 1821 il sindaco Giacomo Cimbali era ferocemente lottato dai "Ducali" e, nel 1816, il sindaco Vincenzo Catania elencava i "Diritti propri dei comunisti di Bronte sui boschi degli ex feudi di Maniaci e S. Filippo di Fragalà".
Erano ancora presenti sulla sena politica anche un secolo dopo. Nel 1930, lo storico B. Radice nella sue memorie così ne parlava: «il paese dopo la sua funesta infeudazione dell'ammiraglio Orazio Nelson, prezzo del sangue della strango­lata Repubblica partenopea, è stato sempre diviso in partiti ducali e comunali segno questo di tristizia reciproca. Inchieste su inchieste e querele han messo alla luce le magagne e le malefatte degli uni e degli altri.
Si parlava sempre di fare ma quello che deliberava un’amministrazione l'altra celermente disfaceva per non darle il vanto di portare a compimento un proget­to come se il progetto di un'opera pubblica non fosse a beneficio di tutta la comunità. (...) Altrove i partiti sono il progres­so e la vita qui da noi sono la stasi il regresso.»

Limongelli, il ducale, restò in carica fino al 16 Maggio, quando dopo le elezioni comunali venne insediata la nuova ammini­strazione guidata dal neoeletto sindaco "comunista" on. Francesco Cimbali.

Un giornale dell'epoca (La Montagna, del 3 Maggio 1903) così descriveva l'ambiente brontese un mese prima delle elezioni accompagnando l'articolo con una gradevole vignetta dove era disegnato anche Limongelli come un "beccaio" nell'atto di ammazzare il "bue" on. Francesco Cimbali (v. sopra a sinistra).

Da Bronte

Follie commissariali

«Il regio Limongelli spinge la sua follia fino al parossismo o l'avvicinarsi delle elezioni gli esacerba l'animo, specialmente per l'animazione fattasi vivacissima tra le file del partito della disciolta amministrazione. Egli ha emesso parecchie deliberazioni e questa volta le ha pubblicate nell'albo pretorio, forse perché ha creduto di farne conoscere qualcuna ai gonzi per intimidirli... (...); ma solo due di tali deliberazioni hanno attirato maggiormente la nostra attenzione.
Una riguarda il pagamento di lire 500 alla signora Cecilia Spedalieri è, come si rileva dalla stessa deliberazione, tale pagamento avrebbe dovuto eseguire soltanto nel 1904.» (La signora Cecilia Spedalieri non era un nome qualsiasi ma figlia di Nicolò, delegato di pubblica sicurezza nell’agosto 1860 e, soprattutto, moglie di William Grisley, figlio di Samuele, fedele impiegato della Ducea della quale fu anche amministratore dal 1873 al 1874 quando morì, NdR).

«Un tal fatto - continua il giornale - è del tutto subdolo per un regio venuto qui per far fronte al famoso disavanzo di lire 60,000, ma poi trova modo di violare gli stessi obblighi contrattuali prelevando dal bilancio somme così rilevanti prima del tempo stabilito.» (...)

SOLDATO ALLO SCIALANDERO (FOTO DANESI DELL'EPOCA)«Gli avversari della disciolta amministrazione strombazzano ai quattro venti che non potendo coi voti cercheranno di vincere con la violenza sotto l'egida com­mis­sa­riale e si sentono autorizzati perfino a dire "che i certificati saranno distri­buiti, all'ultima ora" per seminare zizzania nel corso della votazione.

«Noi ci ridiamo di ciò, ma se per avventura tali parole saranno messe in atto, in parola di onore che alla violenza ci opporremo colla violenza, al ferro col ferro e il fuoco illuminerà le nostre ragioni se a questi estremi ci si costringe. Noi faremo rispettare i nostri diritti dalle insidie sopraffini o meno che da chiunque ci potessero venire.» (...)

«Intanto non possiamo chiudere senza rivolgere al "regio un avvertimento ed una preghiera". L'avvertimento è che egli faccia rispettare la legge con tutto il rigore e da chicchessia, evitando così possibili guai di cui egli è decisamente sarebbe il responsabile di fronte ai suoi superiori e di fronte alla vilipesa cittadinanza.

La preghiera è: che, oltre alla già assunta carica di direttore didattico, assuma an­che quella di ufficiale sanitario, di esattore, di becchino e di cappellano del Comu­ne; con quest'ultima carica darà l'acqua benedetta nel funerale che cele­bre­remo il 10 maggio p. v. per il partito demo-villico-borbonico che è venuto a sostenere.​»
 

La foto di Bronte - La foto a destra in alto è una Foto-Danesi (famiglia di fotografi che operò principalmente a Roma nella seconda metà dell'800); ritrae un gruppo di soldati che si riposa in uno spiazzo sito all'ingresso del paese (attuale rifornimento Agip); in alto il Convento di S. Vito, a destra il mulino del Duca Nelson.

La vignetta - "Il vero significato delle prossime elezioni amministrative": Il Presidente del Consiglio dei ministri, Giolitti, al centro, con un ampio mantello copre il prefetto (a sinistra, che spedisce un telegramma al Prof. Vadalà Papale con la notizia dell'«ese­guita saputa decapitazione») e il commissario regio Limongelli, assassino politico di Fran­cesco Cimbali (rappresentato da un bue legato alla parete del "macello governativo") che "pietoso" dice a Giolitti - Padre, al novantadue tu mi vestisti, queste misere carni or tu le spogli? E con ira al beccaio Limongelli: - Eppure dovevo aspettarmela, dal tuo principale... Dopo Dante, dopo Bronte, ha finito col truffare anche me! Sullo sfondo il Corpo elettorale, poggiando il pollice della mano destra sulla punta del naso sembra dire a Giolitti «non me la fai!»


Il volantino -  «C'è stato riferito che voi , Sig. Avv. Luigi Vincenzo Saitta, nella pubblica riunione elettorale di domenica sera 3 corrente mese (era il 3 Maggio 1903, ndr), e voi Signori Cesare e Di Bella, in pubbliche e private riunioni vi siete permessi di accusare i sottoscritti ex Amministratori del Comune di aver rubato dalla cassa Comunale oltre sessantamila lire. E alterando il significato ...» (leggi tutto)

Trattasi di una lettera aperta indirizzata ad alcuni componenti del Partito dei "comunisti" (che vincerà le imminenti elezioni) con la quale gli ex amministratori comunali del Partito dei Ducali con l'ex sindaco Placido De Luca primo firmatario, si difendono dall'accusa di  aver rubato dalle casse comunali somme che invece - come scriveva il ministro Giolitti al Re nel chiedere lo scioglimento della amministrazione comunale - si erano volatilizzate per «abusi e irregolarità gravi».

1903

Cimbali Francesco

Francesco Cimbali, secondo deputato bronteseFrancesco Cimbali, medico, fu sindaco di Bronte dal Maggio 1903 fino al 1905. Era stato sindaco di Bronte anche nel 1895 e lo sarà ancora nel 1914. Fu dal 1893 al 95 il nostro secondo deputato a Montecitorio.

Al Comune, l'opposizione (l'ex amministrazione uscente sciolta nel Gennaio 1903 da regio decreto) in quegli anni era rappresentata dal partito dei ducali (sostenuto apertamente dalla Ducea dei Nelson) e dai due grossi personaggi politici: i due consiglieri provinciali cav. Pace De Luca Vincenzo (futuro sindaco nel 1908) e cav. Placido De Luca (già sin­daco di Bronte nel 1895).

«A Vostra Ecc., - scriveva quest'ultimo al Duchino di Bronte il 26 aprile 1903, un mese prima delle elezioni - che rappresenta nella sua vastissima azienda una parte essenzialissima della vita economica ed amministrativa di questo Comune, ci rivolgiamo per avere l'appoggio di cui ci è stato sempre favorevole. Noi speriamo che Ella vorrà ajutarci in questa lotta che è lotta d'indipendenza e di moralità».

Malgrado ciò i brontesi votarono Francesco Cimbali che riuscì a vincere le elezioni tenutesi a Maggio 1903. Nella lista dei nuovi trenta consiglieri risultati eletti nelle elezioni comunali che lo portarono a ricoprire la carica di sindaco, cinque erano preti, due dei quali furono i primi eletti.


1903, Il Consiglio comunale

Ecco l'elenco, con i loro voti, dei trenta consiglieri comunali risultati eletti nelle elezioni amministrative svoltesi a Bronte nel Maggio del 1903 (fateci caso, cinque consiglieri su trenta erano preti e furono fra i più votati):

1. Biuso Sac. Gregorio voti 504
2. Fallico Sac. Francesco 485 (questi due nomi furono comuni alle due liste presentate)
3. Cimbali Dott. Francesco 292
4. Cimbali Notar Leone 27
5. Grisley Dr. Nicolò 274
6. Meli Sac. Benedetto 27
7. Leotta Guglielmino 272
8. Interdonato Giuseppe 271
9. Luca Domenico 270
10. Spedalieri Pietro 270

11. Spedalieri Dr. Arcangelo 269
12. Saitta Avv. Vincenzo  269
13. Portaro Gaetano 268
14. Liuzzo Gabriele 267
15. Isola Gaetano 266
16. Di Bella Giuseppe 265
17. Ciraldo Nunzio 265
18. Dominedò Lorenzo 265
19. Castiglione Giuseppe 265
20. De Luca Avv. Placido (ex sindaco) 264

21. Radice Luigi 263
22. Pace Cav. Salvatore 263
23. Cannata Giuseppe 262
24. Battaglia Ignazio 261
26. Camuto Giuseppe 259
26. Rizzo Vincenzo 259
27. Salanitri Sac. Giuseppe 259
28. Pace Nunzio 259
29. Malaponte Sac. Giuseppe 258
30. Leanza Mauro Antonino 258


1903, "A Bronte - cose a posto"

«Come si vede dall'elenco dei nuovi consiglieri  - scriveva La Gazzetta della Sera, gior­nale catanese, il 26 Maggio 1903 - l'ex sindaco De Luca riuscì eletto il ventesimo; il Cav. Pace il ventiduesimo.

D'altra parte non fu eletto l'avv. Luigi Saitta procuratore del Duca Nelson e Capo del partito sconfitto; come non fu eletto il sig. Rizzo Gaetano ex assessore e pezzo grosso di tale partito, essendo nipote del denaroso zio Vincenzo e genero del Sig. Pietro Margaglio Tesoriere, Esattore e appaltatore dei dazi e consumo del Comune; e non fu nemmeno eletto l'ex assessore Mauro Nunzio capo d'una famiglia che nel disciolto consiglio aveva quattro rappresentanti. (…)»

(Gazzetta della Sera, anno VII, n. 110, Catania, Martedì 26 Maggio 1903)
 

Succedeva anche questo

1903, Grappidà, processo e paralisi sindacale

Queste guardie forestali furono or non è guari deferite al potere giudiziario sotto la grave causa di peculato, essendo emerse delle gravi risultanze a loro carico  da una diligente inchiesta compiuta dall'autorità locale di P. S. e dall'arma benemerita.

Si è accertato infatti che moltissime piante (circa 800) erano state tagliate nel nostro bosco  e vendute a diverse persone.

La cittadinanza che ha visto parecchie volte le guardie sfuggire le reti della giustizia, sperava che questa volta fosse avvenuto un salutare esempio di punizione e messo così un freno ai gravi abusi che giornalmente si commettono nei nostri boschi comunali;ma andò delusa. (...) Le guardie, che finora sono state sospese dal soldo e dall'impiego in attesa del giudizio ... dopo le elezioni comunali ultime videro la facilità di provvedere bene ai casi loro ...

(La Montagna, anno I, numero 29, Catania 6 Settembre 1903)

1904, Saccheggio nei boschi comunali di Bronte

Catania, 13 – Avendo il comune di Bronte concesso il taglio annuale del bosco comunale Foreste Vecchia, l'appaltante, abu­san­do della poca vigilanza della ammi­ni­strazione comunale, e, secondo altri, con l'annuenza criminosa di alcuni rappresentanti del Muni­cipio, tagliò alberi, non compresi nella martellata, in numero di oltre duemila, per un valore di L. 62 mila. Tale accertamento è stato fatto giudiziariamente dal pretore.
Sul riguardo ieri ebbe luogo a Bronte una seduta consi­lia­re tempestosissima. Ha sor­preso come il sindaco, rispondendo al consigliere De Luca abbia dichiarato che il danno constatato sia di L. 4000, contro le risultanze peritali giudiziarie.

(La Tribuna, anno XXII, numero 258, Roma 15 Settembre 1904)

1905

Spedalieri Pietro

in carica fino all’anno 1908. Esponente del partito dei democratico-cristiani era definito "Travicello" e fra i suoi assessori figurava anche il rev. can. Gregorio Biuso. Facevano parte del Consiglio comunale anche i sacerdoti Gregorio Biuso, Giuseppe Salanitri, Giuseppe Malaponte, Giuseppe Prestianni.

In questo periodo fu approvata dal Consiglio comunale la delibera di costruire un edificio scolastico nel Monastero di Santa Scolastica in Piazza Spedalieri. Ma fu ben presto dimenticata, l'edificio fu poi costruito solo 30 anni dopo, nel 1935.

Scriveva il Corriere di Catania (giornale dei Partiti Popolari, anno XXVII n. 283 di lunedì 16 Ottobre 1905) che: «…la meschina e balorda figura del sindaco travicello che riceveva continuamente l’imbeccata dal segretario, (avv. Vasta, ndr) che ha un potere formidabile su di lui, era oggetto di unanime commiserazione».

Consiglieri comunali presenti nella seduta pubblica del 6 Settembre 1906: Spedalieri Pietro, presidente, Can. Gregorio Biuso, Ciraldo Nunzio, De Luca cav. Placido, Rizzo Vincenzo, Salanitri sac. Giuseppe, Pace Saitta Nunzio, Malaponte sac. Giuseppe, Leanza Mauro Antonino, Sofia Gregorio, Schilirò Carmelo, Prestianni sac. Giuseppe.


Della sindacatura Spedalieri riportiamo il resoconto (ma sembrano articoli di cronaca nera!?) di due tumultuose sedute del Consiglio comu­nale del 31 Maggio 1904 e del 9 Ottobre 1905. Sono state tratte rispettivamente da Il Giornale di Catania, politico-quotidiano, anno I, n. 117 del 6-7 Giugno 1904 e dal Corriere di Catania, del 16 Ottobre 1905 (Al Consiglio Comunale di Bronte tumultuosa seduta).

Il giornalista firma "Le sedute primaverili" con lo pseudonimo "Veritas" (!?) e, considerando tale firma, c'è da credergli!

Il Giornale di Catania, 6-7 Giugno 1904
Bronte 1 giugno 1904

1904 - Una Seduta Consiliare

Le sedute primaverili

Veritas). Ieri ebbero principio e fine in questo consiglio, le sedute pri­maverili. Interven­nero, in seconda convocazione, solo quindici consi­glieri, undici della maggioranza e quat­tro della minoranza. Dichiarata aperta seduta … si passò alla lettura del verbale della seduta prece­dente.

Il consigliere della minoranza, Liuzzo fece osservare che quel verbale non era l'espres­sione sincera e fedele di quanto si svolse nella prece­dente seduta, ma era un compo­nimento inventato ed ideato del segretario Comunale. Infatti fece osservare che, non si rilevava dal verbale la presenza del­l'avv. Saitta, che non era fedelmente trascritto quanto l'avv. Saitta ebbe a rimproverare all'attuale amministrazione per la riorga­nizzazione delle camarille, a danno del Comune, specie quella del dazio e della legna, che l’avv. Saitta minacciò gravi rivelazioni, che battezzò il Sin­daco incipiente a reggere le sorte d'un paese, man­dandolo a zappet­tare le botteghe, ed in ultimo non si fece nem­manco cenno della rispo­sta da lui data al Cav. De Luca …

(…) Dopo di ciò il prosindaco comunica ai consiglieri che il comune si trova con un deficit di L. 96000 (sic) e con un disavanzo di oltre le 35000 lire, e quindi nella necessità, di chiedere che venga deliberato un taglio straordinario di legno per l'ammontare di L. 40000 (povero comune) perchè date le condizioni miserrime del bilancio, non si può più amministrare il comune.

Il tesoriere ha anticipato oltre L. 20000 e non vuole più anticiparne, quindi non provvedendo d'urgenza assisteremo allo spettacolo, che fra otto giorni resterà il paese senza illuminazione….

Il consigliere Liuzzo osserva che, se il comune si riduce in tale stato miserando, si deve all'insipienza amministrativa di un pugno di vana­gloriosi. Non crede onesto devastare i boschi, essendo che questi do­vrebbero servire per gli usi civici del popolo e non per coprire le maga­gne ardite d'una insana amministrazione.

(…) Si passa poscia alla nomina d'un membro della Congregazione di ca­rità in rimpiazzo del Sig. Interdonato Giuseppe, dichiarato decaduto dal prefetto Trincando, per così aiutare la cricca clerico-borbonica di questo sventurato paese, capitanata dal vanaglorioso e nefasto sa­cer­dote Prestianni, che ha saputo e bene, rovinare l'amministrazione della Con­gre­gazione di carità, per la smania di far spendere oltre lire 150,000 per la costruzione di un ospedale dei poveri, quando l'ammi­nistrazione dell'ospedale dei poveri non può disporre che d'una irrisoria rendita annuale di L. 2000 avendo fatto vendere fabbricati di proprietà della opera.

Oggi la camerilla è rinforzata, così possono maggiormente lasciare a dormire la pratica, contro il duca Nelson, debitore dello ospedale, di oltre L. 40000.


1905 - «La scena indecente non è degna di commenti»

Corriere di Catania, 16 Ottobre 1905

«Al Consiglio Comunale di Bronte tumultuosa seduta

Bronte 13. Fra gli oggetti a trattare nell’ordine del giorno del 9 ottobre. si discussero, con vivacità, quelli riguar­danti i so­liti favori, il riappalto del dazio e lo sfollamento della 3. se­zio­ne del bosco per gli usi civici.
Dei 13 con­si­glieri della minoranza soli 5 erano presenti alla seduta: gli altri ritennero inutile il loro intervento. Ed hanno avuto ragione: è cosa ormai risaputa che la mag­gioranza va in Consiglio con previo concerto; non cura nem­meno, certe volte, ribadire le ragioni della mino­ranza, che spesso spesso è sopraffatta dallo strac­cio che si fa delle leggi, scrivendo financo in verbale ciò che le pare e piace.

Insomma, le sedu­te di questo Consi­glio somigliano assai ai processi inquisitoriali.

Anzi, stavolta, la maggioranza, a par del Tribunale del san­t'uffizio, portò con sè un «Esecutore» che ebbe l'a­dacia di slanciarsi furibondo su un consigliere della mino­ranza. (…) Qui scoppiò un pandemonio.

La minoranza cosi vilmente offesa e sopraffatta sdegnosa­mente protestò, e il consigliere Saitta (l'avv. V. Saitta, il nostro futuro deputato del 1921, ndr) rimproverò al segre­tario quella mistificazione di fatti perfidamente calcolata: co­stui saltò fuori dal banco della presidenza, e mettendo mano in saccoc­cia, cercò scagliarsi contro il Saitta; ma ven­ne trattenuto dal suocero e dal cugino.

Il Saitta, a quell'atto scavalcò la barra per andargli incon­tro; ma il Dele­gato ed il Maresciallo che si precipi­tarono pel recinto dei consiglieri, scongiurarono un pugilato.
Se i carabinieri non avessero trattenuto a tempo i bravi ed i gar­zoni che porta seco la maggioranza, armati di coltelli e revol­vers, chi sa quali guai e quale massacro si sarebbe deplorato, perchè il popolo sovrano era li a rivendicare le ingiustizie!?

Difatti voleva slanciarsi anch'esso, ma la forza pubblica lo scacciò fuori dell'aula, da dove a fischi, urla assordanti chia­mava abbasso un sindaco inerte e un amministrazione […]
La scena indecente non è degna di commento.
Ci auguriamo che le autorità provvedano ad allontanare questo segretario provo­catore pernicioso, da un posto che non può più oc­cu­pare […]»

1908

Pace De Luca Vincenzo

Vincenzo Pace De Luca di Nunzio, uno dei notabili dell'epoca, fu sindaco di Bronte dal 1908 e lo governò sotto lo sguardo benevolo della Ducea e la protezione dello zio, l'ex sinda­co del 1895, all'epoca deputato provinciale Placido De Luca. Ben piazzato politicamente ma nel contempo debole e sem­pre criticato e messo in discussione, era molto vicino al ... (vai alla pagina)

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