1° - Horatio Nelson (1799 - 1805) | Visconte Horatio Nelson (29.9.1758 - 21.10.1805), ammiraglio di S. M. Britannica, simbolo del valore navale della nazione britannica, figlio di un pastore anglicano di Burnjam-Thorp (Norfolk), primo Duca di Bronte. Ottenne il titolo ed il territorio - "graziosamente" donata in perpetuo - nel 1799 dal "riconoscente" Ferdinando I di Borbone, il "Re lazzarone" al quale aveva salvato la vita ed il trono. Aveva subito manifestato l'intenzione di fare della tenuta «il posto più felice d'Europa» sperando che tutti i siciliani avrebbero benedetto il giorno in cui era stato mandato loro.
Fece subito iniziare la ristrutturazione dell'antica abbazia affidandone i lavori ad Andrea Graefer ma non mise mai piede nella sua immensa Ducea. Alla sua morte il feudo passo al fratello William Nelson. Nonostante l'ammiraglio avesse una figlia (Orazia) avuta da Lady Hamilton, e nonostante il "Diploma di donazione" del feudo gli consentisse di nominare erede chiunque volesse, non lasciò praticamente niente ad Orazia (il suo nome non appare mai nelle 15 pagine del documento) e ben poco alla madre definita nel suo testamento «vedova dell’onorevole cavaliere Guglielmo Hamilton, insignito dell’onorevolissimo ordine del bagno». [Il testamento di Nelson ]
| 2° - William Nelson (1805 - 1835) | Il Reverendo William Conte Nelson (1757 - 1835) «e Visconte Merton di Trafalgar, e di Merton sulla Contea di Sury e Regno Unito della Gran Bretagna, e d'Irlanda, Barone Nelson del Nilo e d'Hilborough della Contea di Norfolk sul medesimo Regno Unito, Duca di Bronte in questo Regno di Sicilia», pastore angligano, fratello maggiore dell'Ammiraglio Horatio Nelson, ricevette il titolo di Duca di Bronte e l'immensa Ducea in eredità con testamento del 10 Maggio 1803.
Oltre ad altri eredi, il grosso delle proprietà gli venne infatti assegnato da Nelson unitamente al nipote Guglielmo Haslewood, figlio della sorella Susanna. Ai due e ai «loro eredi e assegnatari in successione dopo la mia morte» venne destinata la Ducea «nel regno dell’ulteriore Sicilia, e nella terra e stato di Bronte nello stesso regno, ed in tutti e singoli abitazioni, terre, tenimenti, giurisdizioni, immunità, franchigie, ed altri effetti siti nel regno dell’ulteriore Sicilia che mi furono concessi dall’attuale Sua Maestà Ferdinando per la grazia di Dio Re del Regno delle due Sicilia, e di Gerusalemme, Infante di Spagna, Duca di Parma, Piacenza, Castro etc. etc Gran principe ereditario di Toscana etc. etc. in forza di real diploma, ed altri strumenti portanti la data circa del 10 del mese di Ottobre nell’ anno 1799».
Il Duca nel tempo affidò la gestione del feudo a vari amministratori (Abramo Gibbs e marchese Antonio Forcella, Bryan e Martha Barret e Filippo Thovez) i quali per molti decenni furono i veri proprietari incontrastati del grande feudo e della stessa Città di Bronte. I primi due, fra l'altro, furono citati in giudizio dai Nelson per rendiconti non veritieri in una lunga e complessa vertenza giudiziaria. William Nelson, anche lui come il fratello Horatio, non pose mai piede nella Ducea, non visitandola mai e godendone per 30 anni dei benefici e delle rendite (ingenti somme che riceveva tramite rimesse delle banche) senza nemmeno conoscere quali fossero le caratteristiche dell'immenso territorio e le misere condizioni della popolazione da lui sfruttata che vi viveva ("i miei vassalli e sudditi di Bronte", così la definiva in una lettera). Si pensi che nel solo biennio 1808-1809 William Nelson ricevette dal banchiere palermitano Abramo Gibbs rimesse di ben 25.759,2 onze (oltre 1 milione e mezzo di euro). Un anno prima però scriveva al Marchese Antonio Forcella lamentando che «avendo dato il conto agli esecutori testamentari del defunto Lord Nelson, ed avendo fatto due pagamenti annui del vitalizio di Lady Hamilton,» aveva «sborsato molto di più di ciò che finora aveva ricevuto dalla Sicilia». Il Reverendo William voleva anche inserire nel suo stemma quello della Città di Bronte. Ma Forcella, in qualche modo, spense gli entusiasmi: «Circa l'armi di Bronte - gli scrisse nel 1807 - devo farle presente che qui generalmente le Città, terre e Castelli non hanno che l'armi dell'Aquila nera, ch'è nell'armi reali ancora, e Bronte ha questa per sue armi. Dipenderà dal piacere di V. E. se vorrà chiederne la facoltà d'inquartarla nelle sue armi».
Alcuni anni dopo, nel 1819, condannando doglianze, turbolenze e le continue liti giudiziarie da parte locale, rispondendo ad alcuni brontesi che gli avevano denunciato sopraffazioni e angherie da parte dei suoi amministratori così scriveva:
«Non vogliate obbligarmi a considerare i brontesi come un popolo turbolento, e inquieto; o pure come popoli che bramano scemare il valore di quel nobile dono, con cui la generosità di Sua Maestà si è degnata spontaneamente onorare l'eroico mio fratello, per remunerare i servizi resi da lui al Regno di Sicilia, e il quale Sua Maestà si è compiaciuta confermare nella persona mia.» «Provo - concludeva - il maggior e più sincero desiderio di assicurare loro Signori della brama che ho di contribuire alla loro felicità, quando però una dovuta cura dei miei interessi lo permetteranno» (Archivio Nelson, vol. 316, p. 299). Per la popolazione brontese quel giorno, naturalmente, non arrivò mai. Il Reverendo William continuò felicemente a sfruttarli per altri 16 anni, fino alla sua morte. Alla sua morte la Ducea, per successione testamentaria, passo alla sua unica figlia superstite Charlotte Mary Nelson.
| 3° - Charlotte Mary Nelson (1835 - 1873) | Charlotte Mary Nelson (20 settembre 1787 - 29 gennaio 1873) baronessa di Bridport, nipote dell'Ammiraglio Nelson, figlia del reverendo William, il fratello maggiore di Nelson, e di Sarah Yonge. Succedette al titolo di Duchessa di Bronte il 28 febbraio 1835.
Morì all'età di 85 anni a Cricket St. Thomas (Somerset, Inghilterra), la residenza del marito Samuel Hood, 2° barone Bridport (1788-1868). Dal 1838 al 1847 sostenne vincendola (la Corte il 12 marzo 1847 confermò i suo diritto di proprietà) una lunga vertenza giudiziaria contro le pretese di Orazio Bolton (nipote di Susannah, sorella dell'Ammiraglio) che rivendicava il possesso della Ducea. E' stata, finora, l'unica donna a fregiarsi del titolo di "Duchessa di Bronte". Charlotte Mary, mostrando un primo, seppure venale, interessamento per questi possedimenti tanto lontani ma comunque redditizi, fu la prima della famiglia a visitare (anche se per un brevissimo periodo) il grande feudo donato da re Ferdinando allo zio Horatio ed a portarvi anche la bandiera ed il cognome degli Hood (dal 1810 era sposata, infatti, a Samuel Hood, secondo visconte di Bridport, rampollo di famosi e gloriosi antenati della marineria inglese). Ricchissima ed abituata ai lussi della vita londinese vi trovò condizioni di vita primitive e selvagge. Scossa anche dalle difficoltà del viaggio in lettiga (una rudimentale portantina sospesa fra due muli), del nero paesaggio vulcanico, dal pericolo che le suscitava l'Etna e dai racconti delle atrocità commesse dai brontesi nel 1820, scappò subito via da Maniace giurando che mai vi avrebbe fatto ritorno.
E così fu. Gestì i possedimenti affidandosi ai Thovez (Filippo, Enrico e William). Nel 1857, l'Ospedale Grande e Nuovo di Palermo, il precedente feudatario padrone del territorio e dei brontesi, per agevolarla nelle perenni liti con la popolazione brontese, le cedette tutto l'archivio in suo possesso (atti giudiziari e amministrativi ed altri antichi ed importanti documenti) relativo alle terre di Bronte e ai possedimenti delle abbazie di Santa Maria di Maniace e S. Filippo di Fragalà da lei ereditate. L'archivio (oggi denominato Archivio Privato Nelson) consente di conoscere l'origine, la vita e l'amministrazione della Ducea ed in particolare le vertenze e le perenni liti giudiziarie sorte tra l'Università di Bronte e i due feudatari (l'Ospedale, prima, e la Duchessa, dopo) che si protrassero per quasi 500 anni.
Nello stesso Archivio troviamo anche un malevolo “ritratto” della Duchessa descritta come «prepotente per istinto, (…) per innata avarizia del bene altrui ingorda e rapace anche a danno dei propri congiunti, inflessibile, inesorabile» (AN, vol. 212-C pag. 145). Nel 1860, dopo l'inutile tentativo posto in essere nel 1854 dal Re Borbone Ferdinando II di nominare un "arbitro definitivo ed inappellabile" ma sopratutto dopo i tragici fatti dell'agosto dello stesso anno, Charlotte Mary Nelson ed il Comune di Bronte, sperando di riappacificare gli animi e porre fine alle continue, innumerevoli liti e tensioni, stipularono una transazione, voluta e portata a termine da Antonino Cimbali, con la quale la Ducea restituì al Comune di Bronte circa la metà del suo territorio (anche se per lo più boschi, sciare e pietraie con un pò di terreno coltivabile). Lady Carlotta Maria Nelson (a destra una sua firma) morì, il 29 Gennaio 1873, all'età di 85 anni a Cricket St. Thomas (Somerset, Inghilterra) dove fu sepolta. Alla morte la proprietà ed il titolo passarono al primogenito, il luogotenente colonnello Alessandro Hood, a favore del quale e dei suoi eredi maschi in perpetuo, la Duchessa fin dal 1855 aveva richiesto a S. M. il Re Borbone "la regia approvazione per lo stabilimento di un majorasco racchiudendovi l'intero ducato e terra di Bronte".
Le altre figlie di Lady Carlotta, Maria Sophia, Carlotta, Giovanna Sophia, Luisa e Francesca Carolina erano state già ampiamente dotate dalla ricca ereditiera. Lady Carlotta impose anche al figlio di aggiungere al proprio cognome anche quello di Nelson.
| 4° - Alexander Nelson Hood (1873 - 1904) | Alexander Nelson Hood, Visconte Bridport (1814 - 1904), Grande Ufficiale, Cavaliere Comandante dell'Ordine del Bath, Commendatario (anche così si definiva) delle Abbazie di Santa Maria di Maniace e S. Filippo di Fragalà, pronipote di Nelson, figlio maggiore di Charlotte Mary Nelson, fu il IV duca di Bronte.
Sposato con una cugina del duca Wellington (il vincitore di Napoleone), Lady Mary Penelope (1817-1884), figlia di Arthur Hill terzo marchese di Downshire, con lei accanto a “Nelson” compare per la prima volta anche il cognome “Hood”. Ebbe sei figli e quattro figlie: - Arthur Wellington Alexander Nelson Hood, 2 ° Visconte Bridport (1839 - 1924), primogenito che ereditò per legge i titoli britannici di suo padre ma non la Ducea di Bronte; - Horatio Nelson Sandys Hood (1843 - 1881); - William Nelson Hood (1848 - 1921); - Alexander Nelson Hood, il futuro 5° duca di Bronte (1854 - 1937) che ebbe in eredità da suo padre la Ducea e fu il primo della famiglia a stabilirsi a Maniace dove era denominato il Duchino; - Alfred Nelson Hood (1858 - 1918);
- Victor Albert Nelson Hood (14 novembre 1862 - Taormina 1 maggio 1922), fratello minore del V Duca visse per 25 anni in Australia (1913) e, in seguito, servì il fratello maggiore nell'amministrazione della Ducea. E’ sepolto nel piccolo cimitero inglese vicino al Castello. Le quattro figlie femmine furono: - Nina Maria Hood (morta il 5 giugno 1923); - Adelaide Fanny Hood (Dulverton, Somerset, 1850 - Folkestone, Kent, 1927); - Rosa Penelope Hood (1852 – 1922) morta nella villa La Falconara di Taormina, nel cui giardino era stata inizialmente sepolta, prima di essere trasferita al cimitero ducale di Maniace in seguito alla vendita della Villa; - Mary Hood (4 giugno 1846 - 6 aprile 1909). Sir Alexander Nelson Hood fu il Duca della svolta, il colonizzatore, il primo a manifestare interesse per l'immenso feudo e ad occuparsi direttamente della sua gestione (aveva visitato la Ducea già nel 1864), a migliorarlo apportandovi innovazioni e nuove colture. Diffidando degli amministratori (nel suo periodo, dopo William Thovez, da lui licenziato, si alternarono Samuel Grisley, monsieur Louis Fabre e Charles Beek), spedì a Maniace Alexander (il suo ottavo figlio, appena diciassettenne, il "duchino" futuro 5° Duca) per vivervi stabilmente e tutelare in loco gli interessi della famiglia. Nel 1883 Alexander Nelson Hood "a titolo di perenne benemerenza" fu nominato presidente onorario della Deputazione che governava la vita del Real Collegio Capizzi; il duchino, di lui figlio ventinovenne, fu nominato deputato onorario.
Nel 1885 la Regina Vittoria lo insigniva del prestigioso Ordine del Bagno nominandolo Cavaliere Comandante. Durante la terribile epidemia di colera che nel 1887 colpì Bronte, il duca si distinse per l'aiuto dato ai brontesi mettendo a disposizione del Comune 10 salme di frumento. Nel 1883-84 il figlio Alexander tentò di far deviare fino a Maniace il tratto della costruenda Ferrovia Circumetnea Bronte-Maletto-Randazzo. Non ci riuscì e dopo l'apertura della Ferrovia, nel 1896, fece costruire a proprie spese una «strada rotabile privata» da Maniace alla stazione ferroviaria di Maletto. Alexander Nelson, Visconte Bridport, Duca di Bronte cessò di vivere a a Royal Lodge a pochi chilometri dal Castello di Windsor a 89 anni, il 4 Giugno 1904.
Fu sepolto nel sagrato della chiesa di Cricket Saint Thomas, nella pittoresca campagna del Somerset, residenza dei genitori Samuel Hood e Charlotte Mary Nelson, 3a duchessa di Bronte. Sulla sua tomba fu eretto un monumento in marmo bianco a grandezza naturale che raffigura San Michele Arcangelo. I titoli nobiliari britannici andarono al figlio maggiore Arthur Wellington Alexander Nelson Hood, mentre la Ducea ed il titolo di Duca di Bronte, come da testamento depositato il 9 Luglio, furono trasferiti al quarto figlio il Duchino Alexander Nelson Hood. A lui il figlio nel 1905 ha dedicato l'obelisco nel punto più alto di Serra del Mergo.
| 5° - Alexander Nelson-Hood (1904 - 1937) |
L'On. Sir Alexander Nelson-Hood, V Duca di Bronte, grande Ufficiale della Corona d'Italia, Tesoriere di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra, Visconte Bridport, nato nel Palazzo Reale di Cumberland Lodge Windsor il 28 giugno 1854, visitò per la prima volta la Ducea, giovanissimo, nel 1868. Figlio del generale Alexander Hood, I° visconte Bridport di Cricket St. Thomas e di Lady Mary Penelope Hill, è stato definito il gentiluomo contadino e letterato. Innumerevoli le prestigiose cariche ricoperte nella sua Inghilterra alla Corte della Regina Vittoria e della Principessa del Galles. Tra il 1910 e il 1919 ricoprì anche la carica di Tesoriere di Sua Maestà il Re Giorgio V. Ottenuta dal padre, a 19 anni, la gestione del feudo, il Duchino vi visse stabilmente (tra Maniace e la villa di Taormina) fino alla morte, godendosi la proprietà ed apportandovi elementi nuovi di bonifica e di trasformazione fondiaria.Così descrisse i suoi primi anni di vita al Castello: «Il mio compito: amministrare un grande territorio, giovane com'ero, privo d'esperienza, ignorante della gente e dei suoi modi, con una incerta conoscenza della lingua, non era dei più semplici. Tuttavia mi impegnai a fondo e, lavorando a volte fino all'una di notte, o più tardi, tenni i conti, supervisionai il lavoro fuori, curai la corrispondenza e l'amministrazione, per un certo numero di anni, praticamente senza aiuto.» «Pare - scrive Nunzio Galati - che non gli creasse problemi, anzi, trovasse naturale il prendere tra le mani il piccone, la zappa o una mazza dandoci sotto fino a inzupparsi di sudore è tornare al Castello talmente scompigliato e sporco da sembrare un inquilino. E durante la vendemmia entrava sempre nella vasca del palmento a pigiare l'uva mischiato tra i suoi dipendenti.»
Suoi amministratori furono il cav. Charles Beek, Mr. Edwin Hughes, Major Richard Forsyth Gray e Mr. George Dubois Woods. E' stato il primo ad essere sepolto nel piccolo cimitero inglese della Ducea. Intelligente e raffinato, ci ha lasciato alcuni libri fra i quali "Tales of Old Sicily" (Londra, 1906); "Sicilian Studies", storie e saggi relativi alla vita in Sicilia (George Allen & Unwin, London 1915), ma sopratutto un libro di memorie, "La Ducea di Bronte", un "diario scritto per la famiglia", edito recentemente, che rappresenta una vera miniera di minuziose informazioni sulla storia e sulla conduzione del feudo, sui criteri di gestione e sulle tipologie di coltivazioni ma anche sui costumi ed il carattere dei brontesi. Affascinato da Venezia e dalla sua storia scrisse anche un romanzo di ambientazione veneziana, “Adria a Tale of Venice” (Londra 1904), dedicato all'amico e compagno di viaggio W. Sharp, con il quale condivideva l'amore per la città lagunare. Governò a lungo e con amore e passione il feudo apportandovi continue innovazioni e migliorie. Nel suo periodo - il feudo gli fu affidato dal padre a soli 19 anni, nel 1873 - la Ducea raggiunge il suo massimo splendore. Piantò decine di migliaia di alberi di ulivo, mandorlo, pistacchio e, nei terreni di Malpertuso, Cartiera e Ricchisgia, 24.000 alberi di arancio con relativo sistema di irrigazione. Curò in particolare anche la piantagione di pregiate viti (700.000 solo nel I° vigneto, al Boschetto, dove furono costruiti palmenti, cantine e una distilleria). Con il sogno di portare la Sicilia alla ribalta mondiale nella produzione e commercializzazione di grandi vini e di brandy eccellenti partecipa ad alcune esposizioni nazionali dove fu premiato con medaglia d'oro e d'argento.
Non riuscì però a superare le crescenti difficoltà causate dagli alti costi di produzione, dal diminuito costo del vino e, soprattutto, dal diffondersi della Filossera nei vigneti di Maniace. Fra le altre opere fece costruire diverse strade rendendole carrabili e ponti; ricordiamo la strada che dalla Ducea porta alla stazione ferroviaria di Maletto e l'altra che da Bronte porta alle contrade Ricchisgia e Marotta allora facenti parte dell'immenso suo feudo. «Il sottoscritto - scriveva il Duca nel 1935 - non è stato immemore dei suoi obblighi morali di proprietario, molto più che una gran parte del dispendio (per strade, ponti e costruzioni) è infruttifero!» (AN, vol. 312-C p. 107). Amante della letteratura e dei miti greci, Alexander Nelson-Hood (a destra in una caricatura
pubblicata su Vanity Fair del 26/10/1905) fu di una intelligenza duttile, con interessi oltre che della poesia e della letteratura anche nel campo dell’economia, della sociologia e dell’antropologia. Discretamente omosessuale e ammiratore di Mussolini e del regime fascista, trascorreva molti mesi all'anno a Maniace e a Taormina dove si costruì una sontuosa villa (La Falconara) contribuendo a farla diventare un "luogo di villeggiatura per facoltosi omosessuali del Nord Europa". La Ducea e La Falconara divennero anche salotto letterario e buen retiro di poeti, scrittori ed artisti inglesi fra i quali spiccano William Sharp (morto e sepolto a Maniace), D. H. Lawrence, Robert Hichens, F. Marion Crawford e Frances Elliot. I ricordi, le impressioni ed i giudizi sui luoghi e sui brontesi di questi letteratiti, poeti, musicisti, grandi viaggiatori che, ospiti a Maniace dei discendenti di Horatio Nelson, visitarono Bronte dal 1801 al 1920 non sempre furono lusinghieri per noi brontesi. |
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