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Il pistacchio è la principale risorsa economica del territorio di Bronte; si coltiva in buona parte in colture specializzate ma anche in associazione con l'ulivo, il mandorlo e anche con il ficodindia. Se ne raccolgono oltre 30 mila quintali e si vende a circa 8-10 euro al chilo con guscio e a 30-35 senza guscio. Rinomati e d’elevata qualità sono anche le varietà di frutta sia verde che secca (pesche, pere, albicocche, prodotte lungo la fertile vallata del Simeto, fichidindia, mandorle, noci), il vino e l'olio d'oliva. Spiccano per proprietà qualitative anche le produzioni casearie: la ricotta (fresca, salata o al forno), la provola e, soprattutto il formaggio. Primeggia per le peculiari caratteristiche ed il sapore antico e genuino il pecorino pepato (o anche fresco o "primo sale" oppure con pistacchio, con peperoncino o con salame). Un’organizzazione di produttori brontesi di frutta fresca ("Le Valli dell’Etna", soc. cons. a r. l.), nata alcuni anni fa con l’obiettivo di concentrare e promuovere le produzioni tipiche della zona (soprattutto pere e pesche), proprio per l’alta qualità del prodotto, in poco tempo è riuscita ad imporsi sul mercato dei grandi acquirenti nazionali ed esteri. Ma, dopo un promettente avvio iniziale, l'iniziativa è fallita per i soliti contrasti e la mancanza di mentalità cooperativa ed associativa che affligge da sempre i nostri produttori. | ||||||||||
Bronte, da sempre centro con economia prevalentemente agricola, tale è rimasto: ha rigettato da tempo qualsiasi ipotesi di sviluppo industriale o processo di trasformazione dell'economia. E' fallita l'iniziativa di creare una zona industriale mentre è decollato egregiamente il progetto di una Zona artigianale. In tale zona, costruita in mezzo all’antica lava del SS. Cristo, si è sviluppato, fra le altre attività, un piccolo ma fiorente artigianato tessile di aziende façoniste (producono cioè vestiario per conto terzi) che danno lavoro ad oltre 1000 dipendenti (più i lavoratori dell'indotto, elettricisti, falegnami, muratori, etc.) con un movimento annuale di circa 20 milioni di euro. Nel territorio sono stati scoperti importanti giacimenti di metano ricco di prodotti liquidi (gasolina) lavorati in un grande impianto di degasolinaggio costruito dall'Eni a qualche chilometro da Bronte.
Stenta a decollare anche la principale risorsa che ha la Città: l'iniziativa turistica che consentirebbe di trasformare il suo territorio, sito tra i parchi dell’Etna e dei Nebrodi e la valle del Simeto, le antiche lave ed i boschi secolari, il patrimonio storico, artistico e culturale, in un polo di attrazione turistica. E' una occasione mancata, perché le potenzialità turistiche del territorio e della Città di Bronte sono notevolissime, specie per un turismo d'èlite. La zona offre paesaggi di rara bellezza e suggestione, ambienti di rilevante interesse naturalistico e scientifico, un centro abitato ricco di storia e tradizioni millenarie, un buon patrimonio artistico e architettonico, itinerari interessanti, manifestazioni religiose e folcloristiche genuine e spettacolari, buona cucina, aria salubre e pulita e una proverbiale ospitalità. Oggi sembra che qualcosa cominci a muoversi: inizia a prendere corpo anche un vecchio progetto di creare all’interno della zona C del Parco dell’Etna, nella bellissima vallata di Rocca Calanna e di Contrada Difesa, un polo turistico comprendente strutture ricettive e sportive. Un primo piccolo albergo, infatti, ha iniziato l'attività nella vallata. La speranza è che non resti un evento isolato, fortuito e non programmato. L’Agricoltura eco-compatibile, l’agriturismo, il controllo della qualità dei prodotti tipici locali e la promozione (soprattutto del pistacchio e della frutta fresca), la salvaguardia ed il recupero del territorio, sono gli elementi chiave per la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio brontese. Ma, finalmente, qualcosa comincia a vedersi: l'industria di trasformazione del pistacchio, specie per iniziativa di alcuni giovani imprenditori, sta facendo passi da gigante entrando in mercati di nicchia con prodotti di alta qualità (pesto, crema, dolci ed anche liquori, tutti rigorosamente al pistacchio di Bronte), facendo così lievitare i prezzi del prodotto a livelli accettabili dai piccoli produttori che guardano ora al futuro con un piccolo ottimismo. Un'ulteriore spinta l'economia brontese la riceverà dal Consorzio di Tutela del Pistacchio Verde di Bronte D.O.P. costituito nel 2004 da 30 produttori ed imprenditori agricoli. Quando, finalmente, diverrà operativo sarà l'attento vigile della genuinità del prodotto a difesa dei consumatori e dei produttori locali che troppo spesso hanno visto e vedono prodotto proveniente da paesi esteri spacciato per pistacchio di Bronte.
Il pistacchio, oro verde quotato a New York Una ricchezza che vale 15 mln di euro
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