BRONTE
Un paese a vocazione agricola Bronte, secolare centro con vocazione agricola, ha quasi rigettato da tempo qualsiasi ipotesi di sviluppo industriale. Un vecchio progetto del Comune di predisporre una zona per l’insediamento di piccole industrie dopo vani tentativi e molti discorsi, è naufragato per mancanza di stimoli e sollecitazioni anche da parte degli stessi cittadini.
E' naufragata anche una prima timida attività industriale che operò per
alcuni decenni nella prima metà del 1900 per sfruttare il giacimento di
marna di Poggio Salice : il
Cementificio Etneo sorto nella sessa contrada Salice dagli anni 20
sino al 1955 circa. Migliore sorte ha avuto invece la costruzione della Zona Artigianale, sorta tra le sciare dell'Etna nella parte alta del paese. Anche la scoperta nel territorio di
importanti giacimenti di metano ricco di prodotti liquidi (gasolina), non ha portato alcuna innovazione e nessun impulso alle tradizionali attività economiche del paese. Antesignano di queste scoperte è stato il brontese Mario Lupo che già nel 1929, ricercatore solitario e inascoltato, provava la "petroliferità" della sua Bronte e della Sicilia.
L’ENI ha costruito, nella contrada Piana (ai piedi della Città) un grande impianto di degasolinaggio ed un metanodotto che porta il gas in direzione di Catania-Priolo. L'attività estrattiva continua incessante, ma le importanti risorse trovate nel territorio di Bronte non hanno portato alcun sconvolgimento di rilievo: hanno generato pochissima occupazione locale e non hanno purtroppo creato alcun vantaggio di rilievo alla comunità brontese. L'unica consolazione è che, almeno, hanno determinato pochissimo inquinamento del territorio e dell'ambiente. Poche, quindi, le attività industriali presenti sul territorio: un piccolo ma fiorente polo tessile che conta numerose aziende façoniste, ma che recentemente ha subito un notevole ridimensionamento dovuto al taglio delle commesse da parte di imprenditori nazionali;
alcune aziende enologiche ed olearie, che hanno iniziato il confezionamento e la commercializzazione dell'olio extravergine d'oliva di provenienza esclusiva dai territori alle pendici dell'Etna (olive nocellara etnea, tonda iblea e biancolina), premiate per i loro prodotti di eccellenza;
industrie di trasformazione di prodotti agricoli e zootecnici,
fabbriche di materiali da costruzione, segherie, e sopratutto
aziende dedicate alla lavorazione e trasformazione del pistacchio che proprio in funzione del suo colore verde vivo (un vero e proprio marchio, l'"oro verde di Bronte"), è commercializzato quasi prevalentemente in condizione di "pelato".
Per la bellezza e l'unicità del territorio un notevole incremento allo sviluppo occupazionale potrebbe darlo l'industria turistica ma le sporadiche iniziative via via programmate stentano sempre a decollare e vengono ben presto abbandonate e dimenticate. Resistono ancora alcune piccole industrie dedicate alla frantumazione e alla lavorazione della pietra lavica ed alla trasformazione della legna in carbonella (quest’ultima di fattura tradizionale e di ottima qualità, viene esportata anche all’estero). I carbonai di una volta erano uomini che vivevano per la maggior parte dell'anno fra i boschi dei Nebrodi e dell'Etna a tagliare alberi ed a produrre carbone di legna. Anche oggi (agli inizi del nuovo secolo), per i pochissimi carbonai che ancora continuano l'attività, non è che sia cambiato granchè. |