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Gli anni del Ciclope

Bronte allo specchio (1946 - 1950)

La Storia di Bronte, insieme a noi

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Spigolando da Il Ciclope, 60 anni dopo

Personaggi in Pretura


Un paio di scarpe in Pretura

(Dal banco del Cancelliere)

Sbucarono improvvisamente dallo scialle di Marino Nunzia, parte lesa contro i propri parenti Portaro Sebastiano e Marino Rosaria, imputati di violazione di domicilio e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
Le scarpe, poverine, erano ridotte in uno stato da far pietà, senza suole, sgangherate e scucite in vari punti. L'autore di tale vandalismo fu Portaro Sebastiano. Volete sapere com'è andata?
La Marino Nunzia aveva un paio di scarpe rotte e se le fece aggiustare dal cugino Por­taro. Però, allorquando costui le domandò il pagamento della mano d'opera, la donna gli disse: "da questo orecchio non ci sento".

A nuove richieste del Portaro la Marino rispose che neanche dall'altro orecchio sentiva; anzi, essa era creditrice di maggior somma per aver dato in uso al Portaro una mac­china da cucire. Costui, alfine seccato, andò in Casa della Marino, rifece per una terza volta richiesta formale di pagamento e al rifiuto, aiutato dalla moglie Marino Rosaria, tolse le scarpe alla Nunziatina, schiodò le suole, le ridusse in malo modo, poscia le disse: "Così mi son pagato!"

Oggi comparvero con la Marino Nunzia anche le scarpe e, l'avvocato di parte civile per sì nefando attentato alla risuolatura delle scarpe della sua cliente, voleva quasi la condanna a parecchi anni di reclusione degli imputati.

Ma il Pretore li condannò a L. 1000 di multa ed ai danni, affinchè la parte lesa si compri un altro paio di scarpe. Gli imputati sono stati difesi dall’avv. Renato Radice.

(Il Ciclope, anno II, n. 1 (13), mercoledì 1 Gennaio 1947, Direttore Luigi Margaglio Cesare)


Schiaffi per sentito dire

(Cronaca)
Questa non è capitata a Bronte, si consolino dunque i brontesi pensando che solo a Cesarò gli schiaffi si prendono per sentito dire! E il fortunato uomo che li prese si chiama Nasca Calogero.
Nel marzo scorso, vi era molto affollamento di postulanti dietro la porta del Sindaco e fra le altre donne, anche certa Sinitò Grazia. L'inserviente Nasca Calogero era di ser­vizio per disciplinare lo ingresso delle donne e ad un tratto una di esse, proprio la Sinitò profittando dell'entrata di altro impiegato nel gabinetto del Sindaco, insinuò e fece entrare un suo figliuolo, che a dire della donna sarebbe stato capace di rappresentare all'autorità i bisogni della madre.

Si accorse di tale fraudolenta manovra il Nasca, che provvide subito a far uscire il pic­colo... contrabbandiere, ma la madre più lesta del Nascà, intervenne e con un manro­vescio fece fare un volo planè al berretto del Nasca; poscia con ingiurie e spintoni, minacce e gesticolamenti ridusse il povero uomo in un cencio.

Riavutosi però, subito dopo, il Nasca fece la sua denuncia ai Carabinieri e il 16 aprile la Sinitò comparve in udienza per rispondere di oltraggio; era trascorso più di un mese, dal fatto, e molte cicatrici, il tempo risana. Infatti il Nasca, che pregiudizialmente dichia­rò di voler perdonare, rendendo la sua dichiarazione, non sapendo cosa dire per ad­dolcire e mitigare i fatti, pensò di deporre che degli schiaffi, ricevuti, ne aveva avuto sentore, dai testi presenti. Per lui, il colpetto con la mano, fu una carezza!

E le ingiurie? Dei complimenti. E gli spintoni? Degli abbracci!

Meno male che la Sinitò si limitò a percosse ed ingiurie, perchè altrimenti con la buona disposizione d'animo del Nasca, se qualcosa di più grave fosse accaduto, chi sa quali più compromettenti manifestazioni affettuose avrebbe attribuite alla Sinitò.

Casi la condanna, che il Pretore inflisse alla donna, per il reato commesso nella buona interpretazione del Nasca, non deve ritenersi una condanna, ma un grazioso e ricono­scente debito di gratitudine dell'uomo verso la donna che lo aveva si gentilmente, un mese prima, colmato di attenzioni e di carezze!

(Il Ciclope, anno II, n. 11 (29), domenica 1 Giugno, Direttore Luigi Margaglio Cesare)


Curiosità inopportuna

La sera del 21 gennaio Messineo Biagio si ritirava verso casa. Giunto in via Mario Paga­no e all'altezza della casa di Conti Nunzio vide due persone appoggiate all'uscio che parlottavano. Il Messineo che ha una spiccata tendenza a fare il poliziotto, ricordandosi che aveva una lampadina tascabile in mano, la accese e diresse il fascio di luce sul viso dei due.

Si dice che la curiosità è donna; ma nella donna, tale dote assume quasi sempre un aspetto gentile e poco indisponente. Negli uomini, invece, la curiosità è... cretina, specie quando interrompe un colloquio galante. Ed infatti Schilirò Giuseppe che non voleva essere disturbato, ma tuttavia venne sorpreso, mentre petrarcheggiava con la sua Laura s'indispose talmente che diede al Messineo l’unico epiteto che si meritasse: «Cretino! Fai la tua strada.»

Il Messineo, in sul momento riconobbe che lo Schilirò aveva ragione e non fiatò, ma poscia, sentendo vivo il bruciore dell'onta ricevuta, pensò di vendicarsi. Attese lo Schi­lirò al passaggio da casa sua e non appena lo ebbe a tiro del suo cane glielo aizzò contro. Mentre il cane mordeva le carni e lacerava gli abiti, il Messineo con un bastone sfogava il suo animo livido, sul capo dei povero Schilirò.

Davanti ai Carabinieri, subito dopo comparvero tanto lo Schilirò confuso, quanto il Messineo, gonfio e pettoruto per la bravata fatta. Ma mentre allo Schilirò rimane la consolazione di farsi curare le ferite dalle carezzevoli mani della sua Laura al Messineo non rimane che un piccolo conticino aperto con la giustizia.

[Il Ciclope, anno II n. 3 (15), Domenica 2 febbraio 1947, direttore Luigi Margaglio Cesare


La donna dai due mariti

Essa si chiama Gorgone Anna e si è permessa il lusso di avere un marito, consacrato dalla legge, a nome Fazio Nunzio, ed un altro, sconsacrato da Dio e dagli uomini che si chiama Gulino Nunzio.

Un menage a tre, potrebbe pensare qualche maligno! Invece no. La Gorgone, stanca di abitare con il marito legittimo, pensò bene di accasarsi presso quello illegittimo, sven­dette la mobilia e poscia fece denuncia contro il marito per abbandono.

Ma il Fazio Nunzio che nulla aveva da rimproverarsi a sua volta fece querela contro la moglie e contro il suo rivale.

Oggi, all'udienza comparve la Gorgone e pure il Fazio si presentò, costituendosi parte civile; non comparve invece il Gulino Nunzio, ma la sua personalità incombeva nell'aula, perchè una teste venne a dire il motivo, per cui la donna si decise a lasciare il marito.

Infatti il Gulino promise di far fare la permanente alla sua bella mentre il marito non permise che si affidassero le caste ciocche della sua donna all'opera sapiente del  «coiffeur pour dames».Ce n'era abbastanza per punire la vanità femminile barattata a cuor leggero con la fedeltà coniugale e il Pretore assolse Fazio Nunzio ma condannò i due adulteri a mesi sei di reclusione ciascuno.

[Il Ciclope, anno II n. 4 (16), Domenica 16 febbraio 1947, direttore Luigi Margaglio Cesare]


Tra i due litiganti…

É sempre il terzo che gode: ognuno lo sa, e il proverbio non poteva essere proprio ora smentito da Proto Nunziata, che le prese, senza colpa, ma con molti danni. Il due marzo la nominata Maugeri Rosalia, in via Sciacca di Bronte, assieme ai figli Reale Nun­ziata, Vincenzo, Nunziatina e Giuseppa, per futili motivi venne a diverbio con Parlato Giuseppa.

Come sempre succede, tra le nostre donnette che facilmente prendono fuoco, dalle parole si passò ben presto alle vie di fatto: tafferuglio indiavolato tra donne afferrantesi per i capelli, gesticolanti e vocianti come tante erinni.

La Parlato Giuseppa in pericolo di essere ridotta a mal partito, ricevette l'aiuto insperato della figliola Putrino Grazia, accorsa furente con un mattarello in mano. La Reale Giu­seppa si accorse dei rinforzi… armati che venivano in aiuto della sua avversaria ed allo­ra, con mossa napoleonica affrontò la Putrino, la disarmò e poscia facendo del mat­terello, una potente clava, si accinse a colpire con fatale ineluttabilità la Putrino stessa che aveva osato venire in aiuto della madre.

Ma il guaio fu, che dietro la Reale Giuseppa, stava la povera Proto Nunziata, accorsa per dividere: il matterello colpì lei invece della Putrino, forse per punirla di essere stata troppo altruista e con intenzioni pacificatrici. Ne avrà por dodici giorni: una buona strenna in verità.

[Il Ciclope, anno II n. 6 (18), Domenica 19 Marzo 1947, direttore Luigi Margaglio Cesare]


Gentilezze di padron di casa e tenerezze fraterne

Galvagno Maria da diversi anni tiene in locazione una casa di certa Liuzzo Carmela. Normalmente, tra inquilino e padron di casa, non corrono mai buoni rapporti, ma tra le due donne erano assolutamente pessimi. La Liuzzo, a dire della Galvagno, non essendo riuscita a far sloggiare la sua inquilina, neanche con l'uso della carta bollata, pensò di cambiar sistema e si diede a diffamare la Galvagno dicendole delle cose poco onorevoli per una donna sposata.

Senonchè il sistema adottato fu rimedio senza alcun utile risultato. Infatti il 13 giugno la Liuzzo raccolse il frutto delle sue diffamazioni, a suon di legnate.

Tanto la Galvagno Maria quanto la sorella Galvagno Grazia diedero alla Liuzzo pugni e calci; ma il bello è questo che, per carità fraterna, anche il Liuzzo Giuseppe, che aveva delle divergenze d'interesse con la sorella Carmela; volle aggiungere la sua dose di autorevole affettuosità, e con un bastone dimostrò quanto possa la voce del sangue, affidata al linguaggio di un bastone!

[Il Ciclope, numero unico, Domenica 6 Luglio 1947, direttore Giuseppe Bonina]


 

Galleria delle GG.MM.!?!
La caricatura del Ciclope questa volta è dedicata ad un vigile urbano, Mario Longhitano.
Lo schizzo delineato da Angelo Mazzola ed i pochi versi che lo accom­pagnano ce lo rendono ancora vivo e simpatico:

«Quando scende dalla "Nave"
col moschetto sul pastrano,
con quell'aria tanto grave,
...non è Mario Longhitano!
La sua faccia bonacciona,
quel sorriso, quel toscano,
quel berretto alla carlona...
si disperdono lontano!
Ma la sera a tavolino,
col tressette a pizzicare,
con la scopa o col ramino...
ecco. Mario riappare!
Si rigonfiano le gote,
brilla l'occhio tra le ciglia,
gongolante... se riscuote
abbacchiato... se le piglia!

 
 

Galleria degli elettricisti!?!
Filippo Spitaleri
, detto Scagghjtta, simpatica e nota figura di burlone degli anni '50, nel preciso profilo tratteggiato dalla matita di Angelo Mazzola.
La didascalia (di Margaglio?) recita:

«Mirate come ride volentieri
il nostro don Filippo Spitaleri
Il titolar della premiata ditta
che porta il caro nome di Scagghitta.
Quel che riguarda l'elettricità
forma oggetto della di lui attività.
Nel suo negozio accoglie affabilmente
l'avventore, l'amico ed il cliente,
ma che alcun segga o sosti sulla porta,
questo no, perdinci!, non o sopporta.
Ti induce a comprar le sue lampadine
o qualche gingillin di gusto fine
o una radio o financo una "lambretta"
sol col narrarti qualche barzelletta.
E' buongustaio, ma con quei suoi scaglioni
ahime!, far più non può dei bei bocconi.
Porta dovunque luce e ne dà un tanto
anche ai morti del nostro camposanto.
Degno è insomma, per pubblica opinione,
di bronzea statua in Piazza Castiglione!


Le cosiddette "Ingiurie" a Bronte

 

Galleria dei Trampolieri!?!
Il separatista Sgro
:
simpatico questo spilungone amico del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, delineato perfettamente da Mazzola nel suo aspetto fisico e, dall'anonimo poeta, in quello caratteriale.

Il sig. Sgro, di A. Mazzola

«Il suo collo alle giraffe,
fa pensare... a prima vista!
Vi sbagliate, grave gaffe:
Questo è Sgro, sparatista!
Microcefalo splendente...
per le chiome impomatate,
pel riflesso della lente,
per il brio delle trovate.
Segretario comunale...
in attesa di concorso,
un eclettico geniale,
pubblicista... fuori corso!


 

Galleria
degli sportivi!?!
la matita di di Angelo Mazzola ci presenta questa volta
Vincenzo Minio,
uno sportivo tuttofare dell'epoca che, allora come oggi, non trovava mai sponsor.

Così recita la poetica didascalia:

Vincenzo Minio, di A. Mazzola

«Dello sport brontese egli è il patrono,
del pallone in specie, o foot-boal.
sbraita e s'arrovella in ogni tono...
pallido e muto, quando insacca il goal!
Vincenzo Minio dai castani baffi,
puntuti e lunghi sul musetto fino,
per togliere dal campo i molti sassi,
è capace d'andarci... col «coffino».
Pensa per tutto, stuzzica i tifosi,
sogna le scarpe, maglie e calzoncini...
non trova però a Bronte i facoltosi
che possono aiutarlo coi quattrini!»


Il buco della sfortuna

Per un punto Martin perdè la cappa, ma Carciola Egidio da Maletto, per un buco, perdè dapprima la libertà personale e poscia perderà tremila lire, perchè al pagamento di tale somma fu condannato alla udienza del 15 luglio: il buco era nei pantaloni.

Esso non piacque nè a due donne, nè al Brigadiere dei Carabinieri, a cui le due donne andarono subito a denunciare… tal buco. Fatto sta che il Carciola fu denunciato, arrestato e giudicato.

Inutile è stata la scusa che la moglie era la sola colpevole per non aver apportato le dovute riparazioni alla incomoda apertura: solo con tre biglietti da mille, a cui fu condannato, potrà egli eliminare la colpevole negligenza e il buco traditore.

[Il Ciclope, numero unico, Domenica 21 Luglio 1947, direttore Giuseppe Bonina]

 
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