Home

Nicola Lupo

Fantasmi - Storiette paesane

422 FOTO DI BRONTE, insieme Site map

Le carte, i luoghi, la memoria

Ti trovi in:  Home-> Personaggi-> Nicola Lupo-> Fantasmi [14]

Pina Gatto (1945)

L’ultimo mio Fantasma (vivente)


Premessa

Stavo preparando una letterina agli amici che mi seguono su bronteinsieme per ricordare loro che quest’anno ricorre il 15° anniversario dei miei “Fantasmi – storiette paesane” e, non solo continuano a essere numerosi i visitatori del sito e, in particolare, della mia pagina, ma qualcuno chiede copia della prima edizione, come ha fatto nei giorni scorsi la signora Daniela F., giornalista di Chiavari, per la mamma Francesca Di Caudo che vive a Crema.
Una sera ho ricevuto una telefonata nella quale la signora Pina Gatto da Torino mi chiedeva l’indirizzo per potermi scrivere e parlare del libro.
Vista questa situazione chiedevo se potessi esprimere un pizzico di compiacimento per il fatto che delle “storiette”, nate per caso, pubblicate per una seconda oppor­tunità, come racconto nella mia Motivazione, e pubblicate per l’intelligenza e il coraggio dell’Avv. Pietro De Luca, allora Presi­dente della Banca Popolare di Bronte, siano diventate un documento storico che suscita ancora emozioni, interesse, curiosità e simpatia per il nostro Paese, per i personaggi di cui parlo, e, modesta­mente, anche per l’ autore.
Continuate così e tenete salda e viva la memoria delle nostre radici, perché noi siamo la continuazione di quelle radici che abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri eredi, come bene inalienabile e incorruttibile.
E ora vi trascrivo la succitata lettera che mi ha commosso fino alle lacrime:


Torino, 11 Gennaio 2010
Gent.mo Professore Nicola Lupo

Mi chiamo Pina Gatto

Sono nata a Bronte il 29 Giugno 1945. Ho frequentato la scuola elementare Edificio Scolastico di Piazza Spedalieri. Di me dicevano che ero la prima della classe, ma questo non mi ha mai montato la testa.

Nel settembre 2009 sono andata a Bronte a trovare una mia zia carissima e ne ho approfittato per salutare la mia maestra Sig.ra Zina Avellino, la quale con mio grande piacere non si è dimenticata di me.

Alla fine delle elementari il mio desiderio era di continuare la scuola accedendo al famoso Real Collegio Capizzi, ma siccome allora si pagavano le tasse ho dovuto rinunciare perché i miei genitori non avevano le possibilità economiche. Mi sono iscritta all’ avviamento Professionale, ma dopo il primo anno mi sono ritirata perché non lo trovavo, a mio parere una scuola seria. Però so di non aver fatto una scelta giusta ritirandomi.

Fino a vent’anni sono rimasta a Bronte, ma non ho avuto amiche di quelle che frequentavano il collegio Capizzi, le quali si davano un sacco di arie (eccetto Antonina Bertino, mia compagna delle elementari) e questo mi faceva soffrire.

Ecco professore. Io e tante come me, figli di contadini, non avevamo nemmeno il saluto da questi ragazzi e ricordo bene chi erano. Nemmeno una sua forse parente, vicina di casa mia porta a porta, mi salutava. Non parliamo poi dei ragazzi ai quali potevo piacere, loro non si avvicinavano se erano di famiglie note, perché non avevo la famosa casa come dote (adesso ne ho più di una). Però, mentre scrivo queste cose mi accorgo di avere le lacrime agli occhi e anche amare.

L’unica mia amica studentessa era Zina Rappazzo (sorella di Mario anche lui amico mio) che quando veniva in vacanza dal collegio dove studiava, entrava a casa mia per salutarmi. Ancora oggi a distanza di 50 anni siamo veramente amiche.

Nel 1965 parto per Torino e poco dopo ci siamo trasferiti tutti, ma ci è stato detto dalle malelingue che eravamo degli zingari.

Sono sposata da 43 anni compiuti in questi giorni, ho due meravigliose figlie, 4 nipoti (quasi 5) amo leggere, cucio, faccio la nonna e vado a ballare.

Professore, benedico il giorno che sono partita per Torino, perché Torino città meravigliosa mi ha dato molto di quello che non mi ha dato Bronte, però Bronte rimane sempre nel mio cuore, nei miei pensieri, nei miei sogni, nei miei ricordi e soprattutto nelle conversazioni dei miei amici Brontesi.

A Natale appena passato mi è stato regalato da mia figlia Eliana Fantasmi, perché io parlo spesso di Bronte, di cose belle e meno belle. Appena ho iniziato a leggere sono tornata indietro di almeno 60 anni, e mentre Lei parla di burle e battute che fanno ridere, io accolgo il suo invito per raccontare altri episodi da me vissuti, anche tristi.

Ecco professore, le classi sociali a Bronte si distinguevano molto, e appartenendo io alla classe contadina mi facevano sentire emarginata. Però come Lei mi insegna le sommosse ci sono sempre state per come venivano trattati i contadini, ma con questo non voglio criticare ciò che Lei ha scritto. E’ solo che i miei ricordi sono un po’ tristi.

Evidentemente ciò che sto raccontando stasera sono cose che mi sento sempre dentro ed ho avuto lo spunto per sfogarmi.

Avrei tanti episodi da citare come quando uno dei miei quattro fratelli (figlioccio di Don Tino il tipografo ) lavorava come apprendista muratore dal maestro […] uomo di alta e imponente statura e avendo mio fratello dimenticato la giacca, il maestro l’ha presa con un pezzo di carta per non sporcarsi le mani e gliela gettata dalla cima delle scale di casa sua.

Dal suo Fantasmi mi è rimasto impresso ciò che fa suo padre a Maletto dove con l’aiuto di sua madre portandogli del sapone e asciugamani fa lavare gli scolari sotto la grondaia. Ricordo a casa mia - Via Gabriele D’ Annunzio, 18 - quando veniva un omone detto Mangiatumazzu per pignorare i mobili (motivo tasse scadute) e mia madre implorandolo otteneva la proroga.

Ricordo quando Don Mimì […] sparava ai conigli a Chiana, conigli che mio fratello allevava con tanto amore e lui gli diceva: “Ciccino! metti quel coniglio là” e gli sparava per vedere se era capace a face centro, incurante del pianto di mio fratello.

Ricordo quando raccoglievamo le olive, mandorle, pistacchi dalle terre in affitto da Donna Anna, nobile senza figli, [… ] e il raccolto si divideva tre parti la padrona e una parte chi lavorava tutto l’anno e dovevamo dare ‘u tiraggiu pattuito anche se il raccolto era scarso. Ma quello che ci umiliava di più era che la padrona ci mandava ‘u camperi per controllare se rubavamo il raccolto.

Una volta mio padre ha portato un pò di olive raccolte da terra per salarle e mangiarle come companatico, ma un ruffiano ha fatto la spia e mio padre è stato denunciato, portato in tribunale e grazie alla difesa dell’avvocato Vincenzo Castiglione è stato assolto e per poco non è stato condannato per un pugno di olive… Vergogna!

Oggi uno dei miei fratelli è proprietario di quei terreni comprati con dei grossi sacrifici e si sente riscattato per le umiliazioni subite.

Ricordo un certo [… ] ex sbirro, scapolo, usuraio al massimo perché per avere imprestato dei soldi a mio padre non ne siamo usciti più mettendo sempre interessi composti a quanto voleva lui e quando mio padre tornava da casa sua vedevo il suo viso triste e mi dispiaceva. Eppure si chiamavano cugini. Figuriamoci.

A Bronte c’ era Donna Peppa ‘a bumbarara, [… ] mediatrice di fidanzamenti, grandissima strozzina e veniva a casa mia a prendersi per un prestito il grano anticipato come interessi e una volta ha dato uno schiaffo a mia madre per un ritardato pagamento, umiliandola.

Professore, Le dico che anche se mi ricordo questi episodi non mi sento frustrata perché grazie alla mia venuta nella meravigliosa città di Torino mi sono fatta spazio, ho potuto confrontare quello che ho lasciato con quello che ho trovato e a modo mio mi sento realizzata.

Tornando ai Suo Fantasmi ricordo mio padre che mi parlava di un suo parente Sacerdote Prof. Mariano Gatto e lo descriveva più o meno come lo ricorda Lei.

 

Due immagini (e due periodi di vita) di Pina Gatto

1955: «Alla fine delle elementari il mio desiderio era di continuare la scuola accedendo al famoso Real Collegio Capizzi, ma siccome allora si pagavano le tasse ho dovuto rinunciare perché i miei genitori non avevano le possibilità economiche.»

2007: «Dopo la visita al Collegio Capizzi, quando sono uscita mi son detta: - Bene, non ho frequentato il Collegio, ma sono stata scambiata per la nuova preside



VEDUTA DELLA NUOVA PIAZZA SPEDALIERI

L'edificio scolastico di Piazza Spedalieri e (sotto) il Real Collegio Capizzi

IL REAL COLLEGIO CAPIZZI NEL 1945


 

FANTASMI

Storiette paesane

in formato

Leggi il libro

Sempre mio padre aveva dei cugini professori: Salvatore, Biagio, la zia maestra Gatto della stazione e sapendo che a me la scuola piaceva, desiderava tanto che io studiassi per potersi vantare di avere una figlia maestra, ma come ho già detto non è stato possibile, però non rimprovero nulla ai miei genitori. I tempi erano quelli e ancora grazie se non ho fatto la fame.

Mia nonna materna si chiamava Agata Attinà (1880) e rimasta orfana all’età di 3 anni è stata con la sorella Nunzia cresciuta in casa dei nonni con lo zio Fortunato Attinà, sarto, conosciuto a Bronte e mi ricordava di avere un cugino famoso pittore di nome Agostino Attinà e un altro generale. Era orgogliosa, molto lucida e sapeva leggere e scrivere cosa rara per la sua epoca. Molto giovane si è sposata con mio nonno Ignazio, contadino, un pò rozzo e autoritario, ma grande lavoratore.

Dopo sposati mio nonno proibisce a mia nonna di frequentare la sua famiglia Attinà per paura che la prendessero in giro perché aveva sposato un contadino. Ricordo la cugina Angelina però che la veniva a cercare per salutarla, ma lei si nascondeva.

Io pur sapendo che eravamo parenti non ho mai potuto frequentare i parenti di mia nonna perché vivevamo in due mondi diversi e come si dice il vicinato fa il parentato.

Caso strano, a Torino circa 30 anni fa ho incontrato nel mio Borgo l’ultima delle Attinà mia coetanea con la quale a Bronte ci ignoravamo, e siccome sono intraprendente mi sono presentata e da allora anche se lei è una professoressa ci frequentiamo e devo dire che è una persona speciale.

Professore prima di chiudere voglio raccontare un fatto accadutomi a Bronte nel settembre 2007. A sentire tanto parlare del Collegio Capizzi e conoscendolo solo da fuori, sono stata incoraggiata ad andare a chiedere a Padre Zingale se me lo faceva visitare e così ho fatto.

Mi sono presentata ben vestita adeguatamente alla mia età e prima che parlassi Padre Zingale mi ha chiesto: - E’ la nuova Preside? al che mi veniva da ridere e quando ho spiegato il motivo della mia visita e in più gli ho detto con chi ero imparentata, mi ha aperto tutte le porte mo­stran­domi le opere del mio parente Attinà e tante altre cose meravigliose che ho apprezzato. Quando sono uscita mi son detta: - Bene, non ho frequentato il Collegio, ma sono stata scambiata per la nuova preside.

Professore, finisco di scrivere perché sono le 2 di notte sperando di non averla annoiata. Per me è stato un piacere sentirla rispondermi al telefono, e abbi pazienza se ho fatto degli errori, ma io la considero un mio ill.mo insegnante e un amico Brontese.

Cordiali saluti

Pina Gatto Bonanno


Colloquio con il Fantasma

Mail 15 Gennaio 2010

Cara Signora Gatto, la Sua lunga lettera mi ha commosso fino alle lacrime (colpa anche della debolezza dei miei quasi 91 anni) perché essa è da un lato una dura denunzia delle condizioni socio-economco-culturali di Bronte nel periodo 1945/65, ma nello stesso tempo una dichiarazione d’amore per il nostro “natìo borgo selvaggio”.

Se Lei mi autorizza a pubblicarla io ne farò l’ultimo mio Fantasma (vivente). In attesa di una Sua risposta in merito saluto molto cordialmente Lei e i Suoi familiari.
 Nicola Lupo
 

Mail 21 Gennaio 2010

Gentile Professore, grazie per avere risposto alla mia lettera.
Sono molto onorata della Sua proposta di farne un “Fantasma vivente”. Le chiedo gentilmente ulteriori chiarimenti circa le modalità di pubblicazione perché, soprattutto, non desidero offendere nessuno dei discendenti delle persone da me citate.
Ancora grazie e cordiali saluti.
Pina Gatto


Mail 21 Gennaio 2010
Gentile Signora, grazie per la Sua disponibilità; per la Sua preoccupazione di offendere qualcuno ho già previsto di eliminare i nomi mettendo al loro posto le […] che significano che c’erano. Per il resto desidero conoscere il nome di quella mia forse parente e anche avere qualche Sua foto da ragazza e odierna.

Per la Sua garbata critica al mio lavoro La prego di leggere la Motivazione e rileggere alcuni pezzi in cui sono evidenti le mie critiche all’ambiente e a quant’altro Lei ha evidenziato.

In attesa porgo cordiali saluti a Lei e ai Suoi familiari.

Nicola Lupo

 

Torino, 24 Gennaio 2010
Gentile Professore, intanto Le dico che comunicare con Lei è un piacere pur essendoci l’enorme differenza di cultura.

La mia preoccupazione è relativa perché non ho dubbi sulla sua discrezione in modo da non offendere nessuno delle persone da me citate. La sua forse parente si chiama Z. L. ed è figlia di […].

In quanto alla mia critica sul Suo scritto (a torto) ho evidenziato di più le storielle comiche, ed essendo quella sera magonata ho dedotto che le condizioni che io cito le abbia sottovalutate. Però rileggendo Fantasmi non è così.

Invio le mie due foto da Lei richiestomi e sono a sua disposizione fino dove posso essere utile.

Cordiali saluti
Pina Gatto


Mail 27 Gennaio 2010
Gentile Signora Pina, grazie per la Sua risposta e delle belle foto: complimenti!

Per la mia parente  - non solo perché i Lupo di Bronte discendiamo tutti da una unica coppia che nel tempo si è ramificata molto (veda la scheda su bronteinsieme) ma anche perché conoscevo ed ero in amicizia con tutti i famigliari di […] -, mi assumo io la responsabilità di pubblicare i nomi, e chiedo per loro scusa per il comportamento della figlia (che non conosco), dovuto all’incivile modo di mantenere le distanze fra classi sociali, diffuso allora nel nostro Paese.

Cordiali saluti a tutti

Nicola Lupo


Come chiudere questo mio ultimo Fantasma?

Forse il modo migliore è quello di constatare che, malgrado le critiche, alla fine predomina il grande amore per la nostra patria e le nostre origini, sia in quanto ha esposto la Signora Gatto, sia nei miei Fantasmi, come ho dichiarato fin dalla prima edizione nella lettera “Ai miei concittadini”; ma forse ancora meglio sarebbe lasciare aperto questo racconto alle critiche dei nostri cari Lettori; e con questo augurio saluto tutti nel mio 91° compleanno.

Ho corretto un solo errore ripetuto tre volte per rispettare l'originalità e la personalità della sig.ra Gatto la quale, coadiuvata da un buon Vice e da un esperto segretario, potrebbe essere una ottima preside di scuola media nella quale io tornerei ad insegnare volentieri.
Bari, 2 febbraio 2010

Nicola Lupo


Home Page

Powered by Powered by Associazione Bronte Insieme Onlus - Riproduzione riservata anche parziale. Tutti i diritti sono riservati all'Autore che ne è unico titolare. E' vietata ogni riproduzione del testo o di brani di esso senza l'autorizzazione scritta dell'Autore e senza citazione della fonte.

Nicola Lupo: "Fantasmi"