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Rosetta Zingale
Rosetta Zingale, pittrice, è nata a Bronte
nel 1916 ed è
morta a Milano nel 1996.
Ha studiato con il professor Carpi all’Accademia di Brera (Milano), città dove
ha vissuto e lavorato partecipando attivamente alla vita artistica
nazionale dal 1956.
Milanese d’adozione, ma sempre legata al paese d'origine, ha espresso sempre nelle sue opere la
propria sicilianità.
Il suo modo pittorico è rimasto decisamente mediterraneo con i suoi
imponenti alberi solitari, le rocche massicce e impenetrabili, i paesi
aggrappati alle pendici laviche dell’Etna o nascosti negli anfratti d’uno
sperone roccioso, i fiori, la natura con i suoi colori solari.
Sue opere sono presenti nelle maggiori collezioni italiane e in molte
città straniere (New York, Buenos Aires, Parigi, Londra, Bruxelles,
Helsinki).
Ha avuto al suo attivo numerose "personali" in Italia ed all’estero
nonché le partecipazioni al Prix Signature (Parigi, 1969), Salon de l’Art
libre (Parigi, 1961) e a tantissime mostre d’arte italiane ed estere dove
è stata apprezzata e premiata. Per la sua feconda opera è stata chiamata a far parte, quale accademico
di merito, dell’Accademia de "i
500". Sulla sua arte hanno scritto, fra gli altri, Leonardo Borgese, Dino Buzzati,
Gino Traversi, Mario Monteverdi e Dino Villani.
Nel 1962 Carlo Carrà, la elogiava come
"meritevole di essere segnalata per la serietà tonale e il valore
compositivo".
E’ morta ottantenne a Milano nel 1996;
oltre quelle riportate nella pagina ha lasciato in dono moltissime sue opere alla
sua città natale. Faranno parte della istituenda
Pinacoteca del Real Collegio Capizzi. «Direi che la componente poetica essenziale della pittura
della Zingale è il senso della solitudine. Nei suoi paesaggi quasi pietrificati
in una visione, che l’accaloramento d’un tessuto cromatico denso, profondo,
riscatta dall’immobilità emotiva e trasferisce, per contro, in un’eccitata
tensione espressiva, manca, solitamente, l’elemento umano. I fiori e le nature
morte, pur componendosi con estremo rigore in una scansione di spazi paralleli,
posseggono fremiti nutriti dal macerarsi dell’impasto in una ricerca di
modulazioni sempre più calde. Le figure si stagliano nelle loro vesti di lutto
su pareti di tuguri isolani o sullo sfondo di città vuote e drammaticamente
silenziose. (…)
La pittura di Rosetta Zingale rifugge in maniera assoluta dalla cronaca, è
contemplazione proiettata in uno spazio temporale che esula da una definizione
contingente poiché vuol appartenere a tutti i tempi, vuole soprattutto,
ricuperare quei valori eterni, che solo una natura posta al di fuori
dell’avvicendarsi delle stagioni ci può offrire, una natura antica per
intenderci. Milanese di adozione, Rosetta Zingale è siciliana per nascita e per ceppo. Ed è
proprio codesta sua «sicilianità» - da intendersi alla stregua di quella d’un
Salvatore Fiume, per fare un esempio illustre - che ne determina le scelte, gli
orientamenti, l’ispirazione. Il suo mondo pittorico è decisamente mediterraneo:
i suoi imponenti alberi solitari (un ulteriore richiamo ad una situazione
interiore), le rocche massicce e impenetrabili, i paesi aggrappati alle pendici
laviche del Mongibello, quelli arroccati su ambre desolate o nascosti negli
anfratti d’uno sperone roccioso. (…)
«L'impasto cromatico assume per la Zingale un'importanza determinante
in quanto è non solo dai valori tonali, peraltro essenziali, ma persino
dagli spessori, dalla consistenza delle sovrapposizioni che deriva quello
specifico valore cui l'artista può conferire una determinante funzione
plastica.»
(Mario Monteverdi) |
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