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L'espansione
Dal 1805 al 1807 fu costruita la quarta ala
del Collegio. I lavori riprendono dopo la parentesi del 1820-21 con la
spesa di onze 238 per la costruzione del cortile.
Il 1 novembre
1846 viene iniziata la nuova cappella con la spesa di onze 314
incluso il contributo di tarì 12 l'anno chiesto ad ogni collegiale.
L'immediata affermazione del Collegio (nel giro di 20 anni i 37
convittori iniziali del 1778 passarono a 195 nel 1797) fu anche dovuto
alla capacità del personale direttivo di camminare, in campo
scolastico, al passo coi tempi, aggiornando e aumentando le materie
di insegnamento, ossia superando i vecchi schemi scolastici così
usuali, all'epoca, nei collegi dei Gesuiti.
Si inizia nel 1778, come da decreto di Re Ferdinando, con le
classi di leggere e scrivere, umanità e retorica.
Nel 1782-83 la retorica viene separata dall'umanità e stabiliti
due distinti professori.
Nel 1808 le materie d'insegnamento diventano dieci:
leggere e scrivere, 2a classe, 4a minore e 4a maggiore, umanità,
retorica, filosofia, teologia, alle quali nel 1810 si aggiunge il
"canto fermo".
Il 20 febbraio del 1818 un devastante terremoto colpì il
versante di nord-ovest dell'Etna. Il vulcanologo Carlo Gemmellaro
scrive di «gran tremuoto», iniziato il 18 che si protrasse per
diversi giorni con 24 violente scosse. Il Real Collegio subì
gravissimi danni con caduta di calcinacci e distaccamento parziale
delle pareti verticali nel piano abitato dagli alunni, nei
dormitori e nei corridoi. Un preventivo redatto a marzo dello
stesso anno dall'architetto catanese Carlo Pulejo quantificò i
danni in onze 311 (centoundici in più della dotazione annuale
concessa quaranta anni prima, il 18 aprile 1778, ad Ignazio
Capizzi dal re Ferdinando III).
Nel 1837, il Collegio assunse il titolo di "Real Collegio
Borbonico"; fu introdotto il metodo "normale", e la classe, di leggere
e scrivere assume il nome di "scuola dei piccoli"; fu aggiunto
l'insegnamento della lingua italiana, mentre la teologia venne divisa
in dogmatica e morale.
Nel 1850 iniziò lo studio della letteratura italiana,
eloquenza, geografia, lingua francese. Quattro anni dopo il diritto
ecclesiastico, matematica, calligrafia e, nel 1864, la fisica.
Nel
1852, riferisce la relazione statistica, essendo direttore
mons. Biuso, vi erano 12 piazze franche, e vi insegnavano 19
sacerdoti.
Certo, gli avvenimenti, che in quel periodo sconvolsero l'Italia e
l'Europa e la donazione fatta da Ferdinando IV nel 1799 del territorio
brontese all'ammiraglio Horatio Nelson,
influirono negativamente sulla vita del Collegio: le condizioni del
popolo brontese peggiorarono e il Comune si dissanguò in una serie
continua di cause nei tribunali per difendere i propri diritti, con
accentuazione delle contrapposizioni interne tra ceto borghese e
popolo contadino, che culminarono nei fatti del 1848 e del 1860.
Come non guardare oggi in controluce la Ducea
di Nelson e il Collegio: di là l'esclusivo interesse
economico, a volte vessatorio ed oppressivo, di qua la bandiera
della cultura e dell'elevazione sociale del popolo, irradiate fino
in lontane Terre.
1860, la crisi
Con l'unità d'Italia, l'accentramento dello Stato è anche causa di
crisi del Collegio.
Nel 1863-64
i convittori scendono a 134 e la
retta sale a onze 24, nel 1883 l'Istituto
raggiunge il minimo di 50 collegiali.
Nello
stesso anno, con l'introduzione della illuminazione a petrolio, furono messi
nei corridoi, nel refettorio e nelle camerate 62 fanali di cristallo e viene
perfezionato l'ultimo quarto del Collegio con la spese di onze 226.
Nel 1892 il Collegio viene
affidato ai Salesiani rimasti fino al 1914 (quando si dimisero).
Nello stesso anno il rettore sac.
Giuseppe Prestianni (uno dei due benemeriti fondatori del nostro
Ospedale civico) fece restaurare
e completare l’edificio.
Fu rifatta la pavimentazione di tutto
l'Istituto "a cemento" e sostituite le scale "primordiali" di pietra
lavica e di mattoni con il marmo.
Contro il parere dell’Ing. Caselli che voleva ricomporre l’unità
architettonica del Collegio, fu eretto anche un nuovo edificio ad uso
di botteghe e case da affittare.
Così, scrisse
Benedetto Radice,
«sottomettendo il bello all’utile, la speculazione uccise l’estetica».
1926, il pareggiamento
Sotto il rettorato del sac. Vincenzo Portaro, un decreto del
24 Marzo 1926 pareggiava l'istituto
ai licei statali: «... a decorrere dal 1° ottobre 1925, il liceo classico
mantenuto dal R. Collegio "Capizzi" di Bronte è pareggiato, per
il valore legale degli studi che vi compiono, ai corrispondenti
istituti regi.»
"In corrispondenza alle
direttive Nazionali" venne anche iniziata la costruzione del
"Colleggetto",
la casa di villeggiatura estiva e polisportivo dei convittori del
Collegio inaugurato il 26 Maggio 1929 nel III cinquantenario del Collegio.
In quegli anni la retta per l'anno scolastico (1 settembre - 30
Giugno) era di Lire 3.000 (1.000 in più del 1921), una somma notevole
che poche privilegiate famiglie potevano permettersi. Oltre bisognava
corrispondere 100 lire (una tantum) per diritto di ammissione,
altre 100 annue per «uso di mobilia (lettiera in ferro,e rete
metallica, colonnetta, tavolino da studio, due sedie e servizio da
tavola) per visite ordinarie del medico, per servizio d'infermeria,
del parrucchiere; e L. 15 mensili per bucato».
Le spese per libri,
vestiario, tasse scolastiche, visite mediche straordinarie, medicine,
vitto speciale, ecc., erano sempre a carico del convittore e venivano
conteggiate a fine anno «purchè la famiglia abbia lasciato fin da
principio un deposito di L. 300, integrato o rimborsato a seconda
dell'ammontare delle spese».
Ed il Collegio ovviamente viveva con alterne fortune: il numero dei convittori
(che ovviamente determinava anche l'economia e le sorti dell'Istituto
ed anche di Bronte)
scese nell'anno 1936-37 ad appena 40, per risalire 1939-41, con il
rettore Anselmo Di Bella, a 135 convittori ed oltre 300 alunni.
Nel Settembre del 1936, ultimo
anno del rettorato di V. Portaro, la direzione del Capizzi fu
affidata ai Fratelli Maristi (la Congregazione dei Piccoli
Fratelli di Maria) che lasciarono il Collegio dopo pochi anni.
Dopo la costruzione dell’acquedotto brontese, nel 1940, il Collegio fu
dotato di un "modernissimo impianto di bagni e docce" e d'«impianto di
riscaldamento a termosifone» in tutte la aule, nella sala da studio e
nel refettorio.
In quegli anni l'Istituto fu "oggetto di desiderio" anche da
parte del Vaticano che intendeva trasformarlo in Seminario.
Così
scrive, infatti, il rettore Di Bella nel 1947:
«(…) E faccio noto
ora, poichè sono tirato in causa, quanto allora restò, per
discrezione, fra i muri del Collegio, che per la decisione forte ed
energica mia e del Consiglio di amministrazione, il Collegio sostenne
la sua indipendenza di fronte alla Sacra Congregazione dei Seminari,
che ne pretendeva la dipendenza, in forza del Trattato di
Conciliazione.
«Due grossi memoriali furono in quella circostanza presentati alla
Sacra Congregazione, due volte mi recai a Roma a trattare la questione
e a sostenere i diritti del Collegio davanti allo stesso Segretario
della Sacra Congregazione, card. Ruffini, e il pericolo provocato,
forse e senza forse, da nostri concittadini, allora fu scongiurato; ma
avverto i brontesi, che quella cenere potrebbe un giorno essere
rimossa.»
(Il Ciclope,
anno II, n. 2 (14) del 19 Gennaio 1947)
Il declino
Pochi anni dopo, nel luglio del 1943, il Capizzi, in quel periodo requisito
dall'autorità militare e trasformato in
«ospedale militare di riserva n. 2», venne
parzialmente danneggiato dai disastrosi bombardamenti degli
alleati e in un angolo fatto saltare dai tedeschi con le mine.
Si deve all'impegno ventennale - dal 1946 al 1966 - del nuovo rettore,
il sac. Giuseppe Calanna e del suo vice, padre Giuseppe
Zingale, l'opera di risanamento e di rinnovamento.
Il suo
rettorato, che è proseguito fino a pochi anni fà, quando per le mutate
condizioni socio-culturali vennero chiuse la scuola ed il convitto
d'istruzione e d'educazione, rappresenta più di un quarto della lunga
e fascinosa storia del Collegio.
Ben presto i convittori dai trenta
del periodo bellico (51 nel 1945, 90 nel 1946 e 119 un anno dopo)
passarono a 160.
Furono ricostruite le parti danneggiate dai
bombardamenti, ristrutturati nuovi locali interni, rinnovati i
dormitori, la palestra, le cucine, i servizi igienici,
rammodernati il refettorio e le aule scolastiche.
Ed infine il Rettore Calanna ed il suo vice, padre Zingale,
portarono finalmente a compimento un antico desiderio di tutti i
brontesi: la traslazione, a 211 anni dalla morte, dei resti
mortali del ven. Ignazio Capizzi da Palermo a Bronte nel suo
Collegio, dove riposano dal 17 Aprile 1994.
Il Capizzi fu edificato dal popolo
con il contributo dei sovrani Borboni ("Populus aedificavit, Rex
dotavit", si legge ancora su una lapide posta sul frontone del
Collegio). Per questo dall’iniziale nome di Casa di Educazione
si chiamò Collegio Borbonico.
Successivamente, nel 1848, su iniziativa dell’abate Giuseppe
Castiglione, pari del Regno, il Parlamento siciliano lo denominò "Collegio
Nazionale".
Dopo l’unità d’Italia mutò ancora nome in quello di "Real
Collegio Capizzi". E tale è rimasto fino ad oggi.
Grazie alla direzione illuminata di alcuni colti rettori (Giuseppe
Saitta, Giacomo Biuso, Francesco Tirendi) ed all’opera di maestri
quali Luigi Pareti e Vincenzo Schilirò,
il Collegio divenne nei secoli il più importante centro culturale
della Sicilia Orientale.
Nelle sue aule venne formata buona parte della classe dirigente
siciliana per oltre due secoli.
Nel 1886, al Parlamento Italiano il Ministro Ruggero Bonghi definì il Collegio Capizzi "foro
della lingua latina".
Bronte e il Meridione devono tantissimo all'umile sacerdote
Ignazio Capizzi ed al Collegio che Lui volle.
Soprattutto dal '700 a tutto l'800, il Collegio Capizzi, che
in quei secoli era diventato la grande fucina del Sapere
siciliano, ha permesso a Bronte di diventare un paese fecondo
di personaggi illustri.
Ha formato una schiera di
"ingegni eletti", insigni prelati, uomini
sovranamente pii, filosofi, poeti latini, giuristi ed
economisti, medici celebri.
Ma sopratutto, per più di un secolo, fece di Bronte un potente faro di cultura.
Moltissimi i siciliani e i calabresi, che fino ai recenti anni
cinquanta, studiarono e si sono formati nel Collegio Capizzi.
Tra gli altri si ricordano Arcangelo
Spedalieri, Antonino, Placido e Gesualdo De
Luca, i fratelli Cimbali
(Enrico, Giuseppe, Eduardo), Benedetto Radice,
Alessandro D’antona (da Riesi, senatore e chirurgo), Luigi
Capuana (da Mineo, scrittore), Piccolo Cupani (da Mineo,
procuratore generale e primo Governatore dell’Eritrea),
mons. S. Nicotra (da Barcellona, auditore apostolico a
Vienna), etc..
Luigi Capuana, ricordando con piacere i tre anni passati al
Capizzi (dal 1851 al 1854), una sera del 1910 raccontava a Benedetto
Radice che "lì, in Collegio, gli cominciò la febbre dello scrivere".
Naturalmente, nell’ultimo periodo, d’élite ed esclusiva era
diventata la Scuola per il costo degli studi che equivaleva al
prestigio e al tenore degli stessi.
Oggi
Oggi le mutate condizioni socio-culturali hanno fatto
chiudere la scuola ed il convitto d'istruzione del Collegio.
Riconosciuto
il 27/4/1781, con decreto di Ferdinando IV Re di Napoli e
III di Sicilia, Ente morale giuridico di istruzione e di
educazione, confermato il 6/12/1864 dal Ministro della
pubblica Istruzione come “Corpo morale laicale destinato
all’istruzione”, pareggiato ai licei statali il 24/3/1926 con
decorrenza dal 1° ottobre 1925, iscritto presso il Tribunale di
Catania al n. 238 del registro delle persone giuridiche, oggi il
Real Collegio Capizzi (ente morale–laicale autonomo privato con
funzione pubblica) tenta di entrare in una nuova fase operativa.
Tenta di completare la prima, tradizionale e specifica - insegnamento della
dottrina e delle umane lettere -, assumendo la funzione «di centro
educatore per la formazione permanente del cittadino».
Grazie anche allo spirito di iniziativa ed al contributo di
Nunzio Sciavarrello, parte del Collegio
è diventata
finalmente sede di una ricca pinacoteca.
Raccoglierà oltre 500 opere di grafica
internazionale, donate dall'Istituto per la cultura e l'arte (su
iniziativa del suo presidente Nunzio Sciavarrello) oltre a dipinti,
sculture e disegni di artisti brontesi (Rosetta Zingale ed altri) e di
artisti provenienti da ben 50 nazioni.
I locali del Collegio racchiudono una prestigiosa
biblioteca e preziosi archivi della storia
locale.
Conservano un antico ed ancora efficiente Gabinetto
scientifico (impianto del 1924, con un buon numero di antichi
apparecchi di fisica, scienze naturali e chimica), una piccola
collezione di reperti archeologici, un antico strumento musicale a
tastiera (spinetta recentemente restaurata appartenuta al
filosofo Nicola Spedalieri), il suo
autoritratto (del 1773), un modellino in legno in
scala riproducente il Collegio nella parte antica ed il suo
completamento così come era stato concepito nella versione originaria,
opere dei pittori brontesi Agostino Attinà (1841-1893),
Nunziato Petralia (1859-1936), Rosetta
Zingale e numerose altre tele di particolare interesse.
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