Gesualdo De Luca Scrittore versatile, passionale uomo di cultura, patì il carcere per le proprie opinioni ed anche un libro messo all'Indice
Gesualdo De Luca, figlio di Giosuè, nacque a Cesarò il 25 Agosto 1814, in uno dei brevi periodi che la mamma - Maria Savoca Panneri - originaria di quel paese, soleva trascorrere nella casa paterna. Fu Custode Generale e Priore cappuccino e autore di numerose e dotte opere teologiche, canoniche e storiche. Probabilmente svolse i suoi primi studi nell'allora "Regie Scuole di Bronte" del Collegio Capizzi, fondato da pochi decenni e già in grande fulgore, anche se un suo biografo, Salvatore Paternò (nel suo "G. De Luca, Teologo del sacramento del matrimonio", Edizione Dehoniane, 1979) scrive che anche se può affermarsi almeno una sua dimestichezza con l'atmosfera del Capizzi", «le ricerche condotte non ci autorizzano a dedurlo; il Radice non ne parla nè lo stesso De Luca». «Se il giovane De Luca - continua Paternò - non frequentò il Capizzi certo non era da meno nè viveva ai margini; già era vivo in lui l'interesse culturale che lo metteva a confronto con i giovani dello stesso Collegio e che, in seguito, l'avrebbe distinto tra i Cappuccini». Dopo aver superato a Bronte gli esami e le formalità preliminare per essere ammesso all'ordine il giovane Giuseppe Ignazio Biagio De Luca, nell'ottobre del 1829, lascia il paese e a Castelbuono veste l'abito cappuccino assumendo il nome di Gesualdo. Dopo un anno di noviziato trascorso in questo convento fu mandato dai superiori nel Santuario di Gibilmanna per completarvi gli studi. Fu ordinato sacerdote il 23 settembre 1837 e probabilmente ritornò a Bronte fino al 1840 per prepararsi al cosiddetto "esame di predicatore" in uso allora nell'Ordine dei Cappuccini. Il suo ingresso nella "scena pubblica" lo fa quando è chiamato come segretario di padre Felice Fenech da Lipari, superiore provinciale a Messina e Siracusa e successivamente Procuratore generale dell'Ordine. A Roma, nel 1847, padre Gesualdo fu nominato segretario generale della Procura "per le risposte e consulte alle Sacre Congregazioni". Nel 1848, seguendo Pio IX che lasciata Roma si era rifugiato a Gaeta, padre Gesualdo si trasferisce a Napoli nel convento di S. Eframo Nuovo. Nelle due città ebbe modo di frequentare alti esponenti del mondo ecclesiastico e culturale dell'epoca (fra i quali i fratelli De Luca, Antonino Saverio, il cardinale, e l'economista Placido, a lui legati anche da rapporti di parentela). Un anno dopo, nell'agosto del 1849 padre Gesualdo torna a Bronte, dove la notorietà che lo aveva preceduto gli aprì subito le porte dell'insegnamento. Fu nominato lettore di Teologia Dogmatica e Morale delle scuole dell'Ordine (dove insegnò per quattro anni) e Professore di Diritto canonico, Eloquenza e Metafisica al collegio Capizzi (dove ebbe fra i suoi allievi Luigi Capuana).
I libri e la Storia della Città di Bronte A Palermo (in quella università alla fine del 1859 ebbe dalla Regia Deputazione la patente di professore sostituto di diritto Canonico) iniziò per primo a ricercare antichi documenti e fonti sulla storia brontese riportandoli nel suo più famoso libro la "Storia della Città di Bronte", un ponderoso volume di 450 pagine edito a Milano nel 1883. Molti giudicano "fantasiose" le ricostruzioni storiche fatte, scritte più con amore che con studio; un altro nostro storico, Benedetto Radice, definì "caotico" il tentativo fatto da padre Gesualdo, anche se, afferma, "di che gli va pur data lode". In quegli anni, nonostante l'intenso studio, l'insegnamento e la pubblicazione di numerose opere, lo zelo pastorale del De Luca non accusa attenuazioni. Fervido oratore, con le sue predicazioni quaresimali interessava tutta la Sicilia ed era conteso dai vescovi dell'Isola. Ne danno testimonianza le tre edizioni della sue "Orazioni Sacre" (Catania 1866 e 1868, Roma 1874). Il suo biografo Salvatore Patanè cita quelle sicuramente accertate: Riposto (1850), Piedimonte (1851), Palazzolo (1855), Barcellona (1856), Termini Imerese (1858), Gangi (1860), Francavilla (1861), Messina 1874, Cesarò (1877). Uomo di studio e di azione, dalla lineare condotta morale, dotato di ingegno versatile e profondo, pubblicò oltre 50 libri fra i quali ricordiamo "Il diritto di proprietà nell'insegnamento e nei fatti della chiesa" (due volumi, Catania 1853), "I diritti divino e umano" (in due volumi, Catania 1854 di 422 pag. e Palermo 1857 di 325 pag.), "Cur verbum caro factum est", Catania 1869 (ebbe una notevole risonanza, testimoniata anche dalla recensione che ne fece la Civiltà Cattolica, X, 1970, 59, ss.), "Consecrator christiani matrimoni" (Catania, 1871 e 1876, quest'ultima edizione messa all'Indice da Leone XIII). Padre Gesualdo, da "buon compaesano", attaccato alla tradizione ed alle proprie vedute, si unì anche al coro dei nemici e dei detrattori che cercavano di confutare e demolire le tesi anticipatrici di Nicola Spedalieri. In un suo libro "Il contratto sociale discusso a mente dei sacri canoni" (Catania, 1882) rivolse feroci critiche al pensiero del filosofo definendolo, fra l'altro, "un miserabilissimo copista delle più empie teorie che forsennati ("Rousseau e simili deliranti") avevano scritto intorno all’origine e qualità de’ diritti e doveri naturali degli uomini…" e loro "ombra nefasta" che "…si avvolse in tante contraddizioni …". Si propose anche "eccitato da buoni amici, a raddrizzare questa grande opera del sacerdote Spedalieri ...se Dio gli avesse accordato vita longeva". "Ma - scrisse Giuseppe Cimbali (Attorno a Spedalieri, I vituperi di un secolo, Roma 1899) - l'annunziato scempio non fu compiuto. Per fortuna, Iddio non concesse ... la sperata longevità e lo scempio rimase allo stato di criminoso tentativo".
Il carcere Conservatore, filoborbonico, ma sempre attento nella ricerca e nella difesa della verità, cultore della libertà d'opinione e, "forse più delle proprie convinzioni", si lasciava facilmente implicare in numerose liti "interparrocchiali" a Catania, Adrano, Randazzo, Palermo, ecc.. Fu oggetto di calunnie ed accuse anche a sfondo politico (memorabile lo scontro e la lunga lite avuti con l'arciprete Politi). Nel 1863 fu costretto a trasferirsi ad Acireale ("occasione fortunata di evitare il gelido freddo brontino", scriveva il frate) ed alla fine del 1865 fu trasferito a Catania. La soppressione degli ordini religiosi sancita dalla legge 3036 del 7 luglio 1866, (i frati in data 16 ottobre 1866 «si ebbero la fatale intima, in forza della quale infra otto giorni dovevano lasciare vuoti i conventi») fece di lui un "pericolo pubblico" o - scrive Salvatore Paternò - «almeno un possibile e capace sobillatore politico ed insieme uno strenuo difensore dei diritti propri e dei confratelli.» Il 22 settembre 1866 fu arrestato e dopo 14 giorni di prigione messo in libertà a patto che se ne andasse fuori della Provincia di Catania. Padre Gesualdo scelse Siracusa; dopo circa un mese - per allontanare dalle rispettive zone i religiosi più qualificati ed influenti - "dovette partire, insieme ad altri 114 frati, di cui 22 Cappuccini, alla volta di Genova che si era trasformata in un "centro di smistamento". Egli, con quattro confratelli siracusani, ebbe in sorte Bergamo." Fu un breve esilio. Nei primi mesi del 1867 ritornò a Bronte, riprese ad insegnare eloquenza latina ed italiana al Capizzi "e si diede con rinnovato slancio alle sue attività preferite: la predicazione e la produzione letteraria".
Il suo Consecrator messo all'Indice Tre anni dopo ritorna a Roma col compito di preparare gli interventi di alcuni vescovi del Concilio Vaticano I, impegnandosi particolarmente per la definizione dell'infallibilità e difendendo accanitamente il potere temporale del Papa. Durante questo periodo fu nominato socio onorario di prestigiose accademie romane. Tornato a Bronte nel 1870, riprese l'insegnamento di Filosofia al Capizzi, dedicandosi allo scrivere nuovi libri. E' di questo periodo il "Consecrator Christiani matrimonii in verum et proprium sacrementum Novae Legis. Tractatus Theologicus", (Catania 1871, pagg. 600, 1876, II ediz., in 2 volumi). Quest'opera, in un periodo nel quale il vincolo matrimoniale cominciava a considerarsi un contratto civile e non qualcosa di sacro, portò al De Luca molta notorietà ma anche critiche, noie e dispiaceri, validi sostenitori ed acerrimi dileggiatori. Il libro ebbe notevole diffusione anche all'estero, particolarmente in Francia, Germania e Portogallo ma le idee propugnate da padre Gesualdo suscitarono contrasti, gli causarono altri nemici e il 17 luglio del 1878, pochi mesi dopo la morte di Pio IX, il nuovo papa Leone XIII condannava e metteva all'Indice dei libri proibiti la seconda edizione dell'opera con "la incorsa pena della privazione della voce attiva e passiva per tre anni" secondo le costituzioni dell'Ordine. Perchè il "Consecrator" - seconda edizione - fu condannato e messo all'indice? Salvatore Paternò - nel dedurre che "il vero movente del provvedimento non includesse motivi strettamente teologici" - in merito così scrive: «Le notizie che ci è stato dato di raccogliere non permettono una risposta adeguata. Infatti, sono anch'esse testimonianze dello stesso autore o da lui riferite. Tuttavia, hanno, ci sembra, del verosimile. Per il De Luca è indubbio che si sia trattato di una macchinazione. L'appiglio non mancava: "... la mia opera era stata stampata senza l'approvazione ed esame dell'Ordine", "... mancava nei volumi editi la stampa delle consuete formule di esame e approvazione che io in forza di altri esempi credeva potere stampare in fine del terzo volume. Non feci in tempo di potere correggere questo errore".» «E - scrive ancora Paternò - abbastanza sorprendente, ci sembra, che un autore così "pericoloso" come P. Gesualdo, proprio nel 1879 fosse nominato membro onorario della "Societas Romana Princeps a Petro juris consultorum..." e collaborasse all'organo della stessa Società "Annali degli Avvocati di S. Pietro". |  | Padre Gesualdo De Luca, da una incisione tratta dal suo libro "Storia della Città di Bronte". Benedetto Radice ne parla come "noto al mondo ecclesiastico per le sue opere di diritto canonico, per l'amore ai borboni e per il suo spirito turbolento". Padre Giustino da Patti (Autori ed opere dei Cappuccini di Messina, 1938) scrive che "Era il cavaliere ideale, un pò donchisciottesco, che metteva la sua lancia a difesa di tutte le piccole creature cui si era fatto un torto". Padre Gesualdo fu socio delle Accademie "Peloritana" (Messina), Gioenia" (Catania), degli "Zelanti" (Acireale) e dei "Trasformati" (Noto). |  | Padre Gesualdo in un dipinto di Nunziato Petralia conservato nel Collegio Capizzi. Il quadro (olio su tela di cm 104 x 77) porta in basso la seguente iscrizione: «M[olto] r[everendo] p[adre] Gesualdo De Luca da Bronte ex prov[incia]le cappuccino. Per ingegno, / dottrina e zelo della cattolica fede meritamente celebre fondò nel 1861 la nostra congregazione del III ord[i]ne del p[adre] S[an] Francesco rimpianto / mori' nel 1892 a 27 febrajo di anni 68» e a destra la firma del pittore «Nunziato Petralia pinse / 1903» Sotto, le prime pagine della "Storia della Città di Bronte" di padre Gesualdo (Milano, Tipografia di San Giuseppe, 1883). Il Radice, l'altro nostro storico, definì "caotico" il tentativo fatto dal De Luca, anche se, afferma, "di che gli va pur data lode". |  |  | «Quando si tratta di fare il bene, e difendere i principi di giustizia e di onestà, soffrire persecuzioni e calunnie è un bel nulla: l'è anzi una gloria. Io ho sofferto per la difesa dei principii di giustizia e di onestà: son pronto ancora a soffrire e lottare. Ho fatto qualche bene al popolo, son pronto a farne ancora di più di qualunque persecuzione e calunnia. Brontesi, pel vostro bene avrete sempre con voi il vostro che si sottoscrive». P. Gesualdo De Luca" |
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I fatti di Bronte di p. G. De Luca
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