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L'idea
Il complesso monumentale del Real Collegio Capizzi (convitto e scuole), iniziato il 1° Maggio del 1774 ed inaugurato il 4 Ottobre del 1778, è frutto dell’iniziativa e della perseveranza dell’umile sacerdote brontese Eustachio Ignazio Capizzi che, durante i quattordici anni trascorsi nella diocesi di Monreale, maturò una straordinaria esperienza di fondazione e di costruzione di collegi.Ignazio Capizzi avvertiva il movimento di studi e il fervore culturale che si manifestava nella prima metà del Settecento anche in Sicilia. Ma avvertiva altresì, per averlo sperimentato personalmente, che di tale fervore, vivissimo in altri centri dell’Isola, Bronte era condannata a non ricevere neppure gli echi più lontani. Lui stesso era stato costretto a lasciare il suo paese natale per darsi un'istruzione. Il paese era privo di scuole; l’analfabetismo dominava incontrastato tra il popolo di Bronte (all’epoca ancora proprietà feudale dell’Ospedale Grande e Nuovo di Palermo), ed agli studi potevano accedere solo clero e nobiltà. Da qui il disegno generoso di dotare il suo paese di un’istituzione che consentisse ai brontesi di affinarsi e di crescere culturalmente e, a ben ragione, ritenuta la più importante gloria cittadina, che pone Bronte, almeno negli ultimi due secoli, in posizione di sicura preminenza sugli altri centri della Sicilia. Per realizzare il suo sogno, l'umile sacerdote dovette affrontare e superare grandi difficoltà e ostracismi ma il suo entusiasmo e la sua preparazione erano solidi: la costruzione del maestoso Collegio fu portata a termine in pochissimo tempo, poco più di quattro anni.
La realizzazione Il 25 giugno 1771, in una lettera al sac. Sinatra di Bronte, Ignazio Capizzi stabilisce il luogo dove costruire le scuole: al quartiere di S. Rocco nel centro dell'abitato. Due anni dopo, nel 1773, vengono comprati per 80 onze il terreno ed un gruppo di case di proprietà del medico Rosario Stancanelli e, su sua iniziativa, è inviato a Bronte da Palermo il Sac. Salvatore Marvuglia, architetto del Comune di Palermo, per visionare il luogo dove doveva sorgere l’Istituto e disegnarne la struttura.Chiamato il capomastro legnaiuolo Giuseppe Lupo, consegnatogli il disegno, si pose mano all’opera. L'edificio doveva, secondo il disegno del Capizzi, compartirsi «in tre ordini formanti un quadrato con grande atrio in centro e con appartamenti diversi in ciascuno dei quattro lati per ognuno degli ordini.» Il Capizzi in persona viene a Bronte, alloggiato nel convento dei Cappuccini, e, il 1° Maggio 1774, «con alquanta solennità portò sulle sue spalle la prima pietra, la depose, la benedisse e la murò». Pochi mesi dopo, il 22 Luglio, inviava, tramite il marchese Ianucci, primo ministro e consigliere di S. M., una supplica al "Real Sovrano" domandando che «su gl'introiti della Mensa Arcivescovile di Monreale si facesse un congruo assegnamento in pro della sua Patria Bronte, acciò si potessero in essa stabilire le pubbliche scuole» e «per abilitare quei poveri abitanti di Bronte suoi paesani e vassalli sfortunati di S. M., alla coltura delle scienze non solo, che de' costumi.». Dalla sua residenza in Palermo e personalmente, con visite annuali, egli intanto dirigeva i lavori dell'edificio. Pur tra mille difficoltà, i lavori procedettero alacremente e in poco tempo risultarono già portati a compimento il piano terra, il refettorio, la cucina ed il primo piano. Già nell’aprile del 1777 molte camere erano finite ma le opere proseguirono fino al 1778, quando il 15 ottobre (quattro anni dopo la posa della prima pietra), finalmente avvenne la solenne apertura della scuola. La realizzazione dell'opera non fu facile: Ignazio Capizzi affrontò e superò moltissimi impedimenti, ironie, ostracismi, contrasti e calunnie d’ogni genere; elemosinò le risorse necessarie in ogni luogo. Alla fine ebbe l’appoggio di tutti. "Molti signori di Palermo, - scrive G. De Luca nella sua Storia della città di Bronte - di lui amantissimi, gli diedero vistose somme, ... " i facoltosi di Bronte e di paesi vicini contribuirono tutti generosamente alla fabbrica. I preti, i nobili, tutto il popolo, trasportava, essendone convocato, pietre ed ogni altro materiale sulle proprie spalle". Il 18 Aprile 1778 Ferdinando III re delle due sicilie, accogliendo la supplica del Capizzi di quattro anni prima, concedeva 200 onze annue in perpetuo a spese della Mensa Arcivescovile di Monreale e decretava che l’erezione delle scuole pubbliche di Bronte dovesse comprendere cinque scuole: di aritmetica, di grammatica inferiore e superiore, di filosofia e teologia. Nel mese di Settembre dello stesso anno erano pronte le stanze per le scuole, il refettorio, la cucina ed il primo piano per i convittori ed i superiori.
L'organizzazione Ignazio Capizzi, approfittando della sua esperienza di educatore scrisse anche le "Regole" per il suo Istituto: ne disciplinò gli studi, l'elezione del direttore, gli stipendi degli insegnanti, i doveri e gli obblighi dei maestri, dei convittori e degli studenti. Con atto in notaio Abbadessa, Ignazio Capizzi nomina i primi superiori del Collegio: Rettore il sac. Placido Minissale, "visitatori" l'arc. Placido Dinaro, il Vicario foraneo sac. Benedetto Verso e il confessore del monastero di Santa Scolastica; "deputati" i sac. G. Piccino e Pietro Uccellatore, il barone Vincenzo Meli e D. Carlo Stancanelli; "razionale" D. F. Galvagno. Il 15 ottobre 1778 (quattro anni dopo la posa della prima pietra), finalmente avviene la solenne apertura della scuola, presenti 37 collegiali, provenienti da Bronte, Cesarò, Castell'Umberto, Biancavilla, Nicosia, Patti, Centuripe, Pettineo, Randazzo, Mascali, Troina, Regalbuto, Roccella, Francavilla e, addirittura 10 da Gangi. La retta era di onze 14,25 l'anno. Nel 1781 il Presidente del Regno, D. Antonio Cortada, approva i regolamenti del Collegio redatti dallo stesso sac. Capizzi. Il primo bilancio 1778-79 si chiuse con un passivo di onze 108, anticipate dal primo rettore Placido Minissale (totale entrate onze 585, uscite 693). Il Collegio non possedeva beni immobili, ma molti benefattori brontesi continuavano a dare contributi in natura (pecore, frumento, ecc.). L'anno successivo, 1779-80, i convittori furono 55, provenienti anche da Maletto, Sperlinga, Alcara, Castiglione, e il Municipio di Bronte intervenne in aiuto concedendo lo "scasciato" a 15 collegiali.
Nel 1781 il
Presidente del Regno, D. Antonio Cortada, approva i regolamenti del Collegio
redatti dal suo fondatore. La deputazione è composta dal direttore del Collegio sac. dr. Mariano Scafiti e da 4 deputati: uno nobile, il barone Giuseppe
Meli; uno ecclesiastico, il sac. G. Uccellatore; uno legale, il dr. G. Magaglio e il quarto borghese, Nunzio Scafiti, in realtà rappresentanti i
ceti cittadini. Il Collegio diventa, quindi, patrimonio del popolo, che
tutti si impegnano a salvaguardare e potenziare.
«Non c'è dubbio - scrive Salvatore Cucinotta (“Sicilia e Siciliani – Dalle riforme borboniche al “Rivolgimento” piemontese” – Edizioni Siciliane, Messina, 1996)
-
che il p. Capizzi, non potendo garantire la sua presenza a
Bronte, sapendo di che tempra sono i Brontesi, era tranquillo che affidando
la sua creatura a tutto il popolo, menti sagaci e disinteressate l'avrebbero
fatta crescere e prosperare. Come di fatto si verificò. D'altra parte tutti
sono coscienti che ne va di mezzo il fiore all'occhiello di Bronte, la sua
gloria storica, motivo di celebrità dovunque.»
Si operava, ovviamente, in mezzo alle difficoltà iniziali comuni a qualsiasi attività, anche perché molti generi necessari alla vita del Collegio si compravano altrove: pasta a Giarre; fagioli a Mascali; noci, nocciole, castagne a Randazzo; formaggio e caciocavallo a Francavilla; vino a Linguaglossa e Piedimonte, ecc..
I deputati alla gestione decidono anche di prendere terre in affitto per allevarvi in conto proprio vitelli, pecore e castrati (vennero presi in affitto una chiusa e terreno a pascolo in contrada Malaga, con salario al pastore di onze 6 l’anno).
Intanto i convittori aumentarono: nel 1780-81, tre anni dopo l'apertura, sono 63 , provenienti, in particolare dai Nebrodi, Ucria, Ficarra, Militello, Cerami; 66 nel 1781-82 provenienti anche da Castelbuono, Capizzi, Mirto, Sperlinga, Galati Mamertino, Barcellona Pozzo di Gotto, Tortorici, Raccuia, Mistretta, Valguarnera, S. Salvatore di Fitalia, Caprileone, S. Marco, Caronia, Tusa. Due anni dopo, nel 1783, Ignazio Capizzi moriva a Palermo nel convento dell’Olivella, dove viveva.
L'umile sacerdote ben poche volte ritornò a Bronte dopo l'inaugurazione del Collegio, sicuro com'era di averlo affidato ad uomini e sacerdoti brontesi, non solo capaci, onesti e istruiti, ma profondamente impegnati con tutte le loro energie alla sua fioritura.
Dopo appena vent'anni, nel 1796-97, i convittori raggiungono il ragguardevole numero di 195.
La biblioteca fu rifornita di altri libri e la cappella interna di arredi sacri. Furono costruiti pure un piccolo teatrino, andato successivamente perduto, ed altre aule per la scuola e per i dormitori. Ai convittori, oltre il catechismo e la messa giornaliera, non venivano suggerite altre pratiche religiose.
Regole ferree ed analitiche disposizioni regolavano la vita del collegiale. L'inizio delle lezioni era fissato al 15 ottobre e il termine al 31 agosto; vacanza il giovedì pomeriggio e dal 1 settembre al 14 ottobre. |
IL COLLEGIO CAPIZZI La vita del ven. Capizzi e la storia del Collegio da lui fondato nella monografia di Benedetto Radice (tratta dal II° volume delle Memorie storiche di Bronte) in formato  SCARICA IL FILE (77 pagine, 718 Kb)
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Il ven. sac. Eustachio Ignazio Capizzi (1708-1783), fondatore del Collegio che porta il suo nome (da un quadro conservato in un corridoio del Collegio).
Sotto, la prima e l'ultima pagina del "Capitolato d'appalto" che regolamentava in modo particolareggiato la costruzione del Collegio. | 
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| Il documento, stilato dal notaio brontese Valerii Raimondo, porta la data del
1° Maggio 1774.
I "mastri" «Paulus et Sebastianus Conti, pater et filius, Ignatius Aidala, Joseph Luca, alias Virriano, Marius et Joseph Lupo, huc urbis Brontis, Vincentius Conti, Cajetani Conti, ejus filis, Aloysius Lo Monaco di Alba Villa, Franciscus Bonaventura, Franciscus Smiridia urbis Catane» si obbligavano («promiserunt, et sponte promittunt») «… di fare tutte quelle fabriche saranno necessarie pella costruzione dello nuovo edificio della Casa dei Studi, e Seminario da erigersi, e della Chiesa di S.to Rocco contigua, da riformarsi qui in Bronte nella strada della Baracca e nella Piazza… [...] et non deficere alias».
Per il committente intervennero a firmare l'atto il sac. Antonino Franzone ed il barone Vincenzo Meli. | |
 L'archetipo in legno costruito nel 1773 dal mastro legnaiolo brontese Giuseppe Lupo. Il modellino è custodito nel Collegio Capizzi.
Nella foto sotto, il progetto del Collegio (particolare da
un quadro della fine del 1700
raffigurante Ignazio Capizzi).
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Il frontespizio delle "Regole delle Reggie Scuole di Bronte", scritte per il suo Collegio da Ignazio Capizzi, in una edizione del 1811.
Sotto l'ingresso del Real Collegio Capizzi, al centro dell'ala
settecentesca. |  |
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