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Il Real Collegio Capizzi

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Storia

L'IDEA - LA REALIZZAZIONE - L'ORGANIZZAZIONE - L'ESPANSIONE - LA CRISI - IL DECLINO


IL REAL COLLEGIO CAPIZZI NEL 1945L'idea

Il complesso monumentale del Real Collegio Capizzi (convitto e scuole), iniziato il 1° Maggio del 1774 ed inaugurato il 4 Ottobre del 1778, è frutto dell’iniziativa e della perseveranza dell’umile sacerdote brontese Eustachio Ignazio Capizzi che, durante i quattordici anni trascorsi nella diocesi di Monreale, maturò una straordinaria esperienza di fondazione e di costruzione di collegi.

Ignazio Capizzi avvertiva il movimento di studi e il fervore culturale che si manifestava nella prima metà del Settecento anche in Sicilia.

Ma avvertiva altresì, per averlo sperimentato personalmente, che di tale fervore, vivissimo in altri centri dell’Isola, Bronte era condannata a non ricevere neppure gli echi più lontani. Lui stesso era stato costretto a lasciare il suo paese natale per darsi un'istruzione.

Il paese era privo di scuole; l’analfabetismo dominava incontrastato tra il popolo di Bronte (all’epoca ancora proprietà feudale dell’Ospedale Grande e Nuovo di Palermo), ed agli studi potevano accedere solo clero e nobiltà.

Da qui il disegno generoso di dotare il suo paese di un’istituzione che consentisse ai brontesi di affinarsi e di crescere culturalmente e, a ben ragione, ritenuta la più impor­tante gloria cittadina, che pone Bronte, almeno negli ultimi due secoli, in posizione di sicura preminenza sugli altri centri della Sicilia.

Per oltre venti lunghi anni Ignazio Capizzi lavorò tenacemente alla realizzazione di questo suo sogno. Già nel 1760, 14 anni prima della posa della prima pietra, manifestava questo desiderio al dotto e magnanimo mons. Testa, rappresentandogli la fertilità degl’ingegni brontesi, il disagio, i costi ed i pericoli del lungo cammino (quattro giornate di viaggio) per andare a studiare a Monreale; ma non ebbe che lunghe e vaghe promesse: «Trattai chiaramente col sacro prelato - scriveva l'8 Aprile 1760 a Basilio Domenico Sinetra suo amico - per l’affare dell’oratorio e scuole in Bronte e mi ha risposto che per adesso non può, trovandosi abbastanza carico di debiti, alli quali è obbligato per giustizia, sicchè ci bisogna aspettare il tempo opportuno se forse N. S. G. C. vorrà appresso aggraziarci.»

L'umile sacerdote lavorò per oltre un decennio per realizzare il suo sogno, affrontò e superò grandi difficoltà e ostracismi ma la sua tenacia, il suo entusiasmo e la sua preparazione erano solidi: iniziata la costruzione (maggio 1774) il maestoso Collegio fu portato a termine in pochissimo tempo, poco più di quattro anni (ottobre 1778).


La realizzazione

Il 25 giugno 1771, in una lettera al sac. Sinatra di Bronte, Ignazio Capizzi stabilisce il luogo dove costruire le scuole: al quartiere di S. Rocco nel centro dell'abitato.

Due anni dopo, nel 1773, vengono comprati per 80 onze il terreno ed un gruppo di case di proprietà del medico Rosario Stancanelli e, su sua iniziativa, è inviato a Bronte da Palermo il Sac. Salvatore Marvuglia, architetto del Comune di Palermo, per visionare il luogo dove doveva sorgere l’Istituto e disegnarne la struttura.

Chiamato il capomastro legnaiuolo Giuseppe Lupo, consegnatogli il disegno, si pose mano all’opera. L'edificio doveva, secondo il disegno del Capizzi, compartirsi «in tre ordini formanti un quadrato con grande atrio in centro e con appartamenti diversi in ciascuno dei quattro lati per ognuno degli ordini.»

Il sessantacinquenne Ignazio Capizzi nella primavera del 1774 ritorna a Bronte, accompagnato dal suo amico ed amministratore sac. Lanza e da quattro confratelli. Alloggiato nel convento dei Cappuccini, apri una solenne missione nella Chiesa Matrice. «La sua parola, - scrive Vincenzo Schilirò ne "Il venerabile Ignazio Capizzi" - tutta fuoco e zelo, scosse le coscienze e allentò i cordoni delle borse. Questa volta, insieme coi problemi dell’eternità, il buon servo del Signore agitava e caldeggiava i diritti dell’intelligenza e la causa di un popolo dimenticato».

«Finalmente - continua - il primo di maggio 1774, quando si aprono al sole le rose e le speranze, Ignazio, macilento e canuto, a capo d’una folla festosa e fiduciosa, si reca al posto dell’erigendo collegio, e li si carica sulle spalle la prima pietra, che va a collocare nel fosso delle fondamenta; poi la benedice e la mura. Dinanzi a quel suo gesto di umiltà, ecco accendersi l’entusiasmo del popolo tutto, che fa a gara per trasportare e appron­tare materiali da fabbrica; e tanti ne accumula, che bastano ai muratori per un mese di lavoro. Intuivano confusamente anche i modesti figli della terra che da quelle pietre benedette si sarebbe sprigionata la "luce intellettual piena d’amore" di cui il loro santo parlava con tanto fuoco, e di cui si sarebbero avvantaggiati un numero sterminato di giovani siciliani.»

Ignazio ritornò al suo apostolato di Palermo, dopo aver affidato al barone Vincenzo Meli e al sacerdote Placido Minissale la cura e la vigilanza dei lavori.

Pochi mesi dopo, il 22 Luglio, inviava, tramite il marchese Tanucci, primo ministro e consigliere di S. M., una supplica al "Real Sovrano" domandando che «su gl'introiti della Mensa Arcivescovile di Monreale si facesse un congruo assegnamento in pro della sua Patria Bronte, acciò si potessero in essa stabilire le pubbliche scuole» e «per abilitare quei poveri abitanti di Bronte suoi paesani e vassalli sfortunati di S. M., alla coltura delle scienze non solo, che de' costumi.».

Dalla sua residenza in Palermo e personalmente, con visite annuali, egli intanto dirigeva i lavori dell'edificio.

Pur tra mille difficoltà, i lavori procedettero alacremente e in poco tempo risultarono già portati a compimento il piano terra, il refettorio, la cucina ed il primo piano.

Già nell’aprile del 1777 molte camere erano finite ma le opere proseguirono fino al 1778, quando il 15 ottobre (quattro anni dopo la posa della prima pietra), finalmente avvenne la solenne apertura della scuola.

La realizzazione dell'opera non fu facile: Ignazio Capizzi affrontò e superò moltissimi impedimenti, ironie, ostracismi, contrasti e calunnie d’ogni genere; elemosinò le risorse necessarie in ogni luogo.
Alla fine ebbe l’appoggio di tutti. "Molti signori di Palermo, - scrive G. De Luca nella sua Storia della città di Bronte - di lui amantissimi, gli diedero vistose somme, ... " i facol­tosi di Bronte e di paesi vicini contribuirono tutti generosamente alla fabbrica. I preti, i nobili, tutto il popolo, trasportava, essendone convocato, pietre ed ogni altro materiale sulle proprie spalle".

Il 18 Aprile 1778 Ferdinando III re delle due Sicilie, accogliendo la supplica del Capizzi di quattro anni prima, concedeva 200 onze annue in perpetuo a spese della Mensa Arcive­scovile di Monreale e decretava che l’erezione delle scuole pubbliche di Bronte dovesse comprendere cinque scuole: di aritmetica, di grammatica inferiore e superiore, di filosofia e teologia.

Nel mese di Settembre dello stesso anno erano pronte le stanze per le scuole, il refet­torio, la cucina ed il primo piano per i convittori ed i superiori.


L'organizzazione

Ignazio Capizzi, approfittando della sua esperienza di educatore scrisse anche le "Regole" per il suo Istituto: ne disciplinò gli studi, l'elezione del direttore, gli stipendi degli insegnanti, i doveri e gli obblighi dei maestri, dei convittori e degli studenti.

Con atto in notaio Abbadessa, Ignazio Capizzi  nomina i primi superiori del Collegio: Rettore il sac. Placido Minissale, "visitatori" l'arc. Placido Dinaro, il Vicario foraneo sac. Benedetto Verso e il confessore del monastero di Santa Scolastica; "deputati" i sac. G. Piccino e Pietro Uccellatore, il barone Vincenzo Meli e D. Carlo Stancanelli; "razionale" D. F. Galvagno.

Il 15 ottobre 1778 (quattro anni dopo la posa della prima pietra), finalmente avviene la solenne apertura della scuola, presenti 37 collegiali, provenienti da Bronte, Cesarò, Castell'Umberto, Biancavilla, Nicosia, Patti, Centuripe, Pettineo, Randazzo, Mascali, Troina, Regalbuto, Roccella, Francavilla e, addirittura 10 da Gangi. La retta era di onze 14,25 l'anno.

Nel 1781 il Presidente del Regno, D. Antonio Cortada, approva i regolamenti del Collegio redatti dallo stesso sac. Capizzi.

Il primo bilancio 1778-79 si chiuse con un passivo di onze 108, anticipate dal primo rettore Placido Minissale (totale entrate onze 585, uscite 693).

Il Collegio non possedeva beni immobili, ma molti benefattori brontesi continuavano a dare contributi in natura (pecore, frumento, ecc.).

L'anno successivo, 1779-80, i convittori furono 55, provenienti anche da Maletto, Sperlinga, Alcara, Castiglione, e il Municipio di Bronte intervenne in aiuto concedendo lo "scasciato" a 15 collegiali.

Nel 1781 il Presidente del Regno, D. Antonio Cortada, approva i regolamenti del Collegio redatti dal suo fondatore. La deputazione è composta dal direttore del Collegio sac. dr. Mariano Scafiti e da 4 deputati: uno nobile, il barone Giuseppe Meli; uno ecclesiastico, il sac. G. Uccellatore; uno legale, il dr. G. Magaglio e il quarto borghese, Nunzio Scafiti, in realtà rappresentanti i ceti cittadini. Il Collegio diventa, quindi, patrimonio del popolo, che tutti si impegnano a salvaguardare e potenziare.

«Non c'è dubbio - scrive Salvatore Cucinotta (“Sicilia e Siciliani – Dalle riforme borboniche al “Rivolgimento” piemontese” – Edizioni Siciliane, Messina, 1996) - che il p. Capizzi, non potendo garantire la sua presenza a Bronte, sapendo di che tempra sono i Brontesi, era tranquillo che affidando la sua creatura a tutto il popolo, menti sagaci e disinteressate l'avrebbero fatta crescere e prosperare. Come di fatto si verificò. D'altra parte tutti sono coscienti che ne va di mezzo il fiore all'occhiello di Bronte, la sua gloria storica, motivo di celebrità dovunque.»

Si operava, ovviamente, in mezzo alle difficoltà iniziali comuni a qualsiasi attività («mi ha bisognato correre col vento per fare il dovuto cammino», scriveva il venerabile il 23 Aprile 1781 al Direttore D. Mariano Scafiti), anche perché molti generi necessari alla vita del Collegio si compravano altrove: pasta a Giarre; fagioli a Mascali; noci, nocciole, castagne a Randazzo; formaggio e caciocavallo a Francavilla; vino a Linguaglossa e Piedimonte, ecc..

I deputati alla gestione decidono anche di prendere terre in affitto per allevarvi in conto proprio vitelli, pecore e castrati (vennero presi in affitto una chiusa e terreno a pascolo in contrada Malaga, con salario al pastore di onze 6 l’anno).

Intanto i convittori aumentarono: nel 1780-81, tre anni dopo l'apertura, sono 63 , provenienti, in particolare dai Nebrodi, Ucria, Ficarra, Militello, Cerami; 66 nel 1781-82 provenienti anche da Castelbuono, Capizzi, Mirto, Sperlinga, Galati Mamertino, Barcellona Pozzo di Gotto, Tortorici, Raccuia, Mistretta, Valguarnera, S. Salvatore di Fitalia, Caprileone, S. Marco, Caronia, Tusa.

Due anni dopo, nel 1783, Ignazio Capizzi moriva a Palermo nel convento dell’Olivella, dove viveva.

L'umile sacerdote ben poche volte ritornò a Bronte dopo l'inaugurazione del Collegio, sicuro com'era di averlo affidato ad uomini e sacerdoti brontesi, non solo capaci, onesti e istruiti, ma profondamente impegnati con tutte le loro energie alla sua fioritura.

Dopo appena vent'anni, nel 1796-97, i convittori raggiungono il ragguardevole numero di 195.

La biblioteca fu rifornita di altri libri e la cappella interna di arredi sacri. Furono costruiti pure un piccolo teatrino, andato successivamente perduto, ed altre aule per la scuola e per i dormitori. Ai convittori, oltre il catechismo e la messa giornaliera, non venivano suggerite altre pratiche religiose.

Regole ferree ed analitiche disposizioni regolavano la vita del collegiale. L'inizio delle lezioni era fissato al 15 ottobre e il termine al 31 agosto; vacanza il giovedì pomeriggio e dal 1 settembre al 14 ottobre.

 

 

IL REAL COLLEGIO CAPIZZI

 

  IL COLLEGIO CAPIZZI

La vita del ven. Ignazio Capizzi e la storia del Collegio da lui fondato nella monografia di Benedetto Radice (tratta dal II° volume delle Memorie storiche di Bronte)

Scarica il libro ( in formato , 73 pagine, 718 Kb)

 
 

Eustachio Ignazio Capizzi

Il ven. sac. Eustachio Ignazio Capizzi (1708-1783), fondatore del Collegio che porta il suo nome (da un quadro conservato in un corridoio del Collegio).

Sotto, la prima e l'ultima pagina del "Capitolato d'appalto" che regolamentava in modo particolareggiato la costruzione del Collegio.

Il documento, stilato dal notaio brontese Valerii Raimondo, por­ta la data del 1° Maggio 1774.

I "mastri" «Paulus et Sebastianus Conti, pater et filius, Igna­tius Aidala, Joseph Luca, alias Virriano, Marius et Joseph Lupo, huc urbis Brontis, Vincen­tius Conti, Cajetani Conti, ejus filis, Aloy­sius Lo Monaco di Alba Villa, Franciscus Bo­naventura, Fran­ciscus Smiridia urbis Catane» si obbligavano («promi­serunt, et sponte promittunt») «… di fare tutte quelle fabriche saranno necessarie pella co­struzione dello nuovo edificio della Casa dei Studi, e Seminario da erigersi, e della Chiesa di S.to Rocco contigua, da riformarsi qui in Bronte nel­la strada della Baracca e nella Piazza… [...] et non deficere alias».

Per il committente intervennero a firmare l'atto il sac. Anto­nino Franzone ed il barone Vincenzo Meli.

COLLEGIO CAPIZZI, ARCHETIPO IN LEGNO

L'archetipo in legno costruito nel 1773 dal mastro legnaiolo bron­tese Giuseppe Lupo su indicazioni dell'arch. palermitano Don Salvatore Marvuglia. Il modellino è custodito nel Collegio Capizzi.

Nelle due foto sotto, il prospetto originale del Collegio così come era stato disegnato dall'arch. Salvatore Marvuglia ed un par­ticolare dell'edificio tratto da un quadro della fine del 1700 raffi­gurante Ignazio Capizzi.




Il frontespizio delle "Regole delle Reggie Scuole di Bronte", scritte per il suo Collegio da Ignazio Capizzi, in una edizione del 1811.



Sotto l'ingresso del Real Collegio Capizzi, al centro dell'ala settecentesca.

COLLEGIO CAPIZZI, FRONTESPIZIO DELLE REGOLE

Real Collegio Capizzi, l'ingresso



1929
La festa nel III cinquantenario di vita del Collegio.

Il Collegio doveva sostenere notevoli spese per il vitto dei convittori: Tutti i generi venivano comprati in luoghi anche lontani nel periodo della raccolta, spesso inviando in loco mediatori per farne incetta. Immaginabile la lunga colonna di muli, che si snodava attraverso le regie trazzere fin nei lontani paesi dei Nebrodi. Il che comportava, altresì, l'approntamento a Bronte di locali idonei a questi usi.

In una parola diventò in poco tempo fonte di lavoro non solo per gli addetti interni (in certi periodi il personale di servizio superò le trenta unità, oltre al personale insegnante e dirigente) ma nell'indotto per un gran numero di lavoratori, ai quali era assicurato un lavoro sicuro e tranquillità economica. Produsse a Bronte un benessere mai visto fino allora.

Dal 1805 al 1807 fu costruita la quarta ala...

 

La supplica al Re

La "richiesta di finanziamenti", avanzata il 2 Luglio 1774, da Ignazio Capizzi al Re, tramite il marchese Ianucci, primo ministro e consigliere di S. M.:

«Ecc.mo Sig.re
Col maggior ossequio e rassegnazione mi presento alla E. V. implorando li di lei valevoli offizii presso il Real Sovrano in sollievo della sventurata città di Bronte mia Pa­tria situata nel cuore di questo Regno di Sicilia quattro giornate lontana da Monreale di cui è Diocesi.

Quanto è stata ella fertile di ottimi ingegni, altrettanto è stata disgraziata presso i passati Arcivescovi ancorché proveduti di pinguissima Azienda che sormonta li settanta mila scudi annuali con il lieve carico di una piccolissima Diocesi che viene formata da circa sei piccolissimi Paesi per altro vicini.
Costoro non àn giammai badato a far coltivare quel considerevole Popolo Brontese componente il numero di diecimila Anime incirca coll’esercizio delle pubbliche scuole cotanto necessarie all’onesto e politico vivere ed a formare gli ottimi costumi d’una vera e sana Religione.

Or per non incontrare quella comûnità la medesima disgrazia co’ successori Prelati, e non marcire vieppiù nell’ozio, e ne’ vizi quei miseri miei compaesani posti in mez­zo ai boschi ed alle falde del Mongibello, supplico l’E. V., non sdegni suggerire al Real sovrano, che quale legitimo supremo Padrone e vero amorevole Padre si compiaccia stabilire, ed assegnare una briciola di quella gran Menza Arcivescovile per lo mantenimento delle Scuole Pubbliche di Grammatica sino alla Filosofia, e Morale Teologia. Sarà questa un opera troppo degna della Real Munificenza di S. M.; per cui verrà dal Cielo Felicitato colla Real Famiglia con Larghe Benedizioni.

La presente umilissima istanza, che vengo di porgere alla E. V. non è mica riguardante qualche mio profitto giacchè abbastanza lo ricavo in questa Fedelissima Capitale, di cui d’anni 42 in circa mi trovo fortunato abitatore coll’Esercizio dell’Evangelico mio Ministero, ma solamente riguarda la pura storia del Signore, ed il bene di quelle anime, due oggetti troppo degni della protezzione di V. E. per fare in quella città, come in ogni altro Dominio di S. M. perpetuare la gloriosa memoria del di Lui beneficentissimo cuore, di cui mi ha data bastanza saggio nel dolce savissimo Governo de’ fortunati suoi Regni.

Io frattanto, che anelo l’implorata grazia mercè l’opportune favorevoli insinuazioni di V. E., non mancherò di fervi­damente raccomandarLa a Dio nel Santo Sacrificio, dandomi ad un tempo la gloria di rassegnarmi perpe­tuamente.

Palermo 22 Luglio 1774

Di S. E. umilissimo e devotissimo servitore
Sac. Ignazio Capizzi

COLLEGIO CAPIZZI, STORIA: L'IDEA - LA REALIZZAZIONE - L'ORGANIZZAZIONE - L'ESPANSIONE - LA CRISI - IL DECLINO

Vedi pure:
Il ven. Ignazio Capizzi
Il Collegio Capizzi in "Memorie storiche di Bronte" di B. Radice
I Salesiani al Collegio Capizzi di N. Lupo

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