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La famiglia di Tommaso prima e di Giuseppe Lupo, in seguito, a Bronte,
crebbe come un robusto e forte albero dalla grandiosa ramificazione: i suoi
discendenti furono tutti artigiani, in prevalenza falegnami; ma ci furono
anche calzolai, sarti, ma pure piccoli commercianti e albergatori; e perciò
si può dire col Poeta:
Rade volte risorge per li rami
l’umana probitate…(5)
Il Radice ne parla in almeno altri 14 punti delle sue Memorie, che
andremo a riferire:
“…il sac. D. Placido Leo fabbricò nella chiesa (del Rosario) una
cappella consacrata a Maria SS. dell’ Assunzione, alla quale cappella il
sac. Giuseppe Paci, […] legava il fondaco di sua proprietà, esistente in
paese (il fondaco detto Lupo) e terre in contrada Gollìa.”
“La deputazione di pubblica sicurezza di Bronte era composta anche di
Antonino Lupo.”
“Bronte sentì il nuovo moto (del 1848) sentì le nuove speranze, e fra
le grida: Viva Pio IX, viva la Costituzione! Abbasso i Borboni! Nel 30
gennaio si vendicò in libertà, costituendo un Comitato provvisorio di 30
individui: (fra i quali) Maestro Gaetano Lupo.”
“Il Vice-Presidente Battaglia […] ebbe autorità di restringere il numero
(del Comitato provvisorio) ad undici (fra i quali figura) Gaetano
Lupo.”
Entrato a Palermo Garibaldi il 27 maggio 1860 “chiama alle armi tutta
la Sicilia” con un proclama al quale il Comitato di Bronte risponde,
dopo la sollevazione di Catania, con un “indirizzo a Garibaldi” che
chiude con la seguente frase: “Gradite adunque i voti del popolo Brontino
che gioisce delle vostre vittorie e grida a tutta gioia: Viva Italia unita!
Viva Vittorio Emanuele! Viva Garibaldi! - Bronte, li 29 giugno 1860, Il
presidente del Comitato: Giuseppe Meli. E fra i dieci componenti figura
Nunzio Lupo.”
“In due fazioni era diviso il paese: comunisti da una parte e ducali: fra questi ultimi c’erano i Lupo.
“In quei giorni di agitazione uno dei fratelli Lupo, Nunzio, seguito dai
militi della Guardia Nazionale andò a casa Lombardo (comunista) per
intimorirlo. Era il Lombardo seduto sul pianerottolo della sua casa, e
ragionava con alcuni dei suoi. Il Lupo con parole arroganti e più aspri
modi, gl’intimò di far cessare dimostrazioni, tirandolo per la barba, che
egli portava lunga. Uno degli amici del Lombardo, Francesco Russo Scantirri
Boccadivecchia, voleva vendicare l’atto insolente e provocatore; ma il
Lombardo trattenne il braccio del popolano, per non fare con una
intempestiva imprudenza abortire il preparato moto, che doveva portarlo al
potere. Il Lupo andò via apostrofandoli: “Non dubitate, siamo preparati a
darvi la risposta. (36).”(6)
“Per un falso allarme ebbero gl’insorti vicino alla casa Lupo un momento di
panico; […]
“Snidato dalla cappa del camino del Collegio Capizzi da un suo amico e
compare, viene in un orto vicino ucciso Nunzio Lupo, falegname, alla cui
uccisione lieti i manigoldi gridano: “Abbiamo ucciso il primo lupo.”
“Solo al Margiogrande, veniva assassinato da una orda feroce di Malettesi il
povero Antonino Lupo, fratello di Nunzio.”
“All’alba del giorno 9, raccomandata alla commissione celerità e giustizia
severa, vola come un fulmine a Regalbuto a reprimervi il moto.(78).(7)
“Fra i capi di quella terribile comitiva era Nunzio Samperi Spiridione,
Nunzio Ciraldo Fraiunco, Nunzio Longhitano Longi, Nunzio Spitaleri Nunno, ed
altra volta D. Nicolò Lombardo, ed altri nella maggior parte ad esso
profughi, che seguiti da immensa moltitudine cominciarono dapprima ad
incendiare la locanda dei fratelli Lupo, e saccheggiarla, […]“
Fra le case saccheggiate ed incendiate figurano “La locanda dei
fratelli Lupo(8) e la casa di Maestro Gaetano Lupo.”(9)
Fin qui le citazioni di Don Benedetto Radice nelle sue Memorie
storiche di Bronte, dalle quali si potrebbe rilevare una certa apparente
contraddizione nella condotta dei Lupo durante i fatti del ’48 e del ’60;
infatti in politica erano liberali, mentre nel campo amministrativo erano
ducali. Ma perché? La spiegazione è semplice: perché lavoravano per la Ducea
Nelson e quindi difendevano il loro lavoro; mentre in politica furono sempre
liberali, anche dopo il 1860.
Dopo tale data la casata Lupo continuò ad aumentare con quella progressione
che era data dalla fertilità delle coppie di quell’epoca che non ammettevano
l’aborto e non conoscevano o non seguivano i metodi contraccettivi, anche
per rispettare le regole morali dettate dalla Chiesa.
Col ‘900 le classi sociali dei Brontesi cominciano ad aprirsi: i figli dei
contadini frequentano i seminari e diventano preti, i figli degli operai ed
artigiani seguono gli studi classici e diventano maestri, professori,
avvocati, mentre i figli dei borghesi seguono altre vie professionali e
politiche.
Così anche le famiglie Lupo cominciano ad avere
la prima maestra Grazia
Lupo e il primo maestro
Antonino Gaetano Lupo, entrambi
insegnanti a Bronte; il primo e il secondo direttori di banca, i
fratelli Luigi e Alfredo Lupo. Del più grande, Luigi, il Who’s who in France dice:
“Lupo
Luigi Amministratore di Società, nato il 23 marzo 1890 a Bronte, da Nunzio e
Illuminata Amorelli, deceduto a Parigi l’8 novembre 1979. Aveva frequentato
la scuola media di commercio a Palermo e la scuola superiore di Commercio a
Torino. Laureato in Economia e Commercio. Funzionario dal 1918 e poi dal
1929 al ’49, della Banca italo-francese per l’America del Sud (poi Sudameris)
a Parigi; Direttore (1929-1963) poi Vice-Presidente (dal 1963) della Banca
Commerciale Italiana (France) a Parigi, Amministratore della Dalmatienne
(Società francese delle forze idro-elettriche della Dalmazia), di
Pierrefitte. Cavaliere della Legion d’Onore, Commendatore della Corona d’
Italia, Commendatore al merito della Repubblica Italiana. Il suo ufficio
fu sempre in Rue Halévy 14 Parigi, Praticò lo sport della caccia.”
Io lo incontrai due volte: una, prima dello scoppio della guerra e, a mia
richiesta sulla situazione mi rispose: “La Francia è una nazione ricca!”,
e un’altra alla fine della guerra, e quando gli posi la stessa domanda
di prima, mi rispose: “La Francia è ancora una nazione ricca!”,
sottolineando così le diverse condizioni economico-finanziarie tra Francia e
Italia. Avrei voluto rivederlo durante le feste di Pasqua del 1978, quando
con i miei, andai a Parigi, ma non lo trovai perché appena poteva scappava
nella sua tenuta di caccia, fuggendo dalla città.
Del più piccolo Alfredo, la
figlia mi scrive: “Nato a Bronte il 15 agosto 1902 da Nunzio e
Illuminata Amorelli, morto a Bergamo il 26 ottobre 2000; Laureato in
Economia e Commercio presso l’Università di Catania, funzionario della Banca
Commerciale Italiana a Londra e a Milano, poi Vice-Direttore a Casablanca e
a Nizza, dal 1964 Direttore della sede di Marsiglia; nel 1967 apre a Milano
l’ufficio della Banca Francese “Società Generale”. Nella guerra 19391944 fu
richiamato come Capitano di Artiglieria e fu Cavaliere della Corona d’Italia
e Commendatore al Merito della Repubblica.”
Di lui ho un ricordo personale: lo conobbi nel 1938 quando mi iscrivevo
a Lettere e mi augurò di diventare un letterato, poi lo incontrai a Milano,
alla fine del ’40, dove era dovuto rientrare allo scoppio della guerra,
lasciando a Londra moglie e figlia, e lo frequentai fino a febbraio ’41;
allora mi invitava di tanto in tanto alla Mensa dei funzionari della Banca
dove si mangiava bene per quei tempi di guerra. Richiamato, fu destinato a
Catania dove lo incontrai diverse volte. Dopo lo sbarco degli Alleati
in Sicilia, io lo
incontrai prima a Bronte davanti al Collegio Capizzi e poi a Catania dove
aveva l’ufficio nell’Istituto Salesiano di Cibali. Lo rintracciai dopo
diversi anni quando, perduta la prima moglie, si era risposato ed era andato
a vivere da pensionato a Bergamo; lì gli mandavo i miei scritti su Bronte
che leggeva con piacere facendomi molti complimenti.
Il primo chimico fu Mario Lupo: di lui si parla fra i
"personaggi" di questo sito, ma io ho un
ricordo speciale di lui: egli appena laureato andò a lavorare con la Lepetit
di Milano, ma dopo alcuni anni si ammalò, forse di nostalgia, e andò a
consultare Padre Agostino Gemelli, il fondatore dell’ Università Cattolica,
che allora esercitava la professione di psicologo; questi, dopo avere
ascoltato Mario gli disse:
“Se ne torni al suo paese, anche se vi dovesse
fare il taglialegna!”
Mario seguì il consiglio del Frate e tornò a
Bronte, dove effettivamente si rimise abbastanza presto. Nel periodo della
guerra, dopo avere raccontato a me e a mio fratello Nino questo episodio, ci
propose di tentare di estrarre dai fichidindia un dolcificante e a tale fine
andammo a Siracusa per visitare una industria dove avevano realizzato e
messo in commercio un dolcificante estratto dalle carrube denominato Camiel.
Il nostro tentativo non andò in porto per difficoltà economiche.
Seguì il primo ingegnere
Giuseppe Lupo:
il quale andò a lavorare
prima in Africa e al ritorno fu assunto alle Ferrovie dello Stato. E’ morto
abbastanza giovane.
Il primo funzionario ministeriale fu il fratello di Giuseppe,
Vito Lupo:
egli, laureatosi in legge a Catania con una tesi in Filosofia del
Diritto con il Prof. Orazio Condorelli, Rettore dell’ Università di Catania,
il quale gli aveva proposto di andare a lavorare nel suo studio di avvocato
e nello stesso tempo fare da assistente all’Università, preferì fare il
concorso, per entrare nell’Amministrazione finanziaria, che vinse subito e
fu destinato all’Ufficio del Registro di Lodi da dove, poco dopo, sempre per
concorso, passò al Ministero dove fu sempre al Personale, passando poi a Segretario del Consiglio Superiore della Pubblica Amministrazione a Palazzo
Vidoni, quindi promosso Direttore Generale e, una volta in pensione,
nominato Presidente di sezione alla Commissione Centrale Tributaria fino
all’età di 75 anni; vive a Roma con la moglie; ha una figlia Daniela
sposata, laureata e funzionaria presso l’Ufficio del Registro di Roma.
Il primo commercialista Antonino Lupo, mio fratello, che optò per le
rappresentanze creando un’azienda a Reggio Calabria, poi trasferita a
Cosenza, che porta ancora il suo nome dopo che i figli maschi Luca e Ettore
l’hanno ceduta ad un loro collaboratore.
Poi professori: il sottoscritto Nicola;
Giulio, figlio di Ugo, che
insegna alla facoltà di Architettura all’Università di Brescia;
Luca,
figlio di Nino, è titolare di Storia e Filosofia ed ora è borsista all’Università di Cosenza;
il primo farmacista, mio fratello Elio, che ha lavorato come
collaboratore a Gorizia e a Roma e poi come titolare in provincia di Latina;
perduto un figlio e poi la moglie, si è dedicato all’ insegnamento in
provincia di Vicenza, dove vive.
E ancora una maestra Vincenzina, mia sorella che, ormai in pensione,
vive in provincia di Catania;
una dottoressa Rosalba, figlia di Nino, che è dirigente
anestesista presso l’Ospedale di Perugia, dove vive, con una figlia,
Gaja,
laureata in Scienze delle Comunicazioni che vive e lavora a Roma;
un secondo ingegnere Roberto, figlio di Ugo, che lavora all’Ufficio
Tecnico di una grande Banca di Milano.
Da ricordare che Bronte ha dato due suore,
suor Maria e la nipote suor Rosetta dell'ordine salesiano di Maria
ausiliatrice, e il Rev. Don
Giuseppe Lupo fu Tommaso, salesiano,
professore di Storia e Filosofia a Palermo, poi Segretario generale della
FIDAE con sede a Roma in via della Pigna, ora missionario a Coblenza, in
Germania. E’ autore di “Mazzolari oggi” edito dalla SEI di Torino
1996.
Il secondo funzionario regionale delle Finanze dott.
Gaetano Lupo, oggi in pensione; un
altro insegnante Nunzio Lupo e la figlia, giovane avvocato,
che vivono a Bronte.
Infine il primo Magistrato: Antonino (Gaetano) Lupo,
mio figlio;dopo essere stato tre anni e mezzo alla Procura di Palmi (RC) e
poi alla Procura della Pretura di Bari, adesso è Magistrato d’Appello con
funzioni di Sostituto presso la Procura di Bari.
Inoltre ci sono i figli delle donne Lupo: Antonino Sanfilippo Lupo,
ingegnere, che ha lavorato all’Ufficio Tecnico del Comune di New York, dove
da pensionato vive; Mary D’Aquino Lupo, impiegata di banca a New
York, ora in pensione; il prof.
Nunzio Camuto Lupo che ha insegnato
alla City University of New York, dove vive(10); Nicola Dell’Erba Lupo, architetto e imprenditore a Bronte,
scomparso ancora giovane; sua sorella Teresa Dell’Erba Lupo, maestra
a Bronte, nonché il fratello Francesco Dell’Erba Lupo, avvocato:
insegnò prima al Collegio Capizzi e poi passò a fare il Segretario Comunale a Desenzano del Garda, dove vive.
E poi devo ricordare i 34 parenti Lupo che figurano nell’elenco telefonico
di Bronte, e i loro figli, che non conosco direttamente, tranne
Angelino
che fu mio alunno assieme al fratello Vito che vive a Roma, e che ha
la più antica e la migliore salumeria del paese, e il p.a.
Vito che
dovrebbe essere il padre del Tommaso già consigliere comunale.
Naturalmente mi scuso con tutti quei Lupo oriundi di Bronte di cui non
ho notizie, come mi capitò una volta a Castiglione delle Stiviere: prima di
lasciare l’albergo, dove avevo solo pranzato, chiesi di fare una telefonata
dalla portineria per chiamare il mio amico Prof. Gregorio Sofia a
Casalmaggiore, per avvisarlo che sarei passato a salutarlo. Finita la
telefonata la signora che era lì di servizio e che aveva sentito il mio
nome, mi chiese a brucia pelo:
“Lei è di Bronte? Conosce Gaetano Lupo?”
Io risposi che un Gaetano Lupo era mio padre e che un altro Gaetano era mio
cugino; ma nessuno dei due corrispondeva a quello di cui chiedeva lei. Dopo
tanto tempo a Bronte seppi che il Gaetano Lupo di cui chiedeva quella
signora, partito da Bronte, aveva sposato una forestiera da cui dopo si era
separato.
A tutti i Lupo di Bronte, che non ho ricordato o per dimenticanza o perché
non ne ho notizia, chiedo scusa ma, se vogliono, possono scrivermi tramite
il sito Bronte Insieme,
perché li possa inserire in questa mia incompleta rassegna, ricordandosi che
io voglio bene a tutti i Lupo di Bronte, anche se a me sconosciuti.
Nicola Lupo
Bari, 13 dicembre 2004
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Note:
(1) Queste notizie mi sono state fornite da mio
“cugino” Francesco Lupo fu Nunzio, di anni 81, che vive ad
Adrano (CT) il quale si sta impegnando a ricostruire l’albero genealogico
della Casata, arrivato ad oggi al 1837.
(2) Radice Benedetto, Memorie storiche di Bronte edito da Banca
Mutua Popolare di Bronte 1984 pag. 543
(3) Ibidem cit. pag. 545 nota (57)
(4) Ibidem cit. pag. 552
(5) Dante, Purgatorio, VII, vv. 121/22
(6) Ibidem cit. pagg. 446-447. E nella nota (36) il Radice specifica:
“Io non presto nessuna fede a questo insulto del Lupo al Lombardo, molto
temibile in quei giorni per forte favore popolare, Filippo Palermo dice di
averlo appreso dal nipote del Lombardo, Giuseppe Meli Mauro, presente al
fatto. Per me è una fantastica invenzione.”
(7) Ibidem cit. pag. 486 - Alla nota (78) si legge: “Che il Bixio sia andato
a Regalbuto il giorno 9, rilevasi […] dal conto dello stallaggio presentato
dal locandiere Lupo. Vedi doc. N. 14 1860 Arch. Com. Bronte.”
(8) La locanda Lupo doveva trovarsi tra le case comprese tra Corso
Umberto, Via Cardinale De Luca e via Leotta. Infatti i Lupo: Vito e figli
Nunzio e Tommaso, continuarono ad avere bottega in Corso Umberto, osteria in
via Card. De Luca, intestata alla moglie di un Giuseppe Lupo (Rosa Di
Bella), e abitazione in via Leotta Francesco Lupo e suoi successori, fino
all’attuale Teresa Dell’Erba Lupo.
(9)
Ibidem cit. pag. 518 - Era il mio bisnonno! La sua casa era
nella parte più stretta dell’isolato compreso tra via Pastrengo, via
Demostene, Corso Umberto e via Alamo. Infatti la bottega di mio nonno era
nello stesso isolato in Corso Umberto, con finestra su via Demostene.
(10) Appena ha letto questo mio articolo, il cugino Nunzio Camuto
Lupo mi ha mandato una e-mail in cui, fra l’ altro, scrive: “stamattina
ho aperto Bronte insieme e vi ho trovato i nuovi articoli appena pubblicati,
e li ho letti tutti con tanto interesse, particolarmente La Casata Lupo di
Bronte. Al tuo solito hai ridato vita a tanti fantasmi della nostra “Lupamme”.
Per quanto mi riguarda debbo dirti che da pensionato occupo il tempo in
maniera davvero piacevole facendo certe ricerche con qualche risultato. Per
curiosità ti invio solo di Normanni e Saraceni l’Introduzione
e il #1: Il cognome del giovane Emiro Saraceno. In esso
racconta che questi attorno al 1085 si era insediato a Castrogiovanni (Enna)
e discendeva da quegli Emiri di Algesiras e di Malaga che, giunti nell’
isola attorno al 1035, durante una guerra civile tra Saraceni, si erano
impadroniti dell’ Emirato Indipendente che comprendeva l’ampio territorio
di Agrigento e quello di Castrogiovanni, la Capitale. Da questi suoi avi lui
aveva ereditato il cognome Kamut, testimoniato con autorità dal monaco
Goffredo Malaterra, storico ufficiale degli Altavilla, e dalla memoria
archeologica a lui contemporanea: la Sorgiva Kamut a Castrogiovanni e il
Castello di Camuto a Bugio Val di Mazzara. […] Per quanto riguarda Fra
Goffredo Malaterra è verosimile che in qualche occasione il Gran Conte gli
abbia presentato quel suo figlioccio Saraceno e che fra l’altro il monaco
si sia informato da lui sulla corretta pronunzia e sull’ortografia del suo
cognome […] “il Conte Ruggero, lieto che aveva debellato i più potenti della
Sicilia, senza nessun superstite eccetto Camuto… intende circondarlo e
debellarlo per sottomettere così tutto il resto della Sicilia.”
(Vedi anche "Genealogia della
Famiglia Camuto) |