|
Mario Lupo, (Bronte 1904 - 1986) è stato professore di scienze naturali a
Bronte presso il Liceo Capizzi; pubblicista e scrittore, uomo politico (è
stato consigliere comunale e vice sindaco di Bronte negli anni 1970) ma,
sopratutto, ha lasciato ricordi di persona dalla grande dirittura morale
ed umanità. Chimico molto noto ed affermato, è ricordato come un instancabile
promotore dello sviluppo socio-economico di Bronte che lui vedeva
soprattutto nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi del territorio
brontese.
Con anticipazione e intuito, nel dopoguerra (1950 -1964) fu il primo a
parlare dei giacimenti petroliferi del territorio di Bronte e dell’Isola
(li definiva la "petroliferità della Sicilia") sviluppando idee e
ipotesi che dovevano essere volano di sviluppo economico-sociale.
Fu il primo anche ad intuire e a parlare delle manifestazioni petrolifere
della contrada San Nicola (il
"fuoco di San Nicola") e della zona di Gioitto
("Idrocarburi in libertà - Bronte centro petrolifero", Giannotta Editore,
Catania, 1962).
"Col nome "giuittu", scriveva, gli Arabi denominarono il bitume
nero. Conobbero forse la manifestazione di idrocarburi in contrada Gioitto
alla quale diedero il nome?"
Già nel 1929,
ricercatore solitario (qualcuno lo definì un "solista"), provava la "petroliferità"
della Sicilia: spediva per analisi, alla Stazione Sperimentale per i
Combustibili di Milano, i primi campioni prelevati nel territorio
siciliano che venivano definiti "sicuramente di origine petrolifera".
Nel 1929 aveva 25 anni ed ultimati gli studi
universitari a Bologna, si era trasferito a Milano in cerca di lavoro nel
settore chimico industriale. I suoi ex professori, Levi e Padovani, che
lasciata l'università dirigevano l'Istituto di Chimica Industriale del
Politecnico di Milano, lo inserirono, giovane neolaureato, come assistente
nel gruppo di ricerca sulla benzina sintetica.
La scuola era un centro fervente di studi e di ricerche nei campi più
svariati della chimica applicata: in questo ambiente Mario Lupo intravide
la possibilità di provare un suo pensiero fisso: l’esistenza del petrolio
a Bronte dove in alcune contrade (particolarmente nei pressi di “S.
Nicola”), era possibile spesso assistere allo sprigionarsi dal suolo di
fiamme.
La credenza popolare parlava di fiamme provenienti dall'inferno o di fuoco
dell'Etna, ma il giovane chimico si rese conto che si trattava di fenomeni
dovuti all’emissione di gas combustibili. Ne parlò con i suoi professori
che gli fornirono le apparecchiature per il prelievo.
Nell'estate del 1929
si mette al lavoro: preleva campioni di gas in contrada S. Nicola e in
contrada Gioitto e li spedisce all'Istituto di Chimica Industriale del
Politecnico di Milano. Pochi mesi dopo il prof. Padovani, con lettera del
28 novembre 1929, nel congratularsi per l’intuito, comunicava i risultati
delle analisi dei gas prelevati, definendoli “bellissimi” e di indubbia
origine petrolifera.
II suo "primo amore di tecnico”, il metano di Bronte, aveva avuto il
giusto riconoscimento. Nutriva una grande speranza: che il metano di
Bronte costituisse la molla per il grande decollo del nostro paese verso
un migliore sviluppo sociale ed economico. La sua azione divulgativa ed il
suo interessamento diretto avevano contribuito a richiamare l'interesse di
tecnici e politici sul metano di Bronte.
Dovevano passare, però, dieci anni da quella prima «piccola ricerca di
superficie» perchè l'AGIP nel 1939 desse inizio alla prima vera ricerca in
profondità. A «Gioitto» e «Serravalle» vengono trovate modeste quantità di
gas e di petrolio.
Fu il primo petrolio di Sicilia estratto con metodi
razionali e figurò in tutte le mostre minerarie del tempo con la scritta «Petrolio
di Gioitto (Bronte)».
Le indicazioni del
dott. Mario Lupo erano state positive, il suo
impegno aveva contribuito ad attivare la grande speranza, anche se, in
effetti, i risultati erano stati modesti.
Intanto era scoppiata la guerra: «Gioitto»
e «Serravalle» divennero obiettivi militari; nell'agosto del
1941 furono bombardati, ma gli impianti non subiscono danni.
Cessata la guerra, cessò anche la prima grande avventura
petrolifera di Bronte.
Intanto Mario Lupo aveva iniziato un periodo intenso di viaggi
di studio e di lavoro: si reca prima in Africa, poi a Ferrara.
Ritornato a Milano lavora come ricercatore presso l'industria
chimica Le Petit. Successivamente, nominato Vice-Direttore di
una fabbrica della Montecatini che produce concimi chimici, si
trasferisce ad Aviglione. Durante il periodo bellico la fabbrica
passa alla produzione di esplosivi: ritorna a Milano alla «Le
Petit».
Nel 1947, stanco, con l'angoscia che la guerra ha
inevitabilmente impresso nell'animo di quella generazione,
ritorna a Bronte ad insegnare Scienze naturali presso il "Liceo
Capizzi”. Riprende con più slancio i suoi studi sul metano e sul
petrolio di Bronte e continua la sua azione divulgativa, atta,
innanzitutto, a destare una "coscienza petrolifera” nella sua
gente ed a richiamare sul territorio di Bronte l'attenzione e
l'intervento delle grandi società di ricerche petrolifere.
In un articolo pubblicato in prima pagina dal "Corriere di
Sicilia” del 3 agosto 1949, dal titolo «Bronte centro
petrolifero», fra l'altro, scriveva: «… crediamo
nostro dovere, ancora una volta, richiamare l'attenzione delle
autorità, degli enti, della stampa, dei cittadini, al fine di
riuscire insieme a creare e diffondere quella tale "mentalità
petrolifera”, senza la quale il nostro petrolio continuerà a
rimanere nelle viscere della terra».
Nell’ articolo era
riportata anche, per la prima volta, una cartina dimostrativa
della centralità di Bronte rispetto ad una vasta area indiziata
a idrocarburi.
Era convinto che la scienza deve essere messa al servizio della
collettività, che l'intellettuale nella società deve ricoprire
un ruolo importante per i processi di rinnovamento e che era
indispensabile la figura del "tecnico-politico” negli organismi
amministrativi degli Enti Locali.
Sorretto da queste convinzioni, agli inizi degli anni '50,
cominciò ad impegnarsi attivamente in politica. Ma resterà
sempre un laico, non prenderà mai la tessera di nessun partito,
anche se si sentiva vicino ai partiti di sinistra ed al PCI in
particolare.
È eletto Consigliere comunale una prima volta nella lista
«Blocco del Popolo», successivamente come indipendente nella
lista del P.C.I. ed infine nella lista "Rinascita», che non a
caso aveva come simbolo una trivella. Ricopre anche la carica di
Vice Sindaco dal 1956 al 1962.
La politica gli serviva per realizzare una sua grande speranza:
che il metano di Bronte costituisse la molla per il grande
decollo del nostro paese verso un sviluppo sociale ed economico.
E ancora una volta le sue sollecitazioni avevano un seguito: nel
1955, con una seconda ricerca condotta dall'A.R.P.E. in
contrada ”Contarade", vengono raggiunti i 1438 metri di
profondità e si calcola una erogazione di 80.000 metri
cubi al giorno di gas, ma il pozzo venne non e non messo in
produzione.
Nel 1956, in occasione della campagna elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale, in una
conferenza pubblica, il Mario Lupo, fra le altre cose diceva:
«Il petrolio costituisce il problema dei problemi... il problema
del petrolio potrà essere determinante e risolutivo dei nostri
più scottanti e vitali problemi economici: gli idrocarburi,
infatti, costituiscono fonti preziose di energia a basso costo e
di materie prime per l'industria. Anche a Bronte potrebbero
nascere industrie ove trovare lavoro braccianti, operai,
studenti, professionisti, impiegati: ciò costituirebbe veramente
la rinascita del nostro paese. In tale direzione le future
Amministrazioni Comunali dovranno agire...».
Ed in questa direzione si mosse come Vice Sindaco; sia con
interventi personali, sia con azioni ufficiali rivolte agli
organi competenti regionali ed aventi tutti il medesimo scopo:
lo sfruttamento del metano rinvenuto dall'ARPE e
l'intensificazione delle ricerche nella nostra zona, convinto
che il metano avrebbe sicuramente portato ricchezza al nostro
paese.
Nel marzo del 1961, inizia una terza ricerca condotta
dall'AGIP in contrada «Erbe Bianche». In quell’occasione, Mario
Lupo, vice sindaco per la seconda volta, così scriveva ad Enrico
Mattei, presidente dell'ENI: «Una grande speranza, oggi, si
riaccende nell'animo dei cittadini di Bronte; speranza per
lunghi anni nutrita e che ha un nome: idrocarburi; speranza per
il ritrovamento, l'estrazione e l'utilizzazione… speranza che
certamente si tramuterà in luminosa realtà... La nostra
popolazione è convinta che la società AGIP oggi ritorna dopo
quasi quindici anni, potenziata e rinnovata, col preciso
intento di portare alla luce il prezioso minerale e, con esso,
imprimere un più moderno impulso allo sviluppo economico e
sociale di queste contrade».
Questa volta la grande avventura del metano di Bronte
diventa realtà: nell'ottobre del 1967 il gas estratto a
Bronte, attraverso un metanodotto arriva a Catania, dove
comincerà ad essere utilizzato in attività industriali.
Mario Lupo capisce che è giunto il momento di intensificare la
lotta. Si rende conto che è necessario passare dall'azione
divulgativa e dalle richieste generiche all'azione propulsiva,
alla lotta perchè questa enorme ricchezza del nostro sottosuolo
si trasformasse in strumento di benessere economico e progresso
civile.
Capisce, altresì, che per raggiungere questo obiettivo non sono
sufficienti i canali ordinari della politica, ma bisogna
costruire un grande movimento democratico di base. Si fa
promotore di dibattiti atti a sensibilizzare i suoi
concittadini. Costituisce nel 1968 un “comitato
cittadino" ed organizza, come Presidente del Comitato, un
“Convegno regionale tecnico-politico per lo sviluppo economico e
sociale di Bronte" al quale partecipano alte personalità
della politica, del mondo del lavoro, della tecnica e della
cultura.
”I brontesi non vogliono più emigrare”, “Bronte unanime e
compatta chiede il suo inserimento nel circuito della
industrializzazione della Sicilia”, "Mille posti di lavoro per
Bronte”, erano queste le parole d'ordine gridate a viva
forza e erano questi i temi del Convegno.
È con profonda amarezza che rileggiamo quanto egli scrisse nel
1976 a pag. 42 del secondo volume di “Idrocarburi in libertà”:
«Purtroppo le speranze di rinascita dei nostri concittadini
scaturite dal Convegno andavano disattese: evidentemente quel
Convegno non era riuscito gradito alla parte più retriva del
potere politico che tutto insabbiò in maniera la più speciosa e
qualunquista. Quel Convegno, forse fece paura al piccolo potere
paesano e a quello regionale; venne forse considerato una sfida
al conservatorismo e all'incultura di sempre. E fu una sfida
fallita».
|
|
«Il petrolio significava una pacifica
rivoluzione; la rivoluzione industriale ed economica che avrebbe
mutato il volto della mia terra; significava un avvenire migliore.
Significava la rinascita: valeva la pena di dedicarvi le mie
modeste fatiche di tecnico alla prima esperienza professionale, il
primo amore. E fu, per la verità, una azione persistente nel
ricercare da solitario la via del petrolio:
un'azione composita che giudicai civile e sociale, fra tecnica,
giornalismo e politica». (Mario Lupo) |
 Il
professore Mario Lupo (a sinistra) negli anni 1960. alla sua destra l'avv.
Fortunato Attinà, Vice-Sindaco di Bronte nello stesso periodo; al centro il
figlio di quest'ultimo Francesco Attinà. |
|

1962: Mario Lupo attorniato dai professori e dagli alunni del Real
collegio Capizzi. Alla sua destra il prof.
Nino Russo (Acquavitari).
Sulla destra della foto l'avv. prof. Nunzio Meli («u zzù Nonziu»,
lo zio Nunzio, così chiamato amichevolmente dagli alunni) allora
preside del Liceo e sindaco di
Bronte. |
|
Idrocarburi, fonti energetiche,
acqua, agricoltura, industrializzazione, turismo, ecologia,
cultura e sviluppo, autonomia regionale, furono i principali temi
dei suoi interventi pubblicati dalla stampa.
Nei suoi scritti come
nella sua azione furono sempre presenti gli aspetti della sua
personalità, impegno politico e sociale, laicismo, atteggiamento
corretto che non sfiorò mai la polemica e, soprattutto, un grande
dirittura morale ed una grande umanità. Così lo ricordava il prof. Gaetano Longhitano nella commemorazione
fatta in Consiglio comunale il 24 marzo 1986 pochi giorni dopo la
sua morte:
«Abbiamo riletto con attenzione i suoi libri come pure
i più di cento articoli che ha pubblicato in varie riviste e
quotidiani, sia a carattere locale che nazionale, e, dal 1929 a
pochi giorni prima di morire, e non abbiamo trovato mai ombra di
polemica ma critica costruttiva finalizzata sempre a sollevare
problemi e ad indicare soluzioni, guardando sempre allo sviluppo
del nostro paese.
Certo, spesso traspare tra gli scritti un senso
di amarezza che non diventa mai sconforto e pessimismo, perchè
ebbe sempre la forza di guardare avanti: “e poi sarà giorno”,
aveva scritto in un suo articolo del 1966.
Amarezza per il clima
di incomprensione che lo circondava, specie tra gli uomini del
potere, e molto spesso tra quegli uomini di cultura a cui egli si
rivolgeva in modo particolare, perchè era cosciente del ruolo
importante che ha l'intellettuale nei processi di trasformazione
della società.
Falliti tutti i tentativi per incanalare Bronte
sulla via dello sviluppo, sente la necessità di fermarsi un attimo
a riflettere sul perchè un paese ricco di risorse, continua a
vivere nella miseria».
«Siamo ricchi - mi dice, poco tempo prima di morire, un giorno che
sono andato a trovarlo a casa - siamo ricchi di terra, di acqua,
di materie prime, di energia di braccia e di intelletti; ma
viviamo da straccioni». |
|

"Ipotesi petrolifera" di Mario Lupo del 1949 su un territorio di
5.000 Kmq.
La superficie ellittica rappresenta il comprensorio
metanifero di Bronte-Gagliano Castelferrato esteso per 1.000 kmq.,
messo in luce dalle grandi ricerche negli anni 1955-56.
 Il triangolo degli idrocarburi siciliani descritto da Mario
Lupo nel 1960
(da "Sicilia petrolifera", Bronte, 1982). |
|
|