La Zona artigianale e il Distretto tessile Bronte, da sempre centro con economia prevalentemente agricola, tale è rimasto: ha rigettato da tempo qualsiasi ipotesi di sviluppo industriale, riuscendo, però, a conservare e sviluppare una fiorente attività artigianale, che dà occupazione a moltissime persone. L’economia locale è, infatti, sostenuta anche da molti piccoli artigiani, che continuano, con innovazioni e grandi capacità creative le più tradizionali attività nella lavorazione del legno, del ferro, dei tessuti, del marmo e della pietra lavica e nelle costruzioni. E' fallita l'iniziativa di creare una zona industriale mentre è decollato egregiamente il progetto della Zona Artigianale. Costruita nella parte alta del Paese in mezzo all’antica lava del SS. Cristo, ha offerto agli imprenditori aree attrezzate e vasti capannoni permettendo l'accentramento delle attività artigianali ed industriali ed allontanando dal centro urbano il traffico veicolare collegato a questi settori. Fra le altre attività artigianali, nella zona si è sviluppato, un piccolo ma fiorente artigianato tessile che conta numerose aziende façoniste (producono cioè vestiario per conto terzi). Con una qualità di produzione apprezzata unanimemente per precisione e cura dei particolari (rifiniture, ricami, guarnizioni, etc.) le piccole fabbriche si sono via via ingrandite, raccogliendo commesse anche da grandi marchi nazionali ed internazionali. Gli artigiani, che lavorano prevalentemente per Aziende terze, in questi ultimi anni hanno dato lavoro e un notevole impulso all’economia locale, alleviando in parte una crescente disoccupazione giovanile (occupano oltre 1000 addetti, per la maggioranza giovani donne, con un movimento annuale di circa 20 milioni di euro). Per risolvere le tante emergenze che assillano gli imprenditori del settore tessile e i tanti operai che vi lavorano, a gennaio 2008, la Giunta regionale ha dato l'approvazione definitiva al distretto “Sicilia orientale – filiera del tessile” che racchiude 61 aziende tessili, 1231 lavoratori, un piano finanziario di ben 13 milioni e 300 mila euro e 9 partner istituzionali socio economici (enti ed associazioni di categoria), coinvolgendo 3 poli tessili: quelli di Bronte, dei Nebrodi e dell’ennese. Permetterà alle imprese ed ai comuni di rivendicare vantaggi nell’ottenere i finanziamenti che il ministero delle Attività Produttive o la Regione siciliana metteranno a disposizione in futuro a servizio della filiera produttiva.

I quotidiani La Sicilia del 28 luglio 2007 e del 23 gennaio 2005 ed Il Sole 24ore del 26 Aprile 2003 parlano di Bronte e del suo distretto tessile
25 Luglio 2007 Il «distretto» di Bronte È il settore tessile che mantiene viva l'economia, con affari da 10 mln di euro. Nelle aziende lavorano 600 dipendenti, nell'indotto altri 200 occupati Il business «è cucito» su misura Per convincere i grandi marchi a investire ancora in Sicilia, le aziende hanno allargato l’offerta, offrendo la possibilità di completare tutto il ciclo produttivo Se si cerca la cittadina del versante nord dell'Etna che in prospettiva sembra guardare con maggiore efficacia allo sviluppo economico e sociale questa è proprio Bronte. Con quasi 20.000 abitanti la cittadina sembra riuscire a contrastare con efficacia, l’isolamento cui è relegata da una rete stradale ancora disegnata sui tracciati borbonici e da una linea di collegamento ferroviario lenta e anacronistica. E lo fa soprattutto grazie alla capacità dei suoi imprenditori, soprattutto nel settore tessile che, a causa della globalizzazione qualche anno fa ha vacillato, si è quasi piegato, ma ha avuto la forza di reagire, rimanere sul mercato e quasi rilanciare con forza grazie a politiche aziendali azzeccate ed all'istituzione del distretto tessile. Se è vero, intatti, che la mancanza di “commesse” da pane dei marchi più importanti che hanno preferito investire ad Est, ha costretto in passato diverse aziende a chiudere, oggi possiamo dire che ciò che è rimasto del comparto guarda al difficile futuro con la certezza dell'attuale stabilità. Le attuali aziende tessili, infatti, danno lavoro a quasi 600 dipendenti, mentre più o meno altri 200 lavoratori trovano da vivere nell'indotto, per un giro d’affari che si aggira attorno ai 10 milioni di euro. Su tutte, l'esempio più importante e la “Bronte jeans” che per convincere i marchi a continuare a cucire a Bronte i jeans, ha deciso d'investire completando la filiera e offrendo la possibilità di completare il ciclo produttivo. Una scelta premiata che a Bronte ha fatto scuola e che porta ad ampliare il numero degli investimenti grazie anche al distretto tessile. Le aziende che hanno aderito, infatti, potranno rivendicare vantaggi nell'ottenere i finanziamenti che il ministero delle Attività Produttive o la Regione siciliana metterà a disposizione in futuro attraverso appositi bandi, mentre i Comuni interessati potranno ottenere finanziamenti per opere pubbliche a servizio della filiera produttiva. Per questo si sta già pensando a strade ed energia rinnovabile, tutto per abbassare i costi di una zona artigianale che a Bronte diventa sempre più affollata. Qui, infatti, hanno deciso d’investire industrie del Nord nel settore del calzaturificio e degli indumenti della sicurezza e sono sempre di più i brontesi che decidono di fare impresa nei settori più variegati. Leggendo i dati, infatti, il 60% circa dei residenti è dedito a lavori agricoli, il 15% all'industria, il 10% al commercio, l'8% all'artigianato, ed il restante 7% alla libera professione o alla professione impiegatizia. L'economia locale, quindi, è un incrocio di piccoli artigiani dalle grandi capacità creative, di commercianti ed esportatori di prodotti agricoli, ma anche ovviamente di rimesse, di pensioni e di stipendi. Bronte comunque ha una meta da raggiungere per aumentare le proprie capacità economiche: la valorizzazione dell'ambiente ai fini turistici. Sfumato, a meno di inaspettati colpi di coda da parte della politica regionale, il progetto del terzo Polo turistico, il paese guarda con interesse la realizzazione del campo da golf in contrada Difesa ed all'apertura a bus navetta dei sentieri sull'Etna. Insomma nuova ninfa economica dovrebbe arrivare dal quel turismo in effetti mai sfruttato del tutto, nonostante le enormi potenzialità. [Gaetano Guidotto]
26 Aprile 2003 RENZO ROSSO: «GRAZIE AI TERZISTI SICILIANI E PUGLIESI RIUSCIAMO ANCORA A RIMANERE IN ITALIA». Dalla Diesel un salvagente per Bronte Renzo Rosso è cresciuto a jeans e pistacchi. Pistacchi di Bronte, Sicilia nera come i grumi di magma rappreso che l'Etna dispersa a piene mani in questa parte della Sicilia Orientale. L'inventore dei jeans Diesel, padovano di nascita ma bassanese di adozione (adesso è anche presidente del Bassano calcio che milita in C2), le prove generali del suo futuro da imprenditore le ha fatte proprio qui, tra Corso Umberto e Via Vittorio Emanuele, le strade centrali popolate da decine di negozietti che espongono ogni ben di Dio, dalla salsiccia ai dolci, a patto che tra gli ingredienti ci sia il pistacchio. Sul finire degli anni 70, uno di questi negozietti si chiamava New store. Con la salsiccia ai pistacchi non aveva nulla a che vedere: al New store si vendevano solo i jeans che Renzo Rosso disegnava e produceva qualche chilometro più in su, nel laboratorio di Nicola Petralia, amico fraterno e brontese purosangue, che a quell'epoca tentava la scalata da imprenditore. Bronte, oltre che per i pistacchi e i tragici «fatti del 1860 (i moti contadini repressi nel sangue dall'allora colonnello Nino Bixio) è conosciuta per un piccolo distretto dell'abbigliamento dalla storia tormentata. Dagli anni 70 le donne di Bronte hanno cucito jeans per tutti i principali marchi della storia del casual: Carrera, Americanino, Benetton, Diesel e Levi's. Renzo Rosso quei tempi li ricorda bene: «Allora un faconista di Bronte chiedeva 2.200 lire ogni paio di pantaloni. Lui, ovviamente, doveva solo cucire, il denim e i bottoni li forniva il committente». Storia tormentata perché in questo passaggio continuo dei jeans di casa in casa non c'era spazio per le tutele sindacali e la paga contrattuale. Intere famiglie cucivano dalla mattina alla sera, figli minorenni compresi. Una cultura, o una sottocultura, che le microaziende che aprivano e chiudevano con grande rapidità (l'amico di Renzo Rosso, Nicola Petralia, è uno di quelli che non ce l'ha fatta) si sono portate nel Dna fino a tre anni fa, quando la Regione Sicilia finanziò la nascita di una vera e proprio area artigianale dove si trasferirono almeno una ventina di aziendine dell'abbigliamento.
|  |  |  |  |  | Alcune immagini della nuova Zona Artigianale. Costruita ai piedi dell'Etna, fra la lava del SS. Cristo, l'area ha dato impulso all'economia locale sviluppando notevolmente il comparto artigianale e il cosiddetto "distretto tessile". I capannoni sono stati concessi in diritto di locazione ad un prezzo "politico". | Lo sviluppo sociale ed economico ha radicalmente mutato e fatto scomparire, nel bene e nel male, moltissime attività artigianali legate al mondo contadino. Sono ormai figure rare quella del maniscalco ("u firraru"), del sellaio ("u baddunaru"), così detto perchè costruiva una specie di sella, "u badduni", dalla quale pensolavano due capienti sacche, dell'artigiano ("u quarararu") che costruiva od aggiustava grossi panciuti pentoloni in rame ("i quarari") da porre direttamente sul fuoco. Resiste ancora qualche tradizionale attività artigianale come quella del calzolaio ("u scarparu") o del sarto ("u custureri"), pochi ma valenti, dedicati prevalentemente alle riparazioni. (Vedi "Fantasmi, Voci di Bronte" di N. Lupo) |
 |  | Sopra, «'u furrìzzu» e due tradizionali contenitori per l'acqua: «'a quartàra» e «'u bùmbaru». | Un vecchio artigiano brontese continua ancora a fabbricare «furrizzi», piccoli sgabelli ricavati dal fusto della fèrola ("a ferra") una pianta delle Ombrellifere molto comune nelle campagne di Bronte. | Un mestiere che ancora resiste è quello del calzolaio (nella foto sopra «'u scapparu» è seduto davanti alla sua «banchitta»). |  | | L'attività è però limitata solo alle riparazioni, in quanto prima di buttare via un paio di scarpe ancor oggi si fanno riparare varie volte rifacendo, con modica spesa, le suole od i sopratacchi. |
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