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LE TANGENTI DEL GARIBALDI. INCONTRO’ IMPRENDITORE VICINO A SANTAPAOLA, MA NON FAVORI’ IL CLAN Firrarello, il gip archivia l’accusa di mafia Pende ancora il ricorso in appello per il reato di turbativa d’asta che ha visto il sindaco di Bronte condannato a due anni e mezzo «Se non mi fossi chiamato Giuseppe Firrarello e non fossi stato senatore della Repubblica, questo processo non sarebbe mai esistito». Ha ancora l’amaro in bocca Pino Firrarello, a 24 ore dall’ordinanza del gip Antonio Caruso che ha archiviato nei suoi confronti l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa a proposito degli appalti per la realizzazione del nuovo ospedale Garibaldi di Nesima. Il gip ha depositato il documento l’altro ieri, 59 pagine fitte fitte (scritte su entrambi i lati) che cancellano per il senatore del Pdl l’ombra di aver favorito il clan Santapaola. In sostanza il gip ha riconosciuto che Firrarello partecipò ad un incontro con un imprenditore che sapeva essere sostenuto dalla mafia, senza però aiutarlo concretamente. Erano stati gli stessi pubblici ministeri Francesco Puleio e Agata Santonocito a presentare al gip la richiesta di archiviazione sia per il sindaco di Bronte che per altre due persone Giuseppe Intelisano detto «Pippu ’u niuru», esponente di spicco del clan Santapaola (assolto al processo per gli appalti del Garibaldi) e Maurizio Di Gati. Anche nei loro confronti il tribunale aveva chiesto la trasmissione degli atti al pm per esercitare l’eventuale l’azione penale in relazione al reato di turbata libertà degli incanti aggravata dall’art. 7 (l’aver agito cioè con metodi mafiosi). Mentre, però, per il senatore il gip, ha prima stralciato la sua posizione e poi archiviato l’accusa di concorso esterno nell’associazione mafiosa, per gli altri due il giudice ha rigettato la richiesta di archiviazione ed ha disposto che il pm formuli entro dieci giorni l’imputazione coatta per il reato di turbata libertà degli incanti aggravata dall’art. 7. In realtà la vicenda processuale di Firrarello non si è "estinta" con l’archiviazione dell’accusa di concorso esterno al 416 bis. L’esponente del Pdl, infatti, il 13 aprile 2007, era stato condannato dal Tribunale a due anni e sei mesi di reclusione per turbativa d’asta e pende, adesso, in corte d’appello il processo di secondo grado. I giudici del Tribunale al processo non gli avevano contestato il capo d’imputazione relativo al concorso esterno nell’associazione mafiosa Santapaola e avevano disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per valutare l’ipotesi di contestare nuovi capi d’accusa al sindaco di Bronte una volta esaminati altri elementi, per esempio le intercettazioni ambientali in cui un esponente di spicco del clan Santapaola, Giuseppe Intelisano detto «Pippo ’u niuru», avrebbe parlato del senatore. Questa documentazione è stata riesaminata dai pm che hanno svolto una nuova attività d’indagine, hanno sentito le parti ed hanno deciso, alla fine anche per l’inutilizzabilità di alcune intercettazioni, di chiedere l’archiviazione di Firrarello (difeso dagli avvocati Angelo Pennisi e Carmelo Peluso) in ordine all’accusa del grave reato. Per il gip che nella motivazione dell’ordinanza ha riportato ampi stralci della sentenza del Tribunale, «Firrarello non si è prodigato concretamente in alcun modo in favore di Romagnoli (e del clan Santapaola che lo sosteneva) e non è logicamente sostenibile ritenere che abbia potuto pensare che la sua condotta consistita nel mero accettare un incontro e formulare una promessa non mantenuta, meritasse una retribuzione peraltro destinata al clan Santapaola. È da escludere che Firrarello abbia con coscienza e volontà fornito un contributo materiale al rafforzamento del clan Santapaola». L’incontro sotto accusa è quello che il senatore ebbe a Roma il 18 settembre 1997 (su input di Giuseppe Mirenna) con Giulio Romagnoli, imprenditore impegnato nelle gare d’appalto per i lavori al Garibaldi, per la cui impresa "tifava" il clan Santapaola. «Firrarello quando incontrò Romagnoli - scrive il gip - era consapevole che costui era a capo di un’importante impresa direttamente sostenuta dal clan Santapaola ma non contribuì con la sua condotta a rafforzare il clan Santapaola». Condotta che, per il giudice, «è risultata espressione di una mera, generica disponibilità dell’indagato ad accogliere la richiesta proveniente dal clan (in particolare da Giuseppe Mirenna), di incontrare l’imprenditore e non già manifestazione di una concreta disponibilità a soddisfare l’effettivo interesse dell’associazione mafiosa, ossia quello di aggiudicare al Romagnoli l’appalto del Garibaldi». [Carmen Greco] Pistacchio, la svolta del Dop Il riconoscimento della Dop (Denominazione di origine protetta), da parte dell’Unione europea, al pistacchio di Bronte ha creato parecchio entusiasmo fra i produttori, convinti che sia cominciata una stagione nuova nella commercializzazione del prodotto. Per molti la dop e la possibilità di effettuare con efficacia i controlli anti sofisticazioni garantirà il consumatore finale, ma soprattutto restituirà ogni produttore piccolo o grande che sia il valore che gli spetta nella filiera.«Era tempo che arrivasse il riconoscimento dop. - ci dice Carmela Sanfilippo che in appena più di 6 ettari produce in media 8000 chili di pistacchio. Il pistacchio di Bronte è conosciuto, ma mi domando se nel mondo è conosciuto quello vero. Io preferisco evitare di vendere il mio pistacchio a commercianti e da sola partecipo alle fiere. Così spesso mi accorgo che un po tutti, dall’esperto alla gente comune, conoscono il vero pistacchio e quando assaggiano quello mio si stupiscono». Per la sign. Sanfilippo il prezzo attuale è giusto: «Penso di si - conclude - quello sgusciato si vende a 24-25 euro al chilo e va benissimo, bisogna evitar e però che a questo prezzo venga venduto quello estero, ed adesso grazie a Pino Firrarello e Giuseppe Castiglione ci riusciremo». Dello stesso avviso anche i produttori più grossi. Enrico Cimbali coltiva un pistacchieto di 60 ettari e dice: «Finalmente potremo fare i controlli ed evitare quello che è accaduto in passato. Certo su 5000 produttori di pistacchio che ci sono a Bronte solo 33 hanno aderito al consorzio che ha richiesto la Dop. La maggior parte non ci ha creduto ed è rimasta a guardare». «Il marchio Dop, - conclude il sindaco Pino Firrarello - ha come obiettivo la tutela di prodotti e produttori dalle imitazioni e dalla concorrenza sleale, ma costituisce anche un importantissimo strumento di garanzia per i consumatori, consentendo loro di riconoscere i diversi prodotti, ed il pistacchio di Bronte. E siccome quello di Bronte è veramente il pistacchio più buono - conclude - il rilancio di questo comparto ora è possibile». Crisi tessile, cassa integrazione per 71 operaie delle 2 aziende Buone notizie per le 71 lavoratrici tessili che a causa del taglio delle commesse da parte della “Diesel”, non hanno potuto riprendere il lavoro. Ieri mattina, all'Ufficio provinciale del lavoro di Catania, i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, Gino Mavica, Rosario Gangi e Salvino Luca ed i responsabili delle aziende tessili “Tagli e confezioni” e “Bronte Jeans”, hanno firmato il protocollo d'intesa propedeutico a riconoscere alle lavoratrici la cassa integrazione. «Adesso che il verbale di accordo con le organizzazioni sindacali è stato firmato - ci dice Gino Mavica - le aziende possono presentare le domande all'Inps. L'unico nodo che rimane è se sarà l'Inps ad anticipare le somme, come abbiamo richiesto e scritto nel verbale; oppure dovranno farlo le aziende. Per le lavoratrici, comunque, non ci dovrebbero essere problemi a percepire la cassa integrazione». Da quando è scoppiata la crisi, infatti, grazie alla dinamicità imprenditoriale della Bronte Jeans che ha recuperato commesse e lavoro, molte lavoratrici che erano state sospese sono rientrate. Il problema rimane per 45 lavoratrici della ditta “Tagli e confezioni” che non ha recuperato commesse ed un residuo di 26 operaie della Bronte Jeans. Fino al 2 giugno le lavoratrici hanno percepito parte dello stipendio previsto alla sospensione, ma adesso scaduti i 3 mesi, l'unico modo per far percepire loro un reddito era la cassa integrazione. Intanto, le trattative sindacali per convincere la Diesel a “restituire” le commesse a Bronte continuano. I dirigenti nazionali dei sindacati hanno incontrato il vertice della Diesel che ha assicurato di non avere intenzione di delocalizzare il lavoro. Le parti però si rincontreranno il 3 luglio. [Gaetano Guidotto] Botte da orbi per 200 euro Bronte. Debito non saldato, rissa al mercato tra 5 ambulanti (arrestati). Usati un bastone e una spranga Un debito non saldato da troppo tempo e forse tanta acredine accumulata, sono stati la causa ieri mattina di una rissa furibonda al mercato settimanale di Bronte, ubicato nella centrale piazza San Giuseppe. Protagonisti cinque ambulanti di Adrano, quasi tutti giovani. Da una parte i mercanti di abbigliamento Antonio e Rosario Staiti, fratelli rispettivamente di 21 e 24 anni ed il socio Nicola Di Primo di 23 anni e dall'altra i colleghi titolari di una bancarella di frutta e verdura Angelo Centamore di 54 anni ed il genero 19enne Sebastiano Strano. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, sembrerebbe che i venditori di frutta e verdura fossero debitori, nei confronti dei colleghi, di 200 euro. Un debito che i due non avevano ancora saldato e che i tre invece pretendevano venisse chiuso al più presto. Così l'incontro al mercato di Bronte è stato l'occasione peri tre di chiedere il dovuto. Secondo qualche testimone, sembrerebbe che i cinque all'inizio avessero tentato di dialogare. Poi il discorso è trasceso e dalle parole si è passati subito ai fatti. All'improvviso sono cominciati a volare calci e pugni fra la gente sbigottita ed un po' terrorizzata e quando le mani ed i pugni non sono bastati più, sono saltati fuori un bastone, una spranga di ferro ed un coltello che però fortunatamente non è stato utilizzato per l'intervento rapido dei carabinieri della stazione di Bronte, coordinati dal comandante Roberto Caccamo. Il mercato del giovedì di Bronte, infatti, è quasi sempre particolarmente affollato ed i carabinieri ogni settimana dispongono un servizio mirato. Sono bastate le prime grida, così, a fare intervenire i militari dell'Arma che hanno sedato la rissa e condotto tutti in caserma. Alla fine, nonostante se le siano suonate tutti di santa ragione, in ospedale è finito solo il più giovane dei cinque, Sebastiano Strano, che per le contusioni subite è stato dichiarato guaribile in 10 giorni dai medici dell'ospedale “Castiglione Prestianni” di Bronte. Tutti, però, sono stati arrestati e dovranno rispondere del reato di rissa e lesioni. 10 Giugno 2009 DOPO UN ITER BUROCRATICO LUNGO OLTRE DIECI ANNI E' ARRIVATO IL RICONOSCIMENTO EUROPEO Definitiva la Dop per il Pistacchio di Bronte A protezione del nostro pistacchio ed a tutela dei produttori e dei consumatori Il 9 giugno 2009 entra prepotentemente e con merito nella storia dell’economia agricola di Bronte. Ieri, infatti, la Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea ha pubblicato il disciplinare che conferisce al “Pistacchio verde di Bronte” la Dop, ovvero la Denominazione di origine protetta. Un obiettivo che i produttori brontesi inseguono da oltre dieci anni e che oggi dopo molte peripezie è stato raggiunto. Tutto è iniziato quando l’Associazione Produttori “Le Sciare” presentava istanza al Ministero alle Politiche Agricole per ottenere il riconoscimento della Denominazione di origine protetta al fine di valorizzare un prodotto agricolo, unico per caratteristiche organolettiche e fra i più buoni al mondo e che da lustro al paniere dei prodotti tipici dell’Etna, e, principalmente per difenderlo da "miscele" fatte con importazioni di qualità certamente inferiori e da frodi ai danni sia dei consumatori che dei produttori. Dopo un paio d'anni, previa valutazione della richiesta, del relativo Disciplinare di produzione e dello specifico parere della Regione Sicilia, l'istanza veniva approvata dal Ministero delle politiche agricole e forestali (MIPAF) e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale l'8 ottobre 2001. Era il primo passo verso un giusto riconoscimento della qualità e della provenienza del nostro pistacchio. Inspiegabilmente, però, gli adempimenti successivi per completare l’iter di certificazione si sono fatti attendere. Solo tre anni dopo, a Marzo del 2004, veniva infatti pubblicato il Decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali con la "Protezione transitoria accordata a livello nazionale alla denominazione «Pistacchio Verde di Bronte»". Ma il Consorzio di tutela, appositamente costituito il 3 Novembre 2004, più che iniziare l'attività istituzionale, ha preferito aspettare la registrazione definitiva della denominazione da parte della Commissione Europea. Ed intanto gli anni passavano, fioccavano i convegni ma anche le frodi e si continuava a parlare sempre di "pistacchio di Bronte" ma con nessuna certezza. Anzi Bronte sembrava diventare sempre più uno dei più importanti centri di importazione di pistacchio estero. Quando a gennaio 2009, in un'azienda dolciaria, i Nas dei carabinieri sequestravano - a scopo cautelativo perchè sospetti di tossicità - 11 tonnellate di pistacchi sgusciati provenienti, non dalle falde dell'Etna, bensì dalle montagne del lontano Iran, l'opinione pubblica insorgeva. Interveniva il sindaco sen. Firrarello che nel dichiarare «si scriva pistacchio di Bronte quando questo lo è realmente» prometteva un'accelerazione dell'iter burocratico con la promessa che il marchio Dop sarebbe stato definito entro pochissimo tempo (30 giorni). Anche se con un leggero ritardo la promessa è stata mantenuta. Dopo oltre dieci anni il traguardo della Denominazione di origine protetta finalmente è stato raggiunto ed è quello definitivo. Ora i produttori brontesi potrebbero intravedere un futuro più roseo per il loro pistacchio ed i consumatori dovrebbero essere più tutelati (il condizionale ci sembra ancora quasi un obbligo). Ora potranno vedere il pistacchio di Bronte identificato e protetto con il simbolo comunitario della DOP negli imballaggi o nelle etichette contro gli abusi e le continue contraffazioni. Ora, sopratutto, il Consorzio di tutela non ha più alibi. Può cominciare veramente e seriamente a perseguire i fini per i quali è stato costituito.Il sindaco sen. Pino Firrarello: “Abbiamo difeso 5000 produttori da qualcuno che ha pensato solo ad arricchirsi. Il pistacchio di Bronte va salvaguardato e difeso da ogni tipo di speculazione ed ogni interesse illegittimo, essendo l’immagine di Bronte ed il frutto del sacrificio di tanti produttori che, assieme all’intera economia che ruota attorno all’ “Oro verde” né trarranno certamente beneficio”. Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia regionale di Catania: “Con orgoglio festeggiamo un prestigioso riconoscimento che giunge oggi come importante coronamento di numerose iniziative intraprese negli anni. Un impegno e un obiettivo che ho assunto in prima persona sin da quando ero Assessore Regionale all’Agricoltura e che poi ho continuato a perseguire nel ruolo di parlamentare europeo nella Commissione Agricoltura. Un iter lungo e articolato, che non ho mai tralasciato di seguire e che oggi dà i frutti attesi. Nel mio attuale incarico di presidente della Provincia di Catania pertanto non posso che esprimere la mia piena soddisfazione per un traguardo tanto ambito che non solo darà maggior impulso ad un marchio agro-alimentare già affermato, ma sarà anche rilevante per il più ampio rilancio dell’agricoltura siciliana in Europa e all’estero. Infatti siamo convinti che la crisi economica vada affrontata attraverso l’offerta di prodotti di qualità certificata e di provata specificità capaci di invogliare i consumatori di tutto il mondo. Le produzioni che conservano le tradizioni siciliane sono preziose perché valorizzano il legame con la cultura e l’ambiente specifico in cui esse sono generate. Il Dop al pistacchio verde di Bronte si inserisce in un contesto più ampio di promozione delle attività agricole siciliane che puntano all’incremento dell’offerta turistico-gastronomica del nostro territorio. D’altra parte nell’ultimo decennio la crescita del turismo eno-gastronomico è stata davvero impressionante; un realtà che interessa 4-5 milioni di viaggiatori in grado di movimentare un importante acquisto dei prodotti tipici dei territori visitati. Una ricchezza unica del Bel Paese che non ha confronti come potenzialità rispetto al resto del mondo. Un prodotto, il pistacchio, che sicuramente troverà sempre più spazio non solo nelle nostre tavole ma anche nel consumo mondiale, per le sue proprietà nutritive e salutistiche, di alimento antiossidante in grado di diminuire il colesterolo e di prevenire alcune tipologie tumorali. Un dono di Bronte alla Sicilia e all’Italia”. Giovanni La Via, ex assessore regionale all’Agricoltura: “La produzione di pistacchio brontese ottenuta in condizioni pedoclimatiche che rendono difficile la competizione con gli altri paesi produttori, ha un mercato di nicchia grazie alle peculiari caratteristiche gustative. E’ un prodotto di valore della nostra a agricoltura, ed abbiamo fatto il possibile per tutelarlo, dando un segnale chiaro sulla volontà di sostenere, promuovere e difendere un settore produttivo importante per l’economia di tante famiglie e per la difesa del territorio dal rischio di abbandono”. Biagio Schilirò, presidente del “Consorzio di Tutela del Pistacchio verde di Bronte”: “Sono estremamente contento del riconoscimento comunitario, sia personalmente essendo stato presidente dell’associazione “Le Sciare” che nel 2002 ha presentato l’istanza, sia come presidente del Consorzio. Adesso abbiamo le armi per difendere il nostro pistacchio dalle frodi, con il produttore che torna ad essere essenziale per la certificazione del prodotto. Chi si fregia del marchio Dop dovrà assoggettarsi ad un piano di controllo, approvato dal Ministero, garanzia di qualità e originalità”. IL SALTO DI QUALITA'. Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il disciplinare che conferisce al prodotto fiore all'occhiello dell'economia di Bronte la denominazione di origine protetta Marchio dop al pistacchio I cinquemila produttori dell'«oro verde» da 7 anni inseguivano il prestigioso obiettivo. (...) | |||||||
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JONIAMBIENTE A BAR E RISTORANTI «Obbligatoria la raccolta differenziata dell’umido» La raccolta differenziata dei rifiuti umidi presto diventerà legge per le utenze commerciali. La società Ato rifiuti Joniambiente, presieduta da Mario Zappia, ha redatto ed inviato ai Comuni il modello di ordinanza che i sindaci dovranno firmare affinché la raccolta dei rifiuti umidi diventi obbligatoria: «Si ordina - si legge nel modello di ordinanza - a tutte le utenze non domestiche produttrici di rifiuti biodegradabili come carta e cartone, scarti di verdura e frutta, avanzi di cibo, gusci di uovo, fondi di caffè, filtri di tè, fiori recisi, piante, salviette di carta unte ecc., di effettuare la raccolta differenziata degli stessi». E la Joniambiente ha già sperimentato il servizio di raccolta dei rifiuti umidi, coinvolgendo da mesi soprattutto i ristoratori che hanno accolto volentieri la novità, a testimonianza che tutte le iniziative ideate dalla Joniambiente sono servite in questi anni a far crescere la cultura del rispetto dell’ambiente e della necessità di effettuare la raccolta differenziata. «Quello che all’inizio poteva sembrare un esperimento - afferma il presidente Zappia - oggi è una bella realtà. Abbiamo iniziato la raccolta dell’umido a novembre coinvolgendo da Bronte fino a Riposto circa 600 utenti, e raccogliendo già nel primo mese oltre 95 mila chili di rifiuti che prima finivano nelle costose discariche». Il servizio fino ad oggi ha visto la Joniambiente contattare tutti gli esercizi commerciali dei 14 Comuni che producono rifiuti umidi e poi recuperare i rifiuti con il sistema porta a porta. Quando i sindaci firmeranno le ordinanze da punto di vista dell’organizzazione della raccolta non cambierà nulla. Rimane, infatti, il porta a porta nei giorni stabiliti dalla società d’ambito. Polo tessile: si apre uno spiraglio Diventa sempre più fitto di appuntamenti il calendario degli incontri per salvare lavoro e commesse del Polo tessile di Bronte nel mese di giugno. Giorno 3 la triplice sindacale Cgil, Cisl e Uil assieme ai vertici dell'azienda tessile «Tagli e confezioni» si recheranno all'ufficio provinciale del lavoro per individuare le soluzioni possibili affinché le 40 lavoratrici, finito il periodo della sospensione dal lavoro, percepiscano l'indennità di cassa integrazione. Le difficoltà derivano dal fatto che l'azienda è mono committente, ovvero lavorava solo per la Diesel, e questo, a sentire i sindacati, rappresenta un problema. Oltre a ciò giorno 10 i vertici generali della organizzazioni sindacali di settore incontreranno la Diesel. Renzo Rosso infatti, ha accolto la richiesta di un incontro che i sindacati gli avevano chiesto in una lettera. A darci la notizia i tre rappresentanti sindacali di Bronte di Cgil, Cisl e Uil rispettivamente Gino Mavica, Rosario Gangi e Salvino Luca: «Il fatto che la Diesel abbia accettato il dialogo - dice Salvino Luca - ci da speranza per una soluzione della vertenza a favore dei lavoratori e del Polo tessile di Bronte. Al tavolo delle trattative ascolteremo le ragioni di Renzo Rosso ma certamente saremo intransigenti su un aspetto. Non ci potranno essere capi prodotti all'estero se si registra un abbassamento delle commesse a Bronte. «Oltre a ciò chiederemo - continua Luca - alla Diesel di mostrare trasparenza, auto imponendosi uria sorta di tracciabilità della produzione dei capi. Servirà a dimostrare che tutto ciò che si fregia del marchio made in Italy è realizzato in Italia». Intanto i consiglieri comunali Andrea Sgrò, Enza Meli, Salvatore Gullotta, Nunzio Saitta, Maria Pia Castiglione, Ada Biuso e Biagio Petralia hanno chiesto una seduta urgente del Consiglio. Undici Comuni all’asciutto Bronte. Colpa di un guasto provocato dal maltempo a «Ciapparazzo» Quello abbattutosi su molti paesi dell'Etna ieri pomeriggio, dalle ore 16,30 alle 17, non è stato un temporale di grande intensità, né di lunga durata, ma è stato sufficiente a rendere inservibile la linea elettrica esterna in territorio di Bronte ed esattamente laddove sorge l'importante complesso acquedottistico denominato Ciapparazzo di proprietà dell'Acoset e che serve a rifornire un gran numero di Comuni pedemontani. Dopo il temporale di ieri pomeriggio e dopo tutta una serie di mini-stacchi negli impianti dell'Enel verificatisi nel corso del temporale, alle ore 17,10 l'energia elettrica è mancata del tutto nella zona di Ciapparazzo e fino a sera inoltrata, le squadre di pronto intervento inviate sul posto dai responsabili dell'Enel non erano riusciti a localizzare il guasto. Da ciò ne è conseguito che gli impianti aziendali dell'Acoset sono rimasti disattivi - per mancanza di energia elettrica - dalle ore 17,10 di ieri pomeriggio. Le gallerie di Ciapparazzo confluiscono nel pozzetto di raccolta denominata «P1» dal quale ha origine l'acquedotto Ciapparazzo ed è costituito da una linea principale che si sviluppa per 34 Km (da Bronte a Pedara) e da 11 linee secondarie: da esse vengono rifornite le utenze dell'Acoset che si trovano ad Adrano, Belpasso, Bronte, Gravina di Catania, Mascalucia, Nicolosi, Ragalna, S. M. di Licodia. Fino a quando non sarà riavviato l'intero impianto di Ciapparazzo non verrà rifornito, naturalmente, nemmeno il quantitativo di acqua che l'Acoset fornisce ai Comuni di Bronte e Biancavilla, per le utenze gestiste direttamente dalle amministrazioni comunali di queste due ultime cittadine. Indubbiamente si verranno a verificare disservizi nelle utenze dei Comuni sopraccitati. Vertenza Diesel, prima udienza Il Consorzio manifatturiero vuole ottenere le commesse pattuite Inizia la battaglia legale del “Consorzio società manufattoriere” di Bronte (che ingloba pure la Bronte Jeans) contro la Diesel che, riducendo del 70% le commesse, ha innescato una crisi industriale e occupazionale. Ieri mattina, al Tribunale di Bronte, è cominciato il contraddittorio fra le parti di fronte al giudice togato Giorgio Marino. «Il Consorzio - dice l'avv. Enrico Freni del Foro di Catania, che con l'avvocato Giorgio Floridia di Milano è titolare della difesa del Consorzio tessile brontese - chiede che la Diesel ripristini le quantità di commesse pattuite. A nostro avviso, infatti, la riduzione è frutto dell’abuso di una posizione dominante nei rapporti commerciali». L'avvocato Carlo Pascotto del Foro di Treviso, difensore della Diesel, ha ribadito come la riduzione delle commesse non è frutto della delocalizzazione del lavoro, ma della riduzione delle vendite. Inoltre, gli avvocati della Diesel hanno contestato la competenza territoriale del Tribunale di Bronte, sostenendo che il ricorso dovesse essere dibattuto in un Tribunale vicino alla sede della Diesel, in provincia di Vicenza. Il giudice Marino ha dato 7 giorni di tempo alle parti per controdedurre e replicare, dopo di che fisserà un'ulteriore udienza o si pronuncerà sul merito della querelle. Intanto non si è svolto il sit-in delle lavoratrici tessili davanti al Tribunale, annunciato da Cgil, Cisl e Uil. Le lavoratrici dell'azienda “Tagli e confezioni”, accompagnate dai sindacalisti Gino Mavica, Rosario Gangi e Salvino Luca, si sono riunite per manifestare in silenzio la loro preoccupazione. [Gaetano Guidotto] 10 Luglio, la sentenza 23 Maggio 2009 Andranno a rafforzare l’organico permettendo alla caserma di rimanere aperta 24 ore su 24 Arrivano altri 4 carabinieri A Bronte prenderanno servizio presto altri 4 carabinieri, permettendo alla Stazione di rimanere aperta 24 ore su 24, ovvero anche la notte. Lo ha comunicato al sindaco il vice Prefetto vicario Anna Maria Polimeni. “A seguito – si legge nella missiva – di quanto è stato rappresentato in sede di comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ed in relazione alla richiesta del Sindaco di rafforzare il presidio dell’Arma di Bronte per contrastare con maggiore efficacia il diffondersi della criminalità, si comunica che il Comando Regione Carabinieri Sicilia, nel concordare sulla necessità di potenziare ulteriormente la presenza delle forze dell’ordine a Bronte, ha disposto di assegnare alla locale Stazione altri 4 carabinieri”. Una notizia che a Bronte è stata accolta come una vittoria. L’Amministrazione Firrarello, che in questi anni non ha tralasciato alcuna iniziativa di propria competenza atta a contrastare ogni tipo di fenomeno criminoso chiede da tempo, infatti, il potenziamento della Caserma dei Carabinieri. Bronte, infatti, negli anni scorsi è stata teatro si sparatorie ed arresti per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti che hanno preoccupato la laboriosa cittadina. Nel tentativo di contrastare ogni tipo di fenomeno il sindaco ha fatto istallare delle telecamere di sorveglianza e presto ne netterà in funzione altre a salvaguardia dei monumenti, delle scuole e delle zone considerate sensibili. Lo stesso Firrarello, inoltre, ha trovato le necessarie soluzioni per costruire a Bronte una nuova caserma dei Carabinieri in contrada Sciara Sant’Antonio, in prossimità della via Selvaggi (già stata espletata la gara d’appalto) e quando è stato necessario non ha esitato a chiedere all’allora Prefetto, Anna Maria Cancellieri, di convocare proprio a Bronte un vertice sull’ordine e la sicurezza pubblica, reclamando il potenziamento dell’attuale caserma. “Ringrazio la Prefettura – afferma il senatore – ed il Comando Regione Carabinieri della Sicilia. Per noi era importante garantire ai cittadini un più incisivo controllo del territorio. Io – continua – ringrazio i carabinieri e tutte le altre Forze dell’Ordine del territorio, per l’impegno profuso fino ad oggi ed lusinghieri risultati ottenuti nella quotidiana lotta per contrastare ogni fenomeno di criminalità. Sono certo – conclude - che una loro maggiore presenza darà ulteriore serenità ad un paese come Bronte che vuole crescere economicamente e socialmente, puntando decisamente alle risorse che possono provenire dal turismo”. | |||||||||
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Crisi tessile a Bronte: i sindacati chiedono un incontro con Rosso I vertici nazionali del settore tessile dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, come avevano promesso durante la loro recente visita a Bronte, hanno chiesto a Renzo Rosso, titolare della Diesel, un incontro affinché torni indietro sulla decisione di ridurre le commesse al polo tessile brontese. Lo hanno fatto attraverso una missiva che Stefano Ruvolo della Femca-Cisl, Rosalba Cicero della Filtra-Cgil e Pasquale Rossetti della Uilta-Uil hanno firmato insieme: «Le nostre strutture sindacali di Bronte - si legge nella lettera - ci segnalano che importanti commesse della sua società sono venute a mancare. E questo in una fase difficile per i lavoratori, soprattutto del Mezzogiorno. Per questo le chiediamo uno sforzo - continuano i sindacalisti - capace di impedire un ulteriore impoverimento del tessuto produttivo e occupazionale dell'area di Bronte». Alla fine i segretari generali chiedono di vedere Rosso, che in verità vogliono incontrare anche i rappresentanti brontesi di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Gino Mavica, Rosario Gangi e Salvino Luca, i quali hanno chiesto al presidente del Consiglio comunale di Bronte la convocazione di un'assemblea consiliare sull'argomento: «Si dovrà discutere - affermano - la grave crisi del settore alla presenza dello stesso Renzo Rosso che. essendo cittadino onorario di Bronte, dovrà essere invitato a partecipare». Intanto, le lavoratrici attualmente sospese e senza una prospettiva concreta di tornare a lavorare hanno confermato il sit-in di lunedì prossimo davanti al Tribunale di Bronte, ovvero in occasione della prima udienza del processo contro la Diesel che, secondo la Bronte Jeans, non poteva ridurre all'improvviso le commesse del 70%. Le telecamere di «Occhio alla spesa» in giro per la Provincia Telecamere puntate sul pistacchio Le telecamere della Rai ieri mattina hanno filmato come i pasticceri di Bronte riescono a produrre il gelato al pistacchio più buono al mondo. Lo hanno fatto per la trasmissione di Rai Uno “Occhio alla spesa” di Alessandro Di Pietro che, dopo aver raccontato la fragola di Maletto adesso ha rivolto la propria attenzione sul “Re pistacchio”. Programma e riprese sono state preparate dall’organizzatore Rai dell’evento, Giancarlo Santanocito: “Sono qui – ha affermato - per valorizzare i frutti di questa terra. Ovviamente non potevamo tralasciare il pistacchio di Bronte ormai presente nei dolci e gelati di tantissime pasticcerie italiane. Insegneremo ai consumatori come si riconosce”. Presente anche il vicesindaco Nunzio Calanna con il sindaco Pino Firrarello e il presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione. | |||||||||
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