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Diffamò l’allora consulente amministrativo del Comune Pena ridotta in Appello per l’ex sindaco Salvatore Leanza Pena ridotta, in appello, per l’ex sindaco, Salvatore Leanza, ex assessore regionale e deputato all’Ars nelle fila del vecchio Psi, imputato di diffamazione aggravata per alcune sue dichiarazioni nei confronti dell’avv. Pietro De Luca, ex consulente amministrativista del Comune di Bronte. Leanza, condannato in primo grado a 4 mesi e al pagamento di una provvisionale di 10 mila euro (sospesa) è stato condannato dai giudici della prima corte d’appello solo al pagamento di una multa di 800 euro. Lo «sconto» è stato determinato dalla concessione delle attenuanti generiche all’ex sindaco. Il procuratore generale Biondi aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Adesso Leanza, oltre alla multa dovrà pagare la provvisionale per la quale aveva ottenuto la sospensione e le spese legali. La diffamazione si basava su una serie di dichiarazioni - datate 2003 - nelle quali l’ex sindaco parlava dell’operato di De Luca sostenendo in un’intervista a una tv locale che l’avvocato ogni anno si «liquidava» 300 milioni di lire solo per dare qualche parere e che lo stesso De Luca gonfiava appositamente le sue parcelle. Un’affermazione falsa - così ha giudicato la Corte d’appello - che ha dato ragione alla parte civile, rappresentata dall’avv. Goffredo D’Antona condannando l’ex amministratore pubblico, difeso dall’avv. Carmen Mirabella. 28 Ottobre 2008 LA PROTESTA DEGLI STUDENTI BRONTESI Il Capizzi entra in autogestione Anche per il Liceo Scientifico Capizzi è iniziato un periodo di autogestione in segno di protesta nei confronti dell’attuale Ministro della Pubblica Istruzione Maristella Gelmini, la quale – scrivono gli studenti - «ha presentato un disegno di legge per la riforma della scuola che prevede, tra l’altro, ingenti tagli alla scuola pubblica per un valore complessivo di otto miliardi di euro, la soppressione del quinto anno di scuola superiore, la reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.»Il tutto per ridurre i costi che lo Stato deve sostenere in modo da poter tagliare alcune tasse. Gli studenti fanno però notare che «stranamente i contributi statali per le scuole private non vengono minimamente tagliati»; «stiamo parlando - affermano -di 500 milioni di euro che i contribuenti sborsano ogni anno per alimentare quell’industria che è il complesso di diplomifici italiani e che ogni anno “sforna” la classe dirigente del futuro.»«Non si può lesinare – continuano - sull’istruzione, una delle poche cose che in Italia ancora funzionano. Non si risparmia sulle spalle di chi spera, attraverso la scuola, di attuare il proprio riscatto sociale. Per chiunque abbia un minimo di coscienza critica è inammissibile che un governo voglia creare un popolo di ignoranti e di stereotipati al fine di fare da coronamento al conformismo che da un secolo sembra permeare tutta la vita mondiale.» Fanno notare ancora che «invece di preoccuparci di pagare meno tasse dovremmo preoccuparci di investire i soldi pagati dalla collettività in attività e servizi che possano migliorare la qualità della vita, proprio come da tempo si fa in Germania, Danimarca e i paesi della Scandinavia, i quali, accanto una pesante tassazione, mettono come contrappeso eccellenti servizi pubblici, a partire dalla scuola che, secondo un modello progressista, punta molto sulle competenze e la manualità, affiancando l’offerta formativa a periodi di apprendistato direttamente nelle aziende.»Un liceo scientifico dovrebbe introdurre alla vita lavorativa in istituti di ricerca scientifica o in aziende chimiche o farmacologiche e non può assolutamente limitarsi, in tempi come questi, solo a fornire concetti teorici che non riescono a trovare una valida applicazione pratica a causa dell’assenza o dell’inadeguatezza dei laboratori scolastici. La protesta – concludono gli studenti brontesi – è «contro la stupidità di chi ci governa» che «non può in nessun modo rovinare il futuro di un’intera generazione che ha intenzione di trovare il proprio inserimento in un mondo di persone munite di una propria capacità di giudizio e non di tante pecore che danno ragione al primo arrivato.» 25 Ottobre 2008 NOTIZIE POSITIVE E CONFORTANTI DAL CONVEGNO DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL'INDUSTRIA DELL'ABBIGLIAMENTO TENUTOSI PRESSO LA BRONTEJEANS “Come crescere mantenendo il made in Italy” Franco Catania: «Unici in Italia: a Bronte facciamo taglio, confezionamento, ricamo, lavaggio, stiro, trattamento dei capi e spedizione direttamente al cliente» La produzione di capi di abbigliamento rivolti a mercati di fascia medio alta, insieme alla formazione dei tecnici e degli operatori delle industrie manifatturiere, salveranno il “Made in Italy” e l’intero comparto tessile italiano. E’ il messaggio finale del Convegno d’autunno, l’annuale meeting che, l’Antia (Associazione nazionale tecnici dell’Industria dell’Abbigliamento), che riunisce le maggiori griffe nazionali ed internazionali, quest’anno ha voluto organizzare a Bronte presso la Brontejeans che ha raggiunto livelli ragguardevoli della lavorazione dei capi d’abbigliamento.All’incontro hanno partecipato il presidente dell’Antia, prof. Gino Sartena, i tecnici ed i rappresentanti dei più importanti marchi italiani del settore abbigliamento, il sindaco, sen. Pino Firrarello ed il dott. Salvatore Spartà. Tutti ospiti dell’on. Franco Catania, general manager della Brontejeans. All’incontro non ha voluto mancare Nicola Bardelle, che realizza i jeans sartoriali “Jacob Cohen”. “La nostra filiera di produzione è completa. – ha affermato Catania - A Bronte facciamo taglio, confezionamento, ricamo, lavaggio, stiro, trattamento dei capi e spedizione direttamente al cliente. Questo ci rende forse unici in Italia, ma certamente competitivi sul mercato. Gli stilisti che realizzano capi di un certo livello, e che si rivolgono ad un target particolarmente elevato, non possono certo permettersi di fare la lavorazione in Cina. Non possono farlo sia per non perdere qualità, sia perché il Made in Italy rappresenta un valore, sia perché rischierebbero di perdere il cliente”. La qualità italiana va però, ovviamente, coltivata e garantita attraverso la formazione dei tecnici e del personale, come suggerisce il presidente Sartena: “La formazione è importantissima. – afferma – Il tessile è un settore ad alta concentrazione di lavoro manuale e molte aziende che hanno spostato le produzioni nei paesi a basso costo si sono pentite, perché hanno perso in qualità. Oggi noi invece abbiamo tutti i titoli per vendere nell’area mondiale “Bric” (Brasile, Russia, India e Cina) dove 30 milioni di nuovi ricchi chiedono il Made in Italy e vogliono i prodotti della nostra terra, che vanta il 30% del valore culturale del mondo ed il 70% dell’Europa”. Tesi confermate anche da Bartelli: “Abbiamo bisogno di qualità – afferma – che mai potremo trovare all’estero. Anzi mi preoccupa la diminuzione della manodopera”. Insomma notizie positive e confortanti in controtendenza rispetto a quello che si legge e quello che denunciano le altre aziende tessili della stessa Bronte. Vero è anche però che la Brontejeans non ha registrato cali di commesse. In questo contesto è chiaro che il polo tessile di Bronte va potenziato. “E noi stiamo facendo la nostra parte – ha affermato il sindaco Firrarello – anche perché riteniamo la realtà del tessile brontese fra le più importanti dal punto di vista economico. La serietà e la professionalità degli imprenditori e il volume della forza lavoro che crea ci ha convinto in passato a realizzare la più bella area artigianale della Sicilia, finalmente dotata di rete metanifera, ed oggi a volere costruire una nuova viabilità sia interna a Bronte sia verso Catania e chiedere alla Circumetnea di diventare il vettore su rotaia delle merci destinate al porto”. “Ringrazio – ha concluso l’on. Catania – per aver fatto fare al comparto tessile brontese un vero salto di qualità”. IL SALONE DEL GUSTO DI TORINO Slow Food Sicilia, tesoro potenziale da 24 mln l’anno Pistacchio di Bronte al top. Presìdi presto in un portale e nei migliori alberghi Torino. E’ la Sicilia la regione italiana più ricca di presidi Slow Food: sono 29, rappresentano tradizioni e conoscenze antiche, contano oltre 200 produttori e hanno un valore stimato di quasi 4 milioni di euro. Ma, dalle stime dei responsabili siciliani dell’associazione del «buono, pulito e giusto» e dell’assessorato regionale all’Agricoltura, hanno un potenziale economico che supera i 24 milioni di euro l’anno. A guidare questa classifica delle previsioni di crescita è il pistacchio di Bronte: presidio dal 2000, quattro aziende per un totale di 350 quintali di prodotto e un valore economico di 67.500 euro con una previsione che porta i produttori a 70 e il business potenziale a 6.250.000 euro. I dati sono stati illustrati, ieri, al Salone del gusto di Torino da Dario Cartabellotta, dirigente generale del dipartimento Interventi infrastrutturali dell’assessorato regionale all’Agricoltura, e dal presidente di Slow Food Sicilia, Pippo Privitera. «La realtà Slow Food in Sicilia ha un potenziale economico destinato a crescere in maniera esponenziale – ha spiegato Cartabellotta –. Un punto di forza è quello di puntare all’identità territoriale e all’esaltazione dell’originalità e unicità di gusti e sapori contrapposti alle offerte agroalimentari globalizzate e standardizzati». Tra le altre iniziative presentate ieri al Salone del gusto nell’ampio spazio espositivo regionale – che comprende la zona istituzionale, gli stand delle produzioni siciliane e un’area dedicata ai laboratori del gusto e alla ristorazione (già prenotati i tavoli fino a domenica) con menu realizzati rigorosamente con prodotti dei presidi – ce ne sono state altre due. La prima riguarda la realizzazione di un ambizioso progetto di promozione delle attività dell’assessorato attraverso un «portale dell’innovazione» facente parte di una piattaforma informatica integrata, in parte già avviata. All’interno del portale ci sarà spazio per la commercializzazione dei presìdi dove domanda e offerta s’incontreranno con un semplice clic. «Sarà una vetrina per le aziende siciliane e un grande negozio on line – ha spiegato Dario Cartabellotta –. Severi controlli da parte degli uffici regionali garantiranno trasparenza per tutti i clienti, dal consumatore ai rivenditori, dai distributori ai grandi alberghi». La seconda è l’istituzione di un tavolo di lavoro che avrà lo scopo di fare arrivare i presìdi Slow Food isolani nei migliori alberghi dell’isola. «Gli albergatori hanno già mostrato interesse per l’iniziativa ed è stato attivato un tavolo di lavoro per mettere nero su bianco le strategie – ha fatto sapere l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via, che non ha potuto raggiungere Torino per un impegno improvviso –. L’ospite degli alberghi a quattro e cinque stelle, oltre alla lista delle portate e alla carta dei vini, riceverà anche tutte le informazioni sui prodotti tipici della nostra terra utilizzati per cucinare i piatti prelibati che da lì a poco mangerà». In visita agli stand di Slow Food, ieri, anche il presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione. «Mi piace ricordare di essere stato uno dei precursori della valorizzazione dei presìdi – ha detto –. Questo però non significa che tipico voglia dire piccolo. Si devono tutelare le produzioni di nicchia, ma rendersi conto che c’è una competizione internazionale sempre più forte». [Mariella Caruso] La raccolta differenziata si promuove a scuola Si è svolto ieri mattina all’Itis «B. Radice» di Bronte lo spettacolo «Una scelta di Vita», ideato e realizzato dall’autore televisivo e presentatore Rai, Luca Pagliari, per promuovere la raccolta differenziata. A volere lo spettacolo sono stati la società Ato rifiuti Joniambiente, il Comune di Bronte e il Comieco (Consorzio nazionale per il recupero e riciclo di imballaggi a base cellulosica). Lo spettacolo, attraverso le storie dei personaggi comuni, ha esaltato l’importanza delle piccole scelte che hanno un grande valore per la collettività, come il riciclo di carta e cartone. Presenti il componente del Cda, Antonello Caruso, e il direttore di Aimeri, dott. Alfio Agrifoglio. «E’ stato bello vedere le vostre città pulite - ha detto Pagliari - dopo essere passati dai Comuni del versante ovest dell’Etna». «Siamo convinti - hanno affermato il presidente di Joniambiente, dott. Mario Zappia, e l’assessore comunale all’Ecologia, Maria De Luca – che l’educazione nelle scuole e il dialogo con i giovani siano fattori imprescindibili per diffondere con successo la cultura dello sviluppo sostenibile e speriamo che, grazie anche a questo incontro le oltre 193 tonnellate di carta e cartone raccolte a Bronte nel primo semestre 2008 possano aumentare». | |||||
Bronte. Controlli mirati della Guardia forestale nelle campagne sulle tracce di chi non rispetta le regole Un decalogo per i raccoglitori di funghi Giro di vite della Guardia forestale di Bronte nei confronti dei raccoglitori di funghi abusivi, ovvero coloro che non sono in possesso del tesserino per raccogliere i funghi epigei spontanei o che non rispettano le regole di raccolta. Il commissario del distaccamento forestale, Vincenzo Crimi, infatti, da giorni sta effettuando servizi di controllo mirati, perlustrando tutte le campagne solitamente battute dai fungaioli. «La legge regionale - dice il commissario Crimi - del 1° febbraio 2006 n. 3, che regola la raccolta dei funghi, ha rivoluzionato il modo di operare dei raccoglitori amatoriali e professionali di funghi, ponendo la Regione siciliana alla pari di tutte le altre regioni d’Italia che in materia hanno già una legislazione. Nostro compito -conclude - è quello di farla rispettare, per salvaguardare l’ambiente e la salute pubblica». Con questa legge, quindi, in Sicilia possono raccogliere funghi soltanto coloro che hanno ottenuto da Comuni di residenza il famoso tesserino, previo il versamento di una quota in denaro e un attestato di frequenza di un corso di formazione effettuato dalle associazioni micologiche. Oltre a ciò, bisogna seguire 10 precise regole: non raccogliere funghi nelle ore notturne; non raccoglierne in quantitativi maggiori a quelli consentiti dalla legge (4 chili per chi è in possesso del tesserino amatoriale, 12 per chi ha quello professionale). I proprietari all’interno dei propri fondi, non hanno necessità di acquisire il tesserino, ma devono ugualmente attenersi alle altre modalità di raccolta; i funghi raccolti devono essere riposti e trasportati in contenitori areati realizzati preferibilmente con fibre naturali intrecciate, per consentire la diffusione delle spore; per raccogliere funghi non bisogna usare rastrelli o altri mezzi che possono danneggiare lo strato umifero del terreno; non bisogna distruggere nessun tipo di fungo, seppur non commestibile; non bisogna raccogliere funghi in aree degradate quali vecchie discariche o siti industriali; non bisogna raccogliere funghi se si è minori di 14 anni e non accompagnati da persone adulte in possesso di tesserino; i funghi raccolti vanno puliti nel luogo di raccolta; non bisogna raccogliere funghi all’interno di aziende faunistiche venatorie in periodo di caccia; la vendita di funghi è soggetta all’autorizzazione sanitaria e del Comune. Chi trasgredisce, oltre ad avere confiscati i funghi raccolti, rischia di pagare sanzioni da 10 a 344 euro. [Gaetano Guidotto] | ||||||||
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