22 Maggio 2004
CONFRONTO FRA PARCO E UNIVERSITà E ZOOLOGIA
Verso il «dop» dell’Etna
Potrebbe veder presto la luce un marchio dell’Etna per i
prodotti tipici locali, utilizzabili magari nell’ancora inattivo Grande Albergo
dell’Etna in cui “si dovranno trovare prodotti realizzati in prevalenza
all’interno del Parco”. Sono due fra le tante proposte venute fuori da quello
che il Presidente del Parco dell’Etna Cettino Bellia ha definito un momento di
concertazione tra l’ente e il mondo universitario svoltosi nel salone del Museo
di Zoologia, presso ilo Dipartimento di Biologia Animale “Marcello La Greca”.
”Di recente è stato varato un regolamento di fruizione del Parco - spiega Bellia
- e abbiamo in cantiere molti progetti che valorizzeranno, senza dubbio, questa
grande risorsa che la nostra provincia possiede". Si parla, infatti, di un
sistema di sentieri, della promozione di attività agricole, della
ristrutturazione di alcune cave all'interno del Parco. Per quanto riguarda
l’autofinanziamento, invece, Bellia si è detto perplesso: “Noi possiamo
governare, ma non gestire. I ticket serviranno soltanto per fornire servizi.
Dobbiamo avere l’intelligenza di sfruttare il territorio per creare economia”. A
riguardo interviene il vice presidente di Federparchi Angelo Messina, direttore
del Cutgana, il centro interfacoltà dell’Università: “Vanno recuperate le-
masserie, riscoprendo le attività che si svolgevano al loro interno e
promuovendo tutte le attività locali”.
”Il Parco dell’Etna è stato il primo istituito in Sicilia con la legge 98
del 1981 - afferma Guglielmo Longo, direttore del Dipartimento che ha ospitato
l’incontro - a ventitre anni di distanza ancora non si decolla. Soltanto
negli ultimi anni siamo in una fase propositiva e ci avviamo a grandi e positivi
cambiamenti”. [Al. Bo.]
Maletto, 3 maggio 2004
In alternativa all’ipotesi di realizzare piste
da sci
Ancora un progetto di sviluppo turistico
Proposto dall'Associazione "Etna vive" un sistema integrato di fruizione del
territorio dell'Etna Nord-ovest |
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E’ la primavera a riproporre la discussione sulla
valorizzazione dell’Etna ai fini turistici. Sciolta la neve, che in molti
vorrebbero utilizzare per praticare lo sci da discesa, i sentieri del Vulcano
più alto d’Europa, nel versante più ricco di vegetazione, sono diventate meta di
turisti. Così l’associazione ambientalista catanese “Etna vive” il primo maggio
ha non solo ammirato le bellezze ambientali che la Città delle Fragola offre, ma
proposto all’Amministrazione comunale guidata dal sindaco, Giuseppe De Luca, un
progetto turistico alternativo che, vedendo abbandonare l’ipotesi di realizzare
le piste da sci, intenda valorizzare boschi e sentieri, offrendo dei servizi che
in verità fino ad oggi mille divieti hanno impedito di realizzare.
Nel progetto sono individuati alcuni obiettivi come: “l’ampliamento ed
affidamento in gestione a privati dell’ex casermetta di monte Spagnolo e del
rifugio forestale di Monte Scavo e l’accesso motorizzato (e qui "Etna viva"
propone un idea innovativa) sino al limite delle nevi, e comunque al di sotto
del limite della zona A, in modo da consentire un comodo accesso ai percorsi di
sci da fondo.
Per realizzare ciò - secondo il Consiglio direttivo dell’Associazione
- si dovrebbe creare un sistema coordinato per la valorizzazione delle
discipline invernali alternative allo sci da discesa, come la “battitura” dei
percorsi per lo sci da fondo, permettendo l’accesso al “gatto delle nevi” fino
ai rifugi sopra indicati una volta ampliati e per finire la realizzazione di
percorsi nei pressi dei rifugi da percorrere con le racchette”.
“Sulla necessità o meno - dicono il sindaco Giuseppe De Luca ed il vice sindaco
Enzo Sgrò - di realizzare un Polo turistico in questo versante dell’Etna che
permetta lo sci da discesa ognuno rimane della propria opinione, fermo restando
che siamo pronti al dibattito. Ci piace invece l’ipotesi di sviluppo turistico
proposto da “Etna Viva” che ringraziamo per averci fornito il loro autorevole
contributo. Noi, infatti, - continuano gli amministratori - da tempo crediamo in
questa forma di turismo, che speriamo di riuscire ad organizzare con i sentieri
e le iniziative che con il Parco dell’Etna stiamo allestendo e che già metteremo
in atto durante la prossima Sagra delle fragole”. |
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4 maggio 2004
MA IL FRONTE DEL «SI’ ALLO SCI» RESTA COMUNQUE COMPATTO
Rimane saldo il fronte che vuole un Polo turistico del versante
nord-ovest dell'Etna che permetta la pratica dello sci. Presso la sede
dell'Ascom-Confcommercio di Bronte, Ospiti del presidente Elio D'Aquino
e dell'intero gruppo dirigente dell'associazione, infatti, si sono
riuniti, in rappresentanza del Comitato promotore sviluppo Etna nord,
il presidente Benedetto Lazzaro e il dottor Aldo Russo. Scopo della
riunione è stato quello di avviare quanto discusso in occasione
dell'incontro al quale ha partecipato il dott. Pietro Agen,
vicepresidente della Confcommercio provinciale. In quell'occasione
Agen si è mostrato favorevole alla realizzazione degli impianti di
risalita per lo sci da discesa in questo versante, ma ha chiaramente
fatto intendere che da solo lo sci non avrebbe potuto certo
risollevare le sorti economiche dell'intera zona. «Il piano proposto e
immediatamente accolto sia dalla Confcommercio sia dal Comitato
Sviluppo Aetna nord Ovest - dice D'Aquino - consiste nel predisporre
una sorta di "road map", che in tempi brevi ci permetta di creare quel
necessario movimento di opinione che possa divenire volano per
realizzare le iniziative che finora sono state osteggiate"
A muoversi comunque non sono soltanto i commerciati di Bronte, ma
anche quelli di Randazzo.. |
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In effetti, "Etna viva" non si ferma solo a quanto già descritto.
Propone ancora un sistema integrato di fruizione del vasto patrimonio
naturale puntando a migliorare la ricettività nei rifugi montani, a
realizzare dei percorsi per mountain bike nella vasta zona semipianeggiante
che si trova a monte di Maletto e nel dintorni di monte Minardo, permettere
a dei carri trainati da cavalli di far effettuare delle passeggiate lungo la
pista altomontana, la realizzazione di un campo da golf e di sentieri
tematici, entrambi già in progetto.
Idee bellissime, insomma, ma fino ad oggi irrealizzabili in quanto i
robusti cancelli dell’Azienda foreste demaniali hanno impedito a qualsiasi
mezzo non autorizzato ad addentrarsi quotidianamente dentro il Parco
dell’Etna, negando in pratica l’organizzazione dei servizi che il turista
che paga e lascia economia vuole trovare. |
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14 Febbraio 2004
FA DISCUTERE IL PROGETTO DEL TERZO POLO TURISTICO
Sciatori sul vulcano, valanga di polemiche
Il comitato Sviluppo Etna vuole costruire nuovi impianti
sul versante nord-ovest. Ma molti si oppongono
Da una parte c'è un comitato che si chiama «Sviluppo Etna», dall'altra 160 tra
docenti e ricercatori universitari che hanno appena firmato un appello. Pomo
della discordia, la realizzazione del cosiddetto «terzo polo turistico», quello
cioè che dovrebbe far nascere impianti sciistici e strutture alberghiere sul
versante nord-ovest del vulcano, dalle parti di Punta Lucia: terzo polo rispetto
a quelli di Nicolosi e di Linguaglossa. In prima fila nel comitato ci sono i
comuni di Bronte, Maletto, Maniace e San Teodoro, pronti a dimostrare che
proprio il fronte nord-occidentale è quello per vocazione più adatto allo sci,
visto che è al riparo dai raggi primaverili e che la neve resiste fino ai primi
giorni di aprile. Peccato che ci siano di mezzo una pineta e una zona A, cioè di
riserva integrale. Un bene che, secondo gli studiosi, sarebbe irrimediabilmente
compromesso con la realizzazione del terzo polo.
Gli accademici, oltre a manifestare perplessità sulla presenza continua di
neve e sulla sicurezza sismica della zona, scrivono che "il territorio di Punta
Lucia e tutto il versante nord-occidentale rappresentano l'unico lembo residuo
ancora incontaminato che conserva integri i valori naturalistici e paesaggistici
che danno un senso all'esistenza stessa del Parco dell'Etna». Replicano a muso
duro i fautori dell'iniziativa: «Non si tratta di distruggere», dice
Mario Bonsignore a nome dei comuni promotori, «ma di realizzare impianti
compatibili con il rispetto dell'ambiente».
Un braccio di ferro che dura ormai da un anno e che ha aperto un dibattito
infinito. Miniera d'oro o boomerang? Secondo il presidente dell'ente Parco,
Concetto Bellia, «è sbagliato continuare a discutere di terzo polo turistico,
quando bisogna impegnare risorse e mezzi per far sì che l'intero sistema Etna,
visto nella sua globalità, diventi un unico polo di grande attrazione
turistica». Ma il comitato non demorde. E alza il tiro, chiedendo di cambiare la
legge istitutiva del Parco pur di portare gli sciatori a Bronte.

27 Gennaio 2004
Presenti i sindaci di Bronte e
Maletto
Terzo Polo: Il Comitato incontra i docenti
Si è svolto a Catania, presso la
sala conferenze della Cisl intitolata al sindacalista randazzese “Peppino
Bonaventura”, l’incontro fra i docenti universitari e le organizzazioni
sindacali ed i rappresentanti del Comitato Sviluppo Aetna nord
ovest, che punta a far praticare lo sci da discesa nel versante nord
ovest dell’Etna. Enzo Sgrò, Benedetto Lazzaro e Daniele Sindoni insieme
con i sindaci di Bronte e Maletto, Salvatore Leanza e Giuseppe De Luca, e
gli assessori La Ruota e Amato di Randazzo, moderati dal sindacalista
Gaetano Camarda ed introdotti dalla professoressa Maria Teresa Vinciguerra
hanno dibattuto l’argomento con i docenti ed i sindacalisti contrari all’iniziativa.
La proposta:
“Realizzando degli
impianti di risalita per lo sci - ha dichiarato Enzo Sgrò -
amplieremo l’offerta turistica in tutta l’Etna. Oltre a ciò, si
creerà lavoro in una terra abbandonata che denuncia gravi indici di
spopolamento. Vista l’orografia del territorio poi e la permanenza della
neve fino a primavera sarà possibile realizzare impianti a fune alta a
bassissimo impatto ambientale per un turismo destagionalizzato. |
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Gli alberghi li realizzeremo nei centri storici”.
Le perplessità dei docenti: Per il
prof. Carmelo Monaco le zone interessate sono soggette all’apertura
di fratture vulcaniche e quindi pericolose, mentre per l’economista Pier
Luigi Catalfo gli impianti da sci porterebbero ricchezza ad un solo
imprenditore, gli altri raccoglierebbero le briciole. Per la prof.ssa Angela
Maccarrone bisognerebbe puntare sul turismo ambientale facendo
conoscere le unicità del territorio. Ma il dito sulla piaga lo hanno
posto i prof. Pietro Alicata e Nino Messina: “E’ vero -
ha affermato Alicata - il Parco non ha premiato le vostre peculiarità, ma
per favore non creiamo un altro mostro come quelli di Linguaglossa e
Nicolosi”. “Le popolazioni - ha replicato il secondo - sentono i
disagi delle promesse non mantenute da parte delle aree protette”. Di
diverso avviso il prof. Angelo Ronsisvalle: “Le leggi ci sono -
ha affermato - voi non ne avete saputo approfittare. Chi propone la legge
d’iniziativa popolare lo fa per scavalcare i comitati scientifici”.
La risposta: “Nelle vostre
considerazioni - ha risposto l’assessore di Maletto, Nicola Azzarello
- c’è molta teoria e poca pratica. Noi non vediamo tutta questa
massa di turisti ambientalisti arrivare a piedi sui sentieri dell’Etna
portando economia. Sentiamo invece la vostra ostilità sulla nostra
proposta, che è fatta da gente che l’ambiente lo ha saputo
salvaguardare anche senza il Parco. Costatiamo, inoltre - ha continuato -
il vostro silenzio nei confronti del cemento buttato senza alcun rispetto
nei versanti di Linguaglossa e Nicolosi”.
I sindaci: “Bisogna parlare di
pianeta Etna. - ha affermato il dott. Salvatore Leanza - La neve
non pagherebbe e quindi bisogna puntare sul turismo naturalistico e
rurale. Le leggi ci sono dobbiamo farle rispettare e metterle in atto”.
“Tutti debbono fare autocritica - ha ribadito De Luca - perché
il Parco, prima della nomina del presidente Bellia, ha offeso le nostre
peculiarità, autorizzando, per esempio, una pista di sci da fondo lontana
5 chilometri dai cancelli dell’Azienda foreste demaniali. Come dire: non
la raggiungerete mai. Per la verità con Bellia - conclude - le cose
stanno cambiando”.
La proposta finale: Alla fine i
docenti hanno chiesto al Comitato ed ai sindaci di firmare un documento
dove “riconoscendo che le finalità del Parco dell’Etna non sono state
pienamente realizzate ci si impegna a promuovere iniziative per consentire
una migliore fruizione di tutti i versanti” precisando che la zona A
debba essere tutelata da qualsiasi alterazione”.
Il sindaco di Bronte ha subito firmato, gli altri no. Il dibattito
comunque rimane aperto come la collaborazione fra le parti. Alla fine,
infatti, l’unico vero nodo da sciogliere è rimasto quello della
realizzazione o meno degli impianti di risalita per lo sci da discesa, per
il resto i docenti dell’Università di Catania sono concordi con il
Comitato sviluppo Aetna nord ovest sulla necessità di dover sviluppare un
territorio che della presenza del Parco dell’Etna ha avuto tanti vincoli
e pochi vantaggi.
13 Febbraio 2004
«Una seggiovia non
deturpa l’Etna»
Randazzo: Il sindaco
firma il documento dei docenti pur ritenendo possibile la
realizzazione dell’impianto di risalita
Il sindaco di Randazzo, Agati, si dichiara a favore della
realizzazione di una seggiovia che apra ai turisti il versante
nord ovest dell'Etna, contemporaneamente però firma
il documento che il «Comitato per la per la
difesa dell’integrità del versante nord ovest dell’Etna»,
costituito dai docenti dell’Università di Catania, ha proposto
durante l'incontro catanese con i presentanti del Comitato
«Sviluppo Aetna nord ovest», opponendosi all'istituzione di una
zona «C» altomontana nel versante nord ovest del vulcano. |
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La “DICHIARAZIONE
CONGIUNTA” finale
I sottoscritti firmatari del presente documento esprimono le
seguenti valutazioni:
L'Etna, il più grande vulcano attivo d'Europa, è un bene
di inestimabile valore per le sue eccezionali
caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche, frutto non
solo dell'opera della natura ma anche delle testimonianze
che le attività tradizionali dell'uomo hanno impresso al suo
territorio nel corso della storia. Tali caratteristiche,
riconosciute nell'istituzione del Parco dell'Etna, vanno
dunque tutelate e preservate.
Questo bene è anche una risorsa di sviluppo economico e
sociale per le popolazioni che vivono all'interno dei
confini del Parco. Tale risorsa può dare pienamente i suoi
frutti solo se i progetti e le iniziative volti a
incentivare il turismo tengono conto che l'Etna va vista non
come un insieme di territori comunali che perseguano
politiche del territorio disarticolate o in concorrenza fra
di loro ma come un tutto unico all'interno del quale vanno
sviluppate e valorizzate le specificità dei diversi
territori.
La zona A (riserva integrale) dell'area di nord-ovest, che
è la più ricca di emergenze naturalistiche e la più integra
dell'intero territorio etneo, va preservata da qualunque
modifica o alterazione. La fruizione turistica di quest'area
va incentivata e valorizzata nel rispetto della normativa
esistente e del Piano Territoriale recentemente approvato
dal Consiglio del Parco.
I sottoscritti, riconoscendo che le finalità istitutive
del Parco non sono state finora pienamente realizzate, si
impegnano a promuovere tutte le iniziative volte a
consentire la migliore fruizione di tutti i versanti
dell'Etna sotto il profilo turistico e ricreativo, dando
piena attuazione alle potenzialità di sviluppo turistico
previste dalla legge istitutiva del Parco dell'Etna e dal
Piano Territoriale. A tal fine, individuano anche nella
realizzazione della "Comunità del Parco" uno strumento
efficace, previsto nella legge istitutiva del Parco, per
consentire alle comunità e alle varie realtà sociali del
territorio etneo di interloquire istituzionalmente con
l'Ente Parco, per stimolare e promuovere gli interventi
ritenuti più adeguati allo sviluppo del territorio e per la
piena valorizzazione delle risorse che l'Etna offre non solo
ai comuni ricadenti dentro il Parco stesso ma a tutta la
Provincia di Catania. |
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Per il sindaco, infatti, il testo
del documento non precluderebbe la possibilità di realizzare
impianti di risalita che permettano di far praticare lo sci nel
versante nord ovest, né tanto meno le frasi del documento tanto
contestate: «la zona A (riserva integrale) dell'area nord ovest
… va preservata da qualunque modifica o alterazione. La
fruizione turistica va incentivata nel rispetto della normativa
esistente e del Piano territoriale», impedirebbero di far
realizzare la tanto richiesta seggiovia. «Io ritengo, - ci dice
il primo cittadino di Randazzo - e sono fermamente convinto, che
l’integrità del versante nord ovest dell'Etna non debba essere
alterata. Questo però non significa affatto che alcuni
interventi, che non presuppongono trasformazione, non possano
essere effettuati. A mio avviso le piste da sci possono essere
costruite, purché la struttura del vulcano non venga modificata.
Ritengo che la realizzazione della seggiovia non con contrasti
con la salvaguardia dell'ambiente, anzi, come in tanti altri
posti, si pone a difesa dello stesso».
I docenti però, hanno dichiarato di opporsi alla realizzazione
della seggiovia perché i lavori e gli stessi impianti sarebbero
pregiudizievoli per la salvaguardia dell'ambiente. E poi:
l'attuale decreto istitutivo del Parco, in zona A, consentirebbe
di costruire qualcosa? Il sindaco però rimane fermo nella sua
posizione, facendo intendere che, se realmente ecocompatibile,
la realizzazione di strutture sia possibile. «Io non ho
partecipato alla riunione a Catania, - replica Agati - ho
solamente letto questo documento che mi sento di sottoscrivere,
perché non chiude la porta a qualsiasi intervento
ecocompatibile».
La firma fa sì che adesso siano due i sindaci che concordano con
i docenti dell'Ateneo catanese. Oltre ad Agati, infatti, il
documento è stato firmato al momento della presentazione dal
sindaco di Bronte, Leanza. [Gaetano Guidotto]

7 Gennaio 2004
Il comitato ribatte alle
accuse di chi si oppone alla proposta di installare sul terzo lato
dell'Etna impianti sciistici e strutture alberghiere. In ballo c'è
un progetto di legge
Bronte, il polo
turistico della discordia
«Non intendiamo abbattere gli alberi»
Continua senza tregua il
dibattito «Terzo Polo Sì - Terzo Polo No» e, come è oramai noto,
la questione riguarda non i partiti politici ma i promotori del
«Terzo Polo» turistico (versante nord-ovest dell'Etna) e i 160
docenti e ricercatori universitari fautori del «No». Che a breve
si ritroveranno a contrastare anche un disegno di legge, promosso
dal comitato del «Si».
La scorsa settimana da queste pagine si era levata anche la voce
della professoressa Maria Teresa Vinciguerra, che soprattutto
sottolinea il timore di un ulteriore scempio per l'ambiente, e la
sostanziale inutilità di un eccesso di attrezzature sciistiche.
Gli «Utopisti del 3° Polo» per voce dei membri del comitato Enzo
Sgrò, Benedetto Lazzaro e Daniele Sindoni con una lettera hanno
precisato: «Dai docenti avremmo voluto consigli su come realizzare
il progetto senza deturpare l'ambiente, no un'opposizione che ha il
sapore di un campanilismo fra chi risiede nel versante nord-ovest e
chi, lavorando ed abitando nell'area metropolitana ricca di
opportunità e servizi, vuole venire qui solo per respirare aria
pulita. Ribadiamo che noi siamo i primi a non voler inquinare, ma
vogliamo poter offrire un avvenire ai nostri figli». Poi
continuando: «Non è nostra intenzione abbattere alberi per le
piste da sci, né cementificare o riempire d'asfalto il vulcano.
Amiamo i nostri boschi, ne rimaniamo affascinati ogni qualvolta
riusciamo a recarci nelle quote più alte dell'Etna, dove purtroppo
abbiamo la possibilità di andare di rado, perché, come è noto il
vulcano oltre una certa quota è chiuso da robusti cancelli che
vietano l'accesso ai veicoli, permettendo il passaggio solo a
piedi». Infine hanno lanciato la sfida: «Inizieremo una raccolta
di firme per chiedere alla Regione siciliana di approvare il disegno
di legge di iniziativa popolare per l'istituzione della zona
"C" alto montana sul versante nord-ovest dell'Etna».
Dei sindacati contraria la «Triplice», il si dell'UGL, lo conferma
il coordinatore locale Giuseppe Di Mulo. [Luigi Putrino]
3 Gennaio 2004
Nuovo polo
turistico dell'Etna?
«Sì, ma a basso impatto ambientale»
Parla la prof Vinciguerra: «impianto di risalita per ogni comune
è follia»
«La legge istitutiva del
Parco dell'Etna non è in conflitto con le leggi europee. Quello che
vogliono fare gli altri invece sì. Il versante Nord-occidentale del
vulcano è un “sito di interesse comunitario”, non vedo perché
dovremmo ridurre la zona A di riserva ed eliminare i vincoli di
tutela; perché dovremmo costruire nuovi impianti sciistici quando
sull'Etna già esistono».
Maria Teresa Vinciguerra, docente di Zoologia all'Università e
portavoce dei centosessanta professori schierati a difesa del Parco
dell’Etna, è contraria alla modifica della zona A di riserva
integrale ma non alla costruzione di percorsi turistici alternativi
e di minor impatto ambientale nella zona che va da Bronte a Punta
Lucia.
Dunque l'Etna va bene così, senza toccare una virgola?
«L'Etna ha una fascia alto-montana molto più ridotta rispetto
a quella di qualunque rilievo alpino ed è già in gran parte
urbanizzata. Una nuova urbanizzazione comprometterebbe quanto è
rimasto di interessante dal punto di vista geologico, botanico e
naturalistico. Modificare i limiti del Parco significa riportare
l'Etna vent'anni indietro».
Ma i comuni promotori del terzo polo turistico appuntano le
aspettative di sviluppo sulla realizzazione di nuove piste,
strutture di risalita...
«Nessuno vuole negare quelle aspettative di sviluppo, ma non
possiamo pensare che ogni Comune debba aver un suo impianto di
risalita. Esistono, già prima del Parco dell'Etna, due stazioni
sciistiche, con una funivia, numerose sciovie e due seggiovie in
costruzione. Eppoi sono discutibili i profitti che potrebbero
produrre gli impianti sciistici...».
In che senso?
«Nel senso che uno sciatore vero non verrà mai qui a farsi la
settimana bianca. Crederlo veramente è utopia. Semmai sono altre le
attrazioni...».
Quali?
«L'Etna è il vulcano attivo più alto d'Europa. Basti pensare
alle attività turistiche che si potrebbero legare a questi
fenomeni...».
Quale modello di turismo proponete in alternativa?
«Percorsi legati ad itinerari escursionistici, per esempio.
Oppure quelli legati all'alpinismo o allo sci di fondo. E ancora
circuiti di turismo legati agli aspetti naturalistici e ambientali,
la possibilità di aver nuovi rifugi, ma sarebbero già sufficienti
quelli che il Parco dell'Etna avrebbe dovuto rendere fruibili da
tempo. Ovviamente si potranno costruire alberghi panoramici nella
zona C del Parco. A questi nessuno si è mai opposto e nessuno mai
si opporrà». [Vincenzo Russo]
2 Gennaio 2004
Un terzo polo
turistico dell'Etna?
I promotori ribadiscono: perché sì
Il presidente dell'associazione dei comuni interessati replica
ai 160 docenti
Sulla presa di posizione dei 160 docenti e ricercatori
universitari, firmatari di un documento contrario alla realizzazione
del "3° Polo turistico", schierandosi "a difesa
dell'integrità del versante nordovest dell'Etna", si sono
presto pronunciati l’assessore del comune di Maletto Nicola
Azzarello e Mario Bonsignore, presidente dell'Associazione dei
comuni "Bronte-Maletto-Maniace-San Teodoro". Nella loro
"lettera appello", a difesa del Parco dell'Etna, i docenti
e ricercatori dell'Università, fra le varie motivazioni, ritengono
che: "L' attuazione di un polo turistico implica la costruzione
di corpose strutture turistiche e sportive nell'area che
dall'abitato di Bronte si estende fino a Punta Lucia (a quota 2 mila
340 metri), attualmente in gran parte ricadente in un'area di
riserva integrale".
L'assessore Azzarello nella sua risposta ha precisato: "Mi
chiedo quanti degli aderenti al documento conoscono il nostro
territorio e quanti vengono in vacanza nei nostri paesi. Non basta
firmare un "dotto documento", continua Azzarello,
bisognerebbe anche vivere e conoscere ciò che si vuole difendere,
cosa che purtroppo fanno solo i residenti. Invito gli aderenti al
documento, a far turismo alternativo sul nostro territorio, così
potranno ammirare e conoscere un versante dell'Etna a tanti ancora
sconosciuto. Chi verrà troverà...neve da novembre ad aprile. Se
sarà necessario modificare la legge istitutiva, che ben
venga".
Più approfondito il presidente dell'associazione dei comuni.
"La modifica del decreto istitutivo del parco dell'Etna - ha
detto Bonsignore - è necessaria per lo sviluppo turistico non solo
dei comuni che chiedono il "terzo polo", ma anche di
quelli che ospitano impianti e strutture”. Aggiunge Bonsignore:
"Sicuramente bisogna rispettare l’ambiente, ma ciò non
significa che non si possono realizzare strutture turistiche che lo
rispettino e lo valorizzino. Da quando si discute di terzo polo
turistico, nessuno ha mai parlato di "corpose strutture
turistiche", se poi si giunge a negare anche la vocazione di
questo territorio all'attività sciistica è veramente paradossale e
in contrasto con le affermazioni, nel tempo fatte, da addetti ai
lavori (sia imprenditori del settore, che sportivi)".
Per il presidente dell'associazione dei comuni "è necessario
un confronto per una soluzione che concili il rispetto della natura
con l'esigenza di dare una svolta all'economia di quei comuni che
ricadono nell'area interessata dal progetto. Il rifiuto
dell'iniziativa senza confronto è senz'altro penalizzante. Un punto
è certo: il decreto istitutivo del Parco va modificato per
realizzare strutture rispettose della natura, del paesaggio e
dell'ambiente". [Luigi Putrino]
3 Gennaio 2004
I coordinatori dei comitati
promotori : A gennaio raccolta di firme
per un DDL di iniziativa popolare
Sgrò, Lazzaro e
Sindoni
«Essere uniti e non divisi da preconcetti»
In riferimento alla lettera
dal titolo dal titolo «a difesa dell’integrità del versante nord
occidentale dell'Etna, e firmata da tantissimi docenti dell’Università
di Catania, riteniamo che l'argomento affrontato non possa essere
liquidato semplicisticamente con delle affermazioni di principio
senza i necessari approfondimenti finalizzati alla ricerca di un
fare comune che consenta una equilibrata fruizione del nostro
territorio e la contestuale crescita economica e sociale delle
nostre popolazioni. Noi, infatti, non abbiamo assolutamente
intenzione di deturpare l'ambiente e svilire i valori naturalistici
e paesaggistici che danno senso all'esistenza stessa del Parco, ma
intendiamo soltanto, nel rispetto dell'ambiente, valorizzare il
nostro territorio al fine di rispondere alle legittime esigenze
della gente che nel versante nord-ovest del vulcano vive e lavora,
quando lavora. Perché qui il livello di disoccupazione cresce ogni
giorno di più, e gli indici Istat ci dicono che, rispetto al
precedente censimento, il numero della popolazione è diminuito
anche a causa del nuovo fenomeno dell'immigrazione. Qui non è
esagerato dire che ci troviamo di fronte allo spopolamento.
Oltre a ciò ribadiamo che non è nostra intenzione abbattere alcun
albero per strutturare le piste da sci, né cementificare o riempire
d'asfalto il vulcano. Noi amiamo i nostri boschi, ne rimaniamo
affascinati ogni qual volta che riusciamo a recarci nelle quote più
alte dell'Etna, e purtroppo abbiamo la possibilità di recarci di
rado, perché, come sappiamo tutti benissimo, il vulcano oltre ad
una certa quota è chiuso da robusti cancelli che vietano l'accesso
ai veicoli, permettendo il passaggio solo a piedi.
Certo, anche noi siamo d'accordo sulla necessità di impedire
l'ingresso dei motori nel paradiso etneo, per questo vorremmo che a
portarci sulle sommità di questo versante dell'Etna sia un trenino
a cremagliera, realizzato in maniera ecocompatibile, o una funivia.
Dai docenti universitari, quindi, avremmo voluto consigli su come
realizzare il nostro progetto senza deturpare l'ambiente, no
un'opposizione che ha il sapore di un campanilismo fra chi risiede
nel versante nord ovest ed ha bisogno di lavorare, e chi lavorando
ed abitando nell'arca metropolitana ricca di opportunità e servizi
vuole venire da noi solo per respirare aria pulita.
Ribadiamo che noi siamo i primi a non voler minimamente inquinare la
nostra aria, ma vogliamo anche poter offrire un avvenire ai nostri
figli. Non abbiamo, infine, alcuna intenzione di parcellizzare le
aree del vulcano, tant'è che fin dall'inizio abbiamo chiesto di
collegare l'impianto di risalita del versante nord ovest con quello
di Linguaglossa, creando il tanto auspicato «Sistema integrato
dell'Etna» che aumenti l'offerta turistico con pari opportunità
per tutti i versanti.
Comunichiamo, inoltre, ai docenti universitari che difendono il
decreto istitutivo del Parco dell'Etna, la nostra volontà di
organizzare un dibattito pubblico che ci permetta di chiarire le
nostre posizioni, nella speranza di arrivare ad un accordo comune,
perché, sia per salvaguardare l'ambiente, sia per promuovere
servizi che svegliano l'economia abbiamo bisogno di essere uniti e
non divisi da preconcetti.
Per finire, coscienti della forza della nostra idea supportata da
tantissimi cittadini, a gennaio inizieremo la raccolta di firme che
ci permetterà di chiedere alla Regione siciliana di approvare il
disegno di legge di iniziativa popolare per l’istituzione della
zona «C» altomontana del versante nord ovest dell’Etna”.
Enzo Sgrò, Benedetto Lazzaro, Daniele Sindoni
Coordinatori dei comitati
promotori di Maletto, Bronte e Randazzo |
7 Gennaio 2004
Enzo Bonina
Terzo
polo e modifica del decreto istitutivo del Parco dell’Etna
"Tutto può essere certamente realizzato nel pieno rispetto
e salvaguardia dell’ambiente"
Dall’istituzione
del Parco Naturale dell’Etna ad oggi, i Comuni i cui territori
ricadono nel suo comprensorio, sono imbrigliati da vincoli
ambientali rigidi che non permettono la fruizione del territorio e
conseguentemente quello sviluppo economico-turistico-occupazionale a
cui tutta la popolazione legittimamente aspira.
Appare evidente come quest’ultimo aspetto debba essere invece
particolarmente privilegiato, laddove, in una realtà come la
nostra, il turismo potrebbe e dovrebbe costituire fonte principale
di crescita socio-economica.
Riveste in tal senso grande importanza l’iniziativa volta a creare
un terzo polo turistico sul versante nord-ovest dell’Etna che si
estende dalla periferia di Bronte a Punta Lucia, in una zona con
caratteristiche logistico-ambientali sicuramente idonee alla nascita
di impianti di risalita e di strutture turistiche che possano
portare alla crescita economico-culturale di tutto il comprensorio,
in sinergia, e non in contrapposizione, con i due poli già
esistenti.
Tutto ciò può essere certamente realizzato nel pieno rispetto e
salvaguardia dell’ambiente, del territorio e del paesaggio, così
come è possibile ammirare nell’intero arco alpino, dove migliaia
di strutture turistiche convivono armoniosamente con l’eccezionale
spettacolo offerto dalla natura.
Si rende perciò necessario modificare in tale direzione il decreto
istitutivo del Parco dell’Etna: ce lo aspettiamo un pò tutti, al
più presto!
Enzo Bonina
Consigliere Comunale di Bronte e
Componente dell’Assemblea dell’Associazione Intercomunale di
Bronte, Maletto, Maniace e San Teodoro.
30 Dicembre 2003
Mario Bonsignore:
Necessaria la
modifica del decreto istitutivo del parco dell'Etna
"La modifica del decreto
istitutivo del parco dell'Etna è ormai necessaria al fine di
consentire lo sviluppo turistico non solo dei comuni che chiedono il
"terzo polo", ma anche di quelli che attualmente ospitano
impianti e strutture. E' noto, infatti, che molti siciliani
preferiscono altre mete per andare a sciare proprio perché le
nostre strutture offrono poco.
Lo scambio di opinioni su "terzo polo si", "terzo
polo no", ha lo stesso sapore dell'antica disputa sulla nuova
apertura di casinò che certamente ha portato vantaggi solo ed
esclusivamente ad altri. E' sotto gli occhi di tutti lo sviluppo
turistico di Malta a danno anche della nostra Sicilia.
Sicuramente bisogna rispettare l'ambiente, ma ciò non significa che
non si possono immaginare e realizzare strutture turistiche che lo
rispettino e lo valorizzino. Da quando si discute di terzo polo
turistico, nessuna ha mai parlato di "corpose strutture
turistiche", se poi si giunge a negare anche la vocazione di
questo territorio all'attività sciistica è veramente paradossale e
in contrasto con le affermazioni, nel tempo fatte, da addetti ai
lavori (sia imprenditori del settore che sportivi). Certamente è
necessario aprire un confronto per giungere ad una soluzione che
concili il rispetto della natura con l'esigenza di dare una svolta
all'economia di quei Comuni che ricadono nell'area interessata dal
progetto per non vederli soccombere, giorno dopo giorno, sotto la
minaccia dell'emigrazione che li svuota e che non garantisce alcun
futuro ai giovani. Il rifiuto dell'iniziativa senza un confronto è
senz'altro penalizzante.Una cosa è certa, il decreto istitutivo del
parco va modificato per realizzare strutture rispettose della
natura, del paesaggio e dell'ambiente, vale a dire per realizzare
quell'idea che viene definita un sogno ma che, con il sostegno del
popolo, deve diventare realtà".
Mario Bonsignore
Presidente Assemblea
"Associazione Intercomunale Bronte, Maletto, Maniace, San
Teodoro" |
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31 Dicembre 2003
Nicola Azzarello:
Chi difende l’Etna?
Come e chi difende il
versante nord-occidentale dell'Etna? In riferimento al documento in
difesa della legge istitutiva del Parco regionale dell'Etna promosso
da alcuni docenti dell'Università di Catania, pubblicato sul vostro
giornale il 28/12/2003, il sottoscritto in qualità di cittadino ed
assessore comunale di Maletto (posizionato sul versante
nord-occidentale dell’Etna, per chi non lo sapesse) sente il
dovere di precisare quanto segue:
1) Chi chiede con forza, e da anni, la modifica della legge
istitutiva del Parco dell'Etna sono gli stessi abitanti che hanno da
sempre salvaguardato e rispettato il proprio territorio, facendolo
definire dai sopramenzionati docenti universitari "territorio
unico nel nostro continente per i suoi valori naturalistici e
paesaggistici";
2) Nessuno mai ha chiesto la realizzazione di infrastrutture che
possano minimamente rischiare l'integrità del nostro territorio, la
sola cosa che si chiede è riavere dignità e valore sulle scelte
politiche delle popolazioni abitanti nel territorio. Non si
condividono le scelte liberticide dell'Ente parco dell'Etna che
continua con perseveranza cinica ad escludere il Comune di Maletto,
ed i suoi cittadini, nel poter usufruire delle leggi nazionali e
regionali sullo sviluppo agrituristico e turismo rurale;
3) Non accettiamo di continuare a pagare la colpa di aver
salvaguardato l'ambiente anche quando non esistevano i vincoli del
Parco, ci sentiamo il "mezzogiorno" della repubblica del
parco dell'Etna, ove tutto è vietato, anche fruire del nostro
territorio. Ci sentiamo chiusi in un "pacco
impenetrabile", vogliamo, invece, vivere in un parco fruibile,
ove è possibile ammirare il nostro paesaggio. Chiediamo tanto?
4) Se questo nostro territorio è "l'unico lembo residuo ancora
incontaminato e che da un senso al Parco dell'Etna", perché
l'Ente Parco continua a ignorare questo territorio nelle
manifestazioni o campagne pubblicitarie?
5) La nostra proposta è: o si dà pari opportunità a chi vive nel
Parco, o si restringe il perimetro di esso, lasciando fuori le zone
urbanizzate e commercializzate.
Inoltre mi chiedo, e vi chiedo, quanti degli aderenti a tale
documento conoscono il nostro territorio? Quanti di loro vengono in
vacanza nei nostri paesi? Non basta firmare un "dotto
documento", bisognerebbe anche vivere e conoscere ciò che si
vuole difendere, cosa che purtroppo fanno solo i residenti! Invito
gli aderenti al documento, di cui sopra, a far turismo alternativo
sul nostro territorio, così potranno ammirare e conoscere un
versante dell'Etna a tanti ancora sconosciuto. Chi verrà troverà
ospitalità, cordialità, genuinità dei prodotti gastronomici e…
neve da novembre ad aprile.
Se per ottenere così tanto sarà necessario modificare la legge
istitutiva, che ben venga!
Nicola Azzarello
Assessore al Comune di
Maletto
19 Dicembre 2003
I sindacati
Parco dell'Etna e lo sviluppo ecocompatibile |
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30 Dicembre 2003
«Etna, il polo
turistico è un errore»
Centosessanta docenti
scrivono una lettera-appello a difesa del Parco
«Di fronte alle crescenti pressioni dirette a creare un terzo polo
turistico invernale sul versante Nord-occidentale dell'Etna, modificando a
tale scopo la legge istitutiva del Parco dell'Etna, sentiamo il dovere di
esprimere la nostra ferma opposizione a questo progetto che rischia di
compromettere gravemente un territorio unico nel nostro continente...».
Comincia così la lettera-appello degli oltre 160 tra docenti e
ricercatori dell'Università «a difesa dell'integrità del versante».
«L'attuazione di un polo turistico implica - spiegano i firmatari - la
costruzione di corpose strutture turistiche e sportive nell'area che
dall'abitato di Bronte si estende fino a Punta Lucia (a quota 2 mila 340
metri), attualmente in gran parte ricadente in un'area di riserva
integrale». Non solo. Secondo gli studiosi ci sono almeno tre ragioni per
opporsi alle nuove opere. La prima: «L'Etna è già in gran parte
urbanizzato: sette strade asfaltate si inerpicano oltre i mille 500 metri
di quota; due strade sterrate ne raggiungono la sommità; due stazioni
sciistiche, con una funivia, esistono da prima della costituzione del
Parco nei versanti meridionale e nord-orientale. Un impatto di tale
portata non si registra in alcuna montagna delle Alpi e il territorio di
Santa Lucia e il versante nord-occidentale rappresentano l'unico lembo
ancora incontaminato...».
La seconda riguarda la validità della proposta stessa: «La scarsità,
imprevedibilità e breve durata della neve, la presenza di continue
attività effusive ed esplosive, quando non distruggono le strutture,
rendono molto spesso la neve non sciabile...».
L'ultima ragione, invece, riguarda «il rischio rappresentato
dall'attività vulcanica», dove negli ultimi 50 anni diverse colate si
sono riversate in quell'area. [Vi.R.] |
Il documento integrale
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Le segreterie provinciali unitarie di Cgil, Cisl e Uil sono contrarie
alla realizzazione di un polo turistico sull'Etna
Gino Mavica della Flai
Cgil, in linea con i colleghi della «triplice», Concetta Raia, Gaetano
Camarda, Paolino Pintabona, Nino Marino e Raimondo Cavallaio, è convinto
anzi che questa discussione distragga dai veri problemi: «Molti parlano
tanto del terzo polo turistico - esordisce Mavica - quando siamo testimoni
del ritardo decennale nell'approvazione del piano territoriale, che è lo
strumento per governare lo sviluppo eco-compatibile del Parco. Abbiamo
verificato come gli ingressi al Parco siano spesso degli immondezzai e se
non li rendiamo decorosi è inutile parlare di sviluppo ecocompatibile».
E sui posti di lavoro: «Il Parco può contare oggi su 45 unità
lavorative quando ne sono previste 142 ed abbiamo perso finanziamenti per
l'assunzione di 30 laureati per due anni. Su queste cose si dovrebbe
discutere». Poi Mavica conclude: «Non bisogna dare l'assalto alle poche
aree che si sono salvate del Parco per renderle oggetto di
speculazioni. Crediamo invece che occorra rilanciare il Parco senza
smantellare la parte più qualificante della normativa che lo regola».
[Gaetano Guidotto] |
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