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22
Dicembre 2005
Parco dell'Etna, Lombardo: «No
alla mummificazione»
"Sono contro la cementificazione selvaggia. Dico sì allo
sviluppo del territorio quando questo è rispettoso dell'ambiente".
Dopo avere avanzato ufficiale
richiesta all'Unesco perché anche l'Etna sia
inserita fra i siti patrimonio dell'umanità, il presidente della Provincia
regionale Raffaele Lombardo, puntualizza la sua posizione in merito al disegno
di legge in discussione all'Ars firmato da due colleghi di coalizione – Leanza
di Mpa e Fleres di Forza Italia - che immaginano due nuovi poli turistici, con
impianti, parcheggi e strutture ricettive, nelle aree protette del Parco
dell'Etna. "Dico no alla cementificazione selvaggia - spiega Lombardo - cosi
come alla scelta di 'mummificare' il nostro Parco. Non credo che la
realizzazione di alberghi possa nuocere al territorio ma solo se qualunque
iniziativa sarà presa nel pieno rispetto dell'ambiente naturale, il nostro vero
patrimonio".
Da Palermo, intanto, l’opposizione elogia la mossa di Lombardo. "Per una volta -
dice il deputato regionale e segretario di Italia dei valori, Salvo Raiti -
posso dirmi d'accordo con un'iniziativa del presidente della Provincia:
appoggeremo la sua iniziativa con ogni mezzo istituzionale". [Ca. Gr.]
22 Dicembre 2005
Rey Bondin chiede di difendere il patrimonio
mondiale dell’umanità
Etna, non stravolgere il territorio
Oltre all'appoggio della politica, coinvolgere il mondo scientifico
«Il territorio etneo non è troppo compromesso ed è ricchissimo di valori
culturali e antropici, quindi di autenticità. Nessun posto al mondo è
vergine e, d'altronde, l'autenticità non significa perfezione. Se si
pensa di stravolgere questo territorio, si rischia di compromettere il
riconoscimento dell'Etna come Patrimonio mondiale dell'umanità». L'ha
detto Rey Bondin, presidente del comitato internazionale delle città e
villaggi storici, che ha concluso con un sopralluogo nel territorio del
Parco dell'Etna la sua visita in Sicilia per il grande rilancio
dell'iter per l'inserimento dell'Etna nel Patrimonio mondiale
dell'Unesco. L'esperto maltese - che ha incontrato il presidente
dell'Ente Concetto Bellia, il direttore Alberto Tinnirello ed alcuni
componenti del Comitato Esecutivo e Tecnico Scientifico - ha
estremamente apprezzato gli interventi di restauro del Monastero di San
Nicolò La Rena a Nicolosi, sede del Parco, e di Villa Manganelli, a
Zafferana Etnea.
Rey Bondin, che ha voluto raccogliere il maggior numero possibile di
dati e informazioni sul vulcano e sull'area protetta, ha confermato il
suo ottimismo per il successo dell' iniziativa. «Siamo partiti con il
piede giusto. - ha sottolineato - Ma adesso sarà determinante, oltre
all'appoggio della politica, anche il coinvolgimento pieno della
cultura, del mondo scientifico, dell' associazionismo. L'Etna ha già un
significato universale e l' Unesco cerca simboli con visibilità
mondiale. Questo territorio, io credo, è un buon esempio di come l'uomo
abbia saputo fare bene la sua parte in uno scenario naturalistico
straordinario. Ciò è molto importante perchè, per l'Unesco, il paesaggio
culturale, quindi le attività dell'uomo nel territorio (l'agricoltura, i
prodotti tipici, la pietra lavica) hanno forse più valore rispetto al
paesaggio naturale, che in questo caso è caratterizzato dal vulcano e da
tutto ciò che da esso discende».
Il presidente del Comitato internazionale delle città e dei villaggi
storici, alla luce delle precedenti esperienze ha anche spiegato che «in
termini di ritorno, per i siti che vengono ben gestiti, l'inserimento
nel Patrimonio mondiale Unesco ha sempre portato un incremento del venti
per cento dell'afflusso turistico, in particolare del turismo
culturale».
16
Dicembre 2005
L'assessore al Territorio replica.
«Urlano solo perché ho eliminato alcuni privilegi»
Gli ambientalisti: Regione latitante sulle riserve
Palermo. (pab) Tanto marketing, poca sostanza. È il
duro il giudizio degli ambientalisti sull'operato
dell'assessore regionale Francesco Cascio, che allo slogan
«Sicilia a misura di natura» ha fatto seguire ben poco,
«anzi, sembrerebbe voler capovolgere la linea seguita
(negli ultimi 25 anni». Per bocciare la politica ecologica
di Palazzo d'Orleans ieri mattina nella sede del Wwf
c'erano tutti, a cominciare dal presidente nazionale
dell'associazione Fulco Pratesi e dal direttore Gaetano
Benedetto. Con loro i rappresentanti di Legambiente, Cai,
Italia Nostra, Lipu, Amici della Terra, critici su questa
legislatura agli sgoccioli e allarmati per il futuro. «Non
una sola nuova riserva naturale è stata istituita; eppure
per alcune, come quelle marine di Marettimo e Lipari, si è
già in dirittura d'arrivo: perché non è stato portato
avanti l'iter lasciando incompiuto il piano varato nel
'91?», chiede Franco Russo del Wwf siciliano. Ma i timori
sono legati soprattutto a ciò che si prepara, «l'attività
legislativa sta intervenendo pesantemente sul territorio -
ha spiegato Angelo Di Marca di Legambiente - La legge per
i poli turistici nei parchi dell'Etna, dei Nebrodi e delle
Madonie, in discussione all'Ars, è uno scandalo: azzera
praticamente tutte le norme per la pianificazione e la
tutela di aree finora protette». Per non dire di quella
già approvata sul demanio marittimo. Gli ambientalisti
inoltre denunciano «la precarizzazione delle riserve
esistenti»; non mandano giù il «bando» per l'affidamento
in gestione, che temono possa significare l'estromissione
delle associazioni operanti a favore di altri soggetti
ancora poco definiti. «Mancano i criteri di selezione»,
dice Di Marca, che sottolinea come il bando «riguarda solo
le riserve affidate all'Università e alle associazioni,
mentre nessuno verifica cosa succede nelle aree protette
affidate ad enti pubblici. Eppure la Corte dei Conti aveva
sollecitato un'indagine proprio su queste».
«Urlano perchè gli ho abolito alcuni privilegi» è la
risposta dell'assessore Cascio. Che replica alle accuse
punto per punto e sul bando precisa che «verranno cambiati
solo gli enti gestori che hanno operato male». Riguardo al
ddl sui poli turistici, «è un'iniziativa parlamentare che
non punta ad aggredire il territorio ma a realizzare
strutture che creino sviluppo e occupazione, con
grandissima attenzione verso l'ambiente», aggiunge. E
ricordando che è assessore all'Ambiente da appena un anno
rilancia: «Dov'erano questi ambientalisti quando il
territorio veniva saccheggiato?». [Patrizia Abate] |
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Lettere a , 23
Febbraio 2006
«Attenti, si vuole declassare il Parco naturale dell'Etna»
I soci dell'associazione Eurisko, composta da ex docenti ed ex
alunni del liceo classico «Nicola Spedalieri» di Catania, nella seduta
del giorno 16/01/2006 esprimono forte dissenso riguardo al disegno di
legge sui poli turistici, in discussione all'Ars, e rivolgono a tutte le
autorità responsabili, in particolare ai politici del governo della
Regione Sicilia, la pressante richiesta di non cambiare la legislazione
del Parco naturale dell'Etna. Declassare le aree a protezione integrale
per promuovere la costruzione di nuovi impianti sciistici sui vari
versanti del vulcano significherebbe la costruzione di nuove strade,
funivie, ski-lift, alberghi ed altro, che porterebbero alla distruzione
totale delle aree più integrate. L'aggressione dal vulcano è ormai
costante e le sue pendici hanno oggi un ambiente naturale seriamente
compromesso. Dato che si ritiene che l'esistenza di aree integre, con un
alto livello di biodiversità, sia una necessità assoluta per la
sopravvivenza umana, aree peraltro ormai estremamente rare nel
continente europeo, si ha il dovere di evitare che esse scompaiano. I
vari versanti dell'Etna rivestono anche un grande interesse scientifico
per la loro flora e fauna e per le caratteristiche vulcanologiche: tutto
ciò non può essere sottratto alle generazioni future solo per meriti e
fini economici. Alla luce e di tali considerazioni l'associazione
Eurisko auspica che l'Etna al più presto possa essere incluso tra i siti
dell'Unesco quale Patrimonio culturale e naturale dell’Umanità, perché
sia salvaguardato da quanti, politici e non, hanno a cuore la natura. [Prof. Salvatore Rossi - presidente Eurisko]
14 Gennaio 2006
«Il Vulcano, risorsa incompresa per lo sviluppo del turismo»
Ho letto con molto interesse l'ottimo articolo del prof. Barletta (13
gennaio): Turismo in Sicilia tra sogni e delusioni. L'estensore si
chiede: "sono loro - i governi di Roma - a non volerci migliori o siamo
noi inguaribili masochisti a non volere migliorare?" A mio modesto modo
di vedere la realtà che ci sta sotto gli occhi (mancato decollo del
turismo sull'Etna), ritengo che la principale causa dell'insuccesso
della politica fin qui portata avanti, sia da ricercarsi,
principalmente, se non unicamente, nell'ottusità di volere considerare
l'Etna, come patrimonio da sfruttare per un turismo legato
essenzialmente al periodo invernale che, dalle nostre parti, è quasi
privo di potenzialità effettiva, per molteplici ragioni che non sto ad
elencare. E' mancato soprattutto uno studio approfondito riferito al
valore intrinseco del Vulcano che, per la sua rarità ed unicità nel
territorio, in senso assoluto, esprime una potenzialità turistica che nessun'autorità, (a cominciare dalla Provincia e dalla Regione) ha
saputo o voluto focalizzare. Ogni territorio del globo terrestre, per
clima, per posizione geografica, per storia, per insediamenti umani ha
una sua particolare vocazione che non può essere sovvertita, né
violentata, ma assecondata. Per fare ciò occorre individuare i caratteri
peculiari, predominanti e naturali "del sito", da cui fare scaturire una
politica di sviluppo e di sfruttamento. Nulla di tutto questo, dal punto
turistico, sulla "realtà Vulcano", lasciata di volta in volta a questa o
quell'iniziativa, talvolta miope, talaltra egoistica del privato o
legata ad una deficitaria iniziativa municipale, impotente ad affrontare
da sola questioni di questa portata. Di fronte ad una siffatta latitanza
delle istituzioni locali (Provincia e Regione in primo luogo) non ha
senso cercare le ragioni del mancato sviluppo dell'Etna. Indifferenza
del Governo di Roma? Masochismo di noi tutti? Le cause sono all'origine:
purtroppo molto vicine "al territorio incompreso". [Saro Pafumi]
20 Dicembre 2005
«Etna e lo sci: rendere fruibile ciò che c’è già»
Si continua a parlare di stazioni sciistiche sull'Etna, ma come si può
proporre ancora di crearne delle nuove quando quelle esistenti sono
l’esempio che su una montagna come1a nostra con condizioni
metereologiche così variabili non potranno mai essere economicamente
remunerative. I motivi sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Non si
può paragonare il nostro vulcano alle stazioni del nord perché purtroppo
da noi non ci sono le condizioni per praticare gli sport invernali in
maniera regolare, le giornate sciabili sono un problema di vento, cenere
vulcanica, scirocco, colate laviche, ghiaccio su strade vedi oggi
sull’Etna, si contano sul palmo di una mano.
Tutto ciò sul nostro amato vulcano è all'ordine del giorno ma penso pure
che è ciò che lo rende veramente unico. Dove si può sciare accanto ad una
colata lavica o su una pista di neve nera?
Io penso che tutto ciò va salvaguardato , e non è costruendo impianti
che si potrà fare decollare l’Etna. Ma invece, proponendo escursioni con
le pelli di foca (sci d’alpinismo) o con le racchette da neve con soste
nei nostri splendidi rifugi. E’ così che dobbiamo promuovere il nostro
vulcano, di montagne stravolte da piste e impianti sono piene le alpi e
gli appennini! Personalmente credo che bisogna rendere più fruibile ciò
che esiste. Per portare un esempio, proprio le strade che portano a
Piano Provenzana e Rifugio Sapienza sembravano più piste di pattinaggio
che delle strade di accesso a delle stazioni sciistiche eppure non è
stato gettato un granello di sale! Ma le conseguenze sulle auto di chi
si è voluto avventurare sul vulcano, non sono da niente! Meditate gente
…. [Davide Tomasello]
16 Dicembre 2005
L'Etna, poli sportivi invernali e turismo
L'attività turistica connessa alla risorsa etnea è prioritariamente
del tipo:
a) ambientale di elevato livello di interesse, che si associa in parte
agli aspetti sportivi dell'escursionismo;
b) culturale, riferito ai diversi centri urbani di notevole rilevanza
storica, dal notevole patrimonio di beni culturali;
c) sportivo da innevamento.
Le tipologie a) e b) della risorsa turistica etnea si allineano con
quelli che caratterizzano le risorse di base della Sicilia in complesso.
La tipologia c), evidentemente, è specifica dell'Etna. La risorsa
turistica etnea determina un elemento di forte sinergia con le altre
risorse turistiche della regione siciliana. Il turismo in Sicilia,
quindi, risulta in parte legato alla presenza della risorsa etnea, e
viceversa.
Ai fini del recupero della domanda turistica per la Sicilia, come per
l'area etnea, occorre prioritariamente puntare: sull'individuazione
delle risorse turistiche della regione maggiormente differenziate
rispetto alle destinazioni turistiche concorrenti e sulla definizione
dell'immagine turistica che esalti tali qualità (la questione oggi
emerge con forza nel caso etneo); sulla corrispondenza tra risorse di
base - la cui suscettività turistica va correttamente valutata (senza
cedere eccessivamente a istanze locali) - e infrastrutture, siano queste
generali che specifiche alla tipologia del turismo; sulla negoziazione
policy maker-tour operator che utilizzi, da parte del primo,
l'incentivazione, anche in termini di offerta di infrastrutture, al fine
di ottenere un maggiore interesse del tour operator nell'orientare il
flusso turistico verso la regione.
Ma l'Etna può costituire una risorsa che, date le forti specificità,
alimenta una propria domanda turistica. E' quindi necessario
individuarne le componenti in grado di raggiungere questo obiettivo ed
intervenire per potenziarle. Si tratta:
a) ) dell'escursionismo. L'escursionismo etneo, sia estivo che invernale
(sci-alpinismo, per il quale il contesto etneo pare particolarmente
adatto), può essere esercitato anche senza una preparazione
specialistica e si può realizzare anche a quote elevate, coniugando
l'interesse per l'escursionismo montano con l'interesse per un ambiente
estremamente specifico che specie nel versante nord-ovest, è
assolutamente integro;
b) degli sport invernali, ovvero l'attività sciistica;
c) dell'ecoturismo, che riguarda l'osservazione dell'ambiente in termini
più analitici di quanto non sia fatto da un generico escursionista. E'
chiaro che non si pensa agli studiosi in senso proprio, ma a quel
segmento della domanda di turismo ambientale più consapevole e raffinata
che, per quanto relativamente limitato, nel caso dell'Etna può avere
dimensioni non irrilevanti, data l'unicità di questo ambiente
nell'intera Europa.
Si può ritenere, con riferimento agli sport della neve, che l'Etna non
sia competitiva con le località alpine, e per varie ragioni riguardanti
in primo luogo la qualità della specifica risorsa di base. Al riguardo
l'Etna non attiva una domanda turistica che sia esterna alla regione, né
riduce il flusso turistico regionale verso l'esterno. Attiva invece una
domanda turistica locale e di breve durata. Ne discende che le
ipotizzate nuove infrastrutture sciistiche localizzate proprio nel
settore più integro del nord-ovest, tendono a ridurre la domanda
afferente alle aree già attrezzate e i relativi livelli di redditività,
ma anche a produrre effetti negativi sulle componenti del turismo etneo
sensibili all'integrità di un ambiente interpretato quasi come
territorio da "esplorare".
Si può invece ritenere che le potenzialità turistiche (turismo esterno)
dell'Etna siano espresse dall'escursionismo e dall'ecoturismo, in quanto
le rispettive risorse di base sono fortemente differenziate.
Va evidenziato che lo sviluppo di un'attività escursionistica ben
strutturata in relazione alle innumerevoli emergenze naturalistiche ad
elevata specificità dell'ambiente etneo, specie nei versanti che
procedono, in senso antiorario, da nord-est a sud-ovest, richiede la
permanenza del turista nell'area per congrui periodi di tempo, con
effetti positivi consistenti su reddito e occupazione locali. Su questi
versanti, inoltre, si può effettuare escursionismo di grande interesse
ambientale anche a quote non necessariamente elevate: si pensi alla
capacità d'attrazione di un "giro dell'Etna" più o meno completo di
diversi giorni. E, per coloro che desiderano giungere in breve tempo
nell'area sommitale (a dimensione abbastanza limitata), è sufficiente la
struttura esistente.
In definitiva, le potenzialità di sviluppo turistico dell'Etna sono ben
altre di quelle, del tutto limitate, indotte dall'innevamento. Se il
policy maker imposta in questi termini la questione del turismo etneo,
procederà verso una politica del territorio che incentiva le
infrastrutture compatibili con le relative tipologie di turismo (reti di
escursioni, i relativi sentieri e le altre strutture) puntando
contemporaneamente alla massima integrità del territorio, che deve
costituire l'elemento primario dell'immagine turistica del grande
vulcano, da promuovere presso i tour operator internazionali.
Ci pare opportuno che la Regione si avvalga di un organismo (potrebbe
trattarsi di una authority) composto da esperti del settore, in grado di
individuare le effettive suscettività turistiche delle diverse località
e, sulla base di ciò, sviluppare una politica del territorio compatibile
con le linee di sviluppo turistico (non infraregionale) che emergono da
quell'analisi. [Rosario La Rosa] |
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