Biagio Pecorino
Biagio Pecorino, medico, nato a Bronte il 10 Gennaio 1909 e morto a Catania all'età di 74 anni il 31 Gennaio 1983, è stato un famoso chirurgo, primario prima all’ospedale Castiglione-Prestianni di Bronte e successivamente all’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania. Uomo di singolare umanità, generoso e grande oratore fu un trascinatore di popolo grazie sopratutto alla sua grande disponibilità e le attenzioni che riservava ai meno abbienti. Eletto (nelle elezioni del maggio 1971) con larga messe di suffragi nella lista del Movimento Sociale Italiano, è stato il primo senatore brontese a sedere fra i banchi di Palazzo Madama, per ben tre legislature consecutive (VI, VII e VIII, quando nel 1983 morì). E' stato anche consigliere provinciale del MSI (all'epoca presidente della Provincia era l'ing. A. Drago). Un profilo della sua persona ce lo ha fornito Nunzio Ciraldo, anche lui brontese, allievo politico e soprattutto suo indiscusso amico: «Avevo 14 anni quando l’ho conosciuto - racconta Ciraldo -. Lui uomo di mezza età, alto magro, con un sottile baffetto, sguardo bonario e un’aria da “Gentiluomo di campagna”. Chirurgo eccellente, primario all’Ospedale V. E. di Catania; “u dutturi” per i brontesi, suoi concittadini …
Biagio Pecorino aveva due figli, Vincenzo, nato malato, e Agostino. Leader politico dell'Msi - continua Ciraldo - fu un trascinatore di popolo grazie alla sua disponibilità per tutti ed all'attenzione per i meno fortunati. Svolgeva la sua professione privata presso una sua clinica in via Macallè, poi in via San Vito, a Catania. Strana attività la sua, perché, - precisa Ciraldo - o per amicizia o per bisogno, pochi erano quelli che pagavano le sue prestazioni. Ad un certo punto, verso la fine degli anni '60 la sua vita cambiò radicalmente. Perse in successione il figlio Vincenzo e dopo, in un tragico incidente d'auto, Agostino, giovane universitario in medicina sul quale aveva riposto tutte le sue speranze. Il suo sguardo si spense, le sue spalle si incurvarono e solo la politica gli consentì di continuare a vivere. Dalla morte di Agostino - continua emozionato Ciraldo - si rifiutò di tornare a Bronte dove il figlio aveva studiato al Real Collegio Capizzi. Saliva sì tutte le domeniche accompagnato da Angelo (suo autista fino alla fine) ma si fermava al cimitero, dai figli. I Brontesi però presero l'abitudine di andarlo a trovare in quel luogo: guardava analisi e radiografie, fissava appuntamenti, scambiava qualche saluto con amici e "camerati" e poi via di nuovo in città... Una parte dei suoi beni servì per costruire a Catania un Istituto per giovani handicappati dedicato ai figli Vincenzo e Agostino». (Luigi Putrino in “Bronte Eventi”, n. 4, Dicembre 2003). Oltre ai numerosi riconoscimenti avuti in vita, dopo la sua morte, Bronte e Catania, hanno dedicato a Biagio Pecorino due vie.
| Nunzio Ciraldo, il sen. Biagio Pecorino e Giorgio Almirante durante un comizio del MSI in Piazza Spedalieri. |  | UN RICORDO DI NICOLA LUPO
Il dott. Biagio Pecorino era amico di mio padre e nostro, come mio nonno era stato amico di suo padre il quale gli aveva affittato un locale, accanto a quello di Destro, che mio nonno adibiva a magazzino. Il nostro amico lavorò quasi sempre come chirurgo all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania che era ubicato nella zona popolare di S. Cristoforo, che poi gli diede i voti necessari per essere eletto senatore, memore della sua grande disponibilità a favore di tutti, ma specialmente dei più bisognosi. A noi che nell’anno accademico 1938/39 abitavamo in quella zona, vicino al castello Ursino, quando ne avevamo bisogno veniva a visitarci e a curarci. Come fece con mio padre nel dicembre del 1943, quando tentò, purtroppo inutilmente, di salvargli la vita. Io lo rividi l’ultima volta una notte alla stazione Termini: prendevamo il vagone letto, io per Catanzaro, e lui per Catania e mi disse che preferiva il treno all’aereo; era vecchio e distrutto dalle molte sciagure familiari che lo avevano lasciato solo, ma mi abbracciò e volle il mio indirizzo di Roma, ma non lo sentii più! Poco tempo dopo seppi che era morto: un altro amico ci aveva lasciati! Nicola Lupo |
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Vito Bonsignore
Vito Bonsignore, è nato a Bronte il 3 luglio 1943. Ha studiato nel Collegio Capizzi e conseguito la laurea in Economia e Commercio all'Università di Catania si è trasferito a Torino. Nella stessa città ha fatto una veloce carriera, diventando prima direttore tecnico e poi direttore generale della società che gestisce l’autostrada Torino-Piacenza. E’ stato anche amministratore delegato della Torino-Milano. Ma poi l'amore per la politica ha avuto il sopravvento. Eletto per due legislature al Parlamento nelle file della DC (corrente di Andreotti), ha ricoperto anche l'incarico di sottosegretario in diversi Governi e di componente della Direzione centrale della Democrazia Cristiana. Nel primo Governo Amato (XI Legislatura, 28 giugno 1982 - 22 aprile 1993) è stato Sottosegretario al Bilancio e programmazione economica con i ministri Franco Reviglio (fino al 21.2.1993) e Beniamino Andreatta (dal 21.2.1993). Nel primo Governo Ciampi (XI Legislatura, 28 aprile 1993 - 16 aprile 1994) è stato (fino al 14-4-1993) sottosegretario al Bilancio e programmazione economica con il ministro Luigi Spaventa. Nel ’93, quando la bufera di Tangentopoli insieme ai suoi rami correntizi si porterà via l'intera pianta della Democrazia Cristiana, Bonsignore, raggiunto il 13 aprile dal terzo avviso di garanzia, si è dimesso dalla carica di sottosegretario al Bilancio ed è tornato a Torino a fare l’imprenditore a tempo pieno. Ma la passione per l'amministrazione pubblica gli è rimasta addosso e nonostante il brutto ricordo di una condanna (senza iscrizione del reato) ha continuato ad impegnarsi attivamente nella politica. E’ stato componente della Giunta Esecutiva del Cdu (Coordinatore Organizzativo ed Elettorale) e tra i soci fondatori (assieme a Rocco Bottiglione, Sergio D'Antoni, Marco Follini ed altri) di Democrazia Europea. Nel 2002 partecipa al congresso ed è tra i fondatori del nuovo soggetto politico dell’Udc (accorpamento dei tre ex partiti Ccd, Cdu e De).
Nello stesso partito, nelle Elezioni Europee del Giugno 2004 è stato eletto parlamentare europeo nella Circoscrizione Italia Nord-Ovest. Nel Parlamento europeo, Vito Bonsignore ha fatto parte del Gruppo del Partito popolare europeo (Democratico Cristiano) e dei Democratici europei; è stato membro della Commissione per i bilanci, per il controllo dei bilanci e della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti ed anche vicepresidente della Delegazione all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE. Nelle successive Elezioni del 6/7 Giugno 2009 si è presentato nella Circoscrizione Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia) ed è stato rieletto al Parlamento europeo nella lista del Popolo della Libertà con oltre 53.000 preferenze. Attualmente ricopre la carica di Vicepresidente del Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE) e di Vicepresidente della Commissione per la pesca e della Delegazione per le relazioni con i paesi del Mashrek. La vita professionale di Vito Bonsignore si è prevalentemente svolta nel settore della realizzazione delle grandi infrastrutture. Tra i numerosi incarichi ricoperti, è stato presidente della Federazione autotrasportatori ed ausiliari del traffico dell'Unione Industriale di Torino, consigliere di amministrazione dell'IMI e dell'Insud spa. Attualmente è amministratore delegato dell'ILI (Infrastrutture Lavori Italia spa). Brillante imprenditore, è diventato un protagonista della vita economica nazionale e si appresta a diventare il terzo gestore di autostrade in Italia. “Vito Bonsignore munifico donò”, cosi riporta una grande scritta sulla vetrata posta nel rosone della chiesa del Sacro Cuore. Nel recente rifacimento della chiesa (1992), le vetrate sono state, infatti, un dono di Vito Bonsignore al Collegio dove ha iniziato gli studi. |
Pino Firrarello
ragioniere, pensionato del Ministero delle Finanze, è nato il 9 agosto 1939 a San Cono (Catania) e qui ha trascorso la sua prima giovinezza dedicandosi a lavori agricoli. Subito dopo il servizio militare, assunto dal Ministero delle Finanze, lascia il suo paese ed il suo lavoro lo porta a conoscere alcuni paesi della provincia di Catania, fra i quali nel 1963 Bronte, che sceglie come sua dimora definitiva. Brontese di adozione a tutti gli effetti, nel nostro paese, Pino Firrarello lavora, contrae matrimonio ed inizia con tenacia ed intelligenza i primi passi nella politica (militando nella Democrazia Cristiana). Nel nostro comune ha modo di poter estrinsecare quella che era una sua dote naturale: inserirsi nella politica con il preciso scopo di portare avanti i problemi delle classi meno agiate, sempre basandosi su quelli che sono i profondi e veri principi cristiani. Cresce sotto la guida democristiana del Ministro Gullotti, e ricopre varie cariche fra le quali quella di consigliere, vice sindaco e sindaco di Bronte (1984), vice segretario provinciale della DC di Catania (negli anni 80) per finire poi il 23 giugno 1986 deputato alla Regione Siciliana (X legislatura) dove è stato eletto nella lista della DC, collegio di Catania, con 42.903 voti di preferenza. | Nelle successive elezioni regionali (1991), è stato rieletto nello stesso Collegio con 59.633 voti di preferenza su 241.659 di lista ed una percentuale del 24,67. Alla Regione ha ricoperto importanti incarichi assessoriali; è stato componente della Prima Commissione legislativa permanente e della Commissione CEE, vice presidente della Terza Commissione legislativa permanente; presidente della Sesta Commissione legislativa permanente, Sanità e solidarietà civile. E' stato anche Assessore alla Sanità (1992-1993) ed Assessore alla Presidenza (dal 1994 al 1996). Nel 1986 il grande passo nella politica nazionale: in data 21 aprile, infatti, viene eletto a Palazzo Madama nel Collegio 14 di Acireale (XIII Legislatura Senato) con 64.693 voti (50,3 %). Inizialmente entra nel gruppo della Federazione Cristiano Democratica - CDU (dal 12 maggio 1996 al 16 gennaio 2000); dal 17 Gennaio 2000 fa parte del gruppo Forza Italia. In questa legislatura è stato membro della quarta Commissione permanente (Difesa) dal 21 gennaio 2000; della ottava Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) dal 30 maggio 1996 al 20 gennaio 2000; della Commissione d'inchiesta sul fenomeno della mafia dal 21 novembre 1996 al 13 aprile 1999 e della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti dal 26 maggio 1997. Ha sempre svolto un’intensa e produttiva attività legislativa e non presentando come primo firmatario o come cofirmatario numerosissimi DDL (oltre 100), intervenendo sul oltre 50 Disegni di legge. Ha presentato in prima persona o come cofirmatario Documenti sulla istituzione di Commissioni parlamentari d'inchiesta sulla sicurezza del sistema ferroviario italiano, sulla crisi del Banco Ambrosiano, del Banco di Napoli e delle banche creditrici del gruppo "Ferruzzi Montedison", sulla morte di Don Giorgio Govoni, Bergamini e Ederoclide, sull'Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul trasporto aereo nella Sicilia orientale. Fra l'altro, ha presentato come primo firmatario i DDL concernenti l'Istituzione di una casa da gioco nel comune di Taormina, le Norme per il finanziamento dei lavori di ammodernamento e di messa in sicurezza della Strada statale 120 (tratto Fiumefreddo - Randazzo), le Norme in materia di personale docente della scuola, l'Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell'inquinamento da mercurio prodotto dalle industrie nell'area di Priolo, l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui rapporti fra Coni e federazioni sportive con particolare riferimento al cosiddetto caso Catania e al rapporto fra giustizia sportiva e giurisdizione ordinaria. Nelle elezioni nazionali del 13 Maggio 2001 è stato rieletto a Palazzo Madama nel Collegio 14 di Acireale (Coalizione della Casa delle Libertà) con una larghissima maggioranza di voti (76.509 voti, con una percentuale del 52,9). Proclamato in data 24 maggio 2001 Senatore nella XIV legislatura, membro del gruppo Forza Italia, dal 6 giugno 2001 ha ricoperto la carica di Segretario della Presidenza del Senato. Dal 22 giugno 2001 è stato anche membro della IV Commissione permanente (Difesa) e dal 15 ottobre 2002 membro della XIII Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali). Nel 2005 Pino Firrarello è tornato a ricoprire a Bronte anche la carica di primo cittadino (è stato eletto sindaco al primo turno con il 58,95% nelle amministrative del maggio 2005). Nelle elezioni politiche nazionali del 9-10 Aprile 2006 (si è votato con il sistema proporzionale, senza espressione di preferenze) è stato rieletto a Palazzo Madama per un terzo mandato consecutivo (Firrarello era al 4° posto nella lista per il Senato della Circoscrizione Sicilia della Coalizione della Casa delle Libertà). Nelle successive elezioni del 13/14 aprile 2008, sempre al 4° posto nella lista per il Senato della Circoscrizione Sicilia del PdL (Il Popolo delle Libertà, coalizione Silvio Berlusconi), Pino Firrarello è stato rieletto per un quarto mandato consecutivo fra i 26 senatori che la Sicilia ha mandato a Roma. In questa XVI Legislatura (dal 29 aprile 2008) il 9 dicembre 2008 è stato eletto presidente del Comitato per le questioni degli italiani all'estero e dal 22 maggio 2008 membro della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport).
Nelle elezioni comunali del Maggio 2010,
il sen. Pino Firrarello con 6.740 voti (52,90%) è stato per la terza volta
eletto dai brontesi alla carica di primo cittadino della Città del pistacchio.
| "Un paese del Sud, realtà e fantasia"
Giornalista pubblicista, Pino Firrarello ha pubblicato anche un libro "Un paese del Sud - realtà e fantasia". Il libro, recentemente ristampato dalle Edizioni Greco (Catania, 2004) è stato scritto negli anni ’60, quando ancora la “vita politica” di Pino non era che all’orizzonte. E’ una «ricerca di origini», un saggio sul paese natio, San Cono, costruito attraverso la memoria ed i racconti dei vecchi del paese, una memoria «fra realtà e fantasia», come indicato nel titolo. Così lo presenta lo stesso Firrarello: «Non ho voluto scrivere un romanzo, né una storia del paese, tuttavia il presente lavoro non si può dire solo frutto della fantasia, in tal caso, fra l'altro, superata dalla realtà. Sono esperienze personali, discussioni ascoltate ed avute con i vecchi. Sono testimonianze di valori della grama vita del sanconese identificabili con quelle di molti cittadini nati e cresciuti in piccoli paesi del meridione d’Italia che nella prima parte hanno il sapore di una cronaca semplice ma autentica, quasi registrata dal vero, dall'età del latifondo agli anni duri del Fascismo, mentre nella seconda «Colloqui d'emigranti» nel personaggio protagonista vero o immaginario che sia, affiorano sentimenti comuni a tanti sanconesi di ieri, giovani desiderosi di affrontare il mondo e sperimentare da sé gioie e dolori, per vincere la miseria.»  ”… Firrarello disegna a tutto tondo, per quel ruolo, la figura dello zu' Micheli: e in qualche modo egli si identifica, con il più smaliziato distacco critico ed ironico, proprio col «traduttore», e col cantastorie. A questi appartiene il raccontar di casi, e di figure -spesso conosciute per la mediazione dei «vecchi»; a questi appartiene il gusto di avvolgere, nella sottile pellicola del rammemorare, il ricordo del tempo che fu. Stupisce, va detto, in un politico che l'opinione comune rappresenta come «realistico», questo bisogno di immergersi nella nostalgia - che è quella del luogo e del tempo, della Sicilia feudale e della propria adolescenza. (…) Il lettore troverà nel politico cattolico segni convenzionali di polemica contro lo Stato (liberale) e di antiurbanesimo. (…) ”Mi auguro che in una postfazione Firrarello ci dica come quello scritto è nato, e a qual tempo appartenga veramente. L'impressione del lettore esperto è che il testo, pubblicato negli anni '80, sia stato redatto negli anni '60, quando l'emorragia migratoria arrestava o chiudeva gli stessi processi di «giustizia» sociale che la riforma agraria pareva avesse aperto; e che le interpolazioni, se tali sono, appartengono invece agli anni '80 una volta che Firrarello scelse di pubblicare lo scritto. […] (G. Giarrizzo, prefazione al libro) "Un paese del Sud" è stato presentato a Bronte nel Dicembre 2004 |
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