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Francesco Cimbali venne nuovamente eletto deputato della XIII
legislatura nei "comizi generali" del 1892 con 2.366 voti contro i 1.341 dell'altro
candidato del Collegio di Bronte, Salvatore Pace.
«Quell'elezione fu allora
annullata - scriveva Francesco Cimbali - perchè i miei amici di Bronte non
mirarono solo a vincere, ma a stravincere: e perchè, ciò facendo,
commisero tali illegalità che portarono all'annullamento».
(...) «Annullatasi l'elezione, si presentò candidato contro di me non il Pace ma
l'onorevole Vagliasindi. Ed anche questa volta il mio nome uscì trionfante
dall'urna, riportando io n. 2.862 voti contro n. 2.533 avuti dal Vagliasindi».
Cimbali restò in carica fino al 23 maggio 1895
Nelle successive
elezioni nazionali del 1895 ebbe ancora una volta contro il deputato randazzese
barone Paolo Vagliasindi e pur avendo da deputato "sostenuto a
tutt'uomo e con tanti sacrifizii i diritti e gli interessi di Bronte" ancora una volta la lotta fu durissima,
condotta con qualsiasi mezzo e senza esclusione di colpi ("male arti,
sleali mezzucci e basse manovre", scriveva la Gazzetta di Catania).
Fu scomodato anche …Nicola Spedalieri. Una finta lettera indirizzata
dal nostro filosofo agli elettori di Bronte fu pubblicata il 31 marzo 1895, pochi giorni prima delle elezioni, dal “Sancio Panza” (un giornale catanese
che si definiva "politico, umoristico,
letterario, teatrale"). Ve la riproponiamo:
«Epistola agli elettori di
Bronte
Riceviamo copia di una lettera circolare che
pubblichiamo con piacere, nell'intento di far cosa grata all'autore,
nostro... amico d'infanzia.
Paradiso (data del... timbro postale).
Ottimi concittadini,
Dal giorno della mia partenza per queste amene e salubri contrade,
or è quasi un secolo, non vi ho dato più mie notizie.
Approfitto,
però, della partenza d'un corriere che il Padre eterno manda al mio
amico personale Leone XIII, per indirizzarvi questa mia. Anzitutto,
debbo informarvi che godo ottima salute, e continuerei a trovarmi
ancora meglio, se, da circa un decennio, non avessi un'assai grave
preoccupazione.
I fratelli Cimbali (Iddio li abbia sempre in gloria!)
non fanno altro che stampare volumi e opuscoli di studi, critiche e
ricerche sulla mia vita e sulle mie opere. Mi hanno, anzi, innalzato
monumenti di marmo e di... carta, rendendo, per tal modo, celebri me e
se stessi.
Potete facilmente immaginarvi quanto io sia loro grato per tanta
gloria sparsa sulle mie ceneri, e non vi nascondo che mi trovo anche
imbarazzato, non sapendo come disobbligarmi.
Avrei voluto mandar loro alcuni confetti, manipolati qui da talune
monachelle, delle quali io tengo in cura le anime; ma i Cimbali son
troppo grandi, per gradirli. Ho pensato rendere pariglia, stampando,
in … quattrocento volumi in folio, la loro vita; ma chi li…
leggerebbe?
Adesso però, a trarmi da tanta confusione, è arrivata quassù una buona
novella. Qualcuno dei tanti miei laudatores, in omaggio alle
idee da me propugnate nei…«Diritti dell’uomo», vuol tornare ad
esser deputato. Qual fortuna per me! E’ giunto il momento di rendergli
quel tale servizio… Deh, miei cari cittadini brontesi, rimandatelo
dunque al Parlamento accordategli il vostro appoggio, ed io ve ne sarò
riconoscente per tutta la vita futura.
Amici, io sono sicuro che alla vostra gloria paesana non negherete
questo favore. E. come anticipato ringraziamento, vi mando, dall’alto
dei cieli, una speciale… benedizione – stavo per dire maledizione! -
concessami dal Padre eterno apposta per voi.
Credetemi sempre, quantunque… morto e sepolto, vostro
Niccolò Spedalieri
Visto -
Il Segretario Generale San Pancrazio»
«Quantunque la lettera rimessaci dalla buon’anima di Spedalieri -
continua il Sancio Panza - sia
veramente nobile, noi temiamo che, questa volta, i Brontesi, i quali
sono tutti... protestanti, finiranno col preferire don Paolo Vagliasindi al bravo dott. Cimbali.
Ciò sarebbe, perchè nasconderlo?, una vera e propria disgrazia; e, le
funeste conseguenze di essa, potrebbero provocare una rivoluzione in
Paradiso, costringendo, così, quel rigoroso... Ministro degli affari
interni che è sua eccellenza San Pietro a proclamare lo stato
d'assedio. Brrr!...»
(“Sancio Panza”, politico umoristico, letterario teatrale, anno
I, n. 2, Catania 31.3.1895)
Ed un altro un quotidiano di Catania, che appoggiava apertamente la
candidatura del randazzese Vagliasindi, così scriveva nel 1895, in piena campagna
elettorale:
«Cronaca elettorale - Collegio di Bronte
Bronte 29, ore 15, 20 - Iersera pochi non elettori, colla banda
municipale, tentarono una dimostrazione completamente abortita in favore
del candidato Cimbali.
Giunto invece stamane l'on. Vagliasindi ha ricevuto cordiali e
simpatiche accoglienze da numerosissime elettori.
Sono presenti tutti gli amici del Vagliasindi; i
Saitta, i Deluca, i Leanza, i Rizzo, Venia, Pace, Baratta, Ciraldo,
Dibella; i Zappalà, i Sofia, Pettinato, ed altri in gran numero. Il
paragone riesce disastroso e schiacciante pel Cimbali.»
In quell'anno gli elettori brontesi iscritti alle liste elettorali
"nazionali" erano 417 ed il Collegio di Bronte oltre a Bronte comprendeva i
comuni di Randazzo (392), Maletto (61), Adernò (343) e Biancavilla (248) per un
totale di 1.461 elettori.
«Il telegramma del nostro corrispondente da Bronte -
continua il Corriere di Catania - non ci sorprende, ed anzi conferma le nostre
precedenti notizie, e le informazioni esatte che avevamo ricevuto sulla
posizione elettorale del Comune di Bronte.
Ed ora vengano ancora i sostenitori
della candidatura Cimbali a parlare di gran maggioranza a Bronte in favore del
loro protetto…».
(Il Corriere di Catania, anno XVII
n. 116 di martedì 30 Aprile 1895).
In quelle elezioni, Bronte (come anche oggi si suole fare!) voltò le
spalle a Francesco Cimbali, candidato locale, che non fu rieletto; con i voti
determinanti dei brontesi la spuntò il randazzese barone
Paolo Vagliasindi.
«Avrei potuto allora - scrisse in seguito Francesco Cimbali -
denunziare alla Giunta per le elezioni i brogli e le violenze che lo fecero
diventare deputato; ma preferii lasciarlo libero e non dargli le noie che egli
aveva dato a me, perchè io, se sono disposto ad accettare le funzioni pubbliche
che mi si offrono, non amo sollecitarle».
Francesco Cimbali fu un convinto sostenitore di Giolitti; lo definiva "forza nuova" e
"uomo destinato ad interpretare rettamente i bisogni dell'Italia" . Nei tre anni di permanenza a
Montecitorio onorò il mandato conferitogli facendo sentire la sua voce sui gravi
problemi della vita nazionale (pronunziò discorsi sul servizio sanitario
militare, sul regime dei concorsi sulle cattedre universitarie, sulla riforma
degli studi e sulla libertà di insegnamento).
Tutelò anche anche gli interessi del piccolo Comune di Bronte: contro il
servilismo del Prefetto e del Ministero dell'Interno nei confronti della Ducea
presentò interrogazioni "sulla dannosa lentezza della autorità tutoria ad
ordinare gli urgenti provvedimenti di giustizia reclamata dalla amministrazione
comunale".
Con un'altra interrogazione chiedeva i
motivi che avevano determinato il decreto su «il disarmo generale severamente
rigoroso in tutte le Provincie della Sicilia che, mentre privava della legittima
difesa i cittadini, onesti ed amanti dell'ordine, non garantiva dal pericolo
dei mali intenzionati.»
Svolse anche attività di scrittore e di giornalista (scrisse anche articoli di
fondo sul Giornale di Sicilia).
Per strappare i bisognosi agli artigli degli usurai, nel 1910 fondò la
Cassa popolare "Enrico Cimbali" di cui fu
per molti anni anche Presidente.
Nel 1914 venne rieletto sindaco di Bronte (lo era stato già dal 1903 al 1905) e
Consigliere provinciale.
Pubblicò il libro "Ambiente politico e riforme".
Francesco Cimbali è morto a Bronte il 26 febbraio del 1930.
Elezioni politiche del 1895
Le «strane» liste elettorali del Comune di Bronte
L'articolo che segue parla delle irregolarità
nella composizione delle liste elettorali del Comune di Bronte. E'
apparso sul giornale napoletano "Il Paese" (anno VI, N. 147) di
Domenica 27 Maggio 1894.
C'è da dire che il quotidiano campano
orbitava nell'area governativa del Presidente del Consiglio dell'epoca
(era Sonnino)
ed osteggiava apertamente il gruppo politico d’opposizione dell’on. Giolitti (in cui
militava anche l’on. Francesco Cimbali).
«La revisione delle lista
Gravi fatti
Roma, 26, (maggio 1894)
V. Riccio) Il commissario prefettizio, mandato nel comune di
Bronte in Sicilia per la revisione delle liste elettorali ha scoverto
tante irregolarità in quelle liste, che su 2847 elettori, ne ha
trovato solamente 525 che abbiano titoli validi per essere eletti, e
ne ha cancellati nientemeno 2322, i quali tutti non avevano il diritto
elettorale.
Le indagini fatte sulle liste di quel comune hanno dato risultati
meravigliosi. Fra gli elettori iscritti si sono trovati 150 morti,
1500 analfabeti, e fra i morti alcuni che erano passati all'altra vita
da un ventennio.
Il più doloroso è che questi morti, questi analfabeti non solo
rimanevano iscritti nelle liste, ma figuravano come votanti in tutte
le elezioni politiche.
La diagnosi dei perturbamenti elettorali italiani non è ancor fatta.
Se vi fosse chi avesse il tempo ed il coraggio di rivelare le numerose
colpe, le incredibili brutture da cui è macchiata la nostra
vita pubblica egli farebbe opera patriottica, e nobilissima, ma
richiamerebbe sul suo capo l'ira di moltissimi, perchè dovrebbe
scrivere non guardando ad interessi, a partiti, a persone.
Io torno al caso significativo di Bronte. E' deputato di quel collegio
il dott. Cimbali, giolittiano venuto alla Camera al seguito del
marchese di San Giuliano.
E' lo stesso Cimbali che ieri combattè a
Montecitorio l'autorizzazione a procedere contro il deputato Aprile,
dicendo che in fondo questi non aveva fatto gran cosa: era entrato in
una stazione, e poichè un impiegato non aveva voluto lasciarlo passare
aveva detto qualche parola vivace, forse aveva dato degli schiaffi
all'impiegato. Non erano questi a parere dell'on. Cimbali elementi
sufficienti per un processo contro un deputato!
Ecco quali sono le idee del dott. Cimbali intorno all'uguaglianza dei
cittadini innanzi alla legge, ed intorno alle prerogative
parlamentari.
Ma non è del dott. Cimbali che io voglio occuparmi. E' del caso di
Bronte che acquista importanza per la discussione che si sta facendo
alla Camera. Nelle elezioni generali del 1892 il dott. Cimbali superò
il suo avversario per ben 1980 voti, ma la Giunta ad unanimità
ne annullò l'elezione, per la irregolarità delle liste elettorali. Il
diligente relatore della Giunta, on. Cambrai-Digny, scoprì fatti
gravissimi. Trovò che a Bronte il numero delle persone iscritte nella
lista rappresentava il 21% della popolazione, ossia, circa il quarto
di tutti gli abitanti del paese, comprese le donne, compresi i
fanciulli. A Randazzo, altro comune di quel collegio, gli iscritti
costituivano il 27% della popolazione. In quella memorabile giornata
dell’elezioni generali, nella quale tanti brogli e tante violenze si
commisero in tutta Italia, in sette sezioni elettorali del comune di
Bronte si segnò nei verbali un numero di votanti, costituente il 96%
degli iscritti, ossia oltre il quinto della popolazione.
Naturalmente per fare quel quinto erano portati come votanti gli
assenti, i morti, i minorenni. La relazione della Giunta dice che
oltre duemila voti vennero attribuiti al Cimbali, che questi non aveva
avuti.
E' incredibile l'impressione che fecero questi fatti quando furono
narrati alla Camera.
La discussione fu appassionata, vivace. Proposte severe si
succedevano l'una all'altra.
Vi fu chi consigliò di mandare le liste al procuratore del Re per
un processo; altri propose che la Camera senz'altro deliberasse di
eccitare il Procuratore Generale ad esercitare l'azione
giudiziaria per la revisione delle liste.
Si conchiuse
coll’annullare l'elezione di Cimbali, rinviando gli atti
dell’elezione all'autorità giudiziaria, con l'assicurazione data
dal ministro Bonacci che la discussione avvenuta nella Camera sarebbe
servita come monito al Procuratore Generale per la revisione delle
liste.
Ma si!
Il Cimbali era caro al governo di Giolitti ed al marchesino di S.
Giuliano. Il procuratore generale divennè sordo.
La nuova elezione si fece il 16 aprile
1893 con le stesse liste di prima, anzi con un
piccolo aumento nel numero degli elettori iscritti. Mentre il 6 novembre nel
comune di Bronte vi erano 3525 iscritti, la nuova elezione fu fatta
con una lista che portava 3529 elettori. La Camera aveva riconosciuto
che erano state iscritte nelle liste duemila persone che non ne
avevano diritto; ebbene il comune di Bronte quasi a sfida, non solo
non fece le cancellazioni, ma iscrisse quattro nuovi elettori.
Quel piccolo aumento, quasi servì a mostrare il nessun conto in cui
erano tenute a Bronte tutte le chiacchiere che etano state fatte a
Montecitorio.
Il Cimbali naturalmente fu novellamente proclamato deputato ed è
rimasto a Montecitorio. Superò il suo avversario la seconda volta, ma
solo per 329 voti. Ebbe nel comune di Bronte la bagatella di 2303
voti, e siccome ora si è riconosciuto che in quel comune solo 525
cittadini hanno diritto elettorale, ne segue che nel solo comune di
Bronte vennero dati al dott. Cimbali 1738 voti che non gli spettavano.
Ed ecco un uomo che è alla Camera senza che ve lo abbia mandato il
corpo elettorale del collegio, che egli apparentemente rappresenta.
Ecco un uomo che parla, che vota, che presenta dei progetti di legge,
che usa largamente dei diritti, degli onori, dei privilegi annessi
alla qualità di legislatore, ma che non ha avuto il suffragio del
corpo elettorale.
Elezioni politiche del 1895
Pro e
contro Cimbali
PRO
«Il movimento
elettorale
Bronte, 20 (Aprile
1895). La posizione elettorale si è oramai nettamente delineata:
L'on. deputato Cimbali, con programma decisamente ministeriale, sala
rieletto a grande maggioranza.
Bronte, capo collegio o patria dell'on. Cimbali, voterà per lui, e si
noti che Bronte, tra tutti i Comuni del collegio, ha la lista più
forte.
Nei Comuni di Maletto, Adornò e Biancavilla avrà certo la
maggioranza.
All'altro candidato signor Vagliasindi di opposizione e sostenuto da
moderati e radicali, non resteranno che i voti di Randazzo, sua
patria, e la minoranza degli altri due paesi.
Quanto prima l'on. Cimbali sarà invitato a fare un discorso politico,
non si sa ancora se in Adernò o in Biancavilla.»
(La Tribuna, Anno XIII, n. 114, Roma 24 Aprile 1895)
CONTRO
«Collegio di Bronte
19 marzo (Ciclopo), Non ho creduto di informarvi del
movimento elettorale del nostro collegio, prima d'oggi, perchè da noi
non esiste lotta alcuna: fra Vagliasindi e Cimbali non può esservi
lotta.
Bronte che era la cittadella del conterraneo Cimbali, che era
la sua forza, oggi è la sua debolezza. Molti sono stati gli errori
commessi dal Cimbali nella sua breve legislatura e molti malumori
circolano e si sono resi giganti, visto la sua qualità negativa.
L'opposizione che da molto tempo ha elevato la voce contro le nullità
vestite di arroganza e gonfio di vento come gli areostati, si trova
rinvigorita e sorretta dagli stessi errori commessi dal Cimbali il
quale anche nel paese natio non dorme su letto di rose.
Da tal uni si
crede ch'egli, si ritirerà cedendo il campo al Vagliasindi, al quale
da tutto il collegio provengono attestati di simpatia e di stima.
Adernò, Biancavilla sono pel Vagliasindi; Randazzo, poi, lo porterà in
trionfo. Domani vi darò notizie più particolareggiate, poichè mi si
dice che il Vagliasindi sia in giro per il Collegio.»
(Corriere di Catania, anno XVII, n. 106, Catania 2 Aprile 1895)
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Cronaca
elettorale del 1892
(articoli tratti da alcuni giornali
dell'epoca conservati nella biblioteca del R. C. Capizzi) |
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11 Settembre 1892
«La candidatura dell'egregio dott. Francesco Cimbali e stata
accolta in questo collegio con grandissimo favore, e direi quasi con
entusiasmo.
Non occorre dire che qui in Bronte che è il comune più
importante del collegio, come quello che ha presso a quattro mila
elettori, il Cimbali raccoglierà l'unanimità dei voti, perchè, a
tacere dei meriti grandi di questo giovane che ha saputo meritare la
pubblica stima, i brontesi hanno sempre aspirato all'onore di mandare
un loro concittadino al Parlamento Nazionale, ed ora son lieti di
veder prossimo a compiersi questo loro desiderio.
In Adernò ed in Biancavilla con felice accordo si sono riuniti tutti i
partiti, e da tutti si propugna la candidatura di questo giovane
egregio, che fin dal principio della sua carriera politica ha saputo
ispirare tanta fiducia da ottenere che militino nel suo campo uomini
dalle idee più disparate, convinti che egli con la sua onestà, la sua
intelligenza e la lealtà, di cui ha dato non dubbie prove, sarà tutto
dedito agl'interessi della nazione in generale e del collegio in
particolare e che, pur reputandosi fortunato di poter comporre i
dissensi che travagliano i nostri comuni, si terrà alieno dalle gare
municipali, rispettando tutti e cercando di tutelare gli interessi di
tutti; ond'è che è facile argomentare che tanto in Adernò quanto in
Biancavilla il Cimbali ha buona ragione di sperare l'unanimità dei
suffragi.
Tale unanimità la otterrà pure in Maletto, dove si è
costituito un numeroso Comitato composto dalle persone più chiare per
onestà e per censo, le quali affermano che il Cimbali otterrà tanti
voti per quanti sono gli elettori del comune.
Solo in Randazzo si propugna la rielezione dello on. Vagliasindi, il
quale, se non ha altri moccoli da accendere, può fin d'ora rassegnarsi
a rimanere al buio. (Victor)»
(Il Mattino, anno I,
n. 182 del 13-14 Settembre 1892) |
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E lo stesso
Victor in una corrispondenza da Bronte del
5 ottobre 1892, così scriveva:
«L'altra sera, nella grande aula di questo
Casino dei Civili, sotto la presidenza. del dott. Arcangelo
Spedalieri, si tenne una prima. adunanza elettorale, che riuscì
oltre ogni dire imponente e solenne, sia pel numero straordinario
delle persone che v'intervennero, sia per il contegno dignitoso
con cui tutti dal principio alla fine si comportarono.
Esposte in
breve da persona colta ed intelligente le presenti condizioni di
questo collegio e le ragioni che danno al nostro candidato la
certezza della riuscita nell'imminente lotta elettorale politica,
si deliberò all'unanimità di esprimere per telegramma a S. Ecc.
il marchese di San Giuliano i più sentiti ringraziamenti pel
favore da lui dimostrato verso la candidatura del nostro egregio
concittadino; di ringraziare tutti i sodalizii di Adernò,
Biancavilla e Maletto, che hanno aderito al programma del dottor
Cimbali e ne propugnano l'elezione a deputato al Parlamento; di
costituire un comitato elettorale centrale che prenda gli
opportuni accordi coi comitati delle altre sezioni del collegio e
si metta fin da ora all'opera per procurare che l'elezione del
Cimbali sia coronata qui in Bronte da un vero plebiscito.
E' cosa in vero difficile descrivere l'entusiasmo con cui furono
accolte ed approvate tali proposte. Si leggeva nel volto di tutti
l'affetto che questa cittadinanza nutre per la famiglia Cimbali:
affetto che, misto all'amor di patria che alberga nel cuore di
questo popolo trionferà di tutte le sleali manovre a cui i nemici
di Bronte tentano ricorrere per riuscire nei loro fini.
Del resto
il giorno dell'elezione non è lontano e si vedrà allora quello che
saprà fare questo popolo generoso.»
(Il Mattino, anno I, n. 208 del 9-10 Ottobre 1892) |
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«La situazione di questo collegio ha subito, di questi giorni, un
notevole cangiamento. L’onorevole Vagliasindi ha pubblicato per la
stampa che non intende ripresentare la sua candidatura nei prossimi
comizi generali, e, ritirandosi, ha designato l’egregio signor
Salvatore Pace ai suoi amici elettori di Randazzo e degli altri paesi
del Collegio. …
In questo Collegio avremo, quindi, lotta strenua fra
due candidati brontesi, Pace e Cimbali….»
(Gazzetta di Catania,
n. 299 del 27 Ottobre 1892) |
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«Candidatura Pace a Bronte
«La candidatura del signor Pace in questo Collegio
va acquistando sempre più maggiori simpatie. Essa s'impone da sè per
virtù di contrasto e trionferà. Il suo programma, puramente
democratico, è un raggio luminoso di rigenerazione morale e politica,
che incarnerà nella sua immutabile vita pubblica.
In tutte le manifestazioni della sua attività egli vuol lasciare il
proprio stampo, la propria caratteristica, la propria originalità. È
tutto d'un pezzo, non si piega e non si spezza. È, e sarà sempre,
quello che s'è mantenuto finora, con gli stessi amori, con le stesse
idee con la stessa fede incrollabile. Il Pace; ne siamo sicuri, uscirà
dall'urna con una vera e propria dimostrazione di tutte le classi
della cittadinanza del collegio di Bronte. E sarà onore meritato.»
(Il Fulmine, giornale del Popolo, Catania 31 Ottobre 1892)
«La candidatura Pace a Bronte
(nostro telegramma) Bronte, 31 ore 8 ant.
(Baratta) ieri sera un'immensa folla di popolo percorse le
principali vie della città, acclamando entusiasticamente la
candidatura di Salvatore Pace. Giudicasi sicurissima la riuscita.»
(Gazzetta di Catania, giornale politico quotidiano, 1
Novembre 1892) |
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Per la cronaca, Salvatore Pace — che,
scrivevano i giornali dell'epoca, "oltre ad essere il
vero tipo perfetto di gentiluomo e d'onesta specchiata" era anche
"abbastanza ricco di censi, questione molto seria e di sommaria
importanza" ed anche dal "carattere franco e leale,
principii schiettamente democratici, attitudine speciale e studii particolari
per il miglioramento delle condizioni economiche delle classi agricole ed
operaie del Collegio" — nei comizi generali del 6
Novembre 1892 fu sonoramente trombato.
Gli elettori gli
preferirono Francesco Cimbali.

1892: Una antica rarissima foto della sfilata dei
cittadini brontesi nella
"Strada nazionale da Bronte a Randazzo" (oggi corso Umberto) in occasione della venuta a Bronte della Commissione per l'elezione a Deputato di Montecitorio di Francesco Cimbali.
Ecco cosa in merito scrivevano due giornali, Il Corriere di Catania
e La Tribuna di Roma:
«Cronaca dalla Provincia
« …reduce da Bronte, per assistere alla proclamazione del deputato di
questo collegio, porto meco una impressione mai indelebile
dell'entusiasmo di quella cittadinanza. Si diceva che Bronte come un
solo uomo propugnasse la candidatura Cimbali, io scettico per
abitudine, non credevo ai si dici, e volli de visu costatarlo
E di fatti, introdottomi in mezzo ad una commissione di qui, che
portavasi a felicitare il Cimbali, pel suo splendido risultato, non
appena posto piè nel capo collegio, fui spettatore di una imponente e
colossale dimostrazione. Tutti i balconi gremiti di signore e
signorine gettavano fiori e ghirlande sui dimostranti e presidenti
delle varie sezioni, ivi convenuti, che percorrendo la Strada
principale si portavano al municipio per procedere alla proclamazione.
In tutte le strade e piazze di Bronte il popolino dandosi alla più
schietta e spontanea allegria, intrecciava dei balli locali gridando;
E la vittoria è nostra, non sinni parrà chiù. Deggio dire in
onore del vero, che in mezzo a tanta agglomerazione, nessun disordine
successe e nessuna manifestazione ostile si fece ai fautori della
candidatura Pace.
Fatta la proclamazione, l'on. Cimbali, affacciatosi al balcone,
ringraziò il popolo festante, pronunciando elevate ed acconcie parole.
I tripudii e le feste popolari continuarono sino a sera. [Mallio]»
(Il Corriere di Catania,
anno XIV n. 315, di Sabato 12 novembre 1892)
«Dopo la battaglia
Biancavilla, 12 - (G. R. C.) Si diceva dai
partigiani del caduto Pace, che in Bronte i fautori del Cimbali a
furia di violenze e vie di fatto, avessero alterato il risultato
dell'urne. Io invece posso assicurarsi che trovandomi con i
presidenti di qui, ivi, per procedersi alla proclamazione, ho
trovato una popolazione, tranquilla ed entusiasta, la quale non
gridando abbasso a nessuno, acclamava freneticamente la vittoria
dell'on. Cimbali.
Volli assumere informazione se violenze fossero avvenute durante
la votazione, e varie persone degne di fede mi assicurarono che il
massimo ordine e la calma avevano imperato lungo tutto il giorno,
meno che nella nona sezione ove gli amici di Pace, visto che il
terreno non era propizio al loro candidato fecero di tutto a che
la votazione ivi non avvenisse.
Il trionfo di Cimbali si deve allo spontaneo sentimento del corpo
elettorale di questo collegio, il quale meno a Randazzo ha dato la
splendida vittoria all'eletto.»
(La Tribuna, anno X, n. 316, Roma Lunedì 14 Novembre 1892) |
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Francesco Cimbali, pochi anni prima di morire, e la moglie
Maria Leanza, nata a Bronte il 1 Febbraio 1858 da don Nicola e
donna Elisabetta Grisley. Si erano sposati nella chiesa della
Matrice il 26 Novembre 1891. |
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Così scriveva sul
"deputato brontese" Francesco Cimbali "La Tribuna
Illustrata" del 27 novembre 1892, anno III n. 48:
«Francesco cimbali, nato nel febbraio del 1860, ha ora poco più di trentadue anni.
Fatti gli studi secondari in Bronte prima,
e in Catania poi, andò a compiere quelli universitari in
Napoli, dove studiò medicina. Appena laureatosi, fece il
medico militare, non per vocazione ma per obbligo di leva.
Durante il colera dell'84, mentre tutti sfuggivano le città
infette, il dottor Cimbali chiese al ministero della guerra di
essere mandato a Napoli, dove potè dare prove luminose del suo
coraggio. Appena potè, lasciò le spalline per esercitare
liberamente la professione per coltivare la scienza; e, come i
suoi fratelli, anzi insieme coi suoi fratelli, piantò le sue
tende in Roma.» |
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