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Nel 1925 la banca era ancora guidata da due preti: da
Benedetto Ciraldo, presidente (1878 - 1942, uno dei fondatori della Banca,
filantropo tanto da meritarsi il titolo di "padre dei poveri") e da Antonino
Zingale, vice presidente (la carica di segretario contabile era ricoperta
da Giuseppe Interdonato, il futuro
sindaco).
Alla chiusura di bilancio aveva 62 soci, raggiunse un Capitale sociale di Lire
227.566,70, depositi a risparmio per 5.031.390, 85, un utile di lire 70.578,68
(delle quali 17.177,54 furono destinate ancora ad opere di beneficenza).
L'originaria denominazione di «Cassa
Agraria di Mutuo», stabilita dallo Statuto sociale del
1912, venne modificata in «Cassa di Mutuo»
nel 1933; successivamente il 31 marzo del 1940 la denominazione
cambiò in «Banca di Mutuo».
Il fondo a disposizione del Consiglio di amministrazione da
impiegare in “opere di beneficenza e propaganda” passò dal 35
al 15% degli utili netti.
Le precarie condizioni economiche della popolazione Brontese erano
radicalmente mutate e l’antica Cassa Agraria di Mutuo perdeva via
via fra gli scopi sociali “il miglioramento morale”, le “finalità
di carattere sociale e l’aiuto ai bisognosi” per trasformarsi in
una società prettamente economica.
La crescita
Il 30 luglio 1950, per adeguarsi alle nuove norme legislative, la
Società assunse la forma di società Cooperativa a r. l., fu
aumentato il valore nominale delle azioni da L. 30 a L. 500 e
cambiata ulteriormente la denominazione sociale in «Banca
Mutua Popolare di Bronte».
Si fissò inoltre la durata
della Società in anni 99 dal 26 maggio 1912 al 25 maggio 2011.
Guidata sempre
con oculatezza e ispirata a criteri di sana gestione, l’antica Cassa
Agraria si trasformò in poco tempo in un potente fattore di crescita
socio-economica del piccolo paese etneo.
“Nello spirito della
cooperazione” mise in atto sempre una attività creditizia orientata
al sociale, sempre “seria ed onesta” e mirata per andare ”incontro
il più possibile ai bisogni di tutti indistintamente gli operatori
economici, applicando tassi inferiori a quelli comunemente praticati dalla
quasi generalità degli istituti bancari”.
Si può dire che a favore di Bronte e della povera economia locale ha
realizzato per quasi un secolo quanto fatto dal Collegio Capizzi nel campo
della cultura e nell’istruzione. |
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| La sede e direzione generale
della Banca Popolare di Bronte in una foto del 1974 ed in una china di Mario
Schilirò. |
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Nel corso dei suoi quasi
cento anni di attività è stata guidata da padre Benedetto
Ciraldo, da Luigi Margaglio, Nunzio De Luca, Vincenzo
Calì (a lui ed al direttore per quasi vent’anni Gino
Isola sono dovuti, in gran parte, i successi raggiunti nell’ultimo
periodo dall’Istituto), Nunzio Meli
(dal 1977 al 1996, fu anche fra i sindaci
di Bronte) e, per ultimo dall’avv. Pietro
De Luca.
Nella relazione al Bilancio del 1974,
l’esattore Vincenzo Calì (vice presidente della Banca dal 1947 e
presidente dal 1962 all’ottobre del 1977) rammentava con rammarico la
«scarsissima produzione
di mandorle ed olio, nessun incremento nelle culture di cereali e
legumi, i prezzi poco remunerativi per gli animali da carne»,
ma riportava il fatto positivo dell’inizio dell’attività di una
cooperativa agricola (la “Smeraldo”, sostenuta dalla banca) «che
sembra abbia incominciato a produrre qualche benefico risultato in
favore dei produttori di pistacchio».
Nel 1977 la Banca, ancora con un l’unico sportello brontese,
assunse la gestione della Tesoreria del Comune di Bronte “non
solo per ampliare la sua sfera di azione ma anche per dimostrare in
modo concreto il suo interesse verso la collettività”.
Nello stesso periodo la Banca, dal 1912 operativa solo nel
territorio brontese, iniziava una graduale espansione dell’attività
creditizia nei paesi circostanti aprendo filiali nei comuni di
Maletto (1977), Maniace (1981), San Teodoro (1990), Catania (1990),
Adrano, Giarre, Biancavilla.
Restava ancora una Banca “a misura d’uomo”, sempre attenta
alle piccole economie locali con le quali operava in perfetta
simbiosi. Amministrata con una persistente politica di
autofinanziamento e con grande efficienza, mirava ancora, più che
agli utili, a scopi prevalentemente sociali ed al potenziamento
delle attività agricole, artigianali e commerciali delle zone di
attività.
In vent’anni
di attività (dal 1962 al 1982) gli amministratori portarono il numero dei
soci da 94 a 321, il patrimonio sociale da 67 milioni a quasi 4 miliardi
di vecchie lire e gli utili da 12 milioni e mezza ad 1 miliardo e 400
milioni. I dipendenti? Solo diciotto a fine ’83!
Nel 1978 l'Assemblea straordinaria dei soci apportò nuove modifiche allo
Statuto sociale, aumentando inoltre il valore nominale delle singole
azioni da L. 500 a L. 5000.
L’undici settembre 1994 lo Statuto sociale, fu
ancora adeguato alla nuova normativa prevista dalla legge in materia
bancaria e creditizia del 1 settembre 1993, n. 385.
La denominazione
sociale mutò ancora una volta in «Banca
Popolare di Bronte» - Soc. coop. a r. l., la durata della
società fu portata sino al 25 maggio 2050.
Ma restò solo un sogno: pochi anni dopo, nel 1998,
dopo quasi novant’anni dalla sua fondazione, Bronte
perdeva la sua benemerita istituzione: dopo lunghe trattative,
la Banca Popolare di Bronte entrava infatti nel gruppo bancario della “Banca
Popolare di Lodi”.
La vendita
In data 4 Ottobre 1998 l’Assemblea generale dei soci, appositamente
convocata, trasformava la forma giuridica della Banca Popolare di Bronte
da società cooperativa a r.l. in società per azioni;
veniva adottato un nuovo testo statutario conforme alle indicazioni della
Banca acquirente;
i soci aderivano all’Offerta pubblica di acquisto lanciata dalla Lodi e
trasferivano alla stessa oltre il 51% del capitale sociale, dando alla
Lodi il pieno controllo dell’antica “Cassa Agraria di Mutuo”.
L’Offerta pubblico di acquisto lanciata dalla Lodi aveva purtroppo avuto
pieno successo!
Nel 1998 la Banca aveva 8 filiali insediate nelle province di Catania e
Messina con un organico di appena 61 dipendenti, un patrimonio di quasi 30
miliardi con una raccolta diretta di oltre 175, un ricco patrimonio
immobiliare, sportelli sempre affollati e, soprattutto, sempre in utile
(continuava a produrre utili dalla fondazione: nell’ultimo bilancio,
quello del 1997, erano stati di oltre 2 miliardi e mezzo).
Lo stesso anno la Banca era stata insignita del Premio
XXIV Casali per l'economia come "insostituibile
punto di riferimento per l'economia brontese".
Certamente nel panorama creditizio rappresentava una piccola realtà
economica, lo era stato per un secolo anche per una scelta precisa dei
vari amministratori, ma, indubbiamente, costituiva anche una Società
solida e sana, molto radicata nel territorio, dove non temeva concorrenza,
e con una clientela affezionata e fedele.
L’ultimo Consiglio di Amministrazione di estrazione sociale locale
accolse nel 1998 «con viva soddisfazione, l’esito positivo delle
trattative” che rappresentava “una scelta strategica
focalizzata sul futuro della Banca».
Il Motivo della vendita?
Così ha
risposto il consiglio di amministrazione: «La risposta è semplice: in
un momento di totale stravolgimento e di costante evoluzione (per
non dire rivoluzione) sociale, giuridica, economica, geografica,
finanziaria, bisogna "stare all'erta", bisogna scrutare anche le
minuscole e le più lontane nubi che si profilano all'orizzonte, per
evitare di essere colti impreparati, tanto dal più piccolo
temporale, quanto dalle grosse tempeste. In altre parole, con uno
slogan abusato, "bisogna fare le scelte giuste al momento giusto". |

Vincenzo Calì,
vice presidente della Banca dal 1947 e presidente dal 1962
all’ottobre del 1977. |

Il
cav. Giuseppe Interdonato, ricoprì la carica di
Direttore della Banca fino al 1959.
In età giovanile fu uno dei promotori della fondazione della
«Cassa». Nel periodo bellico fu anche presidente
dell'Ospedale Castiglione Prestianni e sindaco di Bronte
eletto nell'immediato dopoguerra. |

Il cav. Gino Isola, per oltre vent'anni direttore della Banca. |
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Solo la tempestività ci può
consentire di essere attori protagonisti delle nostre scelte, senza
doverle subire come imposizioni esterne; di proporre, quindi, accordi,
senza essere costretti ad accettare passivamente regole e condizioni
imposte da altri».
«Ora, in tutta serenità e coscienza, il Consiglio di Amministrazione ha
colto quelle nubi di cui parlavamo prima - che già si sono abbattute in
non pochi Istituti di piccole (e anche di medie) dimensioni -; tali nubi
sono ancora lontane dal nostro orizzonte,il nostro clima è certamente
ancora sereno e soleggiato; e tuttavia, non possiamo non considerare,
uscendo di metafora, la minaccia costituita dalla repentina modifica dell’ambiente
competitivo delle banche».
«... La necessità di fronteggiare la maggiore concorrenza, anche non
bancaria, che è già di per sé portatrice di una riduzione dei redditi
futuri, in uno ai previsti maggiori costi da sopportare per le innovazioni
di processo e di prodotto necessarie per generare nuovi servizi
finanziari, ci hanno convinto che, fra le soluzioni possibili, la più
adatta fosse quella di ricercare alleanze… L’accordo, attraverso un
rafforzamento organizzativo, commerciale e professionale, si pone, quindi,
come obiettivo primario la creazione delle basi per proseguire nel
percorso di sviluppo finora realizzato, consolidando ulteriormente il
posizionamento di mercato del nostro Istituto».
Venivano trasferiti altrove il controllo della Società ed processo
decisionale, Bronte era stato irrimediabilmente tagliato fuori,
addirittura pochi anni dopo (2001) veniva trasferita anche la Direzione
Generale a Catania.
La fine
Il progetto di aggregazione, pur con la sua ferrea logica economica e le
esigenze di mercato, sradicava il grande albero piantato a Bronte da padre
Ciraldo nel 1912, cancellava una Istituzione più sociale che economica, e
quanto era stato perseguito con tenacia ed intelligenza nel corso di un secolo,
anche tra difficoltà a volte quasi insormontabili (si pensi solo ai
periodi bellici del 15/18 e dell'ultima guerra).
L’economia brontese ed il Paese stesso perdevano una sua Istituzione, uno
dei suoi fiori all’occhiello, il punto di forza che, per quasi un
secolo, aveva sostenuto gli artigiani, gli agricoltori ed i braccianti, i
bisognosi, tutta la modesta economia del territorio, adottando ed
incoraggiando iniziative economiche ma anche benefiche ed altamente
sociali (vedi il notevole contributo dato negli anni 20 alla costruzione
dell’Ospedale).
La gloriosa “Cassa Agraria di Mutuo” quasi
certamente cesserà di vivere antro il 2002: Nel corso dell’anno
la Banca ha perso anche tutto il proprio patrimonio immobiliare (10
immobili ubicati a Bronte, Maletto Adrano e Maniace) conferito ad una
società del gruppo Lodi.
Nel mese di aprile la stessa banca capogruppo,
mirando al controllo totale, ha lanciato un’offerta pubblica di scambio
per l’acquisizione del 100% della Popolare di Bronte, di cui già
controlla il 51,11% del capitale.
Il 12 Settembre 2002 col passaggio definitivo dell'attività bancaria alla
Lodi è scritta la parola "fine" nella storia della gloriosa
Cassa Agraria. Una delle ultime insegne di una banca siciliana nella
provincia di Catania è stata definitivamente spenta e, tra l'indifferenza
generale, Bronte ha perso veramente tanto.
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Il Presidente della
Banca, avv. Nunzio Meli, riceve il "Premio XXIV Casali - 1987 per
l'Economia" dalle mani dell'allora Vice Presidente della Regione
Siciliana on. Salvatore Leanza, sindaco di Bronte negli anni
2002-2004. |
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La Sede centrale e l'ultimo logo della Banca:
richiamava l'economia brontese fondata sull'agricoltura e,
sopratutto sul Pistacchio. |
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