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L'articolo, a firma di mons.
Nunzio Galati, nato a Tortorici, parroco di Maniace dal 1967, è stato tratto
dal settimanale cattolico regionale d’attualità "Prospettive" del 14
Dicembre 2003.
Sacerdoti da ricordare
Il sogno pastorale di padre Salanitri
Riuscì a realizzare il progetto di fondare a Bronte un piccolo seminario,
che tanti preti avrebbe dato alla Chiesa etnea
I ragazzi di scuola a volte mi chiedono: come mai s'è fatto prete? E come
non avrei potuto - rispondo - dopo aver incontrato i preti della mia infanzia?
I preti del paese, Bronte, che mi fu seconda patria dopo l'emigrazione della mia
famiglia da Tortorici.
Di tutti, dai più ai meno noti, mi edificava il loro celebrare messa. Ma
soprattutto erano per me una finestra per la quale mi giungeva e respiravo
l'aria del soprannaturale, del trascendente.
Preti dai volti diversi ma tutti rassicuranti per un bambino timido, qual ero, e
teso nello sforzo di integrarmi nella nuova comunità che mi ospitava.
Così m'apparve anche il volto di padre Giuseppe Salanitri, di quell'uomo dalla
corporatura alta, massiccia e al tempo stesso ieratica, quando egli, negli
ultimi anni di vita, seduto sotto il glicine che si ramificava su per le pareti
del cortiletto del piccolo seminario, osservava sorridente e col capo oscillante
i suoi piccoli seminaristi che si rincorrevano e schiamazzavano, nell'ora di
ricreazione.
Quante volte lo avvicinai, in quei momenti, per dare sfogo alle mie piccole pene
provocate da villanie fattemi da qualche compagno a causa della mia diversa
etnia.
Allora notavo come tutta la mia pena si trasferiva sul volto di quel
vecchio, anzi in lui sembrava ingrandirsi a misura stessa della sua gigantesca
statura e Padre Salanitri apparve ai miei occhi di piccolo adolescente un
vindice cavaliere di giustizia.
Non ho altri ricordi personali.
L'ho conosciuto, infatti, quando, oramai, di
salute malferma, limitava le sue apparizioni in seminario e aveva affidato i
suoi ragazzi, pur rimanendo il loro "Padre rettore", alle cure di
padre Nino Calanna, suo successore, il quale organizzò dei turni tra noi,
piccoli seminaristi, perché lo andassimo a trovare per tenergli un po' di
compagnia da lui gradita più di ogni altra cosa.
Le notizie biografiche in mio possesso sono poche e , tuttavia, essenziali e
quanto mai interessanti.
A sedici anni, era il 19 agosto 1874, dopo aver completato gli studi ginnasiali
nel Collegio Capizzi, sollecitato dai genitori a decidersi circa i futuri
orientamenti negli studi, manifestò alla famiglia il suo segreto: l'intenzione
di entrare in seminario.
Il padre rimase sorpreso.
La mamma scoppiò in lacrime. Ma non di dispiacere.
Anche lei, in quella circostanza, ebbe un segreto da rivelare: dal giorno del
matrimonio aveva pregato e digiunato ogni sabato, per ottenere dalla Madonna il
dono di un figlio sacerdote!
Continuò il suo digiuno sabbatico fino al 18
dicembre 1897 quando poté baciare le mani consacrate del figlio.
Il nuovo sacerdote fu travolto, come in un vortice, da tre grandi amori: l'amore
verso un Dio vivente, silenzioso nell'Eucarestia; l'amore verso la Chiesa;
l'amore, il "misereor super turbam", verso, soprattutto, i più
deboli.
Da quest'ultimo amore sgorgarono le sue numerose attività in opere
assistenziali.
In tempi di quasi carestia, presso i locali della chiesa Maria Santissima della
Catena, assicurò, ogni giorno, una minestra calda e pane a sufficienza agli
indigenti del paese.
Insieme, poi, ad altri confratelli intraprese in favore dei
ceti poveri la lotta contro l'usura contrastandola efficacemente con la
fondazione di una "Banca mutua popolare", di cui nel 1920 fu
presidente.
Questo amore lo spinse anche a impegnarsi nella vita sociale e a rimboccarsi le
maniche in politica. Assieme ad altri due confratelli fu consigliere comunale di
minoranza al Comune. Ma l'opera dei tre sacerdoti fu talmente efficiente che la
popolazione nelle nuove elezioni diede alla loro corrente, il partito
"Popolare", sia i seggi della maggioranza che quelli della minoranza.
In questo campo, tuttavia, il ruolo di padre Salanitri fu solo di temporanea
supplenza. Il sogno pastorale suo era ben altro.
Era quello che scaturiva dai due grandi amori verso l'Eucarestia e verso la
Chiesa: la fondazione in Bronte di un piccolo seminario, opera che stava tanto a
cuore, anche, al Card. Francica Nava.
Seminario da lui sognato in quei momenti di angustie sofferte al pensiero che
Bronte dal 1906, e lo sarebbe stato per 25 lunghi anni, non conosceva più
un'ordinazione sacerdotale.
Seminario voluto per un crescente amore verso la Chiesa presa di mira, allora,
anche nella sua cittadina, dai livori della massoneria e dai rigurgiti
dell'anticlericalismo.
Seminario costruito e sostenuto maggiormente con i proventi del suo patrimonio
familiare.Così al posto delle tante catapecchie esistenti all'ombra della Chiesa
Maria SS. della Catena sorsero, al suo ritorno dalla guerra 1915-18, i
locali del piccolo seminario di Bronte che, nell'agosto del 1919, aprì
le sue porte ai primi ragazzi.
Piccolo seminario. Piccolo perché
destinato ad accogliere piccoli adolescenti, ma altrettanto piccolo
come costruzione. Seminarietto architettonicamente umile, povero.
Eppure ...meraviglioso e fecondo vivaio di vite sacerdotali.
Alla sua morte, infatti, avvenuta il 30 luglio
1953, all'età di 79 anni, il padre Salanitri, con le ultime sacre
ordinazioni avvenute poco più di un mese prima, l'11.06.53, aveva già
dato alla Chiesa cinquanta sacerdoti, compresi i 14 ragazzi
passati dall'oratorio festivo, da lui aperto prima del piccolo
seminario, agli ordini religiosi.
E dopo la sua morte, con lo stesso ritmo, oltre cinquanta ordinazioni
sarebbero maturate nel succedersi degli anni.
Ricordare padre Giuseppe Salanitri nel cinquantesimo della sua morte è
come assolvere un debito verso il patrimonio storico della Diocesi. Ma
è anche un ubbidire all'invito evangelico di porre la luce sopra il
lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono in casa (Mt
5,15). |
Così lo ricordava nel 1974, centenario della sua nascita,
il prof. mons. Antonino Minissale:
Ricordo di Padre Salanitri
«Ho conosciuto Padre Salanitri nella sua vecchiaia, durante gli ultimi
dieci anni della sua vita, perciò all'ingrosso dal 1943 al 1953.
Cominciai infatti a frequentare il Piccolo Seminario subito dopo i
bombardamenti, nell'anno scolastico 1943-44, per farvi la quarta
elementare. Lo ricordo ora, perciò, come l'ho conosciuto da ragazzo,
ma la sua memoria la inquadro nella mia esperienza successiva, e nella
nostra epoca diversa da quella in cui lui visse.
Il suo fisico dava già un'idea adeguata del suo carattere.
Un uomo
alto, sostenuto, vigoroso, solido, ma, nello stesso tempo, dolce e
flessibile. L'espressione del suo volto, dei suoi occhi soprattutto,
era quella di un uomo concentrato e deciso, ma insieme tranquillo e
disteso.
Aveva un tratto di signorilità connaturata e di bonarietà
spontanea, di solennità e di semplicità. Il suo viso, solcato da
rughe, era abbondante, pieno fin sotto il mento, e dava così l'idea di
un uomo che si sente a suo agio, e che è capace di mettere gli altri a
proprio agio. Qualche volta si faceva tagliare i bianchi capelli
lasciando solo un ciuffetto irsuto e ribelle, che gli conferiva
un'aria indomita, vivace e perfino sbarazzina. Portava con sé una
lucida ed antica tabacchiera d'argento, da cui estraeva con estrema
naturalezza e con compiacimento, ad intermittenza piuttosto regolare
quella polverina giallo-oscuro che qualche volta lo faceva starnutire.
(…)
Spesso amava intrattenerci in piccolo gruppo, raccontandoci le sue
vicende passate. E proprio in queste chiacchierate senza contagocce
che rivedo Padre Salnitri nel suo ruolo precipuo di educatore e di
maestro. (…)
Visse praticamente sempre a Bronte, tranne che per il periodo degli
studi al Seminario di Catania, per il servizio militare e per qualche
raro viaggio di cui conservava dei vivi ricordi. La storia di Bronte,
spicciola e meno spicciola, l'ha vissuta in prima persona, con
dedizione e con un senso di partecipazione e di appartenenza tale che
gli consentiva poi, fra l'altro, da capire le varie situazioni
familiari dei suoi ragazzi. (…) Forse non lo si può chiamare un
intellettuale, e certamente non uno studioso. Però era un uomo che
sapeva leggere i suoi libri, che percepiva i fermenti ,del suo
tempo, e che viveva di idee rapportate costantemente alla vita». |
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Padre Salanitri, al
centro, posa nel cortile del Seminario con i superiori, i
professori e gli alunni (la foto è del 1938). |
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Nella foto del 1944
sono riconoscibili, da sinistra, padre Zingale, padre Giuseppe
Calanna, padre Meli (dietro), mons. Pennisi, padre Salanitri,
padre Bertolone (dietro) e, ultimo a destra, padre Modica. |
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Padre Salanitri è
quì attorniato (a sinistra) da padre Zingale, padre Platania, mons. Nino Calanna
e (a destra) padre Marcantonio e padre Sanfilippo. |
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