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I
sindaci di Bronte |
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I personaggi illustri di Bronte,
insieme |
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1903 |
Limongelli Alfonso,
avvocato
della prefettura di Bologna, regio commissario al Comune da fine Gennaio
1903.
Fu nominato in seguito allo scioglimento del Consiglio comunale disposto per decreto regio
controfirmato da Giolitti in seguito ad una ispezione amministrativa
condotta nel 1902 dal commissario prefettizio Poidomani. Restò in carica fino al 16 Maggio, quando dopo le elezioni
comunali venne insediata la nuova
amministrazione guidata dal sindaco Francesco Cimbali.
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1903 |
CIMBALI
FRANCESCO,
medico, sindaco di Bronte dal Maggio 1903 fino al 1905. Fu dal
1893 al 95 il nostro secondo deputato a
Montecitorio e sindaco di Bronte anche
negli anni 1895 e 1914.
Al Comune, l'opposizione (l'ex amministrazione uscente
sciolta nel Gennaio 1903 da regio decreto) in quegli anni era rappresentata dai due
grossi personaggi politici: i due consiglieri
provinciali cav. Placido De Luca e cav. Pace De Luca Vincenzo. Malgrado ciò
Francesco Cimbali era riuscito a vincere le elezioni tenutesi a Maggio 1903.
Nella lista dei nuovi trenta consiglieri risultati eletti nelle elezioni
comunali che lo portarono a ricoprire la carica di sindaco, cinque
erano preti, due dei quali furono i primi eletti.
Il Consiglio comunale
Ecco l'elenco dei trenta consiglieri comunali risultati eletti nelle elezioni
amministrative svoltesi
a Bronte nel Maggio 1903 (cinque su trenta erano preti e
furono fra i più votati):
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1. Biuso Sac. Gregorio voti 504
2. Fallico Sac. Francesco 485
(questi due nomi furono comuni alle due liste)
3. Cimbali Dott. Francesco 292
4. Cimbali Notar Leone 27
5. Grisley Dr. Nicolò 274
6. Meli Sac. Benedetto 27
7. Leotta Guglielmino 272
8. Interdonato Giuseppe 271
9. Luca Domenico 270
10. Spedalieri Pietro 270
11. Spedalieri Dr. Arcangelo 269
12. Saitta Avv. Vincenzo 269
13. Portaro Gaetano 268
14. Liuzzo Gabriele 267
15. Isola Gaetano 266 |
16 Di Bella Giuseppe 265
17 Ciraldo Nunzio 265
18. Dominedò Lorenzo 265
19. Castiglione Giuseppe 265
20. De Luca Avv. Placido (ex sindaco) 264
21. Radice Luigi 263
22. Pace Cav. Salvatore 263
23. Cannata Giuseppe 262
24. Battaglia Ignazio 261
26. Camuto Giuseppe 259
26. Rizzo Vincenzo 259
27. Salanitri Sac. Giuseppe 259
28. Pace Nunzio 259
29. Malaponte Sac. Giuseppe 258
30. Leanza Mauro Antonino 258 |
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SUCCEDEVA ANCHE QUESTO
Saccheggio nei boschi
comunali di Bronte
Catania, 13 – Avendo il
comune di Bronte concesso il taglio annuale del bosco comunale Foreste
Vecchia, l'appaltante, abusando della poca vigilanza della
amministrazione comunale, e, secondo altri, con l'annuenza criminosa di
alcuni rappresentanti del Municipio, tagliò alberi, non compresi nella
martellata, in numero di oltre duemila, per un valore di L. 62
mila. Tale accertamento è stato fatto giudiziariamente dal
pretore. Sul riguardo ieri ebbe luogo a Bronte una seduta consiliare
tempestosissima.
Ha sorpreso come il sindaco, rispondendo al
consigliere De Luca abbia dichiarato che il danno constatato sia di L.
4000, contro le risultanze peritali giudiziarie.
(La Tribuna, anno XXII, numero 258, Roma 15 Settembre 1904) |
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"A Bronte - cose a posto"
«Come si vede dall'elenco dei nuovi consiglieri - scriveva La
Gazzetta della Sera, giornale catanese, il 26 Maggio 1903 - l'ex
sindaco De Luca riuscì eletto il ventesimo; il Cav. Pace
il ventiduesimo.
D'altra parte non fu eletto l'avv. Luigi Saitta procuratore del
Duca Nelson e Capo del partito sconfitto; come non fu eletto il sig.
Rizzo Gaetano ex assessore e pezzo grosso di tale partito, essendo
nipote del denaroso zio Vincenzo e genero del Sig. Pietro Margaglio
Tesoriere, Esattore e appaltatore dei dazi e consumo del Comune; e
non fu nemmeno eletto l'ex assessore Mauro Nunzio capo d'una
famiglia che nel disciolto consiglio aveva quattro rappresentanti. (…)»
(Gazzetta della Sera, anno VII, n. 110, Catania, Martedì 26
Maggio 1903) |
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1905 |
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SPEDALIERI
PIETRO,
in carica fino all’anno 1908. Esponente del partito dei democratico-cristiani era definito "Travicello" e fra i suoi
assessori figurava anche il rev. can. Gregorio Biuso.
Scriveva il Corriere di Catania (giornale dei Partiti Popolari,
anno XXVII n. 283 di lunedì 16 Ottobre 1905) che: «…la meschina e
balorda figura del sindaco travicello che riceveva continuamente
l’imbeccata dal segretario, (avv. Vasta, ndr) che ha un potere
formidabile su di lui, era oggetto di unanime commiserazione».
Della sindacatura Spedalieri riportiamo la cronaca (nera?) di due
tumultuose sedute del Consiglio comunale del 31 Maggio 1904 e del 9
Ottobre 1905. |
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Sono
state tratte rispettivamente dal Il
Giornale di Catania, politico-quotidiano, anno I, n. 117 del 6-7
Giugno 1904 e dal Corriere di Catania, del 16 Ottobre 1905. Il
giornalista si firma con lo pseudonimo "Veritas" (!?).
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Il
Giornale di Catania, 6-7 Giugno 1904
Bronte 1 giugno 1904
UNA SEDUTA CONSILIARE
DEL 1904
Veritas). Ieri ebbero principio e fine in questo consiglio, le
sedute primaverili. Intervennero, in seconda convocazione, solo quindici
consiglieri, undici della maggioranza e quattro della minoranza.
Dichiarata aperta seduta … si passò alla lettura del verbale della
seduta precedente.
Il consigliere della minoranza, Liuzzo fece osservare che quel verbale
non era l'espressione sincera e fedele di quanto si svolse nella
precedente seduta, ma era un componimento inventato ed ideato del
segretario Comunale.
Infatti fece osservare che, non si rilevava dal
verbale la presenza dell'avv. Saitta, che non era fedelmente trascritto
quanto l'avv. Saitta ebbe a rimproverare all'attuale amministrazione per
la riorganizzazione delle camarille, a danno del Comune, specie quella
del dazio e della legna, che l’avv. Saitta minacciò gravi rivelazioni,
che battezzò il Sindaco incipiente a reggere le sorte d'un paese,
mandandolo a zappettare le botteghe, ed in ultimo non si fece nemmanco
cenno della risposta da lui data al Cav. De Luca …
(…) Dopo di ciò il prosindaco comunica ai consiglieri che il comune si
trova con un deficit di L. 96000 (sic) e con un disavanzo di oltre le
35000 lire, e quindi nella necessità, di chiedere che venga deliberato
un taglio straordinario di legno per l'ammontare di L. 40000 (povero
comune) perchè date le condizioni miserrime del bilancio, non si può più
amministrare il comune.
Il tesoriere ha anticipato oltre L. 20000 e non vuole più anticiparne,
quindi non provvedendo d'urgenza assisteremo allo spettacolo, che fra
otto giorni resterà il paese senza illuminazione….
Il consigliere Liuzzo
osserva che, se il comune si riduce in tale stato miserando, si deve
all'insipienza amministrativa di un pugno di vanagloriosi. Non crede
onesto devastare i boschi, essendo che questi dovrebbero servire per gli
usi civici del popolo e non per coprire le magagne ardite d'una insana
amministrazione.
(…) Si passa poscia alla nomina d'un membro della Congregazione di
carità in rimpiazzo del Sig. Interdonato Giuseppe, dichiarato decaduto
dal prefetto Trincando, per così aiutare la cricca clerico-borbonica di
questo sventurato paese, capitanata dal vanaglorioso e nefasto sacerdote
Prestianni, che ha saputo e bene, rovinare l'amministrazione della
Congregazione di carità, per la smania di far spendere oltre lire
150,000 per la costruzione di un ospedale dei poveri, quando
l'amministrazione dell'ospedale dei poveri non può disporre che d'una
irrisoria rendita annuale di L. 2000 avendo fatto vendere fabbricati di
proprietà della opera.
Oggi la camerilla è rinforzata, così possono
maggiormente lasciare a dormire la pratica, contro il duca Nelson,
debitore dello ospedale, di oltre L. 40000. |
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«LA SCENA INDECENTE NON E' DEGNA DI COMMENTI»
Corriere di Catania, 16
Ottobre 1905
«Al Consiglio Comunale di Bronte tumultuosa seduta
Bronte 13.
Fra gli oggetti a trattare nell’ordine del giorno del 9 ottobre. si
discussero, con vivacità, quelli riguardanti i soliti favori, il riappalto
del dazio e lo sfollamento della 3. sezione del bosco per gli usi civici.
Dei 13 consiglieri della minoranza soli 5 erano presenti alla seduta: gli
altri ritennero inutile il loro intervento. Ed hanno avuto ragione: è cosa
ormai risaputa che la maggioranza va in Consiglio con previo concerto; non
cura nemmeno, certe volte, ribadire le ragioni della minoranza, che spesso
spesso è sopraffatta dallo straccio che si fa delle leggi, scrivendo financo
in verbale ciò che le pare e piace. Insomma, le sedute di questo Consiglio
somigliano assai ai processi inquisitoriali.
Anzi, stavolta, la maggioranza,
a par del Tribunale del sant'uffizio, portò con sè un «Esecutore» che ebbe
l'audacia di slanciarsi furibondo su un consigliere della minoranza.
(…) Qui scoppiò un pandemonio.
La minoranza cosi vilmente offesa e
sopraffatta sdegnosamente protestò, e il consigliere Saitta (l'avv. V.
Saitta, il nostro futuro deputato, ndr) rimproverò al
segretario quella mistificazione di fatti perfidamente calcolata: costui
saltò fuori dal banco della presidenza, e mettendo mano in saccoccia, cercò
scagliarsi contro il Saitta; ma venne trattenuto dal suocero e dal cugino.
Il Saitta, a quell'atto scavalcò la barra per andargli incontro; ma il
Delegato ed il Maresciallo che si precipitarono pel recinto dei consiglieri,
scongiurarono un pugilato.
Se i carabinieri non avessero trattenuto a tempo i bravi ed i garzoni che
porta seco la maggioranza, armati di coltelli e revolvers, chi sa quali guai
e quale massacro si sarebbe deplorato, perchè il popolo sovrano era li a
rivendicare le ingiustizie!?
Difatti voleva slanciarsi anch'esso, ma la forza pubblica lo scacciò fuori
dell'aula, da dove a fischi, urla assordanti chiamava abbasso un sindaco
inerte e un amministrazione […]
La scena indecente non è degna di commento. Ci auguriamo che le autorità
provvedano ad allontanare questo segretario provocatore pernicioso, da un
posto che non può più occupare […]» |
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1909 |
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PACE DE LUCA VINCENZO.
Uno dei notabili dell'epoca, governò
Bronte sotto la protezione dello zio, l'ex sindaco del 1895, all'epoca deputato
provinciale Placido De Luca. Era molto vicino alla Ducea Nelson ed all’onorevole
barone Giovanni Romeo Delle Terrazze del suo stesso partito; è stato
sindaco anche negli anni 1921, 1923.
Una chicca sul sindaco Pace:
«... è
stato denunziato al prefetto per avere negato al consigliere dott. Grisley
prima, e poscia al consigliere Liuzzo Gabriele (della minoranza), il
permesso di poter prendere visione dell'incarto di alcune pratiche relative
ad interessi del comune. (...)
Invitiamo il Sindaco a smettere questi metodi
di lotta nè civili nè utili, ed ad inaugurare un metodo di lotta corretto,
leale, coraggioso e tollerante...».
(dal quindicinale brontese "La
Voce del Popolo", periodico democratico, anno I, numero 3 del 6 Marzo
1910). Il giornale aveva per motto una frase dello Spedalieri: "la
sorgente della sovranità è il popolo".
A sinistra e a destra due caricature del sindaco Pace
(tratte dal giornale
politico-umoristico dell'epoca "U Trabanti",
anno I, n. 3 del 5 ottobre 1913). In quella
di destra, dal titolo "Attenti ai troppiconi!", il sindaco è
aiutato dal deputato Romeo.
La didascalia recita:
«Il sindaco: ohime! le stampelle amministrative sono fracite e staio
abbuccando!
Il Deputato: non temere, ci sono io».
Bronte nel 1909
«Un paese fuori legge!
«Mai, come oggi, Il nostro ricco paese di ventiquattromila abitanti era
caduto tanto in basso, per l'opera, insipiente, deleteria, disonesta di
un pugno d'ignoranti, oziosi, vagabondi, che da tempo, senza pietà
alcuna ne dilaniano le sue povere carni.
Mai, come oggi, s'era visto tanto scempio di umana dignità, di carattere
cittadino di fierezza paesana soggiogati, vinti, dominati
dall’inqualificabile prepotenza, dalla più nera ingiustizia, dalla
camorra meglio organizzata, dal furto più largamente consumato.
Quanto di progresso, di attività, di avvenire, di vita veramente civile
cittadina, quì, viene soffocata dà speculatori immondi e d'affaristi
della peggiore razza, i quali, non permettono che la patria illustre di
Nicola Spedalieri cammini coi tempi, si riscaldi nei trovati della
scienza, si illumini di vera civiltà, migliori e perfezioni nei suoi usi
e costumi, prosperi nelle sue industrie e nel suo commercio per se e per
le generazioni future.
Mentre, paesetti di poche migliaia di abitanti, borghi e sobborghi di
nessunissima importanza hanno acqua potabile a sufficienza, edifizi
scolastici, strade ben messe e sempre pulite, luce elettrica,
orfanotrofi, ritrovi intellettuali, garentita l'igiene con scrupolosità
ed esattezza, sorveglianza accurata nelle rivendite di pasta, pane,
carne, frutta, verdure ed altri commestibili, corpo di guardia ben
ordinato e meglio diretto, tutela degli interessi cittadini
sapientemente fatta e con santità vera di affetti, entusiasmo doveroso e
sublime per il bene collettivo e per la grandezza del luogo natio, qui,
per non crepare di sete, si è costretti ricorrere alle malsane acque del
fiume lontano, con quanto danno della salute pubblica; ben si capisce.
In vere e proprie topaje dalle nude pareti, prive di luce, di
aria di sole umide e fredde, dove penetra il vento e la pioggia si
accalcano i nostri amati fanciulli.
E' questa la scuola, dove, il
maestro, nono pagato da ben sette mesi del suo stipendio, mutua
il pane dell'avvenire e della scienza a quelle care creaturine
febbricitanti, tossenti, dal visuccio cereo, scalzi, nella maggioranza
ignudi e quasi sempre digiuni.
Di edifizio scolastico non è a parlarne; le topaje, fruttano
lauti fitti a pezzi grossi del paese, eppoi, s'infrangerebbero i comandi
dei beati porci, con rispetto parlando! e dire, che il paese paga
gravi interessi al governo per il mutuo, da anni, debitamente approvato.
Strade, le stesse dalla fondazione della cittadina, assolutamente
impraticabili, prive di qualunque manutenzione, avvallate, dirute,
affossate, mantenute nella più fitta oscurità e nella più
nauseante, colpevole sporcizia, vere fogne pestilenziali i cui miasmi
danno al cittadino la febbre infettiva, il tifo, la tisi, quando non lo
spaventano della noce del collo.
Il comune paga lire seimila per l'illuminazione, e più migliaja di lire
per lo spazzamento, ma i fanali non si accendono quasi mai, in omaggio
alla teorica sacrista, che l'oscurità fa bene agli occhi acuisce la
vista, e non disturba alle indiscrete filippiche l'entrata notturna dei
sacri portoni.
Se la spazzatura poi, resta a concimazione delle vie, la colpa non è
dell'appaltatore, persona di ogni scrupolo, che si confessa ogni sabato
e si precetta tutte le feste, ma, degli spazzaturai municipali, testaccie dure, veri asini in veste umana, che in questi tempi di
aumento di salari, pretendono troppa biada!
(…)
Il signor Medico Provinciale Sanitario, il Prefetto Comm. Minervini, il
Procuratore del Re, le autorità tutorie, perché non pensano a riparare
tanto delitto?»
Bronte, 1.1.1909 (Caritas)
(dal settimanale “Il fuoco”, nell’arte – nella vita – nella
politica, Anno II, n. 7, Catania 6.1.1909)
Un volantino del 26 febbraio 1911
E per dare un’idea
dell'acceso clima politico dell’epoca vi sottoponiamo un volantino a
firma "Gl'indiscreti", stampato
dallo Stab. Tip. Sociale nel 1911, dove, senza riguardi e peli sulla
lingua, si parla del deputato del Collegio di Bronte (dovrebbe
trattarsi del barone Giovanni Romeo), dei Consiglieri provinciali (i
due "cav.": Pace e
Placido De Luca) e dei consiglieri
comunali. Sembra ricalcare il pensiero o i discorsi di qualche
brontese del nostro tempo, eppure sono passati quasi cent’anni.
Per
inciso, a fine Gennaio 1911, l'opposizione al Consiglio comunale era
composta da: dott. Francesco Cimbali, notar Leone Cimbali, notaio
avv. Venia Serafino, Grisley Nicolò, avv. Luigi Castiglione, avv.
Saitta Vincenzo Luca, avv. Pettinato Vincenzo, farmacista Cannata
Ignazio, Liuzzo Gabriele, Interdonato Giuseppe e Schilirò Carmelo.
Giova notare anche che nello stesso mese di Gennaio
(domenica 8)
la popolazione brontese si era sollevata contro alcuni dazi imposti
dall'amministrazione comunale, con violenti tumulti che sfociati
nell'incendio di tutti i casotti daziari, posti alle entrate del
paese.
«Agli elettori di buona volontà
Letterina aperta
Una delle conquiste più benefiche della civiltà e della
democrazia fu, senza dubbio, la rappresentanza popolare, che
in ultima analisi si risolve nella sanzione del diritto dei più.
Sventuratamente però, nei paesi meno progrediti, questo sistema
costituzionale e democratico diventa un'amara ironia, un orpello,
che i furbi e gli ambiziosi sfruttano a danno del popolo.
La prova più apodittica ci viene fornita dai rappresentanti nostri.
Cominciamo dall'alto.
Il deputato c’è, o ci dovrebbe essere, per rappresentare e difendere
gl'interessi del collegio in seno al Parlamento, dove si discutono i
vari bisogni del paese e si emanano le opportune leggi; cosicchè
urge mandare là le persone più capaci, più integre, che vogliano e
sappiano far valere i diritti degli elettori rappresentati.
Noi
invece abbiamo un deputato inutile, deficiente, incapace non solo di
dare una franca risposta all'appello nominale della Camera, ma
eziandio di ringraziare quei dabben'uomini che lo hanno eletto – un
essere che, per sventura nostra, accettò il grave mandato della
deputazione per l'ambizione matta di unire la medaglietta
all'ereditato blasone. |
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19 Giugno 1910: la vittoria dei socialisti ed il
rev. canonico "dalle scarpe lucide e dai sospiri languidi" ...assessore
alla pulizia urbana
«Vittoria popolare
Bronte, 20 – Ieri ebbero luogo le elezioni amministrative.
Trattandosi della rinnovazione d'un solo terzo di consiglieri, la
lotta non avrebbe dovuto avere grande importanza; ma ebbe invece un
significato altissimo rispetto ai principi ed alle idee civili,
giusto perciò che si conosca un pò di storia paesana per attribuire
alla vittoria d'oggi il giusto valore.
Per tredici anni il povero comune nostro è stato amministrato da un impasto di clericali,
sedicenti clericali e di sei preti, uno dei quali ha pure fatto
parte della Giunta, e, oggi, doveva essere rieletto.
La lotta fu fiera e con forze ineguali, militando nella parte
opposta non solo i due attuali nostri consiglieri provinciali, Pace
e De Luca, la Ducea, il Rettore del Collegio, l'Esattore e Tesoriere
comunale, la Banca, il potere alle mano, gli amministratori del
Duca, il clamoroso Rizzo, ecc., ma anco il clero.
(…)
Le forse erano ineguali, almeno si giudicavano tali, le armi
degli avversari erano sediziose… minaccie, superstizioni,
prepotenze, turlupinamento, e chi più ne ha più ne metta. (…)
Sorge
l'alba del 19 Giugno. Tutto è movimento, i galoppini corrono, tutti
si affaccendono, tutti sono in fermento. I clericali scovano i loro
segugi, nelle case e nelle campagne gli elettori dipendenti che non
vorrebbero saperne di loro, e che per questo se l’eran fatta alla
larga, e con questi s’impongono, si arrabbiano, implorano, infine…
Alle 16, quando incomincia lo scrutinio, l’ansia in tutti è
indescrivibile. (…)
I meno voti (non è credibile ma è vero) li riportò il prete,
l'assessore uscente Gregorio Biuso, canonico per giunta. Dicendo i
meno, s’intende che uno fra i candidati soccombenti, egli fu
l’ultimo.
… Indescrivibile, fu la gioia del popolo all’annunzio della
vittoria: il grido di soddisfazione morale fu unanime. Il popolo
inneggiando la fede sociale si riversò a fiumana sulla strada
principale, al grido unanime: Viva Bronte, via il Socialismo.
Dinnanzi il Casino dei Civili si fece sosta: si volle ad ogni costo
che l’avv. Saitta parlasse al popolo entusiasta.»
«Ecco il risultato della votazione:
Avv. Saitta Vincenzo 319, socialista, - Cimbali dott.
Francesco, 313, radicale - Avv. Dott. Nicolò, 306, radicale - Avv.
Saitta Leanza Vincenzo, 302, clericale - Liuzzo Gabriele 302,
radicale - Cannata Ignazio, 300, radicale - Leanza Mauro Antonino,
299, clericale - Avvocato Pettinato Vincenzo, 299, socialista – De
Luca Placido, 294, moderato - Rizzo Vincenzo, 293, clericale.
Riportarono voti: Di Bella avv. Salvatore, 290, moderato - Radice
Luigi, 287, radicale - Cesare Nunzio, 286, socialista – Luca
Giuseppe, 283, moderato - Pecorino Agostino, 273, clericale -
Catania Antonino, 261, clericale - Sac. Biuso Gregorio, 260,
clericale.»
(Dal "Corriere di
Catania", anno XXXII, n. 169, del 23 Giugno 1910)
(in merito vedi anche analogo articolo "Il
risultato delle elezioni" de
La voce del Popolo) |
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1910: Anche allora mancavano i postini...
Cronaca
«... Bronte ha un solo portalettere, mentre Randazzo, Adernò e
Biancavilla ne hanno due. E dire che la popolazione di Bronte è
maggiore di quella delle cittadine circonvicine; e dire che il
grande contingente che il nostro paese ha dato all'emigrazione ha
fatto crescere il traffico postale; e dire che è infelicissima la
posizione topografica del nostro paese, sparso sopra territorio
relativamente vasto e allacciato da strade sempre incomode e
fangose. Le Autorità locali si occupino dell'inconveniente, che,
dopo tutto, ridonda a danno di Bronte e dei suoi abitanti.»
(La
Voce del Popolo", n. 3 del 6.3. 1910) |
Una interpellanza del 1910

«I sottoscritti interpellano il Sig. sindaco per conoscere le
ragioni che lo indussero a seppellire in archivio la pratica
riguardante la costruzione dell'edificio scolastico
nell'ex-monastero di S.ta Scolastica, approvata dal Consiglio
comunale nel 1905 e riapprovata dal medesimo nel Novembre del 1908.
Bronte, 11 Agosto 1910
Francesco Cimbali
Nicolò Grisley
Luigi Castiglione»
(L'edificio scolastico di Piazza Spedalieri
fu costruito, su progetto dell'arch. Anfuso, solo molti anni dopo:
nel 1935) |
8 Gennaio 1911: Si brucia il
dazio |
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l Consiglieri Provinciali si eleggono perchè vadano a portare
nel supremo consesso della provincia l'energica voce dei Comuni, a
fine di coordinarne gli interessi, farne rispettare i diritti,
ottenere aiuti e tutela. - Noi invece abbiamo due consiglieri
provinciali prettamente inutili, che non vanno mai al Consiglio o ci
vanno senza idee e senza programma: l'uno chiuso, incartocciato ne'
suoi gretti orizzonti, non sente che l'assillo, l'intrigo di parte;
l'altro allettato dalla georgica tranquillità, sogna cavalli e
campi: - e Bronte non si è ancora accorto d'essere rappresentato in
provincia, non ha mai goduto il benchè minimo vantaggio nelle
relazioni intercomunali, nella viabilità rurale, ne' bisogni
cittadini.
I Consiglieri Comunali, si sa, vengono eletti ad una missione
che tocca più da vicino gl'interessi del paese. Essi devono
amministrare e costodire il patrimonio, pubblico, accrescere il
benessere locale, spingere il Comune alla stregua dei paesi civili,
farsi gli apostoli del moderno indirizzo della scienza municipale. -
Noi invece ad un compito così difficile abbiamo scelto gli individui
più impreparati e meno fattivi, un manipolo d'oziosi che accettano
la responsabilità amministrativa come accetterebbero l'offerta d'una
partita a briscola o d'un esercizio sportivo.
Per conseguenza Bronte è nello stato miserevole di cent'anni fa:
senz'acqua, senza luce, senza vie, senza igiene - e con la sola
novità, sgradita a tutti perchè non impiegata in bene: l'aumento de'
balzelli.
Non convenite dunque che una tale rappresentanza è più perniciosa
che utile, e che se essa non ci fosse, si starebbe meglio, per lo
meno lo stesso?
No, non diciamo per celia: senza un'amministrazione di tal genere,
pagheremmo meno, e, fatti i conti, non perderemmo che le
poche, assonnate e meste lucerne di via Umberto I - considerato che
le altre si accendono, sì e no, in circostanze straordinarie.
E sfidiamo il sindaco a provarci che perderemmo dell'altro Ma sì,
forse perderemmo qualche altra cosa: lui, con la sua scienza
di codici, articoli e regolamenti, e la sua sagace maggioranza,
dall'aria sorniona, ma pure così elastica, così allenata alle
alzate e sedute delle votazioni. Non altro perderemmo.
Eppure la civica rappresentanza - flagrante tradimento di volontà
popolare - sta là, tuttavia, a sgovernare: come e perchè, lo
vedremo.
Bronte, 26 febbraio 1911
Gl'indiscreti |
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