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Il monumento ai caduti |
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Il monumento ai caduti della Guerra del
15/18 era sito
al centro nella parte alta di Piazza Spedalieri, davanti
l’ex monastero di Santa Scolastica. Fu eretto dal Comune ed
inaugurato il 27 Agosto
del 1922.
Secondo una descrizione dell'epoca la statua in bronzo posta
su un basamento di marmo (nella foto a destra) rappresentava «una
figura di una donna colla fiaccola e una palma, ritta su di una palla che
nelle intuizioni dello scultore pare voglia significare la vittoria sul
mondo, invece alla mente del popolo dice tutt’altro...». Come curiosità riportiamo nel riquadro a destra quanto scrisse
nell'occasione con l'enfasi che caratterizzava l'epoca il giornale locale “Bandiera Bianca”
nel numero 16 del 3 Settembre 1922 (redattore responsabile era il notaio
Nunzio Azzia).
Doveva
commemorare i 238 morti della grande guerra, secondo la
lista compilata da Benedetto Radice e consegnata al sindaco.
Stranamente però nel monumento furono scolpiti soltanto i
nomi di 178, dimenticandone 60.
«Perché non furono scolpiti tutti? Forse per maggiore risparmio? Ma la somma
era già stata convenuta per pubblico contratto e lo scultore doveva
consegnare compiuta l'opera sua. Se fu negligenza dello
scultore, il sindaco, nell'interesse del Comune dovrebbe
ritenere le rate successive del pagamento per il non
completamento della lista».
Così, in una lettera indirizzata
a Mussolini, scriveva lo stesso Radice nel Giugno del 1923
(ved. pag. 188 de "Il
Radice sconosciuto", edizione digitale dell'Ass. Bronte Insieme). Non successe nulla, anzi. Vent'anni dopo, nel 1942, la statua in bronzo,
montata su piedistallo marmoreo, e la cancellata furono
donate alla Patria per fare cannoni ed il monumento
completamente smantellato.
Alcuni resti unitamente ai nomi furono collocati negli anni
’60 per iniziativa del cap. Vincenzo Lombardo in un nuovo Sacrario
dei caduti, costruito in adiacenza nell’angolo della Chiesa di San
Silvestro.
Il progetto prevedeva anche un
portico d'ingresso che non venne però realizzato, lasciando tronco e privo
di senso artistico il monumento.
Nel disegno a destra si può vedere una prima idea (del geom.
Sofia e del pittore Sciavarrello) del progetto realizzato pubblicata da Il
Ciclope il 19 marzo 1947 che si augurava di «togliere dal cuore la spina del
Monumento ai Caduti tanto patriotticamente eliminato».
COSI' LA DESCRIVEVA IL CICLOPE
NEL 1946
Piazza «Badia» «Piazza Spedalieri, volgarmente detta
«Piazza Badia», rappresenta una delle meraviglie di Bronte. In essa si
riversano nei giorni di festa belle figliole e quando piove, le acque che
scendono rapide dalla discesa della stazione e da Piazza Maddalena.
Stanche
per la corsa, le acque ivi si riposano, stagnandosi. |
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Bronte inaugura il monumento
ai caduti per la Patria (Da “BANDIERA BIANCA” del 3 Settembre 1922,
Anno II, Numero 16.
Uffici di Redazione e Amministrazione: Casa del Popolo, via Umberto I, 229
Bronte – Azzia Nunzio, redattore responsabile. Stabilimento Tipografico
Sociale) "Il 27 scorso con religiosa devozione Bronte sciolse il voto di fede e di
riconoscenza verso i suoi figli che immolarono le loro ardenti giovinezze
alla patria, innalzando un monumento che della guerra è l’eterna esacrazione
e della Umanità Nuova piena d’amore e di lavoro, l’augurio.
All’inaugurazione del monumento erano rappresentati il governo dal Cav.
Verderame, il Distretto Militare dal Colonnello Santangelo, e non mancarono
il R. Provveditore agli Studi, il Prof. G. Maiorana, G. Cimbali e molti
rappresentanti dei paesi vicini. La sfilata
Alle otto e mezzo tutte le bandiere delle associazioni locali adunate di
fronte al Circolo E. Cimbali, sfilavano ordinatamente per l'opera zelante
dei cerimonieri Segretario Morabito, Tenente Prof. Battiato e tenente Avv.
Liuzzo. Mutilati, Combattenti, Reduci di Guerra e Gioventù Cattolica,
sfilavano inquadrati con in testa, le proprie bandiere e corone di quercie
ed alloro. Seguivano a breve distanza le altre società anch’esse ordinate.
Gli Ufficiali in congedo quasi tutti indossavano la divisa (compreso il
compagno socialista tenente Longo), moltissimi avevano il petto fregiato di
medaglia al valore, e tutti facevano a gara per rendere quanto più solenne
fosse possibile la cerimonia, manifestazione d'amore ai gloriosi caduti.
Attorno al Monumento
La vasta Piazza N. Spedalieri rigurgitava di gente. Le bandiere del
Municipio, dei Mutilati, Combattenti e Reduci di Guerra erano ai quattro
angoli del monumento e altre un poco più discosto.
Nella magnifica tribuna
appositamente eretta sedevano le Autorità, e le personalità più spiccate del
paese. Il Comm. Pace legge un telegramma del Re per l'occasione, e presenta
il Prof. Radice anima instancabile e tenace di questo attestato di
riconoscenza ai figli più nobili di Bronte. Il Prof. Radice
Pronunzia il suo poderoso discorso improntalo alle più schiette e
sentite idealità patriottiche, ricordando le vicende or liete or dolorose
della nostra guerra e facendo rifulgere l'indominata resistenza dei nostri
soldati, i quali seppero degnamente difendere la patria. Ci riesce oltremodo
difficile riferire il lungo ed applaudito discorso, e le nostre parole non
potrebbero dare che una pallidissima idea di quello che esso fu, perchè il
Prof. Radice oltre a parlare della guerra nel suo svolgimento materiale,
s'intrattenne nelle sue origini storiche e politiche studiando il motivo
psicologico di essa. L’avv. Pietro Chiara
Lo accolgono generali applausi ed evviva ai Mutilati. Dopo un saluto ed
un ringraziamento ai rappresentanti del Governo e dell'Esercito, alle
autorità e rappresentanze tutti, allo scultore che ha «mirabilmente,
tradotto nel marmo e nel bronzo, con amore e con fede di combattente,
un’idea di forza e di bellezza» l'oratore evoca i morti e (….)".
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E’ in tal periodo che qui si allenano, democraticamente, i cittadini
Brontesi per i tuffi, per il salto in lungo e per i passaggi obbligati.
Sembra che questa strana laguna si sia querelata contro quella sorta nel
tratto Maugeri – Guardarrotaro – Collegi - Negozio Raffaele Mauro, per
concorrenza sleale. A Piazza Badia, oltre alle sporche acque affluiscono e
vi tengono comizi, gli oratori di tutti i partiti compresi i nuovi sindaci.
E qui che a tarda sera, Basile Coppolino parla di stelle e di impero, e
sogna di diventare sindaco per far vendere il vino ad un soldo ed i melloni
a due soldi.
Monumentalmente grande, questa piazza presenta la traballante facciata della
chiesa che le dà il nome ed una storpia, sagoma di edificio scolastico. Su
di essa sorridono il caffè Sanfilippo ed i balconi della Cassa Mutua.
Un immenso portone, sul quale c'è scritto "Cinema Teatro Comunale" sta
continuamente imbronciato.
Quasi di fronte a questo "Povero Muto" il sempre - parlante chiromante
Ntonio Capillaro, legge la mano e sorride. Sorride quando vende torroncini
bruciati o quando predice ed in egual misura amore - ricchezza, e…
Povero, ma simpatico Ntonio! Non lo sa ma è proprio lui a rompere con le sue
ciarle ed il suo sorriso, l'austerità della piazza. Lui e lo scudo crociato,
della vicina sede del Partito Democratico Cristiano. [N.]» (Da Il Ciclope,
Anno I, n. 3, dell'11 Agosto 1946) |
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Il Teatro
comunale |
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Sul lato sinistro della Piazza sorge
il Teatro comunale.
Completamente
ristrutturato, è stato
inaugurato agli inizi del 2001 (dopo circa 15 anni
di lavori, il primo appalto risale al 1987) ed adibito a sala
cinematografica.
Il vecchio Teatro, di sobrio stile neoclassico, era stato completato dal sindaco
Antonino Cimbali alla fine
del XVIII secolo. Oggi ha una capienza di 230
posti, di cui 110 in platea e 120 nei tre ordini di palchi.
Nelle due foto il Teatro com'era agli inizi del 1900 e (a destra nella nuova veste appena ricostruita.
Come si nota nulla è rimasto dell'antico prospetto, neanche l'antico
maestoso portale d'ingresso che,
recuperato, è stato
nel 2009 ricostruito
nella stessa piazza in adiacenza al monumento ai caduti (vedi foto
a destra). |
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Il Viale di Rimembranza
Il monumento ai caduti della Guerra del 1915/18 non ebbe, come
abbiamo visto, una buona fortuna. Alla fine servì per fare cannoni ed oggi ne restano solo poche rovine accatastate
alla meno peggio accanto alla Chiesa di S. Silvestro sotto un arco che sembra
stato costruito apposta per deturpare la linea armoniosa dell'antica "Batìa". Peggiore
fortuna ebbe anche un'altra idea nata subito dopo la guerra per ricordare i caduti: il
Parco (o Viale) di Rimembranza.
«... Noi - scriveva il Radice nel 1923, in un articolo pubblicato su L'Ora di
Palermo, "I viali della Rimembranza" - dedichiamo ai nostri eroi, morti nella
grande guerra del mondo, viali e parchi, vivi monumenti, più venerandi, più
perenni della fragile opera dell'uomo, che la natura, artefice e suprema
immortale innalza, alimenta, nutre colla sua linfa divina, come la madre
nutre i suoi nati.
Ogni albero mormora un nome, ogni albero ci narra il glorioso
trapasso dell’eroe, il giorno e il luogo ove cadde anelando alla vittoria. E
visioni di battaglia passano innanzi agli occhi: corruscare d’armi, tuonare
d'artiglierie; accorrere ansante di truppe agli assalti delle trincee; drappelli
sgominati, sbandati ripiegare sotto l’urto incalzante del nemico; ambulanze e
carriaggi di munizioni, di membra stroncate, maciullate, squassate rotolare per
vie sconvolte; l'Isonzo e il Piave scorrere colorati in rosso; monti
sforacchiati come corpi morali, rosseggiare il Montesanto, il Sabotino, il Faiti,
il Veliki, il Grappa e tutti i calvarii della nostra redenzione; fumare di
sangue italico la terra di Francia; fra alalà di gioia echeggiare la vittoria
(...).
O santa “primavera di bellezza”! o passione o
martirio glorioso d'Italia!
Questi alberi nei quali pare siansi incarnate le anime degli
eroi parlano più vero che non le foglie stormenti nella selva di Dodona, in cui
i Selli, sacerdoti udivano la voce di Zeus e ne traevano gli oracoli. Noi vi
sentiamo la voce della patria; noi sentiamo aleggiare sulla fronte pensosa lo
spirito degli eroi; ascoltiamola in ginocchio; meditiamola in religioso
raccoglimento questa sovrumana titanica istoria (...).
E la piantagione si faccia nel giorno della nostra vittoria,
piantagione sacra, augusta, non meno sacra della seminagione a cui con religione
intendono i sacerdoti di Cerere, gittando ai solchi i semi della messe futura. E
non si pongano funebri cipressi, né lacrimosi salici, ché luoghi di morte non
son questi ma querce, palme cedri simboli di perennità, di robustezza, di
vittorie. E vi crescano lauri innaffiati di lacrime materne e di lacrime di
vedove per farne corone e appenderle agli alberi degli eroi; vi crescano gigli e
d’ogni generazione fiori per imbalsamare con tutti gli odori la loro memoria. Nessuno schianti, nessuno scerpi l’albero sacro, nessuno osi porre la scure
sull’albero che si illumina di affetti, di ricordanze eroiche di gloria; la
patria lo vieta, griderebbe al sacrilegio....».
Non c'è che dire, una bella tiritera di patrio eroismo quella del Radice. Ma
quelli erano i tempi e lo storico brontese credeva a quel che scriveva e si
impegnò, infatti, strenuamente per la realizzazione del Monumento ai caduti
e del Parco di Rimembranza, una iniziativa sorta in Italia nel 1923 e
voluta dal Governo dittatoriale fascista. Del primo sappiamo come andò a finire.
Il secondo non vide nemmeno la luce ma ce ne dà qualche ragguaglio Franco
Cimbali.
«Come si evince da questo
articolo, - scrive Cimbali ne Il
Radice sconosciuto - il Radice fu uno strenuo promotore di testimonianze, commemorazioni o
di monumenti da dedicare alla memoria dei caduti, morti “fra alalà di gioia”
nella “grande guerra del mondo” per la Patria.
A Bronte, il luogo dove doveva sorgere era stato
identificato allo Scialandro, dove oggi c’è la Villa comunale. Il progetto,
redatto dall’ing. Salvatore Russo, era pronto sin dall’Ottobre dello stesso
anno. Nel Dicembre successivo si era costituito un Comitato composto da 22
nominativi (presidente il rettore del Capizzi sac. Vincenzo Portaro).
Nel Settembre del 1924 nell’Aula Magna del Real Collegio
Capizzi si era espletata la gara di appalto, a mezzo di asta pubblica, delle
“opere di costruzione, muri di cinta del ingresso principale con cancello in
ferro” per un importo di Lire 8.154,25. Vi parteciparono Antonino Diolosà fu
Placido, Antonino Castiglione di Francesco, Nunzio Gorgone di Vincenzo, Vincenzo
Gorgone fu Luigi, “tutti muri fabbri nati e domiciliati in Bronte”. Vinse la
gara il Diolosà con un’offerta al ribasso di L. 7.700. I lavori, consegnati
ufficialmente un mese dopo, il 21 Ottobre 1924, dovevano essere portati a
compimento “entro 60 giorni, penalità di L. 10 per ogni giorno di ritardo”.
Andarono però a rilento, ben presto furono del tutto sospesi e il Parco di Rimembranza
finì in una lunga controversia fra l’impresa appaltatrice ed il Comitato,
sfociata in reciproche citazioni, dichiaratorie ed una vertenza giudiziaria che
si trascinò fino al 1929. Ben tre avvocati (Schilirò, Pettinato e Isola)
sostennero le ragioni del Comitato. In conclusione, non c’è dato sapere a chi
delle due parti in causa la Corte di Appello di Catania, II Sezione, abbia dato
ragione nel 1928. Il Parco non venne realizzato e l’iniziativa che si proponeva
di rendere onore a coloro che alla Patria avevano offerto la propria vita finì
nel dimenticatoio.»
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