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Ma la somma
era già stata convenuta per pubblico contratto e lo scultore doveva
consegnare compiuta l'opera sua. Se fu negligenza dello
scultore, il sindaco, nell'interesse del Comune dovrebbe
ritenere le rate successive del pagamento per il non
completamento della lista». Così, in una lettera indirizzata
a Mussolini, scriveva lo stesso Radice nel Giugno del 1923.
Non successe nulla, anzi. Vent'anni dopo, nel 1942, la statua in bronzo,
montata su piedistallo marmoreo, e la cancellata furono
donate alla Patria per fare cannoni ed il monumento
completamente smantellato.
Alcuni resti unitamente ai nomi furono collocati negli anni
’60 per iniziativa del cap. Vincenzo Lombardo in un nuovo Sacrario
dei caduti, costruito in adiacenza nell’angolo della Chiesa di San
Silvestro. Il progetto prevedeva anche un
portico d'ingresso che non venne però realizzato, lasciando tronco e privo
di senso artistico il monumento.
Nel disegno sopra una prima idea (del geom.
Sofia e del pittore Sciavarrello) del progetto realizzato pubblicata da Il
Ciclope il 19 marzo 1947 che si augurava di «togliere dal cuore la spina del
Monumento ai Caduti tanto patriotticamente eliminato».
Così la descriveva Il Ciclope nel 1946
Piazza «Badia»
«Piazza Spedalieri, volgarmente detta
«Piazza Badia», rappresenta una delle meraviglie di Bronte. In essa si
riversano nei giorni di festa belle figliole e quando piove, le acque che
scendono rapide dalla discesa della stazione e da Piazza Maddalena. Stanche
per la corsa, le acque ivi si riposano, stagnandosi.
E’ in tal periodo che qui si allenano, democraticamente, i cittadini
Brontesi per i tuffi, per il salto in lungo e per i passaggi obbligati.
Sembra che questa strana laguna si sia querelata contro quella sorta nel
tratto Maugeri – Guardarrotaro – Collegi - Negozio Raffaele Mauro, per
concorrenza sleale. A Piazza Badia, oltre alle sporche acque affluiscono e
vi tengono comizi, gli oratori di tutti i partiti compresi i nuovi sindaci.
E qui che a tarda sera, Basile Coppolino parla di stelle e di impero, e
sogna di diventare sindaco per far vendere il vino ad un soldo ed i melloni
a due soldi.
Monumentalmente grande, questa piazza presenta la traballante facciata della
chiesa che le dà il nome ed una storpia, sagoma di edificio scolastico. Su
di essa sorridono il caffè Sanfilippo ed i balconi della Cassa Mutua.
Un immenso portone, sul quale c'è scritto "Cinema Teatro Comunale" sta
continuamente imbronciato.
Quasi di fronte a questo "Povero Muto" il sempre - parlante chiromante
Ntonio Capillaro, legge la mano e sorride. Sorride quando vende torroncini
bruciati o quando predice ed in egual misura amore - ricchezza, e…
Povero, ma simpatico Ntonio! Non lo sa ma è proprio lui a rompere con le sue
ciarle ed il suo sorriso, l'austerità della piazza. Lui e lo scudo crociato,
della vicina sede del Partito Democratico Cristiano. [N.]» (Da Il Ciclope,
Anno I, n. 3, dell'11 Agosto 1946)
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Bronte inaugura il monumento
ai caduti per la Patria
(Da “BANDIERA BIANCA” del 3 Settembre 1922,
Anno II, Numero 16.
Uffici di Redazione e Amministrazione: Casa del Popolo, via Umberto I, 229
Bronte – Azzia Nunzio, redattore responsabile. Stabilimento Tipografico
Sociale)
"Il 27 scorso con religiosa devozione Bronte sciolse il voto di fede e di
riconoscenza verso i suoi figli che immolarono le loro ardenti giovinezze
alla patria, innalzando un monumento che della guerra è l’eterna esacrazione
e della Umanità Nuova piena d’amore e di lavoro, l’augurio.
All’inaugurazione del monumento erano rappresentati il governo dal Cav.
Verderame, il Distretto Militare dal Colonnello Santangelo, e non mancarono
il R. Provveditore agli Studi, il Prof. G. Maiorana, G. Cimbali e molti
rappresentanti dei paesi vicini.
La sfilata
Alle otto e mezzo tutte le bandiere delle associazioni locali adunate di
fronte al Circolo E. Cimbali, sfilavano ordinatamente per l'opera zelante
dei cerimonieri Segretario Morabito, Tenente Prof. Battiato e tenente Avv.
Liuzzo. Mutilati, Combattenti, Reduci di Guerra e Gioventù Cattolica,
sfilavano inquadrati con in testa, le proprie bandiere e corone di quercie
ed alloro. Seguivano a breve distanza le altre società anch’esse ordinate.
Gli Ufficiali in congedo quasi tutti indossavano la divisa (compreso il
compagno socialista tenente Longo), moltissimi avevano il petto fregiato di
medaglia al valore, e tutti facevano a gara per rendere quanto più solenne
fosse possibile la cerimonia, manifestazione d'amore ai gloriosi caduti.
Attorno al Monumento
La vasta Piazza N. Spedalieri rigurgitava di gente. Le bandiere del
Municipio, dei Mutilati, Combattenti e Reduci di Guerra erano ai quattro
angoli del monumento e altre un poco più discosto. Nella magnifica tribuna
appositamente eretta sedevano le Autorità, e le personalità più spiccate del
paese. Il Comm. Pace legge un telegramma del Re per l'occasione, e presenta
il Prof. Radice anima instancabile e tenace di questo attestato di
riconoscenza ai figli più nobili di Bronte.
Il Prof. Radice
Pronunzia il suo poderoso discorso improntalo alle più schiette e
sentite idealità patriottiche, ricordando le vicende or liete or dolorose
della nostra guerra e facendo rifulgere l'indominata resistenza dei nostri
soldati, i quali seppero degnamente difendere la patria. Ci riesce oltremodo
difficile riferire il lungo ed applaudito discorso, e le nostre parole non
potrebbero dare che una pallidissima idea di quello che esso fu, perchè il
Prof. Radice oltre a parlare della guerra nel suo svolgimento materiale,
s'intrattenne nelle sue origini storiche e politiche studiando il motivo
psicologico di essa.
L’avv. Pietro Chiara
Lo accolgono generali applausi ed evviva ai Mutilati. Dopo un saluto ed
un ringraziamento ai rappresentanti del Governo e dell'Esercito, alle
autorità e rappresentanze tutti, allo scultore che ha «mirabilmente,
tradotto nel marmo e nel bronzo, con amore e con fede di combattente,
un’idea di forza e di bellezza» l'oratore evoca i morti e (….)".
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