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Il Monastero di clausura femminile fu parzialmente distrutto
dal terremoto del 1818 che fece crollare l’ala a mezzogiorno, poi
soppresso in seguito alle leggi del 1866
che sancirono l'alienazione dei beni ecclesiastici (insieme ad esso fu soppresso anche il Monastero Basiliano annesso alla
chiesa di San Blandano) ed infine totalmente demolito nella prima metà dello scorso secolo.
La demolizione modificò completamente il prospetto principale della chiesa
di San Silvestro.
Fu aperto, infatti, un ingresso secondario accanto all’ingresso
principale e fu variato anche l’ordine delle finestre nella parte alta.
Tali modifiche ribaltarono il rapporto ambientale fra la chiesa ed il contesto urbano anche se l’edificio, sul cui lato destro
negli anni '50 è stato addossato quel poco estetico arco del
monumento ai caduti e
nel 2009 ancora
un'altro arco proveniente dall'antica facciata del
Teatro comunale, rimane comunque il principale elemento architettonico caratterizzante
la piazza.
Risaltano e caratterizzano l’esterno della chiesa un grosso contrafforte in muratura che
presidia il lato destro e, sulla via Garibaldi, una lanterna cilindrica ad aperture cieche, posta sopra la copertura della
cappella di S. Benedetto.
La forma e la funzione richiamano alla mente elementi analoghi
della architettura bizantina.
Semplice e lineare il portale in pietra lavica scolpita ed intagliata
con stipiti e cornicioni di gusto rinascimentale.
Risale probabilmente alla fine del 1700.
L'interno
L’originario aspetto
interno della chiesa subì grosse ristrutturazioni nel 1828:
scomparvero le festose decorazioni in oro zecchino annerite dal tempo
e dal fumo dei ceri e il tetto a travatura che fu sostituito, quasi
per intero, con l’attuale copertura voltata (qualche traccia
dell'antica copertura è visibile tuttora nella cantoria).
A forma rettangolare con abside e navata unica, la chiesa ha sette altari,
una cantoria (nella quale si può ancora ammirare ciò che resta
dell’originario soffitto ligneo) e un antico organo non più
funzionante.
Al suo interno risaltano le decorazioni a losanghe dorate del
soffitto della navata e dell’abside ed il motivo alternato di archi e lesene appena in rilievo che scandiscono la partitura delle piatte pareti laterali.
L’arredo marmoreo degli altari (tutti della metà del 1800) è in marmi policromi scolpiti e intarsiati.
Nella parete di fondo dell’abside una cornice
architettonica con elementi scultorei della prima metà dell'800, in
stucco modellato, dipinto e dorato, racchiude un prezioso Crocifisso
in legno scolpito e dipinto.
In alto
due statue di angelo e nella
volta dell’abside un arco con un gruppo scultoreo con angioletti reggicartiglio recante l’iscrizione “DONUM ET PAX EST ELECTIS EIUS /
SA[P]: 3”.
Sulla mensa dell'altare maggiore, un’iscrizione
ci ricorda la consacrazione della chiesa fatta dal card.
De Luca, dopo il restauro che seguì
il terremoto del 1818: «Ill[ustrissi]mus hac reverendissimus d[on] Antoninus Xaverius De Luca episcopus aversanus
consecravit ecclesiam et altare hoc die 31 octobris 1851».
Nell’unica cappella posta
nella parete sinistra, da notare uno sportello di tabernacolo raffigurante Gesù Cristo buon
pastore, in legno scolpito, intagliato, dorato della seconda metà del
1700.
L’altare racchiude fra due colonne tortili un dipinto di G. Tommasio del 1664 e rappresenta
San Benedetto circondato da altri santi (San Placido e Santa Geltrude alla sua sinistra e Santa Scolastica e San Mauro a destra; in basso a sinistra è ritratta la
prima superiora del monastero).
Molte le opere pittoriche che adornano la chiesa.
Il quadro più bello è posto nella parte sinistra del presbiterio e
raffigura la Comunione di Santa Maria
Egiziaca, il cui originale del Novelli si trova al museo
nazionale di Palermo.
«La santa è genuflessa -
scrive il
Radice -, assistita da un angelo; l'abate Zosimo in piviale la
comunica; in alto un gruppo di angeli, che suonano a gloria; in fondo
si vedono le colonne di una ricca facciata di monastero.
Bellissimo il
volto della santa atteggiata a compunzione e quello dell'angelo;
sebbene copia e di data non molto antica, è il più bel quadro
artistico che possiede la chiesa.»
Nella volta del presbiterio, intradosso, è dipinto un affresco
raffigurante l’Assunzione della Vergine del brontese Giuseppe Dinaro (5.2.1795 – 31.7.1848)
come ci ricorda la scritta
in basso a destra “Ioseph Dinaro 1828”.
In alto, fra le due grate del coro, è un quadro rappresentante il sacrificio di Noè uscito dall’Arca.
Di buona scuola è anche il quadro della Cena di Gesù posto in una stanzetta laterale della chiesa.
Le opere pittoriche più antiche della chiesa, purtroppo, sono ridotte
in cattivo stato di conservazione tanto che, cretti e con distacco della
pellicola pittorica, sono quasi illeggibili: sono il dipinto di “Santa
in estasi” (un olio su tela di alto 2 metri e 60 per 1,30 di
larghezza) e quello di “Madonna del Rosario con S. Domenico e Santa
Caterina” (3 metri per 2).
Ambedue d’autore ignoto sono databili della
seconda metà del 1600.
Degna di menzione, inoltre, è la campana grande della chiesa.
Datata
1623 reca l'iscrizione: "Ego sum vox Domini. S. Silvester ora pro
nobis. Petrus Saitta. M. Dominicus Galbatu fecit me - A.D. 1623".
Il monastero di santa Scolastica
La
costruzione del piccolo monastero di Santa Scolastica ebbe inizio nel
1608, quando le autorità brontesi scrissero al Re chiedendo aiuti
economici atti alla costruzione di un monastero che servisse "ad onore
e culto di Dio e per comodità del popolo".
Con gli aiuti della Regia Università di Palermo, che assicurava il mantenimento delle claustrali, l’opera fu iniziata nel 1610 ad opera
del chierico Pietro Saitta che fece costruire a sue spese il primo piano e dell'Arcivescovo di Monreale che, pagandone le spese, fece
costruire il secondo.
Fu ultimata nel 1616, e lo stesso Arcivescovo ordinò a Suor Anna Vaccaro (o Vattiato) di trasferirsi a Bronte con le abbadesse.
Nel 1814, sotto il governo dell'abbazia di suor Prudenzia Stancanelli, vivevano 45 suore, tra "corali" e "converse". Il cappellano del
monastero era uno dei tre visitatori voluti dal Venerabile sac. Ignazio Capizzi per eleggere il Rettore del Real Collegio.
Nel monastero si teneva, inoltre, l'educandato, che aveva lo scopo di formare le giovani ed avviarle o alla vita monastica od a quella
familiare, secondo la vocazione.
Fra le monache del tempo, vanno
ricordate suor Maria Concetta De Luca, nipote del Cardinale (figlia
del fratello), che pare godesse di visioni, Maria Nazarena Fallico,
Maria Rosaria Fallico, Maria Scolastica Petrina (malettese), Francesca
Cannata, Angela Maria Giarrizzo, Maria Giuseppa Camuto e Maddalena
Caruso Nascarussa.
Dopo il terremoto del 1818 che fece crollare una parte del monastero, la chiesa fu restaurata nella forma
attuale dalla abbadessa Marianna Caruso Nascarussa e, il 31 ottobre
1851, consacrata dal card. De Luca.
La fine del piccolo monastero inizia con le leggi emanate il 4 luglio
1866 quando fu stabilita la soppressione del monastero e la confisca
di tutti i beni mentre era abbadessa Suor Angela Maria Giarrizzo.
Le monache riuscirono ad ottenere una proroga per lasciare il convento
e vi continuarono ad abitare fino al 1904.
Successivamente,
non essendo stato comprato di nuovo il monastero ed essendo
insufficienti i fondi delle monache ammontanti a lire 30.000,
l'arciprete del tempo don Giuseppe Ardizzone Paparo, assieme a don F.
Fallico, fratello di suor Maria Rosaria Fallico, si recò al monastero
ed intimò alle monache di aprire la clausura e di tornare alle proprie
case.
Si narra che prima della chiusura del monastero si verificò un fatto
sorprendente: l'abbadessa suor Angela Maria Giarrizzo chiese a Dio di
morire, anzichè di soffrire per il dolore di lasciare il monastero.
Un giorno, durante un violento temporale estivo con tuoni e fulmini,
mentre suonava la campana in segno di fede perchè cessasse la
tempesta, |
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L'interno della
chiesa, a navata unica con abside, e la cornice architettonica
del 1800, che
racchiude l'altare maggiore e il Crocifisso ligneo
(misura 3 metri e 16 di altezza x 1,60). |
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Due dei quadri più belli: la Comunione di Santa Maria Egiziaca
(la santa è genuflessa assistita da un angelo, l'abate Zosimo in
piviale la comunica). Il quadro (olio su tela di 2 metri e 38 di
altezza per 1,60), è una copia eseguita nel XVIII secolo
dall'originale del Novelli. E' appeso nella parete sinistra del
presbiterio.
A destra, il quadro di San Benedetto
circondato da santi e Madonna con Gesù Bambino, opera del pittore
Giuseppe Tomasio del 1663. Nel quadro, in basso a sinistra, è il
ritratto della prima abbadessa del Monastero, suor Anna Vattiato
(o Vaccaro) di Adrano. Posto nella parete destra del presbiterio
misura 3 metri e 74 per 1,80 di larghezza; alcune iscrizioni
documentarie: sull’aureola “Sanctus Maurus”, a destra nell'aureola
“Sanctus Placidus” e in basso a destra “Joseph Tomasius pingebat
1663”. |
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L’affresco dipinto nel 1828 nella volta
del presbiterio da Giuseppe Dinaro rappresenta l'Assunzione
della Madonna.
A destra il quadro di S. Giuseppe con
Gesù Bambino dipinto da Agostino Attinà nel 1876, (l'olio su
tela di cm 95 per 72, porta in basso a destra porta
l’iscrizione “A[gostino] Attinà pinse 1876”). |
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Discesa dello Spirito Santo sugli
apostoli e la Madonna raccolti in preghiera (Pentecoste)
dipinto nel 1830 da G. Matricolo (come da iscrizione in basso
a sinistra “G[iuseppe] Patricolo inv[enit] et pinsit”. L’olio
su tela (cm 343 per 233), è posto nella parete di fondo della
cappella, appeso a parete |
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Molti e preziosi anche
gli arredi liturgici di proprietà della chiesa, segni
d’antica devozione e splendore. Alcuni risalgono agli inizi
del 1700, altri della seconda metà del 1800: parati, borse per
l’eucaristia, pianete, piviali, manipoli e stole in velluto,
taffetas o damasco di seta di vari colori, ricamati in seta
policroma od in oro od argento filati ed anche preziose ed
antiche dalmatiche e veli e conopei di pisside in gros de
Tours di seta laminati con trama floreale e lambrecchini
policromi.
Di epoca recente (XIX secolo), invece, la coppia di
acquasantiere a muro in marmo rosso venato scolpito
poste nelle pareti destra e sinistra ed il lavabo da
sacrestia. Il fonte battesimale in marmo bianco con
coprifonte in legno intagliato, dipinto e dorato, posto sul
lato sinistro della navata, è dell'inizio del 1900.
Resiste ancora qualche frammento (di cm 165,00 per 120,00)
dell'imponente catafalco smembrato alcuni decenni fa.
Era stato concepito nel 1930 dal noto scultore Simone
Ronsisvalle. Alcune iscrizioni documentarie presenti nel
frammento ricordano l’opera: sul lato sinistro “Scultore
Ronsisvalle Simone” - in basso al centro “Congregatio matris
misericordiae e “Nicola Lupo fu Gaetano diresse e costrui' a(nno)
d(omini) MCMXXX”. |
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