Un popolo con una radicata tradizione di culto,
che resistette al dominio mussulmano, con un clero
sempre numeroso, di elevato livello di formazione e schierato
sempre in difesa della popolazione e, cosa rara, con una antica
abitudine allo studio (già nel XV secolo esisteva una scuola per il
popolo in locali attigui alla chiesa dell'Annunziata).
Nel secolo XIII, secondo un calcolo, la
popolazione del solo Casale Bronte, soggetta a pagare le tasse, era di 500
abitanti (cento fuochi).
La
riunione dei Casali (1535 – 1548)
porta la popolazione da 500 a 3.500 abitanti.
Non molti ma in pochi anni riuscirono a costruire a Bronte altre dieci belle
chiese e tre conventi, pur essendo il Comune privo di terreni propri (tutti
i beni comunali, infatti erano stati usurpati, nel 1494,
da Papa Innocenzo VIII per darli in dotazione
a titolo gratuito all’erigendo "Ospedale Grande e Nuovo dei
poveri" di Palermo).
Di
molte chiese restano soltanto pochi ruderi che possano testimoniarci
qualcosa.
Benedetto Radice, nelle Memorie storiche di Bronte, parla di
una
trentina di chiese ormai scomparse delle quali ci tramanda però scarsa documentazione storica, solo qualche
sparuta descrizione e pochissime immagini.
Anche di quelle giunte fino a noi esiste pochissima documentazione
sull'anno di fondazione e lo stesso Radice prende come riferimento certo
dell'esistenza delle chiese il "Liber
visitationis" di Mons. Ludovico I° De
Torres, arcivescovo
di Monreale, che visitò Bronte nel Settembre del 1574.
Diamo di seguito un sintetico elenco di alcune chiese scomparse per
l'incuria del tempo o degli stessi brontesi o andate completamente
distrutte per la furia devastatrice dei terremoti e della lava
dell'Etna che si sono succeduti frequenti nel corso dei secoli ed
anche (sembra incredibile) per speculazione edilizia (Chiesa
della Madonna del Riparo).
Come scrive lo storico brontese, "ove è un
tempio, una chiesa ivi è aggregazione d’uomini, città, borgo, casale;
e la storia delle città, dei villaggi s’intreccia quasi sempre colla
storia dell’origine delle chiese".
Erano dipendenza del Monastero di S. Filippo di Fragalà, le chiese di Santa
Maria di Gollia, San Mauro, S.
Nicolò De Petra (in contrada Santa Nicolella) e San
Marchetto (con un annesso ospizio).
Di altre chiese di epoca normanna poste nelle contrade Corvo, Rotolo e
Santa Parasceve, si fa cenno in un privilegio di Nicolò I°,
arcivescovo di Messina.
La tradizione conservataci in scritture dell’ottocento accenna ad altre
quattro chiese fondate a Bronte dal Re Ruggero:
-
la chiesa di San
Marco sul poggio omonimo,
-
quella del Salvatore
tra il colle San Marco e la contrada Ciapparo,
-
quella di S.
Giorgio, che era posta vicino l’ossario dell’attuale cimitero
(aveva forma di croce greca, le pareti affrescate e portava la data del
1121)
-
e
la chiesa di Santa Maria o
Chiesa Maggiore attorno sorgeva il quartiere della SS.
Trinità.