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CHIESE DI BRONTE

San Blandano

Visitiamo, insieme, la Città di Bronte

Le foto di Bronte, insieme

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Chiesa di San Blandano

Piccola, a navata unica, dalla lunga storia

La chiesa di San Blandano è posta al centro di Bronte di fronte alla casa natale dello storico brontese Benedetto Radice e sull’omo­nima via ha l’ingresso princ­ipale.

Ormai inesorabilmente schiac­ciata dalle costruzioni adia­centi, conserva ben poco del­l'originaria armoniosa struttura clas­sicheggiante.

Impostata su un’alta piatta­for­ma con scalinata in pietra lavica a doppia rampa con­trap­posta, ha comunque ancora un aspetto lineare e gradevole.

Il suo piccolo prospetto evi­denzia il portale in pietra lavica su cui è scolpita la frase "S. Maria a fundamen­tis quasi edificata anno D.ni 1820", una finestra, in asse con il portale, ed un’alta cornice in aggetto che sottolinea la divisione del doppio ordine sovrapposto.

A coronamento del cornicione, appena accennato sullo spartito centrale, emerge un piccolo timpano triangolare nel quale spicca un rilievo ornamentale raffigurante le insegne vescovili (mitria, pastorale, croce patriarcale) di San Basilio (320-379) vescovo metropolita di Cesarea.

L'epoca della sua originaria costruzione è molto incerta. Esisteva sicuramente nel 1582;  doveva essere però in stato di vero abbandono se mons. Ludovico Torres, arcivescovo di Monreale dal quale dipendeva Bronte, durante una delle sue visite arrivava persino a minacciarne la distruzione se non fosse stata riparata (" ...che si dirupi se a pasqua di risurreccione preste Antonino di Vincenzo non l'haverà acconciata et imbiancata come ha promesso").

La sua vera storia inizia nella metà del 1695 quando i padri basiliani dell’Abba­zia di Maniace, a causa della malaria e del devastante terremoto dell'11 Gennaio 1693 che abbattè molte parti del monastero (distrusse anche la Grangia della Ricchisgia che dipendeva dall'Abbazia, dove, ogni anno, jus padronato, gli Abati andavano a passare l'inverno), furono costretti ad abbandonarlo ed a trasferirsi a Bronte.

Quì l’arciprete don Giuseppe Papotto e la "comunìa" dei preti, cedendo alle vive istanze dell’abate Guglielmo Stancanelli, donavano ai padri basiliani la cappella di S. Blan­dano, che già esisteva fin dal 1574, con la facoltà di fabbricarvi intorno un piccolo monastero, e "l’obbligo d’intonacare la chiesa a loro spese, riservan­dosi il diritto di potervi celebrare messe e seppellirvi i morti".

Pochi anni dopo, nel 1698, l'arcivescovo di Monreale, da cui dipendeva l'abbazia di Maniace, la Sacra Congregazione ed il Governo davano il permesso di trasfe­rire in Bronte il monastero, poichè per i monaci era molto scomodo e anche pericoloso ritornare a Maniace sia per la malaria, che per le strade impraticabili ed il pericolo dei banditi.

Il trasferimento veniva confermato nel 1708 anche dal Tribunale del Real Patrimonio.

Procurato il denaro per la compra di alcune case, attigue alla chiesa di S. Blandano, i monaci dettero inizio alla costruzione del monastero.

L'opera fu costruita in poco tempo, comoda ed ampia, anche con il contributo dell’abate Guglielmo Stancanelli.

Il frate cappuccino padre Gesualdo De Luca, nella sua Storia della Città di Bronte scrive che un documento conservato nelle scritture del Monastero dei Padri Basiliani parla di «un ricorso al Re contro tutti i Padri Basiliani, che si volevano allontanati da Bronte, e ricondotti nella solitudine di Maniace. Questo ricorso era stato promosso da un prepotente Magistrato dei primi aristocratici del paese adizzato da una personale offesa fattagli da un solo Monaco, sottoscritto dall’Arciprete Dinaro e dal Vicario Foraneo Abbate D. Benedetto Verso e da non pochi altri. L’Abbate Stancanelli con nobiltà di stile difese il Monastero ed i suoi (...); molti Preti e signori si unirono allo Stancanelli nella difesa del Monastero, e finì in pace cotal vertenza.»

Nel nuovo monastero i monaci continuarono a chiamarsi di "Santa Maria di Maniace" e ad avere i loro abati eletti regolarmente (l’ultimo fu fra Giacomo Cimbali nel 1900-1904).

A Bronte trasportarono i loro oggetti di culto, le loro reliquie e, scrive il Radice, anche l’icona bizantina di Santa Maria di Maniace (anche se una iscrizione in latino presente sul dipinto fa ritenere che quella conservata in San Blandano sia la copia e non l’originale).

Nel 1708 furono completati gli alloggi attorno alla chiesa e nel 1784 re Ferdinando IV in seguito alla concessione all'ammiraglio Horatio Nelson dell’antica abbazia di Maniace e delle sue proprietà, decretò il trasferimento defini­tivo dell’Abbazia. "Ecclesia Sanctae Mariae de Maniachio regio diplomate Ferdinandi IV, huc traslata", così c’informa, infatti, un’iscrizione nel nastro svolazzante tra le braccia di tre angeli posto in alto, nell’arco dell’abside della chiesa.

Nel 1824 la chiesa fu quasi rifatta dalle fondamenta per opera dell’abate D. Giuseppe Auriti, come ancora si legge sull’architrave della porta: "Santa Maria a fundamentis quasi aedificata, anno Dmi 1824".

Per un periodo di tempo, come risulta da alcuni documenti della fine del 18° secolo, la chiesa risulta dedicata anche a San Basilio.

Il monastero basiliano di S. Blandano scomparve alla fine alla fine del XVIII secolo: fu soppresso in seguito alle leggi del 1886 che sancirono l'alienazione dei beni ecclesiastici (insieme ad esso fu cancellato anche il Monastero di Santa Scolastica di clausura femminile adiacente alla chiesa di San Silvestro).

 
Bronte, chiesa di S. Blandano, il portale

La scritta incisa sull'architrave nel 1824 quando la chiesa fu quasi rifatta dalle fondamenta: "Santa Maria a fundamentis qua­si aedificata, anno Dmi 1824".

 

Il vecchio stabile dei monaci addossato alla parte destra della chiesa fu demolito e trasformato, per un breve periodo, in Casa comunale.

Successiva­mente cambiando radicalmente il con­testo urbano nel quale sorgeva la chiesa venne costruito l'attua­le palaz­zone che ospita la Caserma dei Carabinieri ed altri uffici pubblici.

Oggi, quindi, nulla è rimasto o è più visibile dell'an­tico monastero se non piccolissime tracce. L'unica testimo­nianza rimasta dell'antico insediamento dei padri Basiliani è il vecchio nome di una via adiacente ("Via Orto Basiliani").
Alcuni decenni fà anche questo nome rischiava di scomparire: si è salvato dalla cancella­zione per le proteste che gli abitanti fecero contro una barbara iniziativa che all'epoca rinominava molte tradizio­nali denominazioni delle strade di Bronte.

L’interno della chiesa, a navata unica rettan­golare, è segnato in alto da una grande cornice che partendo dalla cantoria, sopra l’atrio di ingresso, si conclude sopra l’altare maggiore riproponendo il motivo del timpano della facciata.

L'organo della chiesa, posto nella cantoria, è stato realizzato nel 1762 ed è tra i più antichi della provincia di Catania. È stato restaurato nel 2012 dal maestro Francesco Oliveri.

La chiesa era originariamente adorna di cinque altari; i quattro laterali sono stati abbattuti alcuni anni fa, allo scopo di allargare la chiesa, sono rimaste, però alle pareti quattro nicchie archivoltate appena accennate per i quattro altari minori.

Sul primo altare a destra si trova il quadro raffigu­rante San Giovanni Damasceno (rappresentato con tre braccia, due nell'atto di pregare ed il terzo per scrivere) e, su quello di sinistra, il quadro di  San Lorenzo da Frazzanò (fu abate del monastero di S. Filippo di Fragalà), entrambi del 1827 opera del pittore brontese Giuseppe Dinaro (1795 – 1848).

Sul secondo altare a destra, dedicato alla Madon­na Addolorata, è posta una teca di legno con vetri do­ve si conservano le ossa di tre martiri: al centro è collo­cato S. Costanzo, il cui cranio mostra in  eviden­za una larga ferita, a destra Sant'Inno­cenzo e a destra S. Blan­dino, donati dal 1748 al 1751 al Monastero e prove­nienti dal cimitero romano di Santa Priscilla.

Nel quadro dell’Addolorata, per il Radice copia del­l’ori­ginale di Agostino Caracciolo, attorno alla Vergi­ne che tiene il Cristo morto sulle ginocchia sono effi­giati in vari atteggiamenti tre martiri: S. Costanzo col coltello conficcato nella testa, Sant'Innocenzo e S. Blandino che hanno in mano la palma del martirio.
In basso a destra si legge: Ex devotione Ab.tis D. Pbilippi Spitaleri, Brontis.
In una nicchia sotto il quadro è posto un reliquiario settecentesco contenente le ossa dei tre martiri.

L'altro altare è dedicato a S. Basilio Magno, del qua­le è la statua in cipresso che come scrive Bene­detto Radice, è «bella nel suo aspetto patriarcale».

Sopra l’altare maggiore dentro una decorazione di gusto barocco (panno drappeggiato con puttini in stucco ad altorilievo), un tempo era collocata l’icona bizantina della Madonna col Bambino (per il Radice è del XIV secolo).Bronte, Chiesa di S. Blandano, il tabernacolo

Il tabernacolo è un bloc­co di marmo monolitico con scolpite una con­chiglia sormontata da due fronde e, lateral­mente, due lesene pog­gianti su due angeli.

Le origini antiche della chiesa e una estesa devozione dei brontesi verso San Blandano sono dimostrate anche dalle scritture dei registri matrimoniali e batte­simali (la prima menzione della chiesa ivi riportata è del 1693) dove figura che molti erano i brontesi che avevano il nome di Blandano, ai nostri giorni completamente scomparso e dimenticato.

S. Blandano è la chiesa di Bronte più ricca di reliquie; alcune di queste sono andate perdute an­che durante i lavori di costruzione della adiacente caserma dei carabinieri; le altre dovrebbero essere conservate nella sacrestia della Chiesa.

Tra queste si conservano reliquie di Santa Caritosa, Sant'Antimio martire, Santa Pul­che­ria, Santa Anastasia, San Gregorio Taumaturgo, altre reliquie ed anche alcune particelle delle costole di S. Gu­glielmo abate di Maniace.

«Il suo corpo - scrive il Radice -, meno la testa, che dicesi essere a Patti, le braccia, i piedi e le interiora si conserva ancora dietro l’altar maggiore della chiesa del monastero di Maniace.

Ma di S. Blandano o Brentano, benedettino irlan­de­se, vissuto in Scozia circa l’anno 570, ricor­da­to nel Mar­ti­ro­logio Romano il 16 maggio, e di cui la leggenda medioevale narra che col suo cor­po mortale visitò l’inferno, e per sette anni navigò l'Oceano alla ricerca del paradiso terrestre, non esiste nella sua chiesa nè effigie, nè altare».

Una curiosità: Dell'Irlanda parla invece il card. Anto­nino Saverio De Luca che fra le sue innume­revoli opere ha dedicato alla patria di San Blanda­no «Vicende religiose e politiche dell'Irlanda dal 1536 al 1829», un libro iniziato nel 1929, all’epoca tanto atteso dall’ambiente religioso e dagli studiosi d’oltre manica, ma che non venne mai pubblicato.

Il manoscritto originale è conservato nella biblio­teca del Real Collegio Capizzi.
 

Bronte, chiesa di S. Blandano Bronte, chiesa di S. Blandano

L'interno della chiesa con, a destra, un particolare dell'arcosolio, dove, in alto su uno "svolazzo", è ripor­tata la scritta con la dicitura "D.O.M. - Ecclesia Sanctae Mariae de Maniachio regio diplomate Ferdinandi IV°, uc traslata".

Nelle tre foto a destra, le decorazioni del soffitto con la scritta "Magnum Basilius talis est" ed i due quadri del 1827 dipinti dal brontese
Giu­sep­pe Dinaro
(1795 - 1848) che ritraggono San Lorenzo da Frazzanò (primo altare entrando a sinistra) e San Giovanni Damasceno (primo altare a destra).

Chiesa di S. Blandano, il soffitto

Nelle prime due foto a sinistra, l'interno della chiesa ed il quadro dell'Addolorata (copia dell'originale di Agostino Caracciolo). Sotto il quadro, la teca con le ossa di tre martiri: S. Costanzo, Sant'Innoccenzo e S. Blandino.
Nelle altre due foto, l'altare maggiore e la statua di cipresso di S. Basilio Ma­gno. Di gusto barocco la funzione decorativa (panno drappeggiato con puttini in stucco ad altorilievo) dell'altare maggiore entro la quale un tempo era posta l'ico­na bizantina della Madonna con Bambino.
Qualcuno sostiene (per la verità senza portare alcuna prova convincente) che questa icona, che il Radice descrive come una "imitazione bizantina del secolo XIV", sia invece l'originale che la tradizione vuole sia stato dipinto da San Luca e che quella conservata in Santa Maria di Maniace sia una copia

Icona bizantina di San Blandano

Il quadro rappresenta Maria ed il Bambino; a sinistra si può leggere «M. Virgo» ed a destra «Mania­censis»; più in alto, a lettere greche, si legge anche: a sinistra «M» (metér), a destra «H» (theu).


 

L'organo

Uno tra più antichi della nostra provincia

«Grazie alla iniziativa del compianto padre Alfredo Longhitano, fautore del restauro, oggi l'antico orga­no della chiesa di S. Blandano può esibire il suo splendore sulla cantoria, sopra la porta di ingresso. La cassa lignea stile 700, a due comparti, porta decorazioni di intagli e trafori e di inserti floreali a cascata e reca inciso l'anno 1825, data riferibile certamente alla sua nuova collocazione dopo il rifaci­mento della chiesa. Ma l'organo è del 1762 come rivela la data incisa all'interno.

Secondo le deduzioni del maestro Francesco Oliveri, che ha curato il restauro dello strumento musi­cale, il maestro organaro che l'ha realizzato dovrebbe essere Onofrio Guzzio da Castelbuono (Pa) e detta paternità si concilia col fatto che, all'epoca Bronte e Maniace facevano capo a Monreale e a Palermo. Data l'epoca della sua realizzazione risulterebbe tra gli organi più antichi della provincia di Catania e sembrerebbe avere, in merito, un buon primato tra tutti quelli dell'Arcidiocesi se si pensa che l’organo dei Benedettini di S. Nicolò l’Arena (CT) è di data successiva, 1767, e quello della Cattedrale è del 1877.

La data della sua costruzione, poi, è concomitante alla riparazione e riapertura al culto, oltre cinquan­ta anni dopo il sisma del 1693, della primitiva chiesa Santa Maria di Maniace.

Lo strumento presenta 18 canne di facciata e 340 in totale. La tastiera, unica, ha l'estensione da Do1 a Do45; la pedaliera siciliana, da Do 1 a S18. I registri, i cui comandi sono posti in fila verticale in numero di cinque, a destra della tastiera, sono: Principale, voce umana, ottava, flauto in VIII, decimo quinta, decima nona, vigesima seconda e vigesima sesta.

Col recente restauro, l'organo, questo “re degli strumenti musicali” (Mozart), reso muto per lunghi decenni dall'offesa del tempo e dall'incuria dell'uomo, ritorna al suo primitivo splendore per far sentite la sua voce antica, maestosa, incantevole.»

(Da una scritta posta all’interno della chiesa)


  

La Chiesa ha resistito più volte a demolizioni e trasformazioni. Dopo la soppres­sione del Mona­stero Basiliano in seguito alle leggi del 1886 che sancirono l'alienazione dei beni ecclesia­stici, Il vecchio stabile dei monaci fu demolito e trasformato, per un breve periodo, in Casa co­mu­nale  (il progetto, del 1888, portava la fir­ma del Sindaco Antoni­no Cim­bali).
Poi nella seconda metà dello scor­so secolo, con uno scem­pio che cam­biava profonda­men­te il contesto urbano, San Blanda­no è ri­ma­sta schiac­cia­ta da una nuo­va costruzione in ce­men­to armato edificata in ade­renza, su molti piani, sulla parte sini­stra.

Il nuovo edificio che ospita la Caserma dei Carabinieri e la Biblioteca comunale sembra fatto apposta per sovrastare e nascondere irrime­diabilmente l'antico gradevole prospetto.

Oggi il Monastero basiliano è rimasto solo nella toponomastica (via Orto Basiliani); del prospetto originario  dell'antica chiesetta ci rimane solo l'incisione fatta nel 1883 da A. Attinà per la Storia della Città di Bronte di p. Gesualdo De Luca (visibile in alto a sinistra).

      

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