La chiesa ha cinque altari in marmi policromi, opera dell'artigiano marmista Domenico Spampinato.
Il primo altare, a destra entrando, è dedicato a S. Giuseppe con un quadro sovrastante dipinto dall'adranita prof. La Naia.
Il secondo, quello più bello, è dedicato alla martire fanciulla Santa Caritosa con un quadro della Santa che, genuflessa dinnanzi alla Madonna con Bambino, circondati da angeli, angioletti, cherubini, intercede per Bronte. Il quadro, un olio su tela, misura m. 2,86 per una larghezza di 1,72
è opera di Alessandro Abate.
In un cartiglio è riportata l'iscrizione Vivat in aevum Karitosa martyr MDCCCCXIX mentre in basso a sinistra è riportata la firma del pittore «Cav[alie]re Prof[esso]re Alessandro Abate / Catania 3 agosto 1919».
Il corpo della Santa, custodito sotto l’altare, fu donato a Bronte dal filosofo Nicola Spedalieri che così scriveva al fratello Erasmo il 23 Luglio 1793: «… Quando vi si darà occasione, scrivete a Padron Cacopardi, che venendo quà colla filuca, faccia capo da me, perchè gli darò due cassettine, l'una piena di reliquie di Martiri senza nome, in numero di più di 200 e l'altra contenente il corpo intiero di una Martire di età di 14. in 15. anni, per quel che apparisce dalla ossatura, che si è trovata negli ultimi scavi colla sua ampolla di sangue e col nome proprio di Caritosa inciso in lapida, che sarà, pure mandata colle due cassettine.
Penso di farne un regalo a cotesto Seminario; ed avrei voluto vestirla e farle la vetrina; ma avendo speso abbastanza per ottenere il corpo, che trovasi con nome proprio, per ciò diventa molto prezioso, non posso fare altra spesa …».
La statua che racchiude il corpo di Santa Caritosa è opera dello scultore leccese Luigi Guacci.
L'imponente altare maggiore, in marmo bianco, è sovrastato dalla statua del Sacro Cuore di Cesù; spiccano le figure in bronzo lavorato a bassorilievo dei quattro evangelisti e in basso, nel paliotto, le due statuine di San Pietro e San Paolo.
In alto sotto il cornicione, sono rappresentate le teste dei dieci apostoli.
Una piccola curiosità: per raffigurare il volto del Padre Eterno, sul bassorilievo posto sulla volta
sopra l’altare maggiore, l'artista ha avuto come modello uno dei capostipite della
famiglia Barbaria: Don Emanuele, nato nel 1833.
Sulla sinistra davanti all'altare con il quadro di Maria Ausiliatrice, opera
di un pittore torinese, trovasi il monumento-sarcofago del ven. Ignazio
Capizzi