Ignazio Eustachio Capizzi
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Ignazio Eustachio Capizzi
Umile sacerdote, coraggioso ed ardito, dedicò gran parte della sua vita a favore degli ammalati, dei poveri e della gioventù

Ignazio Eustachio Capizzi nacque a Bronte il 20 Settembre 1708, figlio di un pastore (Placido) e di una filandaia (Vincenza Cusmano). Di umilissime origini, restò orfano di padre e già ad appena otto anni faceva da piccolo pastore alle pecore ed agli agnelli nella mandria dello zio.
Ad 11 anni, ancora analfabeta, iniziò i primi studi a Bronte, nell'Oratorio di S. Filippo Neri annesso alla chiesa della Catena, sotto la guida di due preti e, con estremi sacrifici, li continuò a Caltagirone prima (per tre anni) e poi a Lipari.
A diciotto anni, per proseguire gli studi di filosofia e teologia nelle isole Eolie, fece da  domestico (chierico di camera) al Vescovo di Lipari.
Trasferitosi nel 1732 a Palermo per pagarsi gli studi lavora come sguattero e da infermiere nell'Ospedale Grande e Nuovo; inizia a studiare medicina e nel 1734 abbraccia la professione medica ma il suo sogno resta il sacerdozio.
Continua quindi a Palermo gli studi religiosi e, dopo anni di stenti, di umiliazioni e di sacrifici, nel 1735 consegue la laurea in Teologia nel Collegio Massimo di Palermo; il 17 Dicembre viene ordinato diacono e, all'età di 28 anni, il 26 Maggio del 1736, raggiunge finalmente il sacerdozio.
Per dieci anni opera a Palermo nella parrocchia dell' Albergaria dedicandosi, in particolare, alle missioni nei vari quartieri della città e nei paesi di campagna.
Fu un uomo virtuoso, caritatevole, dedito alla povertà, sempre umile e dal multiforme zelo apostolico.
Organizzatore infaticabile, colto predicatore e scrittore, dedicò gran parte della sua vita a favore degli ammalati e dei poveri e della gioventù incolta e senza guida per la cui elevazione sociale, morale e culturale, spese le sue energie e la sua vita.
Parecchi paesi della Sicilia e specialmente Palermo e Bronte, furono testimoni della sua feconda attività apostolica e di coraggiose ed ardite iniziative sociali quali l’edificazione di opere di pubblico vantaggio (collegi, convitti, istituti).
In pochi decenni diventa l'infaticabile apostolo di Palermo: colpito dalla rinomanza generale dei Collegi di Maria della Carità, nel 1747 vi costruisce il Collegio delle Vergini di Santa Maria del Carmine (destinato ad asilo delle "ragazze pericolanti") fungendo egli da direttore fino al 1752; un analogo Collegio costruisce a Vicari; acquista l'oratorio nella casa dei Teatini e lo restaura; dal 1759 al 1766 dirige il Collegio di Maria della Sapienza alla Magione (uno dei due Collegi di Maria sorti a Palermo), lo ingrandisce e lo restaura ampliandone i locali e riordinando le scuole; ingrandisce e migliora il Reclusorio delle ragazze annesso all'Ospedale di Palermo; organizza l'assistenza ai moribondi ed ai carcerati.
Dal 1769 abita presso i Filippini all'Olivella, dove tredici anni dopo muore e viene seppellito nella chiesa.
In 45 anni di fecondo apostolato, lasciò ricordi di santità e di prodigi anche a Monreale, Nicosia, Castelvetrano, Messina, Leonforte, Alimena, Resuttana, e in tanti altri centri della Sicilia.
A Palermo, a contatto con collegi e istituti scolastici, matura l'idea di fondare una scuola destinata alla formazione dei secolari ma anche dei nuovi sacerdoti nel suo paese natale, privo di scuole, dove l'analfabetismo era dominante e che era stato costretto a lasciare per darsi un'istruzione.
La sua idea, pochi anni dopo, fu di esempio per analoghe iniziative prese per l'educazione delle ragazze da donna Maria Scafiti con l'istituzione del Collegio di Maria (1780) e da Pietro Graziano Calanna con le "Regie Pubbliche Scuole delle donzelle di Bronte" (1823).
Ignazio Capizzi, povero, umile ma colto e formidabile organizzatore, progettò e riuscì a costruire il maestoso "Collegio Capizzi" in pochi anni.
Il 25.6.1771 stabilisce il luogo dove costruirlo, al quartiere S. Rocco nel centro dell'abitato e due anni dopo, compra il terreno. Inviato da Palermo il sac. Marvuglia, architetto del Comune, per predisporre il progetto, il 1° Maggio 1774 benedice e pone la prima pietra.
L'attività di costruzione proseguì fino al 1778  quando il 15 ottobre (quattro anni dopo la posa della prima pietra), finalmente avvenne la solenne apertura della scuola che tanta importanza e rinomanza doveva in seguito acquistare specialmente in Sicilia e nell’Italia meridionale.
Per realizzare l'opera superò ironie e moltissime difficoltà, ostracismi, contrasti  e calunnie di ogni genere ("Il sentirsi favellare di sì grandiosa opera da un Prete povero, sembrava un vaniloquio, e venne preso a beffe la prima volta."...).
Il Capizzi elemosinò le risorse necessarie in ogni luogo. «Molti signori di Palermo, di lui amantissimi, gli diedero vistose somme, ... I facoltosi di Bronte e di paesi vicini contribuirono tutti generosamente alla fabbrica. I preti, i nobili, tutto il popolo, trasportava, essendone convocato, pietre ed ogni altro materiale sulle proprie spalle.»
(G. De Luca, Storia della città di Bronte).

Ignazio Capizzi in alcune raffigurazioni conservate nel Real Collegio Capizzi. L'incisione in bianco e nero è tratta dal libro "Storia della Città di Bronte" di padre Gesualdo  De Luca. Il quadro a figura intera (olio su tela di cm 207 per 121 di larghezza) è della fine del 1700 e riporta in basso la scritta «Capizzi / a Domino factum est istud, et est mirabile in oculis nostris. Psalm [---] 117»

  IL COLLEGIO CAPIZZI
La vita del ven. Capizzi e la storia del Collegio da lui fondato nella monografia di Benedetto Radice (tratta dal II° volume delle Memorie storiche di Bronte) in formato
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(77 pagine, 718 Kb)

Il prospetto principale del Collegio fondato da Ignazio Capizzi. La parte a destra è quella più antica.

Una testimonianza del sac. De Albo (Elogio del sac I. Capizzi, Palermo, 1786) riportata da Benedetto Radice nelle
Memorie storiche di Bronte, ci ricorda l'entusiasmo ed i sacrifici di Ignazio Capizzi e l'ammirazione dei brontesi vedendo
«il buon vecchio con delle mazze in m
ano frangere durissimi macigni, ora con zappe cavar terra, ora entrare a parte del peso di lunghi travi, ora portar fuori cofani di calcinazzi e rottami di pietre, talvolta spazzare i corridoi inaffiandoli pria con acqua che egli stesso attingeva alla cisterna, e ciò non rade volte, anzi bene spesso dopo aver sudato nel pergamo.»

Ignazio Capizzi non si limitò alla costruzione del collegio. Approfittando della sua lunga esperienza, con spirito acuto e pratico, scrisse anche le "Regole" per il suo Istituto. Ne disciplinò gli studi, l'elezione del direttore, gli stipendi degli insegnanti, i doveri e gli obblighi dei maestri, dei convittori e degli studenti.
Tali regole hanno governato il Collegio per circa un secolo e mezzo e l'Istituto funzionò sempre bene perché ebbe degli ottimi dirigenti, in un impegno mai venuto meno.
L'umile sacerdote ben poche volte ritornò a Bronte, sicuro com'era di avere affidato il Collegio ad uomini e sacerdoti brontesi, non solo capaci, onesti e istruiti, ma profondamente impegnati con tutte le loro energie alla sua fioritura specie nelle turbolenze politiche.
Il Collegio voluto da Ignazio Capizzi è a ben ragione ritenuta una grande gloria brontese, che pose il paese, almeno negli ultimi due secoli, in posizione di sicura preminenza sugli altri centri della Sicilia orientale (in una seduta parlamentare del 1885, Ruggero Borghi definì il Collegio "foro della lingua latina").

Ignazio Capizzi morì nel convento dell’Olivella a Palermo il 27 Settembre 1783, dove fu sepolto.
Prima di morire, nel mese di agosto, spedì tutti i suoi libri di valore alla Biblioteca del Collegio con l'espresso comandamento ch'essa fosse aperta ad utilità del pubblico.
Il 29 Luglio 1949, in considerazione delle condizioni pietose in cui era ridotta la Chiesa dell'Olivella per i bombardamenti aerei del 1943, il suo corpo, dopo una ricognizione autorizzata dal Vaticano, fu traslato e tumulato, sempre a Palermo, nella chiesa della Sapienza, annessa al collegio fondato dal Venerabile stesso.
Due secoli dopo la morte, le spoglie mortali del Capizzi sono state traslate a Bronte e dal 17 Aprile 1994 riposano nel suo Collegio, nella Chiesa del Sacro Cuore. Il monumento funebre, posto sulla sinistra della navata, è opera dello scultore Ivo Celeschi.
Dieci anni dopo la sua morte, nel 1793, a Bronte e a Palermo, venne istruito il processo ordinario per la beatificazione dell'umile sacerdote.
La documentazione, inoltrata a Roma nel 1808, fu favorevolmente accettata nel 1817 dalla Congregazione dei Riti.
Per le sue virtù teologali e il fecondo apostolato, il 27 Maggio 1858, Ignazio Capizzi fu dichiarato Venerabile da Pio IX, che lo chiamò il San Filippo Neri della Sicilia.
Il decreto di Pio IX contiene un grande elogio delle virtù e delle opere evangeliche sostenute dal Capizzi quasi in tutte le città e borghi di Sicilia, ospedali, collegi, sodalizi, e verso ogni genere di persone e con tutti i mezzi cristiani potuti adoperare.
E’ in corso la causa della sua beatificazione.

Ignazio Capizzi e il suo tempo
Il Capizzi e la sua influenza sulla cultura siciliana
Ignazio Capizzi visto da B. Radice

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