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Struttura architettonica
L’edificio, a pianta quadrata con cortili
interni, ha grandi
dimensioni ed occupa l’intero perimetro di un grande isolato delimitato
dalle vie Umberto, Card. De Luca, Attinà e Capizzi.
Sorge nell’abitato costruito in massima parte tra la fine del XVIII e l’inizio
del XIX secolo.
Le mutate volumetrie urbane hanno cambiato in parte il rapporto
architettonico con le costruzioni adiacenti, senza però alterare i punti di
vista e le prospettive.
La visione ravvicinata, determinata dalla larghezza della sede stradale,
consente ancora una lettura dettagliata della raffinata decorazione
parietale.
La parte più antica del complesso ha carattere
monumentale ed è costruita su tre livelli di
cui uno seminterrato (con una palestra ginnica, le cucine, la
lavanderia e le stalle).
Un bel rinfaso orizzontale di pietra lavica sottolinea la separazione dei
livelli frontestrada.
Il ritmo regolare delle aperture è alternato alle forme ripetitive e
geometriche delle decorazioni parietali.
Il coronamento in muratura (finta balaustrata) chiude la facciata in alto
sopra un cornicione in aggetto.
Sulle cornici e sulle trabeazioni delle finestre
e sulla
fascia marcapiano
sono scolpiti motivi ornamentali a bassorilievo in
pietra lavica di rara finezza.
Ogni finestra, inquadrata da una
cornice modanata, è sormontata da una trabeazione con
motivi floreali al cui centro emergono festoni con cartiglio e
conchiglia di gusto barocco.
Al centro degli architravi risaltano alcune figure di volti
umani.
Al piano seminterrato dell’edificio sono
collocati i servizi; la palestra apre su uno dei grandi cortili interni; le
aule scolastiche e i dormitori sono al piano terra ed al primo piano.
Due cortili interni al complesso e la "villetta" determinano l’articolazione
delle aule e dei corridoi.
I locali a piano terra prospettanti su via Cardinale
De Luca (fino a poco tempo fa ospitavano una Banca) sono in via di
trasformazione e ristrutturati ospiteranno la futura pinacoteca di Bronte.
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Due dei quattro cortili interni del Collegio.
Su quello sopra prospettano i locali della Pinacoteca.
Quello a destra è il più antico, costruito nell'ala
settecentesca. |
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Nella foto in alto a sinistra, la parte più antica del Collegio in una mappa del 1875.
E' visibile ancora la pianta della piccola Cappella di San
Rocco che sorgeva affiancata in angolo all'edifico con una
stradina laterale. La cappella fu abbattuta nel 1907 per la
costruzione della chiesa del Sacro Cuore. |
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Si noti anche la parte sinistra del Collegio addossata alle
case, abbattute successivamente per far posto alla via Card.
De Luca ('U stratuni novu"). Nelle foto a sinistra in basso, il complesso del
Collegio Capizzi oggi, visto dal satellite. |
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Il «Colleggetto»
Il
"Colleggetto", casa di villeggiatura estiva e polisportivo
dei convittori del Collegio.
Costruito nel 1927 ed inaugurato il 26 Maggio 1929 nel III
cinquantenario del Collegio. |
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"In corrispondenza alle
direttive Nazionali" - era composto da "una vasta estensione di terreno,
... e un imponente fabbricato, di metri 27 per 12", ... con
"palestra coperta propriamente detta, un buon numero di vani
destinati ai diversi servizi (refettorio, cucina, dormitori,
spogliatoi, cessi, deposito di attrezzi, sala per la direzione
ecc.)".
Ecco come riportava l'inaugurazione,
avvenuta il 26.5.1929, il quotidiano catanese Corriere di
Sicilia (anno 51, numero 121, di Mercoledì 22 Maggio 1929 –
VII) in una corrispondenza dal titolo "Bronte si prepara a
celebrare degnamente il terzo cinquantenario del R. Collegio
Capizzi":
«Bronte, 21 (A. L.) - Bronte vive questi giorni nell’attesa ansiosa
di un grande avvenimento.
Domenica 26 corr. il Real collegio Capizzi, la grande istituzione
che è vanto non solo di questa città ma dell’intera provincia e
che ha costituito e costituisce tuttavia un centro emergente nella
Sicilia tutta, di formazione religiosa e civile e di studi serii e
fecondi, celebrerà il felice compiersi del III cinquantenario di
una gloriosa esistenza. |

Il «Colleggetto» e, sotto, i convittori della squadra di ginnastica "Nova Juventus"
all'opera (1930).
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Tale data trova il nostro Collegio non
soltanto ad una altezza degna delle sue nobili tradizioni ma anche
in un periodo di rapida e felice ascesa.
E' di pochi anni fa il
pareggiamento del Liceo, che pur è già circondato, e non in
Sicilia soltanto, di tanta e meritata stima; sono di questi ultimi
anni i miglioramenti apportati in tanti particolari del grandioso
edificio; di quest'anno poi è tutta una mole imponente di lavori:
la fondazione del Polisportivo, di cui parleremo più sotto, la
trasformazione di tutti gl'impianti elettrici, il riordinamento e
l’ampliamento della Biblioteca, ricca di volumi e di opere
pregevoli, etc.
(…) Nel pomeriggio avrà luogo l'inaugurazione del Polisportivo del
Real Collegio, che, ormai completo, sorge a breve distanza dalla
Città, nella incantevole valle del Simeto. E' un magnifico
edificio a due piani, dotato di saloni luminosi, di portici vasti
e aereati, inondato di luce e di sole, fornito all'intorno di un
vasto piazzale che dovrà diventare fra breve un campo
magnifico di gare sportive.
Anche per questo lato dunque il
Collegio Capizzi si mantiene bene all'altezza dei tempi: oggi
che il Governo Nazionale vuole che le nuove generazioni
italiane sviluppino in perfetto equilibrio tutte le facoltà
fisiche intellettuali e morali, i giovani che le famiglie
affidano al Real Collegio troveranno dunque in esso la
formazione del loro pensiero alle più pure tradizioni
classiche, dell'anima loro e del loro cuore allo spirito
schietto del Vangelo, delle loro membra per le più grandi
fortune della Patria. (…)»
Il Polisportivo del Real collegio Capizzi sorgeva in contrada San
Nicola, a pochi passi da Bronte; è stato raso al suolo e completamente
distrutto durante i bombardamenti del 1943.
L'adiacente campo sportivo, il
"glorioso" San Nicola, fino a pochi anni fa ospitava ancora i
campionati di calcio delle quadre locali. Oggi è di proprietà comunale.
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«Molti conoscono Bronte
per le spietate fucilazioni ordinate da Bixio nel
1860; pochi per le relazioni con l'abbazia
di Maniace e la ducea di Nelson; forse pochissimi per la
gloria sua maggiore: il fiorire per più di un secolo di un
centro irradiatore di cultura in tutta la Sicilia orientale: il
collegio-convitto Capizzi, unico nella realtà rurale e non
cittadina, fondato dal sac. diocesano p. Eustachio Ignazio
Capizzi, figlio di quella terra.
Bronte, villaggio agro-pastorale non differente da tanti altri
dell'isola, non sede di collegio dei Gesuiti, deve combattere
contro la natura (eruzioni devastanti dell'Etna) e contro la
Ducea di Nelson, ma trova nella forza organizzativa dei suoi
abitanti e nell'ingegno creativo di un suo figlio, p. Capizzi,
lo slancio di farlo assurgere all'attenzione ammirata della
storia. Merita, pertanto, in assoluto, un cenno particolare.
Non basta, altresì, far nascere un'opera quanto farla crescere e
prosperare con un'azione continua, organizzativa e culturale, da
diventare duratura.
Questo il merito di un’équipe generazionale di Brontesi, colta e
impegnata nel ruolo di dirigenti-insegnanti i quali, occorre
sottolinearlo, non viene da fuori, ma è unicamente costituita da
elementi locali.
Il cammino in salita di quella popolazione, animata sempre da un
impegno di riscatto, batte contro macigni che si chiamano
Nelson, Bixio o Garibaldi, interessi economici e politici, in un
alternarsi di rimescolamento di carte, in una emulsione della
vecchia cultura, spesso insensibile alle istanze dei tempi
nuovi.»
(Salvatore Cucinotta, "Sicilia e Siciliani", Edizioni Siciliane
Messina, 1996) |
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«Basta
scorrere le pagine della storia della cultura, non dico
solamente di Bronte, ma dell'intera Sicilia, per comprendere
l'importanza del Collegio Capizzi, per apprezzare il
contributo che esso ha apportato alla vita intellettuale della
Sicilia.
Basta avere l'elenco di tutti gli uomini
dotti, che uscirono da questo luogo, che illustrarono con il
loro sapere le cattedre e le alte cariche a cui furono
chiamati, per farsi una giusta idea della sua vitalità
attraverso il suo passato glorioso.»
(Dal discorso tenuto
il 14 Novembre 1935 da Mons. Patanè, arcivescovo di Catania,
in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico
1935-36-XIV) |
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Il prospetto principale del Real Collegio Capizzi: Sulla
destra la parte monumentale più antica, nel centro la Chiesa
del Sacro cuore e, sulla sinistra, la nuova costruzione eretta
nel 1892, dal rettore sac.
Giuseppe Prestianni, ad
uso di botteghe e case da affittare. "Sottomettendo il
bello all’utile, la speculazione uccise l’estetica" (scrisse
Benedetto Radice). A destra l'ingresso principale del Collegio
dal Corso Umberto. |
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L'ingresso principale del Real Collegio Capizzi.
Immediatamente sulla destra trovavasi la cameretta del portiere
(l'ultimo fu l'anziano "don Vincenzo, il portinaio", figura
caratteristica di "custode incorruttibile").
Attraverso questo varco sono passati decine di migliaia di ragazzi (ed
in tempi recenti anche ragazze) provenienti da ogni parte
della Sicilia e delle Calabrie. |
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L'ala nuova del Collegio
«Fu
portata a compimento, - scrive il Radice - sebbene non come l’avesse ideato il
Capizzi e disegnato il Marvuglia, architetto celebre di Palermo, e del quale
egli ci lasciò un disegno, che nella semplicità delle sue linee, coi suoi bei
rifasci ornamentali di pietra nera, gli avrebbe dato unità architettonica e
aspetto veramente monumentale.
Il Prestianni invece, malgrado forse il parere dell’ingegnere
Caselli da Messina, sottomettendo il bello all’utile, fece costruire parte del
novello fabbricato a uso di botteghe e case d’appigionare.
La speculazione uccise l’estetica; mentre avrebbe potuto sorgergli accanto
l’istituto scolastico elementare, o anche, adattando il novello fabbricato a
case e botteghe, niente impediva che ne fosse conservata l’unità architettonica
con quelle modificazioni che l’abbassamento della via avrebbe suggerito.
Commesso il primo fallo, si tentò distruggere ogni vestigio
dell’antica facciata che goffamente stride colla novella. Simili fatti sogliono
e possono accadere nei piccoli centri e fra popoli ignoranti ove non è
sentimento d’arte ed è spento o mal compreso quello di patria. Una protesta fu
presentata dallo scrittore della presente memoria a firma di parecchi cittadini
per impedire tale vandalismo; e la vecchia facciata è rimasta testimonianza
bella dell’arte architettonica. Del nuovo edificio però non possiamo non lodare
con spirito di verità il grandioso dormitorio capace di contenere 100 letti, la
corrispondente sala da studio sottostante, le bellissime aule scolastiche, e
sopratutto la chiesa del S. Cuore, sorta dove era prima quella di S. Rocco, e
che corona possiamo dire l’opera indefessa del Prestianni a favore del
Collegio.» «...La chiesa come opera d’arte è una delle più belle non soltanto
del paese, ma anche della Sicilia.»
B. Radice,
Memorie storiche di
Bronte) |
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