(1) Ven. Ignazio Capizzi, figura centrale del quadro, fondatore del Real Collegio Capizzi, nato a Bronte il 20 Settembre 1708 e morto il 27 Settembre 1783 a Palermo, dove fu sepolto. Fu un umile sacerdote, coraggioso ed ardito, che dedicò gran parte della sua vita a favore degli ammalati, dei poveri e della gioventù incolta. Nel 1793, dieci anni dopo la sua morte, venne istruito il processo ordinario per la beatificazione. Per le sue virtù teologali e il fecondo apostolato, il 27 Maggio 1858, fu dichiarato Venerabile da Pio IX, che lo chiamò il San Filippo Neri della Sicilia. |
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| (2) Giacomo Meli, sacerdote all'Olivella di Palermo, giudice di Gran Corte. |
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| (3) Don Benedetto Meli, giudice al Concistoro. |
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| (4) Don Giuseppe Artale, marchese di Collanto, figlio di Filadelfio, nato nel 1760. Fu giudice della Gran Corte (dal 1782 al 1797) e, nominato nel 1808 Vicario Generale del Re a Messina, percorse una brillante carriera ricoprendo cariche di rilievo fra i magistrati del Regno fino a diventare nel 1819 Presidente della suprema Corte di Giustizia. E' morto a Palermo il 1.7.1837 |
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| (5) Don Filadelfio Artale, marchese di Collanto e Cannato, (Bronte 28 Aprile 1722), magistrato e giureconsulto, reggente del Governo in Sicilia, menzionato dal Villabianca negli "Opuscoli Palermitani". Scrisse un grosso volume, stampato a Palermo nel 1752, con una raccolta di decisioni feudali in Sicilia ("Feudales decisiones regni", Palermo 1752). E' morto a Napoli il 22.8.1783. |
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| (6) Vincenzo Ortale, canonico della Cattedrale di Palermo, autore di diversi testi teologici. E' morto a Palermo nel 1673. |  |
| (7) Don Placido Dinaro, è stato un dotto e pio arciprete di Bronte, dove nacque nel 1702. Il ven. Ignazio Capizzi lo definì "santo nascosto". E' morto nel 1795; nella chiesa Matrice gli è stato eretto un piccolo monumento funebre. |  |
| (8) Francesco Gatto, maestro di retorica, grande latinista formatosi a Monreale (fu allievo del Murena) e menzionato dallo Scinà. Un suo ritratto trovasi anche nella sacrestia dell'Oratorio di S. Carlo. Il Radice lo definisce "valente verseggiatore in latino" e scrive che, dopo i moti del 1820, fu uno dei "tre rappresentanti del potere amministrativo, giudiziario ed ecclesiastico" che il 29 ottobre 1820 si recarono "nella fedele Adernò" per giurare di osservare la Costituzione di Spagna del 1812 di fronte al Principe della Catena. |
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| (9) Don Nunzio Galvagno, professore di retorica ed eloquenza nel Collegio Capizzi, insigne latinista (a Monreale fu allievo del Murena). Scrive B. Radice che «il Galvagno era facile improvvisatore. Un giorno gli si presenta il giovane Salvatore Politi, pregandolo di far latino questo verso italiano del Tasso, che non gli era punto riuscito: tempro la mesta lira al suon del pianto ed egli, botta e risposta mentre era intento a fare il suo arrosto, avvolto in una nuvola di fumo, con prontezza e facilità ovidiana, gli dice: scrivi ad sonitum fletus tempero fila chelys: ora vattene. Il Galvagno fu ritrattato a olio su tela e sotto l'effige leggesi questa epigrafe del giovane Leanza che il De Luca nella Storia di Bronte dice essere dello stesso Galvagno: Scire cupis pictum? Galvagno Nuntius hic est-Regia pro meritis pinxit amica domus. Il Galvagno morì il 1 giugno 1846. |
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| (10) Saverio Raimondi, nato a Bronte il 27 gennaio 1755 (suo padre era notaio) e morto arciprete del suo paese alla tarda età di 81 anni, il 1 ottobre 1836. Maestro di filosofia e metafisica, professore del Collegio Capizzi, uomo d'integerrimi costumi. Fu oppositore delle idee filosofiche del Miceli, all'epoca imperanti nelle scuole, e a tal proposito scrisse le sue Istituzioni di Filosofia ("Institutiones philosophicae ad usum Regalis Collegii Brontensis", Catania 1817). |
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| (11) Biagio Caruso, (Bronte 7.4.1755), grande studioso di latino, italiano, geco e spagnolo; decano della Collegiata e rettore del Seminario di Monreale per 37 anni (dal 1801 fino al 1838, «più monrealese che brontese» lo definisce il Radice), periodo davvero luminoso nel quale Monreale sotto la sua direzione raggiunse un grande prestigio anche in campo nazionale ( fu definita l'Atene della Sicilia). " ...Valente latinista da comparare agli umanisti del secolo XVI, più monrealese che brontese, il quale ..enfaticamente chiamò Bronte seconda Atene e, prima, nel 1780, aveva scritto e pubblicato una elegia latina in lode di illustri brontesi: "Brontis Prosopopeja" per cui la piccola terra natale, non ulli cognita fama, fu nota al mondo intero" (B. Radice). Per la sua vasta cultura fu chiamato da mons. Lopez, arcivescovo di Palermo e presidente del Regno, alla carica di segretario di tutti gli affari di Sicilia, e, dopo la fuga del Lopez in seguito alla rivoluzione del 1812, la Regia Corte gli affidò la reggenza dell'importante incarico, che disimpegnò con lode. Fu uno dei migliori latinisti del suo tempo. Morì a Palermo nel 1838. |
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| (12) Don Arcangelo Spedalieri, (nel dipinto erroneamente scritto Spedaliere) professore di Anatomia umana alla Regia Università di Pavia. Con diploma Imperiale fu nominato Rettore magnifico, nella stessa. Autore di trattati di medicina, morì ad Alcamo il 9.5.1823. |
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(13) Pietro Calanna, fondatore delle Regie pubbliche scuole per donzelle attorno al 1823, ubicate in quattro quartieri di Bronte. Materie di studio erano: le arti donnesche, il leggere, lo scrivere e il galateo, e rudimenti di aritmetica. |
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| (14) Antonino Uccellatore, padre Purgatorio, così denominato per la sua intensa devozione per le anime del purgatorio, è nato a Bronte il 18 luglio 1681 da Giambattista ed Emerenziana Guarnera, di nobile casato. Colpito in tenerissima età da una grave malattia fu votato a S. Francesco e subito guarì. Per gratitudine vestì ancora bambino l'abito dei Francescani e non lo tolse più (secondo l'uso dei frati non lo toglieva nemmeno la notte). Fatto il noviziato nel convento di Bronte, fu nominato segretario del Padre provinciale dei cappuccini e lo seguì a Cefalù, nel cui convento dimorò per oltre vent'anni. Fu un uomo pio e scrittore di libri ascetici; visse in odore di santità, compì numerose guarigioni. Morì il 3 aprile 1762 ed ebbe onori da Santo. Il suo corpo nel 1847 fu deposto in una tomba nella Cattedrale di Cefalù, dove fu anche collocata una lapide marmorea. |
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| (15) Antonino Vincenzo Orazio Pittalà, nato a Bronte il 29 Settembre 1729 da Modesto e da Rosa Raimondo, al secolo Padre Tommaso, dell’Ordine dei frati minori. Vestì giovanissimo l'abito francescano e visse in Puglia nel convento di S. Vito, «dove - scrive p. Gesualdo De Luca - i pp. Domenicani vi avevano grande Convento con eccellente Collegio di studii». Lettore giubilato e professore in Sacra Teologia, godeva fama di virtù e di sapere. Nominato da Pio VI Definitore provinciale dell'Ordine, per modestia non accettò l’incarico; successivamente fu Ministro provinciale della provincia di Lecce. Morì, in odore di santità il 14 febbraio 1797 nel convento di S. Vito dei Normanni (oggi provincia di Brindisi) e fu sepolto nella chiesa attigua al convento,
dove è ricordato con un suo ritratto e da una lapide. Dalla popolazione di San Vito e dei comuni vicini fu subito nomato “il Beato Bronte”. Scrive il De Luca che «l'annunzio del suo beato transito trasse al Convento gran folla di popolo di S. Vito, e dei vicini Comuni. Esposto in chiesa il benedetto cadavere fu duopo ricambiarlo di abito tre volte, per soddisfare alla pietà dei devoti, che ne richiedevano le reliquie.» Ancora oggi moltissimi fedeli a lui devoti vanno a pregare sulla sua tomba. |
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| (16) Don Filippo Spedalieri, (o Spitaleri) nato a Bronte nel 1699, abate dell'Ordine di S. Basilio (1749), successivamente Visitatore provinciale e Definitore generale. Morì a Palermo nel 1771. Il radice scrive che fu anche abate della chiesa di S. Basilio in Roma e ricevette in dono dal cardinal vicario fra Giovanni Antonio Guadagni i teschi e le ossa di tre martiri (S. Costanzo, Sant'Innoccenzo e S. Blandino, cum phiala sauguine respersa) provenienti dal cimitero di S. Priscilla che don Filippo Spedalieri portò in Bronte nella chiesa di San Blandano il 12 settembre 1751. |
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| (17) Don Giovanni Piccino, cofondatore del Collegio di Maria (inaugurato nel 1878 e affidato alle suore salesiane di Maria ausiliatrice), ricordato dal popolo per il suo ascetismo, tanto da paragonarlo al Capizzi. Morì nei 1841. Grande benefattore, con testamento del 15.4.1794, lasciò metà del suo patrimonio "all'erigendo collegio di Maria, e metà per maritaggio di ragazze povere, ...altre somme lasciava pure per i gettatelli." (B. Radice). |
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| (18) Antonino Saverio De Luca, principe di Sacra Romana Chiesa. Nunzio apostolico in Baviera e, dopo nel 1856, a Vienna. Nel 1863 ricevette la porpora cardinalizia e nel Maggio dello stesso anno Sua M. Imperiale gli conferì la Gran Croce di Santo Stefano. Il 27/9/1883, data culminante del 1° Centenario della morte del Sac. I. Capizzi, il prof. Enrico Cimbali, appositamente venuto da Roma a Bronte lesse un telegramma dell’Eminentissimo Cardinale De Luca impossibilitato ad intervenire alla celebrazione perché infermo, a Palestrina, "nel suo letto di dolori”. Morì a Roma nel Dicembre dello stesso anno
dove fu sepolto. Il suo monumento funebre, opera del Prinzi, trovasi presso la Chiesa di San Lorenzo in Damaso. |
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| (19) Giuseppe Saitta, Vescovo di Patti, professore di letteratura, poeta e scrittore. Il canonico Nicolò di Carlo ne scrisse il profilo biografico. Ancora sul Saitta, Antonino Cimbali, pronipote del Nostro e all’epoca studente a Patti, padre dei ben noti Enrico, Giuseppe, Francesco ed Eduardo, ci narra un gustoso episodio a lui personalmente accaduto, una sera, presso il Seminario di quella cittadina e descritto nel volume "Ricordi e lettere ai figli", Roma 1903 alle pagine 10/14. Il libro è stato ristampato dalla Banca Mutua di Bronte, oggi Banca Popolare di Lodi. In memoria del vescovo Saitta è stato eretto un piccolo mausoleo nella Chiesa della Matrice. |
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| (20) Padre Tommaso Schiros, dei frati minori. Fu Provinciale in vari conventi del suo ordine e autore di molte opere e trattati. Benedetto Radice scrive di lui che era "minorita, oratore facondo, teologo e scrittore, ... imputato di eresie dal S. Ufficio, fu condannato a quattro anni di carcere". Morì nel 1759 ad Acireale dove aveva istituito una casa religiosa e ricopriva la carica di superiore del convento dei pp. Minoriti. Una piccola curiosità su padre Tommaso è la sua parentela col giureconsulto Antonino Cairone: era suo cognato ed era il depositario delle carte giudiziarie sulla grande lite contro l'Ospedale di Palermo. Carte trafugategli con violenza su incarico dei
«pii rettori» (la definizione è del Radice) dell'Ospedale. |
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| (21) Don Nicolò Spedalieri, filosofo. Apologista della religione Cattolica, per le sue idee, fu molto avversato e confutato. Morì a 54 anni a Roma dove fu sepolto (nell'oratorio attiguo alla Chiesa dei Santi Michele e Magno). Nella stessa città, nel 1903, gli fu eretto un monumento in Piazza Cesarini Sforza. Uno dei promotori del “Comitato per il monumento” fu Giuseppe Cimbali, professore di filosofia del diritto alla Università di Roma la Sapienza, che divulgò il pensiero del Nostro attraverso i suoi scritti. |  |
| (22)Don Benedetto Verso, nato a Bronte nel 1702. Dottore in Teologia e grande letterato ed oratore; è morto nel 1771. Fu anche cappellano della chiesa dell'Annunziata e, a sue spese, la ristrutturò decorandola di arabeschi e stucchi, di ricchi e solenni paramenti sacri e dell'organo. Come riportato dal Radice fu anche fra i «reverendi commissari e consultori» del Sant'Ufficio (la Santa Inquisizione). |  |
| (23) Don Gregorio Sanfilippo, nato a Bronte nel 1688; visitatore generale della Badia di Grottaferrata, fu nominato Vicario generale dell'Ordine Basiliano d'Italia a seguito della morte dell'Abate Generale. Fu abate del monastero di Maniace e, dopo il terremoto del 1693 che colpì la Sicilia orientale e danneggiò gravemente il monastero, chiese ed ottenne da re Ferdinando (3 aprile 1784) il trasferimento dei basiliani a Bronte, nella chiesa di San Blandano. E' morto nel 1781. |  |
| (24) Don Vincenzo Scafiti, (Bronte 1757 - 1827) professore di Teologia, filosofo, grande conoscitore del greco e del latino e autore di carmi. Ancora giovanissimo, orfano di padre, a 14 anni viene mandato a studiare nel Seminario di Monreale (1771-1780) dove, in seguito, a soli 23 anni insegna Filosofia e Matematica. Successivamente nel 1786 torna a Bronte dove insegna Teologia nel Real Collegio Capizzi e dove «come la maggior parte dei poeti - scrisse L. Margaglio - chiuse i suoi giorni nella miseria e nell'abbandono». Nel suo paese natale scrisse il suo famoso "Carmen" intorno alla vera natura della filosofia, pubblicato a Catania nel 1790. ("Un inno splendido di trionfo che si canta alla filosofia .." , così lo definì Giuseppe Cimbali). "Teologo di vaglia, poeta umanista del XVIII e uomo di singolare ingenuità e innocenza", così B. Radice descrive Vincenzo Scafiti. |
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| (25) Placido De Luca, professore di Economia e Statistica nelle regie università di Napoli e, successivamente, di Catania. Nel 1860, il Collegio di Regalbuto lo elesse Deputato al Parlamento Subalpino. Morì a Parigi nel 1861 e venne sepolto nel cimitero di Jory. |
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Don Lorenzo Castiglione-Pace, barone di Pietra Bianca e San Luigi, dottore in Diritto Canonico e Civile. Uomo colto e generoso fu fra i fondatori dell'Ospedale vecchio (l'antico Nosocomio dei poveri oggi Ospedale Castiglione-Prestianni) retto dalla Compagnia dei Bianchi sorta, ivi, nel 1652 e della quale il nostro era uno dei soci. Morì il 27 Ottobre 1679. Presso la biblioteca del Real Collegio Capizzi è custodita memoria legale del suo testamento, pubblicata nel 1882 da padre Gesualdo De Luca, autore facondo di molti scritti. |
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