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Antonino Saverio De Luca Uomo coltissimo, abile negoziatore dallo spirito moderato
proprio degli uomini di cultura, un papa mancato Antonino
Saverio De Luca, nacque a Bronte da Vincenzo e Francesca Saitta,
ultimo di dieci figli, il 28 Ottobre 1805.
Fu battezzato nello stesso giorno da don Saverio Raimondo
nella chiesa della SS. Trinità.
Cardinale, fratello
dell’economista Placido, fu Nunzio apostolico di papa Gregorio XVI e di
Pio IX presso la Corte di Baviera e poi a Vienna, nonché apprezzato autore di
opere storiche e di teologia.
Si formò negli ambienti ecclesiastici della Sicilia tra Bronte, Monreale e
Palermo, distinguendosi particolarmente nell’apprendimento delle lingue
classiche e moderne e nello studio delle scienze. Iniziò gli studi a Bronte nel Real Collegio Capizzi, per proseguirli nel
1816 a Monreale, dove, cosa insolita a quei tempi, imparò,
oltre al greco ed al latino, anche le lingue
inglese, francese e tedesca.
Preparava inconsciamente, quasi presagendo,
la sua futura carriera di diplomatico pontificio. Ancora ventenne, fu giudicato il migliore nel
latino, nel greco, nell’italiano e nella storia sacra e siciliana fra
tredici giovani
siciliani vincendo, fra l'ammirazione di tutti, mille scudi in un prestigioso concorso. Nel 1827, a ventidue anni, lasciata la Sicilia si trasferì a Napoli e due anni dopo
(dicembre del 1829) a Roma
dove, dopo un iniziale periodo di stenti, riuscì a pubblicare i suoi
primi saggi teologici ed i primi articoli.
Per le sue doti e la profonda preparazione scolastica fu ben accolto negli ambienti vaticani ed ebbe i primi prestigiosi
incarichi (già nel 1833 era segretario del cardinale inglese Weld).
Scrive di lui Benedetto Radice che per emergere "in
quel mare magnum della città universale aveva dovuto servirsi più di
remi che delle vele, per poter affermare con legittimo orgoglio: che la
maggior gloria di un uomo è quella di dovere tutto a sè stesso quel poco
che egli è". ("Due glorie siciliane - I fratelli De
Luca", Bronte, Stabilimento Tipografico Sociale, 1926)
Gli "Annali"
All’età di trenta anni, fonda a Roma nel 1835 la prestigiosa rivista bimestrale "Annali delle scienze religiose",
che curò e diresse personalmente nel primo decennio.
Scrive in merito Luigi Margaglio Cesare ("Il Ciclope, Bronte allo specchio",
Anno I, N. 10 del 17.11.1946, all'epoca il Margaglio ne era il Direttore):
«[…] Spirito critico e polemico, sentì l'aura dei tempi
nuovi; e nella stampa vide il mezzo potente alla diffusione delle idee. A Roma
ed in Italia mancava una rivista che rispecchiasse il movimento scientifico
religioso del mondo cattolico. Egli la crea nel 1835, ed una folla di eruditi lo
sostiene ed affianca nell'ardua impresa.
Basti citare fra i collaboratori il filosofo Rosmini ed il celebre astronomo
Padre Secchi. Un coro di lodi si levo da ogni angolo di Europa: e i suoi Annali
di Scienze Religiose fecero conoscere il piccolo abate direttore fin nelle
lontane Americhe.
Dalla Francia, Ozanam gli scriveva: Voi siete nella
cristianità il modello del giornalismo cattolico.
E Montalembert: Voi siete il
centro di tutto il movimento scientifico di Roma.
Scrittori italiani ed esteri
gli inviavano i loro volumi, desiderosi di conoscere il suo giudizio: e tutti
guardavano a lui come a un centro di attrazione notevolissimo. Contava ormai 33
anni, e non era ancora sacerdote.»
Il 10 febbraio del 1839, all'età di trentaquattro anni, riceve l’ordinazione sacerdotale dal patriarca di Antiochia Antonio Piatti nella
sua cappella privata di Roma. Nello stesso anno figura tra i dottori onorari di teologia nell’Università di Lovanio.
Innumerevoli, delicati ed importanti i riconoscimenti e gli incarichi che ebbe il De Luca.
Fu un uomo di chiesa eclettico, coltissimo e strenuo difensore del potere
temporale del Papa; fondatore di comunità religiose, membro di Commissioni regie, aggregato a numerose Accademie (la Tiberina,
l'Arcadia con il nome di Polinesto Chersoneso, l'Archeologica,
la Gioieni di Catania),
direttore di periodici, "Professore Coadiutore di fisica sagra
nell’Archiginnasio Romano", Vescovo di Aversa, arcivescovo di Tarso, ma soprattutto
fu un valente
ed abile diplomatico. Nel 1840,
nominato censore dell’Accademia di religione cattolica, rettore del Collegio
Irlandese di Roma e corrispondente per gli studi storici del ministero della P.
I. di Francia, l’Università cattolica di Lovanio (Belgio) gli conferì la
laurea in Teologia ad honorem insieme al Lacordaire.
Vescovo di Aversa Papa Gregorio XVI lo nominò
Consultore delle Congregazioni di Propaganda e dell’Indice, professore
dell’Università di Roma, direttore della tipografia poliglotta di
Propaganda Fide e, appena sei anni dopo l'ordinazione sacerdotale, l’8 dicembre 1845, su suggerimento anche di
Ferdinando II, Vescovo di Aversa ed assistente al soglio pontificio.
Durante questo periodo ritornò a Bronte.
Consacrò l'altare della
cappella interna del
Real Collegio Capizzi (dove da bambino era stato chierichetto e dove aveva
iniziato gli studi), e per fare un
omaggio alla zia abbadessa del monastero di Santa Scolastica, anche la chiesa di
S.
Silvestro annessa al monastero il 31 ottobre 1851.
Qualcuno ancora narra che non venne
trattato bene, tanto che quando andò via, arrivato allo "Scialandro", scese
dalla carrozza, si tolse le scarpe e le sbattè ben forte a ritmo martellante
perchè nemmeno un granello di polvere del suo paese lo seguisse; e tanto doveva
essere la sua rabbia che spolverando le scarpe ebbe a pronunciare la storica
frase: «Gens iniqua, gens rea, non videbunt ossa mea».
In Aversa rimase otto anni. Scrive il Margaglio che "la
sua corte vescovile accolse poeti e letterati, tanto che Basilio Puoti si
augurava che altri vescovi fossero, come lui, promotori delle lettere".
Vi svolse sopratutto un’intensa attività
pastorale: fonda un secondo seminario e un convitto, istituisce conferenze
settimanali di teologia morale nella cattedrale e in altri luoghi della diocesi,
appronta un regolamento per i cimiteri ed una minuziosa registrazione, frutto di
una visita da lui fatta nel 1848 nella diocesi, di tutte le istituzioni
ecclesiastiche, delle loro origini e condizioni.
Una preziosa raccolta di
documenti ed iscrizioni (tre volumi manoscritti esistenti presso l’Archivio
storico diocesano) ricchissima di notizie - finanche su costruzioni,
suppellettili, stati di anime ecc. - che ha fatto la fortuna storiografica di
Gaetano Parente, costituendo una delle maggiori fonti cui lo storico di Aversa
attinse per la compilazione dei suoi volumi.
Promosso arcivescovo di Tarso, il 22 dicembre 1853, il De Luca lascia Aversa.
La sua competenza in materia giuridica e le sue capacità
diplomatiche e di negoziazione sono premiate con l'avvio di una prestigiosa attività diplomatica.
Nunzio apostolico
Dal 1853 al 1863 Pio IX gli affidò delicati incarichi presso le Corti imperiali
di Monaco di Baviera (dal dicembre del 1853, per due anni) e di Vienna (9
settembre 1856, dove fu nominato Nunzio Apostolico), e importanti missioni in
Ungheria e Romania.
A Monaco e Vienna il Cardinale, abile negoziatore dallo
spirito moderato proprio degli uomini di cultura, cura la stesura e porta a compimento concordati tra i due regni e la Santa Sede e
riceve prestigiose onorificenze.
A Vienna rimase per sette anni, fino a quando
nel Concistorio del 16 Marzo 1863 fu nominato cardinale e rientrò a Roma.
Scrive Benedetto Radice che "Pio IX volle premiare l'operosità diplomatica, la dottrina del Nunzio De Luca e la sua fede nei destini
del Papato, innalzandolo al cardinalato". Gli mandò lo
zucchetto rosso a Vienna, ove il De Luca rimase come Pronunzio fino all'arrivo
del suo successore.
Fu oltremodo caro al Metternich, all'imperatore Francesco Giuseppe che
nel 13 maggio, con solenne cerimonia volle mettere sul capo del Nunzio la
berretta cardinalizia e gli conferì la Gran Croce di Santo Stefano d'Ungheria,
onorificenza solita darsi a sovrani, a principi reali e ai primi ministri.
Lasciata la nunziatura e rientrato a Roma ebbe ulteriori prove di stima
e compiti onorevoli e delicati nella Corte pontificia: il 28 dicembre 1864 fu
nominato prefetto della Congregazione dell’Indice e, da papa Leone XIII, vice
Cancelliere di S. R. C..
L’anno dopo venne cointeressato alla fondazione dell’Accademia di S.
Tommaso e nel 1880 fu insieme con altri due cardinali incaricato di
preparare l’opera omnia del Dottore Angelico. Al concilio Vaticano I
(1869-1870), fu uno dei cardinali incaricati di alternarsi alla presidenza
dell’assemblea conciliare.
Nel conclave successivo alla morte di Pio IX (1878) fu considerato un Papa
mancato.
Fra le sue molte opere restarono famosi gli "Annali delle scienze religiose"
(una rivista religiosa internazionale dedicata ai cultori delle scienze
religiose), che fondò a Roma nel 1835 e che diresse, collaborandovi, per oltre
dieci anni.
Studioso insigne pubblicò numerose opere di cultura religiosa e storica mentre
lasciò inedita la sua opera principale "Vicende politiche e religiose della
Irlanda dal 1536 al 1829".
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Immagini del card. De Luca: (in alto, da un disegno
tratto dal libro
di G. De Luca "Storia della Città di Bronte"); sopra
in un dipinto di Giuseppe Carta del 1863 (in basso la scritta «Antonino Saverio cardinal De Luca /
nato nel 1805 morto nel 1883» e a sinistra «Giuseppe Carta fece
1863, in Roma») e sotto in un quadro (probabilmente di Agostino
Attinà). I due dipinti sono conservati nella Pinacoteca del Collegio Capizzi. |
 Il De Luca (sopra in una rarissima foto)
fu molto stimato negli ambienti ecclesiastici romani e da più di un porporato,
specialmente dal card. Weld e dal card. Pacca, dal quale ricevette nel
1840 la nomina di vicepresidente della Nobile Accademia Ecclesiastica. Nel 1843
fu nominato cameriere segreto del Papa. Sotto, il De Luca nel quadro di A. Attinà "Uomini
illustri di Bronte" |
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