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Card. Antonino Saverio De Luca

I personaggi illustri di Bronte, insieme

 

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Uomo coltissimo, abile negoziatore dallo spirito moderato proprio degli uomini di cultura, un papa mancato

Antonino Saverio De Luca

Nunzio Apostolico a Vienna alla corte di Francesco Giuseppe

Antonino Saverio De Luca, cardinaleAntonino Saverio De Luca, nacque a Bron­te da Vincenzo e Francesca Saitta, ultimo di dieci figli, il 28 Ottobre 1805.
Fu battezzato nello stesso giorno da don Saverio Raimondo nella chiesa della SS. Trinità.

Cardinale, fratello dell’economista Placido, fu Nunzio apostolico di papa Gregorio XVI e di Pio IX presso la Corte di Baviera e poi a Vienna, nonché apprezzato autore di opere storiche e di teologia.

Si formò negli ambienti ecclesiastici della Sicilia tra Bronte, Monreale e Palermo, distinguendosi particolarmente nell’appren­dimento delle lingue classiche e moderne e nello studio delle scienze.

Iniziò gli studi a Bronte nel Real Collegio Capizzi, per proseguirli nel 1816 a Monreale, dove, cosa insolita a quei tempi, imparò, oltre al greco ed al latino, anche le lingue inglese, francese e tedesca. Preparava inconsciamente, quasi presagendo, la sua futura carriera di diplomatico pontificio.

Ancora ventenne, fu giudicato il migliore nel latino, nel greco, nell’italiano e nella storia sacra e siciliana fra tredici giovani siciliani vincendo, fra l'ammirazione di tutti, mille scudi in un prestigioso concorso.

Nel 1827, a ventidue anni, lasciata la Sicilia si trasferì a Napoli e due anni dopo (dicembre del 1829) a Roma dove, dopo un iniziale periodo di stenti, riuscì a pub­blicare i suoi primi saggi teologici ed i primi articoli.

Per le sue doti e la profonda preparazione scolastica fu ben accolto negli ambienti vaticani ed ebbe i primi prestigiosi incarichi (già nel 1833 era segretario del cardinale inglese Weld).

Scrive di lui Benedetto Radice che per emergere "in quel mare magnum della città universale aveva dovuto servirsi più di remi che delle vele, per poter affermare con legittimo orgoglio: che la maggior gloria di un uomo è quella di dovere tutto a sè stesso quel poco che egli è".

("Due glorie siciliane - I fratelli De Luca", Bronte, Stabilimento Tipografico Sociale, 1926)



Gli "Annali"

All’età di trenta anni, fonda a Roma nel 1835 la prestigiosa rivista bimestrale "Annali delle scienze religiose", che curò e diresse personalmente nel primo decennio.

La rivista, che ebbe un notevole successo, offriva al mondo cattolico articoli, estratti originali di opere, notizie di ogni nazione, memorie di varie accademie, disposizioni pontificie, decreti di Sacre Congregazioni, bevi biografie ed annunzi bibliografici.

«Collaboravano col De-Luca in questo periodico - scriveva nel 1883 Gesualdo De Luca nella sua Storia della Città di Bronte - i primi letterati di Roma, ed il tutto veniva ordinato con raro giudizio, squisito gusto e con civili convenienze sociali.

Di mano in mano vi inseriva il De-Luca suoi articoli originali, ed in ciascun fascicolo si osserva un grande e giudizioso lavoro nell’ordinamento di tutte le materie.

Questo celebre periodico interessò tutti i giornalisti delle più colte nazioni dell’Europa per avere prestato gran servizio alle scienze sacre, ed il De-Luca si attiro l’ammira­zione e l’amore dei dotti.»
Scrive in merito Luigi Margaglio Cesare ("Il Ciclope, Bronte allo specchio", Anno I, N. 10 del 17.11.1946, all'epoca il Margaglio ne era il Direttore):


 
Card.Aantonino Saverio De Luca Cardinale Antonino Saverio De Luca

Immagini del card. De Luca: a sinistra, in una incisione tratta dal libro di G. De Luca "Storia della Città di Bronte" (1883); sopra, a sinistra, in una rarissima foto del 1860 e, a destra, in un dipin­to di Giuseppe Carta del 1863 (in basso la scritta «Antonino Saverio cardinal De Luca / nato nel 1805 mor­to nel 1883» / «Giu­seppe Carta fece 1863, in Roma»).
Nelle due foto sotto due dipinti di Agostino Attinà (a destra il De Luca nel quadro di A. Attinà "Uomini illustri di Bronte"). I tre dipinti sono conservati nella Pinacoteca del Collegio Capizzi.

Il De Luca  fu molto stimato negli am­bien­ti ecclesiastici romani e da più di un porporato, special­men­te dal card. Weld e dal card. Pacca, dal quale ricevette nel 1840 la no­mina di vicepresidente della Nobile Ac­ca­demia Ecclesiastica.

Nel 1843 fu nominato cameriere segreto del Papa.

Card. Antonino Saverio De Luca

«[…] Spirito critico e polemico, sentì l'aura dei tempi nuovi; e nella stampa vide il mezzo potente alla diffusione delle idee. A Roma ed in Italia manca­va una rivista che rispecchiasse il movimento scientifico religioso del mondo cattolico. Egli la crea nel 1835, ed una folla di eruditi lo sostiene ed affianca nell'ardua impresa. Basti citare fra i collaboratori il filosofo Rosmini ed il celebre astronomo Padre Secchi. Un coro di lodi si levo da ogni angolo di Europa: e i suoi Annali di Scienze Religiose fecero conoscere il piccolo abate direttore fin nelle lontane Americhe. Dalla Francia, Ozanam gli scriveva: Voi siete nella cristianità il modello del giornalismo cattolico. E Montalembert: Voi siete il centro di tutto il movimento scientifico di Roma.

Scrittori italiani ed esteri gli inviavano i loro volumi, desiderosi di conoscere il suo giudizio: e tutti guardavano a lui come a un centro di attrazione notevolissimo. Contava ormai 33 anni, e non era ancora sacerdote.»

Il 10 febbraio del 1839, all'età di trentaquattro anni, riceve l’ordinazione sacerdotale dal patriarca di Antiochia Antonio Piatti nella sua cappella pri­vata di Roma. Un anno dopo l’Università cattolica di Lovanio nel Belgio gli conferisce la laurea in sacra teologia ad honorem, accordata quasi contem­poraneamente al celebre P. Lacordaire.

Innumerevoli, delicati ed importanti i riconoscimenti e gli incarichi che ebbe il De Luca.

Fu un uomo di chiesa eclettico, coltissimo e strenuo difensore del potere temporale del Papa; fondatore di comunità religiose, membro di Commissioni regie,  aggregato a numerose Accademie (la Tiberina, l'Arcadia con il nome di Polinesto Chersoneso, l'Archeologica, la Gioieni di Catania), direttore di periodici, "Professore Coadiutore di fisica sagra nell’Archiginnasio Romano", Vescovo di Aversa, arcivescovo di Tarso, ma soprattutto fu un valente ed abile diplomatico.

Nel 1840, nominato censore dell’Accademia di religione cattolica, rettore del Collegio Irlandese di Roma e corrispondente per gli studi storici del mini­stero della P. I. di Francia, l’Università cattolica di Lovanio (Belgio) gli conferì la laurea in Teologia ad honorem insieme al Lacordaire.


Vescovo di Aversa

Papa Gregorio XVI lo nominò Consultore delle Congregazioni di Propaganda e dell’Indice, professore dell’Università di Roma, direttore della tipografia poliglotta di Propaganda Fide e, appena sei anni dopo l'ordinazione sacerdotale, l’8 dicembre 1845, su suggerimento anche di Ferdinando II, Vescovo di Aversa ed assistente al soglio pontificio.
Durante questo periodo ritornò a Bronte.

Consacrò l'altare della cappella interna del Real Collegio Capizzi (dove da bambino era stato chierichetto e dove aveva iniziato gli studi), e per fare un omaggio alla zia abbadessa del monastero di Santa Scolastica, anche la chiesa di S. Silvestro annessa al monastero il 31 ottobre 1851.

Qualcuno ancora narra che non venne trattato bene, tanto che quando andò via, arrivato allo "Scialandro" fece fermare la carrozza, scese, si tolse le scarpe e le sbattè ben forte a terra a ritmo martellante perchè nemmeno un granello di polvere del suo paese lo seguisse; e tanto doveva essere la sua rabbia che spolverando le scarpe ebbe a pronunciare la storica frase: «Gens iniqua, gens rea, non videbunt ossa mea». Ed arrivato a Roma pensò subito a costruirsi un mausoleo.

In Aversa il cardinale rimase otto anni. Scrive il Margaglio che "la sua corte vescovile accolse poeti e letterati, tanto che Basilio Puoti si augurava che altri vescovi fossero, come lui, promotori delle lettere".

Vi svolse sopratutto un’intensa attività pastorale: fonda un secondo seminario e un convitto, istituisce conferenze settimanali di teologia morale nella cattedrale e in altri luoghi della diocesi, appronta un regolamento per i cimiteri ed una minuziosa registrazione, frutto di una visita da lui fatta nel 1848 nella diocesi, di tutte le istituzioni ecclesiastiche, delle loro origini e condizioni.

Una preziosa raccolta di documenti ed iscrizioni (tre volumi manoscritti esistenti presso l’Archivio storico diocesano) ricchissima di notizie - finanche su costruzioni, suppellettili, stati di anime ecc. - che ha fatto la fortuna storiografica di Gaetano Parente, costituendo una delle maggiori fonti cui lo storico di Aversa attinse per la compilazione dei suoi volumi.

Promosso arcivescovo di Tarso, il 22 dicembre 1853, il De Luca lascia Aversa.

La sua competenza in materia giuridica e le sue capacità diplomatiche e di negoziazione sono premiate con l'avvio di una prestigiosa attività diplomatica.


Nunzio apostolico

Dal 1853 al 1863 Pio IX gli affidò delicati incarichi presso le Corti imperiali di Monaco di Baviera (dal dicembre del 1853, per due anni) e di Vienna (9 settembre 1856, dove fu nominato Nunzio Apostolico), e importanti missioni in Ungheria e Romania.

A Monaco e Vienna il Cardinale, abile negoziatore dallo spirito moderato proprio degli uomini di cultura, cura la stesura e porta a compimento concordati tra i due regni e la Santa Sede e riceve prestigiose onorificenze.

A Vienna rimase per sette anni, fino a quando nel Concistorio del 16 Marzo 1863 fu nominato cardinale e rientrò a Roma.

Scrive Benedetto Radice che "Pio IX volle premiare l'operosità diplomatica, la dottrina del Nunzio De Luca e la sua fede nei destini del Papato, innalzandolo al cardinalato". Gli mandò lo zucchetto rosso a Vienna, ove il De Luca rimase come Pronunzio fino all'arrivo del suo successore.

Card. Antonino Saverio e Luca Card. Antonino Saverio e Luca

Sopra a sinistra una foto del Cardinale Antonino Saverio De Luca, Nunzio Apostolico a Vienna (1860) e, a destra, nel 1863 quando il 16 Marzo fu nominato cardinale.

A destra, lo stemma da arcivescovo di Tarso (1853).

Fu oltremodo caro al Metternich, all'imperatore Francesco Giuseppe che nel 13 maggio, con solenne cerimonia volle mettere sul capo del Nunzio la berretta cardinalizia e gli conferì la Gran Croce di Santo Stefano d'Ungheria, onorificenza solita darsi a sovrani, a principi reali e ai primi ministri.
Lasciata la nunziatura e rientrato a Roma ebbe ulteriori prove di stima e compiti onorevoli e delicati nella Corte pontificia: il 28 dicembre 1864 fu nominato prefetto della Congregazione dell’Indice e, da papa Leone XIII, vice Cancelliere di S. R. C..

L’anno dopo venne cointeressato alla fondazione dell’Accademia di S. Tommaso e nel 1880
fu insieme con altri due cardinali incaricato di preparare l’opera omnia del Dottore Angelico.

Al concilio Vaticano I (1869-1870), fu uno dei cardinali incaricati di alternarsi alla presidenza dell’assemblea conciliare. Nel conclave successivo alla morte di Pio IX (1878) fu considerato un Papa mancato.

Fra le sue molte opere restarono famosi gli "Annali delle scienze religiose" (una rivista religiosa internazionale dedicata ai cultori delle scienze religiose), che fondò a Roma nel 1835 e che diresse, collaborandovi, per oltre dieci anni.
Studioso insigne pubblicò numerose opere di cultura religiosa e storica mentre lasciò inedita la sua opera principale "Vicende politiche e religiose della Irlanda dal 1536 al 1829".

Antonino Saverio De Luca morì a Roma all'età di 78 anni il 29 Dicembre del 1883, nel suo appartamento al palazzo della Cancelleria vaticana.

Padre Gesualdo De Luca, nell'Appendice alla sua Storia della Città di Bronte (1883) così dà l'annuncio della morte del Cardinale: «Infermatosi a Roma recossi in Palestrina, luogo salubre, perché si ristorasse nella salute; e peggiorò tanto da doverglisi amministrare i Santi Sacramenti richiesti da lui medesimo, e ricevuti con grande devozione. Migliorò, e si ricondusse in Roma.
Colà subì nuovo pericolo e parve di averlo superato. Però assalito da fiera bronchite vi restò vittima ai 29 Novembre dell’or decorso anno 1883 e perciò visse settantotto anni, un mese ed un giorno.
Era di corta e snella statura, di occhio vivace, naso aquilino, fronte spaziosa, buon colorito, aspetto serio, che mutavasi in giulivo,nel ricevere le persone e conversarvi.
La notizia della sua morte recò gran dispiacere non solo ai compatriotti e parenti, sì eziandio a quanti in Italia, per tutta Europa, ed oltre ne conoscevano i grandi meriti. In Bronte gliene furono celebrate l’esequie nel dì terzo per moto spontaneo dell’Arciprete Parroco e del Clero. Al trigesimo in modo abbastanza solenne si rinnovarono l’esequie, concorrendovi tutti gli ordini del paese in pubblico corteo funebre. Recitata da me, n’è pubblicata l’orazione laudativa con la descrizione dei funerali.
In Roma oltre la consueta nel giorno dell’obito, gli furono fatte nobilissime esequie nella chiesa di S. Lorenzo in Damaso da quel Rev.mo Capitolo, in S. Maria dell’Anima per cura dell’Istituto Nazionale Teutonico ivi fondato, nella chiesa di S. Luigi dei Francesi a spese della Congregazione di S. Sulpizio di Francia, nella chiesa di S. Maria sopra Minerva per opera della Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici, ed altrove: ed a tutti tali funerali intervenne cospicuo numero di Cardinali e di Prelati, e distintissimi Signori della più alta Aristocrazia Romana.
La chiesa Cattedrale di Palestrina rese nel dì trigesimo magnifiche onoranze funebri al suo Cardinale Vescovo De-Luca, e non povere dimostrazioni di affetto gli furono fatte nelle cattedrali di Firenze, di Catania e di altre città. Tutti i Periodici Cattolici di Sicilia, d’Italia, del Belgio, dell’Austria, di Francia e di altre nazioni ne annunziarono la morte con amplissime lodi.»

Due mesi prima della morte del De Luca, il 27 settembre 1883, ricorreva il I° Centenario della morte del Ven. Ignazio Capizzi. Il Cardinale, sebbene infermo nel suo letto di dolore, con un breve scritto invitava Enrico Cimbali a rappresentarlo presso i brontesi per l’occasione: “Dite ai nostri, che io partecipo col cuore alla festa in onore del Capizzi. La mia vita volge al tramonto, ma, in questo supremo istante, mi è dolce conforto sentire che non si è spenta, del tutto, la sacra fiamma della grandezza del mio paese e la fede nei suoi alti destini…”.

Antonino Saverio De Luca fu sepolto nel Cimitero del Verano. Trentuno anni dopo, la salma fu riesumata e traslata, definitivamente, nella Basilica di San Lorenzo in Damaso, nella quale il De Luca era stato Commendatario, dove, accanto alla tomba di Pellegrino Rossi, il Cardinale, ancora vivente, spendendo venticinquemila lire, si era fatto innalzare un fastoso mausoleo, opera dello scultore siciliano Giuseppe Prinzi.



Un libro inedito del De Luca

La cattolica Irlanda, manoscritto di Antonino De LucaLa cattolica Irlanda

Fra le innumerevoli opere del card. De Luca, una (la “Storia religiosa e politica d’Irlanda”), all’epoca tanto attesa dall’ambiente religioso e dagli studiosi d’oltre manica, non vide mai la luce.

Così ne scrive Benedetto Radice:

”Volendo prepararsi ad un concorso per la cattedra di storia ecclesiastica, compie in quest'anno l'opera sua maggiore, principiata nel 1829, dalla quale si riprometteva vantaggi e onori, «Vicende religiose e politiche dell'Irlanda dal 1536 al 1829».

Molti ostacoli però egli incontrò da parte degli uomini del Vaticano per la ricerca dei documenti, non ostante il rescritto favorevole del Papa; onde se ne lamentava col La Mennais, che lo incitava al lavoro, che mancava del tutto nella letteratura ecclesiastica; e pubbliche lamentanze fece pure il De Luca nel 1833, nella Voce della Ragione: « …ci giova più presto notare, anzichè si ponga termine, che indicibili sieno i vantaggi, quali alla religione ne risultano dalla pubblicazione dei documenti originali.
Questi studi storici dovrebbero essere sopratutto incoraggiati. Dovrebbesi dare libero accesso agli archivii, sempre però colle debite cautele, perchè se ne ricavasse tutto che torna in difesa della verità.

Card. Antonino Saverio De Luca, Annali del­le scienze religiose
Card. Antonino Saverio De Luca, Annali del­le scienze religiose

La raccolta completa degli "Annali del­le scienze religiose", fondata nel 1835 dal card. De Luca. La rivista in­ternazio­na­le, bime­strale dedicata ai cultori del­le scien­ze religiose, fu da lui diret­ta per oltre die­ci anni. La rac­colta completa, che era di pro­prietà dello stesso cardi­nale, è stata dona­ta dagli eredi ai brontesi ed  è conser­vata nella biblioteca del Collegio Capizzi.

L’impegno e l’intensa attività pastorale di vescovo di Aversa (dal 1845) co­strin­sero il cardinale ad interrompere la pro­duzione di saggi e anche l’atti­vità pub­blicistica per gli "Annali di scien­ze religiose", che furono affi­dati alla dire­zione di G. Arrighi fino al 1854, anno in cui la pubblicazione cessò.

L'elogio funebre

«La puerizia; l'adolescenza, la più flo­rida gioventù di lui furono contrasse­gna­te da grandi raggi di luce, luce di probità e di sa­pienza. Ne gioì Bronte, ne furono mara­vi­gliati Monreale e Pa­ler­mo, se ne fece at­ten­ta Roma.
Poliglotta, apologista, polemico, saga­cis­simo e prudente estimatore del vero e del bello estetico, storico, filosofico, sacro e pro­fano, trasse a sè gli sguardi di tutte le nazioni di Europa, guada­gnossi la stima del gran Pontefice Gre­gorio XVI, del santo e Magno Pio IX, e del redivivo Leone Magno, gua­dagnos­si l'affetto delle nazioni e delle corti di Monaco e di Vienna; l'affetto di tutta Roma con fatti splen­didissimi di pro­bità e di sapienza; e tanti, che si potrà dire non essere egli morto, sempre vivo bensì, e glorioso sempre nella mente e sulla lingua di tutti: O Bronte, o cara patria mia, e che dunque hai tu perdu­to del tuo gran Cardinale De-Luca?»

(Gesualdo De Luca, "Elogio funebre del­l'emi­nentissimo e reverendissimo signo­re Antoni­no Saverio De-Luca, Car­di­nale della S. R. Chie­sa", Mila­no, Tipografia San Giuseppe, 1884)

Eppure su questo proposito non posso tenermi dal fare qui pubblica non che rispettosa lagnanza sugli ostacoli che si contrappongono alle persone, le quali attendono a siffatte investigazioni.

Tengonsi celate, non so il perchè, quelle carte che dichiarerebbero luminosamente la mala fede dei calunniatori, e dove alcuno si fa avanti a chiedere la permissione di disotterrare dalla polvere e da un indegno oblio i più pregevoli documenti di storia ecclesiastica e civile, è obbligato a mettere alle più dure prove la sua pazienza nel vedersi respinto con ricuse e qualche volta con mentiti pretesti. Expertus loquor e confesso che questa esperienza mi è costata cara».
L'opera già era aspettata a gloria dagli amici, dal Montalembert, dal La Men­nais, dal Curci e da altri. Pellegrino Farini gli scriveva da Ravenna nel 21 maggio 1835: «Della sua storia cattolica d'Irlanda l'aspettazione è grande. Iddio le conceda di potere appagare questo desiderio».

G. Russel nel gennaio 1842 scriveva da Magnete: «E’ stato domandato da me, da diversi, fra altri dal Dollinger di Monaco, quando si dovrà aspettare la sua storia d'Irlanda. Le materie per la storia ecclesiastica d’Irlanda non si trovano in nessun sito tanto numerose e preziose quanto in Roma e il signor Dollinger, che prende interesse alla storia d'Irlanda cattolica, aspetta ansiosamente la sua opera».

L'opera era pure aspettata dalla Voce della Ragione che, sin dall'anno 1833, l'annunziò al pubblico.
«A proposito dell'abate signor De Luca, tacendo ciò che egli non vuole palesato, attendiamo con ansietà la storia cattolica d'Irlanda, dallo scisma di Arrigo VIII sino ai giorni presenti, alla quale egli lavora indefessamente e questo possiamo dirlo, perchè non lo sappiamo da lui».

Ma anche quest'opera, che gli era costata fatica maggiore e la cui aspettazione era grande, è rimasta inedita.
Perchè non la pubblicò allora? Perchè non la pubblicò dopo quando il suo nome era già venuto alla celebrità, e aveva mezzi? Non la giudicò più degna?
Non ne sappiamo nulla. Nei manoscritti non si trova alcun cenno. Rispettiamo il segreto della sua anima. Credo però che l'opera merita di veder la luce. Per l'improba fatica gli si ammalarono gli occhi e dovette servirsi di un amanuense per continuare i il lavoro”.

Continua il Radice: “L’opera doveva essere pubblicata dai signori Fontana e Pomba di Torino, e aveva già nel 1840 cominciata la correzione delle bozze dei primi fogli, ma per vicende finanziarie degli editori fu sospesa; ne fu ripresa la stampa da Giacinto Moretti e poscia nel 1841 dal Trivellari, che doveva pubblicarla con note del Padre Pianciani nella collezione delle opere di varii scrittori contemporanei.
Le trattative continuarono sino al 1843 con la Ditta Boiardi Pagliarini da Mila­no. A un certo punto tutto finì li.

Non si comprende però come egli, poscia prefetto della tipografia Poliglotta e da Cardinale non pensò più a pubblicarla. Habent sua fata libelli.

L'opera manoscritta si conserva dal nipote Cav. Placido De Luca; porta que­sto titolo: "Storia religiosa e politica d'Irlanda dalla prima introduzione della Riforma 1536 alla civile emancipazione dei cattolici", scritta dall'abate De Luca, 15 agosto 1835”.

Oggi i preziosi manoscritti, corredati dalle copie dei documenti storici consul­tati dal De Luca, sono conservati in due voluminose carpette nella Biblioteca del Real Collegio Capizzi.

Alcuni anni fa, l’ex presidente del Parlamento Europeo, l’irlandese Pat Cox, è venuto fino a Bronte per prenderne visione.



Il Monumento funebre

Il monumento che, ancora vivente, il Card. De Luca si fece erigere a Ro­ma nella na­vata destra della Basilica di San Lorenzo in Damaso (accanto alla tomba di Pellegri­no Rossi) è opera dello scultore siciliano Giu­seppe Prinzi (1831-1895).
Nell'altorilievo, che occupa un'intera pare­te della chiesa, si nota l'angelo della Resur­re­zione, il Cardinale genuflesso e, al centro in alto, Cri­sto, vin­citore della morte, circondato dagli angeli.

L'insieme, molto bello, spicca per la precisione del disegno, il dinamismo e la morbidezza delle linee. La resa plastica delle forme corporee e delle pieghe di tessuti, fanno della scultura uno dei capolavori di Giuseppe Prinzi.

In basso al centro un puttino reca la scritta "Ego sum resurrectio et vita". Ai piedi del monumento una lapide porta in un ovale scolpita la seguente frase in latino:

Antoninus De Luca / Domo Bronte in Siculis / Card Titulo Damaso episc Praenest / Praepositus a Diplomatis Pont Max / Idemp Ssacri ConsiliiStudii Regundis Praef / Vir Multarum Litterarum / Virtute et Scriptis Omnium Laudes Adeptus est / in Ipso Senio numquam inutilis / Monumentum sibi V F / Ø V Kal Ianuar A M DCCC LXXXIV / an nat LXXVIII M II

(Antonino De Luca / da Bronte in Sicilia / Cardinale con titolo damasiano e Vescovo di Pale­strina / Preposto con commendatizia ufficiale del Pontefice Massimo e anche prefetto per l'indirizzo degli studi del Sacro Consiglio / Uomo di vasta cultura, che ottenne le lodi di tutti per il suo valore e i suoi scritti, sempre attivo anche in vecchiaia, vivente dispose questo monumento. Morì il 28 dicembre dell'anno 1884 a 78 anni e 2 mesi dalla nascita”).

Sulla sinistra del mausoleo del De Luca c'è il monumento funebre dedicato a Pellegrino Rossi, primo ministro di Pio IX, assassinato nel 1848 sullo scalone del palazzo della Cancelleria, scolpito da Pietro Tenerari (1789-1869, maestro di Giuseppe Prinzi).
Sulla colonna a destra del mausoleo una lapide ricorda Maria Olivieri, che, co­me recita una lapide, fu una «madre di famiglia pia, sobria, gentile, pudica e saggia, soccorritrice dei poveri».

La Basilica di San Lorenzo in Damaso (Piazza della Cancelleria 1, in pieno cen­tro storico) è una chiesa quasi invisibile perché incorporata nel Palazzo della Cancelleria. Ricca di affreschi, opere scultoree e notevoli monumenti funebri, presenta finestre sono solo sulla parte sinistra mentre la parte destra e la controfacciata hanno affreschi in luogo delle finestre. Questo la rende poco luminosa ma sempre maestosa e imponente.

Alla sua morte, il cardinale non fu sepolto in questa Basilica ma nel Cimitero del Verano. Solo 31 anni dopo la salma fu traslata definitivamente in questa chiesa della quale il De Luca era stato Commendatario.

Antonino Saverio De Luca fu considerato un "Papa mancato". Di lui rimangono a Bronte, nella Chiesa Madre, le tre pianete cardinalizie ed il messale con statue in avorio, regalatogli dall'Imperatrice d'Austria.

A pochi centinaia di metri da Piazza della Cancelleria, continuando sulla vicina via Vittorio Emanuele, sorge, in Piazza Cesarini Sforza, il monumento ad un altro illustre nostro concittadino, il filosofo Nicola Spedalieri.

 

Roma, Basilica di S. Lorenzo in Damaso

La tomba del Card. De Luca

Giuseppe Prinzi, mausoleo del Card. Antonino De Luca, Roma
Pellegrino Rossi di Pietro Tenerari, Roma
Giuseppe Prinzi, mausoleo del Card. Antonino De Luca, Roma
Giuseppe Prinzi, mausoleo del Card. Antonino De Luca, Roma
Giuseppe Prinzi, mausoleo del Card. Antonino De Luca, Roma

Foto di Luigi Putrino

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Riproduzione riservata anche parziale - Ultimo aggior. ottobre 2014