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Monsieur Carmelo Bianca
“Custuréri” a Bronte, Couturier e titolare del più prestigioso
atelier de couture pour hommes a Marsiglia

CARMELO BIANCAUn vecchio, saggio e veritiero detto brontese recita: «cu nesci, ’rrinèsci!». Mai tale proverbio si è rivelato più azzeccato nei confronti del nostro compaesano Carmelo Bianca che, ancora giovanissimo e dopo aver appreso i primi rudimenti del mestiere di custuréri presso la sartoria del bravo Vincenzo Gangi, si trasferì in Algeria, allora colonia francese, nella città di Orano, presso l’affermato atelier di un bravo artigiano, Vincenzo La Piana, anche lui di origine brontese, dove compì la sua formazione professionale ed affinò le sue innate doti.
Carmelo Bianca rimase ad Orano fino alla fine del periodo coloniale francese. In seguito all’esodo degli stranieri dall’Algeria indipendente si trasferì a Parigi per quasi un anno, da dove però ritornò nuovamente in Algeria diventato uno Stato sovrano.
Prese casa nuovamente ad Orano e rilevò il laboratorio del suo vecchio maestro Vincenzo La Piana, diventando in poco tempo il sarto della nuova élite politico-militare ed economica algerina.

Nel 1972, con tutta la famiglia, ritornò in Francia, a Marsiglia, dove, due anni dopo, acquistò un affermato atelier de couture pour hommes con annessa boutique nel centro della città provenzale, seconda città della Francia.
Di anno in anno autorevolmente crebbero la reputazione e la facoltosa clientela del sarto brontese, tanto da meritare nel 1994 l’ambito riconoscimento di “miglior sarto di Francia” con relativa onorificenza conferitagli personalmente dall’allora Presidente della Repubblica Francese, Francois Mitterrand.
Ulteriori riconoscimenti ed incarichi di prestigio gli sono stati conferiti dalle autorità francesi ed italiane, quali: membro della Camera di Commercio italo-francese, della Croce Rossa Italiana, dell’Esecutivo dei Sarti di Francia, …

Oggi la genia dei Bianca trapiantati a Marsiglia si è ulteriormente arricchita di nuovi talenti con le autorevoli carriere, in campi diversi, dei tre figli di Carmelo Bianca e della consorte Maria Pitti:
 - il figlio maggiore Dr. Serge Bianca, specialista di anestesia e rianimazione con esclusivo diploma della “Società Europea di Anestesiologia e delle cure intensive” che esercita con merito presso il Dipartimento di chirurgia cardio-vascolare dell’ospedale “Notre Dame de Bonsecurs” di Metz;

CARMELO BIANCA CON IL PREFETTO DI MARSIGLIA

LA BOUTIQUE DI CARMELO BIANCA A MARSIGLIA

1994: Carmelo Bianca (a sinistra) con il ministro de l'Education National. Francois Bajerou, in occasione della cerimonia che alla Sorbona fece seguito alla premiazione con Medaglia d'oro come "Miglior sarto di Francia". La consegna del premio fu fatta dal Presidente Mitterand all'Eliseo.
A destra, la boutique di Carmelo Bianca al n. 20 di Rue Montgrand nel centro si Marsiglia.

Carmelo Bianca  con il ministro  Francois Bajerou

Carmelo Bianca con il prefetto di Marsiglia.


A destra, una foto del 1953 con Carmelo e gli amici custureri di Bronte riuniti davanti al Teatro comunale.
Si riconoscono Tano Gorgone (terzo da sx in basso), Ugo Calcagno (al centro in alto) e Nunzio Di Bella (Baddaru)

1953: SARTI BRONTESI DAVANTI AL TEATRO COMUNALE

 - il secondogenito Dr. Giancarlo Bianca, dottore in Chirurgia dentaria è titolare di un affermato laboratorio di implantologia dentaria e sede di corsi di aggiornamento professionali;
 - la terzogenita, infine, D.ssa Sandra Bianca che, dopo una laurea in Diritto Amministrativo ricopre un importante incarico come Direttore Aggiunto nell’Amministrazione del Dipartimento francese d’oltremare nell’isola della Reunion, nel lontano Oceano Indiano.

Anche il fratello minore di Carmelo, Pietro, seguendo le orme famigliari è diventato un imprenditore industriale del legno con un suo stabilimento in Provenza.
Poco da dire, per ora, dei nipotini di Carmelo e Maria Pitti, della quale non inganni il cognome toscano, perché anche lei di origini siciliane e figlia d’arte, che, mamma e nonnina amorevole, ha contribuito all’affermazione di tutti i suo famigliari.

Significativa ed emblematica la foto del folto gruppo di giovani apprendisti custuréri brontesi, primi anni ‘50, fra i quali naturalmente Carmelo Bianca, speranzosi in futuri successi ed orgogliosi del loro utile e raffinato mestiere, purtroppo ora quasi in estinzione.
Sarebbe interessante che qualcuno di quei baldi giovani, ancora di buona memoria, inforcasse gli occhiali e desse un nome e rispettivo nomignolo ad ognuno dei loro amici e colleghi di gioventù.

Tanto, anche se schematicamente, per far conoscere ai brontesi ed ai navigatori del sito “bronteinsieme”, i successi e le affermazioni del loro concittadino Carmelo Bianca in una nazione, la Francia, dove un bravo sarto è qualcuno che conta.
Un indirizzo utile, durante un eventuale viaggio in Costa Azzurra e Provenza, anche per rendersi conto della valida e veritiera realtà di quanto sopra riferito:
“Ley’s” - C. Bianca / Tailleur – Chemisier (guarda il video)
20, Rue Montgrand – Marseille (France)
Nunzio Lupo
Luglio 2010




19 Maggio 2010
BRONTE DANZA NEL MONDO
Maestri brontesi sfornano giovani talenti
Dario Biuso, Antonella Grigoli e le loro "stelle"
Giorni fa abbiamo accennato ad un trappitaru brontese, che in giro per l’Italia raccoglie prestigiosi riconoscimenti per l’alta qualità dell’olio di oliva che riesce a produrre. Tanta fatica, ottima tecnica e materie prime locali aggiunte alla professionalità ed alla serietà nella lavorazione delle olive alla fine gli danno un prodotto di qualità riconosciuto e premiato. Altrettante fatiche, tecnica e “materie prime” locali utilizzano il maestro e coreografo Dario Biuso e la maestra Antonella Grigoli che in questi ultimi due anni hanno portato la danza a Bronte raggiungendo in breve tempo un livello veramente eccelso.
Con le loro professionalità ed esperienza hanno formato e preparato giovani talenti, curato le coreografie e ottenuto vittorie in concorsi Internazionali e Nazionali. Ciò ha permesso di acquisire sempre più prestigio e di essere invitati a importanti eventi, galà, rassegne, manifestazioni e festival  della cultura Tersicorea.

Molti i riconoscimenti ed i premi recentemente ottenuti dalle giovani promesse brontesi che, in considerazione dei brillanti risultati ottenuti in Italia ed all’estero, ci vien da dire che promesse più non sono ma realtà. Eccoli i nomi ed i risultati ottenuti dalle nostre piccole “stelle”.
Saitta Viviana, entra nella Scuola del Teatro dell’Opera di Roma nell’anno accademico 2008/2009. L’anno successivo si classifica prima nella categoria Junior nella finale Europea nel concorso “Youth America Grand Prix”, quindi va come finalista a New York City. Ha vinto borse di studio presso Hochschule fùr Musik und Theater Mùnchen ballet Akademie (Germany), Princess Grace (Montecarlo), John Cranko School (Germany). E’ ancora prima nella categoria allievi sezione classico-neoclassico nel VI concorso nazionale di danza “La stella di domani 2010”, ricevendo i premi speciali “La stella di domani”, “Nati per la danza” e “Premio della critica”. Inoltre ha vinto una borsa di studio e viene invitata a frequentare i corsi di studio presso L’Accademia Internazionale Coreutica di Firenze diretta da Elisabetta Hertel e, ancora quest’anno, si classifica seconda, nella categoria medium sezione classico, al concorso “Grand Prix Dance Festival”.
Di Silvestro Stefania, arriva tra le prime sei all’audizione per la Scuola del Teatro Dell’Opera di Roma per l’anno 2008/2009. L’anno dopo, nel 2009, ottiene prestigiosi riconoscimenti quali il 1° posto con borsa di studio come “Futura promessa della danza” nella categoria Junior  al concorso Nazionale F. I. D. “Ballando Ballando”, il 1° posto nella categoria Junior al concorso “Incontrando la Danza” ed il 2° posto nella categoria Junior al concorso “Grand Prix Dance Festival”. E’ anche finalista al concorso Internazionale “Sicilia In”. Nel 2010 raggiunge ancora due prestigiosi traguardi: è prima nella categoria medium sezione contemporaneo al concorso “Grand Prix Dance Festival” e nella categoria allievi sezione moderno-contemporaneo del VI concorso nazionale di danza “La stella di domani”, inoltre viene invitata a frequentare i corsi di studio presso l’Accademia Internazionale Coreutica di Firenze diretta da Elisabetta Hertel ed ottiene borse di studio estive per studiare con Bella Ratchynskaya, Ivan Tzanov, Ozen Corbel, Veronica Paperini.
Sciarotta Ausilia, entra nella compagnia del Bellini Juniur Ballet del Teatro Massimo Bellini di Catania.
Grigoli Silvia, Montagna Manuela e Grigoli Antonella, l’anno scorso sono arrivate seconde nella categoria Major al concorso Nazionale F. I .D. “Ballando Ballando”; hanno vinto il 1° posto nella categoria Major al concorso “Incontrando la Danza” ed il 2° posto nella categoria Major al concorso “Grand Prix Dance Festival”.
Antonella Grigoli e Dario Biuso Di Silvestro Stefania e Grigoli Antonella, nel 2009, sono tra le finaliste al concorso Internazionale “Sicilia In”.
Lazzaro Giuliana e Arena Sara, nel 2009 sono prime nella categoria Baby al concorso “Incontrando la Danza” e seconde, sempre nella categoria Baby, al concorso “Grand Prix Dance Festival”.
Caruso Roberta, quest’anno è risultata quarta nella categoria medium sezione classico al concorso “Grand Prix Dance Festival”.
Montagna Manuela, si classifica prima nel programma “Una stella sta nascendo” che ha coinvolto tutta la Sicilia con ospiti illustri quali Luca Zanforlì, Alessandra Celentano, Grazia Di Michele.
E, per ultimi vogliamo citare anche Dario Biuso e Antonella Grigoli: Il maestro e coreografo Dario Biuso, nel 2009, con la coreografia “Incontrasti” ha vinto il 1° posto nella categoria Major al concorso “Incontrando la Danza” ed un premio speciale SIAE come miglior talento emergente della coreografia al concorso Internazionale “Sicilia IN”; la maestra Antonella Grigoli è entrata nella compagnia “L'Ensamble” di Micha Van Hoecke, una delle compagnie di danza contemporanea più importanti e rinomate del panorama internazionale.



QUELLI CHE START UP: Aziende incubate nelle Università, per consentire ai giovani di fare esperienza e, nei casi più fortunati, di mettersi in proprio. Sono le spin off accademiche, un'alternativa al lavoro che non c'è?
L'Emdea Junior Consulting di
Andrea Batticani

Dalla Sicilia ad Atlanta, passando per Utrecht e approdando a Roma. Dove, con i suoi compagni d'avventura, studia Economic and business alla Luiss Guido Carli e con cui ha fondato Emdea Junior Consulting, giovane progetto imprenditoriale in grado di offrire soluzioni concernenti le operazioni aziendali quotidiane, il marketing e il management finanziario.
Protagonista di questa storia è Andrea Batticani, 21 anni e un curriculum di respiro internazionale cominciato a 16 quando da Bronte, nell'entroterra catanese, ha deciso di partire per lo stato americano della Georgia ampliando i propri orizzonti, imparando una nuova lingua e iniziando a mettere le basi per un solido percorso professionale.
Corroborato dall'esperienza olandese in Erasmus  dalla condivisione di un corso accademico con altri coetanei dotati di grande determinazione. Quella di provare a farcela con le proprie idee. Così è infatti per gli altri componenti del progetto Emdea: Marwin Brost, 22 anni e un'infanzia vissuta in Toscana nonostante le origini tedesche, Bartolomeo De Vitis, 20 anni di Roma ma con una formazione scolastica passata tra l'Australia e gli Emirati Arabi, Alberto Loddo, 21enne calabrese e Giacomo Dalla Chiara, 22 anni di Vicenza.

«La nostra missione è quella di creare un continuo scambio di informazioni tra il mondo universitario e le aziende che dia la possibilità alle piccole e medie imprese di accedere a servizi di consulenza di qualità e a idee innovative a prezzi competitivi», racconta Andrea, vicepresidente del gruppo.

Nel suo piccolo, Emdea funziona come un vero e proprio incubatore di idee, con un obiettivo, ambizioso e già ben chiaro.

Andrea Batticani (secondo da sinistra) con «i suoi compagni d'avventura» della Emdea. «Learning by doing» recita il motto del loro giovane progetto imprenditoriale.

«In futuro ci proponiamo di associare i migliori talenti del Paese», spiega Andrea, «così da creare una classe dirigente molto più preparata di quella attuale, trasmettendole un modello di business innovativo e volto all'internazionalizzazione e all'integrazione globale.» Intanto le prime esperienze, anche con clienti stranieri, hanno messo alla prova il quintetto della Luiss con ottimi riscontri. «Fra i progetti più interessanti in cui siamo stati coinvolti ci sono stati l'analisi di marketing che abbiamo svolto per un'associazione locale di Sheffield, in Gran Bretagna. E poi, ancora, un triplice business plan per potenziali franchisees in tre città degli Stati Uniti, commissionati da un cliente della Virginia che produce protesi automatizzate per la dambulazione o un'analisi di mercato per trovare potenziali clienti in Italia, che ci ha richiesto un'impresa tedesca che gestisce una discarica per rifiuti industriali in Baviera».

Ma quanto è difficile, per una giovane startup, tuffarsi nella realtà imprenditoriale, interfacciandosi magari con organizzazioni di respiro internazionale? A chiarirlo a Campus è Marwin, presidente di Emdea. «Effettivamente uno degli ostacoli maggiori è stato per noi quello di relazionarsi con le istituzioni, ma grazie anche alle competenze che abbiamo acquisito nelle nostre esperienze all'estero, ci siamo in fondo districati abbastanza bene. Anche se, per i tanti giovani come noi che vogliono sviluppare i propri progetti, servirebbe un appoggio costante da parte degli organi competenti e anche degli atenei». In modo, magari, da contribuire a valorizzare i talenti in Italia, senza lasciare che, scoraggiati, tentino la fuga come proprio il direttore generale della Luiss, Pierluigi Celli, aveva auspicato qualche mese fa per le generazioni di neolaureati odierni.
«Con il background formativo e culturale che io e i miei compagni abbiamo acquisito», continua Alberto, responsabile delle risorse umane, «sfruttare le allettanti opportunità di studio e lavoro che ci offrono all'estero potrebbe essere interessante. Ma nonostante questo, credo che il nostro Paese sia un ottimo bacino di talenti e abbia tutte le potenzialità per competere su scala globale». Senza lamentarsi più di tanto della crisi, ma imparando anche dagli errori e rischiando in prima persona. «Learning by doing», insomma, così come recita il motto dei giovani di Emdea. [Gabriele Cavallaro]
[Da Campus, il primo mensile degli studenti, n. 217, Marzo 2010]

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