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La sala
degli abiti costituisce un altro nucleo di estremo interesse del museo;
contiene tappeti di diversa provenienza, cardatrici per la lana, fusi, ferri
da stiro a carbone, un antico telaio, macchine per cucire, numerosi abiti e
scialli femminili, abiti di confraternite, “cappucci” e paramenti sacri,
ripercorrendo così una piccola storia dei costumi.
Sopra la sala degli abiti si trova il grande padiglione, in cui è
custodita un'interessante e ricca collezione di piastrelle in maiolica,
provenienti da diverse parti della Sicilia, che ricostruiscono la storia
artistica di questo importante attività artigianale del passato.
Lo stesso
padiglione custodisce diversi carretti siciliani e gli arnesi utilizzati per
la loro costruzione, tra cui un interessante attrezzo per l’“'equilibratura”
delle ruote di legno.
Impossibile citare tutti gli oggetti custoditi nel Museo, che sicuramente
stimoleranno la curiosità e l'interesse anche dei visitatori più esigenti e
suggeriranno spunti per una riflessione sugli usi ed i costumi delle civiltà
che costituiscono le radici della cultura siciliana del nostro tempo.
(Pubblicato su “d’inverno un viaggiatore”,
anno I, n. 1, Settembre 2006)
Così,
sulla Masseria Lombardo, ha scritto Luigi Putrino in un
articolo apparso sul "Giornale di Sicilia" del 29 Agosto 2003
Bronte.
Scolaresche al singolare «Museo della civiltà locale»
La storia s'impara in masseria
Continua il flusso turistico al "Museo dell'Antica Civiltà
Locale" ospitato presso la "Masseria Lombardo", che
anche quest'anno grazie alle gite istruttive di scuole elementari,
medie e superiori, ha dato la possibilità a migliaia di studenti
provenienti da ogni angolo della Sicilia di toccare con mano realtà
di tempi andati.
Ineguagliabile testimone degli insediamenti sorti a
Bronte nel VI secolo dopo Cristo, si possono osservare oltre 150
specie di vegetazione mediterranea, un parco zoologico e tanto
altro. Visitando la cartiera araba, ritenuta prima del Mediterraneo,
si fa un tuffo nell'anno mille.
E' possibile ammirare la
"Storia del caffè" che per fortuna non è un trattato
sulla sua tostatura ma una simpatica collezione di
"caffettiere" di centinaia d'anni.
E ferri da stiro e
macchine per cucire antichi, proiettori cinematografici di inizio
'900 e abiti ecclesiastici secolari uniti a corone per il rosario
rendono più apprezzabile il variegato il patrimonio storico.
Poi ancora numerosi arnesi da lavoro dei contadini, tra cui gli
aratri in legno e quelli in ferro.
Le misure come il "duemondelli"
(pari a circa 9 Kg.), la "garozza" (pari a un Kg) gli
"otri" (recipienti di pelle) per il trasporto del mosto o
le "maìlle" (vasche di legno per impastare il pane).
Un
salto alla "Bottega del Maniscalco" lascia capire come
questo "calzolaio del cavallo" fosse anche un
"estetista". Accanto ad essa un terrazzo funge da
parcheggio per carretti da trasporto (con impressa la
targhetta comunale, come ricevuta di pagamento della "tassa di
circolazione") e da officina per la convergenza, che anche al
carro andava fatta.
Ma di oggetti che
appartengono alla realtà e non al mondo delle favole ce ne sono a
migliaia e tra questi la: "cintura di castità"; con tanto
di lucchetto.
Si è poi attratti dal "Viale delle
campane", dalla "Torre di Guardia Medievale" e da
tanto altro con a sfondo il sorridente "Monte Barca".
Dopo questo viaggio fantastico fra le memorie della civiltà
brontese, Nunzio Lombardo, padre di questa singolare iniziativa
privata nonché titolare e direttore del Museo, ci ha parlato del
programma di sviluppo che intende perseguire e di cui ha già
ipotizzato la realizzazione:
«Oltre al potenziamento del parco
botanico e di quello zoologico con il recupero, la cura, il
mantenimento degli animali abbandonati - ha spiegato Lombardo - si
continuerà con l'incrementare la dotazione degli oggetti da esporre
al Museo, con l'apertura di nuove sale di esposizione per le nuove
collezioni e per l'ampliamento di quelle esistenti.
Si continuerà
poi con le iniziative prettamente culturali - ha concluso il
direttore Lombardo - utilizzando le strutture in dotazione e
privilegiando mostre, incontri culturali e spettacoli di autori
siciliani». [Luigi Putrino]
Un po di storia
(tratto da Artigianato e industria a
Catania dal Settecento al Novecento, di Giuseppe Arcidiacono, pagg. 75-89,
Manifatture ed industrie miste; edito dall’Amministrazione provinciale di Catania)
«A poco più di due chilometri dalla Cartiera Nelson, in contrada Cuntarati si
trova la Masseria Lombardo, che presenta altre interessanti testimonianze
di attività protoindustriali.
La presenza di vasche, di una grande cisterna e di un canale, scavato nella
roccia, fanno pensare ad attività legate a fabbisogno idrico, storicamente
collocabili prima del 1651, anno in cui la terribile eruzione protrattasi fino
al 1654 cancellò il ramo del Simeto o la sorgente che scorreva nella zona, sotto
il monte Barca(1).
La tradizione popolare vuole questa contrada abitata dai monaci,
fin dal tempo dei Normanni(2); d’altra parte, anche se non è databile, questa
presenza religiosa sembra essere confermata, nel manufatto, dalle due croci
segnate in rilievo nell’ambiente di lavoro più grande(3).
Quali fossero le originali forme di produzione industriale non è ancora
possibile stabilirlo con certezza: la presenza di un numero elevato di vasche e
la loro notevole capienza, la grande cisterna che erogava l’acqua secondo
quantità stabilite, la presenza del fiume o di una sorgente vicina, soprattutto
l’esistenza di un probabile calcinaio fanno pensare ad una attività di
conciatura delle pelli degli ovini; attività del resto molto praticata nella
stessa Bronte, come dimostrano i riveli del 1593(4). |
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Un
antichissimo telaio e, a destra, "a conca" con sopra "u ciccu"
(fino agli anni '50 era il sistema di riscaldamento" di ogni
casa contadina); sopra u "cuncheri" sono appoggiate un paio di scarpe utilizzate dai braccianti
brontesi fino agli anni '50 ("i zampitti",
realizzate con pelli o, durante la guerra, riciclando vecchi copertoni
d'auto). |

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Accanto una foto di
Zino Lombardo scattata nel 1986 in occasione della
consegna del Premio XXIV Casali per il turismo alla Masseria
Lombardo.
La targa è stata consegnata con questa motivazione:
"Per
aver riportato alla luce, restaurato e conservato reperti
degli antichi insediamenti nella zona di Bronte, mettendoli a
disposizione degli studiosi ed aver così donato al patrimonio
culturale siciliano rare testimonianze della nostra civiltà
locale."
Va sottolineato come il Museo della "Masseria Lombardo" si
pensa come messaggio alle generazioni presenti e future, di
richiamo al rispetto ed alla valorizzazione delle tradizioni
siciliane".
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Dopo la
morte del suo fondatore, orgoglioso
mecenate e convinto animalista, che ha
garantito il funzionamento continuo senza interruzioni della
gestione della «Masseria», ora Bronte rischia di perdere anche questo prestigioso museo, con dispersione
in mille rivoli degli innumerevoli
oggetti raccolti con tanta passione da Zino Lombardo.
Un timido tentativo di salvare la Masseria è stato fatto
dall'ex sindaco di Bronte Leanza.
Ma non ha portato a nulla di concreto. E' mancata, sopratutto, la
volontà politica per la trasformazione da privato a ente pubblico
del "Museo dell'antica civiltà contadina" salvando così oltre
al patrimonio culturale anche il posto di lavoro alle persone che con
tanta passione ci lavorano da tempo.
Qualcosa si è mosso, invece, a
marzo 2006
quando l'Assessorato regionale ai beni culturali ed
ambientali, con decreto n. 7651 del D. G. ha apposto alla Masseria
Lombardo il vincolo di tutela previsto dal Decreto Legislativo
n. 42/04, riguardante le strutture per le quali ricorrono
evidenti motivi di pubblico interesse. |
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Tuttavia le grandi dimensioni dell’impianto “industriale” fanno pensare non
tanto ad una produzione organizzata per imponenti quantità di uno stesso
materiale da lavorare, quanto piuttosto ad un insieme di attività parallele
secondo quella stessa consuetudine che abbiamo riscontrato nella Cartiera
Nelson. Altre attività potevano essere, ad esempio, la lavorazione della lana
ricavata dalla tosatura delle pelli “scalcinate”, la gualcheria del panno di
lana oltre che delle stesse pelli, la produzione di pergamena, tutte in qualche
modo affini o derivate dalle operazioni della concia(5); ma non sono da escludere
altre attività: come la fabbricazione della carta, la cui produzione solo alla
fine del XVIII secolo nella Cartiera Nelson apparirebbe casuale senza il
riferimento ad una tradizione più antica(6).
La Masseria Lombardo sorge presso il monte Barca, su un’altura naturale che le
permette di dominare su tre lati il paesaggio circostante. Si svolge intorno ad
un recinto-chiostro di forma quadrata, definito a sud da un alto muro “a secco”
e ad est dai resti di un pergolato rustico che si affaccia su un campicello più
basso, forse un antico orto, anch’esso recintato.
Ad ovest l’elemento di maggiore interesse è costituito dal grande serbatoio (m.
10,50 x m. 10,50 a filo interno) profondo tre metri, collegato alle vasche di
lavoro da un canale in terra- cotta affiorante da terra. Il serbatoio è
rivestito da intonaci idraulici di colore giallo e rosso; probabilmente era
coperto da una volta a botte che impediva un’eccessiva evaporazione dell’acqua,
secondo quanto si può rileggere dalle tracce che rimangono sul muro di
recinzione tangente la vasca. L’acqua, proveniente da una sorgente o da un
vicino torrente era accolta in un canale esterno, scavato nella roccia, e
convogliata dentro la fattoria alla rustica fontana che dal muro di recinzione
si affaccia sopra il serbatoio.
A nord-ovest si innalza un casolare composto da due stanze per i contadini e da
un ovile; si tratta di una costruzione del secolo scorso, che usa molti
materiali provenienti dalla spogliazione del fabbricato maggiore, ormai
abbandonato.
Il fabbricato maggiore si eleva a nord del recinto, ed è costituito da una serie
di locali giustapposti. Il primo elemento è la casa a torre del proprietario,
con due stanze al piano terra ed una al primo piano. Accostata ad essa si
sviluppa una costruzione più antica, costituita da una grande aula rettangolare
nella quale si collocano su diversi piani sette vasche da lavoro, di differenti
dimensioni e forme, alcune delle quali sono in comunicazione tra di loro. |
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A destra si trova un probabile calcinaio, profondo due metri, e sulla stessa
parete, in alto, è inserita una bacinella in pietra lavica comunicante
attraverso un gocciolatoio con la stanza che segue. Tutte le vasche sono
rivestite da intonaci idraulici di colore rosa; alcune di esse presentano un
gradino per la discesa. L’aula internamente è rivestita da una fascia di
intonaco rosa, che in punti simmetrici forma due croci in rilievo; frammenti di
intonaco giallo sono leggibili intorno alle porte e all’esterno; le finestre
sono strombate.
La stanza seguente è stata realizzata probabilmente in un periodo successivo,
perchè le murature di contenimento a nord e sud non sono ammorsate, ma solo
accostate a quelle delle aule contigue. Si giunge infine alla terza ed ultima
stanza che contiene cinque vasche piuttosto piccole.
I tre locali di lavoro sono messi in comunicazione da porte centrali, disposte
in asse fra di loro ed oggi murate.
Ad est del fabbricato, poco più distante, sorge una piccola fornace, usata forse
per l’essiccazione delle pelli, ma anche per la cottura di mattonelle decorative
ritrovate in gran numero in una delle stanze, ed inserite come cocci da
costruzione in alcune delle murature.
La presenza di un probabile elemento monastico collegato ad attività industriali
che richiedono un gran consumo d’acqua, riproduce a soli due chilometri di
distanza un doppione della Cartiera Nelson; cosa piuttosto improbabile per i
consumi ridotti di una comunità religiosa o anche di un borgo piccolo e povero
come Bronte: sembra pertanto lecito supporre una connessione tra queste due
strutture architettoniche, delle quali la Cartiera alla Ricchisgia potrebbe aver
preso il posto di quella esistente a Cuntarati, come luogo di produzione
industriale, dopo il 1654, quando venne a mancare l’acqua che alimentava
quest’ultima(7). Non è da sottovalutare, infatti, la forte analogia distributiva
che lega tra loro queste due architetture, confermando, in qualche modo, la
dipendenza dell’una dall’altra.
Non è improbabile che la Masseria Lombardo di Piana Cuntarati sia rimasta
abitata ed abbia funzionato come centro di produzione anche dopo l’eruzione del
1651-54 e il terremoto del 1693, per la robustezza e la grandezza delle
strutture architettoniche, che bene si prestavano ad un riuso; ma con un
incisivo cambiamento delle funzioni, spinte verso quel settore agricolo e
pastorizio che ancora la caratterizzava agli inizi del nostro secolo.»
(Giuseppe Arcidiacono)
Note:
1) Cfr. Benedetto Radice Memorie Storiche di Bronte,
vol. I. Stabilimento Tipografico Sociale, Bronte 1926; pag. 71 e pag.
90.
2)
Si confronti anche B. Radice, op. cit.,pag. 300.
3)
In un paese povero come Bronte, le cui occupazioni principali erano agricoltura
e pastorizia, l’attività “industriale” era, tradizionalmente, dei monaci
benedettini che abitavano il monastero-fortezza di Maniace e controllavano
politicamente ed economicamente, il territorio.
4)
Cfr. B: Radice, op. cit.,. pagg. 57-58.
5)
Confronta il capitolo relativo alla lavorazione del cuoio, in Le Arti e i
Mestieri, Collezione dell’Enciclopedia del Diderot-D’Alembert; a cura di
Jole Vascon. Mazzotta, Milano 1980; pagg. 28-66.
6)
Non è improbabile che tale tradizione sia stata appresa dai monaci di Maniace
dall’elemento arabo (che per lungo tempo dominò il territorio di Bronte) e poi
conservata da essi nei secoli successivi.
7)
Ciò sembra confermato da una memoria del 1596, dove la
contrada Cuntarati è menzionata come uno dei casali dai quali nel 1520 aveva
preso origine il paese di Bronte, e che dunque a quella data possedeva una sua
economia, anche minima, per attirare contadini e pastori alle dipendenze dei
monaci; mentre nella stessa memoria non si fa alcun accenno alla contrada
Ricchisgia, segno che, seppure a quella data era già sede di una chiesa e di un
convento, non vi si svolgevano attività economiche capaci di richiamare forze
esterne. Cfr. B. Radice, op. cit.; pagg. 52-55
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