La Ducea dell'ammiraglio H. Nelson
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Museo di sculture in pietra lavica

Di fronte all’ingresso della Ducea Nelson si estende un lussureggiante parco, diviso da un viale centrale che, in mezzo ai plurisecolari platani e agli eucaliptos (i primi introdotti in Sicilia), ospita un museo all’aperto di sculture in pietra lavica.
Le sculture furono realizzate direttamente nel parco, dal 27 Settembre al 7 Ottobre del 1990, in occasione di un Simposio Internazionale di Scultura avente per tema "La Libertà", svoltosi nei locali del Castello Nelson.
Tenace ideatore dell'iniziativa, patrocinata dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune, il brontese Prof. Nunzio Sciavarrello che si avvalso della collaborazione del Ce.p.i.s. e dell'Istituto per la Cultura e l'Arte di Catania.
Il Simposio aveva «lo scopo di costituire il nucleo iniziale dell'unico Museo di scultura moderna all'aperto della Sicilia» e di «favorire la rinascita di quell'artigianato di scalpellini che in passato ha lasciato segni e forme di straordinaria bellezza nel centro storico» (così disse il sen. Pino Firrarello, Presidente del Comitato organizzatore).
Sotto lo sguardo attento dei numerosi visitatori, nei dieci giorni del Simposio, furono realizzate sculture da grossi blocchi di pietra lavica trasportati dalle cave di Nicolosi, Belpasso e Bronte, direttamente sui prati in mezzo alla ricca vegetazione del Parco. Un vero laboratorio all'aperto organizzato in una delle aree pianeggianti del parco al quale parteciparono anche alcuni scalpellini del comprensorio etneo.
Fra le 19 opere realizzate, di varie dimensioni e diverso carattere espressivo, figurano sculture di artisti italiani e stranieri tra i più affermati e noti. Realizzarono loro opere gli artisti italiani Simon Benetton (Veneto), Raffaele Biolchini e Domenico Difilippo (Emilia Romagna), Nello Bocci (Umbria), il randazzese Antonio Portale e i siciliani Gaetano Arrigo, Giovanni Migliara, Gianni Pasotti,  e Giuseppe Pravato.Gli artisti partecipanti al Simposio di scultura Numerosi anche gli scultori internazionali che parteciparono al Simposio: Pablo Atchugarry (Uruguay),  Miguel Ausili (Argentina), lo statunitense David CampbellToshihiko Minamoto (Giappone), Nèlida Mendoza (Paraguay), il peruviano Meliton Rivera Espinoza, Zoè De L'Isle Whittier (Francia), David Jacobson (Gran Bretagna), Heidi Locher (Svizzera), e l'olandese Karin Van Omeren.
Il parco-museo, nel verde della flora brontese e e con le opere scolpite ricavate dalla pietra del nostro vulcano, è aperto al pubblico ed è meta interessata di visite da parte di studiosi, scolaresche, operatori culturali e turisti.
 

Modificando la originaria collocazione, nel maggio del 2004, le sculture, sono state ricollocate secondo una nuova veste espositiva esaltata da un opportuno impianto di luci per la fruizione notturna. Qualche opera (es,. "La farfalla" di basalto levigato realizzata da Giuseppe Pravato), è stata posta all'interno del nuovo "Museo della Pietra lavica e delle tradizioni artigiane ed agricole dell'Etna" inaugurato lo stesso mese.

La scultrice francese Zoè De L'Isle Whittier e lo scultore peruviano Meliton Rivera Espinoza (a sinistra) guardano  il lavoro di uno scalpellino locale.
Agli scultori, infatti, sono stati affiancati durante il Simposio alcuni scalpellini del comprensorio esperti nella lavorazione del materiale lavico ai fini costruttivi e decorativi

I soliti vandali

Una veduta del parco antistante il Castello con una scultura in pietra lavica del museo, la "Scala di colonne" o "Omaggio alla Luna" della scultrice francese Zoè De L'Isle Whittier.
In passato, fra l'indifferenza generale era stata parzialmente distrutta dai soliti vandali: mancava il primo "gradino" e gli ultimi due erano stati spezzati. Anche  la mezzaluna in marmo bianco, posizionata dall'artista francese sull'ultima colonna (la più alta) era scomparsa.
Nelle altre due foto alcune sculture deturpate dai soliti scemi con scritte e disegni: trattasi, a sinistra, della scultura dedicata a Cassiopea  dal giapponese Toshihiko Minamoto e (a destra) della Meridiana di Raffaele Bolchini (oggi praticamente quasi distrutta ed illegibile).
In merito a quest'ultima opera ecco cosa scriveva nel 1990 il curatore del Simposio Paolo Giansiracusa:
«Al Sole è dedicata la meridiana di Raffaele Biolchini nella quale la luce, attraverso i giochi d'ombra di un elemento piramidale in marmo chiaro, consente di leggere i tempi reali ed i tempi armonici. La scultura è ottenuta da una lastra di basalto lasciato volutamente irregolare lungo i lati. I piani sono invece portati al filo della levigatura e su quello superiore Biolchini ha tracciato i suoi segni ondeggianti. Una cavità circolare e l'emergenza della piramide si confrontano in un gioco di volumi basato sui contrasti cromatici e sulla contrapposizione plastico-formale degli elementi.»

Dal maggio 2004 il complesso museale si è arricchito con un altra prestigiosa esposizione: il «Museo della Pietra lavica e delle tradizioni artigiane ed agricole dell'Etna». E' stato allestito all'interno del Castello Nelson nei locali adibiti a dispensa dal Duca, dove sono stati rinvenuti strutture dell'antico monastero di Santa Maria - archi a tutto sesto in pietra arenaria e pietra lavica - che delimitavano l'antico portico del monastero, nonchè due eccezionali camini di grandi dimensioni che, opportunamente restaurati, concorrono ad esaltare il complesso museale.
Quì hanno trovato collocazione anche alcune sculture prima esposte all'aperto fra le quali citiamo:

la delicata "Farfalla" di basalto levigato realizzata da Giuseppe Pravato, inizialmente «posata», al confine del parco accanto a un muretto di recinzione, concepita con elementi piani incastrati secondo un equilibrio compositivo che sfida l'aria e la luce;

l'imponente scultura di Antonio Portale costituita da due elementi basaltici a sezione semicircolare con, nella parte sommitale, un piccolo elemento di bronzo.

«Questo parco-museo - ha scritto Nunzio Sciavarrello - ha una grande importanza nell'ambito socio-culturale di Bronte, perchè riscatta i brontesi dagli sconvolgimenti, dalle imposizioni e dalle malversazioni subiti per secoli».

La delicata "Farfalla" di basalto levigato realizzata da Giuseppe Pravato

Alcune opere del Museo di sculture in pietra lavica

nelle presentazioni di Paolo Giansiracusa, curatore del Simposio


La scala di colonne laviche realizzata dalla scultrice francese Zoé De L'Isle Whittier. «L'artista, frugando fra sciare di lava di Nicolosi, ha scelto un gruppo di prismi di varia altezza e dopo averli opportunamente proporzionati e rimodellati li ha installati secondo una impostazione a scalare. Sull'ultima colonna, quella più alta della scultura, ha collocato una luna di marmo bianco statuario già sbozzata nelle cave di Carrara e qui rifinita nei giorni della performance.
Il risultato è di grande suggestione, ciò forse perché, nelle ore in cui il sole attraversa la vegetazione del parco, i prismi della Whittier, alla stessa maniera dei monoliti preistorici dei popoli primitivi d'Europa, si allungano con le loro ombre sul prato erboso.»


Equilibrata e imponente è l'opera del peruviano Meliton Rivera Espinoza. Per il Museo di Scultura all'aperto ha realizzato una grande scultura monolitica ispirata ai modelli mitologici della cultura pre-colombiana dell'America del Sud.
«La massa lavica, chiusa dalla linea rigorosa di un uccello fantasioso, è segnata in ampie parti da un trattamento materico che rivela la sensibilità dell'artista. Simboli erotici ed incisioni legate ai valori più intimi della spiritualità dell'autore contrassegnano in alcuni punti l'imponente colonna basaltica».


Giovanni Migliara, con la sua scattante scultura sfida l'aria e la luce.
«L'opera è costituita da due grandi blocchi incastrati: uno fa da basamento ed è stato eseguito con un trattamento corticale che ricorda gli arbusti secolari del parco, l'altro è come mosso dal vento ed ha una superficie plasticamente articolata. Migliara ha saputo dare leggerezza e dinamismo alla materia forte e massiccia estratta dalle sciare laviche. La sua scultura è la testimonianza chiara e decisa di come la mano e il pensiero dell'uomo possano con la forza dell'intelligenza ricondurre la natura al disegno dell'arte.»

Domenico Difilippo scavando sulla faccia levigata di una grossa scaglia basaltica ha modellato una stele nelle cui morbide pieghe la luce filtrata del parco si insinua per rivelare la finitezza delle superfici e l'equilibrio compositivo dei pieni e dei vuoti. «Difilippo, ricco della sua lunga e prestigiosa esperienza di pittore, ha frantumato la rigidezza della pietra ed ha piegato la resistenza strutturale della materia realizzando una scultura in cui l'azione e la forza dell'uomo si pongono come una continuazione della potenza creativa del fuoco che fonde e plasma il magma nelle profonde viscere della terra.»

La monumentale scultura di Simon Benetton.
«Da una colonna lavica l'artista veneto ha ricavato un parallelepipedo irregolare che si sviluppa in altezza, poi aggredendo la struttura compatta del basalto ha scolpito dei solchi profondi come a volere cercare nel cuore del masso il palpito della materia. Una tessitura profonda avvolge il blocco scultoreo.
I segni fitti e scagliosi hanno direzione obligua e danno al volume uno scatto verso l'alto.
Nel rispetto della materia originaria Benetton ha fatto sì che la superficie superiore della scultura restasse con il suo piano selvaggio, ancora coperto dalla lava calda e schiumosa.»



Karin Van Ommeren, scultrice olandese, «...ha occupato i giorni della performance ricavando dalla lava una scultura dalla sagoma sinuosa tessuta con morbidi chiaroscuri. La forma ottenuta è ispirata al modello figurativo femminile e rappresenta il germoglio della vita, la nascita dell'essere.
L'opera acquista monumentalità grazie al basamento di appoggio che spinge la forma verso l'alto accentuando il senso della crescita.
Di buon effetto è il contrasto tra la finitezza della scultura e la scagliosità del basamento.»


La scultura dell'artista britannico David Jacobson. «Si tratta di un volume compatto effetti plastici e materici generati dagli scatti di piano e dalle varie tessiture delle superfici. Una massa curva si incastra tra le pareti forti del basalto e la tensione di tale unione si rivela nella articolata e fitta struttura dei piani.
L'artista non manca di sottolineare la morbidezza e le sfumature cromatiche della materia. Ciò si evince dal rispetto manifestato per il tono rossastro dei piani colorati dall'ossido di ferro e per le superfici rugose delle zone di distacco tra i prismi.»


Scultura di David P. Campbell (Stati Uniti).
«L’artista ha modellato un grande blocco lavico e, rispettando gli equilibri plastici e cromatici della materia originaria ha realizzato una scultura carica di tensione e di forza, dedicata all’Etna.»
«... Ha scolpito una grande colonna di lava cercando nelle pieghe e lungo le superfici della materia ora morbidi passaggi chiaroscurali ora segni e colori generati del fuoco. L'imponente volume, ... è attraversato per intero da un trattamento materico che traduce l'emozione provata dall'artista dinanzi agli equilibri strutturali e formali del blocco basaltico. ...Un progetto che sfrutta in pieno tutte le potenzialità della pietra etnea.»

Omaggio alla Trinacria di Gaetano ArrigoGaetano Arrigo, artista siciliano legato agli aspetti figurativi della scultura popolare, per il Simposio ha realizzato un Omaggio alla Trinacria fatto di simboli ed elementi legati alla cultura popolare
«La struttura compositiva dell'opera, alquanto articolata, attraverso i forti chiaroscuri dei tagli e degli scatti di piano valorizza in pieno le potenzialità espressive del basalto lavico.»


La scultura alata di  Pablo Atchugarry: «Dinamica e scattante, solcata da segni violenti che ne determinano un chiaro-scuro forte e deciso, è la scultura di Pablo Atchugarry.
Il giovane artista uruguaiano ha lasciato sulla struttura forte del basalto lavico effetti materici che denunziano il suo particolare interesse per le superfici travagliate, per i volumi articolati.
La materia scura della pietra gli ha suggerito la creazione di una scultura alata che cerca nella luce la possibilità dello scatto e l'energia per muovere il volo.»



Miguel Ausili, artista argentino da tempo ambientato in Europa «ha progettato un omaggio alla Sicilia e all'ombra degli eucalipti e degli abeti ha dato vita ad una installazione composta da un'isola felice eruttata dall'Etna. Danno movimento e colore al suo triangolo lavico alcuni frammenti di traversine ferroviarie e alcune impronte di terra colorata che ritmano in termini cromatico-segnici la composizione.»


"Cassiopea" dell'artista giapponese Toshihiko Minamoto:  una sorta di cristallo puro omaggio alla costellazione del ciclo boreale.
«Lo scultore con abilità è riuscito a ricavare dal basalto compatto una forma agile che sfida la luce e si proietta verso ogni direzione dello spazio. Le superfici levigate dalla colonna prismatica, il guscio tondeggiante, la base esile ma staticamente proporzionata al suo equilibrio spaziale conferiscono all'opera quel carattere strutturale che è tipico di tutta la sua produzione artistica. Il grande occhio di Locher HeidiLa scultura di Minamoto sfida l'equilibrio naturale che governa la staticità della terra.»


La scultrice svizzera Heidi Locher ha realizzato per il Museo una forma quadrata dominata da un grande occhio.


La scultura del randazzese Antonio PortaleLa scultura di Antonio Portale costituita da due elementi basaltici a sezione semicircolare. Nella parte sommitale dell'opera l'artista ha inserito un piccolo elemento di bronzo quasi a suggello dell'unione strutturale dei due blocchi. La scultura è ora esposta all'interno del Museo della Pietra lavica e delle tradizioni artigiane ed agricole dell'Etna.

Nello Bocci, «utilizzando due colonne di basalto lavico, ha scolpito due strutture prismatiche che si contrappongono dal punto di vista segnico e materico ma si integrano dal punto di vista plastico e volumetrico.
Un elemento si presenta con due facce perfettamente levigate sulle quali l'artista ha inciso dei segni a zig-zag che determinano un interessante effetto decorativo. L'altro elemento è attraversato da una tessitura scagliosa tesa a rendere la superficie rustica.
Nell'accostamento compositivo le due colonne costruiscono un perfetto equilibrio plastico-formale scandito dal trattamento materico dei piani.»


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